2019 11 20 Girotondi, musicarelli, il 12 dicembre e gli anarchici di Enrico Di Cola

In queste ultime settimane alcuni compagni mi hanno chiesto quali conseguenze avrà, secondo me, la frattura creatasi all’interno del movimento anarchico dopo la presa di posizione del Ponte della Ghisolfa di non aderire all’iniziativa dei familiari di Pino Pinelli. Come si sa io e gli anarchici dell’ex 22 Marzo – anche come Associazione Pietro Valpreda/Gli anarchici per la verità sulle stragi – abbiamo già aderito e condiviso a livello politico la posizione del Ponte su questo tema. Qui vorrei spiegare meglio il perché e cosa penso avverrà in futuro. Prima di farlo vorrei però proporvi la lettura della recensione di un libro appena dato alle stampe dalle edizioni eleuthera, che mi sembra già fornisca parte della mia risposta.

La strategia dell’emozione” di Anne-Cécile Robert

Commuoversi è più facile che pensare, come dimostra l’uso del like nei social network, simbolo del potere sproporzionato che viene oggi attribuito alle emozioni nel determinare il vero e il falso: basta un click e il dibattito è finito, la verità rivelata. E così la società disimpara a pensare collettivamente e perde una dopo l’altra le sue difese immunitarie contro la manipolazione e la credulità.

L’oceano emotivo che ha travolto la nostra società sta progressivamente erodendo lo spazio sociale e politico marginalizzando lo spirito critico e la ragione stessa. Se è vero, come ha detto Hegel, che «nulla di grande può essere realizzato senza passione», questo impero dell’emozione, che depoliticizza gli eventi concentrandosi sugli effetti e non sulle cause, sta minando la capacità dell’individuo di scegliere, decidere, conoscere. Col fazzoletto in mano, l’individuo si abbandona a una facile emotività che lo depotenzia, mentre «coloro che sanno», gli «adulti» che detengono il potere, si occupano di mandare avanti il mondo. Una strategia ben congegnata che riduce i cittadini a uno stato di subalternità infantile neutralizzando ogni spirito di rivolta. Questo controllo sociale giocato sul registro emozionale, di cui si analizzano le manifestazioni più deleterie come il narcisismo compassionevole da social network o l’ossessione mediatica per le breaking news, sta mettendo a rischio la nostra vita democratica. Ed è per questo che l’autrice ci invita – senza fare sconti a nessuno, a cominciare dalla stampa – ad asciugarci le lacrime e tornare a quello spirito critico che, solo, può salvare la democrazia.”

Sia pur con le necessarie e dovute differenze del caso, mi sembra che in questo libro si colga un aspetto importante della discussione in atto: ci ricorda infatti che “Commuoversi è più facile che pensare”, ma mette in risalto come l’ “impero dell’emozione, che depoliticizza gli eventi concentrandosi sugli effetti e non sulle cause, sta minando la capacità dell’individuo di scegliere, decidere, conoscere”.

Al di fuori di quanto si dice in giro, se si vuol davvero essere informati e quindi prendere posizione in modo cosciente e non basandosi solo sui sentimenti (sia pur forti e di cui tener conto) mi sembra che il testo con cui i compagni del Ponte della Ghisolfa convocano un’assemblea per organizzare il corteo del 12/12 faccia non solo chiarezza, ma sgomberi il campo da ogni dubbio su di cosa stiamo veramente parlando e perché i compagni dovrebbero prendere una posizione politica che sia coerente con la nostra storia. Vediamo cosa dicono:

Assemblea per il corteo partigiano del 12/12

Ponte Della Ghisolfa Milano and Osservatorio democratico sulle nuove destre Italia

Come alcuni o molti sapranno, il circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa ha indetto un corteo alternativo a quello organizzato dalla sigla che va sotto il nome di MAAMS (Milano Antifascista Antirazzista Meticcia e Solidale).

Per tanti anni il 12 dicembre ci ha visto coorganizzare in una assemblea cittadina, fra diverse realtà e individualità, le iniziative per rinnovare la memoria della strage di stato, convinti come eravamo e come siamo tuttora, che la strage non fu solo contro gli anarchici, ma contro chiunque esprimesse dissenso e voglia di libertà, allora come oggi.

Per lungo tempo, il corteo del 12 è stato un momento di unità nella diversità: ogni realtà portava le sue parole d’ordine all’interno di una cornice di conflittualità.

