Archive for the ‘Commenti ex circolo 22 marzo’ Category

Ma erano davvero soltanto gli anarchici del 22 marzo, così ingenui e creduloni, a ritenere Mario Merlino un “compagno” del movimento studentesco?

17 aprile 2011

Mario Merlino si era già intrufolato in diverse formazioni M.L. prima di arrivare al Bakunin e poi di qui al 22 marzo. Da queste organizzazioni fu allontanato solo DOPO che vennero alla luce le sue operazioni di provocazione. La vergogna di questi gruppuscoli di aver subito un’infiltrazione fascista gli ha impedito di denunciare pubblicamente tali fatti. E’ grazie a questo silenzio che Merlino ha potuto tranquillamente proseguire con il suo bieco lavoro di informatore e provocatore all’interno di altre formazioni della sinistra.

Se vediamo la stampa “comunista” – soprattutto l’Unità e Paese Sera – subito dopo gli attentati terroristici del 12 dicembre 1969 sembrerebbe invece che solo gli anarchici fossero “predisposti geneticamente” a subire infiltrazioni (anche se pochissimi mesi dopo, dal PCI, verranno espulsi, senza che se ne desse alcun rilievo, due alti funzionari/dirigenti al soldo dei servizi segreti).

A dimostrazione che detta stampa mentisse coscientemente, riteniamo utile riportare integralmente l’interrogatorio di un dirigente della FGCI romana (ex segretario federale) il prof. Marcello Lelli, che è lecito pensare riferì al suo partito in tempo reale quello che era di sua conoscenza, ma che venne ritenuto più utile ignorare.

Verbale del 6 aprile 1970 – Davanti il Giudice Istruttore Ernesto Cudillo

Verbale Marcello LELLI

Verbale Marcello LELLI

Compare LELLI Marcello, nato a Roma l’8 ottobre 1944 ed ivi residente …..

Quindi, opportunamente interrogato, risponde:

 ADR SONO assistente – borsista presso l’Istituto di Sociologia del1’Università di Roma.—

Ho conosciuto Merlino Mario alla scuola Media “Daniele Manin” in quanto abbiamo frequentato le stesse classi.—

Successivamente ho nuovamente incontrato il Merlino nel corso degli studi universitari, ma non siamo mai entrati in contatto perché militavamo in opposte organizzazioni politiche: il Merlino faceva parte di una organizzazione di destra ed io di sinistra.–

Nel 1969 poiché il Merlino era entrato a far parte del movimento studentesco, ci siamo incontrati molte volte ed abbiamo scambiato qualche idea o parola.–

Il 3 novembre 1969, mi ero recato alla sede del Partito Radicale di Via 24 maggio e al portone d’ingresso ho incontrato il Merlino in compagnia di altri giovani che non conosco.- In tale circostanza il Merlino mi disse se potevo fargli stampare dei volantini “anti militaristi” presso la mia sezione. Io gli risposi negativamente e lo indirizzai presso la sede del partito comunista di Monte Sacro oppure di Centocelle; mi invitò inoltre a recarmi la mattina successiva presso un locale di Via del Boschetto per partecipare alla distribuzione di tali volantini. Io non mi recai presso detto locale parchè la cosa non m’interessava po1iticamente.—

Preciso che verso il giugno del l969, il Merlino, venutomi a trovare presso l’Istituto, mi aveva invitato ad assegnargli la tesi di laurea, affermando che aveva già studiato un argomento concernente i rapporti tra Stato e società.—

Io lo invitai a farmi esaminare il lavoro giù espletato dal Merlino.—

Verso i primi di ottobre del 1969 almeno così mi sembra, il Merlino mi consegnò all’Istituto un suo elaborato che io mi riservai di leggere e di discutere.—

L’11 dicembre 1969, ricordo che si trattava del giorno precedente agli attentati dinamitardi di Milano e di Roma, verso le ore 9 o 10 della mattina, il Merlino mi telefonò a casa chiedendomi quando ci saremmo potuti vedere per discutere la tesi. Io gli fissai l’appuntamento per il pomeriggio del giorno successivo (12 dicembre), da1le ore 16 alle 18 presso l’Istituto di sociologia sito in Via Vittorio Emanuele Orlando,75.-

Attesi invano il Merlino sino alle ore 17,45 circa, ma il predetto non si presentò senza comunque avvertirmi sia all’Istituto che a casa.—

Subito dopo mi recai all’Università ove mi trattenni sin verso le ore 20,30 circa.

Cucchiarelli: Anche le foto parlano …di tarocco! a cura degli ex del 22 marzo

13 aprile 2011

Osservate questa foto tratta dal libro della controinformazione La Strage di Stato (pag 153 edizione  del  1970) e leggetene attentamente la didascalia.

da Strage di Stato pag 153

Roma, 28 novembre 1968: Pio D'Auria (il primo a sinistra) e Mario Merlino (in basso) alla manifestazione dei metalmeccanici

Ora guardiamo la seguente foto pubblicata a pag. 205 del libro di Paolo Cucchiarelli, “Il segreto di Piazza Fontana”.

Cucchiarelli pag 205

Foto 33. Pio D'Auria (a sinistra) con Mario Merlino (in basso con gli occhiali scuri), Nestore Crocesi (in alto a destra, con gli occhiali scuri) e altri camerati

Notato nulla? Si tratta della stessa foto, ma quella pubblicata da Cucchiarelli è stata leggermente ritagliata, e fin qui nulla di strano, ma, cosa ben più importante e grave, è stato cambiato il testo della didascalia.

Quindi la manifestazione dei metalmeccanici – vedi il testo sotto la foto originale – diviene (altrimenti come si potrebbe giustificare la presenza di tanti fasci?) un raduno di destra con una sfilza di amici di Merlino presenti.  E vi è pure uno scoop di mister Sherlock Cucchiarelli: l’identificazione di un terzo fascista, Nestore Crocesi, assieme a Merlino. Complimenti allora.

Peccato però per il nostro “Sherlocco l’investigatore sciocco”, che seduto a terra accanto a Merlino vi sia l’anarchico Emilio Bagnoli che – con la sua presenza -,  ci conferma l’occasione in cui è stata fatta la foto – quella della manifestazione dei metalmeccanici – seppure l’anno in cui fu scattata la foto sia sbagliato: si tratta del 1969 e non il 1968 come erroneamente riportato da Strage di Stato.  Anche noi nel nostro piccolo possiamo fare uno scoop: la foto fu scattata da un compagno del 22 marzo, Mino, che si trovava lì assieme ad altri compagni del circolo (non c’era stata una adesione del gruppo, ma solo individuale) .

Ma vi è qualcosa d’altro, nella disinvoltura di Cucchiarelli di manipolare i fatti o cambiare a proprio piacimento la realtà, che vogliamo porre alla vostra attenzione.

Se confrontiamo la foto (pag 195 foto a sinistra) di Nestore Crocesi, riportata da Cucchiarelli,

Nestore Crocesi

Nestore Crocesi

con quella del ragazzo (in alto a destra, con gli occhiali scuri) nelle foto più sopra riportate

giovane studente

appare evidente non solo la poca somiglianza  – ovale del viso, capelli, pettinatura, collo, naso… –  ma anche la differenza di età tra le due persone (le due foto sono state scattate nello stesso anno).  Si trattava infatti di un gruppo di studenti medi che aveva aderito alla manifestazione.

Rimane solo da capire se Cucchiarelli abbia voluto manipolare la foto per suo estro, o su suggerimento di qualche suo amico fascista e… “fonte sicura” .

Comunque bisogna ammettere che con Cucchiarelli non mancano mai i colpi di scena, è come partecipare ad  un gigantesco  “trova l’errore” della settimana enigmistica. Alla prossima allora.

Persino l’intervista a Ciao 2001 era parte della trappola… secondo Cucchiarelli

10 marzo 2011

Come abbiamo già visto in altre parti di questo blog, analizzando e smantellando le manipolazioni e falsità del giornalista e novello inquisitore Cucchiarelli, tutta la costruzione del suo libro revisionista è  imperniata  sui racconti fantasiosi di vari squallidi personaggi di estrema destra e dei servizi segreti. Cioè le stesse persone, gli stessi ambienti, che stanno dietro la strage o che l’hanno coperta.

Se Cucchiarelli avesse scritto questo libro in buona fede, magari manipolato nelle sue convinzioni ma senza rendersene conto, allora ci saremmo aspettati che – come anche i giornalisti principianti sanno – almeno il principio base, deontologico di ogni giornalista, e cioè che una fonte, per essere valida, deve essere controllata e verificata, venisse applicato. Ma questo nel libro di Cucchiarelli non avviene mai, neppure quando una verifica sarebbe molto semplice da fare.

Il tentativo di riscrittura della storia messa in atto dal Cucchiarelli si basa essenzialmente sulla quantità di “documentazione” che butta alla rinfusa nel libro, per creare confusione e allo stesso tempo per dare l’impressione di aver svolto un grande lavoro di ricerca. D’altronde – avrà pensato il nostro – chi si prenderà mai  la briga di controllare la veridicità delle 700 pagine del libro? Purtroppo per lui, alcuni di noi sono ancora in vita e non disponibili a far passare le sue menzogne per verità storica.

Vediamo ad esempio il capitolo riguardante l’intervista che il circolo 22 marzo fece alla rivista Ciao 2001 e l’attendibilità dell’ “allora esponente dell’estrema destra” che viene da Cucchiarelli definito “fonte qualificata”.

 

Dal libro Il segreto di Piazza Fontana, pagg. 392-393 di Paolo Cucchiarelli:

“Durante i primi interrogatori dopo la strage, Merlino disse che il circolo era nato «quasi contestualmente» all’intervista.63 Ciao 2001 chiese al gruppo di stendere il suo programma, cosa che – dopo lunghe discussioni – avvenne. «La redazione pubblicò integralmente il testo, premise solo un’introduzione e una domanda, a scopo scandalistico: se avevamo dell`esplosivo».

