1970 02 24 Corriere – Si vaglia la posizione di Mander. L’editore Ventura per tre ore nell’ufficio del PM

1970 02 24 Corriere - Si vaglia la posizione di Mander

L’inchiesta per le bombe di Milano e Roma

Si vaglia la posizione di Mander

Sono stati interrogati la madre e un fratello – Entrambi hanno confermato che la miccia trovata in casa doveva servire per gli scoppi di Capodanno – Valpreda ha rivisto i familiari – L’editore Ventura per tre ore nell’ufficio del PM 

di R.Ma.

 

Roma 23 febbraio, notte.

Pietro Valpreda, il presunto esecutore materiale della strage di piazza Fontana, ha rivisto oggi i suoi familiari: i genitori e la zia Rachele Torri. Il colloquio era stato autorizzato ieri dal giudice istruttore Cudillo, il quale, nei giorni scorsi, aveva revocato l’isolamento dell’imputato. Durante l’incontro, Valpreda avrebbe ribadito la sua innocenza per la strage di Milano e comunque la sua estraneità agli attentati dinamitardi. L’istruttoria, intanto, continua a ritmo serrato. I due inquirenti hanno cominciato stamane ad interrogare una serie di testimoni per le posizioni degli altri imputati. Oggi, in particolare, è stata esaminata la posizione di Roberto Mander,

Sono stati interrogati la madre e uno dei fratelli di Mander. Il segreto istruttorio non consente di rivelare cosa i testimoni abbiano riferito al magistrato. Si ha tuttavia motivo di ritenere che uno degli argomenti principali sia stato il ritrovamento dello spezzone di due metri di miccia sequestrata nell’abitazione dello studente durante una delle tante perquisizioni che seguirono gli attentati. Il ritrovamento della miccia fu uno degli elementi sui quali la pubblica accusa motivò addirittura l’ordine di cattura, sottolineando che quel tipo di miccia poteva essere stato presumibilmente usato negli attentati di Roma. Si era ancora nella prima fase delle indagini e gli esperti non avevano escluso la possibilità dell’innesco a miccia. Il congegno a tempo fu scoperto dopo ed allora ci si rese conto che quello spezzone di miccia non aveva riferimento diretto con gli attentati. Roberto Mander ne spiegò l’esistenza dicendo che l’aveva in casa dal Natale precedente e se ne era servito per gli scoppi di fine d’anno. I suoi familiari hanno confermato ciò.

E’ stata interrogata anche una simpatizzante del XXII Marzo, Carla Ci., studentessa di filosofia, una delle invitate alla conferenza che il «Cobra» tenne il pomeriggio degli attentati, nel locali del circolo anarchico. Da questa testimone i giudici han voluto sapere notizie sui presenti, sulla durata del discorso, sul dibattito che seguì.

Nel pomeriggio invece, a palazzo di giustizia di piazza Cavour, il pubblico ministero Vittorio Occorsio, ha convocato nel suo studio Giovanni Ventura, l’editore di Treviso chiamato in causa dal professor Guido Lorenzon ed indicato come uno dei finanziatori degli attentati dinamitardi. Ventura si è trattenuto nell’ufficio del magistrato inquirente dalle 17 alle 20 ed è stato interrogato come denunciante e non come indiziato di reato. Ventura cioè è stato sentito in veste di accusatore del Lorenzon, già denunciato per calunnia, sia davanti all’autorità giudiziaria di Roma che davanti a quella di Treviso.

Vestito di scuro, cappotto e cappello nero, alto, aspetto giovanile, una borsa carica di documenti, l’editore ha confermato punto per punto la denuncia contro Lorenzon, ed ha fornito al magistrato tutta una serie di elementi obiettivi sui quali l’autorità giudiziaria dovrà indagare per valutare la fondatezza della presunta calunnia. L’avvio di questo procedimento penale è tuttavia subordinato all’altro già aperto contro Ventura quale indiziato di reato per le accuse rivoltegli dal Lorenzon. I fatti sono troppo noti per essere ancora rievocati. Ventura ha conversato a lungo col magistrato, gli ha consegnato tra l’altro la tesi di laurea del Lorenzon («La maledizione di Celine») ed ha chiesto che alla sua denuncia fossero allegate le dichiarazioni dei due testimoni i quali scagionano completamente l’editore da ogni accusa, riportando tra l’altro confidenze dello stesso Lorenzon, il quale successivamente riaffermò la convinzione dell’assoluta estraneità del Ventura ai fatti dinamitardi.

Ventura ha dato spiegazione anche del viaggio a Roma che, per assoluta coincidenza cadde proprio il 12 dicembre. L’editore venne a Roma perché uno dei suoi fratelli che studia nella capitale si era ammalato. Anche tale circostanza sarà controllata. Durante il suo lungo interrogatorio di stasera, Ventura ha riferito al dottor Occorsio nuovi particolari: tra l’altro, ha ricordato che il Lorenzon, oltre ad aver insinuato il dubbio che egli fosse il finanziatore degli attentati, parlò di un progetto di attentare alla vita di Nixon durante la sua ultima visita in Italia.

E’ lo stesso Ventura ché ci ha riferito ciò al termine del suo interrogatorio stasera: «Secondo Lorenzon avrei pensato di servirmi di uno di questi aeroplanini radiocomandati in vendita in tutti i negozi di giocattoli. Sul piccolo velivolo avrei caricato una certa quantità di esplosivo e poi, nascosto da qualche parte avrei indirizzato l’aeroplanino contro l’elicottero di Nixon… non sono favole, queste cose, purtroppo son scritte negli atti del processo».

Prima di essere interrogato, l’editore Ventura aveva presentato alla procura della Repubblica una querela per diffamazione contro il professor Lorenzon e il giornale l’Unità.

 

Advertisements

Tag: , , , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: