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1969 12 19 Messaggero – Roma Oggi una decisione sulla proroga dei fermi.- Tredici i giovani che sono ancora trattenuti in Questura

26 ottobre 2015

1969 12 19 Messaggero - Roma Oggi una decisione sulla proroga dei fermi

Le indagini sugli attentati dinamitardi

Oggi una decisione sulla proroga dei fermi

Il maggiore indiziato, Pietro Valpreda, aveva un contratto per ballare all’Opera di Cagliari – L’anarchico ha ricevuto a Regina Coeli l’ordine di cattura spiccato dal magistrato – Tredici i giovani che sono ancora trattenuti in Questura 

L’indagine in corso sui tredici giovani fermati dall’ufficio politico della questura e indiziati per la strage di Milano e per i gravi attentati avvenuti lo stesso giorno nella capitale prosegue a ritmo serrato.

Ieri il capo dell’ufficio politico della questura ha reso noto che è stato operato un nuovo fermo. Nel corso della notte, infatti, un giovane che era stato ricercato invano nei giorni scorsi, è stato fermato e condotto negli uffici di via San Vitale. Il numero dei fermati, dunque, è salito a quattordici; sempre ieri, però, uno dei fermati, una donna, è stata rilasciata ed il numero, perciò, si è stabilizzato nuovamente sul tredici.

La posizione di alcuni giovani appare piuttosto grave. Questa mattina il dr. Provenza chiederà alla procura della Repubblica la proroga del fermo. Gli elementi emersi sui giovani, gli indizi che indicano in questi «contestatori» una certa colpevolezza sono tali che il capo dell’ufficio politico ritiene necessario continuare le indagini per raccogliere altre prove.

Dei fermati, otto si trovano già in carcere (un minorenne è all’«Aristide Gabelli» e una donna è trattenuta a Rebibbia), mentre cinque sono ancora nelle celle di sicurezza della questura. Per costoro, stamane, scadono le 48 ore oltre le quali la polizia deve chiedere, come abbiamo detto, al magistrato che sovrintende alle indagini, dr. Occorsio, l’autorizzazione al fermo giudiziario. Nel caso che la richiesta venisse accolta i cinque verrebbero trasferiti dalle camere di sicurezza di San Vitale nel carcere di Regina Coeli.

La questura non ha ancora reso noti i nomi dei fermati. Sono trapelate, però, nel giorni scorsi, notizie su alcuni di essi. Non è possibile, per ora, conoscere la posizione di ognuno. Alcuni potrebbero venire rilasciati al termine delle indagini, altri saranno probabilmente incriminati. Sembra che si sia aggravata la posizione di Roberto Mander, 17 anni, figlio del famoso direttore d’orchestra.

Tra i fermati vi è Emilio Borghese, 22 anni, figlio di un noto magistrato, Mario Merlino di 25 anni, laureando in legge e uno dei fondatori del gruppo XXII Marzo ed Elga Borthe, amica del Valpreda. Il Merlino, come si sa proveniva dall’organizzazione di estrema destra «Avanguardia Nazionale». Anche un’altra persona che frequentava il gruppo «XXII Marzo» e che proveniva da «Avanguardia Nazionale» è stato fermato dalla polizia romana. Si tratta di Antonio Serventi, il quale è molto noto tra gli estremisti sia di destra che di sinistra. Ha una quarantina d’anni e fino a tre anni fa aveva militato nel MSI e poi nei gruppi dissidenti neo-fascisti. Il Serventi viene indicato dai giovani che frequentano piazza di Spagna, piazza Navona e piazza Santa Maria in Trastevere, come uno stravagante bevitore che andava in giro fino a qualche tempo fa con un cobra avvolto intorno a] corpo. Fu implicato, inoltre, in una denuncia per sevizie.

Non è improbabile che nei prossimi giorni il magistrato dottor Occorsio decida di mettere a confronto il Valpreda con alcuni fermati al fine di raccogliere altri elementi utili alle indagini.

Pietro Valpreda ieri ha ricevuto in carcere la notizia che il magistrato aveva deciso di emettere contro di lui l’ordine di cattura. Si trova in una cella d’isolamento di Regina Coeli sotto stretta sorveglianza. Si teme infatti che date le sue precarie condizioni psichiche possa compiere gesti avventati. Intanto affiorano nuovi particolari sulla personalità e sulla vita dell’indiziato numero uno. Pur non essendo mai stato un ballerino di valore il Valpreda avrebbe dovuto partecipare, quale ballerino di fila, alla stagione lirica cagliaritana organizzata dall’istituzione dei concerti e del teatro lirico del capoluogo sardo. Egli era stato scritturato assieme ad altri ballerini e ballerine con un impegno contrattuale dal 30 dicembre all’11 gennaio prossimi. Avrebbe dovuto partecipare alle tre rappresentazioni della «Forza del destino» di Verdi in programma a Cagliari il 4, l’8 e l’11 gennaio. Dopo le trattative intercorse tra il Valpreda e l’ente organizzatore, l’indiziato aveva firmato il contratto per una paga giornaliera di undici mila lire e lo aveva rispedito, per le formalità, a Cagliari.

Intanto si è appreso della singolare protesta degli anarchici romani. Gli aderenti alla FAI hanno infatti annunciato di aver compiuto un passo in questura per protestare contro la definizione di anarchici data dai funzionari dell’ufficio politico agli esponenti del gruppo «XXII Marzo». «Saremo costretti – ha detto un redattore di Umanità Nova, l’organo della FAI – a ricorrere alle vie legali contro la Questura di Roma se continuerà a chiamare anarchici persone che sono state espulse dalle nostre federazioni e che sono state allontanate da tutti i nostri circoli».

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1969 12 18 Messaggero – Roma: I due circoli anarchici dove si riunivano i fermati. Sono stati chiusi dalla polizia. di G. D. R

24 ottobre 2015

1969 12 18 Messaggero - Roma dove si riunivano i fermati B

Sono stati chiusi dalla polizia

I due circoli anarchici dove si riunivano i fermati

.

di G. D. R

 

Tra i numerosi ritrovi giovanili più o meno politicizzati, più o meno pittoreschi e puliti che si trovano a Roma, due – e tutt’e due anarchici – sono quelli che la polizia ha isolato dagli altri e che ha chiuso, anche in considerazione del fatto che tutti i fermati appartenevano all’una o all’altra organizzazione: la sede del «Gruppo XXII marzo», in via del Governo Vecchio 22, e il «Circolo Bakunin» di via Baccina, che era frequentato anche da Roberto Mander e da Emilio Borghese, i due ragazzi di buona famiglia, che sembra siano implicati nell’attentato al Vittoriano. Altri «clubini» e baretti, cantine e autorimesse dove abitualmente si riuniscono quei giovani che l’ufficio politico della Questura chiama indiscriminatamente «teste calde», sono stati più volte visitati da funzionari e sottufficiali di polizia e hanno perduto in questi giorni la animazione di sempre: la prudenza sconsiglia momentaneamente alle «teste calde» la vita associativa.

Il circolo «Bakunin» si trova nel cuore del rione Monti, essendo via Baccina una traversa di via dei Serpenti. Chiuso da una saracinesca verniciata di grigio, il locale è ubicato in una vecchia casa dall’aspetto un po’ malinconico; una stanza al pianterreno e un’altra più piccola al piano rialzato. La prima stanza è adibita a sala di ritrovo, la seconda, alla quale si arriva per una ripida scala, a segreteria. Qui non può mettere piede nessuno che non sia iscritto al circolo e cioè che non sia anarchico di provata fede. Si tratta di quel «sancta sanctorum» degli anarchici al quale tentò invano di arrivare Pietro Mander, quando nell’ottobre scorso cercava notizie del fratello Roberto che era scappato di casa. La mattina il circolo era quasi sempre chiuso, mentre la sera – dicono gli abitanti di via Baccina – c’era un gran frastuono di motorette in arrivo e in partenza. Gli iscritti, quasi tutti giovani, passavano in via Baccina per vedersi e combinare la serata da qualche parte; talvolta si riunivano intorno alla grande tavola rotonda che è nella sala di ritrovo e restavano fino a notte alta a discutere i problemi della loro organizzazione. Era opinione generale che questi anarchici figli di famiglia, più che cospiratori fossero fanatici della chitarra, non certo delle bombe. E’ lecito immaginare che fossero contestatori caparbi e un po’ viscerali, del tipo di Mander, il ragazzo che non rivolgeva la parola a sua madre perché la giudicava una «cattolica che non capisce niente», a suo padre perché era «un oppressore» a suo fratello perché era «un socialdemocratico comodamente integrato nel sistema».

Per riscattarsi dall’aborrito marchio borghese il figlio del direttore d’orchestra, il figlio del magistrato, il figlio dell’alto funzionario rinunciavano, verosimilmente senza troppo sacrificio, al barbiere e al vestito nuovo, mentre la loro vanità si trasferiva nella voga della barba incolta e nella adozione di formule e atteggiamenti che i coetanei più spensierati potevano anche scambiare per segnali di un intellettualismo congenito e bruciante. A questi giovanotti, tuttavia, si univano personaggi oggettivamente equivoci e poco raccomandabili: sbandati, e livorosi rifiuti delle cricche estremiste di sinistra e di destra. «La gentaglia» che dice Pietro Mander.

