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1970 06 6 Paese Sera – Liberati tre anarchici amici di Valpreda (Raniero Coari, Cosimo Caramia e Angelo Fascetti)

3 novembre 2015

1970 06 6 Paese Sera - Liberati tre anarchici amici di Valpreda

Liberati tre anarchici amici di Valpreda

 

In libertà provvisoria, da ieri pomeriggio i tre giovani anarchici che vennero arrestati durante il processo contro Pietro Valpreda, celebrato in pretura (per una storia di volantini non autorizzati) il 18 aprile. Raniero Coari di 24 anni, Cosimo Caramia di 20 anni e Angelo Fascetti di 17, alla fine dell’udienza applaudirono Valpreda. I carabinieri presenti nell’aula cercarono di allontanarli, poi li arrestarono per resistenza.

 

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1970 06 6 Paese Sera – La teste è la fidanzata di «Andrea» agente-spia? Un’altra superdeposizione che arriva a cinque mesi dal tragico attentato di Milano

31 ottobre 2015

1970 06 6 Paese Sera - La teste è la fidanzata di Andrea

Anche una donna confermerebbe le accuse del confidente nel «22 Marzo»

La teste è la fidanzata di «Andrea» agente-spia?

Un’altra superdeposizione che arriva a cinque mesi dal tragico attentato di Milano

 

Dopo lo «007» Andrea Politi, o meglio solamente «Andrea», come era conosciuto negli ambienti del «22 Marzo», agente della Squadra politica della questura e quindi «supertestimone» per l’accusa, nella istruttoria per gli attentati di Milano e Roma dello scorso dicembre salta fuori ora un altro teste di estrema importanza per la pubblica accusa. Questa volta si tratterebbe di una donna, una giovane amica (qualcuno vuole sia addirittura la fidanzata) di Andrea Politi.

La ragazza, che sarebbe già stata interrogata dai magistrati, viene a questo punto della inchiesta a dare conferma di alcune delle circostanze riferite ai giudice dall’informatore. Serve, insomma, a fornire qualcuno di quei «riscontri obbiettivi» che l’accusa usa da parametro per valutare le dichiarazioni rese da «Andrea». Una delle circostanze convalidate dalla deposizione della giovane donna, di sui non si conosce ancora l’identità che è gelosamente protetta dal segreto istruttorio, è quel colloquio che Andrea Politi avrebbe avuto il 14 dicembre, cioè due giorni dopo la strage di piazza Fontana, con Emilio Borghese il quale, stravolto dagli avvenimenti, disse all’agente che sapeva bene che le bombe dovevano scoppiare proprio quel giorno, ma che non credeva che avrebbero causato tante vittime.

E’ chiaro come, sempre per l’accusa naturalmente, la deposizione della misteriosa ragazza acquisti una importanza fondamentale: un’altra «su-pertestimonianza» che, come per quella dell’agente della politica, ha però il torto di arrivare soltanto a oltre cinque mesi dai fatti.

Di questo passo è lecito attendersi che, ove si rendesse necessario, altri «supertestimoni» potrebbero essere tirati fuori dalla polizia fra qualche tempo da quel «sacco senza fondo» che ha già fornito l’informatore e la sua fidanzata.

Intanto, ieri mattina, si è appreso che i periti incaricati dal giudice di condurre una perizia psicofisica su Pietro Valpreda hanno chiesto una proroga al termine, scaduto proprio ieri, fissato per la consegna delle conclusioni della indagine. Sempre ieri si è appreso anche che il giudice istruttore, dott. Ernesto Cudillo e il P.M., dott. Vittorio Occorsio, dovranno quanto prima recarsi a Milano per procedere ad alcuni interrogatori.

Infine, una notizia dal Belgio. Ivo Della Savia, colpito da mandato di cattura per detenzione di esplosivi, è stato condannato a Bruxelles a tre mesi di prigione per «soggiorno illegale»: probabilmente, a pena espiata, verrà espulso dal paese.

 

1970 06 6 Paese Sera – Il coraggio e lo 007 di Giancesare Flesca

31 ottobre 2015

1970 06 6 Paese Sera - Il coraggio e lo 007 di Giancesare Flesca B

Il coraggio e lo «007»

di Giancesare Flesca

 

 

L’Improvvisa e improbabile comparsa del «super-teste» poliziotto nell’affare delle bombe di Milano non poteva non suscitare almeno qualche interrogativo. Il nostro giornale, nel darne notizia, sottolineò la singolarità di questa apparizione così tardiva, resa ancor più sospetta dalla vigilia elettorale. Simili considerazioni valgono, ovviamente, per il nuovo e fantomatico superteste che ci viene annunciato adesso, un giorno prima del voto. Né siamo i soli a pensarla così: certe «stranezze» che accompagnano fin dall’inizio l’istruttoria sugli attentati (stranezze tali da far dubitare che essa venga condotta con criteri eminentemente politici, utilizzando un «filtraggio» delle notizie «sensazionali» destinato a rendere più credibili le tesi accusatorie presso l’opinione pubblica) sono state puntualmente registrate da altri giornali democratici.

