Posts Tagged ‘Dario Fo’

11 ottobre 1972 SID Appunto su iniziativa pro Valpreda a Stoccolma

19 aprile 2013

(Nota: notizia piena di inesattezze sui partecipanti, esilarante la nota su “…un non meglio noto Amnesty International”. Per i più giovani va detto che nei primissimi anni ’70 AI in Italia non era riconosciuta e suo rappresentante era un compagno libertario)  )

 

11 ottobre 1972 SID Appunto su iniziativa pro Valpreda a Stoccolma

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Umanità Nova 22 aprile 2012 Lettera aperta a Dario Fo e Franca Rame di Enrico Di Cola

23 aprile 2012

Caro Dario cara Franca

qualche giorno fa, spulciando tra gli atti dei processi per la strage di stato di piazza Fontana, mi ero imbattuto in un telespresso inviato dall’Ambasciata d’Italia a Stoccolma – del 28 agosto 1972 – in cui si annunciava che si era tenuta la preannunciata conferenza stampa a cura dell’Amnesty International Comittee che aveva visto la partecipazione dell’avvocato Calvi, di Dario Fo, della sorella di Valpreda e dell’anarchico Di Cola. Leggendo quelle righe il pensiero mi è tornato a quei giorni, alle nostre chiacchierate, all’affetto che ho provato per te e per la tua generosità nel venire sino a quel lontano paese per sostenere la mia richiesta di asilo politico e aiutarmi a far conoscere agli svedesi l’obbrobrio in cui il potere statale ci aveva precipitato accusandoci, assolutamente estranei, di essere gli ideatori ed esecutori di quella tragica corona di bombe che provocò lutto e sgomento in quel maledetto venerdì 12 dicembre 1969. Avevo pensato di scrivervi per mandarvi il documento e rinnovare la mia gratitudine e il mio affetto per voi.

Invece, leggendo sull’Espresso l’intervista che Roberto Di Caro ha fatto a te e Franca, in cui sostieni che tu avevi saputo che Calabresi non si trovava nella stanza da cui “precipitò” Pinelli, sono rimasto talmente sorpreso e addolorato che ho deciso di scrivervi pubblicamente, ma di tutt’altro, visto che nessuno sembra avere il coraggio di farlo.

Caro Dario, devo dirti che mi hai sorpreso perché non immaginavo che tu fossi una persona che potesse avere comportamenti sleali e, permettimi, anche disonesti. Sleale perché – se quanto dici fosse vero – hai taciuto un elemento importantissimo per la ricostruzione degli ultimi attimi di vita del nostro caro compagno Pino Pinelli. Disoneste perché, in questo caso, pur sapendo questa “verità”, quella della supposta estraneità di Calabresi, hai continuato a rappresentarlo come assassino e dunque saresti complice del linciaggio morale di un innocente. Sempre se quanto scritto risultasse fedele a ciò che hai detto e se la tesi che sostieni fosse vera. Cosa tutta da dimostrare (non so se c’è ancora qualche avvocato in vita che possa confermare o confutare quanto sostieni) .

Come ben sai le parole hanno un peso e allora mi permetto di esaminare le tue (quelle virgolettate pubblicate dall’Espresso) e cercare di confutarle. Sostieni “…Che il commissario Calabresi non fosse nella stanza quando Pinelli precipitò dalla finestra del quarto piano della Questura, Franca e io lo abbiamo saputo durante il processo Calabresi-Lotta Continua, ce lo hanno assicurato gli avvocati del giornale. Sono andato in crisi, per questo. Era già uscita la prima versione di “Morte accidentale di un anarchico….”. Bene. Anzi male, perché a questo punto ti chiedo di avere il coraggio delle tue parole e di raccontate tutto di questo episodio, voglio i nomi degli avvocati che ti hanno raccontato questo e, soprattutto, vorrei che raccontassi anche a noi da dove nasceva e in base a quali dati di fatto, questo convincimento, anzi certezza (ci hanno “assicurato”), di questi avvocati. Perché, vedi, hai dimenticato di dire che vi è la testimonianza, confermata anche al processo di cui sopra, del compagno Pasquale Valitutti che smentisce Calabresi (che ha detto che era andato nella stanza di Allegra) e che la difesa del commissario non ha neanche ritenuto di dover controinterrogare. Testimonianza che dal primo giorno ad oggi non è mai mutata di una virgola. Testimonianza che è suffragata addirittura dalle parole di Allegra che indicano in Calabresi l’autore dell’interrogatorio “tranquillo”, sì, tanto tranquillo da finire nell’assassinio di Pino!  Vuoi forse farci credere che avvocati di L.C. avrebbero chiamato sul banco dei testimoni, perche il compagno Valitutti non era lì per caso ma in veste di testimone, una persona pur sapendo che mentiva? Ci vuoi forse dire che Valitutti mente? Visto che hai detto queste parole ora non puoi vigliaccamente tirarti indietro e non dire tutto fino in fondo. Io, noi anarchici, non abbiamo paura della verità, anzi la andiamo cercando testardamente da 43 anni.

