2019 11 24 Gli anarchici, il 22 Marzo e il 12 dicembre 1969 – di Enrico Di Cola (parte terza)

Nella seconda parte di questo lavoro, abbiamo messo in risalto come quando si fanno circolare voci contro dei compagni ci vuole del tempo perché esse possano essere rettificate. Ma anche una volta che si rettifica, che si ammette l’errore, le voci non finiranno mai di girare ed infettare le menti anche di compagni sinceri ed onesti. Nell’aprile 1970 il movimento anarchico aveva ancora problemi su quale linea unitaria seguire e al suo interno, soprattutto nella FAI, sussistevano molti dei pregiudizi verso il 22 Marzo.

Quello che più colpisce, almeno dal nostro punto di vista, è non tanto quello che si diceva, ma quello che si continuava a voler tenere nascosto: a 5 mesi dalla strage non era ancora stato scritto un rigo, un accenno, al fatto che tra i compagni arrestati vi fosse anche un compagno del Bakunin, Roberto Mander. Non solo scaricarono il 22 Marzo ma addirittura uno del loro stesso gruppo! Neanche di lui osarono prendere le difese. Come abbiamo già ricordato – nonostante la sua giovane età – Mander non era un “passante” nel Bakunin, se era stato già messo da tempo al corrente delle voci – almeno da ottobre – che circolavano su Valpreda (e che lui diligentemente riportava a compagni di altre realtà anarchiche) e che riceveva informazioni dallo stesso Pinelli. Persino quando la FAI inizierà a difenderci in modo più unitario questo semplice dato di fatto sarà sempre ignorato, occultato. Un altro compagno sacrificato sull’altare dell’ipocrisia.

Balza agli occhi, leggendo la seguente lettera/circolare interna, anche un altro dato abbastanza preoccupante: l’arroganza della FAI romana di voler ergersi a giudice di chi potesse dichiararsi anarchico o meno addirittura quando si trattava di un gruppo anarchico autonomo che nulla aveva a che fare con loro!

Trattandosi di un documento abbastanza lungo e importante, riteniamo sia necessario pubblicarlo integralmente (vedi: 1970 04 documento FAI /FAGI di Roma firmato da Anna Pietroni e Bruno Riccardi).

In questo documento si parla di due lettere: una del 2 aprile del Gruppo C. Berneri di Bologna e l’altra, della stessa data, del compagno Alfonso Fantazzini, appartenente allo stesso circolo. Entrambi chiedono un incontro per dirimere “ogni eventuale equivoco ed accordarsi, possibilmente, su una linea unitaria da seguire”.

Nel suo documento in risposta a queste due lettere la FAI romana sostiene al primo punto di non aver “mai creduto alla colpevolezza di Valpreda e compagni”. Facciamo finta di credergli anche se dovrebbero spiegarci perché allora su Umanità Nova a dicembre avevano scritto quelle parole di fuoco. Il secondo punto, con tutte le sue molte suddivisioni, è quello che più ci interessa perché mette a fuoco – anche per le sue contraddizioni – quale era veramente la questione in discussione nel movimento anarchico. Analizziamola con attenzione.

Punto secondo – “La nostra valutazione e conseguente presa di posizione nei riguardi del sedicente “gruppo anarchico” (ultima edizione) (tutt’altro che “tardiva”, come da qualche parte si è voluto affermare), non poteva esplicarsi, prima degli imprevisti attentati, che nell’ambito strettamente locale in cui si muoveva detto gruppo’’’ ……

Non avendo noi a disposizione le due lettere dei bolognesi non siamo in grado di capire da chi fossero partite le richieste di chiarimento, se da parte del gruppo Berneri o da parte di Fantazzini. È però chiaro che qualcuno in ambito FAI avrebbe voluto che noi fossimo marchiati a fuoco addirittura da prima del 12 dicembre! E da Roma rispondono – con candore – qualificandoci come gruppo “sedicente” anarchico, e precisano di averci comunque calunniati in ambito … “strettamente locale”. Ricordiamolo: stiamo parlando di voci che circolavano su Valpreda. Sebbene si trattasse di voci ancora tutte da verificare, la FAI romana provvedeva fin da subito a diffamare pubblicamente non solo Valpreda, ma l’intero gruppo 22 Marzo!!  Ma andiamo avanti

Punto 2 b – “Non era la prima volta che, soprattutto nell’ambito dell’Università e del Movimento Studentesco in genere, elementi provocatori si muovevano sconsideratamente sotto l’egida del “gruppo 22 Marzo” con azioni “autonome” che potevamo considerare dannose, provocatorie, ma non delittuose e non vediamo perché né come avremmo potuto o dovuto pubblicamente sconfessare o denunciare all’opinione pubblica il “22 Marzo” o “gli iconoclasti” (che sembrava si fossero associati al 22 marzo) senza venir meno al rispetto dell’autonomia ideologica e tattica dei gruppi.”…. Ci limitammo, quindi, ad estromettere il gruppo dal nostro circolo, dalle nostre riunioni, dalle nostre attività…e informare di ciò e dei nostri dubbi sulla natura poco chiara del “22 Marzo” quei compagni e quei gruppi che ritenevamo potessero essere da essi avvicinati.