In un «fondo» significativamente intitolato «Lo scandalo dello 007», l’Avanti! di ieri osserva che se lo 007 Andrea Politi ha detto la verità, ne consegue:

1) che la polizia ha fatto sparire il teste chiave, quello che avrebbe consentito un processo per direttissima, e ha lasciato il magistrato a lavorare sul tassista Rolandi e su indizi assai labili per alcuni mesi;

2) che la polizia era informata di tutti i colpi progettati dal gruppo fin dal settembre ’69: un’attività che – sostiene il quotidiano socialista – integrava il reato di «associazione per delinquere». Perché la polizia non denunciò gli attentatori alla magistratura? «E’ un interrogativo tragico – afferma testualmente l’Avanti! – il ministro degli Interni deve rispondere lui, se altri non lo fanno».

3) che la polizia, avendo un suo uomo fra gli associati a delinquere, diede prova per lo meno di straordinaria inefficienza, non impedendo (e non scoprendo se non a posteriori) gli attentati del 12 dicembre;

4) che tutti i diritti degli imputati sono stati e continuano ad essere violati in ogni stato e grado del processo, poiché Valpreda ancora oggi non conosce il suo accusatore principale, né ha avuto modo di difendersi da questa accusa che nessuno gli ha contestato (come invece prevedeva il codice);

5) che il paese ha il diritto di sapere chi e quanto in alto sia l’autorità che ha consentito a 007 prima di sparire e di tacere per lunghi mesi, poi di presentarsi nella veste di supertestimone.

Osservazioni giuste e sensate, queste del quotidiano socialista, su cui non si può che concordare largamente: ci troviamo in un paese civile, non nella Grecia dei colonnelli o nel Portogallo di Caetano, dove i processi vengono istruiti dalla polizia segreta. C’è da stupirsi piuttosto che i socialisti, così sensibili alla questione delle bombe sul loro giornale, non abbiano avvertito l’esigenza di porla chiaramente, e in tutte le sue implicazioni, di fronte al governo di cui fanno parte (un governo, non dimentichiamolo, che nacque proprio sulle ceneri di piazza Fontana) chiedendo una risposta pubblica e precisa.

La vicenda infatti, come scrive l’Avanti!, «non è più un caso giudiziario», ma «un caso di civiltà di cui Parlamento e paese debbono occuparsi». Ancora, vorremmo aggiungere per parte nostra, è un caso politico su cui occorre far luce politicamente attraverso iniziative coraggiose, capaci di individuare autori e mandanti dell’orribile strage e di altri episodi delittuosi avvenuti a Milano negli ultimi mesi del ’69. Non si può dimenticare, ad esempio, la tragica morte dell’anarchico Pinelli; né quella, altrettanto misteriosa, dell’agente di P.S. Antonio Annarumma, morto il 19 novembre scorso a Milano in circostanze su cui la magistratura non ha saputo – o non ha voluto – esprimere un giudizio coincidente con l’ipotesi di «barbaro assassinio» avventatamente prospettata da qualcuno all’indomani. Su tutti questi fatti (e su quelli, più lontani, delle bombe alla Fiera del 25 aprile e degli attentati ai treni) i comunisti hanno chiesto che si formi una commissione d’inchiesta parlamentare, in grado di integrare la ricerca del potere giudiziario, dimostratosi in quest’occasione più che zoppicante.

E’ una proposta tanto più significativa in questo momento che vede il ritorno – in chiave pre-elettorale ma con intenzioni che vanno ben oltre il 7 giugno – di quella «strategia della tensione», sviluppatasi durante l’autunno sindacale, una strategia cui vanno ricondotti direttamente o indirettamente, i delittuosi episodi milanesi.

Su questa proposta, non c’è dubbio, si pronuncerà l’opinione pubblica democratica, il cittadino sensibile ai problemi di una giustizia severa e imparziale, anche con il voto di domani. E su di essa dovrebbero prendere posizione al più presto anche quelle forze politiche che hanno dimostrato una continua attenzione critica alla vicenda: perché adesso le parole non bastano più.

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Liberati tre anarchici amici di Valpreda

In libertà provvisoria, da ieri pomeriggio i tre giovani anarchici che vennero arrestati durante il processo contro Pietro Valpreda, celebrato in pretura (per una storia di volantini non autorizzati) il 18 aprile. Raniero Coari di 24 anni, Cosimo Caramia di 20 anni e Angelo Fascetti di 17, alla fine dell’udienza applaudirono Valpreda. I carabinieri presenti nell’aula cercarono di allontanarli, poi li arrestarono per resistenza.