1970 10 28 Paese Sera – Neanche Allegra spiega il «suicidio» di Pinelli. Al processo di Milano interrogato il capo dell’Ufficio Politico. di G.M

1970 10 28 Paese Sera - Neanche Allegra spiega il suicidio di Pinelli di G.M.

Al processo di Milano interrogato il capo dell’Ufficio Politico

Neanche Allegra spiega il «suicidio» di Pinelli

Non vide e non sentì nulla; non sa l’ora in cui avvenne il tragico volo

di G.M.

 

Dal nostro corrispondente

Milano, 28. – Quarta udienza del processo contro «Lotta Continua». Di scena, stavolta, il dott. Antonino Allegra, dirigente dell’ufficio politico della questura di Milano. Tre ore e passa è durata la sua deposizione, e resta ancora una coda, che verrà esaurita stamane. Il racconto del dott. Allegra non si è assolutamente discostato da quello di Calabresi (né da quella di Lograno). L’uno ha completato l’altro; meglio, l’uno è stato la copia dell’altro. Solo in qualche impercettibile sfumatura le diversità. Mentre, ad esempio, Calabresi, nel descrivere la morte di Pinelli, ha raccontato di aver sentito dei rumori provenienti dal suo ufficio e poi un grido ed un tonfo, il dottor Allegra non ha invece avvertito tonfi e grida, ma solo il rumore di ante che sbattevano. Per il resto, tutto uguale. Ed identico anche il comportamento. Dopo il volo di Pinelli, il dott. Calabresi non corse infatti in cortile, ma ebbe in compenso «la presenza di spirito di telefonare alla Volante» (sono parole di Allegra); e così fece Allegra che, non solo non lasciò il suo ufficio, ma non si preoccupò neppure di affacciarsi al balcone per dare una occhiata dabbasso. Immediata preoccupazione fu invece quella di svegliare il questore, per poi recarsi in un secondo tempo all’ospedale, dove era stato ricoverato Pinelli. L’ora in cui avvenne il fatto? Il dott. Allegra non se lo ricorda.

Niente di nuovo dunque nel racconto del dirigente della «Politica». Nuove, invece, le domande dei difensori del prof. Pio Baldelli. Perché innanzitutto Pinelli venne trattenuto in questura per tre giorni e tre notti di seguito, senza che vi fosse una richiesta di fermo? Ha risposto Allegra: nei primi due giorni Pinelli non era «un fermato», era un semplice «ospite» dell’ufficio politico. La richiesta di fermo venne inoltrata il 15 sera, quando su Pinelli, ha detto Allegra, si addensarono i sospetti. Ma quali sospetti? E qui Allegra ha tirato fuori tutta una storia di telefonate intercettate e di pedinamenti che duravano fin dal marzo del ’69. Dunque, Pinelli era tenuto costantemente d’occhio dalla polizia, come del resto Valpreda, ha fatto notare il dirigente della «Politica».

Altra contestazione. Tre sono i rapporti sulla morte di Pinelli inviati da Allegra alla Procura. Nel primo, quello del 16 dicembre, si dà una versione dei fatti completamente diversa da quella fornita in un momento successivo. L’ora del tuffo di Pinelli è indicata innanzitutto come le 12.15, con venti minuti di «ritardo» rispetto all’ora stabilita in un secondo tempo. Nello stesso rapporto si dice inoltre che Pinelli si uccise mentre stava per essere interrogato da Calabresi. Come giustifica Allegra queste vistose contraddizioni? Allegra: «Quel rapporto non lo scrissi io, ma un mio sottufficiale. Io però lo firmai.

Ultima domanda: vero che ai primi di dicembre del ’69 Allegra prese di petto Pinelli dicendogli: «Tra poco t’incastriamo ben bene, una volta per sempre, così non parlerai più»?

Allegra: «E’ falso. Non è mio costume pronunciare frasi del genere».

A questo punto il difensore avv. Gentili, ha chiesto al tribunale che vengano ascoltati alcuni testi in grado di precisare questa circostanza. E’ stato inoltre chiesta la citazione del prof. Renzo Vanni, dell’Università di Pisa, al quale Pinelli, nel novembre del ’69 scrisse una lettera in cui si diceva: «C’è un commissario di polizia, Calabresi, che mi perseguita. Ho l’impressione che voglia incastrarmi ad ogni costo. Non so perché».

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