Posts Tagged ‘A Rivista Anarchica’

Giornali Anarchici (archivio Umanità Nova e A rivista anarchica)

14 gennaio 2012

1969

Giornale Terra e Libertà del gruppo Anarchico "l'Iconoclasta" del 21 marzo 1969

Giornale Terra e Libertà del gruppo Anarchico “l’Iconoclasta” del 21 marzo 1969

      Terra e Libertà 21 marzo 1969 di gruppo Anarchico “l’Iconoclasta” (da atti processo Valpreda

La Barricata di gruppo Anarchico l'Iconoclasta

La Barricata di gruppo Anarchico l’Iconoclasta del 12 giugno 196

La Barricata 12 giugno 1969 di gruppo Anarchico “l’Iconoclasta” (cortesia Franco Schironi)

 

 

ANSA 13 dicembre 1969 Proteste di FAI e FAGI di Roma

ANSA 14 dicembre 1969 Comunicato circolo del Ponte della Ghisolfa

ANSA 17 dicembre 1969 Conferenza stampa anarchici Milano

da Le Bombe dei Padroni (luglio 1970) Testimonianza di Sergio Ardau

da Le Bombe dei Padroni (luglio 1970) Testimonianza di Lello Valitutti

da Le Bombe dei Padroni (luglio 1970) Torture in Questura

da Le Bombe dei Padroni (luglio 1970) Lettera di Paolo Braschi da S. Vittore

13 Ottobre 1971 Comunicato stampa Anarchici Sciopero della fame a oltranza a Piazza S.Giovanni in Laterano in Roma  

1971 08 4 Solidarietà internazionale con i compagni arrestati. Mozione approvata all’unanimità, Parigi, 1-4 agosto 1971. Secondo Congresso Internazionale di Federazioni Anarchiche

MEMORIALE Tratto da: Lettere dal “carcere del sistema” di Pietro Valpreda (maggio 1972)

Bollettino Archivio Pinelli n 12 gennaio 1999 Aldo Rossi e Anna Pietroni di L.V.

Libertaria n1 ottobre-dicembre 1999 Ti ricordi Piazza Fontana? di Luciano Lanza

Libertaria n1 ottobre-dicembre 1999 CIA e così SIA intervista a Guido Salvini di Luciano Lanza

Libertaria n1 ottobre-dicembre 1999 PCI e Stragi La politica del silenzio di Aldo Giannuli

testata Umanità Nova

1969

Umanità Nova 15 novembre 1969 REGGIO CALABRIA Assolti quattro compagni di Il gruppo «22 Marzo» di Roma 

Umanità Nova 20 dicembre 1969 Dichiarazione di Gruppi FAI – FAGI di Roma

Umanità Nova 20 dicembre 1969 Gli anarchici di Milano condannano il terrorismo di Gli anarchici di Milano riuniti in assemblea straordinaria al circolo Ponte della Ghisolfa il 14 dicembre 1969

Umanità Nova 20 dicembre 1969 Una vittima di più

Umanità Nova 27 dicembre 1969 La Federazione Anarchica Italiana contro la provocazione terroristica di La Commissione di Corrispondenza della F.A.I.

Umanità Nova n44 27 dicembre 1969 Non ci difendiamo ACCUSIAMO!di Mario Mantovani

1969 12 27 Umanità NovaAl quotidiano milanese L’Avvenire. Precisazioni su un’intervista di Mario Mantovani

1969 12 27 Umanità NovaDopo Milano. I due «estremismi» di Emilio Giardino

1970 

14 Aprile 1970Carcere di Regina Coeli Testo della lettera inviata daPietro Valpreda alla Redazione di “Umanità Nova 

1971

Umanità Nova 3 luglio 1971 Omertà di Stato(articolo non firmato)

Umanità Nova 3 luglio 1971 Calabresi e sei funzionari accusati di omicidio volontario Dopo lo scandalo Biotti la denuncia di Licia Pinelli di Comitato Politico Giuridico di Difesa 

Umanità Nova 19 giugno 1971 La salma di Pinelli terrorizza i complici degli attentati di Il Comitato politico-giuridico di difesa

Umanità Nova 19 giugno 1971 Uno sporco affare Placido La Torre  

Umanità Nova 2 ottobre 1971 La polizia e Lener guazzano nel ridicolodi Comitato politico-giuridico di difesa

Umanità Nova 2 ottobre 1971 Giuseppe Pinelli è stato assassinato di Vincenzo Nardella 

Umanità Nova 16 ottobre 1971 Procedimento legale e procedimento reale di Antonio Cardella

Umanità Nova 16 ottobre 1971 Lo Stato è accusato di strage continuata Vogliamo subito il processo per le bombe Comitato Politico-Giuridico di Difesa

Umanità Nova 16 ottobre 1971 Messe in gioco carte false per salvare i sei assassini di Comitato Politico-Giuridico di Difesa 

Umanità Nova (Anno 51 n. 35) 20 ottobre 1971 La Strage di Stato voluta dai padroni DOCUMENTO DI CONTROINFORMAZIONE ANARCHICA

Umanità Nova 23 ottobre 1971 Si vuole a tutti i costi colpire gli anarchici Ancora una volta rinviato a nuovo ruolo il processo contro «Umanità Nova» (di il cronista giudiziario)

Umanità Nova 23 ottobre 1971 Perché l’assassinio di Pinelli è legato alla strage di Stato di Comitato politico giuridico di difesa

Umanità Nova 23 ottobre 1971 I compagni imputati precisano

Umanità Nova 23 ottobre 1971  Le reazioni degli avvocati di Merlino e risposta de I Gruppi anarchici Romani

Umanità Nova 23 ottobre 1971 Processo subito Roma Sciopero della fame a Porta S. Giovanni  

Umanità Nova 27 novembre 1971 Subito il processo al sistemaUlteriori prove e accuse per l’assassinio di Pinelli e la strage di stato di Comitato Politico-Giuridico di difesa

Umanità Nova 27 novembre 1971 L’imputato Enrico Di Cola spiega i motivi della sua latitanza e accusa per la strage l’apparato statale 

Umanità Nova 27 novembre 1971 «Noi accusiamo» Controrequisitoria sulla strage di Stato. intervista a Vincenzo Nardella

1971 12 4 Umanità Nova – Un processo che fa paura ai complici del sistema. Falsi della questura di Roma

1971 12 4 Umanità Nova – No al processo a porte chiuse

1971 12 4 Umanità Nova – Stuani parla ma non convince di Comitato Politico-Giuridico di Difesa

1971 12 25 Umanità Nova – I compagni non dimenticano. A Milano l’anniversario dell’assassinio di Pinelli

Umanità Nova 11 dicembre 1971 Spudoratezze fasciste

Umanità Nova 11 dicembre 1971 Dove era Almirante il 10 dicembre 1969? La grande assemblea popolare indetta dagli anarchici di Milano Comitato Politico-Giuridico di difesa 

Umanità Nova 11 dicembre 1971 manifesto A due anni dalla strage(Commissione di Corrispondenza della F.A.I.) 

1971 12 25 Umanità NovaRoma 15 dicembre

1972

1972 01 15 Umanità Nova – Il settimanale Arbetaren (SAC) dà notizia che l’anarchico Enrico Di Cola si trova in Svezia

1972 01 15 Umanità Nova – Roma. Sotto Regina Coeli. Per Valpreda e compagni

1972 01 15 Umanità Nova – Sarà rinviato il processo per la strage? Si riaprono le polemiche sull’aula. Intanto Valpreda muore lentamente. di Comitato Politico-Giuridico di Difesa

Umanità Nova 22 gennaio 1972 Lo Stato italiano accusato di strage.Enrico Di Cola dalla Svezia sfida la magistratura a chiedere la sua estradizione   

1972 01 22 Umanità Nova – Londra manifestazione per Valpreda

1972 01 29 Umanità NovaSfida alla magistratura italiana (Enrico Di Cola)

1972 02 5 Umanità NovaNo alla giustizia di Stato! No alla repressione!

1972 02 5 Umanità NovaAssassinato dalla polizia il compagno Georg Von Rauch

1972 02 12 Umanità Nova – Frenesie giudiziarie contro il nostro giornale

Umanità Nova 19 febbraio 1972 La difesa attacca Falco

Umanità Nova 19 febbraio 1972 Comunicato stampa della F.A.I.  

1972 02 19 Umanità Nova – Licia Pinelli chiede l’incriminazione di Lener

Umanità Nova 26 febbraio 1972 Dichiarazione politica dei compagni difensori di E. Di Cola ed E. Bagnoli nel processo per la strage.

Umanità Nova 26 febbraio 1972 Il processo a Umanità Nova per i documenti di Di Cola

1972 02 26 Umanità NovaProcesso allo Stato. Questo processo coinvolge in maniera totale tutti gli organi istituzionali perchè coinvolge lo Stato in prima persona

1972 02 26 Umanità NovaQual è la vera manovra dei fascisti a Centocelle? di Un compagno del gruppo Kronstadt di Centocelle

1972 02 26 Umanità NovaAnche il questore Parlato conferma: La strage è di Stato

1972 02 26 Umanità NovaMassiccia e significativa la manifestazione anarchica del 19 febbraio a Roma

1972 03 4 Umanità NovaIncriminati per aver scritto e pubblicato la verità su Lemke

1972 03 4 Umanità NovaProcesso politico processo allo Stato

1972 03 4 Umanità NovaLa reazione dell’uomo alle prevaricazioni legalitarie

1972 03 4 Umanità NovaOccorsio sotto accusa. Il sistema senza veli

1972 03 4 Umanità NovaSalvati dalla guerra l’assassino Valerio Borghese e i suoi accoliti

1972 03 4 Umanità NovaNapoli e Ragusa: denunciamo infiltrazioni e provocazioni

1972 03 4 Umanità NovaVentura implicato sempre più nella strage

1972 03 11 Umanità Nova – Stoccolma Corteo per la strage

1972 03 11 Umanità NovaA proposito del giudice Falco

1972 03 11 Umanità NovaLo Stato tenta di sottrarsi alla condanna per la strage. di Il comitato politico giuridico di difesa

1972 03 11 Umanità NovaIllegittima ogni decisione che non invalidi l’istruttoria

1972 03 11 Umanità NovaRauti: uno degli anelli della catena di criminali

1972 03 18 Umanità NovaLe menzogne di Cicero

1972 03 18 Umanità NovaScoperti gli ideatori e gli autori della strage

1972 03 18 Umanità NovaLa sinistra rivoluzionaria ha diritto ai 50 milioni di taglia. di Il Centro di Controinformazione della sinistra rivoluzionaria.

1972 03 18 Umanità NovaAstensionismo anarchico.

1972 03 18 Umanità NovaLa candidatura Valpreda è solo una volgare speculazione elettorale. Il Manifesto getta la maschera extraparlamentare

1972 03 18 Umanità NovaLa nostra posizione sulla candidatura Valpreda

1972 03 18 Umanità NovaIl lamento di un giovane fascista smascherato

1972 03 25 Umanità NovaScoperte altre prove contro i fascisti ma Occorsio difende l’assurda istruttoria

1972 03 25 Umanità NovaI falsi storici del Manifesto

1972 03 25 Umanità Nova La manovra reazionaria. di Commissione di Corrispondenza della F.A.I.

1972 03 25 Umanità NovaComunicato CdC FAI (su Gino Bibbi)

1972 03 31 Umanità NovaFascisti e provocatori di Stato.

1972 04 1 Umanità NovaNuovo attacco contro il movimento rivoluzionario

1972 04 1 Umanità NovaCrolla la montatura poliziesca e politica sulla strage di Stato. Coinvolte tutte le organizzazioni fasciste complici tutti gli organismi istituzionali

1972 04 1 Umanità Nova – Concesso in Svezia l’asilo al compagno Di Cola 

1972 04 1 Umanità NovaContro una certa magistratura. di Roberto Mander

1972 04 1 Umanità NovaReticenze, insulti, menzogne e calunnie del Manifesto

1972 04 1 Umanità NovaStrage di Stato Comunicato stampa di Commissione di Corrispondenza della FAI e Gruppi Anarchici Federati

1972 04 1 Umanità NovaDa Hamburg. I poliziotti continuano ad uccidere

1972 04 15 Umanità NovaProcesso a Umanità Nova (e Enrico Di Cola)

1972 04 15 Umanità NovaRoberto Mander dimesso dal riformatorio

1972 04 29 Umanità NovaIl procuratore ricorre contro scarcerazione di Roberto Mander 

1972 04 29 Umanità NovaSvezia. Appello sul caso Pinelli e sugli anarchici processati in Italia

1972 04 29 Umanità NovaChi manovra la provocazione?

1972 11 4 Umanità NovaScandali per i tentativi di insabbiare le «piste nere»

1972 11 4 Umanità NovaAffannosa ricerca di un compromesso. di Comitato Politico – giuridico di difesa

1972 11 4 Umanità NovaIl processo: dove, quando, come

1972 11 4 Umanità NovaLa scomoda posizione del fascista Merlino

1972 11 4 Umanità NovaSulla manifestazione del 28 ottobre a Roma. Da Organizzazione Anarchica Romana (O.A.R.)

1973

1973 03 24 Umanità NovaPer Della Savia calpestate le leggi

1973 03 24 Umanità NovaRinvio a giudizio del compagno Giovanni Marini

1973 03 31 Umanità NovaFascisti e provocatori di Stato

1973 03 31 Umanità NovaPer Daniele Gaviglio domicilio coatto

1973 03 31 Umanità NovaSospesa l’estradizione di Ivo Della Savia

1974

1974 01 26 Umanità NovaStrage di Stato insabbiata la seconda inchiesta

1974 02 16 Umanità NovaComplici e mandanti forniti dallo Stato

1974 02 16 Umanità NovaIl 28 febbraio a Salerno

1997

Umanità Nova n17 1 giugno 1997 Attenti a costui Intrecci giudiziari, rivelazioni giornalistiche, strani ritrovamenti fanno da contorno alle quotidiane convulsioni del governo Prodi. di M.V.

Umanità Nova n22 6 luglio 1997 Strage di Stato e dintorni: Quando Anna Bolena cantava in questura di Luciano Lanza 

Umanità Nova 14 dicembre 1997 Prima di una strage

 

1999

 

Umanità Nova n39 5 dicembre 1999 Dossier Strage di Stato30 anni di una storia mai conclusa. Lo Stato delle bombe di Salvo Vaccaro

Umanità Nova n39 5 dicembre 1999 Dossier Strage di Stato: Oltre la memoria di Luciano Lanza 

Umanità Nova n39 5 dicembre 1999 Dossier Strage di Stato:Dall’autunno caldo alle stragi di Cosimo Scarinzi

Umanità Nova n39 5 dicembre 1999 Dossier Strage di Stato: Così ricordo Pinelli di Paolo Finzi

Umanità Nova n39 5 dicembre 1999 Milano: una scultura per Pinelli

2000

Umanità Nova n7 27 febbraio 2000 Non ci sono poteri buoni. Milano: iniziato un nuovo processo per la strage di piazza Fontana di Luciano Lanza

Umanità Nova n25 9 luglio 2000 La politica del silenzio. Memorie di sinistra di Mario Coglitore

2001  

Umanità Nova 27 maggio 2001 Ricordando Sergio Ardau di ANTEO

Umanità Nova n25 8 luglio 2001 Strage di stato Sentenza all’italiana di Luciano Lanza

2002 

Umanità Nova n2 20 gennaio 2002 Ricordando… Giovanni Marini di Anteo

Umanità Nova n26 21 luglio 2002 È morto Valpreda, l’anarchico accusato di strage di Luciano Lanza

2004 

Umanità Nova n10 21 marzo 2004 Strage di piazza Fontana. Quella bomba? Nessuno l’ha messa. Lo Stato non processa se stesso di Luciano Lanza

Umanità Nova n40 12 dicembre 2004 Terrore di Stato 12 dicembre 1969 – 12 dicembre 2004: la criminalità del potere di M.V.

2005  

Umanità Nova n16 8 maggio 2005 Dalla tragedia alla farsa. Piazza Fontana: la Cassazione assolve i fascisti, Andreotti accusa gli anarchici di Massimo Ortalli

Umanità Nova n17 15 maggio 2005 Piazza Fontana La banalità dell’ovvio di Luciano Lanza

Umanità Nova n19 29 maggio 2005 Il revisionismo anni ’70: Cossiga passa il testimone a Pisanu. L’ombra del passato si allunga sul nostro presente di Massimo Ortalli

Umanità Nova n23 26 giugno 2005 Lo stato non può condannare se stesso Depositata la sentenza per piazza Fontana di La Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana

Umanità Nova n39 4 dicembre 2005 Lo stato in piazza. 36 anni di stragi, menzogne e repressione di M. V.

Umanità Nova n40 11 dicembre 2005 La strategia del depistaggio. Da Milano a Bologna: il revisionismo sulle stragi di Anti

Umanità Nova n40 11 dicembre 2005 Lo stato in piazza Milano: a 36 anni dalla strage di piazza Fontana di m.v.

