2019 11 11 Gli anarchici, il 22 Marzo e il 12 dicembre 1969 – di Enrico Di Cola (parte prima)

12 dicembre 1969 scoppia una bomba a piazza Fontana a Milano provocando 16 morti. Un’altra bomba inesplosa viene trovata, sempre a Milano, in un’altra banca e viene fatta esplodere per eliminare ogni traccia che porti agli attentatori. Contemporaneamente esplodono altre 3 bombe a Roma. Nella notte tra il 15 dicembre ed il 16 il corpo dell’anarchico Pino Pinelli viene gettato dalla finestra della questura di Milano. Il 16 dicembre Pietro Valpreda viene arrestato per la strage di Milano. Per quella strage e quelle bombe verranno accusati e arrestati gli anarchici del gruppo 22 Marzo (Valpreda, Bagnoli, Gargamelli, Borghese, Di Cola) ed un compagno del circolo Bakunin di Roma (Mander). Nel circolo 22 Marzo erano infiltrati un fascista (Mario Merlino) ed un agente della squadra politica della polizia (Salvatore Ippolito). Molti anni dopo si scoprirà che a mettere quelle bombe furono i fascisti al soldo di vari servizi segreti (italiani e stranieri) sotto la regia di vari settori dello Stato (con complicità americana). Questa potrebbe essere la scaletta per ricordare i 50 anni da quella strage. Ma visto che siamo anarchici vorremmo invece concentrarci sulle reazioni del movimento anarchico di fronte a questo episodio delittuoso e sul rapporto fra lo stesso movimento e il 22 Marzo.

Probabilmente il 22 Marzo di Roma è il circolo anarchico di cui si è più sparlato e scritto in questi ultimi 50 anni. Anche alcuni studiosi anarchici si sono avventurati a scrivere, o descrivere, la storia di questo gruppo. Quanto scritto sino ad oggi è in realtà basato sulle voci che circolavano su di loro, su testimonianze terze rispetto a quell’esperienza, o addirittura sulla base di veline delle varie questure e dei servizi segreti.

Qui presenteremo per la prima volta una storia diversa, una storia di parte, la vera storia di questo gruppo. Una storia scritta direttamente da alcuni dei militanti del 22 Marzo.

Un’avvertenza prima di cominciare: è nostra intenzione raccontare – senza nessuna remora – quello che eravamo, quello che abbiamo detto e fatto, quello che abbiamo vissuto fino al nostro scioglimento coatto (galera o esilio), fino alle prime fasi processuali. Quindi solleveremo certamente alcune questioni che riguardano il movimento anarchico di allora, i nostri rapporti con questo, e come noi abbiamo vissuto quella situazione. Se non oggi, dopo 50 anni, quando dovremmo farlo sennò?

La storia del circolo 22 Marzo

La quasi totalità degli aderenti al 22 Marzo romano proviene dall’esperienza e dalle lotte del movimento studentesco nel biennio 1968-1969. Il nucleo più grande era formato da giovani compagni che frequentavano lo stesso istituto tecnico industriale, il Severi, dove avevano organizzato numerosissime manifestazioni e cortei e dove avevano dato vita ad una delle prime occupazioni di scuola a Roma. Erano anche attivi nei vari coordinamenti degli studenti medi–studenti universitari a livello di zona (Garbatella, Ostiense, San Paolo ecc) e aiutavano nei picchettaggi e scioperi le altre scuole di zona. Naturalmente partecipavano attivamente anche al coordinamento cittadino del movimento studentesco (con Architettura e Lettere in particolare). Le attività che si svolgevano erano davvero tante, dai volantinaggi alle stazioni degli autobus per gli operai pendolari per ottenere trasporti migliori a prezzi più bassi, alle attività di solidarietà con i lavoratori in lotta (Standa, Fatme ecc), comitati di occupazione delle case, manifestazioni contro la guerra in Vietnam e contro l’imperialismo americano. In pratica il gruppo era parte integrante del movimento studentesco romano.

