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1969 12 19 Tempo – Una fossa per tutti

26 ottobre 2015

1969 12 19 Tempo - Una fossa per tutti

Una fossa per tutti

 

Un ebdomadario scandalistico, il solito Espresso, esce con un titolo sesquipedale che parla di complotto neofascista. Perché uno o due, o tre o quattro, degli «anarchici individualisti» indiziati o accusati della strage di Milano, sono passati, nella loro breve e turbolenta esistenza, anche per un partito o gruppo di destra che vien detto dai comunisti, e in generale dalle sinistre, «fascista» o «neofascista». Come si vede, tutte le occasioni sono buone, anche quella tragica di Milano, per abbandonarsi all’orgia delle parole vuote di senso e di contenuto, ed alle speculazioni più ciniche.

Come si fa a definire «neofascista» il complotto degli «anarchici individualisti» coinvolti negli attentati di Milano e di Roma? A restare solamente sui nomi di questi giovani (dai diciassette ai trenta anni), si vede chiaramente che essi hanno fatto tutte le esperienze politiche, tutte purché estremiste. Dei meno giovani si può dire che sono stati estremisti di destra o di sinistra, quasi tutti certamente borghesi, e quindi ad un tempo comunisti e fascisti, maoisti e marxisti-leninisti, guevaristi e cohnbendittiani e dutschkiani. Insomma hanno inalberato tutte le bandiere della cosiddetta protesta giovanile. Ed è chiaro che di frustrazione in frustrazione, di dissidenza in dissidenza, lo sbocco di questi sventurati è sempre l’anarchismo.

A voler speculare politicamente su questa massa informe o multiforme di deviati, noi potremmo parlare di «complotto comunista» con gli stessi argomenti e la stessa autorità che sostengono il «complotto neofascista» dell’Espresso. Ma noi ci siamo astenuti da una speculazione del genere, perché in ogni caso, oltre che inopportuna, sarebbe stata fin troppo facile e cretina. Come cretino è il tentativo ampiamente orchestrato dalla stampa di sinistra per risolvere gli attentati di Milano e di Roma in un complotto fascista. Insomma, l’ossessione delle sinistre, e non solo delle sinistre, è il 1922: esse non vedono, e tremano verga a verga, altro pericolo per la loro democrazia che le «camicie nere», la «marcia su Roma», le quadrate legioni, e la mascella non meno quadra di Mussolini. La sensibilità democratica di questi terribili progressisti è ferma a cinquant’anni fa. E quindi non vedono, o fingono di non vedere, quali sono i caratteri spaventosamente negativi della società moderna, e quali tremendi e nuovissimi pericoli ne derivano per la nostra democrazia. (Ché se volessimo seguirli in questa impietosa ricerca delle ombre, potremmo trovare del fascismo persino nelle radici dell’Espresso.).

Non si rendono conto, per esempio, che gli otto o tredici o non sappiamo quanti accusati e indiziati della strage di Milano costituivano una massa plastica di suggestionabili, ricattabili e plagiabili: drogati, invertiti, frustrati, sradicati, menomati, pronti a tutti gli eccessi e a tutte le mercedi. Essi non sanno (eppure in argomento c’è una immensa letteratura documentaria), che la guerra e la rivoluzione moderne le fanno le «potenze occulte» che non corrispondono mai ad una determinata superpotenza o potenza ufficiale, o ad un determinato partito politico. E la tecnica della guerra e della rivoluzione lavora appunto con i Valpreda e con tutti i deboli e sradicati come lui.

Quando noi diciamo che la individuazione degli esecutori materiali degli attentati di Roma e di Milano, non può bastare, non può soddisfare la pubblica opinione, esprimiamo un’opinione responsabile. Il punto da risolvere è molto più vasto e profondo. Si tratta di risalire alle fonti politiche, agli istigatori o promotori occulti del terrorismo in Italia. Chi ha interesse a determinare il disordine e l’anarchia nel nostro Paese? chi ha interesse a stroncare l’espansione dell’economia italiana? Lavorate con la fantasia, per rispondere a queste domande; con quella fantasia che è una tecnica di ricerca. E poi, nell’interesse di tutta la democrazia (diciamo proprio tutta), bisogna a qualunque costo risanare la palude melmosa nella quale possono perdersi i nostri figli minorenni, dalla quale è uscita la strage di Milano, che si presta, in ogni momento, alle più torbide pesche.