 

2006

Umanità Nova n11 26 marzo 2006 Giuseppe Pinelli: la memoria non si cancella La verità fa ancora paura di P.S.R.

Umanità Nova n11 26 marzo 2006 Milano: presidio in piazza Fontana.Modificata la “nuova” lapide a Pinelli di E.M.

Umanità Nova n12 2 aprile 2006 Pinelli: Ripristinata la lapide di mv

Umanità Nova n12 2 aprile 2006 Milano: le provocazioni del vandalo Albertini La storia non si riscrive di Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana – FAI

2007  

Umanità Nova 14 gennaio 2007 Milano: Piazza Fontana e l’omicidio di Pinelli, 37 anni dopo. La memoria che resiste di M.V.

Umanità Nova n8 4 marzo 2007 Calabresi, un altro assassino tra i cherubini di Massimo Ortalli

Umanità Nova n18 27 maggio 2007 L’ombra di PinelliCalabresi? Fatelo santo di Luciano Lanza

2008  

Umanità Nova 20 gennaio 2008 Ricordando Placido La Torre

Umanità Nova 3 febbraio 2008 Ballarò. Così ti sistemo Pinelli di Massimo V.

Umanità Nova 10 febbraio 2008 Sessantotto 1. Alle radici di una rottura di Massimo Ortalli

Umanità Nova 24 febbraio 2008 Sessantotto 2. Come pesci nell’acquadi Massimo Ortalli

Umanità Nova 2 marzo 2008 Sessantotto 3. Due treni paralleli di Massimo Ortalli

Umanità Nova 9 marzo 2008 Repressione. Fine del secondo atto. Cagliari: condannati Luisa Massimo e Matteo di Lo pseudo-chierico

Umanità Nova 16 marzo 2008 Sessantotto 4. Congresso dell’IFA tra vecchi e nuovi anarchici di Massimo Ortalli

Umanità Nova 20 aprile 2008 Cossiga e Sandalo. Onorare i debiti di MoM

Umanità Nova 27 aprile 2008 Memoria. Disertori, partigiani, anarchici. L’ora dell’azione di Pietro Stara

Umanità Nova 19 ottobre 2008 CasaPound, il volto attraente dei nuovi fascisti di bzK

Umanità Nova n40 14 dicembre 2008 Gli anarchici non archiviano di Massimo Ortalli

Umanità Nova n40 14 dicembre 2008 Gli anarchici non archivianoQuella sera a Milano era caldo…Il boomerang Pinelli di Paolo Finzi

Umanità Nova n40 14 dicembre 2008 Gli anarchici non archiviano. La Situazione politica e sociale prima del 12 dicembre UNA CRONOLOGIA A cura di m.v.

Umanità Nova 14 dicembre 2008 1969: un anno di speranze e di pauradi Enrico Moroni

Umanità Nova 14 dicembre 2008 Gli anarchici non archiviano. Fascismo oggi la strategia della paura di redb

2009  

Umanità Nova n1 11 gennaio 2009 Milano: 12 dicembre di Le compagne e i compagni della F.A.M. presenti al corteo

Umanità Nova 11 gennaio 2009 InformAzione – 1

Umanità Nova 11 gennaio 2009 InformAzione 2

Umanità Nova 22 febbraio 2009 La notte che Pinelli di Luciano Lanza  

Umanità Nova 15 marzo 2009 Bombe e segreti. intervista a Luciano Lanzadi A.S.

FAI 8 maggio 2009 Piazza Fontana. I morti non sono tutti uguali.Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana – FAI

Umanità Nova 17 maggio 2009 Napolitano: il terrorismo della memoriadi Gianfranco Marelli

Umanità Nova n22 7 giugno 2009 Lo stato ci vede doppio di Luciano Lanza

Umanità Nova 7 giugno 2009 Bruno Vespa, piazza Fontana e il sisde informale di COMIDAD

Umanità Nova 30 agosto 2009 Francesco Mastrogiovanni. Morte securitaria di un maestro cilentano di Shevek dell’OACN-FAI

Umanità Nova 20 settembre 2009 Verità per Mastrogiovanni di A. Soto

Umanità Nova 8 novembre 2009 Francesco Mastrogiovanni. Una morte che viene da lontano di Shevek dell’OACN-FAI

Umanità Nova 22 novembre 2009 Morti coatte di A.Pagliaro

Umanità Nova 13 dicembre 2009 C’è rumore intorno al 12 dicembre

Umanità Nova 13 dicembre 2009 Strage di Stato di Massimo Varengo

Umanità Nova n44 13 dicembre 2009 Chi si ricorda di Piazza Fontana?di Luciano Lanza

Umanità Nova 13 dicembre 2009 Giuseppe Pinelli: militante anarchicodi Franco Schirone

Umanità Nova 13 dicembre 2009 Pinelli e l’USI milanese di Guido Barroero

Umanità Nova 13 dicembre 2009 Piazza Fontana. Quarant’anni dopo di Francesco Mancini

Umanità Nova 20 dicembre 2009 Gianadelio Maletti. Il generale lancia messaggi

Umanità Nova 20 dicembre 2009 Accadde nel 1969 A cura dell’Archivio antifascista

Umanità Nova 20 dicembre 2009 Piazza Fontana quarant’anni dopodi Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana – FAI

2010 

Umanità Nova n1 gennaio 2010 12 dicembre e dintorni Milano di L’incaricato

Umanità Nova n2 gennaio 2010 La Gioventù Anarchica di emmerre

Umanità Nova n7 febbraio 2010 Umberto Marzocchi e la guerra di spagna Una polemica con “L´Espresso” di Nicola Revelant

Umanità Nova n9 marzo 2010 Ancona: campi di concentramento e foibe da una corrispondenza dell’ Archivio Nazionale USI-AIT

Umanità Nova n15 maggio 2010 Fischia il vento L’antifascismo di oggidi WS

Umanità Nova n15 maggio 2010 25 aprile – Cronache resistenti:Pistoia La nostra memoria non è condivisa di L’insuscettibile di ravvedimento, Evgenij Vasil’ev Bazarov.

Umanità Nova n18 maggio 2010 Napolitano fedele alla linea Le piste «imprevedibili» del revisionismo di Stato di RedB

Umanità Nova n20 giugno 2010 Urgenza antifascista 1919-2010, truci similitudini di L.L.

Umanità Nova n24 luglio 2010 Caso Mastrogiovanni L’ultima conferenza stampa prima del processo di Angelo Pagliaro

Umanità Nova n26 luglio 2010 Contro ogni revisionismo. Bologna 2 agosto di Nodo Sociale Antifascista Bologna

Umanità Nova n26 luglio 2010 Salerno e il fascista FalvellaMonumento al morto del (suo sporco) lavoro di Gianfranco Marelli

Umanità Nova n27 agosto 2010 Una strana querela

Umanità Nova n28 settembre 2010 Nick e Bart: giustiziati da un giustiziere di TAZ laboratorio di comunicazione libertaria

Umanità Nova n31 settembre 2010 Botta e risposta Fernanda Sacco eGiuseppe Galzerano

Umanità Nova n33 ottobre 2010 Gallico (RC) 26 settembre 2010 Gli anarchici non dimenticano Angelo, Annelise, Franco, Gianni, Luigi di L’incaricato

Umanità Nova n42 dicembre 2010 Tra segreti e legalità. La strage 41 anni dopo di Massimo Varengo

Umanità Nova n42 dicembre 2010 Piazza Fontana: salvati in 9 cd gli atti processuali digitalizzati di Angelo Pagliaro

Umanità Nova n42 dicembre 2010 Roma. La Garbatella non vuole Cucchiarelli di Anarchiche e anarchici della Garbatella

2011

Umanità Nova n16 maggio 2011 Processo Mastrogiovanni: interrogati importanti testimoni di Angelo Magliaro

Umanità Nova n16 maggio 2011 Ricordare Serantini: riflettere sull’oggi di Luca

Umanità Nova n17 maggio 2011 Pinelli vittima dello squallore elettorale di L’Osservatore lombardo

Umanità Nova n17 maggio 2011 Come ti delegittimo la Resistenza …e gli anarchici di Mauro De Agostani e Franco Schirone

Umanità Nova n19 giugno 2011 Gino Lucetti: “Niente frasi fatte” (su libro Gli angeli neri di Manlio Cancogni) di emmerre

Umanità Nova n20 giugno 2011 Processo Mastrogiovanni Il racconto di una giovane ricoverata di Angelo Pagliaro

Umanità Nova n24 luglio 2011 Bastardi senza storia (la storia rimossa dell’antifascismo europeo) di Emmerre

Umanità Nova n27 ottobre 2011 Ribelli senza congedo di Andrea Staid

2012 

Umanità Nova 22 aprile 2012 Lettera aperta a Dario Fo e Franca Rame di Enrico Di Cola 

Umanità Nova 22 aprile 2012 Quel film è una porcheria. Intervista a Lello Valitutti di l’incaricato

 

testata A rivista giustizia-di-stato-a-rivista-anarchica-n11-ma-L-LIhgxi

1971

A rivista anarchica nr 1 Febbraio 1971 La zia Rachele Intervista con la principale testimone dell’alibi di Valpredadi Antonella Schroeder  

A rivista anarchica n1 Febbraio 1971 12 dicembre 1970 Milano un anno dopo A cura della redazione

A rivista anarchica n1 Febbraio 1971 “È morto un cane…” di A. Di Solata

A rivista anarchica n1 Febbraio 1971 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica nr 2 Marzo 1971 Lo stato contro ValpredaIntervista con l’avv. Calvi di A. B.

A rivista anarchica nr 2 Marzo 1971 Cronache sovversive Ancora un processo a Valpreda a cura della Redazione 

A rivista anarchica n 2 marzo 1971 Sei anarchico dunque terrorista di Croce nera anarchica 

A rivista anarchica n2 Marzo 1971 Chi ha paura del lupo cattivoDiscorso sul neo-fascismo e sul neo-antifascismo di Guido Musso

A rivista anarchica n2 Marzo 1971 La Croce Nera Anarchica di Paolo Finzi

A rivista anarchica nr 3 Aprile 1971 Valpreda è innocente di Guido Montana  

A rivista anarchica n3 Aprile 1971 Ma che colpo di stato! di Anonimo

A rivista anarchica n3 Aprile 1971 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n 4 maggio 1971 Gli imputati accusano di E. M. 

A rivista anarchica n4 Maggio 1971 Il prete mafioso. Tre anarchici calabresi colpevoli di essersi opposti al capo-mafia di Africo Nuovo, don Stilo, sono in carcere da sette mesi

A rivista anarchica n4 Maggio 1971 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n5 Giugno 1971 Fuori tutti i compagni! Dopo due anni di carcere preventivo(senza autore)

A rivista anarchica n5 Giugno 1971 Pseudo anarchici (senza autore)

A rivista anarchica n5 Giugno 1971 Preparati dai fascisti di Treviso gli attentati del 1969? di Gruppo anarchico “P. Pinelli” di Treviso

A rivista anarchica n5 Giugno 1971 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n6 Luglio Agosto 1971 “Non l’abbiamo ucciso noi…”La ricusazione del giudice Biotti e la denuncia per omicidio sporta dalla vedova Pinelli hanno riportato sulle prime pagine dei quotidiani il caso del ferroviere anarchico (senza autore)

A rivista anarchica n6 Luglio Agosto 1971 Sempre quelli (senza autore)

A rivista anarchica n6 Luglio Agosto 1971 Roma – Centocelle di Gruppo anarchico Kronstadt – Roma

A rivista anarchica n6 Luglio Agosto 1971 “È ora di eliminarlo”. “Suo figlio sta diventando una bandiera per la gioventù di Vercelli, è ora di eliminarlo”. Con queste parole il Questore ha giustificato di fronte alla madre del nostro compagno Daniele Gaviglio la provocazione poliziesca attuata nei suoi confronti. di A. V. P.

A rivista anarchica n6 Luglio Agosto 1971 La calunnia come arma politica di A. B.

A rivista anarchica n6 Luglio Agosto 1971 Pavia: come t’incastro l’”anarchico” (senza autore)

A rivista anarchica n6 Luglio Agosto 1971 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica nr 6 Estate 1971 Aiutare Valpreda a cura della Redazione 

A rivista anarchica n.7 ottobre 1971 Valpreda è innocente, liberiamo Valpreda, a cura della Crocenera anarchica 

A rivista anarchica n7 Ottobre 1971 Azzeccagarbugli di E. M.

A rivista anarchica n7 Ottobre 1971 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n8 Novembre 1971 La strage continua “Suicidato” anche l’avvocato Ambrosini

A rivista anarchica n8 Novembre 1971 La spranga al potere Breve storia del Movimento Studentesco a Milano di S. M.

A rivista anarchica n8 Novembre 1971 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n17 Dicembre 1972 Gennaio 1973 Bonanno, Gaviglio, Marinidi La Redazione

1972

A Rivista Anarchica n. 9 1972 Parla l’ultimo latitante Intervista con Enrico Di Cola

A rivista anarchica n9 Gennaio 1972 Giuseppe Pinelli: un anarchico a cura della Redazione

A rivista anarchica n9 Gennaio 1972 Processiamo lo stato (senza autore)

A rivista anarchica n9 Gennaio 1972 Il “mostro” che fa paura allo statoa cura della Crocenera Anarchica

A rivista anarchica n9 Gennaio 1972 Ambrosini, Stuani, Restivo, Longoa cura della Crocenera Anarchica

A rivista anarchica n9 Gennaio 1972 Cronache sovversive a cura della Redazione

A Rivista Anarchica N10 febbraio 1972 M.A.R. I fascisti “rivoluzionari”di Gianluigi Cereda

A Rivista Anarchica N10 febbraio 1972 Noi accusiamo

A Rivista Anarchica N10 febbraio 1972 Aspettando il manichino di E.M.

A Rivista Anarchica N10 febbraio 1972 Valpreda è colpevole. Processo allo stato (a cura della Redazione)

A Rivista Anarchica N10 febbraio 1972 Fra un mese il processo A più di due anni dalla strage di stato a cura di E.M.

A rivista anarchica n.10 1972 Di Cola sfida Occorsio  

A rivista anarchica n10 Febbraio 1972 La cospirazione degli arrabbiati.l processo agli anarchici inglesi Prescott e Purdie, accusati di cospirazione, è stato solo l’anteprima del processo a Christie indicato dalla polizia come il cervello di una fantomatica Angry Brigade a cura di Josse

A rivista anarchica n10 Febbraio 1972 Era della croce nera. Georg Von Rauch, assassinato dalla polizia a Berlino di C. N.

A rivista anarchica n10 Febbraio 1972 Cronache sovversive a cura della Redazione

A Rivista Anarchica N.11 Marzo 1972 Giustizia di stato di E.M.

A Rivista Anarchica N.11 Marzo 1972 Processo allo statoManifestazione nazionale anarchica a Roma per l’inizio del processo Valpreda a cura della Redazione 

A rivista anarchica nr 11 Marzo 1972 La candidatura Valpreda di La redazione 

A rivista anarchica n12 Aprile-Maggio 1972 Il solito imbroglioLe elezioni del 7 maggioUna falsa eccezionalità – La candidatura Valpreda. – Scheda rossa e scheda rosa – L’astensionismo rivoluzionario degli anarchici di A. di Solata

A rivista anarchica n12 Aprile-Maggio 1972 Gli anarchici e le candidature protesta (di anonimo)

A rivista anarchica n12 Aprile-Maggio 1972 Scontro di piazza e rivoluzione a cura della Redazione

A rivista anarchica n13 Giugno1972 Valpreda, Christie, Palamara di La Redazione

A rivista anarchica n13 Giugno1972 Morte di un anarchico. Domenica 7 maggio è morto nelle carceri di Pisa il giovane anarchico Franco Serantini, massacrato di botte da “ignoti” poliziotti. a cura della Redazione

A rivista anarchica n13 Giugno1972 Morte di un poliziotto. Il poliziotto dottor Luigi Calabresi, già commissario dell’ufficio politico della questura di Milano, promosso commissario capo dopo la strage di stato, è stato ammazzato con una revolverata alla nuca. A cura della Redazione

A rivista anarchica n13 Giugno1972 Morti senza telegramma. Per i cittadini italiani uccisi dalle forze dell’ordine in 25 anni di Repubblica nessun presidente ha inviato telegrammi di sdegno e cordoglioA cura della Redazione

A rivista anarchica n14 Settembre 1972 Legittima difesa di La Redazione

A rivista anarchica n14 Settembre 1972 La pista tricolore. Oltre Freda e Ventura: la strage è di stato. Il processo Valpreda s’allontana sempre di più: liberiamo i compagni. A cura di Crocenera

A rivista anarchica n14 Settembre 1972 La cospirazione di Scotland Yard di P. F.

A rivista anarchica n15 Ottobre 1972 Facce di bronzo e stato latitante a cura della Redazione

A rivista anarchica n16 Novembre 1972 Se Valpreda esce. Bilancio di tre anni di controinformazione e di mobilitazione sulla strage di stato di A. B.

