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1970 06 7 Paese Sera – Valpreda e Merlino non vogliono rispondere alle domande del giudice. Gli interrogatori degli imputati della strage dopo le rivelazioni di «Andrea 007»

31 ottobre 2015

1970 06 7 Paese Sera - Valpreda e Merlino non vogliono rispondere

Gli interrogatori degli imputati della strage dopo le rivelazioni di «Andrea 007»

Valpreda e Merlino non vogliono rispondere alle domande del giudice

Hanno chiesto di parlare prima con i loro avvocati – Gli altri imputati confermano i loro alibi e la loro versione dei fatti – Documento degli avvocati difensori

 

Il giudice istruttore Ernesto Cudillo ha contestato a Pietro Valpreda e agli altri cinque maggiori imputati per gli attentati dinamitardi di Roma e Milano del 12 dicembre scorso le dichiarazioni fatte circa 15 giorni fa da «Andrea Politi», lo 007 del Viminale.

Quando il giudice si è recato da Valpreda e Merlino, i due imputati hanno rifiutato di rispondere ad ogni domanda del magistrato chiedendo di poter parlare prima con i loro avvocati, cosa che la legge concede loro. Pare che ormai i due maggiori imputati abbiano perso ogni fiducia nell’operato del giudice istruttore.

Più lungo ed approfondito degli altri è stato l’interrogatorio di Roberto Mander. L’unico minorenne del processo, per dimostrare che non aveva piazzato la bomba all’altare della Patria, aveva sostenuto che mentre avveniva la deflagrazione stava uscendo dal circolo di via del Governo Vecchio e molti testimoni avevano confermato questo suo alibi.

Di fronte alle contestazioni che il magistrato gli ha fatto sulla base delle dichiarazioni di Andrea 007 ha ribadito quanto aveva dichiarato: «Fra i due tempi in cui la conferenza fu divisa mi allontanai per non più di tre minuti per andare in un bar e ritornai per ascoltare ancora «il cobra»: stavo uscendo, sempre con altri giovani anarchici, quando udii (l’udirono anche gli altri) lo scoppio all’Altare della Patria, a proposito del quale qualcuno disse: «Deve essere uno dei botti che fanno a Piazza Savona».

Mander ha descritto con molti dettagli al giudice gli spostamenti fatti quel pomeriggio e ha ricordato anche come erano disposte all’interno del Circolo «XXII Marzo» le persone che ascoltarono la conferenza sulle religioni di Serventi. Fra l’altro ha detto: «Andrea» era dietro di me, seduto su una brandina. Alla ripresa dell’interrogatorio Mander ha chiesto al giudice istruttore di essere messo a confronto con «Andrea Politi». Il dr. Cudillo si è riservato di prendere una decisione.

Ancora poco si sa su quanto hanno dichiarato al giudice gli altri imputati quando si sono sentiti contestare le rivelazioni dell’agente della questura che si era insinuato nel loro gruppo fingendo di essere un contestatario.

Sempre a proposito di questo testimone, hanno fatto una dichiarazione gli avvocati Giuliano Vassalli e Nicola Lombardi, difensori di Mander. Eccone il testo: «Abbiamo esaminato le notizie e siamo rimasti stupefatti tanto da decidere una immediata nostra risposta difensiva: infatti, se le vicende processuali rimanessero, come dovrebbero, segrete nell’istruttoria, nessun danno ne verrebbe agli imputati, né la opinione pubblica sarebbe dirottata verso opinioni spesso così contrastanti con la verità. Ma quando avviene, come in questo processo, che noi stessi difensori siamo costretti ad apprendere le notizie solo indirettamente, non possiamo né dobbiamo, proprio nell’interesse dei nostri assistiti, rimanere inerti. Per vari motivi abbiamo deciso di presentare al giudice istruttore una istanza, che tende a sottolineare l’assurdo atteggiamento di alcuni inquirenti della polizia che a loro criterio orientano le indagini del magistrato, rivelandogli, e neppure spontaneamente, ed a distanza di mesi, circostanze o testimonianze (vere o false, per ora non interessa) che conosciute immediatamente avrebbero risparmiato al magistrato ed agli imputati inutili e lunghe attese. Ma oltre che essere assurdo quello che avviene è anche palesemente illecito perché il segreto di polizia sui confidenti (sul quale ha deciso una recente sentenza della Corte costituzionale) non si riferisce a i pubblici ufficiali (ed il «Politi» è un pubblico ufficiale) ed essi quando non assolvono ai doveri di ufficio di riferire al magistrato compiono una gravissima violazione di legge.

