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1972 03 18 Umanità Nova – Il lamento di un giovane fascista smascherato

19 maggio 2015

1972 03 18 Umanità Nova - Il lamento di un giovane fascista smascherato

 

Le gravi e circostanziate denunce su tentativi di nuove infiltrazioni di fascisti nei gruppi anarchici di Napoli e Ragusa pubblicate su Umanità Nova del 4 corrente hanno avuto ampia pubblicità su tutta la stampa. Quotidiani e periodici hanno dato risalto, come era prevedibile ed auspicabile, soprattutto all’aspetto chiaramente provocatorio di questi tentativi, messi in atto nel momento in cui aveva inizio il farsesco processo per la strage di Stato.

La questione sarebbe finita, come per altri tentativi precedenti anche più clamorosi che hanno visto impegnati seriamente perfino squallidi idioti al servizio del SID, con la nostra pubblica denuncia se uno dei fascistelli non avesse indirettamente replicato con una piagnucolosa lettera al quotidiano di Roma Paese Sera.

Costui, Giulio Quintavalle, figlio di Vittorio Quintavalle, vecchia canaglia fedele all’assassino Valerio Borghese, membro di quella banda di criminali che era la X Mas, pretende di «chiarire la sua posizione e quella del fratello Gaetano scrivendo, tra l’altro: « …Non credo del resto che mi si possa chiamare “fascista” unicamente perché tale è mio padre, anzi vorrei che questa lettera contribuisse una volta per tutte a non identificare i figli di “Quintavalle Vittorio” in lui. Certe mie ingenuità e certi miei forse equivoci atteggiamenti nei confronti degli anarchici e dei compagni ragusani erano dettati e dovuti ad un mio desiderio reale di buttarmi una volta per tutte alle spalle l’ “etichetta” e l’influenza fascista», e soggiungendo, con tono lamentoso: « …sapeste quanto è difficile sia sul piano politico che su quello personale dei valori, avere e superare un padre fascista!».

Certo, siamo convinti che qualora i figli di un tal padre avessero veramente voluto scavalcare a sinistra il genitore, avrebbero incontrato qualche diffidenza, ma siamo altrettanto convinti che se il loro proposito fosse stato sincero, avrebbero trovato il modo di superare ogni diffidenza. Ma nel caso specifico il fasci stello Giulio Quintavalle si è mosso con atteggiamenti e propositi sfacciatamente «entristi» e chiaramente ispirati ad un preciso piano fascista tendente a creare i presupposti per poter mettere in atto azioni provocatorie da attribuire poi agli anarchici.

Comunque, visto che si era presentato quale «inviato» da un cosiddetto «Centro Bakunin» di Roma, se vuole veramente chiarire i suoi «equivoci atteggiamenti nei confronti degli anarchici», venga pure tranquillamente a Roma. Chi sa che non si riesca a piazzargli in testa qualche buona idea per i suoi comportamenti futuri.

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1972 03 18 Umanità Nova – Scoperti gli ideatori e gli autori della strage

13 maggio 2015

1972 03 18 Umanità Nova – Scoperti gli ideatori e gli autori della strage

 

Quante volte in due anni su queste pagine abbiamo additato nella cricca che ruotava intorno a questi nomi i responsabili della strage?

Quante volte abbiamo scritto che gli autori ed i mandanti della strage del 12 dicembre ’69 erano gli stessi che avevano ideato ed effettuato, in un unico disegno criminale, tutta una lunga serie di attentati, tra cui i più clamorosi erano quelli del 25 aprile e quelli dell’8 agosto?

Quante volte abbiamo chiesto, e lo hanno chiesto gli avvocati in circostanziate memorie difensive, che i procedimenti di questi attentati, attribuiti tutti agli anarchici e per i quali le canaglie di Milano ci hanno assassinato il compagno Pinelli, venissero unificati?

Perchè Cudillo ed Occorsio, malgrado fossero diligentemente ed insistentemente bombardati con precise indicazioni sulla responsabilità dei personaggi del giro di Freda, Ventura e Rauti e sui loro legami con i fascisti colonnelli greci, non hanno voluto sentire ragioni?

E per finire con gli interrogativi, che si aspetta, ora che tutto è più che chiaro, a liberare gli anarchici innocenti?

Montagne di esplosivo proveniente dalla NATO, proprio di quel tipo di cui si parla nella perizia balistica effettuata per iniziativa dell’avvocato Armentano.

