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A rivista anarchica n10 Febbraio 1972 Era della croce nera. Georg Von Rauch, assassinato dalla polizia a Berlino di C. N.

18 ottobre 2011

Il 4 dicembre 1971 la polizia tedesca ha assassinato il compagno Georg Von Rauch. Solo ora la Schwarz Kreuz (Crocenera Tedesca) ha sciolto le riserve sul caso ed ha comunicato che Georg Von Rauch faceva parte di questa organizzazione, di cui era stato uno dei fondatori (*). Il silenzio della Crocenera era motivato dalla necessità di compiere indagini sull’episodio.

Nel giugno del 1971, Georg Von Rauch era riuscito ad evadere nel corso di un processo, quando altri due coimputati erano stati rimessi in libertà provvisoria e Georg che assomigliava molto ad uno di loro, se ne era andato al suo posto. Georg Von Rauch, per questo, è stato subito messo sull’elenco dei ricercati della banda Baader-Meinhof, definiti dalla polizia e dai giornali di Springer “banditi”, “anarchici”, “tupamaros”.

La storia degli ultimi giorni di Von Rauch inizia il 30 novembre. Secondo le dichiarazioni della polizia in quel giorno uno specialista della polizia stradale scoprì nella Winterfeld Platze una Ford-Transit targata B-VII67. Le indagini rivelarono che si trattava di una macchina usata dal gruppo Baader-Meinhof per i loro colpi: cioè una “douplette” (auto rubata uguale ad una regolarmente immatricolata). Da allora la polizia politica e criminale inizia un appostamento attorno all’auto. Il 4 dicembre arrivano i proprietari seguiti da una Wolkswagen anch’essa “douplette”. La polizia li segue sino alla Eisenacherstrasse davanti al numero 2. Le due vetture vengono costrette a fermarsi e gli occupanti messi faccia al muro. Dopo poco ha inizio una violenta sparatoria.

Da questo momento le ricostruzioni della polizia sono contraddittorie e in disaccordo con quelle dei pochi testimoni presenti. Il questore di Berlino Ubner ha dato fino ad ora 7 versioni diverse tutte intese a dimostrare che Georg sarebbe stato ucciso dai suoi stessi compagni. Al contrario molte prove dimostrano che Rauch è stato assassinato dal poliziotto Hans-Joachim Schultz facendo cadere la montatura della polizia.

– Proprio il giorno prima la televisione aveva dichiarato che Georg faceva parte del “nucleo duro” del gruppo Baader-Meinhof.

– I caricatori delle pistole in dotazione alla polizia hanno sei colpi. Nel caricatore del poliziotto Schultz restavano soltanto cinque colpi e la sesta pallottola non è stata trovata.

– La polizia e la stampa hanno tentato di far credere che Georg sia stato ucciso dai suoi compagni che, dall’altra parte della strada, sparavano sui poliziotti. Ma la versione non regge perché tra Georg e i compagni vi era di mezzo la Ford-Transit. Su questo punto esistono precise testimonianze.

– Dalle risultanze dell’autopsia ufficiale eseguita dal professor Kraulard risulta che Georg è stato assassinato da un proiettile cal.7,65 (in dotazione alla polizia) che gli ha attraversato il cranio, mentre dalle stesse dichiarazioni della polizia risulta che i compagni di Von Rauch usavano pistole cal.9.

– Un testimone che ha osservato la scena dal balcone dice di aver sentito solo sette colpi e non 25 come stampa e polizia affermano.

– Dopo soli 4 minuti dalla sparatoria e la morte di Georg è arrivata un’ambulanza (strana coincidenza con l’ambulanza di Pinelli).

I poliziotti hanno però dichiarato che non c’era comunicazione radio-telegrafica a causa dell’antenna della televisione troppo vicina.

Lo stato italiano, con le bombe di piazza Fontana ha dato ai governi europei l’esempio di come si arginano le lotte operaie e la “sovversione” interna.

