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1971 06 19 l’Unità p5 – Altro rinvio per la perizia su Pinelli. Si deciderà ad ottobre – Posizione del Consiglio superiore della magistratura sul caso Biotti

18 ottobre 2015

1971 06 19 Unità p5 - Altro rinvio per la perizia su Pinelli

Mentre lo scandalo si allarga

Altro rinvio per la perizia su Pinelli

Si deciderà ad ottobre – Posizione del Consiglio superiore della magistratura sul caso Biotti

 

Milano, 18 – Come previsto, la decisione relativa alla perizia sui resti di Pinelli, che avrebbe dovuto essere presa oggi, è stata rinviata al 6 ottobre prossimo. E’ noto che, dopo l’ordinanza del tribunale presieduto dal consigliere Biotti che disponeva l’accertamento, il patrono di Calabresi, avvocato Lener, aveva sollevato incidente di esecuzione per contestarlo; e tale incidente avrebbe dovuto essere discusso dallo stesso tribunale in camera di Consiglio, appunto nel pomeriggio di oggi.

Se non che nel frattempo lo stesso Lener ha chiesto ed ottenuto dalla corte di Appello la sostituzione del presidente Biotti, questi da parte sua è ricorso in Cassazione; e così, rimanendo aperto il procedimento di ricusazione, il problema della perizia non ha potuto essere risolto.

Nel palazzo di Giustizia intanto, dopo la giustificata protesta dei due magistrati Martino e Bruti Liberati coinvolti nello scandalo senza possibilità di difendersi, e il ricorso al Consiglio superiore degli altri due magistrati, Caizzi e Amati, responsabili dell’archiviazione del caso Pinelli, e per questo attaccati da un gruppo di uomini di cultura, si moltiplicano i commenti e le reazioni.

Tra queste ultime occorre segnalare le raccolte di firme promosse apparentemente da singoli avvocati a favore di Biotti come del Caizzi e dell’Amati. Diciamo subito che queste iniziative rischiano di essere interpretate come una forma di servilismo clientelare.

Intanto il consiglio superiore della magistratura ha reso noto che in relazione alla deliberazione adottata nella seduta di ieri 17 giugno di inizio di procedura di trasferimento di ufficio del dott. Carlo Biotti e di sospensione della procedura di promozione dello stesso a consigliere di cassazione, accogliendo la richiesta già da tempo formulata dal consigliere Adolfo Berie d’Argentine, sta compiendo approfondite indagini per accertare quale fondamento abbia quanto si è detto e scritto sul conto del medesimo consigliere Beria con riferimento al processo Calabresi-Baldelli.

 

 

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1971 04 30 Unità – Calabresi ricusa il tribunale: non vuole la perizia su Pinelli. di p.l.g.

7 giugno 2015

1971 04 30 Unità Calabresi ricusa il tribunale non vuole la perizia su Pinelli

 

Colpo di scena al processo di Milano

Calabresi ricusa il tribunale: non vuole la perizia su Pinelli

Il commissario aveva querelato il settimanale «Lotta continua» che l’aveva accusato di aver ucciso l’anarchico – Adesso l’avvocato difensore del poliziotto sembra contestare la decisione dei giudici di effettuare una nuova indagine in merito a quell’oscuro episodio

 

 

Dalla nostra redazione. 29.

Il commissario Luigi Calabresi ha ricusato il tribunale che giudicava il processo fra lui e il giornale Lotta continua. Del nuovo clamoroso episodio, si è avuta conferma ufficiale oggi nell’aula della I. sezione del tribunale

Come si ricorderà, il funzionario aveva querelato per diffamazione il periodico che l’aveva accusato di essere uno dei responsabili della morte di Giuseppe Pinelli. Dopo una lunga serie di udienze, il tribunale ordinò una perizia medico-legale sulle modalità della morte dell’anarchico, sospendendo quindi il dibattimento e disponendo l’invio degli atti al giudice istruttore.