A rivista anarchica n 17 Dicembre 1972 Gennaio 1973 Una vittoria nostra La Redazione

A rivista anarchica n 17 Dicembre 1972 Gennaio 1973 La libertà di Valpreda e la nostra di Giuliano Spazzali 

A rivista anarchica n17 Dicembre 1972 Gennaio 1973 Bonanno, Gaviglio, Marinidi La Redazione

A rivista anarchica n17 Dicembre 1972 Gennaio 1973 Ammazzato due volte. Dalla perizia medico-legale appare evidente che l’anarchico Serantini fu assassinato non solo dalla bestialità dei baschi neri ma anche dall’irresponsabilità del medico del carcere. di Laura Landi

A rivista anarchica n17 Dicembre 1972 Gennaio 1973 Stuart Christie assolto. Quattro assoluzioni e quattro condanne al processo “Angry Brigade” – Liberato fra gli altri Christie, della Croce Nera Anarchica. di C. N.

1973

A rivista anarchica n18 Febbraio 1973 Le manette sulla città. Più uomini e più potere alla polizia – Licenza di sparare – La nuova-vecchia politica dell’ordine pubblico – Lo “stato di polizia” è una costante nella storia d’Italia. di R. D. L.

A rivista anarchica n19 Marzo 1973 Daniele Gaviglio:L’anarchico al bando di La Redazione

A rivista anarchica n20 Aprile 1973 “Fascismo” di stato Prosegue la grottesca persecuzione di Daniele Gavigliodi La Redazione

A rivista anarchica n20 Aprile 1973 Antifascismo anarchico di La Redazione

A rivista anarchica n20 Aprile 1973 Gli anarchici contro il fascismo di A.A.V.V.

A rivista anarchica n20 Aprile 1973 Libertà per Giovanni Marini.Lottare per la liberazione dell’anarchico Marini significa affermare il diritto a difendersi dalla violenza fascista a cura della Crocenera Anarchica di Milano

A rivista anarchica n20 Aprile 1973 Fascisti a SalernoA cura della Crocenera Anarchica di Milano

A rivista anarchica n21 Maggio 1973 Salerno: fascisti e giudici di La Redazione

A rivista anarchica n21 Maggio 1973 Valpredaa cura della Redazione

A rivista anarchica n21 Maggio 1973 Sovversivi a ReggioI fascisti di Ciccio Franco? No, gli anarchici. Ovvero, il giudice Galli celebra a modo suo il trentennale della Resistenzadi Gruppo Anarchico Reggio Calabria

A rivista anarchica n21 Maggio 1973 Goliardo Fiaschi di P. F.

A rivista anarchica n22 Giugno Luglio 1973 La bomba alla questura di Milano: l’attentato e l’attentatore di La Redazione.

A rivista anarchica n22 Giugno Luglio 1973 Violenza rivoluzionaria e nodi R. Brosio

A rivista anarchica n22 Giugno Luglio 1973 Libertà per Marini di E. M.

A rivista anarchica n23 Agosto Settembre 1973 Continua la persecuzione dell’anarchico Marini: a Caltanissetta picchiato bestialmente e rinchiuso in un cunicolo sotterraneo a cura della Redazione

A rivista anarchica n23 Agosto Settembre 1973 Repressione e rivolta di Monica G.

A rivista anarchica n24 Ottobre 1973 Per Marini di C. N.

A rivista anarchica n25 Novembre Dicembre 1973 Parlando di Giovanni MariniInterviste con parenti, amici e compagni dell’anarchico detenutodi Andrea M.

A rivista anarchica n25 Novembre Dicembre 1973 La pista tricolore. a cura della Redazione

1974

A rivista anarchica n26 Gennaio Febbraio 1974 Anarchici oggiXI Congresso della F.A.Idi P.F.

A rivista anarchica n27 Marzo 1974 Cronache sovversive a cura della Redazione  

A rivista anarchica n28 Aprile 1974 Iniziato e sospeso il processo a Giovanni Marini a cura della Redazione

A rivista anarchica n28 Aprile 1974 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n29 Maggio 1974 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n31 Agosto Settembre 1974 Vile condanna di Marinia cura della Redazione

A rivista anarchica n31 Agosto Settembre 1974 Tutte le piste portano a Roma di A. D. S.

A rivista anarchica n31 Agosto Settembre 1974 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n32 Ottobre 1974 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n33 Novembre 1974 Libertà per Belgrado Pedrini di Federazione Italiana Associazioni Partigiane (Carrara)

A rivista anarchica n33 Novembre 1974 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n34 Dicembre 1974 Violenza di stato in Germania

A rivista anarchica n34 Dicembre 1974 Cronache sovversive a cura della Redazione

1975 

A rivista anarchica n35 Febbraio 1975 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n36 Marzo 1975 Il sovversivoA colloquio con Corrado Stajano di Lodovico F.

A rivista anarchica n36 Marzo 1975 La repressione non è uguale per tuttiSpagna: intervista con l’avvocato Francesco Piscopo di C.S.L.

A rivista anarchica n36 Marzo 1975 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n37 Aprile 1975 Ma gli anarchici non archiviano

A rivista anarchica n37 Aprile 1975 Condannato per antifascismoA colloquio con Belgrado Pedrini di P.F.

A rivista anarchica n37 Aprile 1975 Liberiamo Marini di La Redazione

A rivista anarchica n38 Maggio 1975 9 anni a Marini La Redazione

A rivista anarchica n38 Maggio 1975 No all’antifascismo legalitario.Campagna MSI-Fuorilegge di A. B.

A rivista anarchica n39 Giugno Luglio 1975 Reale peggio di Rocco di P.F.

A rivista anarchica n39 Giugno Luglio 1975 Tutto fuorché la veritàLa verità di Stato sul caso Pinelli

A rivista anarchica n41 Ottobre 1975 Nuovi processi all’anarchico Marini di La Redazione

A rivista anarchica n42 Novembre 1975 Processi Marini La Redazione

A rivista anarchica n42 Novembre 1975 Mazurka bluIl tragico attentato al teatro Dianadi P. F.

1976

A rivista anarchica n43 Dicembre 1975 Gennaio 1976 Un malore per il compromesso storico. Pinelli: sentenza D’Ambrosio di La Redazione

A rivista anarchica n43 Dicembre 1975 Gennaio 1976 Dopo la sentenza D’Ambrosio. Ma il caso non è chiusoIntervista con l’avvocato Gentili di La Redazione

A rivista anarchica n44 Febbraio 1976 Marini e la giustizia di Stato di Giuseppe Bonavolontà

A rivista anarchica n45 Marzo 1976 Il fascino discreto dello Stato fortea cura della Redazione

A rivista anarchica n45 Marzo 1976 Scarcerato Sostre a cura della Redazione

A rivista anarchica n45 Marzo 1976 Fascismo di StatoMarini. a cura della Redazione

A rivista anarchica n45 Marzo 1976 Lotta politica e criminalità. Europa 1976: la repressione si accentua di Enrico Maltini

A rivista anarchica n47 Maggio 1976 Generale Maletti, Rumor ha parlato: confessa! La pista tricolore della strage di Stato di R. Brosio

A rivista anarchica n47 Maggio 1976 Aspettando l’espulsione.Intervista con Franco Trincale di P. F.

A rivista anarchica n47 Maggio 1976 La primavera delle Molotov di L.L.

A rivista anarchica n51 Novembre 1976 Pinelli e la giustizia di stato a cura della Redazione

1977

A rivista anarchica n53 Febbraio 1977 Nuova vile condanna contro l’anarchico Giovanni Marini a cura della Redazione

A rivista anarchica n53 Febbraio 1977 Strage di stato A Catanzaro come a Casablanca per rifarsi la verginità di L. L.

A rivista anarchica n57 Giugno Luglio 1977 Contro il terrorismo di statoa cura della Redazione

A rivista anarchica n57 Giugno Luglio 1977 La Germania è vicinaIntervista all’avv. Giuliano Spazzali a cura della Redazione

A rivista anarchica n58 Agosto Settembre 1977 Riabilitazione di stato per un delitto di statoSacco e Vanzetti cinquant’anni dopo di Camillo Levi

A rivista anarchica n58 Agosto Settembre 1977 Un invito a pranzo con pistolaIl primo rapimento politico in Italiadi P. F. (Paolo Finzi)

A rivista anarchica n60 Novembre 1977 Schmidt = NoskeTriplice omicidio di stato in Germaniadi Paolo Finzi

A rivista anarchica n60 Novembre 1977 Processo di Catanzaro: il revival comunista degli opposti estremismi a cura della Redazione

A rivista anarchica n61 Dicembre 1977 Gennaio 1978 Spie sì, ma per il PCI di L. L. (Luciano Lanza)

A rivista anarchica n61 Dicembre 1977 Gennaio 1978 Con un po’ di Malizia. Catanzaro: la farsa continua. Intervista a Pietro Valpreda a cura della Redazione

1978

A rivista anarchica n62 Febbraio 1978 I G.A.F.: fine di un’esperienza a cura della Redazione

A rivista anarchica n62 Febbraio 1978 Costituzione: la codificazione dello stato totalitario di diritto di Gruppo Gioventù Anarchica (Milano)

A rivista anarchica n63 Marzo 1978 Gulag a cura della Redazione

A rivista anarchica n63 Marzo 1978 Il carcere come scuola di L. Bucci – G. L. Pascarella

A rivista anarchica n63 Marzo 1978 Azione Rivoluzionaria a cura della Redazione

A rivista anarchica n64 Aprile 1978 Il Moro rapito… di Luciano Lanza

A rivista anarchica n64 Aprile 1978 …e le leggi speciali di Gioventù Anarchica – Milano

A rivista anarchica n64 Aprile 1978 P.C.I. e stalinismo a cura della Redazione

A rivista anarchica n64 Aprile 1978 Il mito della lotta armata di Andrea Papi

A rivista anarchica n65 Maggio 1978 Il ’68. Parliamone tra compagni a cura della Redazione

A rivista anarchica n65 Maggio 1978 Sui gruppi di affinità di Louis Mercier Vega (tradotto dal n.13 di Interrogations)

A rivista anarchica n65 Maggio 1978 Libertà per Valitutti di Carla Castelnuovo

A rivista anarchica n66 Giugno Luglio 1978 Nonostante lo svacco di L. L.

A rivista anarchica n66 Giugno Luglio 1978 Valitutti a cura della Redazione

A rivista anarchica n66 Giugno Luglio 1978 Marini semi/libero a cura della Redazione

A rivista anarchica n66 Giugno Luglio 1978 L’avvocato del diavolo.Quando la polizia può fermare una persona e condurla in questura? a cura di un compagno avvocato

A rivista anarchica n67 Agosto Settembre 1978 L’avvocato del diavolo.Al confino si va così con l’accordo DC-PCI a cura di un compagno avvocato

A rivista anarchica n67 Agosto Settembre 1978 rivista “libertaria” ClaustrofobiaAbbasso lo stato Viva lo sfruttamento di Franco Melandri

A rivista anarchica n67 Agosto Settembre 1978 Marini e Valitutti a cura della Redazione

A rivista anarchica n69 Novembre 1978 Vittorio Vidali. Quando il boia commemora le sue vittime di Pio Turroni

A rivista anarchica n69 Novembre 1978 L’avvocato del diavolo.Esistono armi non da fuoco di cui siano consentiti la detenzione e il porto? a cura di un compagno avvocato

1979

A rivista anarchica n71 Febbraio 1979 L’avvocato del diavolopuò un gruppo di persone non iscritte al sindacato indire uno sciopero senza incorrere in sanzioni penali? a cura di un compagno avvocato

A rivista anarchica n72 Marzo 1979 Strage di Piazza Fontana.Sentenza all’italiana di P.F.

A rivista anarchica n74 Maggio 1979 Tempi NegriL’avvocato Francesco Piscopo su processone che si sta montando in queste settimane contro Negri, Scalzone, Ferrari-Bravo e gli altri esponenti dell’Autonomia a cura della Redazione

A rivista anarchica n74 Maggio 1979 TorinoLa spia della scala B di Piero Flecchia

A rivista anarchica n75 Giugno Luglio 1979 Le regole del gioco di E. Z.

A rivista anarchica n79 Dicembre 1979 Gennaio 1980 Dieci anni dopo di Luciano Lanza

A rivista anarchica n79 Dicembre 1979 Gennaio 1980 Parlando con Valpreda Intervista a cura di E. Z.

A rivista anarchica n79 Dicembre 1979 Gennaio 1980 La burocraC.I.A. del terrore di Noam Chomsky (traduzione dal periodico “In these times” di Chicago)

1980 

A rivista anarchica n80 Febbraio 1980 Il medioevo prossimo venturo di Luciano Lanza

A rivista anarchica n80 Febbraio 1980 Tra repressione e garantismo.Intervista all’avvocato Gabriele Fuga di Paolo Finzi

A rivista anarchica n83 Maggio 1980 Una retata antianarchica di Paolo Finzi

A rivista anarchica n84 Giugno Luglio 1980 Quel diavolo di avvocato.Arrestato l’avvocato anarchico Gabriele Fuga di Paolo Finzi

A rivista anarchica n84 Giugno Luglio 1980 Giorno dopo giorno.Blitz dopo blitz. I giornali come bollettini di guerra riportano i “successi” dell’armata Dalla Chiesa di Luciano Lanza

A rivista anarchica n84 Giugno Luglio 1980 Cantadelatore di Sandro Consolato

A rivista anarchica n84 Giugno Luglio 1980 Wanted. Si parla di taglie, di questo istituto giuridico-poliziesco che incentiva la delazione per combattere la criminalità di Ugo Dessy

A rivista anarchica n85 Agosto Settembre 1980 I signori del massacro.La strage alla stazione di Bologna di Paolo Finzi

A rivista anarchica n85 Agosto Settembre 1980 Carissimi, dolcissimi compagni di Monica Giorgi

A rivista anarchica n85 Agosto Settembre 1980 Repressione A colloquio con l’avv. Zezza a cura della Redazione

A rivista anarchica n87 Novembre 1980 Dal carcere di Livorno Non basta la singola libertà di Monica Giorgi

1981 

A rivista anarchica n89 Febbraio 1981 Ritorna il mostro di Paolo Finzi

A rivista anarchica n89 Febbraio 1981 Crocenera Anarchica Correva l’anno 1969…a cura della Redazione

A rivista anarchica n89 Febbraio 1981 Crocenera anarchica a cura della Redazione

A rivista anarchica nr 90 Febbraio 1981 Chi processa chi? di Luciano Lanza

A rivista anarchica n91 Aprile 1981 Strage di Stato. Lo stato assolve se stesso di Luciano Lanza

A rivista anarchica n91 Aprile 1981 Avvocati nel mirino. Intervista a Francesco Piscopo di Paolo Finzi

A rivista anarchica n91 Aprile 1981 Processo Firenze a cura della Redazione

A rivista anarchica n92 Maggio 1981 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n93 Giugno Luglio 1981 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n94 Agosto Settembre 1981 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n95 Ottobre 1981 Repressione. Campagne SI Campagne NO di Paolo Finzi

A rivista anarchica n96 Novembre 1981 Monica Giorgi condannata. Motivazione: anarchica di Camillo Levi

1982

A rivista anarchica n98 Febbraio 1982 Quando i signori della guerra… di Monica Giorgi (Carcere di Reggio Emilia, 12/1/’82)

A rivista anarchica n99 Marzo 1982 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n99 Marzo 1982 Libertà per Monica Giorgi. Perché questa campagna di Paolo Finzi

A rivista anarchica n99 Marzo 1982 Caso Monica Giorgi. Se queste sono prove… di Avv. Ezio Menzione

A rivista anarchica n99 Marzo 1982 Cara Monica, scusa… di Omero Marraccini

A rivista anarchica n100 Aprile 1982 Tortura. Torquemada in Italia di Paolo Finzi

A rivista anarchica n100 Aprile 1982 Cronache sovversive a cura della Redazione

A rivista anarchica n100 Aprile 1982 Strage di Brescia. Brescia come Catanzarodi Gruppo anarchico di controinformazione (Brescia)

A rivista anarchica n101 Maggio 1982 Scarcerata Monica Giorgi. Una nostra vittoria di Paolo Finzi

1993

A rivista anarchica nr 199 Marzo 1993 I miei dubbi sul “garantismo” di lor signori. Manette a Carra: parla Valpreda di Mauro Decortes – Maddalena Sternai

1996

A rivista anarchica n231 Novembre 1996 Calabresi, Pinelli, ecc. Marco Cilloni

1997 

A rivista anarchica n234 Marzo 1997 Rimozione e rivoluzione. La condanna e la detenzione di Bompressi, Pietrostefani e Sofri riguarda tutti noi. di Carlo Oliva

A rivista anarchica nr 235 Aprile 1997 La madre di tutte le stragi di Luciano Lanza

A rivista anarchica n237 Giugno 1997 Il 25 aprile scoppia una bomba al Comune di Milano. Puntuale, la solita rivendicazione “anarchica”. Un grave caso di analfabetismo di Carlo Oliva

A rivista anarchica n239 Ottobre 1997 Su la pubblicità di Radio Popolare di Tobia Imperato (Torino)

A rivista anarchica n239 Ottobre 1997 Dal carcere di San Vittore di Patrizia Cadeddu

A rivista anarchica n239 Ottobre 1997 Palinodia con citazione. Ancora sull’attentato al municipio di Milano di Carlo Oliva

A rivista anarchica nr 241 Dicembre 1997 Gennaio 1998 Lo stato e i suoi servitori di Luciano Lanza

A rivista anarchica nr 241 Dicembre 1997 Gennaio 1998 Quei 150.000 fascicoli “dimenticati” di Luciano Lanza

1998

A rivista anarchica N 242 Febbraio 1998 Pino Pinelli. Ventotto anni fa, praticamente ieri di Marco Cilloni

1999

A rivista anarchica nr 259 Dicembre 1999 Gennaio 2000 Ti ricordi piazza Fontana? di Luciano Lanza

2000

A rivista anarchica nr 268 Dicembre 2000 Gennaio 2001 Siamo tutti sudafricani di Luciano Lanza

2001

A rivista anarchica N 274 estate 2001 Cinque anarchici del sud

2002

A rivista anarchica anno 32 n284 ottobre 2002 ricordando Pietro ValpredaCiao Peder! di Paolo Finzi 

A rivista anarchica n 300 giugno 2004 Nessuno ha messo la bomba Ci risiamo: nessun colpevole per la strage del 12 dicembre 1969 di Luciano Lanza

2005

A rivista anarchica n 309 giugno 2005 Piazza Fontana ultimo atto Lo Stato non può condannare se stesso per la strage da lui compiuta.di Luciano Lanza 

A rivista anarchica n 313 dicembre 2005 gennaio 2006 Pinelli Piazza Fontana Assassinio? No: malore attivo degli avvocati Marcello Gentili, Bianca Guidetti Serra e Carlo Smuraglia

A rivista anarchica n 313 dicembre 2005 gennaio 2006 Pinelli Piazza Fontana Il commissario-finestra di Patrizio Biagi

 2007

Bollettino Archivio Pinelli n 29 luglio 2007  Roma, 1974. Funerale di Aldo Rossi e Anna Pietroni di L.V.  