Non è un caso che al 12 dicembre in Inghilterra siano seguiti gli attentati “anarchici” per cui il compagno Stuart Christie è in galera e Prescott è stato condannato a 15 anni per cospirazione.

È seguendo lo stesso modello che in Germania è stata imposta la psicosi del terrore e della caccia all’uomo, partendo da quel grosso castello di menzogne che la stampa e la TV hanno gonfiato sotto il nome di banda Baader-Meinhof. Definito dalla polizia gruppo anarchico, serve come paravento per scatenare la più bieca repressione. “Il popolo si deve abituare a veder circolare i poliziotti armati di MAB (il mitra della polizia tedesca) come a pagare le tasse” (Willy Meyer, ministro degli interni della Vestfalia). Tutto questo serve a far convergere intorno allo “stato forte” consensi del popolo impaurito e dei benpensanti borghesi e far sì che ogni cittadino diventi un poliziotto alla ricerca di questi fantomatici sovversivi. In questo modo i problemi della disoccupazione e della crisi (scioperi alla Wolkswagen – recessione economica – scioperi dei metalmeccanici nella regione Baden-Wurttenberg – ecc.) vengono deviati e coperti con l’instaurazione di un clima di terrore. Il potere ha paura che i bravi operai miracolosi dell’economia tedesca, che hanno stabilito il record del minimo di ore di sciopero in un anno, escano dal loro torpore interclassista. Il potere ha paura della coscienza degli sfruttati e l’assassinio del compagno Rauch ha il significato di una minaccia nei confronti degli operai.

Dopo l’assassinio di Pinelli, uno dei fondatori della Crocenera in Italia, l’incarcerazione e l’incriminazione per “cospirazione”, di Stuart Christie, fondatore della Crocenera a Londra, Von Rauch è il terzo compagno della Crocenera contro cui si scagliano gli scagnozzi dello stato. Il continuo contatto con le vittime politiche (ed anche, talora, per “dovere professionale”, con provocatori), l’agire in situazioni in cui la repressione si manifesta nelle sue forme più brutali espone i compagni di questa organizzazione a divenire essi stessi vittime della repressione.

Ma ciò che accade ai compagni della Crocenera è anche una misura del valore dell’aiuto reciproco e di quanto polizia e padroni temono il formarsi di una rete di solidarietà internazionale.

C. N.

(*) La Crocenera, delle cui origini e funzioni si è parlato nel secondo numero di questa rivista, è un organismo di assistenza e solidarietà internazionale per le vittime politiche anarchiche. Oltre all’assistenza diretta la Crocenera pratica un costante lavoro di controinformazione, (raccolta e diffusione di notizie relative alle vicende repressive) di promozione di campagne di appoggio, ecc.

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Umanità Nuova 29 Giugno 1997 – Strage di Stato e dintorni. Una testimonianza sul movimento anarchico a Roma all’epoca della Strage di Stato. Nostra intervista a Raniero Coari

28 novembre 2009
Umanità Nuova 29 Giugno 1997
Strage di Stato e dintorni
Una testimonianza sul movimento anarchico a Roma all’epoca della Strage di Stato. Nostra intervista a Raniero Coari
– Tu eri a Roma negli anni sessanta, facevi parte di un gruppo?