Questo paragrafo è un vero capolavoro di equilibrismo, doppiogiochismo e cazzate. La perla nera, la ciliegina sulla torta è racchiusa nella frase “senza venir meno al rispetto dell’autonomia ideologica e tattica dei gruppi”. Se davvero il circolo Bakunin rispettava la “autonomia ideologica e tattica” del nostro gruppo, allora ci dovrebbero spiegare perché saremmo stati “sedicenti anarchici”. O eravamo un gruppo anarchico o non lo eravamo. Ma soprattutto perché mai la FAI romana si poteva arrogare il diritto di decidere se quello che facevamo all’interno e assieme al Movimento studentesco, cioè le azioni “autonome” (ma autonome da chi? Dalla FAI che non era neanche presente e di cui noi non facevamo neanche parte?) potessero qualificarsi come sconsiderate, dannose e provocatorie. Anche qui si denota una totale incomprensione del movimento allora in atto. Le azioni che abbiamo fatto dentro il movimento degli studenti erano infatti concordate con gli elementi più avanzati del movimento studentesco stesso. Le azioni venivano sempre fatte quando il corteo si era già sciolto proprio per non coinvolgere nessun innocente in quello che facevamo. Qui i vecchi del Bakunin si ergono addirittura a giudici di cosa pensasse e facesse il movimento studentesco romano!

E sempre nel rispetto della nostra autonomia…veniamo estromessi da ogni attività, persino pubblica, del Bakunin. Sempre sotto questo segno di rispetto per l’autonomia del nostro gruppo veniamo messi all’indice ed infangati da un circolo di cui non facciamo parte!

 Punto 2 c – La vera natura di “gruppo eterogeneo” (cioè aperto a provocatori, spie e fascisti) del gruppo “22 marzo” ci fu chiara solo verso la metà di novembre….

Di questa questione ci siamo occupati più volte, non vale quindi la pena di tornarci sopra.  Rimane comunque il fatto che il Bakunin ritenesse che un gruppo eterogeneo (e lo siamo stati fin dall’inizio) volesse necessariamente dire un gruppo aperto a provocatori, spie e fascisti. Potremmo tranquillamente pubblicare centinaia di veline dei vari servizi (AARR, SID, questure) per dimostrare che praticamente senza eccezioni tutti i gruppi, FAI e GAF in primis, erano altrettanto infiltrati di noi, se giudichiamo dalla quantità e qualità di notizie interne che queste spie producevano.

Punto 2 d – “I contrasti tra di noi e il “22 marzo” e la nostra difficile ma decisa opera chiarificatrice e di denuncia della subdola natura del gruppo, era a conoscenza, oltreché degli ambienti politici di Roma, soprattutto extraparlamentari, anche della questura…. Per cui quando l’immediata speculazione reazionaria degli attentati fece di tutto per coinvolgere il Movimento Anarchico…. decidemmo di pubblicare (U.N. n 44, dicembre 1969 2 pagina) la nota DICHIARAZIONE…. specificavamo molto chiaramente….sulla assoluta mancanza di ogni possibile collusione tra il cosiddetto “Gruppo 22 marzo” ed elementi specificatamente anarchici…..”

In questo paragrafo si torna a parlare di “natura subdola” del gruppo, di delazione fatta contro di noi con la sinistra extraparlamentare, si giustifica il tono ed il contenuto della loro dichiarazione di scomunica, e si arriva a parlare di assoluta mancanza di “collusione” tra noi ed elementi anarchici. Quindi nuovamente si sostiene che non ci ritenevano degni di essere qualificati come tali. Il contorsionismo dialettico continua. Se qualcuno si è distratto, va ricordato che quanto finora riportato viene dallo scritto di un gruppo anarchico e non da quello di un partito stalinista, con tutte le sue scomuniche e richiami ad una presunta purezza ideologica!!

Punto 2 e – “Ci teniamo a precisare che ogni individuo attualmente detenuto del gruppo 22 marzo, come singolo, può essere almeno potenzialmente, ritenuto da noi (eccezion fatta per Merlino) fino a prova contraria, ottimo e degno compagno (anche Valpreda che conoscevamo solo da circa 2 anni come SIMPATIZZANTE anarchico e come tale ci era stato presentato da noti compagni di Milano) ma, irremovibile, rimane il nostro giudizio di ferma quanto giusta e giustificata ripulsa politica del “Gruppo 22 marzo”  di cui rigettammo e rigettiamo la presunta ideologia, gli scopi, le attività e soprattutto l’estrema, quasi incredibile “fragilità” che ne ha fatto,……l’innocente quanto incosciente capro espiatorio…..”

