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1969 12 20 Messaggero – Sono tutti anarchici romani i cinque arrestati per gli attentati

28 ottobre 2015

1969 12 20 Messaggero - Sono tutti anarchici romani i 5 arrestati

Sono tutti anarchici romani i cinque arrestati per gli attentati

Mario Merlino, studente in lettere, era il fondatore del «Gruppo XXII marzo» – Emilio Bagnoli, studente d’architettura, fu denunciato in seguito agli incidenti di Valle Giulia – Roberto Gargamelli è figlio di un cassiere della Banca del Lavoro di via San Basilio dove fu compiuto uno degli attentati di Roma – Emilio Borghese, figlio di un magistrato e Roberto Mander, figlio del noto musicista, erano le reclute.

 

Chi sono i cinque giovani romani arrestati per concorso nella strage di Milano e per i due attentati al Vittoriano e alla Banca Nazionale del Lavoro? «Fra essi – ha detto il Capo dell’Ufficio politico della Questura, dott. Provenza – vi sono i preparatori e gli esecutori degli attentati compiuti a Roma nel pomeriggio di venerdì 12 dicembre». Il Capo dell’Ufficio politico ha anche affermato: «Ci sarebbero motivi per ritenere che l’operazione dei due attentati sia stata decisa e organizzata nella capitale. In ogni caso – assicura lo stesso funzionario – gli indizi raccolti sono gravi e sufficienti ».

Sono cinque studenti. Nelle loro famiglie, da ieri sera, dopo la notizia del mandato di arresto – notificato in carcere – la tragedia di sette giorni fa si è colorita di tinte più fosche: speravano, genitori e parenti, che gli interrogatori, i minuziosi accertamenti, avrebbero reso meno compromessa la posizione dei ragazzi. La madre di uno dei cinque, la signora Bagnoli, è stata colpita da un grave malore. Non riusciva a parlare. Così gli altri, padri e madri, che vedono ridotti al peggior risultato i tanti sforzi e sacrifici fatti in lunghi anni di educazione.

Mario Michele Merlino, il venticinquenne studente del quarto anno di Lettere, all’Università, può considerarsi il personaggio-chiave tra gli ultimi cinque arrestati come complici dell’ex ballerino Pietro Valpreda. Fu lui, un paio di mesi fa, a fondare il gruppo anarchico «Ventidue Marzo» nella cui sede di via Baccina si sarebbero dati convegno i terroristi. In questa sede, proprio venerdì scorso, mentre venivano compiuti i feroci attentati, c’era una conferenza. La teneva uno degli adepti, Antonio Serventi, divenuto anarchico dopo aver militato in organizzazioni di estremisti di destra. Anche il Merlino aveva abbracciato l’anarchismo dopo essere passato attraverso organizzazioni estremiste di destra e di sinistra; egli aveva militato, tra l’altro, nelle file del gruppo di «Avanguardia Nazionale». Merlino è stato già altre volte alle prese con l’ufficio politico della questura: tra l’altro venne denunciato per aver partecipato attivamente alle dimostrazioni di piazza organizzate nella nostra città in occasione della visita del presidente americano Richard Nixon.

Emilio Bagnoli, ventiquattro anni, studente del terzo anno di architettura, aveva avuto anche lui una denuncia. L’anno scorso fu incriminato dopo i drammatici fatti di Valle Giulia a marzo. Ci furono in quella occasione, come si ricorderà, cinquanta agenti di polizia feriti, al termine di scontri durissimi, con barricate e auto incendiate. Bagnoli, dunque, fu allora tra i protagonisti della violenta dimostrazione. Anche in quella occasione la madre si senatì male a sapere del figlio che si immischiava nei «fattacci» di piazza. Ora, come si è detto, la povera donna è stata presa nuovamente da malore, più grave, poiché è più grave adesso la posizione del figlio.