Con i soldi ricevuti, si decise di prendere una cantina, in via del Governo Vecchio, che divenne la sede del circolo 22 marzo. La sede – come poteva essere diversamente! – era al numero 22. Ora tutto era pronto: il gruppo «anarchico» a cui sarebbe stata addossata la strage esisteva, aveva un suo programma nero su bianco, una sede, un nome, un’identità.

«Fino a quel momento non esisteva un nostro gruppo politico vero e proprio. Fu in questa occasione, visto che i pareri erano discordi sul nome con cui qualificarci nell’intervista, che decidemmo di chiamarci ‘22 marzo’: conoscevamo tutti il Maggio francese e l’antefatto di Nanterre del 22 marzo 1968» scrisse Valpreda, che anche dopo anni continuerà a sostenere che quella scelta fu del tutto libera, senza rotaie. Invece, persino l’intervista era parte della trappola.

L’articolo su Ciao 2001 – ricorda una nostra fonte qualificata, allora esponente dell’estrema destra – era stato scritto da Tonino Scaroni, caporedattore alla sezione Spettacolo del Tempo, il giornale dove lavorava il capo di ON, Pino Rauti. Non solo: Scaroni era anche il capo ufficio stampa di un cabaret di destra molto importante all’epoca, il Giardino dei supplizi. Al riguardo, la nostra fonte segnala: «Cera un triangolo ideativo della trappola, con tre punti di riferimento: la sede del settimanale Il Borghese in piazza Rondanini, il Giardino dei supplizi in via del Pozzo delle Cornacchie, e la sede del settimanale Lo Specchio, in via XX Settembre. Il giornale pubblicava i rapporti di Giannettini che questi girava al gruppo veneto per convincere la sinistra che si era prossimi al golpe. Tutto per spingere i gruppi ad agire».

«E chi era la mente?» oso chiedere.

«Molte, tutte molto fini» e qui cita un senatore, uno scrittore, una giornalista, un ex repubblichino «e probabilmente Umberto Federico D’Amato, grande archivista degli Affari riservati del Viminale, insieme a una parte rilevante dei carabinieri. Ma la guida di tutto, quella che lei chiama “la mente” era una semplice idea. Solo la Grande Provocazione avrebbe potuto far scattare la Grande Reazione».”

 

L’articolo-intervista a Ciao 2001 che abbiamo già pubblicato integralmente sul blog (Ciao 2001 n.43 del 19 novembre 1969 – Intervista/Documento collettivo prodotto dal circolo 22 marzo) in effetti non porta firma. Essendo un articolo non firmato la “fonte qualificata” dell’estrema destra usata da Cucchiarelli ha cercato di inserirsi nel gioco disinformativo. Infatti questo (ennesimo) misterioso e fantomatico personaggio ci rivela il nome del giornalista che avrebbe scritto il pezzo, cioè il giornalista del Tempo Tonino Scaroni. Grazie a questa “rivelazione”, attraverso Scaroni si può arrivare a Pino Rauti e così via “triangolando” e delirando.

Se credete che lo “studioso”, il “giornalista”, lo “storico” Cucchiarelli abbia fatto una sia pur minima ricerca per verificare le notizie che gli ha passato la sua “fonte” sbagliate di grosso.  Come possiamo affermare questo? Possiamo farlo perché abbiamo eseguito noi la verifica sulla veridicità della fonte. Abbiamo consultato i verbali di interrogatorio eseguiti dalla Questura e dai magistrati inquirenti dell’epoca, Cudillo e Occorsio, e trovato il nome di chi realmente scrisse l’articolo su Ciao 2001, verbale che qui sotto pubblichiamo integralmente.

Noi, ora, qualcosa sappiamo con certezza,:

Primo che non è Scaroni l’autore del pezzo, e quindi le teorie malevole della “fonte informata” si rivelano per quel che sono: opera di provocazione e disinformazione.

Secondo, siamo in grado di fare anche noi uno “scoop”, seppur vecchio di 42 anni, Siamo infatti in grado di fare il nome del vero (stavolta!) autore dell’articolo: si tratta di Daniele DEL GIUDICE.

Terzo che il libro di Cucchiarelli è un’accozzaglia di teorie basate sul nulla.

Verbale direttore responsabile Ciao 2001

 

Verbale n.1

Questura di Roma

L’anno millenovecentosessantanove addì 29 del mese di dicembre alle ore 18.50, nei locali dell’Ufficio Politico della Questura, in Roma.

Innanzi a noi sottoscritti ufficiali di P.G. Commissario di P.S. dott. Umberto IMPROTA e Brigadiere di P.S. Tomaso PUDDU, è presente il dott. Sergio MARCHETTI [seguono generalità]…..il quale interrogato risponde:

Sono giornalista-pubblicista e dal 1962 sono iscritto nell’albo di Roma; dal gennaio del 1969 sono direttore responsabile della redazione romana del settimanale “Ciao 2001”.

Nella mia qualità di responsabile di detto settimanale, in merito al servizio giornalistico apparso nei numeri 39, 40 e 43 rispettivamente del 22 ottobre, 29 ottobre e 19 novembre del corrente anno,posso precisare quanto appresso:

“Nella inchiesta condotta dal nostro giornale sui gruppi del dissenso, è stato trattato anche il movimento politico “22 marzo”. Come può rilevarsi dal numero 39 del citato settimanale, il “22 marzo” venne inserito tra i movimenti politici su posizioni politiche di estrema destra. Il servizio giornalistico in proposito fu redatto dal collaboratore Daniele DEL GIUDICE, il quale si avvalse delle notizie pubblicate dal settimanale “L’Espresso” del 22/12/1968. Infatti, egli, secondo quanto mi risulta, non era in possesso di altro materiale e notizie, all’infuori di quelle pubblicate dall’Espresso, per espletare il servizio in argomento. Come detto quindi sulle indicazioni dell’Espresso il gruppo “22 marzo” venne inquadrato tra quelli appartenenti all’estrema destra; ciò, pertanto, suscitò il risentimento degli iscritti al gruppo i quali venuti in redazione, si definirono anarchici e pretesero che il nostro giornali smentisse, nel numero successivo quanto pubblicato. Alla richiesta noi aderimmo e nel numero 40 del settimanale “Ciao 2001” pubblicammo la smentita precisando che il gruppo “22 marzo” raccoglieva elementi anarchici. Successivamente alcuni appartenenti al ripetuto “gruppo”, presero contatti con la redazione del giornale che io rappresento per realizzare un servizio fotografico e giornalistico sul loro movimento. Alla proposta dei predetti noi aderimmo stabilendo che avremmo compensato il gruppo mediante la somma di lire quarantamila. Il 23 ottobre, infatti, una diecina di appartenenti al “22 marzo”  vennero nella nostra sede redazionale ed ivi venne messo a punto il servizio giornalistico e fotografico già in precedenza concordato con alcuni di essi. Quanto detto e fotografato nella circostanza di cui sopra, è stato interamente pubblicato nel numero 43 del “Ciao 2001” del 19 novembre corrente anno.

A.D.R. Effettivamente l’articolo del numero 43 del nostro settimanale e riguardante il “22 marzo”, inizia con la domanda: “E’ vero che voi avete nei vostri magazzini armi ed esplosivo per portare a termine atti terroristici contro le istituzioni?”. La domanda fu posta in tali termini per una esigenza giornalistica e non perchè il nostro giornale aveva avuto notizie in merito all’attività terroristica del gruppo. Il tono della stessa lascia effettivamente supporre che il giornale fosse in possesso di notizie a riguardo, ma io posso assicurare che nulla sapevamo e sappiamo e che la domanda fu posta nei termini sopra detto esclusivamente per dare all’articolo pubblicato un maggiore rilievo ed una maggiore incisività. Tengo, inoltre, a precisare che alla nostra domanda i giovani risposero esattamente quanto abbiamo pubblicato nel surripetuto numero, ossia negativamente.

A.D.R. L’idea di fare una domanda così precisa in merito ad un eventuale detenzione di armi ed esplosivi, venne a me e fu da me personalmente posta ai giovani, in quanto sulla scorta di notizie giornalistiche pubblicate nel corrente anno su settimanali e quotidiani di ogni tipo di estrazione politica, si era pensato che i vari gruppi del dissenso potessero effettivamente essere detentori di materiale esplosivo e di armi e, pertanto, responsabili dei vari attentati consumati nelle numerose città italiane. Mi permetto, però, di far rilevare, a conferma del fatto che la prima domanda fu fatta esclusivamente per esigenze giornalistiche, che la stessa domanda è quanto mai ingenua, poiché anche se i giovani avessero avuto materiale del genere e programmi terroristici, essi non  avrebbero mai pubblicamente confessato e fatto pubblicare notizie a riguardo.

A.D.R.  Non ricordo se durante l’intervista fatta ai giovani del gruppo “22 marzo” da parte di alcuno di essi venne detto o fatto cenno a qualche punto programmatico del loro movimento che potesse far capire il modo in cui essi intendevano condurre la loro azione politica, specie per quanto riguarda eventuali azioni od atti di violenza. Ricordo, comunque, che furono fatti discorsi quanto mai teorici ed in sintesi essi sono stati integralmente riportati nel nostro articolo pubblicato sul numero 43 del settimanale in questione datato il 19.11.1969.

A.D.R. Confermo tutto quanto sopra dichiarato e ribadisco che nessuna altra notizia, all’infuori di quelle pubblicate e riguardante il gruppo “22 marzo”, è pervenuta al nostro giornale ed, in particolare, al collaboratore Daniele Del Giudice.

A.D.R. Non ho altro da aggiungere.

Letto, confermato e sottoscritto

 

Verbale n.2

 

2 maggio 1970

Avanti il dott. : Ernesto Cudillo -.G.I. – con l’intervento del P.M. Dr. Occorsio

E’ comparso Sergio Marchetti

Quindi, opportunamente interrogato, risponde: Sono direttore responsabile della rivista “Ciao 2001” confermo integralmente le dichiarazioni da me rese alla Questura di Roma ed il contenuto dell’intervista pubblicata sul n.43 del predetto settimanale.