Questo nucleo – di almeno una decina di persone già autorganizzate in gruppo informale nella scuola – incontra per la prima volta gli anarchici organizzati FAI/FAGI durante la manifestazione del Primo maggio 1969. Era la prima volta che i militanti di FAI/FAGI uscivano allo “scoperto” con un proprio spezzone e le proprie bandiere. Il circolo Bakunin di Roma stava per aprire o aveva appena aperto una sede ufficiale proprio in quel periodo. Prima di questo esisteva a Roma, in modo semiclandestino perché apriva raramente e perché frequentato prevalentemente da vecchi compagni dei GIA, il gruppo Cafiero – a Garbatella – con cui noi eravamo già in contatto attraverso alcuni nostri compagni di scuola di quella zona (Mattozzi).

Con questo nostro bagaglio culturale e di lotte ci avvicinammo al Bakunin, cioè ai giovani della FAGI, che come noi avevano avuto esperienze simili nel movimento studentesco e accusavano la FAI di essere immobilista, di non saper capire questo nuovo movimento di contestazione radicale della società.

Fin dal primo momento in cui ci avviciniamo al Bakunin, sentiamo che quell’abito ci va stretto. Nel circolo vigeva una ferrea divisione dei compagni in “simpatizzanti” e ‘’anarchici veri”, pratica non molto diversa da quella usata allora nei partiti. A nessuno di noi era consentito l’accesso alle chiavi del locale o al ciclostile e questo ovviamente non ci consentiva di riunirci a nostro piacimento. Il che creó immediatamente tensioni e dissapori. E quindi fin da subito, assieme ad alcuni compagni FAGI che poi formeranno con noi il 22 Marzo, facciamo scelte di attività politica che porteranno al distacco definitivo e alla creazione di un gruppo autonomo, il 22 Marzo.

Le attività

13 settembre ’69 Partecipazione alla stesura del volantino “Uniti contro la Repressione!!” in cui facciamo inserire, oltre alla richiesta di liberazione per gli occupanti delle case, anche quella dei compagni anarchici arrestati a Milano per le bombe alla Fiera. Il volantino è firmato “Lega dei Comitati di quartiere e dei Comitati di Base”, struttura in cui eravamo attivi. Siamo poi presenti in forze alla manifestazione davanti il carcere di Regina Coeli. Trattandosi di una manifestazione non autorizzata, Roberto Mander e Enrico Di Cola, a scopo di autodifesa, preparano le bottiglie per le molotov (senza inserire la benzina) da utilizzare in caso di necessità,

Il 25 settembre Valpreda, Claps e Di Cola iniziano uno sciopero della fame in solidarietà con i compagni arrestati a Milano. All’iniziativa aderiscono di fatto tutti i giovani del Bakunin, malgrado la contrarietà della Fai che però dopo tre giorni cede e mette la firma ai volantini che seguiranno.

7 ottobre a Colle Oppio lancio di una bottiglietta incendiaria da parte di Bagnoli e Merlino (con altri compagni) contro la sezione del MSI.

10 ottobre sostegno alle agitazioni contro gli sfratti degli inquilini delle case di proprietà della Società Immobiliare nella zona di Viale Eritrea. Assieme ad alcuni sfrattati Valpreda, Bagnoli, Di Cola, Gargamelli, Ferraro, Fascetti ed altri compagni entrano di notte nel palazzo e costruiscono un muro di mattoni davanti la porta degli uffici dell’Immobiliare e poi riempiono il pianerottolo e le scale di scritte.

23 ottobre volantino antimilitarista, contro le guerre (4 novembre = 2 novembre) a firma Gruppo Durruti e come indirizzo (per i contatti) quello del Bakunin. Quelli del Bakunin ritengono il contenuto del volantino (stampato presso i radicali) scorretto e provocatorio e impongono sia tolto il loro indirizzo. Prendono i volantini e strappano la striscia finale togliendo ogni riferimento al Bakunin. Così facendo rendono il volantino completamente illegale, togliendo anche dove era stato stampato. Il volantino sarà ugualmente distribuito dai compagni.

23 ottobre intervista collettiva a Ciao2001. In realtà si tratta di un documento scritto ed elaborato collettivamente. Ci firmiamo 22 Marzo, ma in realtà non avevamo ancora deciso il nome da darci. Si trattò di un espediente per farci pagare l’intervista e avere i soldi per aprire una sede nostra. E così avviene la scissione dal Bakunin.

25 ottobre Valpreda, Bagnoli, Di Cola e Muki raggiungono in autostop Reggio Calabria per solidarizzare con i compagni Casile, Aricò ed altri sotto processo in quella città. Il giorno dopo il processo, che vide i compagni assolti, gli stessi quattro partecipano alla manifestazione degli edili (dove verranno puntualmente fotografati e schedati dalla polizia).