A rivista anarchica n 330 novembre 2007 Pinelli Piazza Fontana Quel distratto silenzio di Luciano Lanza

A rivista anarchica n 330 novembre 2007 I funerali di Pinelli. Un freddo pomeriggio milanese di tanti anni fa. La testimonianza di uno scrittore. di Franco Fortini

A rivista anarchica n 330 novembre 2007 Pino? In prima persona, come al solito di Piero Scaramucci

A rivista anarchica n 330 novembre 2007 L’anarchico defenestrato. Dal quartiere Ticinese alla questura: vita e morte di un ferrovieredi Paolo Finzi

A rivista anarchica n 330 novembre 2007 Piazza Fontana Cronologia

 2011

A rivista anarchica n 361 aprile 2011 Fino alla sera del 12 dicembre di Zelinda Carloni 

2012

A rivista anarchica anno 42 n. 372 giugno 2012 Una storia non solo mia di Paolo Finzi

2013

2013 dicembre A Rivista anarchica Ancora bufale su piazza Fontana. Quando la smetteranno? Enrico Maltini

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A rivista anarchica n 361 aprile 2011 Fino alla sera del 12 dicembre di Zelinda Carloni

26 maggio 2011

Roma 1969. Una sedicenne si avvicina al movimento anarchico. Legge, incontra, si innamora, si entusiasma, “milita”, sogna. Poi…

 Vi racconto.

Roma, quaranta anni fa. Avevo sedici anni ben portati. Venivo da una famiglia di socialisti storici e comunisti dell’epoca dei padri. E pensai bene di essere comunista, diablo. Conobbi un ragazzo del mio liceo, e lo conobbi bene. “Stavamo insieme”, secondo l’espressione propria dell’epoca. Ma lui si diceva anarchico. Nessuno è perfetto, pensavo. E giù discussioni a morire, fino allo stremo, ma lui non demordeva. E io nemmeno. Tant’è che quando ci fu da andare alla manifestazione del 1° maggio (operai e studenti uniti nella lotta), io ostentai orgogliosamente la mia libertà di andarmene a comunisteggiare per conto mio, e giammai con gli anarchici. Solo che non avevo la più pallida idea di dove e con chi andare, con quale gruppo sfilare, come vestirmi. Optai per una gloriosa camicia rossa, che da Garibaldi in poi andava sempre bene, e prudenzialmente mi fornii di un paio di scarpe da ginnastica. Saggezza della gioventù. Giunta in un tratto qualunque di corteo mi infilai dentro le maglie rosse che scorrevano e, piena d’entusiasmo (era la prima manifestazione a cui prendevo parte: 1° maggio del ’69) ero pronta a scandire lo scandibile.

 Ma proprio qui cominciarono i problemi: non me ne garbava uno, neanche uno degli slogan che vibravano a destra e a manca. Tentavo di seguire, qui e là, qualcosa di dicibile, ma niente. Picche. Costoro urlavano forte “potere operaio”, ed io ero a disagio. Pensai: mi sono combinata male, in un gruppo che non fa al caso mio. E continuai a pensarlo fino alla carica della polizia (ove benedissi le mie sagge scarpe) e anche oltre, quando cioè tornai a casa. Malconcia ma intera. Si tratta, mi dissi, di andare a vedere i vari gruppi e capire dove meglio posso collocarmi. E decisi di farlo scientificamente: li avrei visitati tutti e poi avrei deciso. Intanto, aspettando la chiusura delle scuole, tentai di informarmi un po’ sul comunismo dalle fonti dirette, cioè dai libri. E a casa non mancavano. Attaccai così nientemeno che la “storia del partito comunista dell’Unione Sovietica”. Voi capite. Ma io avevo sedici anni e volevo fare tutto da me.

Un po’ smarrita

Malgrado le mie migliori intenzioni e la mia provata vis di lettrice di lungo corso, al terzo capitolo… capitolai. Va bene, non fa niente, troverò qualche altra cosa. Ma qualche seria perplessità stava facendo un forellino nella diga. Finisce la scuola. Finalmente posso andare “per sedi”. E comincio (vedevo le “insegne” passando con il tram) dalla sede dell’Unione dei Comunisti Italiani Marxisti Leninisti. Sì.

Vi racconto.

Si andava alla sede (che era un grande garage sotto un palazzo) scendendo, e lungo i muri laterali, che si facevano ovviamente sempre più alti, erano affissi decine di mega manifesti: tutti rossi, con tocchi di giallo, tutti uguali, tutti con Mao Tse Tung. Identici. Tantissimi. Essendo la fine di giugno e facendo molto caldo, intorno non c’era un’anima, e neanche incontrai nessuno lungo la rampa. Finalmente arrivai all’entrata, tappezzata integralmente di manifesti, tutti rossi (tocchino di giallo), tutti uguali, tutti con Mao. Ma quando entrai la scena mi parve davvero troppo. Pareva un baraccone da fiera. Tutto l’interno era tappezzato di manifesti, sempre tutti rossi e tutti uguali, ma stavolta rappresentavano anche una prospettiva con i cinque padri, nonché i singoli padri separatamente. Padri del marxismo leninismo, ovviamente. E c’era, in una notevole fuga prospettica, un lunghissimo bancone con materiale cartaceo (libri, opuscoli, volantini ecc.) su cui troneggiava una quantità cinese di libretti rossi. Mentre un po’ smarrita tentavo di chiedere qualcosa a qualcuno (c’erano un paio di ragazzi vagamente addetti al bancone) mi accorsi che tutta l’attenzione di costoro era rivolta a quanto stava accadendo nell’ala accanto. Questa era addobbata come il resto, ma aveva una specie di grande tavolo tappezzato in rosso dietro al quale erano seduti tre giudici. Sì, proprio giudici, perché nel frattempo, avevo inteso che lì si stava svolgendo un “processo proletario”, e il processato era un ragazzo che stava ritto di fronte ai giudici con aria contrita e colpevole. Stetti, per capire. E ascoltai, finché ce la feci.

Questo processo era una delle cose più orribili a cui mi sia capitato di assistere: i giudici continuavano ad accusare di colpe irraggiungibili dall’umana ragione questo poveraccio che, e questo era il peggio, pareva sentirsi davvero colpevole. E ne soffriva come Raskolnikoff. Resistetti quanto più potei, ma alla fine mi mancò l’aria, e come in un percorso escatologico, dovetti uscire di lì e salire, salire verso l’aria aperta, con un solo pensiero nella testa: andrò al Bakunin.

Sapevo dov’era. Il mio ragazzo anarchico lo frequentava già da tempo e da tempo m’invitava ad andarci. Ma naturalmente volli andarci sola. Il “Bakunin” stava a via Baccina, centro storico di Roma. Io venivo dalla periferia e non mi capitava sovente di andare in centro, ma ci arrivai. Manco a dirlo ci arrivai in salita, e capii subito quale fosse la sede perché dalla strada vidi un ragazzo seduto sul vano della finestra al primo piano che non aveva l’aria di prenderci il fresco, ma stava ascoltando qualcosa che avveniva dentro. Intuii che la sede fosse a due piani, ed entrai nella porta d’accesso al piano terra. Stanza piccola, in fondo la scala per andare al primo piano, a sinistra un bancone con materiale “di propaganda”. Le pareti erano imbiancate e mi sentii sollevata che non ci fosse nessuna esibizione particolare di colore.

 Gli opuscoli de “La Fiaccola”

Dietro il bancone c’erano un ragazzo e una ragazza dall’aspetto “umano” (dopo l’esperienza precedente mi aspettavo di tutto) con i quali scambiai frasi di presentazione informale. Buttai un occhio alle pubblicazioni esposte: lettura di Bakunin, lettura di Kropotkin, lettura di Malatesta, altri minilibretti delle edizioni La Fiaccola, un giornale, Umanità Nova, alcuni volantini e manifesti. A parte i libretti de “La Fiaccola”, il resto del materiale era tutto ciclostilato, e i due ragazzi mi dissero che se volevo potevo prendere il materiale ciclostilato, caso mai con una piccola sottoscrizione. Lo feci. Quando spiegai le ragioni che mi portavano colà i due ragazzi, che si presentarono come Raniero e Maida, mi indirizzarono al piano superiore, ove era in corso una riunione degli studenti.

Salii le scale, strette e verticali, alla fine delle quali c’era una stanza gemella di quella al piano inferiore ma completamente vuota, ad eccezione di qualche sedia e qualche panca disposte lungo le pareti. Ed era piena di ragazzi, tutti maschi. Capii perché quel ragazzo che avevo visto dalla strada era seduto sulla finestra: non c’era altro posto. Entrai che parlavano animatamente, e praticamente non s’accorsero, o quasi, del mio ingresso. Me ne restai nei pressi della scala in piedi, dispostissima ad ascoltare. Parlava (i nomi li seppi mano a mano) Emilio, e mi piacque il suo andar di toscano. Durante il suo eloquio fui folgorata da una espressione che mi parve (ma già ero sul punto di innamorarmi di tutto quello che lì c’era) una cosa di straordinaria originalità all’interno di un gran ben parlare. Insieme con un eloquio condito da sfondoni vari (non ero ancora abituata), egli esibì un “porcoilbuondio” che mi parve pregevole. Bisogna esser toscani per cimentarsi con una cosa simile. Ma poi parlarono anche gli altri, quasi tutti. Uno di loro per la verità mi parve strano come studente: era decisamente più vecchio di noi, parlava milanese e si chiamava Pietro. Invece il ragazzo sulla finestra, che si chiamava Roberto, non parlò, al contrario di uno che si chiamava Mario che parlava parecchio.

Finché, un giorno, il mio ragazzo…

Fu amore a prima vista. Non so perché, non so come, ma mi parve di aver trovato qualcosa di già mio, qualcosa che mi apparteneva da prima, da sempre. Tornai a casa divorando sul tram le “Letture” di cui mi ero munita. Lessi tutto, tutto il pacco di materiali che avevo preso. Ed ogni parola era una conferma, un entusiasmo.

Tornai già il giorno dopo, e l’altro ancora, e così per settimane. Conobbi altri compagni, finalmente “vecchi”, Aldo e Anna. E loro mi davano una garanzia di continuità che mi ristorò: non stavamo inventando tutto noi, per fortuna.

Finché. Finché un giorno il mio ragazzo, che frequentava il Bakunin indipendentemente da me, mi disse che lui se ne andava dal gruppo, e confluiva in un altro gruppo che si formava chiamato “22 marzo”, insieme con altri fuoriusciti del Bakunin. L’invito implicito era di seguirlo. Divenni furiosa. Cos’era questa baggianata? Che diavolo gli saltava in mente? Perché? Seguirono giorni di furibonde litigate e alla fine ci trovammo, tanto per cambiare, su due sponde diverse. Tornai al Bakunin per sapere, e mi fece male prendere atto di quelli che mancavano. Ma tant’era. Per fortuna nel frattempo al Bakunin c’era un’altra ragazza, Bianca. E così eravamo in tre. Era simpatica Bianca, e lei, un po’ più grande di me, a me pareva gagliardissima. Una volta, uscendo insieme dalla sede, ci seguì e ci raggiunse un ragazzo, Andrea, che conoscevamo poco o niente. Era strano, perché aveva, unico tra tutti, i capelli tagliati corti. Ci raggiunse e, navigando nella nostra assoluta meraviglia, ci chiese di aiutarlo a guadagnare qualcosa vendendo alle nostre compagne di scuola … delle collane di perle! Con tanto di astuccio! Avete idea di come ci si decorava tra ragazze nel ’69? Bene, non con le perle. Rifiutammo garbatamente e ci allontanammo sghignazzando.

Io ero in uno stato di splendida esaltazione, a parte l’insanabile dissidio col mio ragazzo, e leggevo, leggevo tutto l’anarchismo possibile e raggiungibile. Nel frattempo militavo, gagliardamente e entusiasticamente, con i compagni del Bakunin. Tutto andava benissimo, e il sol dell’avvenire si annunciava ad ogni alba. Tutto andava benissimo.

Fino alla sera del 12 dicembre.

A rivista anarchica n 17 Dicembre 1972 Gennaio 1973 Una vittoria nostra – La Redazione

12 aprile 2011

Valpreda, Gargamelli, Borghese sono liberi! Non abbiamo molto da aggiungere, a questo proposito, a quanto abbiamo già scritto. Il governo s’è mosso sotto la pressione di “autorevoli” settori di opinione pubblica “democratica”. Sarebbe stolido trionfalismo ritenere d’averli mossi noi, gli anarchici, i rivoluzionari. Eppure siamo convinti, senza vanagloria, che si tratti di una vittoria nostra, non dei “democratici”. In primo luogo perché noi abbiamo smosso questa opinione pubblica democratica dal suo abituale torpore, noi l’abbiamo costretta a scandalizzarsi, ad indignarsi. In secondo luogo perché nonostante tutto, le strutture repressive dello stato “democratico” escono malconce dalla faccenda, nell’immagine pubblica, anziché ridipinte a nuovo di democraticità.

Vittoria nostra, ripetiamo, e non accettiamo il disfattistico pessimismo di chi, nella scarcerazione, vede solo una manovra astuta del potere. C’è anche questa, certo (ma, al limite, anche nella resa a discrezione d’un esercito c’è il disegno di salvare almeno le chiappe), ma la scarcerazione di Valpreda, Gargamelli e Borghese resta sostanzialmente una sconfitta per lo stato ed una vittoria per noi. Non vogliamo sopravvalutare l’importanza né sottovalutare lo strapotere del sistema. La scarcerazione è solo un episodio (importante, però, e che riguarda la vita di tre compagni) della battaglia per la verità sulla strage di Stato, che a sua volta è solo un episodio della guerra rivoluzionaria. Però è un episodio che segna un risultato positivo per noi e negativo per il potere (e con i tempi che corrono non è cosa da poco). Se fossimo riusciti, cinquanta anni fa, a salvare la vita di Sacco e Vanzetti, ci saremmo forse iper-criticamente lamentati che era tutta una manovra dello stato americano per riconquistare credibilità?

Certo, perché la vittoria conservi significato politico e l’episodica sconfitta del sistema non finisca nella notte della disinformazione e dell’indifferenza in cui tutti i gatti sono bigi e gli opposti si confondono, è necessario tutto il nostro impegno, bisogna che la campagna di contro-informazione continui e non si spenga soddisfatta del primo risultato. In un comunicato stampa congiunto del 29 dicembre, la Federazione Anarchica Italiana ed i Gruppi Anarchici Federati sottolineano che la scarcerazione dei compagni “non è un atto di giustizia, ma il risultato della campagna di controinformazione e di lotte che fin dal primo momento gli anarchici ed il movimento rivoluzionario hanno intrapreso per smascherare la montatura politico-poliziesco-giudiziaria. Allo stato, unico responsabile della strage, – continua il documento delle due organizzazioni anarchiche – non rimaneva che ricorrere ad un comodo disegno di legge per liberarsi di un “affare” ormai troppo scomodo e tentare di salvare se stesso dal definitivo discredito. Oggi più che mai sotto accusa e lo stato, e la liberazione dei compagni dovrà dare maggiore impulso alla lotta contro la prepotenza del potere fino al suo abbattimento. Nel momento in cui Gargamelli, Borghese e Valpreda vengono scarcerati, noi non dimentichiamo – conclude il comunicato stampa – che i responsabili della manovra reazionaria e dell’assassinio del compagno Pinelli sono tutti in servizio e promossi od in attesa di promozioni”.