Il Calabresi ricorse immediatamente contro l’ordinanza dei giudici, sollevando un primo «incidente di esecuzione» che però fu respinto dal tribunale. Ma il Calabresi tornò alla carica sollevando un secondo incidente che avrebbe dovuto essere discusso appunto oggi. Senonchè. nel frattempo, il legale del funzionario, avvocato Lener, ha presentato istanza di ricusazione del presidente della I. sezione del tribunale, dottor Carlo Biotti. Così oggi, invece di quest’ultimo l’udienza è stata presieduta dal dottor Mario Usai, il quale ha disposto che la discussione avvenisse in camera di consiglio e cioè praticamente in segreto presenti solo gli avvocati delle due parti. Dopodiché il dottor Usai ha dato conferma ufficiale della richiesta di ricusazione e ha rinviato l’udienza al 26 maggio prossimo.

Gli avvocati Gentili e Bianca Guidetti Serra, difensori del professor Pio Baldelli, già direttore responsabile di Lotta continua, hanno immediatamente depositato in cancelleria una istanza in cui esprimono il loro «enorme stupore» per la richiesta del Calabresi; sottolineano che questa è stata presentata solo dopo che il tribunale aveva ordinato la perizia medico-legale, utile non solo all’imputato ma, in generale, all’accertamento della verità.

La ricusazione è un mezzo eccezionale che viene raramente usato (a Milano si ricorda il bancarottiere Felice Riva a che tentò inutilmente di ricusare il presidente Luigi Bianchi D’Espinosa). L’art. 64 del codice di procedura penale prevede tutta una serie di motivi per cui il giudice può essere ricusato, motivi quasi tutti inerenti ad interessi o contrasti personali che possono esistere fra il giudice stesso e i suoi parenti da un lato, e una delle due parti dall’altro.

La notizia ha suscitato grande scalpore negli ambienti del palazzo anche per i buoni rapporti che da anni correvano tra l’avvocato Lener e il presidente Biotti.

Ma queste sono solo questioni di forma, la sostanza è un’altra. Il patrono del Calabresi si era ferocemente opposto alla perizia richiesta con insistenza dai difensori di lotta continua, invocando due motivi principali: l’accertamento non sarebbe servito a nulla; il processo sarebbe stato rinviato di due o tre mesi. Ora ci si domanda: se la perizia davvero non serviva a nulla, perchè allora rifiutarla con tanta ostinazione? Calabresi teme forse qualcosa? Secondariamente, prima a causa degli «incidenti di esecuzione» e adesso della ricusazione, il processo subirà un ritardo ben più lungo. E allora, Calabresi non ha più fretta di restaurare il suo onore? O per caso le contraddizioni emerse appunto dal processo contro il prof. Baldelli e lo sfaldamento dell’accusa in atto in questi giorni al processo contro gli anarchici (accusa alla quale il funzionario aveva  dato notevole contributo) hanno indotto o stesso funzionario a ricorrere a mezzi estremi? L’opinione pubblica attende al più presto una risposta

 

1972 02 19 Umanità Nova – Licia Pinelli chiede l’incriminazione di Lener

4 maggio 2015

1972 02 19 Umanità Nova - Licia Pinelli chiede l'incriminazione di Lener

 

In una istanza inviata alla magistratura, Licia Pinelli chiede che siano presi provvedimenti contro Lener, dopo aver rilevato una serie di manipolazioni dei fatti e della verità messe in atto dall’avvocato miliardario della polizia, che «mente sapendo di mentire» quando osa perfino sostenere che nella sua prima deposizione Licia avrebbe detto di credere alla tesi del suicidio o quando seguita a sostenere che alla ridicola perizia disposta da Caizzi partecipò un medico incaricato dalla famiglia Pinelli.

Lener mente sfacciatamente, insulta vilmente, denigra spudoratamente, senza che nessuno riesca a bloccarlo in questa incessante e pubblica opera di mistificazione della verità. Evidentemente tutto questo rientra nella vasta e bassa manovra tendente ad evitare indeterminatamente che gli assassini di Pinelli, oltre ad essere stati smascherati dall’opinione pubblica, lo siano anche in tribunale.