Sì, assieme ad altri giovani avevamo costituito un gruppo aderente alla Federazione anarchica giovanile . Avevamo anche l’incarico della C.di Relazioni della federazione giovanile ed eravamo inoltre impegnati a livello locale nel lavoro di propaganda e di azione politica, nelle manifestazioni che in una città come Roma erano frequenti. Riuscimmo pure a fondare un circolo anarchico assieme ai compagni della FAI di Roma: il “Bakunin” che ebbe una sua sede dagli inizi del 1969 fino all’assalto della polizia la notte della Strage di Stato.
Personalmente collaboravo con altri compagni anche al settimanale Umanità Nova che veniva stampato a Roma diretto da Mario Mantovani ed Umberto Marzocchi.
– Quale relazione esisteva tra il gruppo dei compagni calabresi periti nell’incidente sull’autosole nell’estate del 1970 di cui Umanità Nova ha dato testimonianza anche ultimamente e la Strage di Stato?
I compagni calabresi erano tenuti d’occhio dalla polizia politica. Il 20 aprile 1969 Angelo Casile ed Arico’ subiscono un’irruzione della polizia alla ricerca di armi ed esplosivi a Reggio Calabria, da notare la data così prossima al 25 aprile , Umanità Nova dopo aver riportato il fatto ritorna con un commento del compagno Placido la Torre la settimana successiva. Pochi giorni dopo la Strage di Stato Casile, Arico’ e la sua compagna Annalise vengono detenuti per una settimana a Regina Coeli e pesantemente interrogati, ma non risposero nemmeno alle domande, solo rivendicarono la completa estraneità del movimento anarchico alle bombe di qualsiasi tipo. Il resto della loro storia è noto.
– Qual’era il clima politico dell’epoca ?
Spesso sento evocare il ’68 e dintorni come un periodo di esaltanti manifestazioni, di occupazioni prolungate e tranquille e così via. Ma non fu tutto così facile e semplice dato che il potere spesso colpiva brutalmente ed indiscriminatamente senza parlare poi degli sgherri di Almirante sempre pronti specie a Roma e nel meridione ad intervenire. Nel 1969 la repressione incrudelì, basti ricordare che quell’anno si aprì con la notizia dei fatti della Bussola a Viareggio con il grave ferimento di Soriano Ceccanti ad opera delle forze di polizia, ferimento che porterà il ragazzo su una sedia a rotelle, e poi Avola e Battipaglia con i loro morti, a Roma continua la pesante opera repressiva nelle manifestazioni studentesche, i primi attentati sui treni, le bombe di Milano del 25 Aprile…. Si puo’ dire che da lì inizia la strategia della tensione, oltre all’attacco ed alla repressione diretta il potere inizia ad incolpare gli anarchici per dividere ed isolare la parte libertaria della sinistra che rischiava di influenzare tutto un movimento e di radicarsi nella società.
La sinistra ufficiale come al solito fa finta di non capire. Gli anarchici a Milano ed a Roma in special modo conducono una campagna per la liberazione dei compagni ingiustamente detenuti per le bombe del 25 Aprile, molti i giovani che effettuano dei digiuni di protesta davanti ai Palazzi di Giustizia. I coniugi Corradini verranno scarcerati dopo sette mesi, gli altri compagni dovranno attendere molto di più.
– Quali erano i gruppi anarchici operanti a Roma in quel periodo?
Oltre ai gruppi FAI e FAGI prima ricordati esisteva il Circolo Bakunin al quale facevano riferimento molti compagni e simpatizzanti, inoltre la presenza della redazione di Umanità Nova faceva sì che a Roma arrivassero di continuo militanti e compagni da tutte le parti. Marzocchi era spesso a Roma per il giornale, così pure Pino Pinelli, i compagni calabresi e tanti altri.
