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1971 03 22 Unità – Processo a 6 anarchici per discutibili indizi. Inizia oggi il procedimento in Corte d’Assise a Milano

10 giugno 2015

1971 03 22 Unità Processo a 6 anarchici per discutibili indizi

 

Inizia oggi il procedimento in Corte d’Assise a Milano

Processo a 6 anarchici per discutibili indizi

Sono accusati di essere responsabili di attentati in mezza Italia – Una istruttoria che è connessa a quella sulla strage di piazza Fontana e sul caso Pinelli

 

MILANO, 21 marzo – Il processo contro gli anarchici accusati degli attentati del 25 aprile ’69 a Milano, e diversi altri commessi in diverse città, avrà inizio domani alla seconda sezione della Corte di assise, sempre che lo sciopero degli avvocati non porti a un rinvio. Nella gabbia saranno sei giovani: Paolo Braschi, Angelo Pietro Della Savia, Paolo Faccioli, Tito Pulsinelli, Giuseppe Norscia,Clara Mazzanti; a piede libero, l’editore Giangiacomo Feltrinelli e la moglie Sibilla Melega, che probabilmente non compariranno.

Le accuse contro i primi sei sono gravissime: associazione a delinquere, furto e detenzione di esplosivi, fabbricazione di ordigni, strage (dodici episodi), esplosioni a scopo terroristico (sei episodi), lesioni volontarie aggravate ai danni di due persone. L’evidente sproporzione fra il numero delle vittime e le accuse di strage, derivano dal fatto che per il nostro codice, quel reato è «di pericolo» e si concreta quindi nel momento stesso in cui viene deposto l’ordigno che possa determinare una strage, indipendentemente dalle conseguenze concrete.

Gli attentati furono commessi a Milano, Genova, Torino, Livorno, Pisa e Padova fra l’aprile ’68 e l’aprile ’69. Ai Feltrinelli infine si addebita di ave testimoniato il falso, fornendo un alibi al Della Savia e al Faccioli.

Impossibile qui riassumere la ricostruzione dei fatti e la motivazione delle accuse che occupano ben 97 pagine fittamente dattiloscritte della sentenza istruttoria. Per il giudice, comunque, le prove sono fornite principalmente dalle contraddizioni e dalle reciproche chiamate di correo degli imputati; dalle accuse di una «supertestimone», Rosemma Zublena, già amica del Braschi; dalla qualità degli esplosivi e dai particolari di fabbricazione degli ordigni che sarebbero gli stessi nei vari attentati; dall’identità delle scritture nei volantini lasciati sui luoghi delle esplosioni e nella corrispondenza degli imputati; infine dall’amicizia e affinità ideologica tra questi ultimi. Il che fa prevedere un processo largamente indiziario.

Ma occorre soprattutto ricordare che l’istruttoria, quanto mai discussa, costituì, per così dire, la premessa alle successive istruttorie sugli attentati del dicembre ’69 e sul caso Pinelli. Fra i personaggi infatti, troviamo lo stesso magistrato istruttore, dottor Antonio Amati che, appena avuta notizia dell’eccidio di piazza Fontana, telefonò alla polizia per indirizzarla sulla traccia degli anarchici; Pietro Valpreda, il cui nome emerse appunto dall’istruttoria sugli attentati del 25 aprile, e che venne quindi arrestato proprio sull’uscio del giudice Amati, quale maggiore indiziato della strage di Milano; i commissari Calabresi e Allegra, protagonisti di tutte le indagini; Nino Sottosanti detto «il fascista», dapprima testimone a favore di Pulsinelli, poi coinvolto negli accertamenti su piazza Fontana, ed ora testimone (dovrà essere sentito martedì prossimo) al processo Calabresi- Lotta continua, sulla morte di Pinelli; infine gli stessi anarchici oggi imputati, e che sono stati ugualmente richiesti come testimoni dai difensori di Lotta continua.

Come si vede, è un fittissimo quanto oscuro intreccio che potrebbe avere una radice comune; tanto più se si pensa che dagli arresti degli anarchici prese il via la campagna reazionaria contro l’autunno sindacale, culminata poi nella morte dell’agente Annarumma (tuttora avvolta nel mistero perchè il preannunciato deposito della richiesta di archiviazione non ha avuto luogo) e nella strage di piazza Fontana (per la quale si attende ancora il processo a Valpreda).