Testimonianze schiaccianti, inconfutabili, sul possesso delle cassette metalliche, del materiale per confezionare i micidiali ordigni, su precise ammissioni di colpevolezza, una lunga serie di prove concomitanti e convergenti, se non bastano ancora per inchiodare definitivamente i responsabili dovrebbero bastare per liberare gli innocenti che da 27 mesi l’infame «ragion di Stato» trattiene arbitrariamente in galera.

Si, lo sappiamo, al di sopra dei pesci relativamente piccoli che sono incappati nella rete ci sono i pescicani della grossa industria, i complici dell’apparato, gli strateghi del colpo di Stato, tutta la camarilla d’alto bordo della congiura. Ma siamo arcistufi delle manovre dilatorie ed abbiamo mille motivi per temere che anche questa volta si voglia affossare la verità per non compromettere persone troppo in alto. Tenetevela pure tra i piedi questa gentaglia, sapete chi è e sapete pure che noi li conosciamo e li riteniamo degni di certa magistratura, di certa polizia, di tutto un apparato statale, sono tutte canaglie dello stampo che sapete, degne dell’ingranaggio connivente che li protegge.

Sapete, come sappiamo noi, perchè sono scritti su La strage di Stato, i loro nomi, il nome e cognome di quell’industrialone ladro sfruttatore nazifascista che con l’editoria ed il petrolio succhia il sangue di milioni di lavoratori. Tenetevelo, teneteveli nell’apparato parassitario dello Stato finché la classe operaia, svegliandosi, non farà piazza pulita di tanto marciume, ma liberate i compagni innocenti. Avrete poi, se vorrete, tutto il tempo per risolvere la questione in famiglia, per archiviare tutto quello che vorrete, anche gli altri immancabili ritrovamenti di arsenali di armi e di esplosivo che potrete definire, come al solito, «collezioni».

Troppa gente è morta «misteriosamente», troppi compagni abbiamo perduto in questa sporca strage di Stato; ci avete ammazzato Pinelli, ci avete perseguitati con violenze di ogni genere e con la galera di giovani innocenti, perchè si possa attendere ancora, senza urlarvi in faccia il nostro disprezzo, senza ribadire la nostra certezza che gli uccisori di Pinelli e i manipolatori ed affossatori della verità sulla strage sono obiettivamente complici degli assassini che hanno ideato ed attuato la strage.

1972 03 18 Umanità Nova – La nostra posizione sulla candidatura Valpreda

13 maggio 2015

1972 03 18 Umanità Nova – La nostra posizione sulla candidatura Valpreda

 

Compagni del Movimento anarchico italiano (F A I, GAF, GIA (1), Crocenera, Comitato Nazionale pro vittime politiche, Comitato Politico-giuridico di difesa) incontratisi a Bologna l’11 corrente per una delle periodiche riunioni precedentemente programmate, hanno, tra l’altro, discusso della eventuale candidatura di Pietro Valpreda nelle prossime elezioni politiche.

In merito dichiarano all’unanimità, coerentemente con la teoria e la prassi rivoluzionaria anarchica, che rifiutano qualsiasi delega di potere e una qualsiasi partecipazione – fosse anche opportunistica e strumentale – al meccanismo parlamentare e che pertanto non voterebbero per Pietro Valpreda né per altri e non appoggerebbero in nessun modo la di lui candidatura.

Sottolineano, a parte le considerazioni generali suesposte, che nella fattispecie anche una candidatura protesta di Valpreda sarebbe inaccettabile perchè si tratterebbe di una chiara manovra strumentale da parte del «Manifesto», che ritarderebbe a tempo indefinito il processo per la «Strage di Stato» (facendo il gioco dello Stato stesso e sconcertando l’opinione pubblica) e ritarderebbe la conseguente scarcerazione degli altri compagni.

Denunciano la manovra del «Manifesto» che è tanto più deplorevole in quanto si cerca di fare leva sulla comprensibile ansia di vita e di libertà di un uomo malato e innocente detenuto da oltre due anni.

Ribadiscono comunque il loro fermo proposito di continuare fino in fondo la loro lotta per dimostrare l’innocenza dei compagni, smascherare i veri esecutori, i veri mandanti ed i loro complici, perchè Roberto Gargamelli, Emilio Borghese e Pietro Valpreda siano liberati.