Esempio: l’anarchico che dirigeva il «Gruppo XXII Marzo», cioè l’altro locale chiuso dalla polizia, è Mario Merlino che l’ufficio politico della Questura conobbe come uno degli squadristi fondatori dell’associazione nostalgica «Ordine Nuovo». Questa associazione si sciolse un mese fa e alcuni dei suoi iscritti rientrarono nei ranghi del partito missino mentre altri passarono ad altre organizzazioni estremiste sia a destra che a sinistra. La sede del «Gruppo XXII Marzo» si trova, come abbiamo detto, in via del Governo Vecchio n. 22, a pochi passi da corso Vittorio Emanuele. E’ una cantina che dista dal livello stradale la lunghezza di trenta gradini piuttosto ripidi e il cui ingresso è chiuso da una saracinesca a maglie larghe. Il locale è unico, piccolo, male illuminato e peggio areato. Lampadine elettriche dalla fioca luce verde soddisfano l’esigenza cospiratoria degli iscritti che in casi eccezionali accendono anche qualche candela. C’è un piccolo tavolo rettangolare e parecchie sedie impagliate. Sulla parete a sinistra entrando, è affrescata buffamente l’immagine di un barbone con il cappuccio, il quale tiene in mano una bomba tonda come una zucca. La miccia è accesa e forma un fumetto nel quale si legge: «No alla cultura». Su uno scaffale, sono ammucchiati i libri e gli opuscoli indispensabili, come «Breve storia dell’anarchia» «Richiamo all’anarchia». «La rivoluzione cubana». ecc. Dalla cantina sale fin sulla strada un forte odore di muffa.

 

1969 12 18 Messaggero – Altri 5 giovani sono stati fermati a Roma

24 ottobre 2015

1969 12 18 Messaggero - Roma Altri 5 giovani fermati copy

Si cercano gli altri

Altri 5 giovani sono stati fermati a Roma

 

Dopo l’arresto di Pietro Valpreda le indagini romane continuano a ritmo spedito. Altri cinque giovani appartenenti ai circoli anarchici Bakunin e XXII Marzo sono stati fermati dall’Ufficio Politico della Questura romana. Le persone in stato di fermo, tutte tra i 17 e i 25 anni, sono complessivamente tredici e tra esse, come già noto, si trova anche una donna, una giovane tedesca amica dell’ex ballerino accusato di strage. Presso i compagni era nota come «Maria Dutschke». Il soprannome le era stato dato in quanto la ragazza affermava di essere stata sulle barricate studentesche con Rudolph Dutschke, detto anche «Rudi il rosso», il leader della contestazione in Germania.

Il suo nome vero è Elga Borth. Dopo il suo ingresso in Italia compì un clamoroso atto di protesta contro le frontiere: stracciò il passaporto e annunciò che sarebbe vissuta senza più usare il suo nome. Quando fu fermata dichiarò infatti di chiamarsi Elke Strauss e di essere in attesa di un figlio, ma successivamente smentì tutto.

La straniera, che ad Amburgo faceva la parrucchiera, era entrata in Italia clandestinamente e frequentava un’abitazione in piazza S. Maria in Trastevere dove si riunivano diversi anarchici e che veniva chiamata «La Comune». Degli altri fermati si conosce solo qualche nome. Tra essi è un giovane, Antonio Cecchini, figlio del direttore del democristiano giornale di Brescia. Il padre è una rispettabilissima persona, come del resto i familiari dei giovanissimi anarchici implicati in questa mostruosa vicenda.

Altro fermato e sospettato è Mario Merlino, di 25 anni, uno dei fondatori del Movimento «22 Marzo». Il Merlino dopo aver fondato un movimento estremista al quale dette il nome di «Avanguardia Nazionale» nel 1968 viaggiò a lungo in Europa e al suo ritorno si schierò con i gruppi di neo-anarchici romani.

Tra gli altri fermati figurerebbero: Antonio Serventi, Emilio Bagnoli, Angelo Fascetti e Umberto Maccoratti, che sono a disposizione della Polizia, mentre a disposizione del magistrato nelle carceri di Regina Coeli si trovano Angelo Casile e Giovanni Arcò. Si tratta, come si è detto, di giovani tra i 17 e 25 anni.

Altri fermi vengono attesi di ora in ora poiché gli investigatori sono riusciti ad identificare quasi tutti gli appartenenti all’organizzazione terroristica ritenuta responsabile degli scellerati attentati di Milano e di Roma. I fermati sono stati sottoposti anche ieri ad interrogatori e a confronti nel carcere di Regina Coeli e i risultati delle indagini sono stati trasmessi al magistrato il quale dovrà ricostruire il complicato mosaico e vagliare le singole e diverse responsabilità.

Dall’indiscrezioni filtrate attraverso il riserbo che circonda l’opera degli investigatori a causa nel segreto istruttorio si è appreso che mentre il Valpreda viene ritenuto l’esecutore materiale dell’attentato alla Banca dell’Agricoltura a Milano, si è propensi a credere che Giuseppe Pinelli, l’anarchico che si è ucciso gettandosi dalla finestra della Questura, avretebbe invece collocato l’ordigno rinvenuto inesploso alla Banca Commerciale, sempre nella capitale lombarda. Roberto Mander, il giovanissimo figlio del noto musicista, è sospettato di aver compiuto uno dei due atti terroristici sull’Altare della Patria Gli attentatori a Roma sarebbero stati tre. Per la seconda bomba sul Vittoriano si sospetta un altro giovane, mentre per l’esplosione nell’interno della Banca del Lavoro in via San Basilio, è indiziato fortemente il figlio di un funzionario dello stesso istituto di credito, anch’egli tra i fermati.

L’Ufficio politico della Questura ritiene che gli atti terroristici siano stati concepiti e preparati almeno venti giorni prima della loro attuazione. La «centrale operativa» secondo gli investigatori, era indubbiamente a Roma, e i collegamenti con altri Paesi esteri di cui si è parlato sembra fossero soltanto di natura ideologica. Gli ordigni sono stati certamente confezionati nella capitale ma l’esplosivo impiegato è stato forse fatto venire da altre località.

Anche Pietro Valpreda è stato nuovamente interrogato in carcere ieri, dal magistrato. L’ex ballerino è in una cella di isolamento a Regina Coeli sotto stretta sorveglianza e guardato a vista. Da quando è in cella non ha scambiato neppure una parola con gli agenti di guardia. «Sembra muto – ha detto ieri uno dei guardiani – non ha chiesto neppure un bicchiere d’acqua o una sigaretta!».

Il suo ingresso a Regina Coeli è stato accolto con un silenzio agghiacciante da parte della massa dei detenuti che, come sempre avviene, erano stati subito informati dalla solita misteriosa «radio carcere» del nuovo importante arrivo. A Regina Coeli c’è ovviamente un campionario di umanità che non guarda troppo per il sottile, ma la gravità dell’accusa elevata al nuovo prigioniero è tale per cui sembra che nessuno se la sia sentita di esprimere né un gesto né una parola di solidarietà. E’ stata disposta una speciale sorveglianza sul Valpreda anche per evitare che possa essere oggetto di qualche azione violenta da parte degli stessi compagni di prigione. Pietro Valpreda è apparso molto agitato. «Sono innocente!», avrebbe mormorato più volte a voce bassa, come a se stesso, e poi ripeteva: «L’anarchia è finita! L’anarchia è finita!».

I neo-anarchici romani si sono mostrati piuttosto stupiti per la incriminazione del «cobra». «Se è stato lui, ha detto qualcuno di essi, l’unica spiegazione possibili è che avrà calcolato male il tempo per l’esplosione. Probabilmente aveva progettato di far esplodere la cassetta dopo la chiusura della banca!». Va ricordato tuttavia che l’ordigno non era ad orologeria, ma a miccia e questa riserva dei «compagni» non può essere accolta.

Sui trascorsi politici dell’anarchico vengono affiorando elementi sempre più conturbanti. Era un estremista di sinistra, definito di estrazione comunista. In effetti le sue attività clamorose sono state sempre pubblicizzate con simpatia dalla stampa del PCI; da ultimo quello sciopero della fame davanti al Palazzo di Giustizia di Roma per protestare contro l’arresto dei «compagni» imprigionati per l’attentato dinamitardo alla Fiera di Milano.

Il «cobra» stampò qualche tempo fa un giornale, «Terra e libertà», diffuso clandestinamente a Milano, nella cui prima pagina a caratteri di scatola figuravano i seguenti titoli: «A fuoco il Vaticano! Petrolio alla Chiesa!» «Il Papa alla ghigliottina!». Il giornale si autodefiniva organo del gruppo «anarchico iconoclasta». In altri scritti erano contenuti offensivi apprezzamenti nei confronti del Capo dello Stato e la pubblicazione procurò al Valpreda una denuncia per vilipendio alla religione, offese al Papa e offese al Presidente della Repubblica.

L’esordio del «cobra» come anarchico militante, dopo esperienze comuniste e beat, avvenne nel congresso internazionale delle federazioni anarchiche svoltosi nell’agosto scorso a Carrara. Vi partecipò anche Cohn Bendit e fu l’assise della contestazione alle federazioni anarchiche tradizionali.