 

Quando la memoria tradisce – Risposta all’articolo di Paolo Finzi scritto per la morte di Pietro Valpreda (29/12/2010)

29 dicembre 2010

Quando la memoria tradisce

In questo Blog stiamo cercando di riportare alla luce la nostra storia, la nostra verità. Gran parte del nostro lavoro è rivolto a smantellare falsità o manipolazioni di giornalisti e autori  di destra o presunti “democratici” che vorrebbero riscrivere la storia in maniera revisionistica per addossarci colpe che non abbiamo e che addirittura sentenze definitive della magistratura hanno ufficialmente escluso.

Purtroppo – anche se in buona fede e senza volerlo – alcuni anarchici hanno contribuito con i loro scritti o le loro dichiarazioni a dare respiro politico a questa opera di disinformazione che cerca di accreditarsi come “storiografica”.

Poichè siamo nell’epoca dell’internet e tali articoli o dichiarazioni circolano in rete e possono essere ripresi e rilanciati in ogni parte del mondo, è evidente che non possiamo lasciare queste dichiarazioni e affermazioni senza una nostra risposta. Anche se questa viene a distanza di anni.

Nel caso che andremo qui ad esaminare vi è un aggravio di responsabilità da parte di chi ha fatto tali affermazioni in quanto, data la notorietà ed il prestigio di cui gode nel movimento anarchico, le sue parole hanno assunto valore di verità e sono tuttora riportate nelle pagine web di anarchopedia e riprese da siti anarchici di tutto il mondo. Con questo nostro intervento pubblico speriamo di fare chiarezza una volta per tutte ed auspichiamo che chi ha commesso tali errori provveda a correggerli.

L’articolo a cui ci riferiamo è quello intitolato Ciao Peder! scritto per la morte di Pietro Valpreda da Paolo Finzi, pubblicato su A rivista anarchica n 284 dell’ottobre 2002 (che pubblicheremo in modo integrale contemporaneamente a queste nostre note).

In esso fra l’altro si legge:

[Valpreda] …Intorno al ’68 dà vita, con altri più giovani compagni, ad un gruppo anarchico, scegliendo come nome la data dell’inizio del movimento di lotta francese: il 22 marzo. Il gruppo è caratterizzato da posizioni spacca-tutto e da un linguaggio incendiario: me li ricordo bene quando in piazza Duomo, durante un corteo nel ’69, gridano a squarciagola “Bombe, sangue, anarchia” e noi – militanti e simpatizzanti del circolo anarchico “Ponte della Ghisolfa” (con sede, allora, in piazzale Lugano, nel quartiere periferico della Bovisa) – sovrapponiamo con la stessa cadenza e con voce ancora più forte “Malatesta, Cafiero, Bakunin”. Cercando di evitare che la gente senta simili bestialità.”

Il Circolo 22 Marzo nasce a Roma nel novembre del 1969 e quindi retrodatare di un anno tale nascita non può che creare confusione. Confusione che diviene  totale quando Finzi tira fuori addirittura un suo “ricordo” personale, una sua testimonianza, in cui avrebbe visto i militanti del 22 marzo… sfilare ad una manifestazione a Milano gridando a squarciagola “Bombe, sangue, anarchia”!!!

E’ certo che nessuno di noi del 22 Marzo partecipò a cortei a Milano nel 1969, a meno che per  “cortei” non si voglia intendere la contemporanea presenza di tre compagni del circolo – Valpreda, Gargamelli e Di Cola – che andarono a Milano intorno al 7/8 ottobre ’69 assieme al compagno milanese Leonardo Claps al termine dello sciopero della fame di Roma. La visita aveva lo scopo di portare la loro solidarietà al compagno Michele Camiolo che stava continuando il suo digiuno di protesta davanti alla Camera del Lavoro di Milano. In quella occasione vi furono solamente incontri individuali tra compagni, ed una partecipazione ad una assemblea alla Statale, assieme a compagni anarchici milanesi, per sostenere i compagni a cui i leaderini della Statale volevano impedire di prendere la parola.

Finzi poteva evitare questo svarione non affidandosi esclusivamente alla sua memoria  (in questo caso sicuramente difettosa) ma chiedendo la testimonianza se non altro di Gargamelli che era ed è ancora facilmente reperibile.

Vale la pena di aggiungere un altro episodio: l’incontro tra Pinelli e Valpreda davanti alla Camera del Lavoro.  Da qualche tempo circolavano voci su Valpreda, e quindi quando Pino arrivò col termos del caffè per tutti, Pietro ne approfittò per chiarire la sua posizione messa in dubbio da queste voci incontrollate, fatte circolare ad arte da polizia e infiltrati come in seguito sapemmo.

Pinelli e Valpreda parlarono anche delle posizioni politiche del 22 marzo che sembravano a Pino troppo radicali. Pietro spiegò l’indirizzo politico che si era dato il circolo, cioè entrare nel vivo delle lotte, portare nei contesti le nostre idee per farle meglio conoscere e capire attraverso  l’intervento diretto. Parlarono anche della denuncia per il volantino anticlericale e del processo che Pietro avrebbe dovuto subire a breve.

Al termine dell’incontro – a una parte del quale era presente anche Gargamelli – alla domanda di Valpreda se tutto fosse stato chiarito, Pino rispose che “tutto è chiarito, non ci sono più problemi”. Un abbraccio finale sigillò la ritrovata armonia tra i due.

Prosegue Finzi:

“…Per questo loro modo di presentarsi e per l’estrema “apertura” del loro gruppo (predestinato ad ogni tipo di infiltrazione e provocazione), Valpreda ed i suoi compagni sono guardati male dal movimento anarchico (variamente) organizzato.”

Sulla questione del nostro “modo di presentarci” e della nostra “estrema apertura” che ci avrebbe reso permeabili ad infiltrazioni e  provocazioni, torneremo in maniera più dettagliata in un prossimo futuro. Per il momento vorremmo ricordare che gli anarchici di Milano non furono meno immuni da tali rischi  di quanto lo fummo noi. Basta pensare alla presenza nei loro circoli in quegli anni di personaggi come il “sosia” di Valpreda Nino Sottosanti, noto anche come ‘’Nino il fascista’’ o di Enrico Rovelli (nome d’arte Anna Bolena), confidente dell’ufficio affari riservati e del commissario Calabresi, scoperto solo nel 1975 quando lui stesso ammise questo suo ruolo  in un verbale di interrogatorio. Sarebbe bene dunque che anche  questa leggenda metropolitana su di noi terminasse una volta per tutte.

Che il movimento anarchico ‘’variamene organizzato’’ ci guardasse male è un’altra affermazione non vera e che andrebbe eventualmente contestualizzata. La presenza del Circolo 22 marzo, nelle persone di Pietro Valpreda, Emilio Bagnoli ed Enrico Di Cola, al congresso della FAGI a Carrara e poi al Convegno GIA ad Empoli il 2 novembre del 1969 ci sembra che dimostri ben altra verità. A Carrara non solo eravamo presenti ma prendemmo anche la parola!

La realtà dei fatti è che qualche tempo prima da Milano erano arrivate voci su Valpreda, a causa di un verbale in cui si mettevano in bocca a Pietro cose che non aveva mai detto. Il verbale era stato estorto con minacce e percosse dai soliti noti questurini di Milano ad un giovanissimo compagno. Incontrammo questo compagno a Carrara e ci raccontò, quasi in lacrime e chiedendo scusa a Pietro, cosa avevano scritto i poliziotti sul verbale che gli avevano fatto firmare e come da questo i compagni della Crocenera di Milano avessero dedotto che Valpreda andava in giro a raccontare frottole che potevano diventare provocazioni verso il movimento.

Andammo poi ad Empoli, non solo perchè alcuni compagni del nostro circolo erano vicini alle posizioni dei GIA, ma soprattutto per chiarire questa vicenda con Pino Pinelli. Qui, dopo il famoso episodio del cucchiaino lanciato durante il pranzo da Valpreda per attirare l’attenzione di Pinelli, vi fu un lungo incontro tra i due in cui Pietro spiegò a Pino la sua totale estraneità a quello che era riportato nel verbale di polizia e gli raccontò della confessione che avevamo ricevuto dal giovane compagno che con il suo verbale aveva causato tali voci e sospetti.

Anche questo incontro – di cui Di Cola è stato testimone – terminò con un abbraccio tra i due.

Secondo Finzi

“… A Roma commettono in quei mesi una grave scorrettezza, mettendo su di un loro volantino antimilitarista, infarcito di espressioni… da denuncia, non il proprio indirizzo, ma quello della sede anarchica di via dei Taurini, punto di riferimento del movimento anarchico organizzato e sede della redazione del settimanale Umanità Nova. “

Anche questa ricostruzione è in parte falsa ed in parte inaccurata.

L’episodio a cui si riferisce Finzi risale all’autunno del 1969, quindi prima della nascita del 22 Marzo, quando ancora svolgevamo la nostra militanza all’interno del circolo Bakunin. Scrivemmo un volantino antimilitarista, firmato “Gruppo Durruti”,  in cui mettemmo come indirizzo in cui era stato ciclostilato quello dell’allora nostro circolo, appunto il Bakunin di via Baccina (e non certo via dei Taurini!!). Il contenuto del volantino non piacque ad alcuni compagni “storici” del Bakunin e quindi noi per evitare polemiche strappammo la riga con l’indirizzo e lo distribuimmo tagliato. Non commettemmo dunque alcuna scorrettezza.

Scorrettezza è scrivere di cose che non si conoscono.

Scrive ancora Finzi:

“…A Milano, nel marzo 1969, Valpreda con altri due giovani compagni pubblica il ciclostilato Terra e libertà in cui tesse l’elogio di Ravachol, discussa figura di anarchico dinamitardo di fine Ottocento. Ce n’è abbastanza perché i militanti li tengano a distanza. A Milano Valpreda viene allontanato dal “Ponte della Ghisolfa”. Idem a Roma, dove i compagni della FAI – quelli di via dei Taurini – fanno capire alle “teste calde” del 22 marzo che “non è aria”.

Questo passaggio dell’articolo di Finzi, scritto per altro molti anni dopo i fatti, è decisamente fuorviante in quanto sembra attribuire quell’iniziativa al circolo 22 Marzo. Ma nel marzo del ’69 Valpreda viveva ancora a Milano, nessuno di noi a Roma lo aveva ancora incontrato ed il ciclostilato in questione lo fece con dei compagni di Milano.  

Purtroppo Valpreda è morto per cui non ci è possibile dire se venne o meno “allontanato”  dal “Ponte della Ghisolfa” come Finzi sostiene, ma i compagni Di Cola e Gargamelli possono testimoniare come ancora a novembre del ’69 Valpreda fosse accolto con calore dai compagni di questo circolo.

Sulla situazione di Roma possiamo invece essere più precisi. Ad essere allontanato dal circolo Bakunin non fu Valpreda o noi del 22 marzo bensì solamente Merlino per il suo passato fascista. Della sua  conversione – a buona ragione – i compagni del Bakunin non si fidavano. Anche dopo la scissione dal Bakunin e la creazione del nostro circolo,  molti di noi seguitarono a passare per il Bakunin a salutare e parlare con i compagni.

A riprova di quanto asseriamo vogliamo ricordare che ancora  il 6 dicembre (episodio agli atti del processo) alcuni di noi parteciparono ad un incontro dei gruppi libertari romani – che si svolse all’interno dei locali del Bakunin – e che in tale occasione un nostro compagno, Emilio Bagnoli, rappresentò le posizioni del nostro circolo.

Finzi prosegue:

Quel che mi preme sottolineare è che con il suo comportamento Pietro Valpreda – che di quell’ambiente un po’ folkloristico è il più “anziano”, l’unico non ragazzino – attira su di sé l’attenzione interessata delle forze repressive, che in quei mesi si attivano per inserire un loro uomo (il poliziotto Salvatore Ippolito) in quel gruppetto, un cui altro membro (Mario Merlino) è stato per anni un attivista neo-nazista e, pur avendo abbandonato i camerati per “abbracciare la causa anarchica”, mantiene rapporti con boss del livello di un Pino Rauti.

Anche a noi preme sottolineare qualcosa. Valpreda non attira l’attenzione su di se per i discorsi che avrebbe fatto con noi a Roma. Da mesi, lui – come Pinelli – era nel mirino del commissario Calabresi che aveva cercato di coinvolgerlo negli attentati del 25 aprile alla Fiera di Milano ed ai treni.

E qui vogliamo toglierci un altro sassolino dalla scarpa.

Il poliziotto Salvatore Ippolito era stato  infiltrato nel circolo Bakunin almeno dall’inizio del luglio ’69 (ma forse addirittura dal maggio-giugno). Ciò è emerso dai suoi verbali di interrogatorio e da quelli del suo diretto superiore il commissario Domenico Spinella, oltre che dagli atti del processo di Catanzaro. Lo scopo era  seguire i movimenti  del compagno Ivo Della Savia (fratello di Angelo incarcerato ingiustamente per gli attentati del 25 aprile) quando questi da Milano si era trasferito a Roma.

Possiamo quindi affermare senza tema di smentita (tutto si trova agli atti) che molti di noi  conobbero il poliziotto alle riunioni del Bakunin e quindi abbassammo “le difese” proprio per questo. Se lo accoglieva il Bakunin perchè avremmo dovuto diffidare noi? Quindi si tratta di “un’eredità” più che di un nuovo acquisto.

Anche sul ruolo del fascista e infiltrato Mario Merlino, per il momento ci preme sottolineare come fosse stato impossibile per noi – e per tutti gli altri d’altronde – sapere che manteneva contatti con i suoi ‘’ex’’ camerati. Detto questo vorremmo anche ricordare che prima di noi si era già infiltrato in alcune organizzazioni marxiste leniniste dalle quali era stato poi allontanato come provocatore, ma senza che tali organizzazioni provvedessero (per vergogna?) a denunciarlo pubblicamente.

Diversi di noi sono stati testimoni di interventi di Merlino in varie assemblee del movimento studentesco romano, senza che alcuno intervenisse per cacciarlo a pedate. Anche qui: se poteva parlare in assemblee pubbliche del movimento,  perchè noi avremmo dovuto dubitare della genuinità della sua “conversione” ?

Dopo il 12 dicembre tutto cambia e molte cose vengono alla luce. A quel punto fu facile per la sinistra, anarchici compresi, seppellirci nella merda.

rivista anarchica anno 32 n284 ottobre 2002 ricordando Pietro Valpreda Ciao Peder! di Paolo Finzi

29 dicembre 2010

L’articolo che segue contiene molti errori e cose non vere. Vedere risposta ex circolo 22 marzo pubblicato a parte dal titolo “quando la memoria tradisce”.

rivista anarchica anno 32 n284 ottobre 2002

ricordando Pietro Valpreda

Ciao Peder!

di Paolo Finzi

Vittima di una drammatica macchinazione, Valpreda è diventato il simbolo della battaglia di verità sulla “strage di stato”. E più in generale contro l’ingiustizia.

articolo Paolo Finzi

Lo scorso 6 luglio, nella sua casa in via Paolo Sarpi, a Milano, si è spenta la vita di Pietro Valpreda. Si è spenta dopo una lunga malattia, un cancro devastante che l’ha fatto tribolare nell’ultimo periodo della sua vita. I funerali, organizzati dal circolo anarchico “Ponte della Ghisolfa” ed in particolare da Mauro Decortes (che gli è stato vicino come un fratello) si sono svolti nel primo pomeriggio di lunedì 8, nella sede anarchica di viale Monza 255: un corteo di 3.000 persone si è snodato lungo un tratto del viale. Musica classica e jazz (come da lui richiesto) e canti anarchici hanno fatto da sfondo musicale. La salma è poi stata cremata.

Clima pesante

Pietro nasce a Milano nel 1933. Dai primi anni ’60 frequenta gli ambienti anarchici a Milano, a Roma, dove lo porta la sua professione di ballerino nei teatri di rivista. Intorno al ’68 dà vita, con altri più giovani compagni, ad un gruppo anarchico, scegliendo come nome la data dell’inizio del movimento di lotta francese: il 22 marzo. Il gruppo è caratterizzato da posizioni spacca-tutto e da un linguaggio incendiario: me li ricordo bene quando in piazza Duomo, durante un corteo nel ’69, gridano a squarciagola “Bombe, sangue, anarchia” e noi – militanti e simpatizzanti del circolo anarchico “Ponte della Ghisolfa” (con la sede, allora, in piazzale Lugano, nel quartiere periferico della Bovisa) – sovrapponiamo con la stessa cadenza e con voce ancora più forte “Malatesta, Cafiero, Bakunin”. Cercando di evitare che la gente senta simili bestialità.