Il circolo Bakunin oltre all’attività normale di propaganda svolgeva azione di proselitismo e sostegno in alcune zone disagiate di Roma e gestiva la sede in un rione centrale. Dal circolo si staccarono alcuni compagni, tra cui Valpreda all’epoca a Roma, che formarono per brevissimo tempo il famoso 22 Marzo.
– Si è scritto di un gruppo anarco-fascista da parte della stampa di regime anche per la presenza di Mario Merlino…
La realtà è stata che alcuni compagni intesero svolgere un’attività politica autonoma non riconoscendosi nelle posizioni della FAI-FAGI e formarono un gruppo più movimentista rispetto al nostro e tutto si sarebbe in seguito chiarito se il potere non avesse predestinato il 22 Marzo a pedina principale del suo gioco. Difatti l’agente della squadra politica che si era avvicinato al Bakunin si sposto’ al gruppo di Valpreda mentre invece Merlino frequento’ per due o tre volte i nostri gruppi per poi sparire verso ottobre causa esami…
Merlino viene poi ripescato ed inserito quale militante del 22 Marzo solo per avallare la tesi degli opposti estremismi che anche la sinistra ufficiale spesso ebbe modo di ripetere stupidamente. Ricordo che alla morte dei compagni calabresi la stampa di sinistra parlo’, imbeccata dalle veline della polizia politica, di anarco-fascisti.
– Veniamo ora alla Strage di Piazza Fontana.
Dico sempre che chi come noi non ha vissuto quei giorni non potrà mai capire bene e fino in fondo quanto sia giusto parlare di Strage di Stato. Poco importa se a mettere l’esplosivo sia stato uno dei servizi segreti od un fascista prezzolato, tutta la preparazione tecnica, gli appostamenti, i pedinamenti, le campagne di stampa contro gli anarchici ed i sovversivi, la campagna per la morte accidentale del poliziotto Annarumma a Milano durante una manifestazione, l’azione combinata dei magistrati, il far scoppiare delle bombe minori a Roma su misura del 22 Marzo…infine l’aver concentrato solo sugli anarchici l’azione repressiva della notte e dei giorni successivi in tutta Italia non risparmiando nemmeno l’abitazione di Marzocchi a Savona, ci danno la misura di un’azione statale concertata al fine di eseguire e coprire mandanti ed esecutori della Strage.
Ritengo che lavorassero a questa idea geniale da parecchio tempo forze interne allo Stato probabilmente dietro suggerimento NATO o CIA, forze statali di funzionari vecchi come il questore Guida di Milano carceriere di antifascisti nel ventennio oppure nuovi come il commissario Calabresi giovane rampante dell’Ufficio politico…Così l’indagine venne spostata a Roma, mentre a Milano si insabbiava l’affare Pinelli.
Parlo di azione concertata di diverse forze burocratiche clerico-fasciste perchè dopo la Strage si scateno’ un’ondata repressiva anche contro i militanti operai più attivi con licenziamenti e condanne.
Inoltre il compagno Valpreda viene indicato volutamente ed indebitamente da parte di un giudice in un verbale della magistratura di Milano che indagava sulla bomba del 25 Aprile come latore di una confidenza al giudice stesso, una cosa banale ma che mette in allarme i compagni della Croce Nera di Milano che, attraverso Pinelli, informano i compagni responsabili di altri gruppi e quindi anche noi a Roma che cerchiamo di chiarire. Il potere riesce quindi a dividerci o comunque a mettere in atto un atteggiamento di diffidenza nei confronti della vittima predestinata. Di