Cohn Bendit, sulla base delle esperienze francesi, sostenne una nuova strategia: gli anarchici dovevano inserirsi massicciamente nelle lotte sociali degli studenti e degli operai e con le loro iniziative dovevano portare tali lotte alla esasperazione, come era avvenuto in Francia dove i libertari, partecipando ai movimenti studenteschi, avevano dato l’avvio alle barricate con l’occupazione dell’Università di Nanterre, guidata da Cohn Bendit ed erano stati poi i principali animatori dei moti di maggio a Parigi.

Pietro Valpreda aveva aderito fino ad allora alla FAGI, la federazione anarchica giovanile italiana. Egli nel suo intervento al congresso annunciò la sua uscita dalla FAGI, accusandola di essere «uno strumento della Federazione Anarchica Italiana (FAI), settaria e burocratizzata». In un altro congresso anarchico svoltosi a Milano il 13 aprile scorso rese nota la sua adesione al gruppo «22 Marzo», costituitosi a Roma all’inizio dell’anno per portare avanti in Italia la strategia di Cohn Bendit (il 22 marzo 1968 Cohn Bendit aveva occupato la Università di Nanterre).

Sempre all’inizio dell’anno un altro gruppo di anarchici aveva costituito a Roma il «Circolo Bakunin»: anch’esso sosteneva la strategia dell’inserimento anarchico nelle lotte sociali, ma riteneva che il padre di questa strategia non fosse il giovane libertario francese, ma il grande rivoluzionario russo Michele Bakunin (da qui il nome del circolo).

Le tesi dei «neoanarchici», come venivano chiamati i seguaci di Bendit, ebbero il sopravvento in tutta l’Italia. Gli anarchici rimasti fedeli alla FAI erano ancora convinti assertori della teoria che l’anarchico è un predicatore di giustizia e compie gli atti di protesta per una scelta individuale, fuori da ogni organizzazione di massa della rivolta. I seguaci della FAI si erano sempre astenuti dalla partecipazione organizzata a manifestazioni sindacali, politiche e studentesche, ma, dopo il congresso di Carrara, gli anarchici tradizionalisti rimasero isolati: in quasi tutte le manifestazioni di protesta per vertenze sindacali, per la scuola e per fatti politici comparvero le bandiere rosse e nere dei «neo-anarchici», seguaci della linea di Cohn Bendit. A Roma essi furono tra i protagonisti nell’inverno scorso dell’occupazione della Università e delle dimostrazioni antiamericane per il Vietnam.

Trasferitosi a Roma dopo il congresso anarchico di Milano, il Valpreda fu uno dei principali animatori della partecipazione dei gruppi «22 marzo» e «Bakunin» alle manifestazioni degli studenti e degli operai.

Si apprende intanto che i due studenti universitari abruzzesi, i quali erano stati interrogati dalla Questura di Roma, sono risultati estranei agli episodi dinamitardi.

 

1969 12 14 Paese Sera p2 – Proibite oggi tutte le manifestazioni politiche

15 ottobre 2015

1969 12 14 Paese Sera p2 - Proibite oggi tutte le manifestazioni politiche

 

Proibite oggi tutte le manifestazioni politiche

 

Il ministro degli Interni Restivo ha proibito tutte le manifestazioni politiche pubbliche o in luoghi aperti al pubblico in programma per oggi su tutto il territorio nazionale.

La decisione ha suscitato perplessità e critiche negli stessi ambienti della maggioranza governativa. Il governo era stato invitato a proibire l’«adunata» fascista che doveva svolgersi oggi a Roma per il carattere apertamente provocatorio che avrebbe assunto. Per non proibire esplicitamente questa manifestazione si è esteso il divieto a tutti. Si tratta, hanno fatto rilevare esponenti della sinistra democristiana, di una «fuga» destinata oggettivamente ad alimentare il clima di allarmismo che viceversa solo alcune forze ben individuate intendono introdurre nel Paese.

Il ministro degli Interni ha presieduto ieri una riunione ad alto livello. Vi hanno partecipato il capo delta polizia, due alti ufficiali dei carabinieri, il capo della squadra politica della questura di Roma e alcuni ufficiali dei servizi segreti (SID ex Sifar). Si è appreso che fino a ieri sera erano state effettuate a Roma 28 perquisizioni domiciliari e 5 in sedi di movimenti politici. Le sedi perquisite sono quelle del «Movimento 22 marzo», della «Giovane Italia», del «Movimento Ellenico Libero» in via Lucca, e del «Movimento Marxista Leninista» in via Prenestina e in via Urbana.

1972 04 1 Umanità Nova – Nuovo attacco contro il movimento rivoluzionario

18 maggio 2015

1972 04 1 Umanità Nova - Nuovo attacco contro il movimento rivoluzionario

 

La provocazione e la montatura poliziesca, gestite da forze centriste ed autoritarie, che in questi giorni colpiscono il movimento rivoluzionario, rappresentano per ampiezza e per complessità un pericolo superiore alla stessa manovra repressiva che aveva avuto il suo apice nella strage di Stato.

Se il 12 dicembre si voleva colpire la sinistra italiana attraverso un piccolo gruppo come il «22 marzo», isolato e non direttamente collegabile alla realtà del movimento, oggi si usa come capro espiatorio una organizzazione di ampiezza nazionale e politicamente rappresentativa, dalla quale poter poi facilmente risalire, in un crescendo repressivo, a tutta la sinistra rivoluzionaria. Ma il disegno complessivo non è solo questo: si vuole anche dimostrare la collusione tra estremismo di sinistra ed estremismo di destra, colpendo tutte quelle forze che ancora contrastano, per le loro posizioni «reazionarie o rivoluzionarie» lo sviluppo della socialdemocrazia italiana; si tenta di accreditare un Rauti mandante ed un Valpreda esecutore; un Feltrinelli, Ventura, Ordine Nuovo e sinistra extraparlamentare uniti in un «unico disegno eversivo contro la democrazia».

E’ compito del movimento rivoluzionario opporsi alla repressione e smascherare questa manovra sul nascere, battere le linee avventuriste e spontaneiste che, in questo momento, aiutano la manovra del sistema, e non chiudersi in sterili settarismi che, dividendo quelle poche forze che unite possono ancora arginare la repressione, favorirebbero il sistema nella sua tattica del «divide et impera».

Però, le false unità, anche quando sono fondate su dei momenti puramente tattici come quello antirepressivo, e quando non si basano su di un minimo di comune visione politica, sono un suicidio al pari del settarismo. Alcune cose vanno perciò dette, e molto chiaramente, su quei gruppi ed organizzazioni che per il loro avventurismo, e forse per la presenza al loro interno di agenti provocatori, sono stati di fatto usati dal potere per creare la situazione repressiva e poi come capri espiatori per potere da questi risalire a tutta la sinistra.

E’ molto significativo, anche perchè, essendo stato pubblicato prima dell’assassinio di Feltrinelli, non può essere definito «il senno del poi» andare a rivedere quanto dicevamo su Umanità Nova.

In un articolo si diceva: «La strategia repressiva del sistema si articola fondamentalmente in due momenti: prima, sfruttando le linee avventuriste presenti nel movimento rivoluzionario, tende ad isolare le avanguardie dal popolo e le spinge in azioni del tutto slegate dalla realtà del movimento operaio, opera poi la repressione vera e propria su queste avanguardie che, persi i contatti con la massa, sono facilmente eliminabili» e «è soprattutto il momento di rifiutare facili avventurismi e azioni senza una reale rispondenza (vedi brigate rosse) che, oggettivamente provocatorie, ci isolano di fatto in un momento tanto delicato».

E sui fatti dell’11 marzo a Milano: «L’incapacità di trovare sbocchi operativi concreti si sta risolvendo giorno dopo giorno nella ricerca della notizia spettacolare, del fatto eclatante, per poter far credere di essere una forza inserita nella realtà mentre è riconferma di impotenza. Il vicolo cieco nel quale si stanno cacciando i gruppi della sinistra extraparlamentare non fa che favorire il PCI ed i sindacati e con loro tutto l’apparato del potere».

E’ dunque in atto, accuratamente preparata da qualche mese, ed oggettivamente favorita dagli errori tattici e strategici di alcuni gruppi, una manovra autoritaria e centrista che, in nome della difesa democratica, si prepara a condurre una campagna repressiva senza precedenti.

Dopo le precise accuse che la sinistra rivoluzionaria ha rivolto ai fascisti, alla polizia, alla magistratura sul ruolo da questi giocato negli attentati del ’69, l’opinione pubblica aveva individuato i veri attentatori ed i loro complici; la magistratura e tutta la giustizia borghese erano in crisi, gli accusatori diventavano gli accusati; il riaffermarsi all’interno del capitale della linea socialdemocratica rendeva di nuovo attuale l’eliminazione di tutte quelle forze non perfettamente integrate nell’apparato statale.

A questo punto il potere, costretto sulla difensiva e fedele alla ragion di Stato, decideva di scaricare i suoi servi fascisti (ormai inutili e fin troppo sputtanati) e di sacrificare Cudillo ed Occorsio alla verginità ed alla imparzialità della magistratura. Ci si liberava così di certe frange di destra, ormai bruciate, e si ridava credibilità ad una magistratura che «colpisce imparzialmente a destra ed a sinistra».