Produco inoltre, a richiesta della S.V., n.25 fotografie scattate il 23 ottobre 1969 in occasione della venuta in redazione del gruppo “XXII marzo; preciso che le persone indicate con le lettere A, B e C nella fotografia n.7 sono appartenenti alla nostra redazione; ugualmente le persone raffigurate nella foto n.17 sotto le lettere A e B sono rispettivamente il sottoscritto ed il giornalista Daniele Del Giudice che ha partecipato all’intervista.

A.D.R.: Il testo, che figura come una intervista fu in realtà predisposto su un foglio dattiloscritto dagli aderenti al gruppo e dagli stessi a noi consegnato.

Esibisco in visione la quietanza datata 23 ottobre 1969 relativa alla consegna della somma di £. 40.000 “quale compenso e autorizzazione a pubblicare le relative foto” a firma di Mario Michele Merlino.

Preciso inoltre che, in un primo tempo, i partecipanti alla intervista ebbero a fornire i loro nominativi, ma subito dopo vollero strappare il relativo fog1io.

 

indice generale

18 febbraio 2011

In questo Blog stiamo cercando di riportare alla luce la nostra storia, la nostra verità. Gran parte del nostro lavoro è rivolto a smantellare falsità o manipolazioni di giornalisti e autori  di destra o presunti “democratici” che vorrebbero riscrivere la storia in maniera revisionistica per addossarci colpe che non abbiamo e che addirittura sentenze definitive della magistratura hanno ufficialmente escluso.

Purtroppo – anche se in buona fede e senza volerlo – alcuni anarchici hanno contribuito con i loro scritti o le loro dichiarazioni a dare respiro politico a questa opera di disinformazione che cerca di accreditarsi come “storiografica”.

Poichè siamo nell’epoca dell’internet e tali articoli o dichiarazioni circolano in rete e possono essere ripresi e rilanciati in ogni parte del mondo, è evidente che non possiamo lasciare queste dichiarazioni e affermazioni senza una nostra risposta. Anche se questa viene a distanza di anni.

Gli “ex” aderenti ai Circoli 22 Marzo e Bakunin

Invitiamo i compagni che ebbero contatti o lavorarono con noi nel lontano ’69 a contattarci per aiutarci a ricostruire la storia di quella nostra breve esperienza politica.

NOTA:

Questo Blog non segue una linea retta nel suo percorso informativo ma è basato sul materiale che siamo riusciti a trovare in un determinato momento e che pensiamo possa dare una risposta circostanziata e documentata – oltre che quella di testimonianza diretta – su un determinato argomento.

I bottoni di “archivio”, “categoria” e “cerca” che si trovano sulla destra dello schermo permettono di accedere a tutto il materiale fino ad oggi pubblicato. Per semplificare ulteriormente la ricerca inseriremo qui sotto un indice per gli argomenti principali.

Recensioni al libro di Cucchiarelli “Il segreto di piazza Fontana


12 giugno 2009 IL SEGRETO DI PIAZZA FONTANA – approfondimento bibliografico di Aldo Giannuli

“Il segreto di Piazza Fontana” e il dibattito sul doppio stato: un intervento di Fabio Cuzzola, insegnante di italiano e latino nei licei

19 giugno 2009 Un’occasione persa. “Il segreto di Piazza Fontana” di Paolo Cucchiarelli di Francesco “baro” Barilli e Saverio Ferrari

Osservatorio democratico 10 febbraio 2010 – Cucchiarelli replica attraverso Facebook alla nostra nota – Gli rispondiamo punto per punto Saverio Ferrari

A rivista anarchica anno 39 n. 346 estate 2009 – Pinelli “vittima due volte” ma Valpreda bombarolo di Luciano Lanza

Giornali


5 maggio 2005 Un’altra bomba a piazza Fontana. I familiari delle vittime condannati a pagare le spese processuali di Barbara Fois

rivista anarchica anno 32 n284 ottobre 2002 ricordando Pietro Valpreda Ciao Peder! di Paolo Finzi

A Rivista Anarchica n. 9 1972 – Parla l’ultimo latitante Intervista con Enrico Di Cola

A rivista anarchica n.10 1972 – Di Cola sfida Occorsio

Paese Sera venerdì 9 gennaio 1970 – Fu Di Cola a orientare le indagini della polizia? (della serie: giornalisti e veline della Questura)

Umanita Nova 22 gennaio 1972 Lo Stato italiano accusato di strage. Enrico Di Cola dalla Svezia sfida la magistratura a chiedere la sua estradizione

Umanità Nova 27 novembre 1971 L’imputato Enrico Di Cola spiega i motivi della sua latitanza e accusa per la strage l’apparato statale

L’Europeo 13 aprile 1972 La mia fuga dall’Italia Enrico Di Cola Il primo cittadino italiano che ha ottenuto «asilo politico» in Svezia – di Sandro Ottolenghi

I nostri commenti


Quando la memoria tradisce – Risposta all’articolo di Paolo Finzi scritto per la morte di Pietro Valpreda (29/12/2010)

Commento n. 4 – La nostra risposta alle diffamatorie affermazioni del libro “Il segreto di Piazza Fontana” di Paolo Cucchiarelli sul compagno Enrico Di Cola

Commento n. 3 alle “verità” di Paolo Cucchiarelli. Sulla presunta stupidità degli anarchici e la ancor più presunta presenza di fascisti assieme a Valpreda al Congresso di Carrara del 1968 di Fabio Cuzzola (31 marzo 2010)

Commento n 2 Sulle “verità” del libro Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli – Ancora sulla presunta presenza di individui eterogenei di dubbia natura nel circolo 22 marzo

Commento n. 1 – Sulle “verità” del libro Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli – Sui presunti infiltrati nel circolo romano mai identificati. 27 novembre 2009

Risposta n. 2 a Giacomo Pacini sulla figura di Valpreda ed il fatto che egli non avrebbe mai preso apertamente le distanze da Merlino – Dal blog dei fans del libro di Cucchiarelli un piccolo botta e risposta tra Pacini e Di Cola 22/12/2009

Risposta n. 1 a Giacomo Pacini sulla figura di Valpreda ed il fatto che egli non avrebbe mai preso apertamente le distanze da Merlino – Dal blog dei fans del libro di Cucchiarelli un piccolo botta e risposta tra Pacini e Di Cola 22 novembre 2009

Della serie… il Cucchiarelli furioso – Dal blog dei fans del libro di Cucchiarelli un piccolo botta e risposta tra l’autore del libro e Enrico Di Cola 26 febbraio 2010

Falso d’annata, ovvero come ti riscrivo la storia. “Non sono una spia” La FALSA intervista a Enrico Di Cola del giornalista Cesare Tocci de “Il Giornale d’Italia” del 16/17 giugno 1970

Circolo 22 marzo


Messaggero 7 Dicembre 2009 – «non intendiamo essere associati a una strage di stato» la protesta dell’anarchico Roberto Gargamelli contro il libro di Paolo Cucchiarelli

9 luglio 2009 Lettera aperta di Enrico Di Cola (letta il 9 luglio 2009 da Roberto Gargamelli al Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa Nell’anniversario della morte di Pietro Valpreda)

libertaria anno 11 n 4 2009 Due del 22 marzo Parlano Roberto Gargamelli e Roberto Mander. Nel 1969 erano militanti del circolo romano di via del Governo vecchio – di Giulio D’Errico, Martino Iniziato, Fabio Vercilli e Matteo Villa

Umanità Nova 14-12-1997 – Frammenti di memoria romana. Intervista a Emilio Bagnoli e Roberto Mander, a cura di Enrico Ranieri

Umanità Nuova 29 Giugno 1997 – Strage di Stato e dintorni. Una testimonianza sul movimento anarchico a Roma all’epoca della Strage di Stato. Nostra intervista a Raniero Coari

Le vie del vento o le rivoluzioni sognate Cronache dalla Calabria 1968-1973 di Gaetano Luciano (sulla latitanza in Calabria di Enrico Di Cola)

Ciao 2001 n.43 del 19 novembre 1969 – Intervista/Documento collettivo prodotto dal circolo 22 marzo

 

Anarchici romani


Bollettino Archivio Pinelli n 12 – Aldo Rossi e Anna Pietroni

Bollettino Archivio Pinelli n 12 – Roma, 1974. Funerale di Aldo Rossi e Anna Pietroni

Pietro Valpreda


Pietro Valpreda, anarchico a Milano – Ancora su Valpreda e presunti rapporti con i fascisti, prima della nascita del circolo 22 marzo a Roma – Tratto da: Valpreda, processo al processo, di Marco Fini e Andrea Barbieri, Feltrinelli febbraio 1972

Pietro Valpreda, testimonianza di un compagno – da Il silenzio di Stato, a cura di Padova Comitato di Documentazione antifascista, Sapere Edizioni

14 Aprile 1970 Carcere di Regina Coeli Testo della lettera inviata da Pietro Valpreda alla Redazione di “Umanità Nova”

Pino Pinelli

Manifesto 12 dicembre 2009 – 40 anni fa la strage di Piazza Fontana. Parla Pasquale Valitutti.

28 novembre 2009 – da Republica – I 40 anni di dolore della vedova Pinelli “Non smetterò mai di cercare la verità”

6 febbraio 2009 Lello Valitutti Il testimone de “La notte che Pinelli”

Anarchici Reggio Calabria


A rivista anarchica N 274 estate 2001 Cinque anarchici del sud

FOTO:

Stiamo cercando di contattare (e dare un nome) ai compagni che giravano intorno ai circoli romani. Aiutateci se potete.