questo episodio rimane traccia anche nell’interessante ricostruzione a pochi giorni dai fatti che Mario Mantovani fa su Umanità Nova del 17 gennaio 1970 dove pure mette in risalto l’assassinio di Giuseppe Pinelli e l’inconsistenza delle prove a carico di Valpreda. L’azione di controinformazione parte e subito dopo, leggendo centinaia e centinaia di pagine di interrogatorio ci si renderà conto che non esiste la benchè minima prova a carico degli imputati. Valpreda e compagni diverranno quindi, soprattutto grazie all’azione ed alla propaganda dei militanti anarchici, le vittime del sistema statale, gli innocenti da scarcerare, dopo essere stati trattati da fascisti sanguinari, o da belve anarchiche a secondo dei gusti…
Per ultimo ricorderei anche che i vari super-testi, allora non esistevano i pentiti, alcuni dei quali semplici simpatizzanti, in realtà non testimoniarono su un benchè minimo indizio, figuriamoci poi la spia della questura…. A Roma l’attività di contro-informazione venne portata avanti soprattutto dal Collettivo politico-giuridico in cui erano presenti compagni della FAI. Devo qui ricordare purtroppo i miei genitori prematuramente scomparsi nell’aprile 1974: Aldo Rossi ed Anna Pietroni, instancabili animatori del Collettivo Politico Giuridico di Difesa, ed organizzatori dei gruppi romani della FAI. Il movimento anarchico, nelle sue varie componenti, fu capace di coordinare gli sforzi e le azioni in una efficace campagna di propaganda e di contro-informazione.
In che modo venivano letti gli avvenimenti che hai ricordato alla luce della strategia della tensione che poi è venuta fuori chiaramente negli anni settanta con le successive stragi ?
Da parte del movimento anarchico credo ci fu una prima lettura, grosso modo, classica. Non bisogna dimenticare che poco tempo prima in Grecia si era istallata la dittatura dei colonnelli e che in Italia il fascismo si giovo’ anche del massimalismo parolaio di parte della sinistra, di un anti-parlamentarismo bolscevico ed autoritario oltre che della violenza squadrista e che come anarchici temevamo il riproporsi di un attentato tipo “Diana” del 1920 magari fatto da fascisti a fini eversivi. Certamente nello Stato italiano erano presenti forze che venivano dallo stesso fascismo e che essendo bravi servitori dello Stato erano stati riassunti nell’immediato dopoguerra, specialmente nei servizi,e che erano ben collegate con i gruppi di destra.
Di fatto dopo la Strage di Piazza Fontana il temuto colpo di Stato delle destre non avverrà, molti, dando retta alla sinistra ufficiale, attenderanno come Drogo del “Deserto dei Tartari” il profilarsi della reazione all’orizzonte….Ma lentamente da slogan, la Strage di Stato, si rivela esattamente per quello che è, ossia una strategia che facendo leva sugli opposti estremismi tende a rafforzare lo Stato…democratico a colpi di bombe o di mitra BR poco importa . Dopo poco comunque appare chiaro, anche costatando la pervicace azione della magistratura nel voler tenere in galera i nostri compagni, che il potere statale è il mandante della Strage.
A distanza di così tanti anni mi dà quasi un senso di vertigine il riproporsi ora dell’affare Calabresi, dell’informatore “Anna Bolena” a Milano, fatto che forse potrebbe spiegare il movente dell’eliminazione di Pino Pinelli il quale avrebbe potuto capire qualcosa di troppo dietro le domande degli sbirri, l’incriminazione di fascisti come esecutori della Strage e così via.
Troppa grazia, nevvero?