Negli ultimi anni, tuttavia, le cose hanno cominciato a prendere una piega che non ci piaceva: come l’anno scorso quando l’iniziativa non doveva essere sottoscritta da tutte le sigle aderenti, ma averne una sola (MAAMS appunto) in nome di una presunta efficacia, a scapito della bellezza della diversità.

Anche quest’anno abbiamo partecipato e cercato di contribuire all’assemblea cittadina per il 12 dicembre. Cercato, appunto. Purtroppo le dinamiche assembleari che si sono palesate ci hanno messo davanti ad un muro (di gomma) dove qualunque nostra istanza (in qualunque forma la si sottoponesse: personalmente in assemblea, via mail alla mailing list, per iscritto e distribuito in assemblea) cadeva nel silenzio, a parte forse un solo commento in quattro assemblee.

Le nostre proposte tenevano ovviamente conto del contesto democratico in cui eravamo e perciò, come tutti gli anni, abbiamo “limato” tutto ciò che poteva risultare fuori luogo in quell’ambito, ma non rinunciando mai a determinati concetti che si possono riassumere in “VALPREDA INNOCENTE, PINELLI ASSASSINATO, LA STRAGE E’ DI STATO” e non eravamo, siamo e saremo disposti a farci imporre una linea di comunicazione politica.

Un muro di gomma che probabilmente nasceva dalla voglia di estromissione, per probabili calcoli opportunistici, del Ponte della Ghisolfa o comunque un forte ridimensionamento politico nell’ambito delle iniziative.

Non vogliamo nascondere neanche che in quella sede abbiamo, sin dal primo incontro, manifestato la nostra contrarietà all’iniziativa della catena musicale. Non spiegheremo adesso il perchè, per chi ha voglia legga il nostro blog o ci chieda, saremo ben lieti di rispondere in merito.

Tornando all’assemblea, non solo eravamo di fronte ad un muro di gomma, ma questa si dava una linea di comunicazione politica unica (con tanto di reprimenda per chi non la seguiva), faceva sua la catena musicale senza mai palesarlo in assemblea (anzi a giudicare dagli articoli scaturiti dalla conferenza stampa, sembrerebbe essere l’iniziativa centrale) e per finire dichiara la non contrapposizione con la commemorazione del comune. Oltretutto si dice che ci sarà Mattarella (cioè l’attuale rappresentante del mandante della strage di stato) in quei giorni a Milano, che in qualche modo farà la sua testimonianza.

Per questi motivi abbiamo abbandonato l’assemblea ed indetto un’iniziativa alternativa, PARTIGIANA! Un’iniziativa dalla parte delle vittime, che non è disposta a scendere a compromessi con i carnefici, anzi che vorrebbe inchiodare alle responsabilità i carnefici. Un’iniziativa che reclami giustizia. Che conquisti giustizia.

A questo corteo hanno finora aderito l’Osservatorio democratico sulle nuove destre Italia, Pavia, Varese e Como, il Leoncavallo, l’Associazione Pietro Valpreda, il Comitato Lombardo Antifascista, la Rete Antifascista di Cologno Monzese e il comitato per la memoria di Saverio Saltarelli.

Per chiarire ulteriormente la nostra posizione, per raccogliere nuove adesioni e per costruire (per quanto sia possibile fare in 3 settimane) insieme l’iniziativa, invitiamo tutte e tutti il prossimo 24 novembre alle 18.00 c/o circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa in viale Monza 255, anche chi in tutti questi anni non ha trovato nell’assemblea cittadina il giusto contesto nel quale esprimersi.

TUTTE E TUTTI.

Venite anche se ci odiate e su facebook ci coprite di insulti per via delle nostre scelte e posizioni. Sarà una buona occasione per chiarirci.

Ovviamente se ci odiate perchè siete fascisti, liberisti ecc ecc avrete il giusto benvenuto 🙂

Dopo aver letto questo testo penso che chiunque (parlo sempre e solo di anarchici ovviamente) abbia aderito ad iniziative diverse da quella dei compagni del Ponte dovrebbe fare un passo indietro e riflettere sulle scelte fatte.

Cosa credo io che avverrà in futuro? Io credo che il “futuro”, sia di già avvenuto e che si tratti di una frattura profonda ed insanabile. Il “domani” sarà esattamente come quello che si vede oggi, con la differenza che gli “avvoltoi democratici” che si sono posizionati con la famiglia di Pinelli, saranno più forti di oggi!

Però questa spaccatura ha un pregio, quello di portare finalmente alla luce due metodi contrapposti di concepire l’anarchismo. L’uno si lega al nostro passato, mette i valori base, i valori etici, politici ed umani al primo posto. L’altro è quello sempre pronto ad ammiccare alla piccola borghesia rossa, disposta ai continui compromessi e persino a rinunciare ai propri ideali per ottenere piccoli benefici compatibili con questo sistema.