Lotta Continua 14 maggio 1970 Calabresi, sei tu l’accusato – Il processo a Lotta Continua

26 settembre 2012

Una cosa innanzitutto che potrebbe servire, se ce ne fosse bisogno, a fare maggiore chiarezza: il poliziotto Luigi Calabresi, una volta che è riuscito a raccogliere il coraggio necessario a sporgere querela contro «Lotta, Continua» per «diffamazione continuata e aggravata», sceglie come difensore l’avvocato Lener. Ora, noi sappiamo di essere stati spesso maliziosi e irriverenti nei confronti del poliziotto Calabresi, ma chi sa perché, anche se per una volta ci sforziamo di non avere pregiudizi, non riusciamo ad attribuire al caso il fatto che sia stato questo stesso avvocato a difendere nel 1960 i poliziotti, accusati di omicidio per avere mitragliato il proletariato di Reggio Emilia, lasciando sul terreno sette morti; ed è sempre il Principe Del Foro Lener che difende Felice Riva dopo che questi ha rovinato migliaia di operai, sfruttati prima, licenziati in massa dopo.

Sarà forse azzardato da parte nostra, ma ci pare proprio di individuare una certa continuità nell’operato di questo avvocato che coerentemente, dopo aver difeso gli assassini di Reggio Emilia e gli sfruttatori della Valle Susa, accorre sollecito a difendere Luigi Calabresi, detto Volo d’Angelo (Volo per gli intimi della questura).

Ora, non crediamo proprio che con i precedenti dell’avvocato e con quelli del cliente soprattutto dobbiamo andare davanti a un tribunale borghese a chiedere giustizia, né tantomeno possiamo pensare di ottenerla; ma soprattutto non crediamo che l’aula del Palazzo di Giustizia di Milano sia la sede adatta per giudicare il nostro operato.

Abbiamo scritto due mesi fa che «solo giudice è il proletariato» e oggi possiamo ripeterlo con la stessa convinzione; è la lotta di classe, sono le masse proletarie la nostra unica legalità; la «loro legalità», l’insieme delle leggi dello stato borghese e dei capitalisti, ci riguarda solo perché nel corso della lotta di classe ne subiamo le conseguenze; ma non crediamo assolutamente che dobbiamo appellarci ad una interpretazione democratica delle leggi o della Costituzione per difenderci; queste sono le armi della borghesia che il proletariato può solo distruggere, non utilizzare; le nostre armi sono altre, più difficili, più faticose, più pericolose, ma infinitamente più efficaci; è l’organizzazione della forza e dell’autonomia del proletariato, che farà giustizia di tutti i suoi nemici.

E ìl proletariato ha già espresso il suo giudizio nei confronti di questa storia e ha condannato senza appello chi ha messo le bombe di piazza Fontana, chi ha ucciso Pinelli, proletario e compagno, che tiene degli innocenti in galera.

Comunque Calabresi ci ha querelato per diffamazione, dicono i giornali; ora, delle due una, o l’abbiamo diffamato perché abbiamo scritto che «ha la mascella aggressiva» oppure perché abbiamo scritto che ha «suicidato» Pinelli; i giornali non lo specificano, la querela non è stata ancora depositata e quindi ogni illazione è possibile: per esempio potrebbe anche riferirsi al fatto di aver scritto che «Calabresi presentò al generale americano Walker i generali italiani Aloia e De Lorenzo», (a questo proposito, se interessa a qualcuno, potremmo aggiungere che l’incontro Walker-De Lorenzo avvenne a Roma nel pomeriggio del l° aprile del ’69, nell’appartamento di De Lorenzo in via di villa Sacchetti 15); comunque per le poche notizie che abbiamo e soprattutto per la conoscenza non superficiale del Calabresi possiamo arguire che il Nostro si sia risentito soprattutto per le accuse di omicidio.

E di questo ci stupiamo un po’: 1) perché lo sanno tutti che è lui; 2) perché dovrebbe denunciare incatenare, garrottare e gasare metà dei giornalisti italiani; 3) perché dovrebbe abbattere (e non è impresa da poco) 1’80 per cento dei muri di Milano dove il suo nome (Calabresi o talvolta Calabrese) è sempre accompagnato da una serie di definizioni, di cui la più tenera è «assassino».