Ma rimaneva Valpreda, che non poteva a questo punto essere considerato vittima di una macchinazione e rimaneva soprattutto la necessità di colpire a sinistra quelle forze che compromettevano la pace sociale. Se Rauti e il terrorismo fascista non erano più difendibili andavano abbandonati, ma non per questo gli anarchici dovevano essere scagionati, anzi quale migliore occasione per cercare di accomunare destra e sinistra in un unico complotto contro la democrazia e nel disegnare gli estremismi come conviventi?

Si prepara una montatura in grande stile, infilando agenti provocatori e spie in ogni possibile luogo, unendo fili e creando collegamenti al limite della fantapolitica; 22 marzo, 22 ottobre, GAP, Potere Operaio, Freda, Ventura, Rauti, Feltrinelli, Ordine Nuovo e avvocati del Soccorso Rosso entrano ed escono come tante marionette in un teatrino, i cui fili sono nelle mani ben nascoste dei servizi segreti.

Per fare il punto su tutta la situazione ci vorrebbe un libro, ma alcuni dati essenziali ci sono e vanno puntualizzati:

1 ) Non si tenti di far passare Rauti come mandante e Valpreda come esecutore degli attentati del 12 dicembre. I fascisti hanno organizzato ed eseguito tutti gli attentati del ’69 da quelli del 25 aprile a quelli sui treni e alla Banca dell’Agricoltura.

2) Feltrinelli è stato assassinato. Lo scopo è quello di montare una campagna repressiva contro la sinistra e accreditare con dei fantomatici legami tra Feltrinelli e la destra la tesi degli estremismi conviventi.

3) Il tentativo di far passare Potere Operaio per una organizzazione terrorista ed un pericolo nazionale, per poter risalire da questo gruppo a tutta la sinistra rivoluzionaria. Potere Operaio è, a nostro avviso, su delle basi avventuriste che facilitano oggettivamente provocazioni di questo tipo, ma una cosa è la violenza di piazza, sulla quale non possiamo condividere con questo gruppo i temi e l’impiego che ne fanno, ed altra cosa è il terrorismo dinamitardo usato dalla destra.

4) Politica, magistratura e servizi segreti, come nel ’69, sono gli organizzatori di questa sporca manovra.

Non è un caso che tutti i peggiori individui della questura milanese, da Allegra all’assassino Calabresi siano tra coloro che si occupano delle indagini. In questa situazione è nostro compito intensificare la vigilanza rivoluzionaria contro ogni possibile provocazione e avventurismo, dibattere sull’attuale situazione anche al di fuori del movimento anarchico, e sopratutto intensificare l’opera di controinformazione tra le masse popolari.

Crediamo che i compagni si rendano conto della gravità del momento e sappiano rendere pratiche ed operanti parole d’ordine quali vigilanza rivoluzionaria e controinformazione di massa.

 

Carancini e Cucchiarelli provocatori e bugiardi. di Enrico Di Cola e Roberto Gargamelli

28 marzo 2014
Si fa disinformazione, inoculando false informazioni, screditando informazioni che possono essere dibattute o conflittuali, proponendo false conclusioni, oppure, proponendo visioni plausibili basate su informazioni singolarmente vere ma la cui unione rende assolutamente falso l’assunto.

Probabilmente il nome di Andrea Carancini ai più non dirà niente, e anche a noi non diceva nulla fino a non molto tempo fa. Abbiamo cercato di sapere qualcosina di più su questo signore ma non siamo riusciti trovare quasi nulla. Tranne un breve accenno (vedi http://www.fascinazione.info/2010/10/carancini-e-lanima-cattolica-del.html), ma francamente possiamo dire che quello che traspare dal suo blog è più che sufficiente per poterlo etichettare come negazionista e revisionista storico. Anche lui, come il famigerato Archivio Guerra Politica, sembra avere predilezione nel pubblicare le menzogne del terrorista fascista e assassino Vinciguerra contro gli anarchici ed in special modo contro Pietro Valpreda.

Se abbiamo deciso di buttare un po’ del nostro tempo dietro a questo personaggio ciò è dovuto al fatto che abbiamo trovato sul suo blog un articolo del 13 agosto 2013 sulla strage di Piazza Fontana e sul Circolo 22 marzo (http://andreacarancini.blogspot.co.uk/2013/08/da-ambrogio-fusella-mario-merlino.html). Articolo che merita attenzione ed una adeguata risposta.

L’articolo di Carancini inizia con un sensazionale “ scoop”: egli ci rivela che un suo amico, un “noto giornalista d’inchiesta”, gli ha inviato le foto – fino ad allora inedite su internet, dice – dei locali del “famigerato Circolo 22 Marzo, quello dei finti anarchici Merlino e Valpreda” dicendogli che era un regalo e che poteva anche pubblicarle sul suo sito. Suggerimento al quale il Carancini ha immediatamente dato seguito pubblicando su Scribd queste sensazionali foto (http://www.scribd.com/doc/124329752/Le-foto-inedite-del-Circolo-22-marzo-Valpreda-fascisti).

L’argomento e le foto, gli hanno fatto, guarda il caso, tornare alla mente che tempo prima aveva ricevuto un articolo di Vinciguerra che riguardava proprio quel circolo, e quindi decide di pubblicare anche questo scritto.(http://andreacarancini.blogspot.it/2013/02/vincenzo-vinciguerra-una-diversione.html)

Guardando con più attenzione le foto, racconta di essere stato colpito in particolare da un disegno: è un lampo di genio, può anche lui fare uno scoop come i suoi amichetti di merende.

Sorge spontanea una domanda: perchè mai un “noto” giornalista d’inchiesta avrebbe regalato a Carancini delle foto ancora inedite in internet? Un giornalista che regala, getta via, uno scoop ancora non ci era capitato! Purtroppo Carancini non dice esplicitamente il nome di questo magnanimo “donatore sano” di scoop, anche se più avanti nel suo scritto, parlando proprio del disegno che lo aveva colpito, ci racconta che il giornalista d’inchiesta Paolo Cucchiarelli gli avrebbe rivelato che tale disegno era opera, nientepopodimeno che di “Anna Bolena, il famigerato informatore/provocatore dell’epoca”.

A questo punto non è difficile immaginare chi sia stato a fargli quel ghiotto “regalo” fotografico.

Ormai siamo abituati a questo tipo di attacchi: quando si scrivono infamie su di noi, quando uno scritto imbastisce ignobili menzogne su di noi e sulla nostra storia, si può essere certi che dietro – per un verso o per l’altro – troviamo il nome di Paolo Cucchiarelli.

Come è noto noi siamo per la libera circolazione e diffusione di tutti i documenti, i materiali, che mettiamo in rete. Proprio perchè vogliamo verità e chiarezza stiamo facendo questo lavoro sul nostro blog, per consentire a tutti – non solo ai così detti esperti – di conoscere gli atti originali del nostro processo e di formarsi un’opinione in base agli atti e non per aver letto elucubrazioni dei vari “esperti” che scrivono sulla base delle loro supposizioni complottiste e sporche fantasie invece di attenersi a quanto gli atti processuali, verificati e certi, dicono e dimostrano senza ombra di dubbio. E naturalmente ci sono anche le nostre testimonianze dirette, di chi quella esperienza ha vissuto sulla sua propria pelle, e non per sentito dire!

Riguardo le cosiddette “foto inedite in internet”, possiamo affermare senza tema di essere smentiti che tali foto non erano affatto inedite, ma che erano state pubblicate nel nostro blog fin dal 17 gennaio 2012 (quindi quasi un anno prima di Carancini!) e più volte rilanciate anche nelle nostre pagine di FB oltre che in quelle di tanti altri compagni che ci seguono. Quindi possiamo tranquillamente affermare che Carancini su questo punto ha scritto una notizia falsa. Così come è falso e parto di pura fantasia (malata) quello che gli avrebbe detto il suo amico Cucchiarelli: ossia che il nome all’autore dell’opera sarebbe “Anna Bolena” cioè Enrico Rovelli, la spia dell’Ufficio Affari Riservati. Il disegno si trovava nella sede del circolo 22 marzo di Roma e non certo a Milano dove vive(va) Rovelli, il quale non ha mai messo piede della sede del 22 marzo! Ma come si sà per certa gente se i fatti non tornano…tanto peggio per i fatti!

D’altronde la disinformazione e la menzogna funzionano così: si dicono cose false tanto si è certi che nessuno si prende la briga di smentirle e poi, comunque vada, le smentite non hanno mai la stessa forza e circolazione per farle tornare nella spazzatura da dove provengono e il tarlo del dubbio, gettato nella rete, rimane.

Dobbiamo riconoscere che Carancini è sicuramente un vero genio perchè vede cose (chi sarà il suo spacciatore?) che le persone normali non vedono, e neppure riescono ad immaginare. La sua musa ispiratrice è stata questa foto.

 GV10

“L’emblematico “murales” del Circolo 22 marzo”

Lasciamo quindi parlare il nostro genio:

“Riguardo alle foto inedite, una su tutte mi colpisce: l’ultima, quella col disegno sul muro di quello strano personaggio sul cui cappello è stampata la lettera A (anarchia) e che reca in mano una bomba. Quello accompagnato da un fumetto con il seguente messaggio: “NO ALLA CULTURA”. Un particolare, soprattutto, non cessa di intrigarmi: il fatto che il detto personaggio indossi, oltre al poncho, anche una gorgiera [1], il tipico colletto pieghettato indossato dagli aristocratici del ‘500-‘600. Che c’entra la gorgiera con un bombarolo (presuntamente) anarchico? Ne riparleremo tra breve.”.