Umanità Nova 14-12-1997 – Frammenti di memoria romana. Intervista a Emilio Bagnoli e Roberto Mander, a cura di Enrico Ranieri

28 novembre 2009
Umanità Nova 14-12-1997
Frammenti di memoria romana
A cura di Enrico Ranieri
L’idea iniziale di fare un’intervista a Emilio Bagnoli e Roberto Mander, due “protagonisti forzati” dei noti fatti di Piazza Fontana (visto che soggiornarono per molto tempo nelle patrie galere), ci è sembrata alquanto utile al fine di comprendere meglio l’atmosfera di quel momento e la tensione che successivamente scatenò. Un’intervista che non poteva per questo iniziare se non con il riflettere sull’utilità di parlare a distanza di così tanti anni di quei fatti e di quel periodo storico.
Emilio: A me sembra che tutto quanto c’era da dire sui fatti del 12 Dicembre sia stato detto. La verità, gli anarchici ed il movimento generale d’opposizione, hanno cominciato a ricostruirla da subito, proseguendo negli anni seguenti con le contro inchieste, i libri, gli appelli di intellettuali, gli spettacoli teatrali. Lo abbiamo gridato in piazza, con gli altri morti nostri, (ricordiamoci di Saverio Saltarelli a Milano), feriti ed arresti. Adesso mi sembra più interessante un lavoro di ricerca su come le bombe, e la nascita dei gruppi extraparlamentari, hanno modificato il movimento d’opposizione ed in qualche modo hanno annullato nella sua portata alternativa e rivoluzionaria.
Roberto: A differenza di Emilio, credo che i giochi siano ancora parzialmente aperti, perchè se è vero che molti dei testimoni sono scomparsi e sono scomparse molte prove, vi sono tuttora centri di potere, per niente occulti, che continuano a temere una indagine seria. Anche se tutto ciò appare essenzialmente una faida tra le centrali del potere, da cui i movimenti reali d’opposizione ed alternativi sono esclusi.
D: Ma, in definitiva, cosa avviene a Roma tra il ’68 e le bombe, o soprattutto, cosa fate voi?
Emilio: Nel ’68 entro in contatto con il movimento anarchico e lavoro politicamente nel comitato agitazione borgate, realtà che opera nelle baraccopoli romane al punto da sostenere con successo le occupazioni delle case. Sono lotte che avranno anche negli anni successivi una forte presa nella realtà romana e che produrranno aperti conflitti/confronti con il PCI, con la mediazione del PSIUP, presenti sia nei territori delle baraccopoli (Borghetto di Valmelania, Cessati Spiriti, Borghetto Prenestino , Acquedotto Felice ecc;) che nel movimento universitario. Una delle occupazioni di case a forte presenza anarchica, ha successo al quartiere Celio, di fianco all’ospedale, ed è in quel periodo, che si consuma la scissione dentro il Circolo Bakunin di Roma…
Roberto: io nel frattempo ero studente e mantenevo buoni rapporti con l’area venuta fuori dalla scissione, anche se non aderisco al 22 Marzo e rimango al Circolo Bakunin…
Emilio: Se penso alla mia esperienza, la mia adesione al 22 Marzo fu dovuta al fatto che allora il Circolo Bakunin era un’organizzazione specifica anarchica, mentre io cercavo una realtà di massa, tant’è che il mio impegno era volto soprattutto a far sì che il gruppo 22 Marzo sia una struttura allargata che, fatte salve alcune premesse libertarie, favorisse la partecipazione di studenti, lavoratori, disoccupati, ecc. Su queste basi malauguratamente si consuma la frattura, proprio a causa dell’accentuazione delle differenze, in cui si inseriscono personalismi… cosicchè ci troviamo risucchiati nei noti eventi….
Emilio: il movimento anarchico organizzato era, almeno a Roma, l’espressione di compagni che venivano dall’esperienza forte della resistenza, che mantiene la storia e la memoria, ma non in grado, secondo me, di raccordarsi con una realtà mutevole e complessa come quella della fine degli anni ’60.
Roberto: Non è completamente vero, io nell’autunno del ’69 andai a Milano, e mi ricordo degli opuscoli del “Ponte della Ghisolfa” sul movimento e la realtà studentesca, e con guizzi d’intelligenza maggiori rispetto ai gruppi extraparlamentari.
D. Arriviamo alla “strage di stato”, cosa succede immediatamente dopo a Roma?
Emilio: C’è stata immediatamente un’assemblea che io seguo poco perchè impegnato a rintracciare gli avvocati; successivamente vengo arrestato e ho solo notizie frammentarie del periodo immediatamente successivo alle bombe;