 

1969 12 19 Tempo – Ad ogni contrarietà esclamava: «Bisogna mettere una bomba». di Danilo Maestosi

26 ottobre 2015

1969 12 19 Tempo - Valpreda ad ogni occasione esclamava

Come Pietro Valpreda è ricordato da chi lo conosceva

Ad ogni contrarietà esclamava: «Bisogna mettere una bomba»

di Danilo Maestosi

 

Alla televisione aveva sempre incontrato difficoltà, dal giro delle grosse compagnie di rivista, dopo aver lavorato con Wanda Osiris, Carlo Dapporto e Walter Chiari, era stato a poco a poco escluso, anche i ballerini professionisti, pur senza negargli saltuari appoggi, avevano rifiutato sempre di iscriverlo nei quadri della LABCI, la loro organizzazione sindacale: a Pietro Valpreda, il terrorista anarchico, responsabile dell’eccidio di Milano, non era rimasta altra via per «rimediare» qualche giorno di paga che tornare a bazzicare il mondo dell’avanspettacolo. Quel mondo nel quale aveva cominciato a fare i primi passi debuttando nelle caves milanesi e prendendo parte ad una serie di piccoli «show» sulle ribalte di cinemetti alla periferia del capoluogo lombardo. A Roma, nei suoi sempre più frequenti e lunghi soggiorni aveva così naturalmente preso a frequentare i corridoi, i camerini e le quinte del «Volturno» e dell’«Ambra – Jovinelli», dove aveva stretto contatti e conoscenze nella speranza di rimediare qualche particina e ottenere qualche prestito.

Allo «Jovinelli» Pietro Valpreda aveva lavorato negli anni scorsi, prima di sottoporsi alla difficile operazione allo stomaco che aveva debilitato il suo fisico, togliendogli ogni possibilità di proseguire dignitosamente la sua carriera. Per un certo periodo di tempo era anche riuscito ad entrare nella compagnia di Armando Panella, portando in giro per i teatrini della provincia con una piccola troupe di ballerine e macchiettisti uno spettacolo dal titolo «Baraonda di donne».

Ad imporlo nel «cast» era stata la soubrette del gruppo, Patrizia con il quale aveva mantenuto per circa due anni una intima e piuttosto burrascosa relazione. Conclusa questa parentesi sentimentale era tornato a spasso, ma aveva continuato a frequentare il «giro» dell’avanspettacolo.

Negli ultimi mesi si era legato con un’altra ballerina, Ermanna River, attualmente ricoverata al S. Giovanni per complicazioni broncopolmonari.

Così aveva serbato intatto quell’esile cordone ombelicale, che ancora lo legava allo spettacolo e gli lasciava aperto uno spiraglio, di lavoro, l’ultimo che gli restasse dopo la sua esclusione dalla televisione.

Allo «Jovinelli» e al «Volturno» quindi continuava a far capo, anche se sempre più soltanto per chiedere qualche aiuto e qualche piccola «sovvenzione». Là era tornato domenica scorsa, due giorni dopo il tragico attentato di Milano, girando come un disperato nell’atrio e nei camerini alla ricerca di un migliaio di lire. «Mi servono per fare benzina» aveva detto alla mascherina, che impietosita gli aveva concesso quel misero finanziamento.

Di soldi lui era sempre in cerca. E quando non aveva una lira in tasca cominciava ad inveire con rabbia contro tutti, contro la società, contri il governo. «Bisognerebbe mettere una bomba sotto il Parlamento» – diceva spesso, sibilando tra i denti -. « Bisognerebbe farlo saltare in aria questo maledetto paese. Metterlo a ferro e fuoco». Sembravano soltanto sfoghi di rabbia, nessuno dei suoi conoscenti gli ha mai dato peso.

La bomba però Pietro Valpreda l’ha fatta esplodere davvero, pagando con il prezzo di quattordici morti ed un centinaio, di feriti, il definitivo criminale riscatto dalla sua frustante ambiguità.

 

1969 12 19 Tempo – Valpreda Era stato scritturato per «La forza del destino»

26 ottobre 2015

1969 12 19 Tempo - Valpreda era scritturato

il ballerino dinamitardo

Era stato scritturato per «La forza del destino»

Doveva debuttare a Cagliari nell’opera di Verdi in cartellone dal 30 dicembre all’11 gennaio – Sospesa la replica di oggi in TV dello spettacolo «Stasera con…» nel quale appariva il terrorista Pietro Valpreda

 

Il ballerino dinamitardo Pietro Valpreda, accusato di essere il responsabile della strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano, avrebbe dovuto partecipare quale ballerino di fila alla stagione lirica cagliaritana, organizzata dall’istituto dei concerti e del teatro lirico. Il ballerino, che attualmente si trova recluso nelle carceri di Regina Coeli, era stato scritturato, insieme a numerosi altri ballerini, con impegno contrattuale dal 30 dicembre 1969 all’11 gennaio 1970. Pietro Valpreda, che verrà ora sostituito, avrebbe dovuto partecipare come ballerino di fila alle tre rappresentazioni della «Forza del destino», di Verdi, in programma a Cagliari il 4, 8 e 11 gennaio. Il ballerino anarchico aveva firmato il contratto che lo lega allo istituto dei concerti e del teatro lirico di Cagliari, con una paga giornaliera di undicimila lire, e lo aveva spedito per le ulteriori formalità a Cagliari. Secondo quanto ha precisato l’addetto stampa della stagione lirica cagliaritana, alla pratica di Pietro Valpreda mancava il cartellino dell’ufficio del lavoro, nel quale sono indicati i dati anagrafici del lavoratore dello spettacolo che viene assunto.