Per non tenervi troppo sulle spine quale sia il finale di tali alte riflessioni, salto alcuni paragrafi e torno alla citazione del racconto:

Torniamo ora all’enigmatico disegno di cui parlavamo all’inizio: Paolo Cucchiarelli mi dice essere opera di “Anna Bolena”, un famigerato informatore/provocatore dell’epoca.” [….]

La sua caratteristica [quella del disegno. Ndr] è quella di essere composto di elementi eterogenei solo all’apparenza, ma che in realtà costituiscono una sorta di ideogramma del perfetto provocatore: il poncho, la gorgiera e il cappello.

Il poncho, indumento tradizionale dell’America latina, è da sempre emblema dei colonizzati e degli sfruttati del medesimo continente (e, per estensione, dei poveri di tutto il mondo): in questo caso costituisce l’apparenza di “sinistra” del provocatore.

La gorgiera invece sta a significare: a parole stiamo con gli sfruttati, ma nei fatti lavoriamo per mantenere (e per estendere) i privilegi dei dominanti.

Certo, è curioso che i neofascisti dell’epoca abbiano pensato proprio alla Spagna coloniale, come simbolo del potere (anche se è noto che la Spagna di Franco fu un punto di riferimento per tutti costoro): non escludo che “Anna Bolena” si sia ispirato proprio allo sceneggiato di Bolchi, che in quegli anni ebbe un enorme successo!

Da notare anche il cappello, che assomiglia proprio al tipico cappello a punta del mago: ecco, tra i corsi e i ricorsi della storia, proprio la magia e l’esoterismo potrebbero essere visti come l’elemento – il valore aggiunto – che differenzia i moderni agenti provocatori dal manzoniano Fusella. È ben noto infatti, seppur solo agli addetti ai lavori, l’importanza dell’esoterismo nella formazione dei neofascisti atlantici “di servizio” (come li ha definiti Vinciguerra).

Quanto al messaggio “NO ALLA CULTURA”, è chiaro che uno degli strumenti per mantenere (e estendere) i privilegi dei dominanti è proprio quello di impedire la crescita culturale complessiva della nazione, che renderebbe evidenti (e insopportabili) a tutti i detti privilegi.

Questo è, purtroppo, il lascito più persistente dei vecchi arnesi della strategia della tensione, come si vede dalla politica dei tagli alla cultura dei governi degli ultimi decenni, anche dei più recenti.

Scusate se abbiamo riportato quasi tutto l’articolo, ma lo meritava davvero! Riuscire a vedere, a “leggere”, tanti particolari e significati in quel disegno non è certo cosa da tutti.

Abbiamo già detto che “Anna Bolena” non ha nulla a che fare con il disegno e abbiamo deciso di fare anche noi uno scoop, rivelando il nome del vero autore di quel disegno sul muro del 22 marzo: fu eseguito materialmente dal nostro compagno Emilio Bagnoli, ispirato da alcuni disegni già da anni circolanti in volantini e stampe anarchiche. Anche due emeriti cretini come Cucchiarelli e Carancini avrebbero potuto fare una semplice ricerca in internet per sapere la storia di quel personaggio raffigurato.

Ad esempio andando a http://anarchicipistoiesi.noblogs.org…leggiamo questa storia:

Anarchik, figura auto-ironica, nata a Milano (e Torino) alla metà degli anni Sessanta ha avuto un notevole successo d’immagine, negli ambienti libertari, dapprima come fumetto e poi come personaggio di volantini, T-shirt…soprattutto in Italia e negli anni Settanta ma anche in altri Paesi e sporadicamente fino ai nostri giorni. Questa è la sua veridica storia, scritta dal suo primo autore, responsabile del personaggio fino ai primi anni Settanta, sostituito poi da autori anonimi più o meno fedeli nell’immagine e nello spirito.

Anarchik è forse il primo tentativo di dare alla propaganda anarchica un tono meno paludato e serioso di quello tradizionale, almeno dal dopoguerra in poi. Sua madre quindi è certa, l’anarchia. Il disegnatore è Roberto Ambrosoli, anarchik nasce all’epoca del depliant “Chi sono gli anarchici”, prodotto nel 1966 dal gruppo Gioventù Libertaria di Milano. Qui, a corredo dello scritto, compare un tizio già dotato di quegli elementi che poi caratterizzeranno il personaggio, cappellaccio a falda larga e ampio mantello, il tutto rigorosamente nero, come nera è la mise (non chiaramente definita) che sta sotto.

Lo stile del disegno è di evidente derivazione fumettistica, sintetico ed essenziale nel tratto, molto contrastato, un po’ “americano” ma ancora tendenzialmente “naturalistico”, nel drappeggio del mantello, nei pantaloni spiegazzati, nelle scarpe deformate da piedi fuori misura. L’approccio è comunque caricaturale, e ironizza sullo stereotipo anarchico della vulgata reazionaria: sotto il cappellaccio il tizio esibisce un nasone e una barba mal curata (altri elementi destinati a rimanere, in seguito) e guarda il lettore con un sorrisetto complice, estraendo dal mantello parzialmente aperto il gadget tipico dell’anarchicità banalizzata, la bomba. Una bomba “classica” e dunque antiquata, sferica, anch’essa nera, con tanto di miccia già pericolosamente accesa e relativo filo di fumo.Dopo l’esordio su Il Nemico dello Stato, Anarchik, vive nel 1968 e nel 1969 una vita precaria su volantini e opuscoletti (ma anche su manifesti seriografati), per approdare poi, nel 1971, sulle pagine di A-Rivista anarchica, dove rimane più a lungo, con una presenza all’inizio relativamente stabile e la funzione, nelle intenzioni del disegnatore, di fare del semplice “umorismo libertario”. L’impostazione del fumetto si fa leggermente più complessa, evolvendo dalla singola striscia al modello a nove vignette (tre file di tre) e grazie alla maggiore disponibilità di spazio le storie diventeranno meno verbali e più dinamiche. Vi compare, a volte, un tipico “antagonista-vittima”, il prete, grasso e un po’ patetico (niente a che vedere con gli omoni grotteschi e bestiali de L’Asino), che fugge con la tonaca alzata di fronte alla minaccia della bomba di Anarchik.

Tale periodo spensierato termina presto. Il maggio ’68, la strage di Stato e tutto ciò che ne segue, impongono un atteggiamento più consapevole e il nostro si dedica, sempre a modo suo, a commentare o sottolineare aspetti considerati importanti di quanto va accadendo. Si sveglia da un incubo in cui alcuni leader rivoluzionari svelano le proprie intenzioni autoritarie (allusione a certe componenti marx-leniniste delle lotte studentesche e operaie), oppure si presenta alla polizia munito di certificato medico, per giustificare con motivi di salute l’esigenza di essere interrogato a finestre chiuse (allusione al volo di Pinelli dalla finestra della Questura milanese).

E’ la fase certamente più intensa della vita pubblica di Anarchik, durante il quale l’accresciuto impegno politico determina la scomparsa della bomba, dimenticata in giro, o nascosta nell’attesa di tempi migliori, come preferite. In un momento segnato dalla ricorrente presenza di altre bombe, non anarchiche e assolutamente non umanitarie, l’uso di un simile strumento per scopi ludici appare inopportuno.”

Nel nostro blog abbiamo anche pubblicato l’opuscolo “Chi sono gli anarchici” di cui si parla nel pezzo, essendo parte del materiale sequestrato a casa di alcuni nostri compagni, la cui copertina qui vi riproponiamo:

 Chi sono gli anarchici

Carancini sembra ignorare anche che i contadini italiani usassero indossare un ampio tabarro con il cappello di feltro. Anche qui una semplice ricerca avrebbe aiutato il nostro eroe a non sparare cazzate sul presunto… poncho latinoamericano! :

http://it.wikipedia.org/wiki/Tabarro_(abbigliamento)

Nel campo dell’abbigliamento, la parola tabarro indica un mantello a ruota da uomo che ha lontanissime origini. Realizzato in panno, grosso e pesante, di colore scuro, solitamente nero, ha un solo punto di allacciatura sotto il mento e viene tenuto chiuso buttando un’estremità sopra la spalla opposta in modo da avvolgerlo intorno al corpo. Vi erano due modelli: quello classico lungo fino al polpaccio, e quello, usato per andare a cavallo e poi in bicicletta, più corto.

In Italia, durante il fascismo, viene considerato un elemento d’ispirazione anarchica, e soprattutto in città è praticamente proibito portarlo. Sopravvive fino agli anni cinquanta del XX secolo, usato in ambiente rurale e montanaro, viene descritto anche nelle opere di Giovannino Guareschi e nei film dell’epoca.

Credo che anche il lettore più distratto guardando il disegno possa intuire che la famosa gorgiera di cui farnetica Carancini non è altro che una banale… barba. E ci vuole una bella fantasia o tanto vino per trovare una somiglianza tra il cappello indossato da Anarchik con “il tipico cappello a punta del mago”!!