Roberto Gargamelli, che ha diciannove anni, si è diplomato l’anno passato ma frequenta ancora gli ambienti degli studenti, ed era in relazione con gli altri protagonisti delle «giornate calde». La sua posizione è particolarmente delicata. Suo padre è uno dei cassieri della banca di via San Basilio dove è stato compiuto l’attentato. Si sa che in questo caso la bomba fu piazzata in un corridoio sotterraneo, difficilmente raggiungibile e che comunque non poteva essere accessi al pubblico (contrariamente al locale della banca di Milano dove fu posta l’altra bomba, micidiale per quattordici vittime). Orfano di madre, Roberto Gargamelli abitava in via Paola Frassineti 11 con il padre, un fratello e una sorella. Quest’ultima è convinta della sua innocenza. Ha detto: «Mio fratello, giovedì, venerdì e sabato (dunque anche il giorno degli attentati) era a letto con l’influenza».

Il quarto è Emilio Borghese, diciottenne, alunno di un istituto tecnico. Suo padre, il dr. Sofo Borghese, è magistrato di cassazione. Si può considerare, insieme con Roberto Mander, uno recluta nell’ambiente dei nuovi anarchici.

L’ultimo dei cinque è ancora minorenne. Roberto Mander, figlio del noto musicista Francesco Mander, non ha ancora compiuto i diciotto anni. Frequentava la seconda classe del liceo classico «Giulio Cesare». Come gli altri, faceva capo al gruppo «Ventidue Marzo». Ma egli frequentava anche un altro circolo anarchico, il «Bakunin», in via del Governo Vecchio.

«Gravi e sufficienti» – come ha detto il capo dell’ufficio politico – sarebbero gli indizi raccolti a loro carico. Devono rispondere come complici del Valpreda, di associazione per delinquere, concorso in strage, detenzione e trasporto di materiale esplosivo. Tuttavia nei lunghi interrogatori non si sono confessati colpevoli. Le indagini – come riferiamo in altra parte del giornale – proseguono per individuare in particolare eventuali «mandanti e organizzatori a più alto livello» (come si è espresso il dirigente dell’ufficio politico della Questura, dottor Provenza). Intanto otto degli indiziati sono stati rilasciati, mentre viene tenuta tuttora in stato di fermo nel carcere di Rebibbia la tedesca Elga Borth: sul suo conto si attende la decisione del magistrato inquirente. Un elemento importante da accertare nelle indagini delle prossime ore, sarà quello di stabilire se anche uno dei cinque studenti arrestati sì recò a Milano il giorno dell’attentato: si tratterebbe in questo caso del principale complice del Valpreda.

Il programma del gruppo «ventidue marzo» lo abbiamo riassunto nei giorni scorsi. I nuovi anarchici affermavano tra l’altro: «La nostra matrice ideologica si rifà a Proudhon e Bakunin; è necessario però un aggiornamento per comprendere la società moderna e il nemico che bisogna combattere». Gli obiettivi principali: «Né Dio, né Stato, né servi, né padroni e per questo ci battiamo. Noi vogliamo abolire la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Per il raggiungimento di questi scopi sentiamo l’esigenza di una rivoluzione che miri alla formazione nell’uomo di una coscienza individuale e collettiva che determini l’autogestione della società da parte del popolo mediante il rovesciamento di ogni forma di autorità e di potere».

L’Ufficio politico della Questura intanto ha smentito categoricamente ieri sera di aver compiuto accertamenti su un viaggio in Grecia di Mario Michele Merlino nel maggio scorso. Secondo una agenzia di stampa si trattò di un «viaggio premio» per gli esponenti di organizzazioni di estrema destra che si erano distinti nelle azioni di propaganda in favore del regime greco. Sempre in Questura è stata smentita la notizia diffusa da un giornale della sera, secondo la quale il figlio del senatore Bellisario sarebbe stato interrogato dalla polizia.