Bologna 11 marzo ore 12,30

(1) F A I : Federazione Anarchica Italiana; G A F : Gruppi Anarchici Federati; GIA: Gruppi di Iniziativa Anarchica.

1972 03 18 Umanità Nova – La candidatura Valpreda è solo una volgare speculazione elettorale. Il Manifesto getta la maschera extraparlamentare

13 maggio 2015

1972 03 18 Umanità Nova – La candidatura Valpreda è solo una volgare speculazione elettorale

 

Ma la decisione appariva avventata anche ai più accesi sostenitori. Il rischio di non riuscire a strappare all’elettorato il numero di schede sufficienti per mantenere almeno le 5 poltrone ereditate dal PCI era avvertito da molti aderenti.

Bisognava ricorrere a qualche espediente per far convergere sul Manifesto i voti della tanto disunita ma tanto amata, vezzeggiata e corteggiata «sinistra di classe»…

Visto che il problema era quello di entrare in folta schiera in parlamento, i cervelloni del Manifesto non dovettero faticar troppo per scovare tra i tanti privilegi che questa meravigliosa mangiatoia offre agli «eletti del popolo» il più sporco, discriminante, classista marchingegno che i detentori del potere abbiano escogitato per salvaguardarsi dalle infami leggi che essi stessi promulgano per schiacciare il popolo: la immunità parlamentare. Il clamoroso caso Valpreda era a portata di mano e con tutte le sue implicazioni, la enorme ondata di protesta che stava suscitando, la certezza ormai acquisita dell’innocenza degli imputati, costituiva un’occasione preziosa da non lasciarsi sfuggire.

Dal momento in cui la bassa manovra era stata perfezionata con il disegno di strumentalizzare per i loro scopi elettorali il nome di Valpreda, quelli del Manifesto furono estremamente accorti, circospetti nel «gestire» la operazione. Dobbiamo dar loro atto di essere riusciti a muoversi con scaltrezza e maestria. Non era facile ottenere, senza ricorrere all’intrigo, alla manovra subdola, allo inganno, il consenso dell’interessato. Se non fosse sopraggiunto al momento opportuno il rinvio del processo, il progetto sarebbe sicuramente fallito. Ma la «gestione» della volgare speculazione elettorale è stata perfetta ed ogni fase è scattata tempestivamente, in sincronia con lo scandaloso rinvio del processo che una ben identificata volontà politica ha preordinato e disposto.

Qualche giorno prima del vergognoso ed illegale epilogo del processo da fonte fascista si ha l’indiscrezione: il Manifesto vuol offrire a Valpreda la candidatura. Valpreda ci ride sopra ed a chi in tribunale gli chiede se è disposto ad accettare risponde: «No, non posso lasciare i compagni in carcere». Ma, nel momento in cui il sistema decide di troncare il processo, che aveva ridato a Valpreda qualche energia e la certezza che la sua innocenza sarebbe presto emersa, Valpreda crolla, si dispera, è convinto che la mostruosa macchina del potere voglia schiacciarlo inesorabilmente, la sua resistenza fisica e psichica è messa di fronte ad una prova immane per le sue condizioni di salute. E’ questo il momento in cui quelli del Manifesto iniziano le loro subdole e tenaci pressioni esercitate da elementi fidati nell’interno del carcere stesso e da esponenti che ottengono i permessi per visitarlo.

Sul loro giornale scrivono in un primo momento che la decisione di Valpreda dovrà scaturire dall’accordo con gli avvocati, con i familiari, con gli anarchici. Ma tutti gli avvocati, tutti i familiari, tutto il movimento anarchico sono contrari all’assurda manovra e lo dicono apertamente, chiaramente, pur senza fare inammissibili pressioni su Valpreda. Venerdì scorso la zia Rachele, che lo aveva visitato per esprimergli il parere sfavorevole suo, degli altri familiari, degli avvocati e dei compagni, dava la notizia che Valpreda avrebbe sicuramente comunicato nello stesso pomeriggio il suo rifiuto al Manifesto.

