1970 02 25 Corriere – Interrogati gli esponenti del XXII marzo. di Roberto Martinelli

1970 02 25 Corriere - Interrogati gli esponenti del XXII marzo. di Roberto Martinelli

L’inchiesta sugli attentati di Milano e Roma

Interrogati gli esponenti del«XXII Marzo»

Le dichiarazioni di Emilio Serventi detto il «Cobra» – Sulla conferenza tenuta al circolo anarchico il giorno della strage di piazza Fontana – Delle Chiaie ha confermato l’alibi di Mario Merlino – Difficile procedura per l’estradizione di Ivo Della Savia.

di Roberto Martinelli

 

Roma 24 febbraio, notte.

Otto testimoni sono stati interrogati stamane dal giudice istruttore Ernesto Cudillo, il magistrato che conduce le indagini sulla strage di Milano e gli attentati di Roma. Due di essi, Emilio Serventi (detto «il cobra») e Stefano Delle Chiaie, sono stati interrogati alla presenza del pubblico ministero Vittorio Occorsio. Il primo ha parlato della conferenza tenuta al circolo XXII Marzo, della sua durata, del motivi che indussero gli organizzatori a non tenerla nei locali del circolo Bakunin (il gruppo anarchico dal quale Valpreda e gli altri si erano staccati). Stefano Delle Chiaie, un giovane esponente dell’estrema destra, ha confermato in buona sostanza ciò che Mario Merlino ha dichiarato nei suoi verbali di interrogatorio a proposito del suo alibi.

Pietro Valpreda, intanto, s’è incontrato nuovamente con l’avvocato Guido Calvi, che lo assiste insieme con il professor Giuseppe Sotgiu. Il nuovo colloquio era stato sollecitato telegraficamente dall’imputato il quale ha reso noto al difensore di essersi ricordato di una circostanza nuova che, a suo avviso, dovrebbe scagionarlo dall’accusa di furto di auto presentata a suo carico.

Le testimonianze raccolte stamane dai magistrati inquirenti non hanno in sostanza modificato il quadro dell’istruttoria. Stefano Delle Chiaie, il primo dei testimoni interrogati, ha confermato ciò che disse alla polizia. E cioè di aver appreso da uno dei figli di una sua conoscente, la signora Minetti, che Mario Merlino si era incontrato con lui, nei pressi della sua abitazione, in via Tuscolana 552, intorno alle ore 17. Merlino disse testualmente che egli era «diretto dall’amico Stefano Delle Chiaie, con il quale aveva preso un appuntamento per le ore 17… Mi recai in via Tuscolana… nell’abitazione della signora Minetti dove incontrai i figli Riccardo e Claudio. Non trovai invece il Delle Chiaie che peraltro avrebbe dovuto essere lì. Rimasi con Riccardo e Claudio per circa un’ora. Verso le 18.15 arrivò la madre e quindi io e Riccardo uscimmo e percorremmo insieme un tratto di strada fino a piazza Re di Roma. La passeggiata durò venti minuti. Successivamente io rientrai in casa verso le 19».

Riccardo Serventi ha parlato invece della sua conferenza. Ha detto che essa cominciò intorno alle 15.30 e che si protrasse per tre ore. Fu egli stesso ad introdurre il discorso e a trattare argomenti filosofici e matematici. Seguì un dibattito. Alle contestazioni degli inquirenti i quali hanno fatto rilevare al testimone che i due nastri magnetici sui quali è inciso il testo del suo discorso durano circa un’ora e mezzo, il Serventi ha spiegato che durante la conferenza vi furono molte interruzioni.

La conferenza del 12 dicembre è uno degli argomenti che sta più a cuore alla pubblica accusa: essa è convinta che quella insolita riunione fu organizzata per precostituire un alibi ai presunti responsabili degli attentati dinamitardi di Roma. La conferenza fu organizzata il martedì precedente e, in un primo tempo, fu stabilito che dovesse esser tenuta nei locali del circolo Bakunin. All’ultimo momento fu spostata in quelli del XXII Marzo. Serventi ha detto oggi che i partecipanti si riunirono in un bar e poi, tutti insieme, andarono al circolo. Il testimone ha aggiunto un altro particolare finora inedito: che il giorno successivo agli attentati, cioè il sabato 13 dicembre, assieme ad Emilio Bagnoli (uno degli imputati) e ad Umberto Macoratti (il supertestimone dell’ accusa) egli sarebbe ritornato nei locali del XXII Marzo.

Gli atti dell’istruttoria sono stati esaminati stamane, per la prima volta dal nuovo consigliere istruttore Achille Gallucci, che stamane s’è insediato nei nuovi uffici di piazzale Clodio in sostituzione del dottor Antonio Brancaccio, promosso e trasferito alla prima sezione civile della corte di cassazione.

Tra i tanti problemi che i due magistrati dovranno affrontare, c’è la richiesta di estradizione per Ivo Della Savia, l’anarchico contro il quale è stato spiccato mandato di cattura per detenzione di esplosivi. Data la natura, tipicamente politica, dei reati ai quali questa imputazione è collegata, l’estradizione non può essere chiesta dall’Italia. Il nostro paese ha infatti aderito alla convenzione europea di estradizione firmata a Parigi il 13 dicembre 1953. Tale convenzione, all’articolo 3, precisa che «l’estradizione non sarà accordata se un reato è considerato dalla parte a cui essa viene richiesta come un reato politico o come un fatto ad esso connesso». Ed anche il Belgio, ove Della Savia s’è rifugiato, ha aderito a tale convenzione.

Contro l’imputato esiste però un altro procedimento penale per il reato militare (renitenza alla leva) e ciò consentirebbe alle nostre autorità di poter, nel rispetto della convenzione parigina, chiedere l’estradizione.

 

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