Il dibattimento, che inizierà domani, sarà quindi utile se consentirà all’opinione pubblica di cominciare a veder chiaro in quegli episodi che tanto servirono alla famigerata tesi degli «opposti estremismi»; oltre che naturalmente per stabilire le vere responsabilità degli imputati, in galera ormai da due anni. Certo non sarà facile, anche perché – vedi caso – il presidente della seconda sezione della Corte di assise, dottor Paolo Curatolo e il giudice a latere dottor Roberto Danzi, sono gli stessi che lo scorso anno condannarono il giornalista Piergiorgio Bellocchio. (Già, perché la prima sezione della Corte di assise, da quando assolse un antimilitarista, non riceve più processi politici; una protesta dei suoi giudici contro la polizia che aveva preteso di conoscere i loro nomi, cognomi e indirizzi, è stata lasciata cadere dal Consiglio superiore della magistratura; e l’antimilitarista è stato condannato in appello).

Pubblico ministero sarà il dottor Antonino Scopelliti, lo stesso che ignorò le torture dei carabinieri di Bergamo, e che ora dovrebbe condurre anche la grossa istruttoria sull’inquinamento delle acque (come potrà fare tutto, è un altro mistero della procura milanese).

 

 

1971 04 8 Unità – Anarchici: la superteste non ricorda di p.l.g.

9 giugno 2015

1971 04 8 Unità Anarchici La superteste non ricorda

Il processo di Milano

Anarchici: la superteste non ricorda

Rosemma Zublena dovrebbe essere l’asso nella manica dell’accusa – Le sue tesi sono apparse poco probabili – Lettere a macchina ed esplosivo

 

Milano, 7 – Al processo degli anarchici, è arrivata la «supertestimone» Rosemma Zublena, carica di accuse; ma la Zublena è stata preceduta e, per così dire presentata, da altri due noti personaggi: il dottor Allegra, dirigente dell’ufficio politico della questura e Antonino Sottosanti, detto «il fascista». Il dottor Allegra spiega che fu seguita la pista degli anarchici, poiché il testo dei volantini rinvenuti sui luoghi degli esplosivi, sottoposti ad anarchici di provata fede (o a confidenti?), venne riconosciuto come indiscutibilmente anarchico; infine afferma che la Zublena, scoperta nel corso degli accertamenti col Braschi, fu solo invitata a collaborare.

Il Sottosanti, per parte sua, viene a ripetere l’alibi già fornito in istruttoria all’imputato Tito Pulsinelli. Appena seppe dai giornali dell’arresto di quest’ultimo, ricordò che il 31 marzo ’69, giorno dell’attentato al palazzo di giustizia di Roma, avevano passato insieme la serata a Milano in piazza del Duomo, e poi in una pizzeria. La data gli era rimasta impressa, perche avevano discusso proprio se il 1° aprile. giorno successive fosse l’anniversario della fine della guerra di Spagna, o invece dell’arrivo in quel paese della legione tedesca Condor. Quanto alla Zublena, lui, Sottosanti, la conobbe nel settembre successivo in casa Pinelli, dove la donna stava preparando un pacco per il Braschi. E qui sarà bene ricordare che all’epoca, il nostro Nino, per avere fornito l’alibi al Pulsinelli, ricevette dalla famiglia di quest’ultimo un rimborso spese; dopodiché, si recò dal Pinelli, il quale si occupava dei soccorsi ai detenuti, e ricevette altre 15 mila lire, e ciò proprio nel pomeriggio del 12 dicembre, poche ore prima della strage di piazza Fontana.

Il Pulsinelli, interrogato adesso sull’incontro serale col Sottosanti dichiara di non ricordare. E allora sorge il sospetto: quell’alibi era vero od era solo un pretesto per intrufolarsi negli ambienti degli anarchici?

Alta, massiccia, vestita di nero, un foulard avana che le copre quasi interamente il volto, Rosemma Zublena, 47 anni. professoressa di francese. La sua tesi in sostanza è questa. Dopo l’arresto degli imputati, la polizia la invitò a collaborare dicendole che i giovani avevano già confessato molte cose. Così lei, per salvare 1’amato Paolo Braschi e i suoi compagni, raccontò l’episodio cui aveva assistito di persona, e le confidenze sugli altri episodi, che aveva ricevuto dall’amico.

Ma lasciamo la parola a questa sconcertante testimone.