Invece sabato sera ha ceduto alle pressioni, alle false lusinghe. False perchè il suo gesto non può in alcun modo servire, come gli è stato detto, da «catalizzatore della sinistra contro la repressione e la violenza legalizzata» ma, come previsto, ha suscitato esattamente l’effetto opposto. Perché la sua decisione non accelererà ma ritarderà il processo e la scarcerazione dei compagni. Perchè la «battaglia parlamentare» che la sua elezione dovrebbe suscitare non si avrà o si avrà fra oltre un anno, se non farà la fine di tutte le richieste di dibattiti e di inchieste parlamentari avanzate inutilmente in due anni sul caso.

Nel presentare ai suoi lettori, con un titolo trionfale di quattro righe su tutte le colonne della prima pagina, la decisione di Valpreda, il Manifesto tenta:

1) di contrabbandare la candidatura Valpreda come una candidatura protesta, pur sapendo che non è possibile considerarla tale dal momento in cui non si tratta di votare, come accadeva con il «collegio uninominale», un individuo, ma una «lista», un «simbolo» di partito. E ben sapendo che, qualora il Manifesto avesse veramente voluto presentare dei candidati protesta, rinunciando alla sporca speculazione elettorale che ha messo in atto, avrebbe potuto farlo presentando unicamente e solo liste composte da detenuti, ed avevano solo l’imbarazzo della scelta, da Valpreda a chi è costretto anni in carcere per un furto di due mele o tre saponette. No, altro che «candidatura protesta», altro che «catalizzatore della sinistra»! Valpreda serve per catalizzare voti sui «candidati politici» del Manifesto e questo la «sinistra di classe» che segue il Manifesto sulla strada antirivoluzionaria del parlamento pensiamo che l’abbia capito. La sinistra rivoluzionaria, ne siamo sicurissimi, lo ha capito perfettamente.

2) di convincere che Valpreda ha compiuto questa scelta «dopo una faticosa valutazione collettiva con i suoi compagni, dopo aver consultato i suoi familiari e i suoi avvocati». Il che può far intendere, anzi vuol far intendere, che i suoi familiari ed avvocati fossero d’accordo, invece non li ha affatto ascoltati, perchè in effetti ha deciso contro il loro parere. Per quanto riguarda poi la «valutazione collettiva coi suoi compagni» perchè non specificare: «con i due giovani compagni in carcere»? Forse perché il lettore potesse essere indotto a pensare, soprattutto dopo che il Manifesto aveva scritto che la decisione dipendeva da tutti (avvocati, familiari, anarchici oltre che da Valpreda) che ci si riferisse agli anarchici in genere? O forse perché specificando che si trattava di una «valutazione collettiva» così ristretta nelle angustie carcerarie avrebbe fatto capire anche al lettore più sprovveduto che i giovani compagni Gargamelli e Borghese non avrebbero mai e poi mai potuto rifiutare il loro consenso ad una qualsiasi decisione avesse in quelle condizioni preso Valpreda?

3) di assicurare che «Ora potranno essere imposte nuove garanzie anche per lo smascheramento della congiura in sede giudiziaria». La frase è tutta qui. Ma che significa? Come, quando e da chi «potranno essere imposte» queste nuove garanzie e di quali garanzie si tratti non è dato sapere. Il mistero è affascinante. La frase che lo racchiude è bella, lapidaria, colpisce le menti… dei gonzi, lascia pensare che un Valpreda «deputato» possa da solo scuotere la secolare apatia del parlamento od imporre ad un Falco qualunque sconosciute e non codificate «garanzie giudiziarie». Roba da pazzi o da…strumentalizzatori elettorali!

Ma c’è di peggio. Ed il peggio è sempre in quel che non si dice, in quello che non si rende di pubblico dominio, in quello che troppo spesso si tace, per un malinteso spirito di «solidarietà», che è invece omertà.

Noi che rifuggiamo da questi atteggiamenti vogliamo un po’ scavare in questo recondito «peggio» e dire come la speculazione elettorale sia stata accompagnata anche fuori di Regina Coeli da una serie di valutazioni volutamente falsate e di ridicole menzogne. Per ora citiamo due esempi: nella notte tra mercoledì e giovedì scorso a Roma, nel corso di una vasta ed eterogenea riunione, un esponente del Manifesto assicurò che il «movimento studentesco» di Milano aveva garantito il suo pieno appoggio alla candidatura Valpreda. Uno dei presenti smentì ma, per chiarire definitivamente, fu svegliato con una telefonata a Milano il leader del movimento studentesco Capanna, il quale categoricamente affermò che un’idea del genere non era mai passata per la mente di nessuno. Sempre a Roma, nella serata di sabato, militanti del Manifesto, con in mano il comunicato stampa sulla posizione del Movimento Anarchico in merito alla manovra strumentale della candidatura Valpreda, sono stati visti sbraitare: «Ma come! Quelli della direzione ci avevano assicurato che gli anarchici avrebbero aderito!».