 

1969 Roma, sciopero della fame (25 sett. – 2 ott.) Amerigo Mattozzi “er mandrillo”, Pietro Valpreda, Leonardo Claps, “Mino” Cosimo Caramia

1969 Roma, sciopero della fame (25 sett. – 2 ott.) Giorgio Spanò, Enrico Di Cola, Pietro Valpreda, Leonardo Claps, Roberto Gargamelli, Francesco “Fefè” Montanari

Risposta n. 1 a Giacomo Pacini sulla figura di Valpreda ed il fatto che egli non avrebbe mai preso apertamente le distanze da Merlino – Dal blog dei fans del libro di Cucchiarelli un piccolo botta e risposta tra Pacini e Di Cola 22 novembre 2009

17 febbraio 2011

Risposta a Giacomo Pacini Lettera di Pietro Valpreda dal carcere del 14 Aprile 1970

Giacomo Pacini http://www.facebook.com/profile.php?id=1507934871

Ricercatore Storia Contemporanea. Ha scritto:

http://www.facebook.com/group.php?gid=111480141059

Di Cola, se posso permettermi una domanda; ma perché Valpreda, anche a Catanzaro, ha sempre continuato a difendere Merlino?
La mia risposta:

da Strage di Stato, APPENDICE I

1) lettera di Pietro Valpreda dal carcere
Testo della lettera inviata da Pietro Valpreda alla Redazione di “Umanità Nova” (85)

Carcere di Regina Coeli

14 Aprile 1970

Cari compagni,

vi accludo queste note che credo vi potranno servire, anche perché‚ vedo da “Umanità Nuova” che dovete spulciare notizie da altri giornali … Fatene l’uso che credete meglio. In carcere per ora, malgrado la grande repressione, vedo solo anarchici.

Saluti e anarchia.


Pietro

A più di cinque mesi dall’inchiesta precostituita dagli organi del sistema nei nostri riguardi, vorrei puntualizzare alcuni punti e renderne noti altri alla parte più sensibile e cosciente dell’opinione pubblica, anche se credo doveroso aggiungere che diversi organi di stampa, che ci hanno affiancati e che potrei chiamare innocentisti, hanno abbracciato tale tesi più ai fini di una certa strumentalizzazione politica che per amore di verità o di giustizia. Ed è un certo settore della stampa, che il buon senso ed il pudore mi impediscono di chiamare organi di informazione, servi obbedienti dei vari gruppi di potere più reazionari del sistema, che hanno gettato il fango, il livore, la menzogna, l’odio, la diffamazione, con articoli da trivio, diretti contro i morti, contro di noi ed i nostri familiari, amici e compagni, onde screditare, con noi, il movimento anarchico in modo specifico e di riflesso tutta la sinistra in generale; vista fallita la loro manovra di manipolazione e di discredito, con l’infantilismo politico che li ha sempre contraddistinti, da bravi servi striscianti e obbedienti, tacciono.

Dove la strumentalizzazione politica è stata subito palese, fu nel cercare di provare nell’insinuazione che il nostro “gruppo anarchico 22 Marzo” era un gruppo ibrido, con elementi di destra. Si avanzò addirittura l’ipotesi di una… simbiosi fra anarchici e fascisti (si scrisse che gli estremi si toccano) come se si potessero fondere e conciliare la libertà e la dittatura. Tutta questa strumentalizzazione, solo ed esclusivamente per la premessa che un componente del gruppo, di provenienza fascista, frequentava ancora, a nostra insaputa, i suoi ex camerati: pertanto la tanto decantata simbiosi si risolve ad un contatto che era a noi tutti sconosciuto.

Dove la strumentalizzazione politica è ancora più evidente, è nei termini in cui si attaccano gli organi inquirenti che conducono (inteso nel senso di… manovrare) l’istruttoria nei nostri riguardi: attacchi portati non nel senso che l’accusa cercherebbe ogni mezzo legale e illegale per incriminare degli innocenti, ma che agirebbe in questa maniera per tendere a colpire i mandanti; è una disquisizione sottile, ma di importanza fondamentale; si passa perciò sulle nostre teste (con una chiara manovra politica) ipotizzando che potremmo anche essere colpevoli, ma, che saremmo solo dei semplici… pazzi esecutori.

Questa istruttoria, precostituita ad arte, copre non solo i mandanti, ma gli esecutori, i finanziatori, gli artificieri ed altri palesi interessati e… interessi. Perché se si sostiene e si scrive che su tutta l’inchiesta vi sono dubbi, ombre che fu quantomeno affrettata, unidirezionale, precostituita dall’inizio, condotta avanti stancamente con il riconoscimento falso, la delegazione di spie, l’intimidazione di testi, e pure con un buon margine di illegalità; ora essendo gli organi inquirenti autori di tutto questo, essendo pertanto i medesimi perfettamente al corrente di aver potuto incriminare degli innocenti, ricorrendo all’artifizio, non vedo come possano risalire ai mandanti partendo da noi. Mi sembra perciò abbastanza palese e logico che stiamo facendo solo da capro espiatorio: non si è voluto arrestare questi… per non risalire a quelli; tranne che non sia un nuovo metodo di indagine arrestare degli innocenti per risalire ai colpevoli.

Tutti sono unanimi nel sostenere la necessità di fare luce completa… sulla oscura morte del compagno Pinelli: tutti concordi che il nocciolo, che il marcio della questione sta là, che non si saprà mai la verità sugli attentati dinamitardi di Milano e Roma se prima non si saprà la verità sulla caduta di Pino. Ma i responsabili… della caduta, sono ancora ai loro posti, nessuna misura è stata presa nei loro confronti, l’omertà è stata tale da dare dei punti alla stessa mafia; si è praticamente permesso che i sospettati svolgessero una specie di indagine su loro stessi. Non solo, si è pure permesso, e si permette tutt’oggi, che i medesimi partecipassero all’indagine nei nostri confronti (ora si sa come) proprio a loro, che allontanare da sé i pesanti dubbi e indizi che li devono dimostrare a qualsiasi costo e con ogni mezzo che sia Pinelli sia noi siamo colpevoli; solo provando questo troverebbe un certo credito la tesi del suicidio di Pinelli. Se Pino è innocente, loro sono colpevoli, non esiste alternativa, e in tal senso hanno agito, hanno diffamato e accusato un morto, con dichiarazioni e comunicati che si sono dimostrati, alla prova dei fatti, completamente falsi; hanno costruito la falsa deposizione e il falso riconoscimento di Rolandi nei loro uffici, ed in seguito caduti e scoperti i loro falsi, hanno gettato, levandoselo di tasca, un vetrino il quale avrebbe dovuto apporre la mia firma sugli attentati; ma anche il sunnominato vetrino, come è stato ampiamente dimostrato era in loro possesso da molti mesi prima degli attentati, anzi avevano chili di vetrini colorati, con ampie libertà di scelta. Si vede che di fronte alla legge democratica, uguale per tutti, i nostri integerrimi poliziotti sono più uguali degli altri cittadini italiani: perché se nella loro identica situazione con le prove, gli indizi, le contraddizioni e le assurdità che vi sono state nel loro operato e nelle loro dichiarazioni si fossero invece trovati quattro impiegati o quattro metalmeccanici sarebbero stati immediatamente incriminati e incarcerati.

Ma forse il passato di sbirro al servizio della dittatura fascista, in quel di Ventotene, dei camerata Guida e e le specializzazioni, acquisite nelle scuole dei gorilla della C.I.A del socialdemocratico Calabresi, sono una garanzia sufficiente, tale da sollevare loro ed i loro accoliti da ogni ulteriore sospetto. Forse la nostra situazione può anche dipendere in parte dal fatto che nè dietro, nè sopra di noi, abbiamo o notabili, o gruppi o altro che ci appoggino.

Nell’incriminare tutti i familiari miei, hanno veramente toccato il fondo, incriminazione effettuata in spregio ad ogni obiettiva valutazione, valutazione mai applicata nei nostri confronti, ma tale prassi nazista non è stata usata neppure nei processi imbastiti dai colonnelli fascisti greci, nemmeno loro erano arrivati ad un tale grado di efferata infamia. Prima di incriminare, avrebbero dovuto appurare l’unica prova reale, la mia macchina, prima di dare credito a delle chiacchiere da caffè, ed assurgerle a dogma, avrebbero dovuto effettuare la perizia sulla macchina ed avrebbero avuto la dimostrazione tecnica che il mezzo meccanico non avrebbe potuto effettuare un tragitto così lungo e nel tempo addebitatomi (due periti della FIAT si sono rifiutati di partecipare alla loro commedia). Il mio meccanico di Roma, ha dichiarato che la mia 500 si trovava in pessimo stato, che la coppa dell’olio perdeva, che non aveva il motore truccato. Se a loro non bastavano le circostanziate e precise deposizioni dei miei familiari, per onestà professionale avrebbero dovuto, prima di prendere una decisione, effettuare tale perizia e possiamo essere certi che se avessero avuto solo una probabilità che tale perizia potesse risultare a loro favorevole, l’avrebbero richiesta subito e non avrebbero atteso cinque mesi. Non hanno tenuto in alcuna considerazione le dichiarazioni a loro contrarie, e cioè testimonianze di diversi miei colleghi del Jovinelli, i quali deposero o di non avermi visto, il giorno in cui l’accusa mi contesterebbe il viaggio a Roma, o di avermi notato in epoca poco precedente, come io sostenevo e sostengo. Angelo Fascetti si recò due volte per testimoniare a mio favore, davanti al giudice Cudillo, ma non riuscì a farsi ricevere.(86) Il Fascetti sarebbe il giovane moro, notato con me al bar Jovinelli, il 13 o il 14 dicembre ‘69. Egli perciò voleva testimoniare quanto io sostenevo, che tale incontro avvenne diversi giorni prima di tale data, che i testimoni dell’accusa si erano sbagliati di data. A titolo di cronaca, debbo anche dire che uno dei tre testi dell’accusa, aveva alcuni contatti con la polizia, contatti che derivavano dal fatto che egli si interessava a procurare a terze persone, con una certa facilitazione e celerità, passaporti ed altri documenti.(87) Ermanna Ughetto, altro loro super teste (chissà poi perché tutti i testi dell’accusa sono super, quelli a difesa, o non sono credibili, o mentono, o vengono incriminati), colei che io avrei accompagnato a cena, in macchina, sempre la sera del 13 o del 14: dunque il loro ennesimo super teste, dopo gli attentati ai treni dell’agosto 1969. essendo una mia conoscente, fu interrogata diverse volte dalla polizia di Roma, subì diverse pressioni, fu minacciata che se non avesse collaborato e detto tutto ciò che sapeva su di me, le avrebbero reso la vita difficile tramite la squadra del buon costume.