Pietro Valpreda non comparirà neppure in TV, come a suo tempo, prima del tragico attentato era stato previsto. La replica del programma registrato «Stasera con Gina Lollobrigida», fissata per venerdì 26 dicembre in televisione, non sarà infatti trasmessa poiché tra i figuranti del balletto che fa da sfondo allo spettacolo compare Pietro Valpreda.

La trasmissione fu registrata il 12 maggio scorso e fu quella l’ultima delle cinque apparizioni di Valpreda in un programma televisivo.

L’ufficio stampa della RAI ha fatto sapere che sebbene il Valpreda sia presente in una sola scena di massa, insieme con gli altri figuranti, che fa da sfondo ad una canzone di Gina Lollobrigida, si è ritenuto opportuno non trasmettere la replica.

 

1969 12 19 Tempo – Incidenti al Liceo frequentato da Mander

26 ottobre 2015

1969 12 19 Tempo - Roma Incidenti al liceo frequentato da Mander

Incidenti al Liceo frequentato da Mander

Giovani di destra sono stati aggrediti davanti al «Giulio Cesare», mentre distribuivano manifestini – Altre iniziative per condannare i responsabili dei gravi attentati

 

Continua, soprattutto nella gioventù, la reazione anticomunista ed antisovversiva dopo i fatti di Milano

Ieri pomeriggio un centinaio di studenti, appartenenti a diversi Istituti, hanno raggiunto in corteo l’Altare della Patria, dove hanno deposto una corona d’alloro sul sacello del Milite Ignoto, per commemorare il barbaro eccidio.

Nel corso della manifestazione, promossa e organizzata da un gruppo di alunni dell’Istituto «S. Leone Magno», i giovani hanno diffuso un volantino nel quale esternano il proprio orrore e il proprio cordoglio per la strage di piazza Fontana.

Il direttivo del «Gruppo Universitario Tricolore», riunitosi per esaminare la situazione venutasi a creare nella Facoltà di Scienze politiche, dove le matricole – a causa del poco tempo a loro disposizione – si trovano nella impossibilità di poter scegliere quell’indirizzo che i programmi di studio invece permetterebbero, ha chiesto alle autorità accademiche che venga prolungato il termine per la presentazione di questi programmi di studio ed ha denunciato l’azione delle forze anarchiche e marxiste che, indifferenti dopo i fatti di Milano e Roma, continuano le loro attività sovvertitrici.

Incidenti di una certa gravità si sono verificati davanti al liceo «Giulio Cesare», l’istituto frequentato da Roberto Mander, uno dei giovani ora in carcere per l’attentato di Milano. Alcuni aderenti alla formazione di destra «Giovane Italia» ed al Raggruppamento giovanile del MSI, che distribuivano alcuni volantini, sono stati aggrediti da attivisti del PCI. I giovani di destra, con l’appoggio di altri studenti, non qualificati politicamente ma certamente anticomunisti, hanno reagito all’aggressione e dopo circa un’ora di scontri – verificatisi in due riprese – hanno avuto ragione degli aggressori. Particolare che deve aver «scottato» molto ai comunisti è un episodio che viene raccontato nel volantino: quello, cioè, relativo ad una dichiarazione fatta, poco prima del suo arresto, dallo stesso Roberto Mander, il quale, al termine delle lezioni, discutendo con altri giovani, aveva dichiarato, senza ombra di dubbio, che autori degli attentati erano stati «i soliti fascisti». Nel volantino veniva anche stigmatizzato il comportamento di una professoressa del «Giulio Cesare», nota – diceva il volantino – «per le sue documentate attività sovversive».

Oggi, alle ore 13, il presidente nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro, on. Carlo Scarascia Mugnozza, si recherà a deporre una corona al Milite Ignoto, quale atto di riparazione per l’offesa del vile attentato. Saranno presenti i membri del Consiglio nazionale dell’Istituto ed una rappresentanza di ufficiali, sottufficiali e soldati dell’VIII Comando militare territoriale.