 

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1970 06 7 Paese Sera – Il magistrato rifiuta di intervenire sull’accusa: “Calabresi è un assassino”. La Procura della Repubblica non ha voluto denunciare il settimanale «Lotta Continua» affermando che era «in gioco solamente l’onorabilità del dott. Calabresi»

31 ottobre 2015

1970 06 7 Paese Sera - Il magistrato rifiuta di intervenire sull'accusa Calabresi assassino

Dopo un esposto della squadra politica della questura milanese

II magistrato rifiuta di intervenire sull’accusa: “Calabresi è un assassino,,

La Procura della Repubblica non ha voluto denunciare il settimanale «Lotta Continua» affermando che era «in gioco solamente l’onorabilità del dott. Calabresi» Il commissario in seguito ha querelato il direttore responsabile del settimanale

di M. Sass.

 

Clamoroso: la magistratura milanese si è rifiutata di denunciare e di prendere provvedimenti contro il settimanale milanese «Lotta Continua» che aveva scritto nei suoi due ultimi numeri degli articoli a nove colonne dal titolo «Calabresi sei tu l’accusato» e «Calabresi è un assassino». In questo modo la magistratura milanese dimostra chiaramente di non credere alla «innocenza» del commissario aggiunto Luigi Calabresi, nel cui ufficio l’anarchico Giuseppe Pinelli subì un interrogatorio e poi precipitò nel vuoto.

L’interesse della Procura milanese è stato attirato sui due clamorosi articoli da un esposto della squadra politica della questura, reparto a cui appartiene il commissario Calabresi, nel quale si chiedeva l’incriminazione del direttore responsabile del periodico. La Procura della Repubblica ha esaminato il breve esposto ma lo ha archiviato immediatamente affermando che il testo degli articoli in questione e che gratificavano, come abbiamo già detto, il commissario Calabresi della qualifica di «assassino», mettevano unicamente in causa l’onorabilità del predetto dott. Calabresi.

E’ estremamente importante e qualificante questa decisione: Calabresi, all’interno della magistratura milanese, sembra trovarsi isolato. Vogliamo sperare che questo isolamento venga ulteriormente accentuato dalla decisione del giudice istruttore dott. Amati che sta esaminando il fascicolo dell’inchiesta sulla morte di Pinelli, di respingere l’archiviazione del «caso» richiesta senza alcuna motivazione e logica dal Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Caizzi, tenendo per di più presente che il PM non ha affatto sostenuto la tesi del suicidio dell’anarchico ma ha affermato che la sua morte è «stato un fatto accidentale» (!).

Calabresi, in seguito alla decisione della Magistratura si è trovato, dunque costretto a presentare una denuncia «in proprio» contro «Lotta Continua» nella persona del suo direttore responsabile Pio Baldelli.

Il procedimento è stato affidato al sostituto procuratore dott. Guicciardi, che subito dopo le elezioni emetterà i mandati di comparizione e fisserà il processo per la metà di luglio.

La difesa di Baldelli, direttore responsabile di «Lotta Continua», ha intenzione di utilizzare il processo originato dalla querela di Calabresi per tentare di fare luce su tutta la vicenda che ha portato alla mostruosa morte di Pinelli. Ma oggi dobbiamo riprendere anche un altro discorso che avevamo iniziato nei giorni scorsi e che riguardava le denunce che colpiscono, per fatti diversissimi, molti dei testimoni a difesa nei due procedimenti Pinelli-Valpreda. Il fatto nuovo di ieri, che ci costringe a ritornare su questo argomento è l’incriminazione di quattro testimoni dell’inchiesta su Pinelli, tra cui l’Ardau e Valitutti.

Gli anarchici sono stati mandati sotto processo in seguito ad una manifestazione che si svolse a Milano il 25 aprile, intitolata «Processo allo Stato», e che riguardava in particolare la morte di Pinelli. Le imputazioni sono: di aver diffuso notizie false e tendenziose e manifestazione non autorizzata.

1970 06 7 Paese Sera – Lo 007 Politi risponderà di «falsa testimonianza»? O mente lui o mentono tutti gli «imputati minori» e i testimoni a proposito della conferenza del Cobra

31 ottobre 2015

1970 06 7 Paese Sera - Lo 007 Politi risponderà di falsa testimonianza

Lo 007 Politi risponderà di «falsa testimonianza»?

O mente lui o mentono tutti gli «imputati minori» e i testimoni a proposito della conferenza del Cobra: c’era o non c’era Roberto Mander?