Tale circostanza, l’affermò l’Ughetto medesima, in presenza di alcuni nostri comuni colleghi di teatro, i quali sicuramente potranno testimoniare in tal senso.(88)

Tralascerò di accennare alle pressioni che dovetti subire io. E’ però abbastanza sintomatico che tale teste abbia deposto quello che faceva comodo all’accusa ed in più ad oltre due mesi di distanza. Chiamai altri testimoni che potevano confermare le mie affermazioni, ma non mi risulta che siano stati citati. Accantonando le loro valutazioni sempre pregiudiziali, un fatto è positivo, io a Roma sarei stato visto prima in un bar e poi a un ristorante, questo è tutto, niente altro mi è stato contestato: pertanto il 13 e 14 dicembre scorso, io ero completamente libero di andare dove e con chi avessi voluto, non avrei commesso nessun reato a ritornare a Roma, con relativa cenetta a due, non sarei stato incriminato per questo; per quale assurda ragione avrei dovuto negare? (sono pure scapolo), che motivo avrei. avuto di crearmi un alibi a Milano in tal senso? Se mi fossi comportato come sostiene l’accusa. l’avrei dichiarato dall’inizio, era tutto nel mio interesse non dare adito a dubbio o altro. Invece tutto questo è solo un’altra prova che dimostra che ai miei moderni inquisitori non interessa per nulla la verità e la giustizia, ma solo riuscire a puntellare ad ogni costo con macroscopici indizi, le loro tesi da fantascienza. La loro manovra è servita solo ed esclusivamente ad incriminare un teste a mia difesa che diceva la verità, e cioè mia zia Torri Rachele.
Non potendo assassinare la verità di fronte, l’hanno colpita alle spalle, come è loro abitudine, questo e il loro contorto e viscido disegno cercano di dimostrare che i familiari di Valpreda possono aver mentito nei giorni 13 o 14 e di conseguenza potremmo sostenere che possono aver mentito anche il 12. Perché bisogna tener presente che mia zia conferma il mio alibi per il giorno 12, il quale non è per nulla in contrasto con le dichiarazioni dei testimoni del Jovinelli che riguardano invece il 13 o il 14… Anche qui l’accusa si è mostrata perfettamente coerente con i suoi metodi.

Passiamo ora al fantomatico deposito sulla via Tiburtina.(89) Deposito che consisterebbe in un buco. lo non sono responsabile di un sentito dire, o di una semplice dichiarazione fattami a voce che potrebbe risolversi solo in una chiacchiera, come in effetti avvenne. Sulla scorta di tale aleatoria affermazione, la polizia effettuò in mia presenza, un sopralluogo all’ottavo chilometro della via Tiburtina, nella notte dei 15 dicembre 1969. Tale sopralluogo dette esito negativo, ed in tale senso firmai un verbale negli uffici della questura politica: a tale riguardo vorrei precisare che la polizia affermò, abbastanza seccamente, che li avevo presi per i fondelli, che li avevo fatti girare a vuoto di notte, che li avevo condotti in un luogo dove io sapevo a priori che non vi era nulla, che loro non erano dei cretini e le solite frasi di circostanza che dicono tutti i poliziotti in tali situazioni. Poi invece diramarono ed allegarono agli atti un verbale di un commissario che aveva partecipato al sopralluogo notturno, in cui dichiarava di aver trovato un buco (allegata relativa foto del buco). Ora si cade nel ridicolo: sulla Tiburtina vi erano diversi buchi, me ne ricordo un paio, di cui uno quasi colmo di bottiglie vuote e di cocci di vetro. Sic.

La perizia balistica effettuata sui resti delle bombe, ha dimostrato che i congegni erano a tempo, con una specie di accensione a molla e per nulla a miccia: ma l’accusa strombazza su un pezzo di miccia reperito nell’abitazione di un compagno indiziato, e richiesta di perizia sulla medesima; (90) come dire che trovando un uomo colpito da una pallottola sparata da una rivoltella… effettuerebbe una perizia su di un coltello.

Ha fatto pure capolino lo spionaggio finché anche questo ennesimo bluff si è risolto con l’acclusione agli atti di… alcune poesie ed alcuni indirizzi di caserme, senz’altro reperibili su ogni guida telefonica.(91) Come sempre. l’insinuazione falsa è stata pubblicata a caratteri cubitali in prima pagina, e chiamiamola la smentita… due righe nelle pagine interne.

E vediamo per ultima la loro ulteriore scaltrissima mossa, che avrebbe dovuto, in parte, riuscire a puntellare e colmare in parte i loro vuoti e le loro ipotesi scaturite su premesse assurde: la cosiddetta perizia psico fisica nei miei, riguardi, onde appurare in primo luogo le mie capacità deambulatorie ed eventualmente giustificare l’assurdo… con la pazzia. Detta perizia è stata a me favorevole ed ha confermato la mia integrità psico-fisica: per cui eventualmente di tarate rimangono le sopraddette ipotesi e le loro origini. Ed è nuovamente sintomatico conoscere chi sia l’individuo che anche in questa circostanza avrebbe dichiarato che io soffrivo di crampi alle gambe.(92) Io frequentavo il sindacato ballerini e le regolari lezioni giornaliere di danza classica: decine di miei colleghi studiavano con me; il mio maestro da oltre un anno era Sabino Riva. Ebbene, tale dichiarazione l’accusa non l’ottenne da nessuno di loro, ma da un certo Andres, che aveva sostituito temporaneamente, negli ultimi tempi, il mio maestro. effettivo. Ora il sunnominato Andres è un profugo dell’Est, un rumeno il quale si trovava in Italia in una situazione precaria sia finanziariamente che legalmente, ed attendeva, fra l’altro, il visto d’ingresso negli Stati Uniti; ed è abbastanza strano che una parvenza di dichiarazione a loro favorevole sia stata rilasciata da un individuo che per la situazione sopraddetta, era idoneo ad essere maneggiato, a subire pressioni senza poter dire no, ed eventualmente ad altro. Un fatto è certo, che se il killer che effettuò la strage di P.zza Fontana usufruì veramente del taxi del super teste Rolandi, lo fece sapendo a priori che sarebbe stato ben coperto da alcuni organi, che non aveva nulla da temere a farsi riconoscere, perché un altro sarebbe stato riconosciuto e identificato al suo posto. Infatti si è dimostrato, con il suo comportamento, cinico, freddo, spietato, fors’anche paranoico… ma non un mongoloide mentale come a loro farebbe comodo.

Al rimanente dei compagni incriminati ingiustamente, non hanno potuto nemmeno contestare uno dei loro indizi fasulli; li hanno incriminati con delle supposizioni costruite su ipotesi: i compagni hanno alibi che li scagionano, non un solo indizio è emerso a loro carico: ma sono stati incarcerati perché così era stato deciso dall’alto, perché erano e sono anarchici. E gli organi inquirenti si sono affannati a indagare su chi pagava la pizza, su chi aveva contatti sessuali con una certa donna, su chi partecipava alle manifestazioni, come facevamo a pagare l’affitto della sede, in quale trattoria ci si recava a bere a Trastevere, chi scriveva sui muri, perché il tale non si è recato a un dato appuntamento, quanti gettoni occorrevano per telefonare a Milano. Non esisteva più la proporzione nè dei fatti, nè degli oggetti. A me personalmente sono arrivati a contestare pure due nomi di organi sessuali che avevano trovato scritti sul taccuino magnetico della mia macchina (era palese lo scherzo, non era nemmeno la mia grafia), sostenendo convinti che erano nomi convenzionali con cui si denominava… l’esplosivo. Qui siamo addirittura nella neurosi da sogno. Ma su tutti i loro interrogatori, che ho subito (credo di aver passato le 100 ore) dominava un interrogativo, la domanda sempre presente, ciò a cui premevano, perché si è ammazzato Pinelli? Sempre Pinelli… gli ipocriti.

Che la polizia avesse una spia nel gruppo, l’avevo non solo detto ma pure scritto diversi giorni prima degli attentati, però nè i compagni nè io eravamo riusciti ad individuarla.(93) Almeno su questo fatto assodato, non dovrebbero esistere speculazioni politiche di sorta, anche se ne sono state ventilate alcune. La spia non poté riferire nulla ai suoi degni padroni perché nulla vi era da riferire. La spia non riferì nulla, non perché non ne era al corrente, ma perché non vi era nulla di cui essere al corrente. Agì in seno al gruppo senza venire scoperta, fino al nostro arresto (e pure dopo) la polizia fu sempre al corrente di tutto, non solo dei nostri gesti, ma pure dei nostri discorsi: era al corrente della ragione di tale viaggio; e questo mi fu confermato da Improta, braccio destro di Provenza, lunedì 15 dicembre, quando fui tradotto da Milano a Roma, mediante un sequestro di persona. Appena giunto in questura mi interpellò con queste parole “Sapevamo, Pietro, che stamattina a Milano saresti andato al palazzo di giustizia per farti interrogare dal giudice Amati”. Non vi era proprio niente che loro non sapessero sul nostro gruppo.

Da quanto mi risulta, la polizia ebbe informazioni ben precise su quali erano le forze politiche da sorvegliare. La sinistra extraparlamentare era al corrente che vi era stata una riunione ad alto livello di estremisti di destra per azioni ben programmate, io ne accennai in una lettera all’avvocato Boneschi per cui un fatto del genere non potevano assolutamente ignorarlo.

Credo inutile ripetere a chi servivano le bombe, chi aveva interesse a gettare il discredito sulla sinistra, chi voleva spezzare le contestazioni, le rivendicazioni salariali, ecc., sono ormai argomenti detti, scritti e riscritti.

Come l’opinione pubblica ha potuto intravedere attraverso la cortina fumogena di falsità creata deliberatamente all’inizio dell’inchiesta, almeno una parte della verità, ne ha tratte subito le debite e logiche conclusioni: gli organi inquirenti di tali verità (e di molte altre) ne erano in possesso subito dopo i fatti di Roma e Milano, e poco tempo dopo. Hanno proseguito e proseguono in una direzione che sanno sbagliata. Perché?