29 ottobre A Pisa, durante una manifestazione, la polizia spara ad altezza d’uomo uccidendo con un candelotto lo studente Cesare Pardini. I compagni Di Cola, Bagnoli e Valpreda si recano a Pisa dove si incontreranno con uno dei dirigenti del gruppo Il Potere Operaio pisano.

1 novembre Da Pisa si spostano a Carrara per il convegno FAGI. Qui assieme a moltissimi altri compagni di tutta Italia “occupano” i locali del Germinal per poter dormire. La mattina seguente compiono un’altra “provocazione”: dispongono le sedie in cerchio, togliendo il palco oratori.

2 novembre da Carrara i 3 compagni si recano al convegno dei GIA.

15 novembre In occasione della manifestazione per il Vietnam a Roma ci si organizza per la prima volta in modo collettivo. Ci dotiamo di bandiere e bastoni per il nostro servizio d’ordine. Affrontiamo il tema della autodifesa nelle manifestazioni: nessuno deve rimanere isolato, il gruppo deve rimanere sempre unito, ci si deve proteggere a vicenda. A piazza Esedra la polizia finge una carica per impedire al corteo di raggiungere l’ambasciata americana. Fuggono tutti tranne il nostro gruppo che rimane compatto in mezzo alla piazza. Sciolta la manifestazione alcuni di noi si incontrano con compagni del movimento studentesco e si decide di andare a colpire, dove possibile, obiettivi americani, filo atlantici o di destra. Di Cola e Mander lanciano dei sampietrini alla 3M di via Nazionale rompendone le vetrine.

19 novembre Sciopero generale per la casa. La mattina la questura effettua un fermo preventivo dei compagni del 22 Marzo, circa una decina, trovati nei locali di via del Boschetto, nel laboratorio di lampade liberty di Valpreda. Il gruppo si era riunito per decidere sulla partecipazione o meno al corteo. Veniamo rilasciati al termine della manifestazione. La sera stessa, a Trastevere, siamo aggrediti da un gruppo di fascisti. Valpreda, Gargamelli e Di Cola vengono arrestati e portati al carcere di Regina Coeli.

27 novembre Valpreda scrive una lettera all’avv. Boneschi (di Milano) comunicandogli che sospettiamo ci sia una spia nel nostro gruppo. Nel frattempo Di Cola ed alcuni compagni fidati della sua scuola, conosciuti da tempo, stilano una lista con tre nomi di sospettati su cui indagare: Merlino, Ippolito e un terzo, che poi risulterà del tutto estraneo alla vicenda.

A fine novembre si aprono i locali del 22 marzo a via del Governo Vecchio.

La vera storia degli infiltrati

Sicuramente già dal maggio 1969 il poliziotto Salvatore Ippolito (in arte Andrea Politi) inizia a frequentare il circolo FAI/FAGI Bakunin di via Baccina. Ufficialmente, dice la polizia, per seguire i passi di Ivo Della Savia su richiesta dell’Ufficio Politico di Milano (in realtà all’epoca Della Savia frequentava molto raramente il Bakunin).

A settembre, dopo una manifestazione studentesca, un gruppo di studenti si riunisce al Bakunin per discutere su come portare avanti le lotte studentesche. Tra quelli che si incontreranno al Bakunin compare per la prima volta il fascista Mario Merlino.

Anche la maggior parte dei compagni che formeranno il 22 Marzo inizia a frequentare stabilmente il Bakunin solo verso la fine di settembre, dopo lo sciopero della fame. E’ quindi evidente che queste due spie erano già infiltrate nel Bakunin, e questo prima ancora di un qualsiasi progetto di creazione di un gruppo separato dalla FAI/FAGI.

Riguardo al poliziotto Ippolito, c’è da dire che Aldo Rossi confidò al compagno Enrico Di Cola – che durante la sua latitanza, poco prima di lasciare l’Italia fu suo ospite – che loro del Bakunin lo avevano già identificato ma non era stato allontanato perché in questo modo sapevano chi era la spia e quindi potevano controllarlo. Peccato che questi loro sospetti li rivelarono dopo il 12 dicembre e non prima, altrimenti almeno un infiltrato avremmo potuto evitarlo.