Ci verrebbe da dire troppa grazia signora mia!  Quindi “potenzialmente” potevamo essere considerati compagni ma era tutto da verificare, Valpreda era solo un simpatizzante, e ovviamente provocavamo “ripulsa” come gruppo, così come viene rigettata la nostra “presunta ideologia”.

Quindi, ad aprile, dopo più di 4 mesi dalla strage di piazza Fontana, i nostri compagni più vicini, almeno geograficamente, così ci descrivono. E badate bene, il paradosso è questo, non per attaccarci, ma per …difenderci! Se si difendono i compagni con parole come quelle scritte in questo documento è facile immaginare cosa pensassero e scrivessero di noi i compagni di realtà più remote. Il pregio di questo scritto del Bakunin di Roma è quello di rendere noto e palese un dato di fatto: che, a parte dei gruppi anarchici milanesi e pochi altri, il Movimento anarchico ha impiegato molti preziosi mesi per trovare una linea politica unitaria e che per molti preziosi mesi i compagni incarcerati sono stati più o meno lasciati in stato di abbandono. I contenuti di questa lettera rivelano, chiariscono senza ombra di dubbio che per 50 anni la FAI si è attribuita meriti che non aveva: quello di aver fin da subito aiutato i compagni incarcerati. Basta con i miti, basta con le leggende metropolitane, è ora che gli anarchici raccontino la Storia per quello che è veramente stata.

La lettera, articolo, appunto critico – non sappiamo esattamente come definire questo documento – scritto di Raniero Coari (figlio di Aldo Rossi e Anna Pietroni) dal titolo “La questione Valpreda e la Strage di Stato”, forse perché scritto da un compagno allora giovane, ci dà uno spaccato critico molto più intenso ed in qualche modo veritiero. Ci sono anche qui delle prese di posizione a noi non certamente favorevolissime, ma nel complesso ha il pregio di riconoscere esattamente quale fosse il reale stato del movimento anarchico di allora.

 Raniero ammette subito che “La strage di Piazza Fontana e la repressione che ne seguì trovarono il movimento anarchico diviso e disorientato” e la stessa FAGI “ormai disunita”.  Prosegue poi ricordando come “i gruppi di Roma della FAI-FAGI (fossero) in contrasto con un ambiente eterogeneo di giovani coagulatosi attorno al compagno Valpreda e che avevano costituito un sedicente gruppo libertario “22 marzo” che nei propositi verbali doveva compiere azioni esemplari contro il potere”.  Quello che non si capisce è se il nostro essere eterogenei fosse il motivo per cui diventassimo anche “sedicenti”, oppure quello che non ci potevano perdonare erano i nostri “propositi verbali” di voler compiere azioni esemplari.

Dopo aver fatto il quadro della situazione, Raniero arriva finalmente al punto “A tutto ciò si aggiunga l’opera di individui come il fascista Merlino e qualche poliziotto infiltratosi nei nostri ambienti ed infine, purtroppo, la poca fiducia che alcuni compagni di Milano e Roma nutrivano nei confronti dello stesso Valpreda e di alcuni compagni ancora prima della strage, poca fiducia determinata, disgraziatamente, da circostanze poco chiare solo in seguito risolte definitivamente.”

Chiariamo subito: oltre a Merlino vi era un solo poliziotto infiltrato. Parlare di ‘’qualche’’ è pericoloso perché può dare adito ad ulteriori voci incontrollate, come ad esempio quella della presenza nel nostro interno del fascista e collaboratore del SID Stefano Serpieri, cosa mai avvenuta!

Segue il passaggio chiave: “Vi era quindi il timore che, attraverso l’implicazione di elementi poco chiari, si potesse trascinare tutto l’anarchismo italiano sul banco degli accusati inchiodandolo per sempre come portatore di una ideologia aberrante ed omicida”. Finalmente tutto diventa chiaro. Raniero da compagno schietto e sincero quale era, dice quello che in questi lunghi anni tutti hanno avuto paura di ammettere: che siamo stati sacrificati sull’altare della ragion di stato, ovvero per proteggere la propria organizzazione.