Il tuo genio e la tua fantasia sono a tutti ben note, quello che non riesco bene a capire è al servizio di chi oggi le metti, quando nella tua veste di autore e sceneggiatore arrivi a dare un giudizio sbalorditivo – pur premettendo di non aver conosciuto Calabresi e Pinelli – perché ritieni veritieri, nel film di Giordana, i dialoghi tra questi due. Dici che “…li sento veri, rappresentati nella loro dimensione umana. I dialoghi di cui c’è documentazione sono corretti, lo so perché ho studiato per anni le carte, quelli ricostruiti funzionano perché sono credibili

Finchè parli di dialoghi “credibili” in una finzione scenica passi pure, è il tuo campo. Ma Pinelli e Calabresi erano persone reali, non personaggi di fantasia di uno sceneggiato. Quei dialoghi, quel tipo di rapporto umano tra un persecutore ed un perseguitato, tra un commissario ed un anarchico, non esistono e non potevano esistere. Non so quali “carte” tu abbia letto (quelle del copione? Quelle scritte da Cucchiarelli?), ma di una cosa sono certo: che le poche parole di Pinelli sono quelle che si trovano nell’interrogatorio del 15 dicembre 1969 (ma un interrogatorio può essere considerato un… “dialogo”!) mentre il resto del “dialogo” è solo frutto delle rappresentazioni difensive (e offensive) del commissario finestra, alias Calabresi. E’ vero che il tuo mestiere è la comicità, ma in questo caso di cosa stai parlando, non hai paura di sprofondare nel ridicolo?

Per passare dalla finzione alla realtà riporto alcune righe scritte dagli avvocati Marcello Gentili e Bianca Guidetti Serra (difensori di Pio Baldelli, direttore responsabile di “Lotta Continua”, nel processo contro di lui intentato da Calabresi) scritte nella loro memoria difensiva del 1975 al giudice istruttore D’Ambrosio (quello che ha indagato sulla morte di Pinelli senza prendersi il disturbo di sentire l’unico testimone – Valitutti – che non fosse incriminato per la morte dell’anarchico nonchè geniale inventore dell’unico caso al mondo di “malore attivo”, per giustificare il volo dalla finestra della Questura di Pinelli) che meglio di tante parole dimostrano il clima di quegli anni, le manovre per addomesticare i processi e quali fossero le vere relazioni tra i due: “…Più in particolare, non si è indagato sulle minacce fatte a Pinelli alcuni mesi e perfino pochi giorni prima della strage, attraverso i testi già uditi nel dibattimento del processo contro Baldelli e gli altri più volte indicati, e richiesti dallo stesso Procuratore Generale il 10 gennaio 1973. Si è giunti all’assurdo di ascoltare due volte come teste Ivan Guarneri: colui che aveva riferito della minaccia a Giuseppe Pinelli di “incastrarlo per bene, una volta per sempre”, rivoltagli pochi giorni prima del 12 dicembre dal dirigente dell’ufficio politico, quasi che questi fosse a conoscenza di quanto stava avvenendo. Sentendolo non su questo punto, ma sull’alibi di Pinelli. E così si sono disattese le nostre istanze, da quella del 2 novembre 1971 all’ultima del 6 dicembre 1974. (…).

E nella memoria difensiva dell’avvocato Carlo Smuraglia (rappresentante la vedova Pinelli) possiamo leggere: “…. Ma il fatto è che una serie di considerazioni del P. G. si distruggono da sole e non hanno bisogno di confutazione. Ci limiteremo a rilevare come nella requisitoria si segua pedissequamente l’impostazione difensiva del principale difensore degli imputati e, talvolta, lo stesso contenuto dei rapporti giudiziari redatti dal Dott. Allegra. E già questo è rivelatore di una presa di posizione apodittica, prima ancora che ancorata a dati obiettivi ed a sicure emergenze processuali.

Né ci soffermeremo sul fatto che per il P. G. le deposizioni di alcuni testi sono sospette solo perché si tratta di anarchici, mentre si dà pieno credito a coloro il cui interesse nel processo – per essere indiziati o imputati – è più che evidente, tanto che perfino le loro contraddizioni vengono addotte a prova di spontaneità!