Questa divisione è evidente quando guardiamo come si stanno muovendo certi anarchici. Al di fuori delle posizioni del Ponte della Ghisolfa che uno può condividere o meno, mi sembra che tutto sia stato gestito in maniera irresponsabile e poco anarchica. I gruppi, i circoli, le individualità anarchiche (in maggioranza FAI/USI) che avessero voluto essere vicini alla famiglia Pinelli come atto di affetto, avrebbero certamente potuto farlo, però, e qui è un però che pesa come una montagna, allo stesso tempo avrebbero potuto essere solidali con il Ponte (soprattutto quando questi sono stati attaccati dalla stampa borghese) ed aderire ufficialmente anche alle loro iniziative. Vergognoso il loro eterno silenzio ogni qual volta si cerca di screditare ed infangare il compagno Valpreda, sia da parte di squallidi personaggi di tutti i colori politici, ma ancor di più ed in maniera più ferma quando questo fango viene prodotto da uno come Paolo Finzi, che dovrebbe essere un compagno anarchico! Se non si traccia una netta linea di demarcazione tra quello che è consentito fare e dire come compagni, allora vuol dire che si marcia su strade diverse e che bisogna prenderne atto una volta per tutte.

Dopo il ’69, non ho più messo piede al Ponte della Ghisolfa, conosco solamente di nome qualche compagno, però so benissimo il lavoro che il circolo ha svolto in questi 50 anni per mantenere viva la memoria di Pino Pinelli e per la liberazione dei compagni incarcerati prima e della difesa della memoria di Pietro Valpreda poi. E questa è una cosa che non ha prezzo, è un patrimonio per tutto il movimento anarchico. Può essere che a volte anche quelli del Ponte abbiano compiuto scelte più o meno condivisibili. Ma non è questo il punto. Il punto è che la difesa del Ponte oggi, è la difesa di una diga che, se la si lascia tracimare, porterebbe solo fango e distruzione al suo passaggio. E questo è un favore che non possiamo permetterci di fare allo Stato, quello stesso Stato che reprime ed assassina compagni ieri come oggi e contro cui tutti noi combattiamo.

2 Risposte to “2019 11 20 Girotondi, musicarelli, il 12 dicembre e gli anarchici di Enrico Di Cola”

  1. sergiofalcone Says:

    Mi associo alla sostanza di quello che scrive Enrico e vado subito al dunque.
    Avremmo tutti bisogno, come logica conseguenza, di una diversa forma organizzativa. E che, stavolta, sia davvero differente da tutto il prestabilito di chi agisce in politica. Ma i compagni e le compagne sono sordi. Preferiscono sopportare una stanca, discutibile, rituale realtà piuttosto che rimboccarsi le maniche e costruire il nuovo. Per costruire il nuovo bisogna avere le idee chiare, tanta buona volontà e tanto coraggio.

    Mi tornano alla mente le parole di un compagno, il poeta Giovanni Raboni. La chiusura di una poesia che lui dedicò a Pino; poesia che, più giù, potete leggere per intero. Parole che suonano come profezia, che mi hanno scosso e che trovo, purtroppo, di una attualità sconcertante e quanto mai calzanti:

    “Parlo per me ma forse anche per voi.
    Amici, diciamo la verità:
    di sentirci oppressi ci sentiamo felici;
    ci importa adesso esser vittime, non esser liberi poi”.