Per questo loro modo di presentarsi e per l’estrema “apertura” del loro gruppo (predestinato ad ogni tipo di infiltrazione e provocazione), Valpreda ed i suoi compagni sono guardati male dal movimento anarchico (variamente) organizzato. A Roma commettono in quei mesi una grave scorrettezza, mettendo su di un loro volantino antimilitarista, infarcito di espressioni… da denuncia, non il proprio indirizzo, ma quello della sede anarchica di via dei Taurini, punto di riferimento del movimento anarchico organizzato e sede della redazione del settimanale “Umanità Nova”. A Milano, nel marzo 1969, Valpreda con altri due giovani compagni pubblica il ciclostilato Terra e libertà in cui tesse l’elogio di Ravachol, discussa figura di anarchico dinamitardo di fine Ottocento.

Ce n’è abbastanza perché i militanti li tengano a distanza. A Milano Valpreda viene allontanato dal “Ponte della Ghisolfa”. Idem a Roma, dove i compagni della FAI – quelli di via dei Taurini – fanno capire alle “teste calde” del 22 marzo che “non è aria”.

Ricordiamoci che la persecuzione poliziesca e la campagna di calunnie contro gli anarchici inizia su scala nazionale subito dopo alcuni attentati del 25 aprile 1969: vengono arrestati alcuni anarchici, ai quali frettolosamente e senza prove viene addossata la responsabilità. Due anni dopo, in sede processuale, verranno riconosciuti innocenti. Ma intanto il clima si è fatto pesante, ci sono compagni in galera, la tensione si taglia con il coltello e la pressione della polizia si fa insistente: i militanti anarchici sentono l’esigenza di fare chiarezza verso chi ostenta comportamenti poco seri, estremismi verbali, ecc…

Non è questa la sede per ripercorrere quelle vicende e preferisco rimandare alla lettura dell’ottimo volume Bombe e segreti (Elèuthera, 1997), scritto da Luciano Lanza – attivo militante del “Ponte della Ghisolfa” in quegli anni, poi nel 1971 tra i fondatori e per un decennio redattore di questa rivista, ora responsabile della rivista (nostra cugina) Libertaria.

Quell’undici febbraio ’69

Quel che mi preme sottolineare è che con il suo comportamento Pietro Valpreda – che di quell’ambiente un po’ folkloristico è il più “anziano”, l’unico non ragazzino – attira su di sé l’attenzione interessata delle forze repressive, che in quei mesi si attivano per inserire un loro uomo (il poliziotto Salvatore Ippolito) in quel gruppetto, un cui altro membro (Mario Merlino) è stato per anni un attivista neo-nazista e, pur avendo abbandonato i camerati per “abbracciare la causa anarchica”, mantiene rapporti con boss del livello di un Pino Rauti.
Personalmente conosco Pietro nel ’68, umanamente mi è subito simpatico ma non mi piace quel suo estremismo verbale. Insieme partecipiamo all’organizzazione della manifestazione anticlericale dell’11 febbraio 1969. In vista del quarantesimo anniversario dei Patti Lateranensi e del Concordato clerico-fascista del ’29, alcune forze politiche (tutte piccole) accettano l’invito dei radicali a trovarsi presso la loro sede di via Lanzone per mettere a punto l’iniziativa. Valpreda viene, ci sono anche i radicali Carlo Oliva, Felice Accame, c’è Franco Corleone (allora esponente dei giovani del Partito Repubblicano), per gli anarchici della Ghisolfa c’è Pinelli, io – che già bazzicavo gli anarchici – rappresento in quella sede il Movimento Studentesco della mia scuola, il liceo Carducci. E così, quando l’11 febbraio ci ritroviamo in corso Venezia, scortati da numerose forze dell’ordine, a gridare “Né Chiesa, né Stato, né servi, né padroni”, ci sono anche le varie anime dell’anarchismo.

Più volte in quel periodo mi capita di riaccompagnare Pietro in moto a casa di sua zia. E con lui si parla molto, è un tipo simpatico, ricco di umanità, un po’ spaccone. Ma aldilà delle differenze (anche d’abbigliamento: lui eccentrico, io “normale”), c’è un feeling di simpatia. E ci si ritrova, a volte, presso l’edicola in via Orefici, a due passi dal Duomo, gestita dall’anarchica Augusta Farvo: una bella figura di compagna, oggi quasi novantenne, anche lei presente ai funerali di Pietro.

“La furia della belva umana”

Il 12 dicembre 1969 Valpreda è a casa della sua prozia Rachele Torri e vi rimane tutto il giorno, ed anche i successivi, febbricitante. Non ha piazzato lui la bomba nella Banca dell’Agricoltura, in piazza Fontana. Non ha fatto niente, perché è rimasto tutto il giorno chiuso in casa. Ma il 15 dicembre, mentre si reca in Tribunale per una piccola pendenza politica, viene arrestato. E lì inizia un vero e proprio calvario, che durerà tre anni, ne segnerà la vita e lo trasformerà nell’anarchico più famoso in Italia.

Valpreda è perduto. La furia della belva umana (“Corriere d’informazione”), L’anarchico Valpreda arrestato per concorso nella strage di Milano (“Corriere della Sera), Arrestati gli assassini (Il Messaggero), Un anarchico arrestato per la strage (Il Resto del Carlino), Arrestato un comunista per la strage di Milano (Il Secolo d’Italia), Il mostro è un comunista anarchico ballerino di Canzonissima: arrestato (Roma). Sono questi alcuni dei titoli cubitali dei quotidiani del 17 dicembre.

Proprio lo stesso giorno i militanti anarchici milanesi convocano una conferenza-stampa nello scantinato alla Bovisa che ospita il circolo anarchico “Ponte della Ghisolfa. “Valpreda è innocente, Pinelli è stato assassinato, la strage è di Stato” sostengono i compagni, certi – senza alcuna ombra di dubbio – dell’innocenza di Pietro. Certo, lui si era più volte comportato come “un pirla”, come lo aveva definito Pinelli (assassinato in questura due notti prima della conferenza-stampa) con quel suo minacciare verbalmente “bombe, sangue, anarchia”. Ma tra il dire e il fare… Qui si è davanti ad un gioco molto più grosso, nel quale devono essere coinvolti, e ai massimi livelli, lo Stato e i fascisti.

I pochi giornalisti presenti ascoltano, prendono appunti. Ma non danno credito a quel pugno di anarchici, preferendo far del colore sulle nebbie della periferia, sullo scantinato visto come “un covo”. Farneticante conferenza-stampa al Circolo Ponte della Ghisolfa. Nessuna recriminazione fra gli anarchici. Titola il giorno dopo il “Corriere della Sera”.

Inizia proprio da quella conferenza-stampa la battaglia di giustizia e verità che progressivamente si estende alla sinistra extra-parlamentare, poi a quella parlamentare fino ad abbracciare, tre anni dopo, ampi settori della società. Nel nome di Valpreda (e dei suoi co-imputati, e di Pinelli, e dei tanti compagni caduti in quegli anni sotto il piombo poliziesco o in imboscate fasciste) si sviluppa la più vasta mobilitazione popolare nell’Italia del dopoguerra: migliaia di iniziative, una grande tensione, una campagna di contro-informazione che si sviluppa capillarmente un po’ ovunque.

Si arriva nel ’72 (dopo che Valpreda è stato candidato-protesta nelle liste elettorali de “Il Manifesto”) all’approvazione da parte del Parlamento di una legge appositamente promulgata per permettere la scarcerazione di Valpreda, vissuta come un’ingiustizia bruciante da troppe persone. Quella legge, passata alla storia come “legge Valpreda”, abroga la norma precedentemente in vigore, secondo la quale un imputato per gravissimi reati (tra cui, la strage) non poteva essere scarcerato fino ad una sentenza di assoluzione. Con la nuova legge, invece, la scarcerazione anche in quei casi è possibile. E così Pietro può uscire, salutato da festosi articoli di gran parte dei mass-media, compresi quelli che ne avevano accompagnato l’arresto con complimenti tipo “mostro”, “assassino”, “belva”.

In quei tre anni Pietro, nella sua cella, regge ad una poderosa pressione, tendente a fargli confessare quello che non aveva fatto. Con un’imputazione da ergastolo e tanti fuori che invocano per lui la pena di morte, Pietro diventa subito il protagonista di una vicenda allucinante. Conosce sulla propria persona, sul proprio fisico, la malvagità e la falsità del Potere, quello con la P maiuscola: quello che incrimina i suoi parenti che ne confermano l’alibi, che cerca di far crollare la vecchia zia Rachele, che per lunghe settimane cerca disperatamente di “sporcare” Pinelli e gli anarchici in generale.

Pietro diventa un simbolo, come nel caso Dreyfuss, come nella vicenda di Sacco e Vanzetti.
Qualche mese dopo il suo arresto, mentre fuori ferve la campagna di controinformazine sulla strage di Stato, gli scrivo una prima lettera in carcere – un po’ timida – di incoraggiamento e di saluto, lui mi risponde (e i miei si impressionano vedendo arrivare a casa una lettera da Rebibbia: da qui la mia decisione di prendere una casella postale…). E nelle sue lettere – che ho conservato – mi colpisce un Pietro più ragionevole di quello che avevo conosciuto fuori. Si pone il problema della continuità della vita sociale anche in epoca rivoluzionaria (e in molti, in quel periodo, pensavamo che magari ne avremmo vissuta una, e neanche dopo troppo tempo), cita Errico Malatesta e le sue intelligenti osservazioni in materia. Sorprendente.

Una pacca sulle spalle

Nel 1972 esce di carcere. Per molto tempo l’incubo dell’ergastolo prolunga la sua ombra sulla sua vita quotidiana. Intanto, dall’unione con Lauretta, nasce Tupac. E poi, nella sua vita, ci sarà Pia, dolce e forte compagna. I processi si succedono: Roma, Catanzaro, Roma. Nel 1979 arriva la prima, grossa assoluzione: la festeggiamo con una cena nella trattoria vicino alla redazione di “A”. Ci sono Corrado Stajano, Camilla Cederna, Luca Boneschi, Marco Nozza e altri esponenti della “società civile”, della Milano democratica e impegnata, che tra i primi si sono mobilitati per la verità, per Pietro. E lui, al suono della fisarmonica di Gigi, balla come… un ballerino. Un ballerino anarchico, appunto. Partecipa a centinaia di conferenze, dibattiti pubblici, interviste televisive.

È rimasto un tipo impulsivo, a volte si lascia andare a dichiarazioni un po’ forti. Anche perché resta un “personaggio pubblico” ed i giornalisti non mancano di sollecitarne le dichiarazioni su fatti clamorosi di cronaca politica.

Ricordo un giro nel Triveneto proprio nell’80, dopo l’assoluzione di Catanzaro. Ogni sera centinaia di persone, Vicenza, Padova, Trieste. A Marghera, a casa di Elis ed Elettra, dormiamo nel loro letto matrimoniale. Mi ricordo le sghignazzate quando gli confesso: “È la prima volta che vado a letto con un mostro”. “Sarai bello tu” mi risponde. E di fronte al pubblico, quando lo vedo partire per la tangente, qualche toccata al ginocchio o qualche tirata alla giacchetta spesso evita che il giorno dopo i giornali speculino su qualche parola di troppo. Spesso, non sempre.

Con il morbo di Buerger aggravato dalla detenzione, Valpreda non può più proseguire la sua carriera di ballerino. Vende libri per l’Einaudi, poi nel popolare quartiere del Garibaldi apre un locale (“La Barricata”) e lo gestisce per anni. È il Peder di sempre, estroverso, disponibile con tutti, chiacchierone, un po’ bauscia (“spaccone”, in milanese). In tutti questi anni la gente lo riconosce per strada, una pacca sulle spalle, “dai Pietro, l’ho sempre detto che sei innocente” e via. E lui continua a bazzicare gli ambienti anarchici, le manifestazioni, soprattutto è sempre presente la sera del 15 dicembre al corteo tradizionalmente organizzato dal Circolo anarchico “Ponte della Ghisolfa” per ricordare l’assassinio di Pinelli: un corteo che significativamente parte sempre da piazza Fontana. Si appassiona alle tematiche del federalismo e del localismo, entra in contrasto con molti compagni per le sue esagerazioni in materia. Certi accenti di tipo leghista sono penosi. E, come un quarto di secolo prima, si litiga.
Negli ultimi anni scrive quattro gialli che si aggiungono ad un libro di poesie scritto ai tempi della detenzione. Il primo Tri dì a luii pubblicato dal Circolo Ponte della Ghisolfa. Gli altri tre, scritti con Pietro Colaprico, editi dall’editore Tropea. Poi il progressivo aggravarsi delle sue condizioni di salute, fino alla morte

Comunque, un simbolo

Con la morte di Pietro si sarebbe dovuta chiudere un’epoca, quella che iniziò con la criminalizzazione degli anarchici per gli attentati del 25 aprile ’69 e poi esplosa con il catapultamento del “colpevole” Valpreda in pasto ad un’opinione pubblica frastornata per le bombe del 12 dicembre e per la morte in questura di Pinelli. Invece gli strascichi politico-giudiziari di quei fatti non sono ancora finiti.

Pietro Valpreda, l’anarchico Valpreda, resterà comunque nella storia del nostro Paese quale simbolo di una vicenda per molti aspetti molto più grande di lui, di cui fu la vittima non passiva, ma resistente – con il suo fermo e dignitoso comportamento. Aldilà dei suoi difetti, gli stessi che quasi sembrano averlo “predestinato” a quel ruolo, resta innanzitutto la valenza simbolica della sua drammatica storia personale, oggettivamente intrecciata con gli sporchi disegni del Potere, con i silenzi di Andreotti, con le indagini indirizzate a senso unico, con le coperture dei fascisti, con i servizi segreti più o meno deviati.

La più grossa montatura politico-giudiziaria del secolo scorso in Italia resterà per sempre legata al nome di quest’uomo, di questo nostro compagno, al quale comunque abbiamo voluto bene.

Intorno alla sua bara, in una bollente giornata di luglio, ci siamo ritrovati in tanti: un’umanità varia, quasi un campione di quella che lo ha circondato in vita. C’erano gli anarchici, innanzitutto quelli del Ponte della Ghisolfa che più di tutti gli sono stati vicini. Tanti compagni, anche di quelli che in più occasioni con Pietro avevano avuto motivi seri per litigare. Ho poi visto tanti volti del dicembre ’69, i militanti della “Crocenera Anarchica” di allora, alcuni suoi coimputati per la strage, Paolo Braschi ed altri imputati (poi assolti) per le bombe del 25 aprile ’69, alcuni degli avvocati di punta della mobilitazione anti-strage (da Luca Boneschi a Francesco Piscopo), tanti esponenti del popolo di sinistra che si mobilitò per Valpreda, “Atomo” di Rifondazione, Arturo Schwarz, Franca Rame, Corrado Stajano, Licia Pinelli, Franco Trincale che tante volte in piazza ne ha cantato con la sua chitarra l’innocenza, e tante tante altre persone. Ognuna con la sua storia, ognuna con le sue ragioni per essere vicina a Pietro

A rivista anarchica anno 39 n. 346 estate 2009 – Pinelli “vittima due volte” ma Valpreda bombarolo di Luciano Lanza

28 novembre 2009

A rivista anarchica anno 39 n. 346 estate 2009

strage di Stato.1

Pinelli “vittima due volte” ma Valpreda bombarolo

di Luciano Lanza

Scontro di poteri su piazza Fontana. Il presidente della repubblica rende omaggio all’anarchico «volato» dal quarto piano della questura. Però subito parte una campagna-stampa per santificare nuovamente Calabresi e rinnovare le accuse contro Pietro Valpreda. Si distingue Paolo Cucchiarelli, un giornalista di sinistra, collaboratore dell’Unità, che scrive un librone per spiegare che Valpreda aveva effettivamente messo una bomba, che Pinelli era tutt’altro che innocente e che insomma gli anarchici… Le stesse tesi sostenute in Commissione Stragi da Alleanza Nazionale. E non solo da loro.

«Rispetto ed omaggio dunque per la figura di un innocente, Giuseppe Pinelli, che fu vittima due volte, prima di pesantissimi infondati sospetti e poi di un’improvvisa, assurda fine. Qui non si riapre o si rimette in questione un processo, la cui conclusione porta il nome di un magistrato di indiscutibile scrupolo e indipendenza: qui si compie un gesto politico e istituzionale, si rompe il silenzio su una ferita, non separabile da quella dei 17 che persero la vita a Piazza Fontana, e su un nome, su un uomo, di cui va riaffermata e onorata la linearità, sottraendolo alla rimozione e all’oblio. Grazie signora Pinelli, grazie per aver accettato, lei e le sue figlie, di essere oggi con noi», così ha detto Giorgio Napoletano, presidente della repubblica il 9 maggio. Dopo quarant’anni colui che rappresenta la massima istituzione dice che fu vittima due volte (qui scatterebbe subito la domanda: vittima di chi? di cosa?) e poi che si vuole rompere il silenzio su Pinelli con un gesto politico e istituzionale.