Ultimo appunto. Il “No alla cultura” per noi ragazzi del ’68 aveva solamente un significato ben preciso, quello di dire No alla cultura dei Padroni! Siamo convinti che la conoscenza, la cultura generale siano – ieri come oggi – delle armi necessarie per la liberazione dall’oppressione dell’uomo sull’uomo. Così come siamo altrettanto convinti che ci sia una una cultura di Classe, cultura usata dai potenti per perpetuare il loro dominio. E ci permettiamo anche di dubitare – in base agli scritti di questi signori – che la cultura abbia trovato spazio nel cervello dei vari Cucchiarelli, Carancini o Vinciguerra.

8 maggio 1974 Catanzaro – interrogatorio in aula di Salvatore Ippolito (poliziotto infiltrato nel 22 marzo)

6 dicembre 2013

8 maggio 1974 Catanzaro - Salvatore Ippolito DR: Ebbi incarico dal dott. Spinella, nonostante che in un primo tempo avessi cercato di non accettare l’incarico, di avvicinare il gruppo degli anarchici in occasione della annunciate venuta a Roma dell’anarchico Ivo Della Savia.

Riuscii ad entrare nel circolo Bakunin avendo conosciuto e fatto amicizia con Mander, Borghese ed altri giovani che frequentavano tale circolo. Mander, Valpreda ed altri furono i provocatori della scissione, benché poi il Mander continuò a frequentare il Circolo Bakunin.

La posizione di Merlino era quella di uno fra i più assidui frequentatori, anche per la sua preparazione. Il Merlino fu accusato che faceva parte di altro gruppo “il 22 marzo” . Dopo alcuni episodi (fermo degli appartenenti al gruppo sito nel negozio di Ivo Della Savia) cominciarono a predisporsi riunioni particolari alle quali non ho mai partecipato e che si svolgevano in Trastevere in una casa che mi era stato detto era stata presa in affitto dal Macoratti, ma non credo che questi vi abitasse.

DR: Non sono in grado di dire chi partecipasse a queste riunioni, certamente Di Cola, Valpreda, Borghese e lo stesso Macoratti; non sono in grado di ricordare altri nomi perchè queste erano notizie che mi venivano riferite.

DR: Talvolta vi erano delle riunioni anche in via del Boschetto (negozio del Della Savia e Valpreda) ed a queste qualche volta ho partecipato anche io.

DR: Non so se vi erano altri luoghi di riunione particolari e non sono in grado di riferire la frequenza di tali riunioni.

DR: Frequentavo con una certa assiduità la sede del 22 marzo, ma non quotidianamente.

DR: Ebbi dei sospetti di essere sospettato prima della scissione in quanto tale Antonelli, moglie di Coari Raniero, che era una delle responsabili del Bakunin mi fece delle strane domande specifiche, quanto la polizia mi dava, se mi pagava ecc… Ma successivamente ricevetti comunicazioni del Borghese che mi tranquillizzarono.

DR: La sera dell 18/11 partecipai ad una riunione nel Circolo 22 marzo ed in quell’occasione, presenti Valpreda e Bagnoli, arrivò Merlino il quale ci chiese cosa bisognava fare il giorno successivo. Egli disse:«Avete preparato della roba?» il Valpreda R:«Caso mai ci si pensa domattina»; il Borghese aggiunse :«La benzina la si può prelevare nelle macchina di Piero o di Andrea». Oltre me vi erano: Merlino, Valpreda, Borgese e Bagnoli, a questa riunione; non ricordo che vi erano presenti anche altri ma non lo escludo.

DR: La sede di via del Governo Vecchio non era arredata nel senso che non vi erano comodità, ma solo un tavolo, una brandina e qualche sgabello ed anche la luce l’avevamo derivata da uno scantinato accanto.

In un secondo tempo, per incarico del Valpreda portai altra brandina e dei materassi cioè della roba che aveva nel quartiere di Prato rotondo

DR: L’unico contatto con l’Ufficio Politico della Questura era telefonico, non ho mai redatto rapporti.

DR: Parlavo sempre con dott. Spinella, due volte parlai col dott. Giacchi ed una col dott. Improta, anzi prima telefonai e poi ci incontrammo, altra volta parlai col dott. Provenza ed altra ancora col dott Noce

DR: In occasione di una protesta davanti carcere di Regina Coeli, Mander mi diede due fiaschi vuoti con uno straccio che dovevano essere riempiti di benzina ed usati come bombe molotov. Al di fuori di tali materiali esplodenti non ho mai visto altro in possesso degli appartenenti al gruppo, però come ho riferito nelle deposizioni alle quali mi riporto e che confermo, ne ho sentito parlare.

DR: Il gruppo doveva partecipare alla manifestazione per la casa ma fu bloccato dalla polizia, come ho riferito in precedenza; partecipò alla manifestazione per il Vietnam, a quella dei metalmeccanici, ma per per ogni particolare mi riporto a quanto dichiarato in precedenza.

DR: Non andai al convegno degli anarchici di Carrara né ricordo quali del gruppo vi andarono

DR: A quanto mi risulta non posso affermare che Gargamelli ha partecipato alle azioni programmate dal gruppo 22 marzo; certamente non ricordo di averlo visto, se si eccettua una sola volta, ma neppure sono sicuro, ho il dubbio se poteva essere lui o Di Cola.

DR: Mi trovai per caso presente alla conferenza del Cobra e mi ci trattenni dal principio alla fine, ma non sono in grado di dire quali degli appartenenti al gruppo 22 marzo sia stato presente dal principio alla fine: certamente fu sempre presente Bagnoli e Macoratti che però si allontanò poco prima della fine.

DR: Io ero in fondo alla sala, quasi vicino al conferenziere, lateralmente ad esso, ma comunque non sono stato sempre fermo allo stesso posto; mi era facile vedere l’ingresso e, come ho riferito, ricordo che vidi arrivare il Mander e andar via il Macoratti.

A questo punto, sull’accordo delle parti si procede alla lettura delle deposizioni rese dal teste in fase istruttoria.

DR: Aggiungo che in occasione della manifestazione dei metalmeccanici (fal. 103 retro) io la sera mi accompagnai sino alla sede del Messagero non solo col Bagnoli ma anche col Borghese.

Ricordo l’episodio in quanto nell’occasione mi congedai temporaneamente da loro per andare in una toilette di un bar. In effetti io dal bar stesso telefonai in ufficio.

A domanda dell’avv. Martorelli: Durante la suddetta manifestazione io mi limitavo a seguire il gruppo senza apportare alcun contributo

A domanda dell’avv.Gargiulo: Parlando di lavoro saltuario a proposito delle lampade, intendevo dire che Valpreda e Della Savia lavoravano poche ore al giorno e non tutti i giorni.

Successivamente alla partenza del Della Savia mi sono recato altre volte nel locale di via del Boschetto: nel locale vi erano delle cassette contenenti vetri, qualche lampada, qualche sedia e di più non sono in grado di precisare, anche perchè non c’era la luce.

A mia domanda Bagnoli rispose che la conferenza del Cobra si teneva nella sede del 22 marzo dicendo che aveva cambiato idea.

Valpreda lasciò il Bakunin, a quanto ricordo, per dissenzi avuti con alcuni dirigenti della FAI con i quali, se non erro, venne a vie di fatto

A domanda del PM:  Valpreda aveva contatti anche con altri gruppi della sinistra e ciò posso affermare in quanto egli mi disse che aveva bisogno di soldi per mantenere collegamenti con gruppi anche al di fuori di Roma. Posso aggiungere che la sera del 10/12 prima di partire per Milano si incontrò con rappresentanti di un gruppo di sinistra che non so precisare. Ero presente quando egli parlò con alcune persone, ma non sentii cosa dicessero.

Ciò avvenne in una specie di teatro nei pressi di Piazza Navona ove io mi recai col Valpreda, col Fascetti e col Bagnoli. Qui incontrarono quattro-cinque persone tra cui una donna. Non sentii nulla di quello che dicevano.

Nel pomeriggio il Valpreda disse che si doveva avere questo incontro con elementi di sinistra e fummo designati Fascetti ed io. All’ultimo momento, dopo la cena, si aggiunse anche Valpreda. Prima di recarci alla riunione ebbi una telefonata di Fascetti che mi invitò nella pizzeria ove trovai Rossana Rovere, Valpreda, Bagnoli, Fascetti e forse qualche altro. Dopo aver mangiato la pizza il Fascetti ed io, col Valpreda, ci recammo alla riunione.

Contestata la circostanza al Valpreda lo stesso R: E’ vero con Fascetti ed Ippolito ci siamo recati in un teatro nei pressi di Piazza Navona anche con la Rossana Rovere ed altre persone per incontrare l’avv Di Giovanni ed altri componenti del Comitato di controinformazione, che ha sede presso la Lega dei Diritti dell’Uomo.

Il teste dichiara: Conoscevo di vista l’avv. Di Giovanni e non ricordo se fosse o meno lui la persona con la quale si parlò.

A domanda del PM il teste R: “Ho frequentato il Bakunin che, a mio avviso, era più moderato come discorsi e come programmi rispetto al 22 marzo.

Alle manifestazioni di cui ho fatto cenno (metalmeccanici, casa, ecc.) ad eccezione del Mander rimasto fedele al Circolo, non partecipava nessuno dei frequentatori del Bakunin.