Roberto: A Roma la stretta repressiva è molto forte, i compagni non arrestati, sono comunque sorvegliati e si interrompono i contatti…Emergono comunque le figure di Aldo, Anna e Attilio ed altri del circolo Bakunin che, andando oltre le polemiche interne, individuano le caratteristiche delle bombe e svolgono immediatamente un ruolo di controinformazione e si attivano. Sono quindi un punto importante di riferimento, più per il movimento anarchico e per il lavoro di controinchiesta .
D. e sulle infiltrazioni e le attività di spionaggio di polizia e fascisti, cosa c’è da dire?
Emilio: Io distinguerei due fasi, all’inizio il 68 è un movimento che spiazza l’esistente, e raccoglie tensioni che convogliano anche qualunquisti e persone con esperienze di destra. E’ un movimento che invade la società, la cultura, ecc… Poi con il cristallizzarsi delle ideologie, con l’emergere del ruolo del PCI e la nascita dei gruppi arrivano le provocazioni e le bombe, ma a quel punto la potenzialità del ’68 è finita. Lo stato ci costringe a difenderci e ad invocare le garanzie giuridiche. Il movimento d’opposizione continuerà anche a crescere di numero, dentro una frammentazione, forse comprensibile e necessaria, ma è già un’altra storia rispetto all’ “assalto al cielo”. Si tenterà negli anni successivi di rimettere in moto quelle tensioni libertarie ed a mio avviso, la stessa parentesi della Federazione Comunista Libertaria ha questo senso a Roma. Il privilegiare le situazioni e
l’organizzazione diretta di classe in contrapposizione all’ideologia cristallizzata…
D.: Aggiungiamo qualcosa sul movimento generale…
Roberto: Bisogna anzitutto sottolineare che manca una generazione cuscinetto nel movimento romano, per cui oltre il mito della resistenza, importante, ma mito lontano da noi, c’è il vuoto d’iniziativa dell’epoca della guerra fredda, con un’esasperazione della tattica e della testimonianza. Poi avvengono i fatti come il movimento americano, i Provos olandesi, guardati con sospetto anche dentro il movimento anarchico.
Emilio: la cultura comunista appesantisce anche le realtà esterne ad essa, per cui si danno risposte diverse, anche radicali, ma elaborate su quell’impianto. Per cui dal movimento del ’68 nascono i gruppi, la strage dà un’ulteriore mazzata, si rilancia il movimento, o meglio la sua rappresentazione, con la dinamica lotta di piazza repressione, ma ormai la possibilità di trasformazione sociale propria del ’68 non c’è più. In quelle condizioni quello che si è fatto, probabilmente, andava fatto, ma è la rappresentazione della nostra sconfitta.
Roberto: Dal punto di vista politico la nostra liberazione, la scarcerazione ultima di Valpreda, Borghese e Gargamelli, se non proprio una sconfitta, personalmente l’ho sentita almeno come una “non vittoria”… questo oltre la felicità per la scarcerazione dei compagni. Perchè s’innescano sulla nostra storia dei meccanismi che, non solo noi, ma anche il movimento reale non è più in grado di controllare. Cominciano a parlare gli apparati, i partiti ed i partitini…
D. : Torniamo agli aspetti giudiziari e di controinformazione
Roberto: La chiarezza immediata è propria del movimento anarchico. Ribadisco l’importanza del lavoro svolto da Aldo ed Anna (Aldo Rossi, Anna Pietroni e Attilio Paratore erano la redazione di Umanità Nova a Roma, Aldo ed Anna morirono in un incidente stradale il 28.4.1974) a Roma, dalla Croce Nera a Milano… nell’immediato per la sinistra più o meno ufficiale siamo dei provocatori, si parla di anarcofascisti…
Emilio: L’immagine di provocatori che ci appioppano fa comodo a molti. Quello che non gli funziona è il costruire addosso, a dei giovani estremisti, sprovveduti come eravamo noi, un impianto organizzativo tale da permettere una strage… L’altro fatto, enorme, che non torna è la morte di Pinelli, l’incredibilità delle dichiarazioni della polizia… sono errori grossi fatti dai registi istituzionali della strage e tutto l’impianto comincia a traballare…
Roberto: Ci sono quindi due momenti, da una parte la risposta immediata del movimento anarchico, grazie anche alla controinchiesta svolta sull’altra provocazione precedente a quella delle bombe del 25.4.69 a Milano ed in seguito la cosa comincia ad essere di senso comune, almeno nel popolo della sinistra. Pinelli è stato assassinato, la strage è di stato….
A questo punto cominciamo a ragionare sulle esperienze di questi ultimi anni, della memoria e del collegamento con l’oggi, di autogestione, di ecologia sociale, conflitto, organizzazione, del senso anarchico e libertario nella nostra quotidianità…. ma questo è un altro articolo.
Emilio: “A Bakuny, mo’ la faccio io ‘na domanda: “Ma da tutto questo che avemo detto ce lo tiramo fora ‘n articolo?”
Enrico: Ce provamo, so comunque frammenti de memoria…..