NOTE:

(85) Chi è Pietro Valpreda? Per il “Secolo d’Italia” (19 dicembre) “una belva oscena e ripugnante, penetrata fino al midollo dalla lue comunista”; per “il Messaggero” (17 dicembre) “una belva umana mascherata da comparsa da quattro soldi”; per “La Nazione” (18 dicembre) “un mostro disumano”; per l’organo del PSU, L’”Umanità” (18 dicembre) “uno che odiava la borghesia al punto da gettare rettili nei teatri per terrorizzare gli spettatori”; per “Il Tempo” (18 dicembre) ” un pazzo sanguinario senza nessuno alle spalle”; ecc. Questo per la stampa di destra.

Per l’”Avanti!” (18 dicembre) è invece “un individuo morso dall’odio viscerale e fascistico per ogni forma di democrazia”; per “l’Unità” (19 dicembre) “un personaggio ambiguo e sconcertante dal passato oscuro, forse manovrato da qualcuno a proprio piacimento”.

Va detto, a parziale giustificazione dei due quotidiani di sinistra, che, subito dopo il suo arresto, da ambienti anarchici qualificati fu diffusa la notizia che da tempo si dubitava di lui: sul finire dell’estate al circolo Bakunin era giunta da Milano la segnalazione di tenerlo d’occhio. A quell’epoca alcuni anarchici milanesi del “Ponte della Ghisolfa” erano venuti a conoscenza del verbale d’interrogatorio di un loro compagno accusato degli attentati del 25 Aprile. Tra le varie domande rivoltegli dagli inquirenti una suonava presso a poco così: “E’ vero, come ci ha detto Valpreda, che una volta gli hai chiesto degli esplosivi?”. La cosa – con l’aggravante di una sospetta provocazione dovuta all’assoluta estraneità dell’anarchico ai fatti addebitatigli – venne segnalata a Roma. Solo a molti mesi di distanza, nel gennaio del ‘70, gli anarchici milanesi – venuti a conoscenza di un secondo verbale – scopriranno che si era trattato di un equivoco. Il verbale si riferiva all’interrogatorio di A.D.E., svoltosi subito dopo gli attentati del 25 Aprile. Vi compariva la frase: “Valpreda una volta mi disse che x gli aveva chiesto se conosceva il modo di procurarsi degli esplosivi”. La dichiarazione di A.D.E., personaggio ambiguo che già gli anarchici consideravano con sospetto, venne attribuita dagli inquirenti, nel corso delle contestazioni mosse da x, a Pietro Valpreda, ed iscritta a verbale. Un vecchio trucco della polizia, che comunque, in questo caso, fece nascere sul conto di Valpreda una “voce” che, mai efficacemente smentita, ha ingenerato equivoci anche tra i militanti di sinistra. Alcuni dei quali sono tuttora convinti che egli, opportunamente “manovrato” dall’apparato, sia davvero l’esecutore materiale della strage di Piazza Fontana.

Chi è Pietro Valpreda non sta a noi giudicare. In una vicenda che coinvolge profondamente la classe operaia e i militanti rivoluzionari del nostro paese di lui c’interessa il ruolo che occupa nel disegno reazionario complessivo: e, più in particolare – come già per Giuseppe Pinelli nel contesto dell’inchiesta e dell’istruttoria, che di esso sono parti organiche e inalienabili. Per questo, dal momento che si tenta – con un’ultima grottesca scappatoia – di farlo passare per pazzo, ci sembra opportuno allegare a questa contro-indagine un documento da cui – se non altro si può evincere che le facoltà mentali di Pietro Valpreda – come del resto le sue capacità deambulatorie – sono in perfette condizioni.

Questa lettera è uscita da Regina Coeli clandestinamente, scavalcando la censura carceraria.

(86) Angelo Fascetti, nell’Aprile del ‘70, è stato arrestato e incarcerato al termine di una manifestazione di solidarietà con Valpreda. I poliziotti lo hanno “selezionato” tra una ventina di altri anarchici presenti.

(87) Allude probabilmente a Armando Gageggi, un vecchio attore d’avanspettacolo che svolge questa attività per arrotondare la pensione.

(88) Esistono quattro testimonianze al proposito.

(89) L’esistenza del deposito di esplosivi fu segnalata alla polizia da Mario Merlino, il quale affermò di averne sentito parlare da Roberto Mander ed Emilio Borghese.

(90) La “miccia”, rinvenuta in casa di Roberto Mander durante una requisizione, è in realtà una di quelle cordicelle cerate che si usano per i “botti” di Capodanno.

(91) Allude al “quaderno musicale” sequestrato in casa di Enrico Di Cola, l’anarchico del 22 Marzo che, imputato di “associazione a delinquere”, ha preferito rendersi latitante. Su una pagina del quaderno erano stati segnati i nomi di alcune notissime basi NATO in Italia.

Quando la notizia fu comunicata alla stampa il quotidiano di sinistra “Paese-Sera” pubblicò un titolo a quattro colonne in prima pagina in cui si preannunciava, come probabile, un’inchiesta del S.I.D. in merito alla scoperta. Il 4 Gennaio 1970, dopo l’annuncio da parte del magistrato inquirente dott. Occorsio dell’incriminazione del Di Cola, il quotidiano dei M.S.I “Il Secolo d’Italia” scrisse: “Il passato criminale di Enrico Di Cola può essere sintetizzato nei seguenti punti:

1) andava spesso con Valpreda in pizzeria;

2) partecipò ad uno sciopero della fame davanti al Palazzo di Giustizia per protestare contro l’arresto di alcuni anarchici;

3) il pomeriggio dei 12 Dicembre ascoltò una conferenza nel circolo 22 Marzo.

Con simili prove il Di Cola può essere incriminato senza ombra di dubbio di concorso in strage o almeno di associazione a delinquere”.

(92) Com’è noto, subito dopo l’arresto di Valpreda e l’”uscita” del taxista Rolandi che dichiarò di averlo accompagnato davanti alla Banca dell’Agricoltura con la valigetta dell’esplosivo, fu diffusa immediatamente la voce dagli ambienti polizieschi che il ballerino era afflitto dal “morbo di Burger”. La malattia. che comporta la necrosi progressiva degli arti inferiori, lo avrebbe costretto a percorrere in taxi i 147 metri che separano l’edificio della banca dal punto dove Cornelio Rolandi afferma di averlo preso a bordo. I giornali scrissero che le malattia era “all’ultimo stadio”, che egli aveva già subito. “l’amputazione di varie dita dei piedi”, che di notte, in cella, “si rotolava gridando per il dolore agli arti inferiori”. Il 17 Dicembre “Il Messaggero” scrisse: “… minato dal morbo di Burger, che aveva stroncato le sue ambizioni di ballerino, Valpreda era un disperato che ha finito per trascinare e travolgere nel mostruoso disegno i compagni più giovani e inesperti”. Due persone – un anarchico che aveva partecipato con lui ad una marcia della pace di 70 km ed una, sua amica che aveva avuto occasione di osservarne poco tempo prima le dieci dita dei piedi – si recarono in questura per testimoniare ma gli dissero di ripassare. Un commissario della squadra politica, in vena di confidenze, disse ad un suo conoscente: “E’ una storia ridicola! Gli agenti che lo pedinavano tornavano in questura sfiancati”.

(93) Quando Valpreda ha scritto la lettera, il nome dei poliziotto Salvatore Ippolito “in arte” anarchica Andrea Politi non era ancora stato reso noto. In varie occasioni, parlandone con il proprio avvocato o nelle lettere spedite dal carcere ai compagni, egli aveva espresso il dubbio che all’interno dei “22 Marzo” si fosse infiltrata una spia anche se non era in grado d’identificarla. L’”anarchico di Stato” dirà invece di non esser stato in grado di segnalare i preparativi della strage perché Valpreda e C., sospettando di lui, lo avevano emarginato e tenuto all’oscuro. In realtà egli continuerà a frequentare il circolo fino alla vigilia degli attentati ed anche in seguito. Quanto alle sue dichiarazioni relative all’incontro del 14 dicembre con Emilio Borghese, durante il quale questi gli avrebbe “confessato” la propria responsabilità, va messo in rilievo il comportamento improvviso dei giovane che, dopo aver tramato stragi alle sue spalle, una volta placata la sete di sangue si sarebbe affrettato a restituirgli piena fiducia. In realtà l’Ippolito era riuscito a mimetizzarsi egregiamente, e, semmai l’unica cosa che i suoi superiori potrebbero imputargli è l’eccesso di zelo. Infatti – a parte le proposte di attentati che, spesso e volentieri, rivolgeva ai “compagni” del 22 Marzo – il 15 novembre, nel corso della manifestazione antimperialista che si svolse a Roma, due militanti del Movimento Studentesco lo disarmarono mentre. impugnando una sbarra di ferro, si accingeva a sfasciare la vetrina di un negozio di abbigliamento.

 

 

Quando la memoria tradisce – Risposta all’articolo di Paolo Finzi scritto per la morte di Pietro Valpreda (29/12/2010)

29 dicembre 2010

Quando la memoria tradisce

In questo Blog stiamo cercando di riportare alla luce la nostra storia, la nostra verità. Gran parte del nostro lavoro è rivolto a smantellare falsità o manipolazioni di giornalisti e autori  di destra o presunti “democratici” che vorrebbero riscrivere la storia in maniera revisionistica per addossarci colpe che non abbiamo e che addirittura sentenze definitive della magistratura hanno ufficialmente escluso.

Purtroppo – anche se in buona fede e senza volerlo – alcuni anarchici hanno contribuito con i loro scritti o le loro dichiarazioni a dare respiro politico a questa opera di disinformazione che cerca di accreditarsi come “storiografica”.