L’unico episodio in merito a scontri con fazioni opposte fu quello che poi non avvenne per intervento della polizia ed al quale seguì l’episodio di Colle Oppio.

Il Macoratti pur essendosi allontanato, nel senso che non frequentò più il circolo 22 marzo, rimase in buoni rapporti con gli aderenti al 22 marzo.

I componenti del 22 marzo non mi chiesero mai di procurare loro dell’esplosivo.

In mia presenza non si è mai parlato di assalto alle Banche ad eccezione di quanto ho riferito in merito al colloquio col Borghse.

Comunicai al dott. Spinella che doveva tenersi una conferenza al Circolo Bakunin, ma poiché in questo circolo vi erano persone per lo più anziane e poiché io non lo frequentavo più la cosa non ebbe un seguito.

Ricordo che tale conferenza era stata in un primo tempo fissata per qualche giorno prima rispetto a quello in cui fu poi effettuata, con cambiamento di sede di cui ho fatto cenno.

DR: La bottiglia molotov depositata sul davanzale della seda di via Colle Oppio non esplose in mia presenza, seppi successivamente che era esplosa, che aveva fatto pochi danni, che aveva cioè rotto solo qualche vetro, e tali furono i commenti che sentii fare nel circolo Bakunin.

A domanda dell’avv. Calvi: Incominciai ad occuparmi dei gruppi anarchici poco dopo il mio arrivo alla Questura di Roma e cioè verso la fine del 1968.

Se non ricordo male cominciai a frequentare il Bakunin nel luglio 1969 cioè poco tempo prima dell’arrivo del Della Savia a Roma.

Potrebbe anche darsi che abbia frequentato il circolo Bakunin nell’aprile 1969 nel senso che in passato sia entrato nello stesso.

Per quanto riguarda la data degli episodi nulla posso modificare o aggiungere a quanto già riferito.

Fu poco prima di partire per Milano che Valpreda mi disse di portare la sua roba dalla baracca di Prato rotondo alla sede del 22 marzo ed io tanto feci col Bagnoli. Non sono in grado di precisare la data.

La sera del 14 riferii telefonicamente al dott Spinella tutta la discussione che avevo avuto col Borghese ed i particolari da questi riferitemi in merito al fatto che Valpreda si trovava già all’estero e quanto altro riferitomi.

Ho appreso delle riunioni particolari, da componenti del gruppo stesso e ne avevo sentore nelle discussioni che tra di loro avvenivano, non sono quindi in grado di fare un nome specifico. A queste riunioni particolari partecipava anche il Borghese.

Ricordo che quando il 19 novembre fu fermato dalla polizia, il Valpreda, aveva un occhio tumefatto e tanto era dovuto, come mi fu riferito dagli amici, a seguito di uno scontro avvenuto in Trastevere in conseguenza del fatto che il gruppo di Valpreda, che commentava favorevolmente un attentato avvenuto a Madrid, ebbe uno scontro con altro gruppo di idee contrarie.

Fui chiamato dall’Ufficio Politico e mi fu detto che dovevo deporre pochi giorni prima della deposizione stessa e cioè nel maggio 70.

DR: Non ho nulla da aggiungere a quanto riferito nella deposizione in merito agli esplosivi da me fatti prevenire mediante tempestivo avviso alla polizia.

A domanda dell’avv Boneschi: la sera del 12/12 sono uscito dal Circolo 22 marzo verso le ore 18 ma mi intrattenni nelle vicinanze fino alle ore 19 con Cristus, poi presi l’autobus ed andai in pensione ma prima di arrivare seppi dell’attentato, mi fermai, telefonai in ufficio e mi si disse di tenermi a disposizione nella pensione. Nella telefonata dissi al dott Spinella se era vero ciò che avevo sentito in merito agli attentati, mi rispose di si e mi disse di tenermi a disposizione nella pensione che mi mandava a prendere. Non mi chiese se sapessi qualcosa in merito agli attentati. Sapevo che vi erano altre riunioni dai discorsi che sentivo fare dagli altri i quali con me parlavano soltanto di cose insignificanti ed è stato questo il motivo per cui, negli ultimi tempi, frequentavo di meno la sede del 22 marzo, anche per evitare che avessero dei sospetti su di me.

Non andavo alle riunioni di via del Boschetto anche per timor mio, a parte il fatto che evidentemente si riunivano e non mi facevano sapere niente; io per insistenza dell’ufficio ho continuato ad andare diversamente se fosse stato per idea mia, non sarei andato più per niente. Per questo ho tentato di allontanarmi e farmi vedere disinteressato all’attività del gruppo, per evitare che ci fossero dei sospetti sul mio conto perchè se io domani dovevo ritirarmi non sapevano che io ero ben sotto, per lo meno non avevano la certezza.

A domanda dell’avv Martorelli: Non so se i sospetti si appuntarono su di un solo od anche su altri appartenenti al gruppo. Voglio però aggiungere che anche sul conto del Merlino vi erano dei sospetti come fu affermato, se mal non ricordo, dal Borghese e dal Bagnoli.

Il Borghese si ricredette sul mio conto in modo particolare dopo che ero stato fermato dalla Questura e perciò nuovamente si confidò con me, come ho avuto modo di riferire.

Non ho mai avuto notizie che il gruppo fosse in possesso di timers, cassette juwall, borse né  se ne è mai parlato.

Continuai a frequentare, sia pure non con assiduità, il gruppo degli anarchici, fino all’aprile 70, e mi allontanai quando mi fu detto, mi pare da Mattozzi ma non sono sicuro, che dovevo presentarmi da un avvocato per parlare ed eventualmente per prepararmi la difesa.

Nessuna notizia di particolare rilievo raccolsi sul conto degli anarchici.

A domanda dell’avv. Armentano Conte: Ho conosciuto tutte le donne che frequentavano i circoli Bakunin e 22 marzo, ma non erano molte e non so precisare il numero.

Non è esatto che abbia cercato di avere od abbia avuto con alcuna di esse rapporti intimi.

27 gennaio 1970 Questura Roma – su Valpreda Di Cola Bagnoli congresso FAI

28 novembre 2013

27 gennaio 1970 Questura Roma – su Valpreda Di Cola Bagnoli congresso FAI

 

27 gennaio 1970 Questura Roma – su Valpreda Di Cola Bagnoli congresso FAI

Uno scivolone passi, ma due… iniziano a diventare sospetti. di Enrico Di Cola

11 ottobre 2013

Recentemente mi ero permesso di criticare un blog – che peraltro segnalo come interessante  per alcuni suoi contenuti – per la loro scelta di pubblicare, in maniera totalmente acritica, un articolo del terrorista, fascista e assassino Vincenzo Vinciguerra. (per chi è interessato a questa polemica lo può leggere sul sito:  http://ioso.info/2013/09/21/le-ignobili-menzogne-che-vinciguerra-ha-scritto-su-di-noi-e-valpreda-di-enrico-di-cola-22-marzo/ )

Ora sono costretto a tornare a parlare di questo blog  (IoSo.info), per via di un loro commento sull’archiviazione dell’ultimo procedimento su piazza Fontana. (http://ioso.info/2013/09/30/opposizione-alla-richiesta-di-archiviazione-dellultimo-procedimento-su-piazza-fontana/)  I motivi di questa mia critica sono molteplici.

Non è questione di mero dettaglio, la scelta da loro operata di pubblicare SOLAMENTE il documento di opposizione alla archiviazione della nuova inchiesta sulla strage di piazza Fontana,  redatto dall’ avv. Sinicato, ex difensore di parte civile nonchè attuale difensore delle menzogne del giornalista Paolo Cucchiarelli.

Dato che  questo blog viene gestito da giornalisti, mi sarei aspettato che avessero seguito almeno l’ABC del giornalismo e mantenuto un minimo di buona prassi  che vuole che prima si diano le notizie e poi si facciano i commenti.

In questo caso si è invece preferito dare spazio, e credito, ad una unica fonte. Si è quindi scelto di dare una informazione faziosa e di parte.

Non si è data una notizia, ma solo parte di questa. È evidente che se si  censurano (non pubblicandoli) alcuni documenti,  si esercita un filtro informativo – si nega l’opportunità per i lettori di farsi un’opinione propria e di capire su quali basi si fondino le eventuali critiche o le cose che sostiene l’autore.

Questo modo di agire “tradisce” anche la “ragione sociale” del loro stesso blog, dove affermano che “… i nostri archivi saranno messi a disposizione di chiunque voglia consultarli, in modo libero e senza filtri.”

Riportando una sola voce, omettendo- censurando quella contraria si fa una scelta.  Scelta la ritengo molto grave perchè può portare a pensare che si sia voluto scientemente manipolare la notizia.

Il sospetto di aver voluto “manipolare” l’informazione viene addirittura rafforzato nel loro commento di accompagno laddove si scrive che “Oggi sono stati archiviati gli ultimi filoni d’inchiesta sulla strage di piazza Fontana. Ecco il documento di opposizione redatto dalle parti civili, con tanto di nomi e cognomi: peccato che nessuno li andrà mai a cercare…”

Scrivendo queste parole si è infatti portati a credere che gli autori della nota condividano in toto le tesi del Cucchiarelli e del suo avvocato. E questo pone, almeno per me, anche un problema di relazione con alcune persone che gestiscono il sito e quindi attenderò un loro chiarimento pubblico sulla questione per decidere se continuare a mantenere dei rapporti con loro o meno.