L’aspetto più avvilente della faccenda è proprio in questa sconcertante grottesca e sfacciata presunzione dei cervelloni del Manifesto di aver trovato il modo ingegnoso per convogliare voti da tutta la sinistra sulle loro liste fidando sulla unità di intenti che realmente si era realizzata per le vicende del processo, contro la strage di Stato, per smascherare i veri responsabili. Questa è cecità politica, è avventurismo, è un volgare tentativo di strumentalizzare, per bassi calcoli parlamentari, la vicenda di Valpreda e far passare la speculazione sulla testa dei difensori, dei familiari, del movimento, degli stessi imputati.

Valpreda è innocente ed ora si sa con certezza quello che andiamo dicendo da circa due anni, si sa chi sono i responsabili della strage e Valpreda doveva uscire presto, insieme con gli altri compagni come lui innocenti ; doveva uscire dalla porta principale e non attraverso una sporca manovra elettorale ed un lurido privilegio come l’immunità parlamentare.

L’ondata di solidarietà popolare, la spinta delle «grandi masse contro quanto di più grave e di più odioso» come dice il Manifesto, «hanno prodotto i meccanismi feroci del potere», era in atto ed in fase meravigliosamente crescente e presto, con i nuovi clamorosi sviluppi delle nuove inchieste, avrebbe costretto i meccanismi del potere alle corde. Questa ondata di solidarietà ha subito, per la stupida ed irresponsabile iniziativa del Manifesto, una battuta di arresto che dobbiamo a tutti i costi superare e che supereremo.

Intanto quel che era urgente fare è quello che chiediamo da oltre un anno è quello che abbiamo richiesto giovedì scorso: che si pretendesse assolutamente e subito da parte della difesa e dei medici: l’immediato ricovero di Valpreda in una clinica specialistica. Altrimenti vanno denunciati e mandati in galera i responsabili della criminale incuria per la sua salute e la sua vita.

Questo è quanto, per il momento, senza acredine polemica ma per dovere verso noi stessi, verso il movimento, verso Valpreda ed i compagni incarcerati, verso la verità, dovevamo dire a quelli del Manifesto.

Al compagno Valpreda, che può darci atto di non aver ricevuto da noi alcuna pressione, diciamo che lui è liberissimo di prendere e di mantenere tutte le decisioni e gli impegni che vuole e di dichiararsi «militante anarchico» fin quando vorrà o potrà, ma è in nome di questa sconfinata libertà che non possiamo non accordargli ed in nome della «militanza» a cui egli ritiene di essere legato, che possiamo e dobbiamo esigere che lui stesso pretenda dagli anarchici, da tutti i militanti anarchici, il coerente rifiuto di partecipare alla carnevalata elettorale.

 

 

1972 03 18 Umanità Nova – Astensionismo anarchico.

13 maggio 2015

1972 03 18 Umanità Nova – Astensionismo anarchico

 

Gli anarchici fin dai tempi della I Internazionale si sono dichiarati astensionisti, contrari, cioè, ad ogni partecipazione attiva o passiva alle elezioni. L’astensionismo, quindi, è una costante storica del pensiero e della prassi anarchica e, lungi dall’essere un atteggiamento ribellistico (come spesso è stato interpretato non solo dagli storici borghesi ma anche da gran parte degli studiosi marxisti) esso poggia sulle solide basi di una analisi demistificante e di una critica complessiva del potere. Esso, quindi, rappresenta una scelta precisa, consapevole e rivoluzionaria.