«E’ vero, il Norscia e la Mazzanti mi accolsero in casa senza chiedermi un soldo, ma siccome erano in condizioni disastrose, versavo loro dodicimila lire al mese. Sì, ebbi con lui rapporti intimi… Dopo un po’ di giorni, il Norscia e la Mazzanti, mi chiesero se conoscevo cave della val d’Aosta, dove si potesse trovare dell’esplosivo… Non ci feci caso, così come non ascoltai la Mazzanti, che una sera si mise a parlarmi di anarchia… La sera del l° febbraio 1969 (attentato al deposito milanese di dischi della RCA – n.d.r.), vidi che i due maneggiavano un cilindro arrugginito; pensai si fossero innamorati di un pezzo antico… Ma la Mazzanti si mise a scherzare: “Attenta che se scoppia, saltiamo tutti!”. Io scappai in cucina a fare il caffè (sic), poi la Mazzanti mi chiese: “Puoi battermi dei volantini?”. Il Norscia mi scrisse il testo in bella calligrafia, mi parvero i soliti slogans, mi recai all’ufficio delle poste per batterli… Ma c’era gente e, temendo che qualcuno potesse leggere il testo, lo copiai con scrittura incomprensibile e distrussi l’originale… Conservai però la mia copia (più tardi consegnata alla polizia, ndr) perchè volevo vederci chiaro… Al ritorno, il Norscia. mi disse di spedirne due all’editore Feltrinelli e ad una fondazione olandese e ritirò gli altri… Poi mise il cilindro in un giornale e uscì …Dopo circa un’ora tornò e propose a me e alla Mazzanti di andare a festeggiare in un bar l’attentato riuscito …».

Ma passiamo alle confidenze che la Zublena afferma di aver ricevuto dal Braschi la mattina del 28 gennaio 1969 a Milano e poi le notti dal 6 al 7 marzo e dal 16 al 17 aprile 1969, in un albergo di Pisa. Si noti che in proposito l’imputato sostiene d’essere stato all’epoca già stufo della matura amica e di avere accettato gli appuntamenti solo perché lei minacciava di uccidersi. Secondo la donna invece, il Braschi, nell’intimità, si autoaccusò e accusò il Pulsinelli, il Della Savia perfino di un attentato in Svizzera, il Faccioli (i due ultimi avrebbero addirittura preannunciato gli attentati del 25 aprile).

Al termine dell’udienza un giovane anarchico è stato arrestato a causa di un lieve incidente avvenuto tra una cinquantina di anarchici e forze di polizia. Il fatto è accaduto quando gli anarchici hanno tentato di entrare, ma sono stati bloccati da agenti di polizia e carabinieri. Alcuni giovani allora hanno lanciato sassi contro la polizia: uno di loro, Daniele V. di 17 anni, è stato fermato e condotto in questura, dove è stato arrestato per resistenza alla forza pubblica.

 

 

 

 

6 novembre 1972 SID – velina su presunti organizzatori ed esecutori strage (accordo tra Valpreda e Pinelli con i fascisti)

28 novembre 2013

Velina dei servizi su presunti attentatori di piazza Fontana. Ancora nel 1972 i vermi cercavano di depistare ipotizzando che “esisterebbe un documento, compilato probabilmente nel corso di una riunione svoltasi nel Veneto, in cui si ravviserebbe una specie di accordo tra destra e sinistra per determinate operazioni” secondo il quale figurerebbero anche i nomi di Valpreda e Pinelli. Naturalmente non viene riportato nessun nome della presunta fonte e tantomeno verrà mai trovato tale fantomatico documento. Inutile dire che solo dei ritardati mentali possano aver pensato tale ipotetica lordura. Quindi non solo manovrati dai fascisti ma saremmo stati anche complici consapevoli! E talmente idioti da scrivere addirittura un documento comune di intenti!!

6 novembre 1972 SID – organizzatori ed esecutori strage (Valpreda e Pinelli e neri)

17 gennaio 1970 Questura Milano su sospetti anarchico Pino Pinelli.Del Questore Marcello Guida

20 aprile 2013

(Cosa pensava il Questore di Milano – Guida – del compagno Pino Pinelli, del lavoro che questi svolgeva per Crocenera anarchica e del suo alibi. Vi sono anche le “voci” fatte circolare da provocatori prezzolati infiltrati tra gli anarchici di Milano. In sintesi un concentrato di sudiciume di Stato contro Pinelli da parte del Questore  Marcello Guida, l’ex(?) fascista che durante il ventennio fu direttore delle guardie delle carceri di Ventotene)

17 gennaio 1970 Questura Milano su sospetti anarchico Pino Pinelli Questore Guida prima

17 gennaio 1970 Questura Milano su sospetti anarchico Pino Pinelli Questore Guida