La presa di posizione di partenza del P. G. è tale che egli ammette che ci sono imprecisioni, discordanze, contraddizioni, che il rapporto iniziale fu superficiale e leggero (da notare che c’era di mezzo un morto e in quali circostanze!), che ci furono errori ed illegalità per quanto riguarda il fermo di Pinelli, ma da tutto questo che cosa deriva? Neppure l’ombra del sospetto, neppure un indizio, nulla, anzi la prova della buona fede dei prevenuti.

Su queste basi, non c’è contraddittorio, non può esservi confronto e dibattito di idee. C’è solo una tesi cui si vuol credere a tutti i costi e che da tutti viene avallata, perfino dagli argomenti decisamente contrari.

Ci sono obiezioni di illustri consulenti di parte? Non se ne tiene conto, perché si tratta di persone rose dal tarlo della politica o dedite alle esercitazioni accademiche.

Si parla di minacce al Pinelli? E che rilievo possono avere, se si tratta solo di – più o meno amichevoli – “esortazioni”?

Pinelli fu fermato illegalmente? Ma che diamine, c’erano elementi fortemente indizianti e perfino una notizia confidenziale che lo dava per implicato in traffici di esplosivi.

Le norme sul fermo non furono applicate rigorosamente? Ma anche questo si spiega con l’eccezionalità della situazione, con l’avallo dei superiori e nientemeno – col consenso delle persone fermate, tutte pronte a collaborare nelle indagini.

Fu fatta un’irregolare e illegittima contestazione al Pinelli? Sciocchezze, piccoli trucchi di mestiere inammissibili per un Magistrato, ma spiegabili e pensabili per un funzionario di pubblica sicurezza. (…).

Dopo aver letto quanto sopra riportato, ti chiedo se davvero credi ancora che siano “corretti” i dialoghi tra Pinelli e Calabresi che Giordana ci propone nel suo film?

Caro Dario e cara Franca, voglio credere che quell’intervista sia il canovaccio di una vostra farsa e che presto ci direte che avete scherzato. Nel frattempo abbiate il pudore di tacere su cose che non sapete e di chiedere scusa ai vostri spettatori, di allora e di oggi, (a noi anarchici non servono, siamo abituati a sentire favole su di noi) per quello che avete detto. Abbiate il buon senso di non farvi portavoce delle parole assolutorie e bipartisan di presidenziale memoria e non prestarvi al gioco di chi vuole riscrivere la storia.

Giù le mani da Pino Pinelli!

Ieri come oggi la verità è una sola, quella scritta in mille muri e gridata in mille manifestazione: Calabresi assassino, Pinelli assassinato, la strage è di stato!

Enrico Di Cola

Sottoscrivo e mi associo quale persona implicata nei fatti: Roberto Gargamelli

A rivista anarchica n3 Aprile 1971 Cronache sovversive a cura della Redazione

15 ottobre 2011

Idiozia galoppante

“Non è il Movimento Studentesco che influenza le masse popolari, è il pensiero di Mao che per la particolare storia del nostro paese è penetrato nel Movimento Studentesco e attraverso le iniziative politiche del Movimento Studentesco influenza le masse popolari”. Così è scritto nel numero uno di “Movimento Studentesco – Milano”, organo dell’omonimo gruppo stalinista milanese. No comment.

A scuola non si legge

Trieste. Uno studente dell’Istituto professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato è stato sospeso da scuola perché “sorpreso con libretti e riviste non pertinenti la scuola”. Il professore s’è anche riservato di “prendere ulteriori provvedimenti in base all’articolo 4 del regolamento scolastico”. Traffico di stampa pornografica? NO! Lo studente è stato “sorpreso” sulle scale (neppure in classe) con il settimanale anarchico “UMANITÀ NOVA”, con l’opuscolo “L’ANARCHIA” di Errico Malatesta e con la rivista marxista “L’inchiesta”, in tasca!

Franco Trincale denunciato

Il noto cantautore popolare Franco Trincale è stato denunciato alla magistratura di Livorno per il reato di “vilipendio alle forze armate”. La denuncia si riferisce ad una o più canzoni del repertorio dell’ex-cantastorie siciliano, che negli ultimi anni si è venuto sempre più politicizzando, a diretto contatto con le lotte degli sfruttati; questo fatto non è certamente gradito alle autorità, che già più volte hanno cercato di intimidirlo. Durante il festival-pop di Palermo, per esempio, alcuni poliziotti bloccarono l’impianto microfonico, impedendo così ai 10.000 giovani convenuti di ascoltare le ballate politiche di Trincale, e “sequestrarono” il cantautore preannunciandogli una denuncia per il suo “Lamento per la morte di Giuseppe Pinelli” e per la sua ballata “L’orologio del dott. Guida“, diretta contro l’allora questore di Milano, diretto complice nell’assassinio di Pinelli.