Comunque, dicevamo, Volo d’Angelo (o Volodangelo) ci ha querelato e questo fatto lo si deve valutare politicamente; abbiamo scritto più volte il nostro giudizio politico sulla strage di Milano e ci sembra superfluo ripeterlo ora; così pure dell’assassinio di Pinelli abbiamo detto a chiare lettere che il proletariato sa chi sono i responsabili e saprà fare vendetta della sua morte; e abbiamo anche detto come fosse determinante essere in grado di rispondere alla borghesia anche su questo terreno, rifiutando e smascherando l’infame gioco delle parti e il macabro mercato delle vacche che dal 12 dicembre i settori reazionari (ben presto esclusi dal gioco) e quelli più o meno avanzati e «socialisti» (fino al PCI) hanno organizzato e gestito intorno alle squallide crisi di governo e alle puttanesche trattative di partito.

Tutto questo scandito da un continuo alternarsi di silenzi e indiscrezioni (di cui l’«Avanti» è stato il più abile manipolatore) che sono state di volta in volta promessa e minaccia nei confronti degli alleati (o avversari) troppo riottosi o troppo arditi. Quindi la completa omertà, fino alla ricostituzione del centro sinistra e poi «gli ideali dei socialisti» (come dice l’«Unità») spingono l’«Avanti» a dire che forse, probabilmente, potrebbe anche darsi, …una sfilza di punti interrogativi e … Pinelli è stato ucciso da un colpo di karaté; (ma non ditelo a nessuno mi raccomando, e non fatelo sapere in giro, altrimenti i borghesi si offendono, i proletari magari si indignano e Calabresi vi può anche denunciare). Poi in un momento di calma, quando il regime si è stabilizzato per benino e «gli ideali socialisti» sono stati soddisfatti a buon mercato con qualche dubbio discreto, la denuncia contro chi ha sempre creduto che Pinelli, Valpreda e i morti di piazza Fontana non fossero né moneta di scambio né argomento eccitante per i piccoli-borghesi, ma fossero fino in fondo elemento di chiarificazione e di lotta per il proletariato. E ancora lo dovrà essere perché è solo su questo, come abbiamo detto, che noi contiamo per la nostra difesa.

Col processo contro «Lotta Continua» Calabresi, e chi lo manovra, crede di assicurare a se stesso e alla polizia l’impunità e «l’innocenza giuridica» che permetta di archiviare l’inchiesta Pinelli con la maggiore rispettabilità e insospettabilità possibile, sgombrando il campo (almeno ufficialmente) dal dubbi che l’opinione pubblica progressista ancora nutre (e che non vede l’ora di abbandonare, a seguito di un’inchiesta democratica magari). Per noi va bene.

Ci potranno condannare forse, così come potranno archiviare «l’inchiesta Pinelli». Non è questo il punto. Andremo in tribunale per dire anche dal banco degli imputati chi sono i veri accusati, chi sono gli assassini. E saranno costretti ad ascoltarci, e non potranno far finta di niente e saranno ancora più numerosi i proletari che sapranno la verità. Vedremo allora chi è più forte, Calabresi o il proletariato.

E a questo punto anche i giornalisti democratici e i magistrati progressisti dovranno decidersi, saranno costretti a scegliere; o tirar fuori tutte le cose che sanno, oppure, come è più probabile, allinearsi docilmente (nei fatti, se non con le parole) con le forze reazionarie: come è loro tradizione e destino storico d’altra parte.

P.S.Abbiamo scritto più volte che Calabresi è un assassino; era giusto farlo, e oggi lo ripetiamo con più forza e convinzione (e non sarà una querela per diffamazione o un processo che ce lo impedirà); e questo anche se, per caso, il colpo di karaté non fosse stato lui a darlo ma, mettiamo, l’agente Muccilli; o se, per ipotesi, non fosse stato Calabresi a far scivolare (o a buttare) il corpo di Pinelli dalla finestra, ma, mettiamo Vito Panessa; è lui l’organizzatore (oltre a tutti gli altri naturalmente, sicari e mandanti) e, ancora una volta, è quindi lui l’assassino.