E Raniero non si ferma qui, anzi puntualizza, ci fa capire la genesi ed il perché di quegli articoli canaglieschi su Umanità Nova “…Questo spiega perché la Fai e quindi Umanità Nova prenda subito posizione sul “suicidio” del compagno Pinelli e dichiari fin dal primo numero dopo la strage (U.N: n 43 – 20 di. ’69) la natura fascista e reazionaria delle bombe di Milano e Roma ben diverse da quella, tragica, del Diana del 1920 maturata in tutt’altra situazione storica e politica, e poi invece sul numero seguente (U.N. 27 dicembre ’69) pubblichi una dichiarazione dei gruppi FAI-FAGI di Roma i quali, dopo aver denunciato quali fasciste le bombe di piazza Fontana, dichiararono che il gruppo 22 marzo era frequentato da confidenti della polizia e fascisti (cosa peraltro risultata vera) e che, come gruppo inquinato, era stato già diffidato a libello locale; la dichiarazione denuncia il tentativo di presentare come anarchici i giovani del 22 marzo terminando con una chiara precisazione di non credulità delle inverosimili congetture presentate quali indizi di responsabilità penali” .

Raniero Coari seguita il suo racconto ricordando come alle “prime settimane di incertezze”  fanno seguito le “lettere circolari di Milano del 5-1-’70, della FAI di Bologna del 19-2-’70 e 2-4 e FAI-FAGI di Roma di Aprile ’70, riunioni del 22-3-’70 a Milano e 26-4-’70 a Roma – (in cui ) cominciano a concordare una linea comune d’azione in difesa degli imputati tutti, a parte Merlino, e quindi le varie posizioni si chiariscono definitivamente e su Umanità Nova dell’11 aprile (manifestazione anarchica del 24 marzo in piazza Duomo a Milano) e del 25 aprile ’70 possiamo leggere delle prime manifestazioni di anarchici di una certa rilevanza, con relativa repressione, in favore di Valpreda e compagni.”

Tutto materiale rimasto fino ad oggi sconosciuto, chiuso negli archivi… degli anarchici questa volta. Uniche eccezioni sono quelle circolari di Milano prontamente inviate da una spia infiltrata ai servizi e poi finite tra gli atti processuali o tra gli scatoloni degli Affari Riservati.

Nel 1997 Raniero Coari finalmente ci rende completa giustizia. Lo fa su Umanità Nova del 29 giugno in un articolo titolato “Strage di Stato e dintorni Una testimonianza sul movimento anarchico a Roma all’epoca della Strage di Stato. Nostra intervista a Raniero Coari”

….. “Il circolo Bakunin oltre all’attività normale di propaganda svolgeva azione di proselitismo e sostegno in alcune zone disagiate di Roma e gestiva la sede in un rione centrale. Dal circolo si staccarono alcuni compagni, tra cui Valpreda all’epoca a Roma, che formarono per brevissimo tempo il famoso 22 Marzo.

Si è scritto di un gruppo anarco-fascista da parte della stampa di regime anche per la presenza di Mario Merlino…

La realtà è stata che alcuni compagni intesero svolgere un’attività politica autonoma non riconoscendosi nelle posizioni della FAI-FAGI e formarono un gruppo più movimentista rispetto al nostro e tutto si sarebbe in seguito chiarito se il potere non avesse predestinato il 22 Marzo a pedina principale del suo gioco. Difatti l’agente della squadra politica che si era avvicinato al Bakunin si spostò al gruppo di Valpreda mentre invece Merlino frequentò per due o tre volte i nostri gruppi per poi sparire verso ottobre causa esami…

Merlino viene poi ripescato ed inserito quale militante del 22 Marzo solo per avallare la tesi degli opposti estremismi che anche la sinistra ufficiale spesso ebbe modo di ripetere stupidamente. Ricordo che alla morte dei compagni calabresi la stampa di sinistra parlò, imbeccata dalle veline della polizia politica, di anarco-fascisti. “

Una Risposta to “2019 11 24 Gli anarchici, il 22 Marzo e il 12 dicembre 1969 – di Enrico Di Cola (parte terza)”

  1. sergiofalcone Says:

    Di nuovo un intervento puntuale e molto ben articolato. A me il compito, scomodo ma necessario, di essere sincero e di porre, in conclusione, sempre la stessa domanda: perché continuare ad appartenere alla Fai? Se uniamo le amenità del presente a quelle del passato, il quadro che ne vien fuori mi sembra desolante. Bene fecero i compagni del 22 marzo a scegliere un percorso autonomo.
    Una compagna di un gruppo romano sostiene, bontà sua, che io parli troppo. Evidentemente, nel suo ambiente non sono abituati alla sincerità. Peggio per loro.
    La reticenza appartiene al vecchio mondo, non a quello che noi tutti vorremmo costruire, a dispetto dell’epoca e delle convenienze spicciole.
    Le questioni che poneva Enrico nel penultimo intervento facevano pensare, finalmente, all’inizio di un dibattito. Mi dispiace dover constatare che, almeno in questa sede, non è stato come mi auguravo. Siamo intervenuti soltanto in due e questo è per me deludente.
    Il mio non è pessimismo, come qualcuno mi rimprovera. Mi limito a guardare in faccia la realtà. E la realtà mi porta ad essere scettico e disincantato. Mi auguro di sbagliare.

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