Poichè siamo nell’epoca dell’internet e tali articoli o dichiarazioni circolano in rete e possono essere ripresi e rilanciati in ogni parte del mondo, è evidente che non possiamo lasciare queste dichiarazioni e affermazioni senza una nostra risposta. Anche se questa viene a distanza di anni.

Nel caso che andremo qui ad esaminare vi è un aggravio di responsabilità da parte di chi ha fatto tali affermazioni in quanto, data la notorietà ed il prestigio di cui gode nel movimento anarchico, le sue parole hanno assunto valore di verità e sono tuttora riportate nelle pagine web di anarchopedia e riprese da siti anarchici di tutto il mondo. Con questo nostro intervento pubblico speriamo di fare chiarezza una volta per tutte ed auspichiamo che chi ha commesso tali errori provveda a correggerli.

L’articolo a cui ci riferiamo è quello intitolato Ciao Peder! scritto per la morte di Pietro Valpreda da Paolo Finzi, pubblicato su A rivista anarchica n 284 dell’ottobre 2002 (che pubblicheremo in modo integrale contemporaneamente a queste nostre note).

In esso fra l’altro si legge:

[Valpreda] …Intorno al ’68 dà vita, con altri più giovani compagni, ad un gruppo anarchico, scegliendo come nome la data dell’inizio del movimento di lotta francese: il 22 marzo. Il gruppo è caratterizzato da posizioni spacca-tutto e da un linguaggio incendiario: me li ricordo bene quando in piazza Duomo, durante un corteo nel ’69, gridano a squarciagola “Bombe, sangue, anarchia” e noi – militanti e simpatizzanti del circolo anarchico “Ponte della Ghisolfa” (con sede, allora, in piazzale Lugano, nel quartiere periferico della Bovisa) – sovrapponiamo con la stessa cadenza e con voce ancora più forte “Malatesta, Cafiero, Bakunin”. Cercando di evitare che la gente senta simili bestialità.”

Il Circolo 22 Marzo nasce a Roma nel novembre del 1969 e quindi retrodatare di un anno tale nascita non può che creare confusione. Confusione che diviene  totale quando Finzi tira fuori addirittura un suo “ricordo” personale, una sua testimonianza, in cui avrebbe visto i militanti del 22 marzo… sfilare ad una manifestazione a Milano gridando a squarciagola “Bombe, sangue, anarchia”!!!

E’ certo che nessuno di noi del 22 Marzo partecipò a cortei a Milano nel 1969, a meno che per  “cortei” non si voglia intendere la contemporanea presenza di tre compagni del circolo – Valpreda, Gargamelli e Di Cola – che andarono a Milano intorno al 7/8 ottobre ’69 assieme al compagno milanese Leonardo Claps al termine dello sciopero della fame di Roma. La visita aveva lo scopo di portare la loro solidarietà al compagno Michele Camiolo che stava continuando il suo digiuno di protesta davanti alla Camera del Lavoro di Milano. In quella occasione vi furono solamente incontri individuali tra compagni, ed una partecipazione ad una assemblea alla Statale, assieme a compagni anarchici milanesi, per sostenere i compagni a cui i leaderini della Statale volevano impedire di prendere la parola.

Finzi poteva evitare questo svarione non affidandosi esclusivamente alla sua memoria  (in questo caso sicuramente difettosa) ma chiedendo la testimonianza se non altro di Gargamelli che era ed è ancora facilmente reperibile.

Vale la pena di aggiungere un altro episodio: l’incontro tra Pinelli e Valpreda davanti alla Camera del Lavoro.  Da qualche tempo circolavano voci su Valpreda, e quindi quando Pino arrivò col termos del caffè per tutti, Pietro ne approfittò per chiarire la sua posizione messa in dubbio da queste voci incontrollate, fatte circolare ad arte da polizia e infiltrati come in seguito sapemmo.

Pinelli e Valpreda parlarono anche delle posizioni politiche del 22 marzo che sembravano a Pino troppo radicali. Pietro spiegò l’indirizzo politico che si era dato il circolo, cioè entrare nel vivo delle lotte, portare nei contesti le nostre idee per farle meglio conoscere e capire attraverso  l’intervento diretto. Parlarono anche della denuncia per il volantino anticlericale e del processo che Pietro avrebbe dovuto subire a breve.

Al termine dell’incontro – a una parte del quale era presente anche Gargamelli – alla domanda di Valpreda se tutto fosse stato chiarito, Pino rispose che “tutto è chiarito, non ci sono più problemi”. Un abbraccio finale sigillò la ritrovata armonia tra i due.

Prosegue Finzi:

“…Per questo loro modo di presentarsi e per l’estrema “apertura” del loro gruppo (predestinato ad ogni tipo di infiltrazione e provocazione), Valpreda ed i suoi compagni sono guardati male dal movimento anarchico (variamente) organizzato.”

Sulla questione del nostro “modo di presentarci” e della nostra “estrema apertura” che ci avrebbe reso permeabili ad infiltrazioni e  provocazioni, torneremo in maniera più dettagliata in un prossimo futuro. Per il momento vorremmo ricordare che gli anarchici di Milano non furono meno immuni da tali rischi  di quanto lo fummo noi. Basta pensare alla presenza nei loro circoli in quegli anni di personaggi come il “sosia” di Valpreda Nino Sottosanti, noto anche come ‘’Nino il fascista’’ o di Enrico Rovelli (nome d’arte Anna Bolena), confidente dell’ufficio affari riservati e del commissario Calabresi, scoperto solo nel 1975 quando lui stesso ammise questo suo ruolo  in un verbale di interrogatorio. Sarebbe bene dunque che anche  questa leggenda metropolitana su di noi terminasse una volta per tutte.

Che il movimento anarchico ‘’variamene organizzato’’ ci guardasse male è un’altra affermazione non vera e che andrebbe eventualmente contestualizzata. La presenza del Circolo 22 marzo, nelle persone di Pietro Valpreda, Emilio Bagnoli ed Enrico Di Cola, al congresso della FAGI a Carrara e poi al Convegno GIA ad Empoli il 2 novembre del 1969 ci sembra che dimostri ben altra verità. A Carrara non solo eravamo presenti ma prendemmo anche la parola!

La realtà dei fatti è che qualche tempo prima da Milano erano arrivate voci su Valpreda, a causa di un verbale in cui si mettevano in bocca a Pietro cose che non aveva mai detto. Il verbale era stato estorto con minacce e percosse dai soliti noti questurini di Milano ad un giovanissimo compagno. Incontrammo questo compagno a Carrara e ci raccontò, quasi in lacrime e chiedendo scusa a Pietro, cosa avevano scritto i poliziotti sul verbale che gli avevano fatto firmare e come da questo i compagni della Crocenera di Milano avessero dedotto che Valpreda andava in giro a raccontare frottole che potevano diventare provocazioni verso il movimento.

Andammo poi ad Empoli, non solo perchè alcuni compagni del nostro circolo erano vicini alle posizioni dei GIA, ma soprattutto per chiarire questa vicenda con Pino Pinelli. Qui, dopo il famoso episodio del cucchiaino lanciato durante il pranzo da Valpreda per attirare l’attenzione di Pinelli, vi fu un lungo incontro tra i due in cui Pietro spiegò a Pino la sua totale estraneità a quello che era riportato nel verbale di polizia e gli raccontò della confessione che avevamo ricevuto dal giovane compagno che con il suo verbale aveva causato tali voci e sospetti.

Anche questo incontro – di cui Di Cola è stato testimone – terminò con un abbraccio tra i due.

Secondo Finzi

“… A Roma commettono in quei mesi una grave scorrettezza, mettendo su di un loro volantino antimilitarista, infarcito di espressioni… da denuncia, non il proprio indirizzo, ma quello della sede anarchica di via dei Taurini, punto di riferimento del movimento anarchico organizzato e sede della redazione del settimanale Umanità Nova. “

Anche questa ricostruzione è in parte falsa ed in parte inaccurata.

L’episodio a cui si riferisce Finzi risale all’autunno del 1969, quindi prima della nascita del 22 Marzo, quando ancora svolgevamo la nostra militanza all’interno del circolo Bakunin. Scrivemmo un volantino antimilitarista, firmato “Gruppo Durruti”,  in cui mettemmo come indirizzo in cui era stato ciclostilato quello dell’allora nostro circolo, appunto il Bakunin di via Baccina (e non certo via dei Taurini!!). Il contenuto del volantino non piacque ad alcuni compagni “storici” del Bakunin e quindi noi per evitare polemiche strappammo la riga con l’indirizzo e lo distribuimmo tagliato. Non commettemmo dunque alcuna scorrettezza.

Scorrettezza è scrivere di cose che non si conoscono.

Scrive ancora Finzi:

“…A Milano, nel marzo 1969, Valpreda con altri due giovani compagni pubblica il ciclostilato Terra e libertà in cui tesse l’elogio di Ravachol, discussa figura di anarchico dinamitardo di fine Ottocento. Ce n’è abbastanza perché i militanti li tengano a distanza. A Milano Valpreda viene allontanato dal “Ponte della Ghisolfa”. Idem a Roma, dove i compagni della FAI – quelli di via dei Taurini – fanno capire alle “teste calde” del 22 marzo che “non è aria”.

Questo passaggio dell’articolo di Finzi, scritto per altro molti anni dopo i fatti, è decisamente fuorviante in quanto sembra attribuire quell’iniziativa al circolo 22 Marzo. Ma nel marzo del ’69 Valpreda viveva ancora a Milano, nessuno di noi a Roma lo aveva ancora incontrato ed il ciclostilato in questione lo fece con dei compagni di Milano.  

Purtroppo Valpreda è morto per cui non ci è possibile dire se venne o meno “allontanato”  dal “Ponte della Ghisolfa” come Finzi sostiene, ma i compagni Di Cola e Gargamelli possono testimoniare come ancora a novembre del ’69 Valpreda fosse accolto con calore dai compagni di questo circolo.

Sulla situazione di Roma possiamo invece essere più precisi. Ad essere allontanato dal circolo Bakunin non fu Valpreda o noi del 22 marzo bensì solamente Merlino per il suo passato fascista. Della sua  conversione – a buona ragione – i compagni del Bakunin non si fidavano. Anche dopo la scissione dal Bakunin e la creazione del nostro circolo,  molti di noi seguitarono a passare per il Bakunin a salutare e parlare con i compagni.