1969 12 20 Messaggero – Roma Il pubblico ministero Vittorio Occorsio ha emesso nel pomeriggio di ieri altri cinque ordini di cattura di Fabrizio Menghini

28 ottobre 2015

1969 12 20 Messaggero - Roma di Fabrizio Menghini

Il pubblico ministero Vittorio Occorsio ha emesso nel pomeriggio di ieri altri cinque ordini di cattura 

di Fabrizio Menghini

 

Il pubblico ministero Vittorio Occorsio ha emesso nel pomeriggio di ieri altri cinque ordini di cattura nei confronti di altrettanti complici di Pietro Valpreda, ritenuti responsabili di strage continuata, di associazione per delinquere, pubblica intimidazione col mezzo di materie esplodenti, di violazione della legge sulle armi e gli esplosivi. L’accusa è uguale per tutti, dal momento che il piano criminoso fu ideato, preparato e attuato con la partecipazione di un ben individuato nucleo del gruppo anarchico «XXII Marzo», con sede in via del Governo Vecchio. Le persone colpite dal provvedimento del magistrato, sono: Emilio Borghese, di 18 anni, studente dell’Istituto tecnico di via dei Colli Portuensi: il padre è il noto magistrato di Cassazione Sofo Borghese; Mario Merlino, di 25 anni, quarto anno della Facoltà di lettere; è uno dei fondatori del gruppo anarchico «XXII Marzo»; Emilio Bagnoli, 24 anni, studente del terzo anno alla Facoltà di architettura: la madre, vedova di un ingegnere del Genio Civile, è nipote di un senatore del Regno; fu arrestato lunedì nella sua abitazione e gli agenti trovarono nella sua stanza solo un Vangelo, una storia dell’America e «Topolino»;. Roberto Gargamelli, 19 anni, studente, figlio di un cassiere della Banca Nazionale del Lavoro, Tiberio Gargamelli: il padre lavora alla cassa assegni e vaglia dell’Istituto di credito in via San Basilio, dove esplose uno degli ordigni; infine Roberto Mander, 17 anni, minorenne rinchiuso al «Gabelli», figlio del compositore di musica.

Gli ordini di cattura sono stati smessi quasi allo scadere del fermo di polizia che era stato peraltro autorizzato dallo stesso magistrato istruttore e successivamente prorogato quando i sospetti a carico di ciascun indiziato avevano acquistato maggiore consistenza. Quanto agli altri fermati, accertata la loro estraneità alle delittuose imprese, il dottor Occorsio ha disposto l’immediato rilascio.

Ora, dunque, il bilancio della situazione è questo: considerato che i fermati erano, in tutto, quattordici, e che di questi il Valpreda e gli altri cinque anarchici sono stati colpiti dall’ordine di cattura, sarebbero otto le persone indiziate rimesse in libertà. Naturalmente questi calcoli non sono definitivi, perché anche a Milano, dove le indagini sono in pieno sviluppo, ci sono dei fermati (alcuni anarchici del gruppo «Bakunin», i quali erano in stretti rapporti con i loro colleghi romani.

Inchiesta formale

L’inchiesta giudiziaria, che sarà a breve scadenza devoluta al giudice istruttore, seguirà cioè il rito «formale», rimarrebbe affidata a Roma, nonostante la netta presa di posizione del procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Milano, che l’altro ieri rivendicava al suo ufficio la competenza territoriale ad occuparsi della strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana. Parliamo al condizionale, perché ancora non è arrivata la risposta alla «informativa» con cui il magistrato romano ha reso edotto il suo collega del capoluogo lombardo che procede anche per i fatti di Milano (cioè per la strage e per la deposizione di una seconda bomba da dieci chili nei locali della Banca Commerciale di via Caserotte 1).

A questo punto sarà opportuno precisare che la strage è continuata in quanto per la norma penale, che la punisce con l’ergastolo, è indifferente se viene cagionata la morte di più persone o di una sola persona. Anche se l’attentato causa solo feriti, o nessun ferito, ma si ritiene che poteva causarli, l’accusa di strage rimane. Per tale motivo, rispondono di strage anche gli attentatori della Banca Nazionale del Lavoro di Roma, dove, per fortuna, si sono avuti soltanto dei feriti. Per i due attentati al Milite Ignoto, invece, essendo apparso evidente che mancava negli attentatori il fine di uccidere, è scattato l’articolo 420 che punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni «chiunque, al solo fine di incutere pubblico timore o di suscitare tumulto o pubblico disordine, fa scoppiare bombe, mortaretti o altre macchine o materie esplodenti».