Va chiarito che quello che non hanno pubblicato non è un documento qualsiasi o di poco interesse, ma si tratta addirittura della sentenza di archiviazione scritta DOPO la “opposizione” presentata da Sinicato. Si tratta di un importante atto giudiziario, non dimentichiamolo, perchè almeno pone la parola fine ad alcune invenzioni, speculazioni e assurde teorie complottistiche contro gli anarchici del gruppo 22 marzo ed in particolare Valpreda. Il documento di “opposizione” dell’avvocato Sinicato – che ha avvalorato acriticamente tutte le bugie, invenzioni e provocazioni del “giornalista” Paolo Cucchiarelli viene qui posto sotto il microscopio e ne esce fuori letteralmente frantumato e ridicolizzato dal GI D’Arcangelo che con estrema attenzione ha provato a seguire il filo logico (sic!) delle elecubrazioni del “giornalista” per arrivare a negarne ogni sia pur minimo valore “indiziario”. Le due bombe – per intenderci – non sono mai esistite, così come vengono a crollare le presunte testimonianze dei vari Russomanno di turno.

Pubblicheremo, appena saremo pronti, tutto il materiale con le nostre annotazioni per andare oltre quello che è stato scritto dai magistrati (anche questi non esenti da errori) e dare la nostra versione dei fatti. Per il momento invitiamo a leggere, in particolare, la parte della sentenza relativa al “filone investigativo originato dal libro del giornalista Paolo Cucchiarelli” (al link: https://stragedistato.files.wordpress.com/2013/10/filone-investigativo-originato-dal-libro-del-giornalista-p-38-67.pdf  ) e l’articolo che io e Gargamelli abbiamo pubblicato sull’ultimo numero di Umanità Nova (http://www.umanitanova.org/n-30-anno-93/noi-non-archiviamo )

17 aprile 2011 Il segreto …di Paolo Cucchiarelli. Comunicato n 1 degli ex del circolo 22 marzo di Roma

20 maggio 2013

LA “STRATEGIA DELLA CONFUSIONE”

http://www.facebook.com/notes/laboratorio-lapsus/la-strategia-della-confusione/10150214108043782

[…]La nostra impressione è che su fatti così importanti e decisivi per la storia d’Italia regni una grande confusione, non del tutto casuale: un meccanismo comunicativo che tende a mettere sullo stesso piano terrorismi di destra e di sinistra, in realtà nati da contesti storici diversi.

Attraverso una miscela di confusione e rimozione, le nuove generazioni identificano fatti, personaggi, nomi e organizzazioni lontani tra loro, sotto la generica definizione di “terrorismo” o “anni di piombo”.

Questa “strategia della confusione” è determinata da diversi fattori: la mancanza di ricerca storica all’interno delle università su quegli anni; la conseguente assenza di questi argomenti dalle scuole medie e superiori; la vulgata, volutamente superficiale, diffusa dai mezzi di comunicazione di massa.

Tutto viene relegato per sempre nell’oscurità dei “misteri d’Italia”, fatti troppo torbidi per essere compresi e analizzati a pieno: la memoria nazionale si vorrebbe aggregata intorno alla condivisa condanna degli anni ’70, cancellando colpe e ruoli di singoli e istituzioni.

All’interno di questa prospettiva crediamo che il concetto di memoria condivisa non sia un efficace strumento per superare tale “confusione”. Non può esistere condivisione e pacificazione su quegli anni di aspro conflitto. Un Paese che voglia fare davvero i conti col proprio passato, potrà farlo solo attraverso un profonda ricostruzione e divulgazione di fatti e responsabilità, perché conoscere quelle storie nel profondo, significa capire le ragioni dell’oggi. Solo in questo modo potremo saldare il doloroso debito con le vittime di quegli anni, tenere viva la loro memoria e comprendere il nostro presente.”

Il testo di Laboratorio-Lapsus qui sopra riportato sembra scritto apposta per illustrare il lavoro che stiamo portando avanti. Ormai da due anni, da quando è stato dato alle stampe dal Ponte alle Grazie il libro Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli, abbiamo iniziato ad analizzare e smantellare le manipolazioni e falsità di questo giornalista, presunto storico e novello inquisitore.

La prima cosa che balza agli occhi è che tutta la costruzione del suo libro revisionista è imperniata sui racconti fantasiosi di vari squallidi personaggi di estrema destra e dei servizi segreti. Cioè le stesse persone, gli stessi ambienti, che hanno costruito su noi anarchici la strage o che l’hanno coperta.

Se Cucchiarelli avesse scritto questo libro in buona fede, magari manipolato nelle sue convinzioni ma senza rendersene conto, allora ci saremmo aspettati che – come anche i giornalisti principianti sanno – almeno il principio base, deontologico di ogni giornalista, e cioè che una fonte, per essere valida, deve essere controllata e verificata, venisse applicato. Ma questo nel libro di Cucchiarelli non avviene mai, neppure quando una verifica sarebbe molto semplice da fare.

Il tentativo di riscrittura della storia messa in atto dal Cucchiarelli si basa essenzialmente sulla quantità di “documentazione” che butta alla rinfusa nel libro, per creare confusione e allo stesso tempo per dare l’impressione di aver svolto un grande lavoro di ricerca.

Interessante notare anche l’utilizzo disinvolto dei giornali dell’epoca – quelli delle primissime settimane dopo gli attentati, quelli del mostro Valpreda, degli anarco-fascisti bombaroli e assetati di sangue, – che il Cucchiarelli assume come fossero atti processuali, invece che indecenti falsità scritte da giornalisti imboccati dalle veline delle Questure. Oppure come, partendo da sue (?) ipotesi interpretative si assista, nel corso della lettura del libro, alla trasformazione di queste teorie in ..fatti accertarti!

Il libro, alla sua uscita, ha ricevuto delle pesanti stroncature da parte di importanti studiosi (primo per importanza sicuramente Aldo Giannuli) o da parte di chi si occupa da anni, e da sinistra, della materia (come Luciano Lanza, Saverio Ferrari…). Nonostante ciò, ed il chiaro contenuto revisionista del libro, abbiamo assistito in questi anni ad un fenomeno importante che ha visto oltre a organi di stampa apertamente “di parte”, anche molti siti web “neutrali” abbracciare acriticamente le tesi di riscrittura storica di Cucchiarelli espandendo così tali disinformazione di massa sui fatti di Piazza Fontana, con un mezzo particolarmente sensibile perché fruibile soprattutto dai giovani.

A questo tentativo di attacco alla verità storica – accertata oltretutto anche in sede giudiziaria – la sinistra e gli anarchici in particolare – cioè la parte più direttamente interessata – non hanno saputo dare, a nostro modesto parere, una risposta adeguata, immediata e articolata a livello nazionale.

Questo spazio aperto lasciato al diffamatore Cucchiarelli ha portato ad una serie di atti volti alla chiusura definitiva del capitolo “strage di Stato” (inteso come occultamento degli organizzatori ed esecutori) come momento saliente della strategia della tensione, che scaricava sulla teoria degli opposti estremismi i sanguinosi attentati programmati da uno Stato complice di precisi interessi tesi a mantenere e consolidare quella “democrazia” Occidentale voluta dagli Stati Uniti.

In questo quadro si inseriscono fatti in apparenza umanamente comprensibili, quali i libri di Gemma Capra Calabresi ed ancor più di Mario Calabresi, l’incontro in Quirinale di parti tra loro incompatibili quali Licia Rognini Pinelli (vittima) e Gemma Calabresi (moglie del carnefice!), o decisamente inaccettabili come il libro di Cucchiarelli e il film-romanzo, in lavorazione, su Piazza Fontana del regista Marco Tullio Giordana basato sulle nuove “rivelazioni-verità” di quest’ultimo, o i reiterati tentativi da parte di storici compiacenti di sostenere la necessità di una memoria condivisa su quegli anni e del superamento del discrimine dell’antifascismo su cui poi i fascisti, con nuove casacche e travestimenti, cercano di infiltrarsi culturalmente e politicamente.

Da tempo i compagni dell’ex 22 marzo, il circolo a cui apparteneva PietroValpreda, sono impegnati singolarmente (con denunce, querele, diffide), unitariamente (con un proprio Blog e documenti https://stragedistato.wordpress.com/), e collettivamente, grazie all’assistenza dei compagni dei circoli Carlo Cafiero di Roma e Ponte della Ghisolfa di Milano, a denunciare e mettere in guardia su questa mostruosa manovra.

E’ chiaro che con le nostre sole forze non potremo vincere questa battaglia politica e culturale. Lanciamo quindi un appello a tutti i compagni, alle strutture di movimento, alle associazioni antifasciste, a tutti i sinceri democratici e agli uomini di cultura e intellettuali che non hanno mai abbandonato il sogno di una società più giusta e libera ad aiutarci in questa nostra battaglia di giustizia e verità.

Roma 17 aprile 2011

Primi firmatari:

Per gli ex del circolo 22 marzo di Roma:

Roberto Gargamelli

Emilio Bagnoli

Emilio Borghese

Enrico Di Cola

Cosimo Caramia

Marco Pacifici

Per i compagni di Milano:

Lello Valitutti

Paolo Braschi