Nel momento in cui la I Internazionale esprimeva in chiari termini l’esclusione della «politica» dalla strategia rivoluzionaria del proletariato, in quello stesso momento nasceva l’astensionismo anarchico. Posto che qualsiasi lotta «politica», qualsiasi lotta – che si conducesse all’interno delle strutture del potere, e, quindi, su un terreno privilegiato dai padroni e funzionale agli interessi della classe dominante – sarebbe stata non solo illusoria, ma dannosa per il proletariato, nella misura in cui esso in nessun modo avrebbe potuto utilizzare quegli stessi strumenti che la classe dominante ha creato per esercitare la sua dittatura, e posto che la lotta di classe può esprimersi in modo compiuto su un terreno extra ed anti-istituzionale, ne conseguiva e ne consegue che partecipare alle elezioni significa rafforzare o, comunque, avallare quelle stesse strutture che il proletariato tende ad abbattere nella sua lotta di ogni giorno. Questa tesi, dopo un secolo di storia del movimento proletario e rivoluzionario, è ancora oggi valida ed attuale, in quanto è confermata dalle esperienze di tutto il movimento socialista:

– In nessun paese il proletariato ha raggiunto o accelerato la propria emancipazione attraverso le elezioni o la partecipazione a qualunque altra forma di potere.

– In nessun paese, dove non sia scoppiata la rivoluzione, è stato possibile abbattere la classe dominante o sovvertire i rapporti di produzione.

– Nei paesi dove la rivoluzione non ha distrutto completamente lo stato e non ha abbattuto il potere, essa è fallita ed oggi nuove classi dominanti hanno sostituito le vecchie nello sfruttamento e nell’oppressione del proletariato.

– Le tesi opportunistiche della II Internazionale, relative all’uso dello stato ed alla partecipazione al potere, hanno consumato in modo tragico e definitivo il proprio fallimento.

Alla luce di queste considerazioni, che senso ha partecipare alle elezioni, se non quello di coprire i contenuti chiaramente opportunisti di tutte le burocrazie che cercano di egemonizzare il proletariato? Inoltre è sempre più evidente che il parlamento è solo un centro di potere illusorio, poiché il potere reale risiede nelle grandi imprese industriali, nei monopoli, nelle società multinazionali, ecc., ed esso si esprime concretamente non tanto nelle leggi votate dal parlamento – che in ogni momento vengono applicate secondo gli interessi dei padroni – quanto nel condizionamento imposto ed oppressivo di ogni aspetto della vita sociale, che va dalla produzione al consumo, dalla repressione dei bisogni reali della comunità e degli individui alla creazione di bisogni artificiali. Quindi tutti coloro i quali oggi dissertano ancora sull’uso dello Stato e sulla partecipazione alle istituzioni della classe dominante, dovrebbero a nostro avviso, semmai discutere sulla possibilità di impadronirsi dei centri decisionali delle grandi imprese industriali e non sulla possibilità di essere rappresentati nel parlamento, che esercita la sua funzione solo a livelli più asserviti e marginali del potere.

Tuttavia, questo tipo di tematica è certamente estraneo a chi, come noi, intende abbattere il potere ed intende costruire una società organizzata senza potere e senza sfruttamento, nella quale la gestione della produzione e della distribuzione dei beni sociali sia esercitata collettivamente e sia misurata sui bisogni reali di tutta la collettività. Ciò, d’altra parte, presuppone che la maggior parte degli individui sia in grado di avere una visione autonoma e collettiva, particolare e generale dei problemi di tutta la società e sia anche in grado di esercitare il proprio potere decisionale allo interno di strutture che accolgono le istanze reali della comunità ed esprimano la volontà individuale e collettiva di tutti i produttori; in altri termini, strutture che escludano la delega del potere decisionale e del controllo collettivo e che implichino la massima responsabilizzazione di ognuno.

Ecco perchè nel momento in cui tutte le organizzazioni borghesi si impegnano nella campagna elettorale e nelle elezioni, allo scopo di essere rappresentate in parlamento e di gestire quello che è uno degli strumenti, come abbiamo detto, più marginali ed asserviti del potere (ma che per questo è in grado di garantire una fetta di privilegio a chi vi partecipa), noi confermiamo la nostra scelta astensionista e la nostra volontà rivoluzionaria, che si esprime nel nostro impegno di lotta tendente a rafforzare ed estendere quegli organismi rivoluzionari alternativi che il proletariato si è dato durante le sue lotte.

 

 

1972 03 18 Umanità Nova – La sinistra rivoluzionaria ha diritto ai 50 milioni di taglia. di Il Centro di Controinformazione della sinistra rivoluzionaria.

13 maggio 2015

1972 03 18 Umanità Nova - Vogliamo noi la taglia di 50 milioni

 

A Sua Ecc. On. Mariano Rumor – Ministro degli Interni – Roma.