Merlino invece non faceva mistero del suo ‘’passato’’ di ex fascista. All’epoca ’68-’69, non era affatto infrequente trovare tra le fila del movimento studentesco ex fascisti sinceramente convertiti (anche se certamente vi erano molti provocatori che cercavano di infiltrarsi, riuscendoci, anche in formazioni marxiste-leniniste). Persino il professore all’Università Marcello Lelli (all’epoca dirigente FGCI/PCI) interrogato da Cudillo dirà: “Ho conosciuto Merlino Mario alla scuola Media “Daniele Manin” in quanto abbiamo frequentato le stesse classi. Successivamente ho nuovamente incontrato il Merlino nel corso degli studi universitari, ma non siamo mai entrati in contatto perché militavamo in opposte organizzazioni politiche: il Merlino faceva parte di una organizzazione di destra ed io di sinistra. Nel 1969 poiché il Merlino era entrato a far parte del movimento studentesco, ci siamo incontrati molte volte ed abbiamo scambiato qualche idea o parola”.

Visto che dopo 50 anni ancora molti anarchici seguitano a sostenere che l’infiltrazione di un fascista nel 22 Marzo era dovuta alla nostra forma organizzativa e alla nostra “ingenuità”, crediamo sia utile sottolineare il caso di Pasquale Masciotra.

Leggiamo da Umanità Nova, n 20 del 4 giugno 2006, anno 86 il necrologio intitolato “Ricordando Pasquale Masciotra”. “Ci ha lasciato, all’età di 60 anni, il compagno Pasquale Masciotra di Isernia. Aveva iniziato la sua militanza anarchica da studente universitario di medicina, a Roma, dopo perigliose quanto fugaci frequentazioni dell’effimero gruppo XXII marzo. Si era avvicinato al movimento attraverso “Umanità Nova” (settimanale a cui darà per lungo tempo la sua collaborazione) aderendo quindi alla FAI sull’onda montante del ’68 e della controinformazione sulla “strage di stato”. Nei primi anni Settanta si trasferisce a Firenze per proseguire gli studi. Nel capoluogo toscano partecipa all’attività del “Durruti” e, insieme ad altri compagni, fonda nel 1973 il gruppo anarchico di discussione “Autogestione“.

La militanza fascista di Masciotra è attestata dal fatto che il suo nome compare in diversi elenchi di fermati durante manifestazioni dell’estrema destra nel 1968 insieme a quelli di Merlino e di altri noti fascisti quali Adriano Tilgher e Stefano Delle Chiaie.

Da quanto si legge nel necrologio, il percorso di Masciotra appare identico a quello di Merlino, entrambi apparentemente fulminati sulla via di Damasco del ’68. Uno entra nel nascente 22 Marzo e l’altro, probabilmente più o meno nello stesso periodo, viene accolto nel Bakunin di Roma. Con questo non vogliamo dire che Masciotra fosse un infiltrato, vogliamo solo sottolineare che, indipendentemente dalla forma organizzativa del gruppo, in quel periodo era considerato credibile che qualcuno nel giro di pochi mesi si convertisse dal fascismo all’anarchismo.

Dunque che nessuno ci venga a rompere ancora le palle su questa storia della facilità con cui ci si poteva infiltrare nel nostro gruppo! Masciotra inoltre entrò tra gli anarchici della FAI in un momento in cui la “vigilanza” era quasi ossessiva tra i compagni (basti ricordare la rubrichetta Attenti a costui che si pubblicava su Umanità Nova per denunciare chiunque potesse essere anche lontanamente sospetto). Peccato Masciotra sia morto altrimenti avremmo voluto chiedergli quando rivelò ai compagni il suo oscuro passato e perché fu subito creduto.

Una Risposta to “2019 11 11 Gli anarchici, il 22 Marzo e il 12 dicembre 1969 – di Enrico Di Cola (parte prima)”

  1. robertogargamelliRoberto Says:

    Pietro Valpreda viene arrestato la mattina del 15 al palazzo di giustizia davanti alla porta dell?ufficio del giudice Amati.
    25 settembre, sciopero della fame, anche Roberto Gargamelli inizialmente, seguiti poi da tutti i compagni che potevano e che poi formeranno il gruppo 22 marzo.
    15 novembre con Di cola e Mander anche Gargamelli a tirare sassi.

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