Per concludere il discorso sulla competenza, occorre attendere la decisione del P.M. di Milano: se anche lui dovesse attribuirsi la competenza a istruire il processo, allora sorgerebbe un «conflitto di competenza attiva» che la Cassazione dovrà risolvere.

I problemi della competenza, ma soprattutto quelli relativi ai nuovi ordini di cattura emessi ieri sera, erano stati discussi, in mattinata, nel corso di una riunione nell’ufficio del procuratore capo della Repubblica Augusto De Andreis, con l’intervento del procuratore aggiunto Alberto Antonucci del sostituto Vittorio Occorsio. Al termine della riunione, il dottor Occorsio, avvicinato dai giornalisti, ha dato questo annuncio: «Alcuni degli ultimi fermati saranno immediatamente rilasciati. Per quanto riguarda gli altri non posso fare anticipazioni. Posso solo dire che nelle prossime ore saranno emessi altri ordini di cattura». Successivamente il magistrato inquirente ha ricevuto nel proprio ufficio il prof. Guido Calvi, difensore di fiducia dell’anarchico Pietro Valpreda, ritenuto l’esecutore materiale della strage di Milano, il quale ha chiesto un permesso di colloquio con il suo patrocinato. Il permesso è stato negato, nella considerazione che l’imputato non era stato ancora interrogato dopo la contestazione formale dell’accusa, notificatagli l’altra sera al carcere di Regina Coeli dal capitano dei Carabinieri Antonio Varisco, latore, per incarico del magistrato, dell’ordine di cattura. Il difensore, allora, ha raccomandato al magistrato ogni cautela, in quanto l’anarchico Valpreda è affetto dal morbo di Bürger o «tromboangioite obliterante», da una malattia, cioè, che provoca dolori atroci. Si tratta di un male caratterizzato da una infiammazione delle tuniche delle arterie, che si estende progressivamente a diversi livelli del sistema vascolare. La causa dell’affezione, che colpisce prevalentemente le persone in giovane età – la si può considerare una malattia caratteristica dei giovani – è ancora, come si è detto, sconosciuta. Vari elementi portano a pensare a cause di origine infettiva: si parla addirittura di un’infezione dovuta ai funghi (i miceti) che si annidano fra le dita dei piedi. Infezione che poi risalirebbe lungo i vasi linfatici per andarsi a localizzare nelle pareti arteriose.

Pietro Valpreda, al quale sono già state amputate due dita del piede destro, era ed è un accanito fumatore. E’ questo uno degli elementi-chiave del morbo della malattia di Bürger che è stata anche detta «artrite da nicotina». Il tabagismo, infatti, favorisce l’insorgenza della malattia, che colpisce per prime le arterie delle gambe ostruendole progressivamente con la formazione di coaguli. La nicotina, con la sua azione vasocostrittrice, viene considerata come il principale elemento causale del morbo, il quid che fa scattare tutta una serie di meccanismi di spasmi arteriosi, la chiusura delle piccole arterie delle dita e poi, in un secondo tempo, la compromissione di tratti arteriosi più importanti.

Condizioni psichiche

Se il paziente, alle prime avvisaglie (formicolii, intorpidimento, deambulazione difficoltosa nelle crisi del male con claudicazione intermittente) smette immediatamente di fumare, ha delle speranze di salvare il piede e la gamba. Altrimenti, se insiste nel suo vizio, la malattia si accende con sempre maggior violenza assumendo un carattere così maligno, da provocare cancrena, e quindi amputazioni sempre più estese.