 

Nei prossimi giorni il magistrato che dirige l’inchiesta giudiziaria sugli attentati dello scorso dicembre dovrà prendere in esame una istanza – già preannunciata – dei due difensori del giovane Roberto Mander, prof. Giuliano Vassalli e avvocato Nicola Lombardi. Al magistrato toccherà il compito di decidere se non sono da ravvisarsi degli illeciti nel comportamento della polizia e, per essa, dell’agente della squadra politica Andrea Politi, introdotto come informatore negli ambienti dei circolo «22 Marzo».

In sostanza, i due penalisti solleciteranno la magistratura ad esprimere un parere su alcuni fatti determinatisi in questi ultimi giorni, e in primo luogo sull’incredibile ritardo con il quale è stato fornito ai giudici il nome di quell’informatore che, proprio perché agiva all’interno dell’ambiente sospettato per la strage di Milano, avrebbe potuto fornire determinati elementi sin dalle prime battute dell’inchiesta. «Andrea» – come l’agente era conosciuto al «22 Marzo» – con le sue dichiarazioni smonta per intero l’alibi fornito agli inquirenti da Roberto Mander, sostenendo che questi il giorno degli attentati non era – come lo informatore afferma – alla conferenza tenuta dal «Cobra» nei locali del circolo in via del Governo Vecchio. Questa dichiarazione dell’agente della «politica» è tuttavia in contrasto con le deposizioni rese da undici testimoni, tutti presenti alla ormai nota conferenza, i quali dicono sotto giuramento esattamente il contrario.

E’ per questo motivo che il prof. Vassalli e l’avv. Lombardi, nella loro istanza preannunciata ieri, chiederanno che venga stabilita una volta per tutte una sola verità su questa circostanza. Perché, evidentemente, preso atto delle discordanti affermazioni, o è nel falso l’agente di polizia o lo sono gli undici testimoni della difesa.

L’istanza dei legali di Mander, impostata in questi termini, tende chiaramente a spingere il magistrato a decidere o la incriminazione per falsa testimonianza di tutti i testi che confermano la presenza di Roberto Mander al circolo per il pomeriggio del 12 dicembre, o quella di Andrea Politi. Quest’ultimo – sempre in via del tutto ipotetica – potrebbe anche lui essere imputato di falsa testimonianza, oppure di omissione di atti d’ufficio in quanto, trattandosi di un pubblico ufficiale, avrebbe dovuto immediatamente informare il magistrato di ciò che sapeva circa il «22 Marzo ». Questo, molto in sintesi, lo spirito della Istanza che i due difensori di Mander presenteranno – stando a quanto è stato annunciato – la prossima settimana.

Intanto, il giudice istruttore dott. Ernesto Cudillo, dopo avere interrogato il 21 maggio scorso Emilio Borghese, ha sentito in questi ultimissimi giorni anche tutti gli altri imputati di questa vicenda (Pietro Valpreda, Emilio Bagnoli, Mario Merlino, Roberto Mander e Roberto Gargamelli), ai quali ha contestato le affermazioni recentemente fatte da «Andrea». Roberto Mander, a quanto si è potuto apprendere, ha violentemente respinto i nuovi fatti che gli sono stati contestati chiedendo al giudice di essere posto, al più presto, a confronto con Andrea Politi. Il magistrato si è riservato di decidere in merito.

Ieri mattina i due difensori di Mander hanno preannunciato l’istanza di cui si è detto in principio rilasciando una dichiarazione che riportiamo:

«Abbiamo deciso di presentare al giudice istruttore una istanza che tende a sottolineare l’assurdo atteggiamento di alcuni inquirenti della polizia, che a loro criterio orientano le indagini del magistrato, rivelandogli, e neppure spontaneamente, a distanza di mesi, circostanze o testimonianze (vere o false, per ora non interessa) che, conosciute immediatamente, avrebbero risparmiato al magistrato e agli imputati inutili e lunghe attese. Ma oltre che essere assurdo quel che avviene, è anche palesemente illecito, poiché il segreto di polizia sui confidenti (sul quale ha deciso una recente sentenza della Corte costituzionale) non si riferisce ai pubblici ufficiali – e il Politi è un pubblico ufficiale. Inoltre gli stessi pubblici ufficiali, quando non assolvono ai doveri di ufficio, quale quello di riferire al magistrato, compiono una gravissima violazione della legge.

«Nel merito – concludono i due legali – dobbiamo anche sottolineare che la testimonianza dell’ultim’ora circa l’assenza del Mander alla conferenza del “Cobra”, contrasta con quella di tutti coloro che alla conferenza parteciparono e che hanno confermato che il Mander ivi rimase sino alla fine. Dovrà essere il giudice a rispondere giuridicamente a questo contrasto».