    Uno dei problemi e’ proprio questo.
    E, proseguendo, Camillo Berneri diceva che dobbiamo stare nella società. Noi, nella società, non ci stiamo e, se ci stiamo, siamo presenti del tutto marginalmente. Il giorno che torneremo, che so, a dare un volantino al mercato rionale, su un problema concreti, per me sarà festa grande.
    A che serve continuare a vivere di una rendita di posizione? Mi riferisco a chi continua a porsi come leader. (L’espressione non è mia, ma di un compagno, al quale obiettai: “Anche gli anarchici hanno i capi?”. Lui si gelò e si raggelarono, inspiegabilmente, tutti i presenti). Gli altri, ahinoi, continueranno a non contare un bel nulla.
    Una compagna, prima di allontanarsi da un gruppo romano, mi disse che non parlava mai durante le riunioni. Non parlava mai perché aveva paura di sbagliare. E questo è sintomatico. Era ammutolita dalla saccenza caporale di giornata, quello non manca mai. Il caporale di giornata e’ colui che ti fa parlare, ma che ti tratta da idiota e ti da’ la linea. Nemmeno a ribadirlo, se non si partecipa attivamente, se non si dice la propria e in prima persona, si riproduce automaticamente il meccanismo della delega. E la tanto odiata burocrazia. Una burocrazia anarchica e’ il mostro a sette teste e una contraddizione in termini.
    A un giornalista che lo intervistava e lo indicava come il Lenin d’Italia, Errico Malatesta disse: “Non posso comandare e nemmeno obbedire”.
    E continuo.
    La diversità è la tanto sbandierata ricchezza? Nemmeno per idea. Ho provato a dire finalmente la mia, che non è il Verbo, ma una semplice opinione del tutto individuale. Purtroppo era dissonante con quella del leaderino e… apriti cielo. Ancora oggi, a distanza di anni, mi viene rimproverata. Il contrasto politico scade automaticamente a livello di polemica personale e una compagna (o un maschietto sotto mentite spoglie) non avendo, forse, null’altro da replicare, mi ha diffamato in rete. Penosa forma di ostracismo. Ha cercato, così, di emarginarmi, perpetuando lo stesso odioso meccanismo degli ambienti del Potere. Non sono offeso, ma meravigliato e preoccupato. Dov’è finita la nostra diversità? Aggiungo che, in altra sede, sono stato invitato ad andare via e a costituire un gruppo per mio conto… Sic!

    Perdurando questa situazione, ho deciso di allontanarmi da tutto il costituito e l’organizzato, in attesa dei famosi tempi migliori.
    Non pretendo di indicare una via, così, in questa sede e con poche battute. Posso dire che il movimento residuale, la parte migliore di quello che ne rimane, e’ come schiacciato tra lotte settoriali, da un lato, e i cosiddetti massimi sistemi ideologici, dall’altro. Manca completamente di un progetto o di progetti, che sia minimamente credibili, di trasformazione dell’esistente e delle forme organizzative che dovrebbero supportarlo.

    La poesia di Giovanni.

    L’alibi del morto

    A Giuseppe Pinelli

    Giuda dice che l’alibi del morto
    era crollato: per questo il morto è sceso nel cortile.
    Ma l’alibi era buono; il morto è riabilitato:
    nessuno dice che Giuda aveva torto.

    *

    Il perito settore dice che le ferite
    non sono incompatibili con la meccanica di
    una caduta dall’alto. Il giornale conclude
    che dunque il morto si è suicidato.

    *

    Miserabili vecchi che per pietà
    di se stessi dovrebbero esser morti
    ci parlano degli specchi, ci ammoniscono, ci insegnano il futuro,
    escono dagli specchi per baciare i morti.

    *

    L’assassino s’è affrettato a sparlare del morto.
    S’era sentito un assassino compatire un morto.
    S’era visto un assassino baciare la fronte di un morto.
    Vedi che gli assassini non trascurano i morti.

    *

    20.30 cordoglio del beone.
    20.31 rampogne del furfante.
    20.32 consigli dell’idiota.
    20.33 ultimatum del boia.

    *

    La Borsa è sana, la Borsa reagisce
    con splendido, inatteso, confortante vigore
    alle notizie dal fronte, ai proclami, alla limpida morte
    del legionario ucciso dal nemico.

    *

    Corvi senz’ali all’ombra
    piatta della bilancia
    trinità di sicari
    brandiscono la lancia.

    *

    Giuda dice: la gente ai miei guerrieri
    ha buttato dei sassi, per questo han caricato.
    Di chi c’era nessuno se n’è accorto:
    ma il Senato dice che Giuda non ha torto.

    *

    Non predicate la dittatura
    di una classe sull’altra, non è il vostro lavoro.
    Non dite niente che possa suscitare
    l’odio di classe: ci pensano già loro.

    *

    Parlo per me ma forse anche per voi.
    Amici, diciamo la verità:
    di sentirci oppressi ci sentiamo felici;
    ci importa adesso esser vittime, non esser liberi poi.

    (1970)

    Giovanni Raboni

    Cadenza d’inganno,
    Arnoldo Mondadori editore, Milano 1975

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  2. sergiofalcone Says:

    Errata corrige.

    … su un problema concreto, al posto di “su un problema concreti”.

    … saccenza del caporale di giornata, al posto di “saccenza caporale di giornata”.

    … che siano minimamente credibili, al posto di “che sia minimamente credibili”.

    Vi chiedo scusa, ho scritto così come mi veniva. Inoltre, il correttore automatico non ha pietà.

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