«Egregio Signor Ministro, ricorderà certamente che il 15 dicembre 1969, a tre giorni di distanza dal tragico attentato di Piazza Fontana, Ella ebbe generosamente a destinare, d’accordo con il Suo predecessore On. Franco Restivo, una taglia di 50 milioni di lire italiane a “chiunque fornisca notizia che portino alla identificazione degli autori della strage di Milano”.

Tale promessa, stimolando in noi il senso dei valori proprio della società che Ella così autorevolmente rappresenta, ci indusse ad iniziare immediatamente un lavoro di indagine che si concluse, sei mesi più tardi, con la pubblicazione del libro “La Strage di Stato” per i tipi della casa editrice “Nuova Sinistra”.

Il detto volume, di cui Le inviamo copia in omaggio giacché le altre 99.999 sono state diffuse privilegiando luoghi che presumiamo Ella trovi difficoltà a frequentare, quali fabbriche e scuole, contiene indicati per nome e cognome alcuni dei mandanti e degli esecutori materiali dell’impresa criminosa da lei immediatamente commentata con le nobili parole “ciò rende urgente e indifferibile la ricomposizione del centro-sinistra organico”.

Leggendolo potrà rendersi conto di come le indicazioni in esso contenute abbiano trovato, nei mesi successivi, puntuale riscontro in una serie di iniziative della Magistratura, la inchiesta-istruttoria sulla morte di Armando Calzolari, l’invio alla Corte di Assise di Roma da parte della Procura milanese di documenti relativi alle rivelazioni dell’Avvocato Ambrosini, del quale nel libro era stata purtroppo prevista l’immatura scomparsa, i mandati di cattura contro i fascisti Stefano Delle Chiaie (soprannominato, ci perdoni il termine, “Caccola”), Junio Valerio Borghese, Franco Freda, Giovanni Ventura ultimo in ordine di tempo, ma non di importanza, Giuseppe Rauti (detto “Pino”) che ne confermano la piena attendibilità.

In particolare La preghiamo di soffermare la sua attenzione sulle pagine 94, 95, 96, 138, 139, 140, 141, 142, 143 del libro in questione, nelle quali la figura del Rauti, incriminato, tra l’altro, “per una serie di attentati terroristici verificatisi nel corso del 1969,” viene alla ribalta, nella sua veste di agente dei servizi segreti greci (K.Y.P.), come uno dei maggiori organizzatori della “strage di stato”.

Certi che il mancato ricevimento da parte nostra della taglia promessa sia esclusivamente da attribuirsi ad un disguido burocratico, e salvo un’opposizione in merito, a questo punto peraltro improbabile, da parte degli eredi del defunto Sig. Rolandi Cornelio, di professione tassista, restiamo in fiduciosa attesa dei 50 milioni. Tale cifra, che preferiremmo ci venisse accreditata, ove possibile, sotto forma di buoni del tesoro, verrà da noi equamente suddivisa tra i vari gruppi della sinistra rivoluzionaria i quali attualmente versano, nonostante le rivelazioni ahimè fantasiose de “l’Unità” sui fondi provenienti da parte confindustriale, in gravi difficoltà economiche, affinchè possano degnamente continuare nella loro lotta contro le istituzioni che Ella, Signor Ministro, tanto efficacemente difende.

Sperando in un Suo sollecito riscontro, distintamente La saluta

Il “Centro di Controinformazione della sinistra rivoluzionaria“. ».

1972 03 18 Umanità Nova – Le menzogne di Cicero

13 maggio 2015

1972 03 18 Umanità Nova - Le menzogne di Cicero

 

Ad Azzano Decimo, a pochi chilometri da Pordenone, incontro il geometra Sante Valvassori, età quarant’anni, stessa classe di Pietro Valpreda.

«Figurarsi se mi ricordo di Piero, eravamo sempre assieme». E’ Valvassori che parla, e ricorda non il Piero Valpreda anarchico, ma il Valpreda di vent’anni prima, quello che in grigioverde «serviva la patria». Continua: «non ne sono proprio sicuro, sa, sono passati tanti anni, ma io ho fatto il C.A.R. a Cuneo, e mi sembra che fu proprio a Cuneo che conobbi Valpreda.