 Lotta Continua 14 maggio 1970 vignetta contro Calabresi

A rivista anarchica n7 Ottobre 1971 Azzeccagarbugli di E. M.

16 ottobre 2011

L’archiviazione “democratica” del caso Pinelli (gestione Bianchi D’Espinosa) viene stupidamente intralciata dalle iniziative inconsulte dell’avvocato Lener (detto dai colleghi “‘O Picciuotto” cioè il mafioso), difensore del commissario Calabresi

Nella mattinata di giovedì 26 agosto si diffonde la notizia che Allegra e Calabresi sono indiziati di reato, il primo per “fermo illegittimo”, il secondo per “omicidio colposo”.

Gli avvisi di reato sono stati comunicati ai due poliziotti dal sostituto procuratore Mauro Gresti in seguito alla denuncia presentata il 24 giugno da Licia Pinelli al procuratore generale della repubblica Luigi Bianchi D’Espinosa, (v. A 6) contro Allegra, Calabresi, Lo Grano e gli altri agenti che parteciparono all’ultimo interrogatorio e alla morte di Pinelli. Licia Pinelli li accusa di “omicidio volontario”.

La notizia è stata accolta con sdegno dalla destra che per bocca del deputato doroteo Speranza denuncia il “grave colpo sia al prestigio sia alla necessaria libertà di movimento (nell’ambito della legge) delle nostre forze dell’ordine”.

Chi spera nella verità resta perplesso, comunque, si dice, è un passo avanti, fidando ancora in questo apparato giudiziario nonostante si stia dimostrando, da un po’ di tempo, una specie di “cosa nostra” in toga.

Bianchi D’Espinosa sta archiviando il caso Pinelli, con la sola differenza che anziché un’archiviazione fascista come quella di Amati, la sua sarà una ben più efficace archiviazione “democratica”.

Considerato da tutti un democratico coraggioso, Bianchi D’Espinosa aveva il dovere di portare avanti l’istruttoria almeno fino all’interrogatorio di tutti gli imputati, poi avrebbe potuto passare l’incarico all’ufficio istruzione perché procedesse alla perizia necroscopica.. Invece ha trasmesso subito la patata bollente al sostituto Mauro Gresti che conduce le indagini nel segreto istruttorio, perizia medico legale sulla salma compresa.

Il processo pubblico Calabresi-Baldelli, è stato sospeso a tempo indeterminato

Licia Pinelli ha chiaramente accusato gli sbirri di omicidio volontario, rappresentando anche quella parte dell’opinione pubblica che è decisa a conoscere fino in fondo come e perché è morto Pinelli. Bianchi D’Espinosa ha incriminato Calabresi per mancata sorveglianza e Allegra per fermo illegale.

Incriminare due individui di fermo illegale e mancata sorveglianza quando mezza Italia li sospetta di assassinio è quanto meno una pubblica dichiarazione di impotenza oltre che un arbitrio inaccettabile. Tanto più che Allegra e già stato amnistiato e Calabresi non si capisce cosa altro doveva fare oltre che mettere ben cinque gorilla addosso a Pinelli di cui due ai lati della finestra e uno davanti alla porta, per “sorvegliare” meglio. Semmai, l’impossibilità di un suicidio in queste condizioni è una delle prove dell’assassinio. Tanto mistificanti sono i termini dell’incriminazione quanto ridicoli i festeggiamenti di alcuni giornali della sinistra che nella loro ottusità si illudono che si stia facendo in questo modo “piena luce sul caso Pinelli”.