Infine c’è stata la stretta di mano fra Licia Pinelli e Gemma Capra, la vedova di Luigi Calabresi. E in questo molti, anche tra gli anarchici, hanno visto un modo per chiudere la partita su Pinelli e la strage di stato. Per arrivare a quella «memoria condivisa» che da alcuni anni esponenti della destra e della sinistra propongono come chiusura di una «pagina dolorosa».

Come da tempo vado ripetendo (scusate se lo ripeto) qui non c’è nessuna memoria da condividere, ma ci sono condanne (sul piano storico e politico, quello giudiziario lo lascio ad altri) da fare: chi sono i responsabili delle bombe a Milano e a Roma del 12 dicembre, come è realmente morto Giuseppe Pinelli? Chi nelle istituzioni dello stato e nei servizi segreti, nella polizia e nei carabinieri ha aiutato e coperto gli attentatori?

L’iter giudiziario (lo sappiamo tutti) si è concluso con un nulla di fatto: le bombe non le ha messe nessuno e Pinelli è morto per un «malore attivo», caso unico nella storia della medicina mondiale. Un nulla di fatto che comunque ha visto i neonazisti Giovanni Ventura e Franco Freda condannati a 15 anni per le bombe del 25 aprile e del 9 agosto 1969 e per associazione sovversiva. Mentre la Corte d’appello di Milano nel 2004 riconosce che i due sono anche responsabili delle bombe del 12 dicembre, ma non possono essere condannati perché già definitivamente assolti per quel reato.

Scrive la Corte d’appello: «L’assoluzione di Freda e Ventura è un errore frutto di una conoscenza dei fatti superata dagli elementi raccolti in questo processo». Sentenza poi confermata dalla Cassazione nel 2005.

Quel dicembre 1973

Torniamo a Napolitano. Allora come valutare le parole del presidente? Mi torna alla mente quanto c’è scritto nell’editoriale apparso su questa rivista sul numero di gennaio del 1973. Si intitola «Una vittoria nostra». Ecco alcuni passaggi: «Valpreda, Gargamelli, Borghese sono liberi. (…) Il governo s’è mosso sotto la pressione di “autorevoli” settori di opinione pubblica “democratica”. Sarebbe stolido trionfalismo ritenere d’averlo smosso noi, gli anarchici, i rivoluzionari. Eppure siamo convinti, senza vanagloria, che si tratti di una vittoria nostra, non dei “democratici”. In primo luogo perché noi abbiamo smosso questa opinione pubblica democratica dal suo abituale torpore, noi l’abbiamo costretta a scandalizzarsi, a indignarsi. In secondo luogo perché, nonostante tutto, le strutture repressive dello stato “democratico” escono malconce dalla faccenda, nell’immagine pubblica, anziché ridipinte a nuovo.

Vittoria nostra, ripetiamo, e non accettiamo il disfattistico pessimismo di chi, nella scarcerazione, vede solo una manovra astuta del potere. C’è anche questa, certo (…) ma la scarcerazione di Valpreda, Gargamelli e Borghese resta sostanzialmente una sconfitta per lo stato e una vittoria per noi. Non vogliamo sopravvalutarne l’importanza né sottovalutare lo strapotere del sistema. (…) Però è un episodio che segna un risultato positivo per noi e negativo per il potere (e con i tempi che corrono non è cosa da poco). Se fossimo riusciti, cinquant’anni fa, a salvare la vita di Sacco e Vanzetti ci saremmo forse ipercriticamente lamentati che era tutta una manovra dello stato americano per riacquistare credibilità?».

Questo maggio 2009

Quell’editoriale vecchio di 36 anni è per molti versi attuale (anche se, è ovvio, la situazione è molto diversa) perché evidenzia molto bene come avvengono certe dinamiche sociali e politiche. E che tipo di lettura darne: senza ipercriticismi e senza entusiasmi. Ma mettendo gli avvenimenti in una prospettiva obbiettiva. E questa affermazione di Napolitano rappresenta un passo avanti che dovrebbe in parte spiazzare le montature create prima, subito dopo le bombe. E poi nel corso degli anni.

Ma va sottolineato anche che dopo il discorso del presidente della repubblica è partita una campagna televisiva e giornalista per far risaltare la «specchiata figura» del commissario Calabresi. E poiché le tre televisioni pubbliche e le tre maggiori tv private sono controllate dal presidente del consiglio e dalla maggioranza di centrodestra non sfugge a nessuno (se non a chi non vuole vedere) che su questo caso c’è un conflitto tra poteri dello stato. Senza dimenticare la carta stampata. C’è pure chi sostiene che sia tutto un gioco delle parti: il presidente fa un passo per dare il via a chi di passi ne farà almeno il doppio in direzione opposta. Ma francamente dopo quarant’anni mi sono persuaso, sulla base di tante storie venute a galla, che certe congetture stanno più nella testa degli ipercritici che non nelle intenzioni degli attori. Insomma, non fateli più furbi e strateghi di quanto effettivamente siano. Ne hanno combinate di orrende, ma erano sempre funzionari di questo stato… sempre un po’ borbonico…

Nonostante siano passati quarant’anni, quei fatti sono ancora elemento di contrasto e di scontro. Perché quelle bombe e quel volo dal quarto piano della questura di Milano hanno scritto un percorso della storia di questo paese. Quei morti, quei feriti, quel «malore attivo» sono, oltre che drammatici, un analizzatore sociale (come direbbe il mio indiretto maestro René Lourau). Vale a dire che la lettura disincantata, non faziosa, di quegli avvenimenti mette a nudo la criminalità di chi deteneva il potere. È una «verità scomoda», dà fastidio. Da qui la necessità di riscrivere quella «storia scomoda».

La “ricostruzione” di Cucchiarelli

L’ultimo autore di questa riscrittura? Sicuramente Paolo Cucchiarelli con il suo libro Il segreto di Piazza Fontana. Un libro che affianca indagini condotte con un discreto rigore a illazioni, invenzioni più consone a un romanzo noir che a una ricerca storica. In sintesi: la strage di piazza Fontana l’hanno orchestrata i neonazisti Franco Freda e Giovanni Ventura più altri, con il supporto dei servizi segreti deviati manovrando anarchici come Pietro Valpreda. Perché Valpreda è andato veramente, sostiene senza prove Cucchiarelli, alla Banca nazionale dell’agricoltura, per deporre una bomba munita di timer. Ha effettivamente preso il taxi di Cornelio Rolandi per risparmiarsi un tragitto di un centinaio di metri e doverne fare il doppio per andare da dove avrebbe fatto fermare il taxi per andare alla banca e ritornare al taxi. Ma c’è di più: dove lo mettiamo il sosia di Valpreda, Claudio Orsi? Lui ha l’altra bomba, ma con innesco a miccia, anche lui prende un taxi per andare alla banca e la depone vicino a quella di Valpreda. Da qui il doppio botto. Ma Cucchiarelli non è George Simenon e scrive cose che non stanno in piedi.

E Giuseppe Pinelli? Il suo alibi era falso perché quel pomeriggio aveva un grandissimo problema: evitare che scoppiassero altre due bombe a Milano. Qui siamo al paranormale: Cucchiarelli sa anche che cosa pensa Pinelli. E poi sa anche che quel pomeriggio non è andato al Circolo Ponte della Ghisolfa dove ha incontrato due compagni anarchici, Ivan Guarnieri e Paolo Erda, anche perché quest’ultimo, per Cucchiarelli, non esiste. È un’invenzione sciocca del povero Pinelli che si arrabatta cercando di costruire un alibi inconsistente. Ma Cucchiarelli scrive di cose che non conosce, quindi scrive sciocchezze.

Valpreda e Pinelli colpevoli? Già sentita

Non basta. Sotto sotto, ma poi neanche tanto, si sente riecheggiare nelle tesi di Cucchiarelli quanto hanno già scritto due ex deputati di Alleanza nazionale, membri della Commissione stragi, Alfredo Mantica e Vincenzo Fragalà, estensore delle loro tesi è Pier Angelo Maurizio oggi giornalista de Il Giornale e anche autore di Piazza Fontana. Tutto quello che non ci hanno detto.

La relazione si intitola La storia di Piazza Fontana, storia dei depistaggi: così si è nascosta la verità. E cosa c’è scritto in quella relazione del settembre 2000? «L’ombra del dubbio è rimasta sull’innocenza di Valpreda non per una decisione politica, per una sorta di difesa corporativa della magistratura, data la lunga carcerazione preventiva inflittagli, come si potrebbe insinuare. L’ombra del dubbio è rimasta sulla base di una valutazione squisitamente tecnica». E poi, dando per verità le dichiarazione di un pentito delle Brigate rosse, Michele Galati, scrivono: «Pinelli si era realmente suicidato perché si rese conto di essere rimasto involontariamente coinvolto nel traffico di esplosivo utilizzato per la strage e che lui riteneva fosse destinato a un’azione in Grecia. La bomba alla Banca nazionale dell’agricoltura era stata messa materialmente da Valpreda. L’esplosione avrebbe dovuto aver luogo quando gli sportelli fossero stati chiusi e la banca deserta. Negli attentati del 12 dicembre ’69 erano coinvolti buona parte degli anarchici del circolo Ponte della Ghisolfa. Gli attentati rientravano in un progetto di destabilizzazione in cui aveva un ruolo di primo piano Stefano Delle Chiaie che si serviva di Mario Merlino per orientare l’attività degli anarchici».

Bene, con la ricorrenza dei quarant’anni da quella strage si dovrebbe ripartire da capo? No, però c’è nuovamente un lavoro di controinformazione da fare. Perché dopo tanti anni parte una nuova riscrittura della storia. Ma non bisogna permetterlo.

Luciano Lanza

A Rivista Anarchica n. 9 1972 – Parla l’ultimo latitante Intervista con Enrico Di Cola

27 novembre 2009

A Rivista Anarchica n. 9 1972

Parla l’ultimo latitante


a cura della Crocenera anarchica

Intervista con Enrico Di Cola – “I carabinieri mi minacciarono di morte: volevano che accusassi Valpreda”

Amsterdam, 26 novembre. In piazza Spui, sotto il “Lieverdje”, luogo famoso per gli happenings dei Provos, incontro l’unico anarchico latitante coimputato di Valpreda per la strage di stato.
A prima vista non riconosco il giovane biondo che si avvicina, ha una corta barba e l’aspetto timido, un po’ smarrito, non assomiglia affatto alla fotografia di Enrico Di Cola che i giornali del dicembre ’69 gettarono in pasto ad un pubblico assetato di colpevoli e di vendetta. Mi stringe la mano sorridendo, ci scambiamo qualche frase di circostanza e fatti pochi passi entriamo in un self-service. Il locale è pieno di gente e caldo: fuori ci sono cinque gradi sotto zero.
Dilettante di queste situazioni, mi guardo attorno, incapace di credere che dietro a noi, camuffato da cameriere o da divoratore di wurster, non si acquatti Zicari, il noto intervistatore dei più inafferrabili contumaci. Pare incredibile, eppure il giornalista poliziotto del Corriere della Sera, dopo Della Savia e Di Luia, non è riuscito a completare con Di Cola la sua collezione. Sollecitato dalle mie domande Enrico racconta la sua vicenda.

Il settimanale anarchico Umanità Nova nel suo numero del 27 novembre pubblica una tua lettera in cui accusi Fabri, Catello e Vasco marescialli dei carabinieri, di averti minacciato di morte il 13 dicembre del ’69. Che cosa è successo esattamente quel giorno nella caserma dei CC?
La sera del 12 dicembre quando dopo la perquisizione a casa, vengo portato nella caserma dei CC, vengo interrogato in modo molto “cordiale” almeno per quanto è possibile, poi vengo trasferito in attesa di essere rilasciato, almeno così mi si dice. Verso le otto di mattina vengo portato nella sezione criminali, squadra omicidi, qui le cose prendono una piega non certo piacevole, però altamente significativa. Vengo interrogato tutto il giorno e non mi viene permesso di bere, cominciano ad usarmi violenze morali (ricatti) e fisiche. In casa erano stati rinvenuti dei bossoli vuoti della guerra 15-18 e loro volevano che dicessi che erano stati sparati da me e Valpreda quando andavamo in baracca.

“… ci serve qualcuno per la strage…”
Poi cercarono di comprarmi, esasperati si lasciarono sfuggire alcune frasi “… insomma lo vuoi capire che non ce l’abbiamo con te, ma ci serve qualcuno per la strage…” e ancora “… noi ti diamo un verbale in cui è scritto che hai visto partire Valpreda da Roma con una scatola da scarpe piena di esplosivo, per andare a fare la strage…”.
Tra l’altro sapevano che Pietro era partito, che era stato accompagnato da Borghese per un pezzo di strada, il 13 dicembre queste cose non si sapevano ancora e Borghese non era ancora stato fermato. Si ritorna quindi alle minacce “… ricordati che ti possiamo uccidere come e quando vogliamo, tanto poi nessuno saprà mai cosa è veramente successo… possiamo sempre dire che è stato un incidente, che noi ti avevamo rilasciato… chi vuoi che non ci creda?
Perché ti sei reso latitante? Contro di te non ci fu, se ben ricordo, nessun mandato di cattura fino al gennaio ’70.
La sera in cui fui rilasciato i poliziotti mi diedero un avvertimento “… adesso ti lasciamo, ma possiamo sempre riprenderti e dopo che avrai assaporato un po’ di libertà sarà ancora più duro andare dentro…”.
Il 16 dicembre Pino Pinelli veniva assassinato nella questura di Milano, la sera stessa apprendo l’arresto di Valpreda; a questo punto non mi restava che un’unica possibilità: rendermi irreperibile.
I CC di Roma sono stati più intelligenti dei loro colleghi milanesi, mentre questi ultimi sono stati costretti ad uccidere l’anarchico Pinelli, che aveva capito chi realmente aveva compiuto la strage e chi erano i complici, i CC di Roma, che del Di Cola l’unica cosa che si sapeva allora era che ero un “anarco-fascista” del “22 marzo” (è loro e di tutti i giornali, sinistra compresa, tale definizione). Ero quindi un teste poco credibile, hanno preferito darmi la possibilità, anzi, mi hanno suggerito e costretto a fuggire. Sarei stato un testimone scomodo in meno, un altro da aggiungere con Ardau e Della Savia all’elenco dei morti vivi di stato e dei morti ufficiali e non della strage di stato. Il 17 dicembre la polizia mi cercava a casa.

Due anni di latitanza
Come sono stati questi due anni? Gli chiedo a bruciapelo. Fa una faccia scura, come se la domanda non gli piacesse.
Difficili, dice. Ho dovuto dimenticare il mio nome, chi ero e da dove venivo. Ho passato tanto tempo nell’isolamento più totale: non volevo che si corressero rischi né per me né per i compagni che mi aiutavano. Poi ho cominciato ad abituarmi a non essere io. Sono riuscito per qualche periodo anche a fare una vita quasi normale, anche con qualche ragazza.”.
Una volta sono persino riuscito, in Abruzzo, a fare il bagno in una spiaggia riservata ai poliziotti! Mi ci sono trovato involontariamente, dapprima spaventato, poi divertito, portato dal mio ospite di turno ignaro della mia vera identità. In questi due anni ho girato quasi tutta l’Italia, non fermandomi mai a lungo in un posto per ridurre il rischio per me e per i miei ospiti spesso all’oscuro della mia natura di “pericoloso terrorista del 22 marzo”!
Hai mai pensato di costituirti?
Sì, diverse volte, soprattutto nei primi tempi, ma vedevo che il processo era sempre più lontano e sapevo che in carcere non sarei servito a niente. Intanto le “morti” dei testimoni si susseguivano, Pinelli non era stato che il primo. Preferii restare latitante, anche i pochi compagni con cui ero in contatto erano d’accordo.
Quanto rischi se ti arrestano?
Tra una cosa e l’altra cinque anni di galera al netto di detrazioni e condoni. Ma è chiaro che se mi prendessero, aumenterebbero i capi di imputazione. Poi c’è il servizio militare, la renitenza. È stato un motivo in più per non costituirmi: non ho alcuna intenzione di fare il servizio militare, né in Italia né altrove.
E il 22 marzo? E Merlino?
Per spiegare che cosa era e che cosa accadeva al 22 marzo, posso fare una panoramica su quello che successe nel periodo di attività (di inattività sarebbe più giusto) del gruppo, cioè dal 25 settembre al 12 dicembre ’69. Il 25 settembre io, Valpreda ed altri compagni iniziammo uno sciopero della fame a favore dei compagni allora detenuti per gli attentati del 25 aprile ’69. Una mattina verso l’alba fui svegliato da alcuni rumori vicino a me (dormivamo anche sulle scale del palazzo di giustizia di Roma) aprii gli occhi e vidi un carabiniere (graduato) che stava frugando tra i manifesti e le nostre cose, prendendo appunti. Appena si rese conto di essere visto, senza una parola si girò e corse sulla pantera che lo aspettava a motore acceso, partendo immediatamente. La cosa mi sorprese anche perché i cartelloni erano visibili a tutti, ed erano anche fotografati e pubblicati sui giornali; non diedi molto peso alla cosa, ritenendo trattarsi di un controllo per la nostra manifestazione.