In ogni caso a Palmanova, dove venimmo trasferiti dopo Cuneo, diventammo amici». Gli chiedo «eravate voi due soltanto – mi spiego – facevate gruppo a due o vi erano anche altri che consideravate comuni amici e che frequentavate?». «No, non eravamo soltanto Piero ed io, eravamo in tre, il terzo si chiamava, – ci pensa un poco -, si chiamava Bonadio, proprio Bonadio, e non abita qui ad Azzano ma a San Donà di Piave. Eravamo i tre amici ».

Il nostro più che un colloquio, è un recitare preciso di dati, io accenno una domanda e Valvassori risponde superando molte volte i termini asfittici nella quale la mia domanda era stata posta.

«Quando scoppiarono le bombe, riconobbi subito Piero vedendone la fotografia sui giornali, e sa com’è, lessi anch’io quello che Cicero aveva dichiarato al giudice Cudillo , l’ho letto anch’io come l’hanno letto tutti quanti gli altri, ma non diedi importanza alla cosa. Ma come si faceva a credere a quello che diceva Cicero?

Quale giudice poteva essere così cretino da credere sul serio che durante il servizio militare di leva si impari a fare il dinamitardo? Per trovare un giudice del genere bisognava crearlo di sana pianta, e cacciargli poi in testa palle e obbligarlo a ripetere che tutte quelle palle sono sacrosante verità. Io ero convinto che nessun giudice avrebbe potuto prendere sul serio le panzane di quel Cicero, e così mi dimenticai della cosa. Si, lo so, ho fatto male, ma del resto Cudillo non l’ho fatto io.

La verità è che il servizio militare Piero l’ha fatto lavorando nell’ufficio del capitano Enrico Buono assieme al maresciallo Mallardi. Altro che buttare bombe.

Io ero nello stesso plotone del Piero, informatore come Piero, e l’unica cosa che ci hanno insegnato è stato leggere le carte topografiche. Tutta li la nostra specializzazione militare, e se vuole aggiungere qualche altra cosa di molto importante, allora bisogna nominare anche le marcie e consumare le suole dell’esercito.

Il tenente Cicero? Le dico la verità, il suo nome l’ho letto sui giornali, ma io non me lo ricordo. Come si fa a ricordarsi tutti gli ufficiali che c’erano? Ogni tanto qualcuno ci metteva in fila e ci faceva fare la sua personale marcettina.

Le bombe? Lei intende la nostra preparazione dinamitarda sotto gli auspici dello esercito italiano?

Una volta, ma non ci giuro nemmeno di esserci stato presente, un sergente ci mise in mano un candelotto di dinamite, uno. L’unica cosa che mi sembra di ricordare, è che lo guardammo accendere la miccia, e mentre la miccia già bruciava, passò il candelotto in mano a qualcuno di noi, e cosa vuole che quello facesse, che lo portasse al tribunale di Roma? Buttò il candelotto dove il sergente aveva detto in precedenza di buttarlo.

Un candelotto unico, per tutti quei venti o trenta uomini che eravamo. SE questo vuol dire imparare a fare il dinamitardo allora l’Italia è piena di pericolosissimi dinamitardi. No, non mi ricordo se Valpreda fosse presente, ma anche se lo fosse stato, cosa sarebbe cambiato? E poi non lo chieda a me, la domanda vada a fargliela al giudice che dopo aver messo a verbale tutte le palle di Cicero, non si è sognato di interrogare uno solo dei componenti il famoso plotone «bombardieri» dell’esercito italiano.

Come ha fatto Valpreda a diventare donatore di sangue? Non lo è mai diventato, perché nessuno nell’esercito diventa donatore di sangue di professione. Un finanziere rimase ferito ad un braccio ed ebbe una emorragia, e Piero si offrì come donatore. Ricevette una licenza premio e non solo, ma arrivato a Milano si fece prolungare la licenza di cinque giorni. Quando ritornò, i carabinieri si presentarono in caserma ad arrestarlo. Valpreda se ne andò, ed io ereditai il suo lavoro in ufficio, si, ereditai proprio il suo lavoro in ufficio, per questo motivo, se non bastassero gli altri, so esattamente che cosa Valpreda ha fatto durante il servizio militare.

Lavorava in ufficio. Le bombe se le è sognate Cicero, ma ho idea che anche a lui lo abbiano obbligato a sognarle certe cose.

Lavorava in ufficio, agli ordini del capitano Enrico Buono e del maresciallo Mallardi».