Sostanzialmente le motivazioni addotte per l’incriminazione di Allegra e Calabresi avallano completamente le tesi della questura: suicidio di Pinelli, assenza di Calabresi dalla stanza, presenza “casuale” di Mucilli, Panessa, Lo Grano, Mainardi. Non si tengono in nessun conto le contraddizioni, i falsi e le lacune emerse da due anni a questa parte, durante il processo Calabresi-Baldelli. Una denuncia simile poteva essere fatta il giorno dopo la morte di Pinelli. Questo significa negare, senza alcuna giustificazione, una serie di fatti e di risultanze accertate, e significa voler salvare a tutti i costi i responsabili dell’assassinio. (1)

Il grugnito di Lener

Il 22 settembre Michele Lener, legale di Calabresi, ha presentato, una denuncia per calunnia “in proprio” nei confronti dell’avv. Carlo Smuraglia. La denuncia, che consta di oltre 200 pagine, è un cumulo di frasi rabbiose, spesso volgari e ancor più spesso insolenti, degne solo di un vecchio privo di argomenti.

Ampi stralci del documento, consegnati in anteprima al giornalista Zicari, sono apparsi in un articolo su quattro colonne del “Corriere della Sera“.

Lener parla di “volontario sistematico travisamento dei fatti”, “pur consapevole della loro totale falsità”, definisce “infame documento” “monumento di falsificazione” “raccattate nel letame dei pettegolezzi” la denuncia di Licia Pinelli che avrebbe anche, a suo dire, un “sapore ricattatorio”. Come se non bastasse per trentun pagine diffama insulta la “cosiddetta opinione pubblica”, cioè milioni di italiani, che secondo lui sarebbero tutti preda delle “fantasie giornalistiche della sinistra”. Né manca un volgare quanto impotente attacco a Camilla Cederna per i suoi articoli sull’Espresso.

Costui si permette di grugnire che Licia Pinelli sarebbe poco più che una povera ingenua strumentalizzata dal “rosso” Smuraglia.

Conosciamo bene Licia Pinelli e auguriamo a Lener di non doversi mai trovare solo faccia a faccia con lei. Se c’è qualcuno che sa che Pino è stato ammazzato è Licia Pinelli, e se c’è qualcuno che non mollerà mai è lei. È l’unico punto fermo di questa storia.

Licia Pinelli è tanto ingenua e “strumentalizzata” che il sig. Lener ha avuto una tale sacrosanta paura a denunciarla da dover ripiegare su Smuraglia, pur sapendo di andare contro ogni regola legale e di compiere un atto giuridicamente assurdo è sostanzialmente idiota, accusando un avvocato per aver semplicemente svolto la sua funzione di avvocato (Smuraglia è infatti accusato di essersi servito della sua conoscenza del codice e degli atti per costruire giuridicamente la denuncia).

A parte il disprezzo e l’insolenza, la denuncia di Lener ha molti aspetti significativi. Primo, è molto difficile credere al “motu proprio” di un uomo che da sempre è al servizio della polizia e del Ministero degli Interni. Secondo, questa denuncia si ricollega alla ricusazione di Biotti, e, come quella, è un chiaro atto intimidatorio nei confronti di magistrati e avvocati che per il caso Pinelli intendessero ancora procedere secondo giustizia. Terzo e più grave: nella denuncia si fa rilevare che si è atteso che Bianchi D’Espinosa si insediasse a Milano prima di sporgere denuncia contro Allegra e gli altri. Evidentemente Lener si sente abbastanza protetto da permettersi di minacciare, seppur velatamente, lo stesso procuratore generale della Repubblica, accusato fra le righe di esser un democratico importuno. È un’azione intimidatoria a largo raggio, che rientra nel conflitto che sta creando nella Magistratura una frattura fra i “duri” e i moderati.

I duri vogliono la piena gloriosa e totale innocenza della polizia, i moderati vogliono un po’ di pelle di Allegra e Calabresi. La verità, comunque, nessuno la vuole. Di fatto, la verità si fa strada da sola. Pinelli è stato ucciso, se si cercavano prove per chi ancora non era convinto, questa vicenda è più probante di una fotografia di Calabresi che butta Pinelli dalla finestra. Non solo, la fotografia condannerebbe solo i cinque aguzzini, questa storia lo Stato Italiano.

E. M.

(1) Questa manovra è stata concordata a Roma, il 26 agosto, in una riunione segreta indetta dal Min. Restivo con la partecipazione dei delegati dei partiti. La notizia di questa riunione, è trapelata a Roma attraverso diversi ed attendibilissimi canali.