A riprova di quanto asseriamo vogliamo ricordare che ancora  il 6 dicembre (episodio agli atti del processo) alcuni di noi parteciparono ad un incontro dei gruppi libertari romani – che si svolse all’interno dei locali del Bakunin – e che in tale occasione un nostro compagno, Emilio Bagnoli, rappresentò le posizioni del nostro circolo.

Finzi prosegue:

Quel che mi preme sottolineare è che con il suo comportamento Pietro Valpreda – che di quell’ambiente un po’ folkloristico è il più “anziano”, l’unico non ragazzino – attira su di sé l’attenzione interessata delle forze repressive, che in quei mesi si attivano per inserire un loro uomo (il poliziotto Salvatore Ippolito) in quel gruppetto, un cui altro membro (Mario Merlino) è stato per anni un attivista neo-nazista e, pur avendo abbandonato i camerati per “abbracciare la causa anarchica”, mantiene rapporti con boss del livello di un Pino Rauti.

Anche a noi preme sottolineare qualcosa. Valpreda non attira l’attenzione su di se per i discorsi che avrebbe fatto con noi a Roma. Da mesi, lui – come Pinelli – era nel mirino del commissario Calabresi che aveva cercato di coinvolgerlo negli attentati del 25 aprile alla Fiera di Milano ed ai treni.

E qui vogliamo toglierci un altro sassolino dalla scarpa.

Il poliziotto Salvatore Ippolito era stato  infiltrato nel circolo Bakunin almeno dall’inizio del luglio ’69 (ma forse addirittura dal maggio-giugno). Ciò è emerso dai suoi verbali di interrogatorio e da quelli del suo diretto superiore il commissario Domenico Spinella, oltre che dagli atti del processo di Catanzaro. Lo scopo era  seguire i movimenti  del compagno Ivo Della Savia (fratello di Angelo incarcerato ingiustamente per gli attentati del 25 aprile) quando questi da Milano si era trasferito a Roma.

Possiamo quindi affermare senza tema di smentita (tutto si trova agli atti) che molti di noi  conobbero il poliziotto alle riunioni del Bakunin e quindi abbassammo “le difese” proprio per questo. Se lo accoglieva il Bakunin perchè avremmo dovuto diffidare noi? Quindi si tratta di “un’eredità” più che di un nuovo acquisto.

Anche sul ruolo del fascista e infiltrato Mario Merlino, per il momento ci preme sottolineare come fosse stato impossibile per noi – e per tutti gli altri d’altronde – sapere che manteneva contatti con i suoi ‘’ex’’ camerati. Detto questo vorremmo anche ricordare che prima di noi si era già infiltrato in alcune organizzazioni marxiste leniniste dalle quali era stato poi allontanato come provocatore, ma senza che tali organizzazioni provvedessero (per vergogna?) a denunciarlo pubblicamente.

Diversi di noi sono stati testimoni di interventi di Merlino in varie assemblee del movimento studentesco romano, senza che alcuno intervenisse per cacciarlo a pedate. Anche qui: se poteva parlare in assemblee pubbliche del movimento,  perchè noi avremmo dovuto dubitare della genuinità della sua “conversione” ?

Dopo il 12 dicembre tutto cambia e molte cose vengono alla luce. A quel punto fu facile per la sinistra, anarchici compresi, seppellirci nella merda.

Commento n 2 Sulle “verità” del libro Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli – Ancora sulla presunta presenza di individui eterogenei di dubbia natura nel circolo 22 marzo

17 dicembre 2009

Commento n 2

Commenti e note in ordine sparso alla “verità” di Paolo Cucchiarelli

a cura di Enrico Di Cola

https://stragedistato.wordpress.com/

A pag. 28 Cucchiarelli scrive

Gli anarchici del Circolo «22 Marzo» (Roma)

Pietro Valpreda, una volta a Roma, fu allontanato a forza anche dal «Bakunin», principale circolo anarchico della capitale. Si riunì allora nel gruppo «22 Marzo» insieme a una decina di altri giovani. Tra i componenti, c’erano anche individui eterogenei di dubbia natura: il co-fondatore Mario Merlino, fascista ridipinto di rosso dopo un viaggio nella Grecia dei colonnelli, un finto anarchico (in effetti un poliziotto in incognito), un fascista che teneva conferenze sul dio Mitra. Tra gli aderenti, anche Stefano Serpieri, fascista informatore del SID, il servizio segreto militare italiano.

Nella nota 147 pag 663, leggiamo “Un bel libro scritto da Aldo Giannuli e Nicola Schiavulli, Storia di intrighi e di processi. Dalla strage di piazza Fontana al caso Sofri, Edizioni Associate, Roma, 1991, sostiene che tra gli uomini che “ronzavano attorno a Pinelli” c’era, oltre a Sottosanti, anche Stefano Serpieri, il fascista informatore del Servizio informazione difesa vicino al circolo “22 Marzo” in cui militava Valpreda.

Uno dei punti forti su cui si regge la tesi accusatoria di Cucchiarelli è che il 22 Marzo era un micro gruppo ibrido composto da fascisti e anarchici con qualche innesto dei servizi segreti e della questura.

E’ a tutti noto, che in effetti subimmo la doppia infiltrazione del poliziotto Salvatore Ippolito e del fascista Mario Merlino. In altra occasione magari torneremo sul punto delle infiltrazioni che in quegli anni colpirono tutta la sinistra, nessuno escluso (dal Pci ai gruppi M-L) e che non furono una prerogativa degli anarchici come si tenta ancor oggi di far credere.

Quel che qui mi preme sottolineare è che nel circolo 22 Marzo oltre ai due personaggi di cui sopra (Merlino-Ippolito), non vi erano altri “individui eterogenei di dubbia natura”.

Il “fascista che teneva conferenze sul dio Mitra”, cioe Antonio Serventi, NULLA aveva a che fare con il nostro circolo. Come è arcinoto e appurato, la conferenza del 12 dicembre doveva essere tenuta al circolo Bakunin, ma fu spostata – la sera precedente – al 22 Marzo in quanto all’ultimo momento il Bakunin non aveva concesso la sala. Serventi tenne quindi un’unica conferenza semplicemente perchè– essendo noi contrari ad ogni tipo di censura – acconsentimmo a che si tenesse nei nostri locali nonostante il tema non fosse certo di grande interesse per noi.

In quanto a Stefano Serpieri, fascista informatore del SID, il servizio segreto militare italiano, nessuno di noi lo ha mai visto o conosciuto (fortunatamente!) e quindi, dopo aver verificato anche con tutti gli ex compagni del 22 Marzo – affermo che Stefano Serpieri MAI ha aderito o MAI ha frequentato il nostro circolo.

Commento n. 1 – Sulle “verità” del libro Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli – Sui presunti infiltrati nel circolo romano mai identificati. 27 novembre 2009

27 novembre 2009

22 novembre 2009

 

Commento n 1

Commenti e note in ordine sparso alla ‘’verita’’’ di Paolo Cucchiarelli
a cura di Enrico Di Cola
http://stragedistato.blogspot.com/A p. 318 Cucchiarelli scrive
“ Valpreda certo si era fidato di tanti amici. C’era chi offriva questo, chi quello: tutto sembrava possibile allora, a portata di mano, realizzabile e facile. Troppo facile. Il giro non era affatto fidato. I fascisti infatti seguivano da vicino tutta la preparazione dell’operazione, tramite Mario Merlino e altri infiltrati nel circolo romano, mai identificati. Tra questi c’era un certo Fefè, un certoD.; nel gruppo, dopo la strage, si indicò anche un certo F., anch’egli legato a filo doppio a Merlino. C’era il greco Cristus, esponente fascista dell’ESESI, l’organizzazione degli studenti greci in Italia che sosteneva il regime dei colonnelli. E poi a Milano, c’era la commistione con i maoisti e nazi-maoisti che inquinava i gruppi neo anarchici e marxisti-leninisti “Risposta:
Aumentando il numero delle bombe devono aumentare i bombaroli e se possibile anche il numero di infiltrati fascisti. Qui Cucchiarelli fa delle dichiarazioni estremamente gravi senza peraltro portare la benchè minima prova di quanto sostiene. Non vi sono infatti note o richiami a documenti e quindi dobbiamo dedurre che ci troviamo di fronte a farina del sacco dello scrittore stesso.
Da dove ricaverebbe il signor Cucchiarelli la presenza di altri infiltrati “mai identificati” nel circolo romano non è quindi dato sapere. Certo è che gli servono (altrimenti le bombe romane chi le ha messe?)
Così tra questi fantomatici infiltrati ci sarebbero stati un certo Fefè, un certo D. e anche un certo F.
Ora un Fefè c’era sicuramente tra di noi: si trattava di un compagno romano molto attivo e conosciuto nel movimento. Un compagno mai stato fascista e tantomeno infiltrato tra di noi. Secondo alcuni sarebbe morto alcuni anni fà e quindi non potrebbe difendersi oggi da questa odiosa accusa per cui lo faccio io per lui.
Riguardo ai certi “D.” e “F” , – iniziali che non dicono nulla e dietro le quali si potrebbe nascondere di tutto …o il niente totale – per essere un minimo credibile Cucchiarelli avrebbe dovuto fare almeno dei nomi. Usare due iniziali e’ un modo vile di insinuare, mettendosi anche al riparo da eventuali contestazioni.
Ma dove la fantasia di Cucchiarelli tocca le vette del ridicolo è quando dal suo cappello magico tira fuori perfino un fascista greco… “Cristus”!
Il “greco Cristus” di cui parla Cucchiarelli in realtà era un italianissimo compagno (Roberto Giuliani) come risulta anche agli atti e nella sentenza di Catanzaro (Capitolo XLIII, La conferenza “truccata”, pag. 982). Insomma un ennesimo tarocco costruito dal Cucchiarelli per puntellare la sua verita’ sulla strage.