1970 12 3 l’Unità – Smentito su Pinelli il questore riesce però a evitare il confronto. Anche un medico contraddice i poliziotti. di Pierluigi Gandini

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Anche un medico contraddice i poliziotti

Smentito su Pinelli il questore riesce però a evitare il confronto

Il dottore che ricevette il corpo dell’anarchico al pronto soccorso anticipa ancora l’ora della morte – Nonostante da più parti la versione di Guida sia contrastata il tribunale rinuncia a interrogarlo – Respinti pure gli altri testi della difesa tra i quali il compagno Malagugini

di Pierluigi Gandini

 

Milano, 2 – Al processo Calabresi-«Lotta Continua», è avvenuto stamane un fatto di eccezionale gravità. Il tribunale ha praticamente ribadito ciò che già avevano implicitamente affermato la procura della Repubblica e l’Ufficio Istruzione milanesi e cioè che la polizia può far tutto quello che vuole e che i cittadini hanno solo il diritto di protestare (entro, s’intende, ben precisi e ristretti limiti). L’ex questore Guida infatti non verrà sentito e ciò proprio nel momento in cui risulta che o mentì spudoratamente lui o mentirono spudoratamente i suoi subordinati. Ma lasciamo parlare i fatti. Dalla apertura dell’udienza alle 9,30 fino alle 11,20 il tribunale delibera in camera di consiglio sull’ammissione dei testimoni richiesti dalla difesa di Lotta Continua e cioè appunto l’ex questore, il compagno deputato Alberto Malagugini, gli anarchici Braschi e Faccioli imputati degli attentati dinamitardi del 25 aprile.

Ed ecco il risultato; il Guida non può essere citato come testimone qui perché già imputato in un procedimento «connesso» e cioè quello intentato contro di lui dai Pinelli per diffamazione e violazione del segreto d’ufficio, quanto al compagno Malagugini egli è testimone in quel processo e potrebbe in ipotesi essere imputato a sua volta per aver «istigato o determinato» l’allora questore a violare il segreto d’ufficio (questa assurda quanto minacciosa ipotesi è ripresa pari pari dagli argomenti della parte civile), infine Braschi e Faccioli non possono essere al tempo stesso imputati del processo degli attentati e testimoni qui.

Tiriamo le somme. Guida non può essere testimone perché già imputato, però per tale imputazione il PM dottor Caizzi ha già chiesto il proscioglimento con formula piena in quanto l’ex questore, dichiarando alla stampa che l’anarchico era responsabile della strage di piazza Fontana, non avrebbe avuto volontà diffamatoria! E così il gioco è fatto. Il massimo responsabile sia del fermo illegale di Pinelli, sia della sua fine comunque avvenuta, sia dell’infamia gettata sulla sua memoria, esce intanto da la comune. Questi sono i diritti dei questori. Nessun diritto invece per i Pinelli, non le garanzie di legge quando l’anarchico fu fermato, non la partecipazione dei familiari all’istruttoria sulla sua morte, non la possibilità di ricorrere contro l’archiviazione, non la condanna del Guida per diffamazione e quindi la riabilitazione ufficiale del loro congiunto non infine il processo pubblico che oggi si celebra solo perché altri cittadini, gli autori di Lotta Continua, accusando il Calabresi di assassinio hanno costretto quest’ultimo a sporgere querela. I Pinelli dunque hanno solo il diritto di piangere e di tacere.

Si comprende a questo punto la sdegnosa protesta dei difensori «Constatiamo con profonda amarezza che il ripetuto impegno del tribunale ad accertare la verità sulla morte del Pinelli ha dei limiti».

E subito dopo ecco l’unico teste della giornata sbugiardare proprio il Guida e i suoi gregari, il medico dr. Nazzareno Fiorenzano che di guardia al «Fatebenefratelli» prese le prime e purtroppo inutili cure all’anarchico agonizzante. Dopo aver riferito in proposito egli afferma testualmente quanto segue: I carabinieri e poliziotti che avevano accompagnato il Pinelli all’ospedale e successivamente il questore Guida in persona, rifiutarono di fornirgli le generalità del ferito sostenendo che non le avevano. Alle domande del medico su come fosse avvenuto il ferimento, risposero che nel corso di un interrogatorio all’anarchico era stata contestata una precisa imputazione (evidentemente la falsa confessione del Valpreda – NdR), che allora egli aveva esclamato «E’ la fine del movimento!» e si era gettato dalla finestra. Il Guida inoltre raccomandò al medico di salvare il ferito, in quanto questi era «importante» per le indagini sulla strage di piazza Fontana.

Ora per rendersi conto della gravità di questa dichiarazione, occorre ricordare che fino ad ora, Calabresi, Allegra e tutti i poliziotti testimoni oculari, hanno sostenuto che il «suicidio» avvenne non durante, ma alla fine dell’interrogatorio e che la famosa contestazione «Valpreda ha confessato» con la risposta del Pinelli «E’ la fine dell’anarchia!» erano avvenute ben quattro ore prima della caduta. Non basta. Il segretario di Allegra, appuntato Antonio Quartirolo, aveva affermato di essersi recato all’ospedale e di essere rimasto nella stanza di PS fino alla morte di Pinelli, «per fornire le generalità del ferito». Ebbene il medico come abbiamo visto ha decisamente smentito.

Ora siccome il dottor Florenzano, non ha ragione di mentire è chiaro che i poliziotti hanno deposto il falso. Ma il PM dott. Guicciardi non batte ciglio, non chiede neppure un confronto e il presidente consigliere Biotti, che ha già ammonito il teste ad attenersi ai fatti (unico monito rivolto fino ad ora) sembra quasi seccato e chiede al dottor Fiorenzano «Ma chi precisamente le disse le cose che ci ha riferito?» e il teste «Il dottor Guida che conoscevo di vista e che mi fece chiamare e gli accompagnatori giunti prima di lui usarono quasi le stesse parole».

Non basta ancora. Arriva in aula un documento della procura della Repubblica, il quale conferma che la convalida del fermo (mai segnalato) del Pinelli fu chiesta dalla questura alla stessa procura il 14 dicembre e cioè due giorni dopo che l’anarchico era stato prelevato e un giorno e mezzo prima che morisse, e quindi che il fermo era illegale. Fu quindi fatto un rapporto alla procura generale di cui la procura della Repubblica non conosce l’esito. E la procura generale benché da dieci giorni ormai sollecitata dal tribunale a far conoscere tale esito non ha ancora risposto. Così come non ha risposto il ministero degli Interni su quella inchiesta amministrativa sulla morte di Pinelli che non interrogò nessuno degli agenti testimoni oculari.

E l’udienza si chiude con l’esibizione da parte dei difensori di Lotta Continua di un parere dei professori Benedetto Terracini di Torino e Enrico Turolla di Milano sull’accertamento medico legale compiuto sul cadavere del Pinelli nel corso dell’inchiesta del PM dott. Caizzi conclusasi con l’archiviazione. I professori affermano che quell’accertamento è del tutto insufficiente per stabilire le cause della morte.

 

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