Il prof. Calvi dopo aver illustrato tutto ciò al magistrato, ha sollecitato un accertamento sanitario per controllare le condizioni psichiche dell’imputato il quale, in passato, sarebbe stato curato con sostanze medicamentose a base di morfina. Calvi ha poi detto al dott. Occorsio di aver associato, nella difesa di Pietro Valpreda. il collega prof. Giuseppe Sotgiu che ha accettato. Incontrato dai giornalisti a Palazzo Giustizia, il prof. Sotgiu, nel confermare di aver accettato il mandato difensivo, ha detto: «Tanto più grave è il delitto, più scrupolosa e serena deve essere la raccolta e la valutazione delle prove, e tanto più alta e nobile appare la funzione del difensore, garantire per tutti gli imputati dalla Costituzione e dalla civiltà giuridica del nostro Paese.

«E’ mio intendimento contribuire e collaborare, quale difensore, e nel solco della gloriosa tradizione dell’avvocatura penale italiana, a un’opera di giustizia e ad impedire deformazioni e debordamenti probatori e processuali, che potrebbero determinare un tragico errore giudiziario».

Sotgiu e Calvi, nella giornata
di oggi, avranno copia dell’ordine
di cattura emesso contro Valpreda, ma fin da ieri hanno avuto
conferma dei reati contestati: concorso «con altri» in strage continuata; associazione per delinquere; pubblica intimidazione col
mezzo di materie esplodenti; violazione della legge del 1967 sulle
armi; recidiva specifica infraquin
quennale.

Nella tarda serata, si sono conosciuti i nominativi di alcuni fermati che, riconosciuti estranei ai fatti, sono stati rimessi in libertà. Fra i rilasciati sono il ragioniere Umberto Macoratti e Antonio Serventi. In particolare, è stato accertato che il Serventi, nel pomeriggio del 12 dicembre, quando furono compiuti gli attentati, stava tenendo una conferenza nel circolo «XXII Marzo» in via del Governo Vecchio.

La pena prevista per i reati contestati al Valpreda. come per quelli contestati agli altri cinque presunti correi è la stessa: l’ergastolo. Ne erano tutti consapevoli quando ieri, a Regina Coeli, al carcere dei minorenni di Porta Portese e a Rebibbia il capitano dei carabinieri Antonio Varisco ha notificato gli ordini di cattura.

Il dott. Sturniolo. direttore dell’Istituto per i minorenni di Porta Portese, ha preso ogni precauzione quando Varisco è giunto al carcere con l’ordine di cattura. Ha chiamato Mander nel suo ufficio, ha conversato per un poco con lui su problemi filosofici e sociali, senza però parlare dei motivi dell’arresto. Roberto Mander ha dimostrato una notevole preparazione culturale per la sua età ed ha accettato un contraddittorio su alcune teorie filosofiche con il dott. Sturniolo.

Il giovane ha detto anche di non condividere le idee della propria famiglia, né sul piano politico né su quello sociale; non ha manifestato particolari esigenze, sul piano pratico. Ha chiesto soltanto al direttore di poter leggere e tra i libri della biblioteca del «Gabelli » ha scelto due volumi di Shakespeare e i «Corsi e ricorsi storici» del Vico. Quando gli è stato poi notificato l’ordine di cattura non ha battuto ciglio. Ha chiesto soltanto se il documento era stato consegnato anche ai suoi difensori, avvocati Nicola Lombardi e Giuliano Vassalli (psiuppino, il primo; deputato socialista per il PSI, il secondo). Roberto Mander è stato informato che il padre, il noto direttore d’orchestra Francesco Mander, rientrerà a Roma il 24 dicembre da Amsterdam, dove il giorno prima terrà l’ultimo concerto di una «tournée» fatta nei Paesi Bassi.

L’altro minorenne incriminato per la strage, Emilio Borghese, figlio del magistrato, quando gli hanno letto e notificato l’ordine di cattura era in condizioni di estrema prostrazione. Sia lui, sia Mander sono rinchiusi in cella di isolamento e sono guardati a vista ventiquattrore su ventiquattro.