1970 02 27 Corriere – Richiesta di cattura per Della Savia. E’ accusato di avere procurato l’esplosivo per i recenti attentati. di Giorgio Zicari

1970 02 27 Corriere - Richiesta di cattura per Della Savia di Giorgio Zicari

Attraverso l’Interpol alla polizia belga

Richiesta di cattura per Della Savia

E’ accusato di avere procurato l’esplosivo per i recenti attentati – L’Italia domanderà la sua estradizione – L’anarchico avrebbe già lasciato Bruxelles.

di Giorgio Zicari

 

Dal nostro inviato speciale

Bruxelles 26 febbraio, notte

L Interpol ha chiesto ufficialmente alla polizia belga, l’arresto di Ivo Della Savia «indiziato di reati» in Italia per aver procurato l’esplosivo impiegato nei recenti attentati dinamitardi. Per via diplomatica sono state inviate alle autorità di Bruxelles le copie dei due mandati di cattura che pendono sul capo dell’anarchico italiano: uno per renitenza alla leva, l’altro per detenzione di materiale esplosivo.

La richiesta di bloccare Ivo Della Savia, la cui presenza a Bruxelles è ormai certa, preluderebbe, comunque, ad una richiesta di estradizione da parte della magistratura italiana. La polizia belga, stando a una fonte ufficiosa, avrebbe assicurato la «massima collaborazione». Una volta scovato dal suo rifugio, si sostiene qui a Bruxelles, Ivo Della Savia potrebbe essere invitato a lasciare il paese perché indesiderabile. Secondo indiscrezioni raccolte in ambienti qualificati, una richiesta di estradizione, invece, avrebbe scarse probabilità di essere accolta. A questo proposito ci è stato fatto notare che, fino ad oggi, gli anarchici hanno sempre collocato le loro « azioni dirette » nel quadro di una lotta politica e hanno sempre dato motivazioni di carattere ideologico ai reati comuni consumati durante la loro «lotta al sistema».

Il Belgio, come noto, si vanta di avere una tradizione molto liberale e vedute molto larghe in materia di reati politici. Molti sono del parere che, se venisse concessa la estradizione di Ivo Della Savia, si assisterebbe ad una sollevazione generale, in campo culturale e politico. Al limite – si sostiene – le bombe gettate contro Palazzo Marinor la biblioteca Ambrosiana, gli uffici di rappresentanza spagnoli in Italia e lo stesso attentato di piazza Fontana potrebbero rientrare in una lotta di natura essenzialmente politica.

In via preliminare, comunque, le autorità belghe dovranno stabilire fino a che punto Ivo Della Savia è realmente compromesso negli attentati del 12 dicembre scorso. Nella sua intervista, lo anarchico italiano ha respinto, come noto, ogni responsabilità. Ha ripetuto più volte che la strage, l’attacco contro le persone inermi, non rientrano nei sistemi e nella tecnica di lotta del movimento. E’ stato a questo proposito che Ivo Della Savia ha rivendicato al suo gruppo, il «Barcellona ‘39», tutti gli attentati messi a segno in Italia contro gli uffici consolari e di rappresentanza del governo spagnolo. Ha ripetuto più volte che gli anarchici colpiscono i «simboli» del sistema che vogliono combattere e che mai, nelle loro imprese, hanno torto un capello a chicchessia.

«Si è trattato sempre di attentati – ha detto testualmente Ivo Della Savia – rivolti contro i simboli materiali e che mai, mai, mai, hanno fatto un morto». L’anarchico ha negato che provengano dai suoi compagni di fede, invece, le azioni dinamitarde del 25 aprile scorso alla Fiera e alla Stazione Centrale di Milano, quelle dell’8 agosto successivo sui treni e la strage di piazza Fontana. Gli si può credere? Lo stesso Della Savia è in possesso degli elementi necessari a trarre un giudizio? Più volte ha ripetuto, in risposta alle domanda più compromettenti: «Non so bene cosa sia successo in Italia negli ultimi due mesi perché mi trovavo qui, in Belgio».

Per saperne di più abbiamo cercato un incontro a quattr’occhi con Chantal, la ragazza che divide con lui le angosce e i timori della continua fuga. «Sono sicura – ci ha detto Chantal – che Ivo non c’entri per niente in tutta questa storia. Io l’ho conosciuto non appena è arrivato qui e posso darle la mia parola che Ivo ha saputo della strage della banca dai giornali. Era sorpreso e preoccupato. Mi ricordo che disse: “Non riesco proprio a immaginare chi possa essere stato”. Ivo era veramente sorpreso».

«Lei dice, però, che era anche preoccupato. Perché?».

«Si, mi disse subito: “Vedrai che adesso daranno la colpa a noi anarchici ed io ci andrò di mezzo”. Alla vigilia della strage, infatti, Ivo aveva scritto due lettere: una a Valpreda e l’altra al Pinelli».