 

1969 12 19 Tempo – Le indagini su chi ha costruito i micidiali ordigni

26 ottobre 2015

1969 12 19 Tempo - Le indagini su chi ha costruito i micidiali ordigni

Le indagini su chi ha costruito i micidiali ordigni della strage

L’«artificiere» è l’uomo-chiave dello sciagurato piano terroristico – Non dovrebbe trattarsi di un giovanissimo – Ricerche intense sulla Salaria e particolarmente nella zona di Monterotondo, dove agiva un’organizzazione di comunisti filocinesi – Magazzino sospetto

 

La caccia, ora, è specialmente all’artificiere. Non si può escludere che una sola persona abbia costruito lo ordigno esploso a Milano e le «bombe» scoppiate a Roma. Alcuni elementi, anzi, confermano tutto questo. Frammenti trovati sull’Altare della Patria e nella sede della Banca Nazionale del Lavoro in via Bissolati portano a concludere che gli ordigni esplosi nella Capitale erano contenuti in borse nere di «sky»; e che le cariche erano sistemate entro scatole metalliche del tutto simili a quella fabbricata dalla ditta Parma di Lainate, che gli inquirenti, milanesi credono sia stata adoperata dal terrorista di piazza Fontana. Su questi argomenti, come è noto, il Sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Occorsio, ha già ricevuto un primo rapporto dai tecnici incaricati dell’inchiesta, che sono il ten. col. D’Arienzo dell’Artiglieria e il comandante dei Vigili del Fuoco ing. Fabio Rosati.

Presumibilmente, l’artificiere dei terroristi è difficilmente un giovanissimo. La costruzione di ordigni come quelli esplosi a Milano e a Roma, infatti, presuppone una preparazione tecnica che non si crede un giovanissimo possa possedere. Due le ipotesi, dunque: o l’uomo che ha fabbricato le «bombe» è una persona che ha avuto esperienze «nel settore» durante il periodo bellico; oppure è una persona che in tempi recenti ha seguito corsi di terrorismo. (Recentemente sono state ricordate le scuole di tecnica della guerriglia, frequentate anche da italiani funzionanti in Albania e a Cuba). C’è una terza supposizione, quella del giovane che si fosse «dedicato» negli ultimi anni alla manipolazione e allo studio delle sostanze esplosive; ma su questa pista – obiettivamente improbabile data la sciagurata perizia dimostrata dall’artificiere – non sembrano particolarmente orientati gli inquirenti che pure, si ricorderà, hanno trovato a Milano tracce di studi su sostanze chimiche esplodenti.

L’artificiere è, insomma, la chiave di volta di tutta la criminale attività svolta dai terroristi. E’ stato l’artificiere ad avere, forse più di ogni altro, la coscienza di quanto gli ordigni avrebbero provocato. Non si esclude la possibilità (anzi la si sottolinea) che l’identità dell’artificiere sia sconosciuta anche a coloro che materialmente hanno deposto le «bombe» a Roma e a Milano. Ovviamente non si sa dove, con precisione, gli inquirenti cercano il confezionatore degli ordigni o la «Santa Barbara» del gruppo terroristico. Già da qualche giorno circola un’indiscrezione secondo la quale «il deposito dell’esplosivo sarebbe a Roma, su di una strada consolare». La Cassia? La Flaminia? La Salaria? Sulla Salaria, poco lontano dall’aeroporto dell’Urbe – si è appreso – i carabinieri hanno compiuto una perquisizione in un magazzino sospetto; ma i risultati non sono stati positivi.

Accertamenti molto minuziosi vengono compiuti attualmente, sempre sulla Salaria, nella zona di Monterotondo, dove come si sa opera una formazione comunista di tendenza maoista della quale cinque iscritti sono stati fermati giorni or sono.

Fu portato a Milano da Roma l’ordigno esploso nella Banca dell’Agricoltura in piazza Fontana? E’ un interrogativo che – da quel che si sa – sembra avere avuto una risposta affermativa. «E’ venuto a casa» – disse la zia milanese di Pietro Valpreda riferendosi al nipote – « venerdì 12 con due valigie». Aveva l’ordigno con sé il Valpreda? Come si sa l’accusato numero uno giovedì 11, il giorno prima di quello dell’attentato, era a Roma, come ha dichiarato a un nostro redattore uno dei dirigenti del sindacato dei ballerini, il LABCI di via Monte Zebio 24. Certo, l’accusato numero uno può aver preso in consegna l’ordigno anche a Milano; ma è più semplice, in ogni caso, pensare che egli l’abbia portato da Roma. Ecco perché – si ritiene – la ricerca dell’artificiere e della «Santa Barbara», pur essendo molto attiva anche a Milano è particolarmente intensa nella Capitale e nei pressi della Capitale.