Il poliziotto distribuiva catene e manganelli
Alcuni giorni dopo giunse voce che stavano venendo dei fascisti per attaccarci (ma era una falsa voce) e il solerte Andrea Politi o Salvatore Ippolito o 007, come si preferisce chiamarlo, ci disse che lui aveva la macchina piena di sbarre di ferro e catene, anzi ci propose di armarci e di andargli incontro, cosa che però rifiutammo. Finito lo sciopero della fame assieme a Valpreda, Bagnoli e Borth (la compagna uccisa con Casile ed Aricò in un “incidente” stradale) ci recammo a Reggio Calabria, per il processo farsa che si doveva tenere contro Casile, Aricò ed altri. A Nocera Inferiore, ci diede un passaggio un tizio che noi pensammo matto, costui prima ci fece proposte per far prostituire la Borth, è poi si disse disposto ad accompagnarci fino a Reggio dato che non aveva niente da fare; noi accettammo.
Saliti in macchina si offerse di pagarci il caffè, si diresse verso la stazione, l’unico locale aperto a quell’ora. Arrivati sullo spiazzo della stazione, vedendo parcheggiata una macchina della polizia, premette l’acceleratore e cominciò a scappare, con il logico risultato di farsi rincorrere dalla polizia, che ci sbarrò la strada costringendoci a fermare. Quel tipo disse alla P.S. di non avere documenti, né patente con sé, che la macchina era di un suo cugino che gliela aveva prestata, ma senza che questi lo sapesse. Poi cominciò a tirar fuori tessere di partiti di destra e di sinistra intestate a lui, santini e e madonne varie. Noi mettemmo subito in chiaro che non lo conoscevamo, ma ci controllarono i documenti e chiesero via radio informazioni sul nostro conto, col risultato che grazie all’art. 41 ci perquisirono “… alla ricerca di armi o esplosivi” come ci dissero. Poi fummo accompagnati alla stazione e obbligati a prendere il treno. Mentre stavamo salendo vedemmo che il tizio del passaggio, adesso chiacchierava beatamente con i carabinieri, poi, dopo averli salutati, risalì in macchina e se ne andò. Alla prima fermata scendemmo perché non avevamo i soldi per il viaggio in treno fino a Reggio, qui ci dividemmo in due gruppi.

ci controllavano ad ogni passo
A qualche chilometro da Reggio mi accorsi che sull’altra carreggiata, nascosta dietro un cartellone pubblicitario, c’era la stessa macchina di polizia di Nocera Inferiore. Ma le sorprese non finiscono qui, perché la mattina, quando ci recammo al tribunale assieme ad altri compagni venuti da diverse parti d’Italia, mi si avvicinò un uomo (che Casile mi disse essere della squadra politica di Reggio) e indicando Valpreda e Bagnoli mi disse: “voi tre siete i tre anarchici venuti da Roma, vero?). Poi senza attendere la mia risposta si allontanò. Finito il processo coll’assoluzione dei compagni andammo a Carrara ed Empoli, dove conobbi Pino Pinelli, poi tornammo a Roma. Qui la notte del 1 novembre, ricevetti una telefonata di un tizio qualificatosi “compagno” che voleva sapere dove ci riunivamo la mattina dopo; io gli diedi un indirizzo falso (più per istinto che per altro), questi continuò a parlare, scoprendosi mi chiese perché la notte prima non ero rincasato, mentre quella sera ero tornato a casa presto e perché avevo fatto provocare una scissione in seno al gruppo. Naturalmente non risposi e riattaccai. La mattina mi recai in Via del Boschetto dove c’era l’appuntamento, vidi una macchina civetta della questura ferma vicino al negozio di Pietro, all’angolo della strada c’era un altro tipo che leggeva “indifferente” un giornale ingiallito vecchio di tre mesi.
Mentre raccontavo la telefonata ricevuta, arrivarono altri compagni, che ci dissero che c’erano auto civetta anche davanti al “Bakunin” e a via del Governo Vecchio, benché fosse ancora inabitabile. Appena arrivò Valpreda, altre due o tre macchine si fermarono davanti alla porta del negozio impedendoci d’uscire, e senza mandato di perquisizione ispezionarono la sede, “invitandoci” poi a salire in macchina ed andare in questura. Qui dopo essere stati schedati per l’ennesima volta, fummo “ricevuti” dal dott. Improta, che ci disse che sapeva che volevamo creare incidenti (in realtà non sapevamo ancora se partecipare o meno alla manifestazione) e ci disse che saremmo stati rilasciati una volta finiti tutti i cortei.

l’aggressione a Trastevere
Dopo essere stati rilasciati, io Valpreda e Gargamelli ci recammo a Trastevere, dove avevamo un appuntamento, ma qui venimmo aggrediti e picchiati da oltre una ventina di fascistelli. Io ricevetti un calcio alle palle e svenni. Gargamelli si era ripiegato per proteggersi meglio dalle botte che gli arrivavano da tutte le direzioni, mentre Valpreda, in disparte, stava cercando di far ragionare il caporione di quei fascisti. Quando intervenirono due agenti in borghese, Valpreda e Gargamelli mi sollevarono e mi portarono a una vicina fontanella. Ma quei bravi ragazzi invece di fermare qualcuno degli aggressori, si dirigono da noi, e ci arrestano? Mentre ci portano alla vicina stazione di polizia ci dicono che hanno visto tutto, anzi già da giorni sapevano che doveva succedere qualcosa. Ci proposero di dire che eravamo immischiati in un giro della droga, così “ci avrebbero rilasciato”!? Naturalmente rifiutammo; così finimmo a Regina Coeli. Una settimana dopo, quando ci rimisero in libertà provvisoria, venimmo a sapere che Fascetti era stato fermato dai C.C. come sospetto per un attentato ad una caserma dell’arma. La notte andammo a dormire in baracca a Pratorotondo, ma appena entrati in casa sentimmo avvicinarsi una macchina. Spegniamo la luce e rimaniamo fermi. La macchina si ferma davanti alla baracca, ne scendono due tipi che, dopo aver bussato a lungo, cercano di entrare forzando la finestra ma poi rinunciano, tornano in macchina ed aspettano lì. Qualche ora dopo gli dà il cambio un’altra macchina. La mattina uscendo non vedemmo nessuno. La sera incontrammo Fascetti che era stato rilasciato. Egli ci disse che l’avevano minacciato e poi tentato di comprare, e che gli avevano contestato addirittura parole dette in pizzeria. Frattanto tutti i compagni ricevevano telefonate, in ore in cui erano assenti, e veniva chiesto a che ora sarebbero rincasati, se sapevano dove si trovavano e così via. La sera prima della manifestazione dei metalmeccanici un agente in borghese si presentò a casa mia alcuni minuti dopo che io ero arrivato. Avevo avvertito mio fratello di dire che non ero in casa a persone che lui non conosceva, almeno di vista, come miei amici e compagni. Questi se ne andò senza lasciar detto chi era, e appena mio fratello chiuse la porta di casa, io corsi alla finestra per cercare di vedere chi fosse, ma l’altezza (abitavo al 5° piano) e l’oscurità, non mi permisero di vederlo in faccia; però dal portone uscirono due persone e non una: l’altra aspettava sotto la tromba delle scale.
La descrizione del mio “amico” è questa: statura media, biondino, capelli corti ben curati, glabro, giacca e cravatta. Due o tre giorni dopo Valpreda abbandonava definitivamente la baracca perché anche quella notte la polizia era stata a cercarlo ma lui era riuscito a nascondersi. La descrizione di uno di quelli che lo cercavano è identica a quella del tizio presentatosi a casa mia. Questo era l’ambiente in cui si muoveva il 22 Marzo.

merlino
Per quanto riguarda Merlino era ed è un fascista, così come Andrea è un poliziotto. Noi siamo anarchici, anche se all’epoca dei fatti molti di noi erano giovanissimi e certe nostre immaturità ed ingenuità hanno consentito di costruire su di noi la montatura della strage attraverso le informazioni fornite dalle spie di fascisti, servizi segreti e polizia che si erano infiltrate fra di noi.
Mi associo quindi ai compagni coimputati detenuti: Valpreda, Gargamelli, Emilio Borghese, nello scindere nettamente la futura impostazione del processo rispetto alla posizione che dovrà assumere il fascista-spia Merlino da quella nostra di anarchici.
Sai bene che quello che rischi non è solo qualche anno di galera, ma qualcosa di molto peggio. Che cosa intendi fare ora?

lontano dalle finestre
Cerco di tenermi ben lontano da finestre e ben coperto, con una buona dose di aspirine varie per evitare malattie ai bronchi e ai polmoni; non dimentico neanche di stare solo in case che hanno cucine elettriche e non a gas, ed evito accuratamente di viaggiare in automobile per paura di incidenti stradali. Per adesso sto ancora bene ma non si sa mai quali possano essere le eventuali nuove varianti di morte di stato. Approfitto dell’occasione per salutare i compagni detenuti (non Merlino naturalmente) e invitandoli a stare bene in salute per quello che gli è possibile; sarebbe troppo comodo ai veri autori della strage se anche loro sparissero o arrivassero al processo come delle larve umane. La nostra è una lotta che si può condurre anche fra quattro luride pareti, e sul banco degli imputati bisogna mettere lo stato, non noi.

12 dicembre 1969 – 12 dicembre 1971
12 dicembre 1969 – Scoppiano le bombe a Roma e Milano. 16 morti. Caccia all’anarchico e all’estremista. Violenta repressione antioperaia. Tredicimila denunce.
14 dicembre 1969 – L’avv. Ambrosini confida a Stuani e al ministro Restivo i suoi fondati e documentati sospetti su Ordine Nuovo.
15 dicembre 1969 – Entra in scena Rolandi: cattura del “mostro” Valpreda. Pinelli non sta al gioco e viene ammazzato.
25 dicembre 1969 – Armando Calzolari, fascista di O.N. rifiuta di collaborare. Calzolari viene ammazzato.
16 gennaio 1970 – Udo Lemke identifica in due missini siciliani gli autori di un attentato. Pochi giorni dopo Lemke “trovato in possesso di droga” e “ricoverato” sparisce. Di lui non si ha più traccia.
gennaio-aprile 1970 – Si accumulano gli indizi contro Valpreda: è anarchico, è riconosciuto da Rolandi, è esperto di esplosivi, nella borsa viene reperito un “vetrino” uguale a quelli da lui usati; ha il morbo di Burger e non può camminare, era a Roma al bar Jovinelli il giorno dopo la strage, l’infermiera non conferma il suo alibi, aveva un arsenale sulla via Casilina.
aprile 1970 – Rolandi depone a “futura memoria”. La deposizione è illegale mancando gli avvocati della difesa.
aprile-ottobre 1970 – Si appura che: Valpreda è anarchico, il riconoscimento di Rolandi è viziato, non è esperto in esplosivi, il vetrino è diverso da quelli da lui usati, corre come una lepre ed il morbo di Burger è in forma atipica e latente, i testi di Jovinelli si contraddicono l’un l’altro, l’infermiera è stata terrorizzata, l’arsenale sulla Casilina non esiste.
3 luglio 1970 – Caizzi archivia l’istruttoria sulla morte di Pinelli.
27 ottobre 1970 – Gli anarchici Casile e Aricò compiono un importante indagine di controinformazione. Mentre tornano a Roma, muoiono con altri due compagni, in uno strano incidente automobilistico. Uccisi prima di comunicare quanto hanno saputo.
12 dicembre 1970 – Primo anniversario della strage, Saltarelli ucciso a Milano dai carabinieri.
26 marzo 1971 – Il giudice Biotti chiede la riesumazione della salma di Pinelli.
9 aprile 1971 – L’editore fascista Giovanni Ventura con Freda e Trinco viene incriminato per le bombe sui treni dell’8 agosto ’69. Il portinaio coinvolto nella vicenda Juliano-Ventura precipita e muore nella tromba delle scale.
29 aprile 1971 – Il giudice Biotti viene ricusato dall’avvocato di Calabresi, Lener, e sospeso dalle sue funzioni. Si ferma il processo Baldelli.
29 giugno 1971 – Licia Pinelli denuncia Calabresi e gli altri per omicidio volontario.
16 luglio 1971 – Rolandi muore improvvisamente. Polmonite secca e cirrosi epatica.
26 agosto 1971 – Avviso di reato a Calabresi, Allegra ecc. per omicidio colposo.
22 settembre 1971 – Lener denuncia l’avvocato di Licia Pinelli, Smuraglia per plagio e calunnia.
5 ottobre 1971 – Avviso di reato per omicidio volontario contro calabresi e gli altri. Manca Allegra.
21 ottobre 1971 – Viene riesumata la salma di Pinelli.
24 ottobre 1971 – Ambrosini deve uscire il giorno dopo dalla clinica ma viene ammazzato e buttato dal 7° piano della clinica.
30 ottobre 1971 – Angelo Fascetti, testimone a favore di Valpreda, viene investito da una automobile e si sveglia in stato di choc non ricordando nulla.
novembre 1971 – Autopsia della salma di Pinelli. Si riscontra la frattura di una vertebra cervicale fino ad allora taciuta. La famosa “macchia ovalare” coincide con un’altra frattura vertebrale.
22 novembre 1971 – Il latitante Di Cola comunica in una lettera di aver ricevuto minacce di morte dalla polizia.
12 dicembre 1971 – Il Questore di Milano vieta la manifestazione degli anarchici e quelle della sinistra extra-parlamentare.
Una smentita che conferma
Le dichiarazioni di Enrico Di Cola sulle minacce ricevute sono state rese note il 22 novembre durante una conferenza stampa tenuta al circolo “Ponte della Ghisolfa” dall’OAM.
Il giorno seguente la Questura di Roma con un comunicato ufficioso, si è precipitata a precisare che non furono funzionari di P.S. ad interrogare Di Cola, ma Carabinieri. Questo scaricabarile non ci interessa molto. Lo stesso comunicato definisce assurde le accuse di Di Cola dal momento che di Valpreda, il 13 dicembre, non si parlava ancora in quanto solo il 15, in seguito alla testimonianza del tassista Rolandi, nacquero i sospetti su Valpreda e questi fu arrestato.
Invece è noto che:
– il 12 dicembre a Milano, Calabresi aveva già addossato la responsabilità al Valpreda, tanto è vero che su Valpreda vertevano gli interrogatori di quasi tutti gli anarchici fermati, fra cui quelli di Pinelli ed Ardau.
– oltre a Di Cola, altri anarchici romani, il 12 dicembre, furono interrogati sui movimenti di Valpreda.
– sabato mattina 13 dicembre, i funzionari di P.S. Mainardi e Cusano e il brigadiere dei C.C. Di Maiuta si erano già recati nella casa di Valpreda a Milano, senza però rintracciarlo.
Dal momento che tutto questo risulta agli atti del processo, quanto comunicato dalla questura è da considerarsi falso.

A rivista anarchica n.10 1972 – Di Cola sfida Occorsio

27 novembre 2009

da: A rivista anarchica n.10 1972

A più di due anni dalla strage di stato

a cura di E. M.

Di Cola sfida Occorsio

Il compagno Enrico Di Cola, rifugiatosi in Svezia dove ha chiesto l’asilo politico, ha indirizzato una particolareggiata lettera-denuncia, in data 10 gennaio c.a., all’ambasciata italiana di Stoccolma. Copia di tale lettera è stata anche inviata al consolato italiano di Stoccolma e alle procure di Roma e di Milano.
In tale lettera, il compagno Di Cola dopo aver ricordato che i carabinieri di Roma il 12-13 dicembre 1969 già erano a conoscenza dell’accusa che poi sarebbe stata elevata a carico di Pietro Valpreda (cfr. “A 9” “Parla l’ultimo latitante”), ricordato inoltre che il commissario di P.S. Umberto Improta si vantò che i poliziotti italiani in certe situazioni possono avere il grilletto facile, sfida la magistratura italiana a chiedere la sua estradizione. Infatti, perché l’estradizione possa venir concessa, la magistratura italiana si vedrebbe costretta a far giungere alla magistratura svedese competente gli atti del processo istruttorio per la strage di stato.
Il compagno Di Cola nella sua lettera-denuncia fa rilevare che purtroppo la magistratura italiana si trova nella disgraziata situazione di non poter richiedere la sua estradizione. La magistratura italiana non può permettersi il lusso di far conoscere alle magistrature di altri paesi i falsi che sono alla base dell’accusa elevata contro gli anarchici.
La lettera-denuncia del compagno di Cola è stata integralmente pubblicata nel nr.2 del settimanale anarchico “Umanità Nova”.
Compagni svedesi hanno provveduto a tradurre integralmente in svedese tale lettera che è stata poi inviata a tutti i quotidiani periodici svedesi politicamente impegnati.
Il compagno Di Cola si è poi recato personalmente al palazzo del governo di Stoccolma, per consegnare tale lettera al primo ministro svedese Olof Palme.