«Cosa diceva in queste lettere?».

«Non lo so. Le ho imbucate io personalmente, ma non ne conoscevo il contenuto».

Chantal ha poi manifestato a lungo le sue preoccupazioni per la sorte di Ivo. Da un lato vorrebbe che fuggisse, che si rifugiasse subito in un luogo più sicuro di Bruxelles dall’altro non vuole perderlo. Lei non può abbandonare la sua città, la famiglia, gli studi, per seguire Ivo da un capo all’altro dell’Europa. E, in fondo, si capisce chiaramente che teme di scottarsi le mani con una faccenda dai contorni troppo pericolosi. «Noi anarchici belgi – dice – siamo diversi dagli anarchici italiani, siamo più integrati, più calmi». E aggiunge: «Ivo non sta attento. E’ troppo audace. Se continua cosi lo prenderanno. Je ne sais plus que faire. Abbiamo avuto proprio oggi una lunga discussione: non vuole tagliardi i capelli e i baffi perché è superstizioso. Dice che ogni volta che l’ha fatto l’hanno preso».

Ma la spavalderia di Ivo Della Savia non si ferma qui. Lui stesso ci ha raccontato: «Mi sono divertito un mondo tempo fa a leggere i giornali italiani. Tutti scrivevano: ‘Dov’è Ivo Della Savia?’ con dei grandi punti interrogativi. E io ero sotto il loro naso. Sì, perché la mia fotografia è stata pubblicata da tutti i giornali; in occasione dell’inaugurazione del salone dell’auto qui a Bruxelles. Siccome per vivere debbo lavorare, avevo accettato di fare la pubblicità ad una casa automobilistica giapponese. Posavo per i fotografi, vicino alle macchine, travestito da messicano. E nessuno mi ha riconosciuto». Ivo Della Savia, a questo punto, ride di gusto.

L’anarchico ha anche detto: «Consiglio chi di dovere ad andare a vedere bene sulla via Tiburtina. Vedrà che il mio famoso pacco è ancora lì. Chieda al proprietario del campo e vedrà che di buche non ce ne sono mai state. Sono convinto che il mio pacco con i cinquanta metri di miccia e i due o tre orologi sono ancora lì». Alla domanda se Valpreda potesse aver preso la miccia e gli orologi a sua insaputa, ha risposto semplicemente : «Non credo».

Nelle ultime ore, stando a quanto sostengono i suoi amici, Ivo Della Savia si sarebbe allontanato da Bruxelles A quest’ora, probabilmente, il presunto «corriere del tritolo» ha già trovato un altro rifugio.

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La famiglia Pizzamiglio parte civile contro Valpreda

Roma 26 febbraio, notte.

Il senatore Leone sosterrà la accusa privata in rappresentanza della Banca Nazionale dell’agricoltura, contro i presunti responsabili degli attentati del 12 dicembre. L’illustre penalista sarà affiancato dall’avvocato Claudio Gargiulo, il quale, alcune settimane orsono, ha depositato nelle mani del giudice istruttore Cudillo l’atto formale di costituzione di parte civile. Mentre si attende, una decisione, in proposito, da parte dei singoli funzionari della banca che restarono feriti, è da segnalare la costituzione in giudizio del padre di Enrico e Patrizia Pizzamiglio, i due ragazzi che in quel tragico pomeriggio entrarono nella filiale di piazza Fontana per pagare una cambiale. Lo scoppio dilaniò la gamba allo sventurato ragazzo e ustionò gravemente la sorella.

L’avvocato Eveno Arani, che rappresenta la famiglia Pizzamiglio, ha dichiarato oggi: «Per ora la costituzione di parte civile, la quale è diretta oltre che a sollecitare la punizione dei colpevoli, ad ottenere il risarcimento dei danni, è stata fatta solamente nei riguardi di Pietro Valpreda, sospettato di avere compiuto l’attentato di piazza Fontana; ma in seguito sarà estesa contro tutti coloro che risulteranno direttamente o indirettamente responsabili, non esclusi – se esistono – eventuali mandanti».

Stamane è proseguita l’istruttoria. Sono stati interrogati quattro testimoni, due dei quali milanesi: la portiera dello stabile in cui abitano i nonni di Valpreda e un imbianchino che abita nello stesso palazzo. La prima ha dichiarato di non aver veduto, quel pomeriggio, Pietro Valpreda uscire assieme alla nonna, come lo imputato sostiene.

Un’ultima notizia; riguarda i famosi nastri magnetici sui quali il professor Guido Lorenzon avrebbe inciso le presunte ammissioni dell’editore Giovanni Ventura. Nell’inviare a Roma l’incartamento processuale riguardante questa vicenda, la magistratura di Treviso ha omesso l’invio dei nastri. La procura di Roma li ha richiesti telegraficamente.

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