1970 10 16 Paese Sera – Ecco come Pinelli si uccise testimonia un capitano dei CC. Ancora un’udienza infuocata al processo contro «Lotta continua». di G.M.

1970 10 16 Paese Sera - Ecco come Pinelli si uccise testimonia un capitano dei CC di G.M.

Ancora un’udienza infuocata al processo contro «Lotta continua»

«Ecco come Pinelli si uccise» testimonia un capitano dei CC

L’ufficiale e il commissario Calabresi sono stati accusati di falso dalla difesa – Vivace reazione del pubblico – La prossima udienza il 27 prossimo.

di G.M.

 

Niente grida, stavolta, ma solo un corale «borbottio» quando ha cominciato a parlare il dott. Antonino Allegra, dirigente dell’Ufficio politico della questura. E’ bastato comunque perché il presidente sospendesse l’udienza, spedendo tutti a casa con un «arrivederci al 27 ottobre». Nonostante la brusca interruzione, non si può dire però che la terza giornata del processo contro Lotta continua sia stata «deludente»; tuttaltro. Di elementi ne ha offerti parecchi.

Questa volta era di scena il capitano Savino Lo Grano, l’unico carabiniere che, la notte del 15 dicembre, si trovava nell’ufficio del dott. Luigi Calabresi. E’ dunque uno dei testimoni che ha assistito al tragico volo di Giuseppe Pinelli. Non ha però visto il gran balzo giù dal quarto piano «Proprio in quel momento – ha detto ieri il capitano Lo Grano – mi ero distratto. Quando ho alzato gli occhi al rumore di una finestra, ho visto soltanto le scarpe di Pinelli all’altezza della ringhiera». E prima? Prima era successo questo. Giuseppe Pinelli si era alzato dalla sedia, aveva accettato una sigaretta dal brigadiere Muccilli e si era quindi avvicinato alla finestra. Si era messo poi a parlare con i brigadieri Mainardi e Panessa, i quali gli avevano chiesto se era possibile, anche a distanza di tempo, sapere il nome del ferroviere che, un certo giorno, aveva «legato» un convoglio alla stazione centrale. «Il clima era proprio disteso e sereno», ha detto e ripetuto il capitano Lo Grano, usando le stesse parole di Luigi Calabresi.

Pinelli si mette dunque a conversare con i due brigadieri e, a un certo punto, infila la mano fra le due ante socchiuse per gettare in cortile il mozzicone della sigaretta. E’ proprio in quell’attimo che l’allora tenente dei carabinieri abbassa gli occhi. Quando li rialza, vede le suole di Pinelli e i due brigadieri «chiusi» fra le ante e il muro, che tentano di raggiungere la ringhiera. «Allora sono corso fuori dalla stanza, gridando: “S’è buttato, s’è buttato!” – ha continuato il capitano -.
 Poi sono sceso in cortile». Il
 corpo di Pinelli giaceva in un
 angolo. L’ufficiale gli si avvicina e lo sente mormorare
 «Mamma mia, aiuto…». Lo solleva da terra e avverte che
«aveva qualcosa di rotto». Lo 
riadagia e ritorna di sopra per
 telefonare al suo superiore.

Questo il racconto del capitano Lo Grano. Ma non era un po’ diversa la versione che egli diede, a suo tempo, ai suoi superiori? Non raccontò forse che, per la durezza degli interrogatori, Pinelli si sentì male e, in seguito a improvviso malore, piombò giù dalla ringhiera? La domanda è stata rivolta dai difensori di Pio Baldelli alla fine del racconto. L’ufficiale ha risposto sbrigativo e secco: «Lo escludo nella maniera più assoluta». Ha anche «escluso» che Giuseppe Pinelli avesse subito violenze fisiche e morali durante l’interrogatorio. «Nella stanza faceva quello che voleva – ha detto -. Si alzava dalla sedia, fumava, e più volte si è avvicinato alla finestra socchiusa per gettare il mozzicone della sigaretta».

A questo punto, l’avv. Gentili, si è alzato e, con parole scandite ha detto: «Saremo in grado di dimostrare che sia la testimonianza del capitano Lo Grano sia quella di Luigi Calabresi sono false».

Dopo il racconto del capitano dei carabinieri ha fatto ancora una rapida apparizione il commissario querelante il quale, stavolta, indossava un completo verde pisello con cravatta e camicia bianca. Gli è stato chiesto: perché mai non smentì, a suo tempo, un giornale che aveva parlato di certi suoi rapporti con la CIA? «Non era il caso – ha risposto Calabresi -: del
 resto, non sono mai stato in America» E’ poi la volta di Allegra. Comincia la sua testimonianza, ma quando dice: «Chiesi a Pinelli quanti erano i ferrovieri anarchici a Milano»,
 fra il pubblico si leva un brusio 
e qualche risata. Il presidente
sospende allora l’udienza.

 

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