Proteste dell’Eurovisione per i silenzi della TV su Reggio

ROMA. Per i suoi ostinati, metodici silenzi sui fatti di Reggio Calabria, la RAI-TV non solo ha deluso e scontentato tutti gli utenti italiani, ma rischia di dover pagare penali molto forti alle altre reti europee con cui è collegata. L’Eurovisione, infatti, non ha ricevuto un solo metro dei chilometri di pellicola girati in otto mesi dai migliori operatori italiani. Così le stazioni televisive straniere sono state costrette a inviare in Calabria le proprie “troupes” affrontando spese, ritardi e disagi che verranno messi in conto al nostro ente radio-televisivo, colpevole di inadempienza contrattuale verso i consociati. Un’inadempienza che, peraltro, non è riuscita a impedire l'”esportazione dello scandalo reggino”, visto che i telecronisti olandesi, tedeschi, norvegesi e francesi hanno raccolto per loro conto un’ampia e minuziosa documentazione degli incidenti e messo in onda servizi molto scottanti. La sola TV francese, per esempio, ha trasmesso in tre puntate un documentario di tre ore da cavare il fiato.

Cile: gli indiani Auracani rivogliono le loro terre

Nella regione di Temuco (vicino a Caragua) un gruppo di indiani Auracani, spogliati nel secolo scorso delle loro terre, hanno deciso di riprenderne possesso. Naturalmente questa azione diretta non è stata gradita dai grandi proprietari terrieri che si sono uniti formando dei gruppi armati e hanno assassinati in tutta semplicità i contadini.

La Citroën all’avanguardia della repressione

Nella prevenzione e nell’organizzazione della politica repressiva contro le lotte operaie, la Citroën sembra essere all’avanguardia in Europa. I metodi che utilizza si distinguono per essere particolarmente carogneschi, perfino secondo gli standard borghesi.

In Bretagna, i nuovi stabilimenti Citroën vengono creati in zone depresse, a basso salario ed alta disoccupazione. Nello stesso tempo la direzione rifiuta di assumere le mogli dei lavoratori noti come militanti, o semplicemente iscritti al sindacato, mentre il costo della vita è tale che una famiglia ha bisogno di due salari per vivere. I lavoratori perdono 3 o 4 ore al giorno per i trasferimenti tra casa e lavoro. In queste condizioni di esaurimento fisico e mentale i lavoratori non possono pensare troppo.

Nei grandi concentramenti operai delle città, la tattica è diversa: agli stabilimenti della Citroën a Bruxelles, 700 operai delle linee di montaggio, quasi tutti immigrati italiani, spagnoli, algerini, portoghesi, turchi, sono stati in lotta per oltre un anno per la riduzione dei ritmi di lavoro. La burocrazia sindacale ha in pratica rifiutato ogni aiuto non volendo occuparsi degli immigrati.

Alle agitazioni organizzate dalla base, la direzione ha risposto con una tattica “scientifica”: i militanti più attivi sono stati licenziati, la polizia invitata a disperdere brutalmente i picchetti e dalla Francia sono stati importati altri operai per sostituire i licenziati. Molti di questi erano poliziotti, presto smascherati per la totale ignoranza delle cose di fabbrica che dimostravano. L’aspetto nuovo e più bieco è il fatto che sono state proposte trattative singole con diversi gruppi nazionali: se i greci cedono, solo i turchi verranno colpiti, ecc.

Si tratta di un esempio illuminante della nuova veste che la repressione sta assumendo nella sua forma più aggiornata, programmata, scientifica e funzionale. Il frazionamento delle forze operaie viene mantenuto sia mescolando le lingue (ciò che rende difficile l’organizzazione) sia suscitando fermenti di nazionalismo e razzismo con contrattazioni separate. Ricordiamo che dallo scorso anno, la FIAT è proprietaria di quasi la metà delle azioni della Citroën.

Colombia: dirigenti rivoluzionari repressivi

Secondo la stampa di Bogotà, in seno all’esercito di liberazione popolare (E.L.N.) vi sarebbe vivo malcontento a causa dei metodi usati dai dirigenti, i quali avrebbero fatto fucilare numerosi guerriglieri per “mancanze disciplinari” e altri simili motivi. Fabio Vasquez, uno dei capi dell’ELN, sarebbe stato a sua volta ucciso da guerriglieri che in seguito sarebbero stati costretti ad arrendersi all’esercito.

Il giornale “El tiempo” riporta che nel corso del 1970 sarebbero stati uccisi 134 guerriglieri appartenenti a differenti gruppi e ne sarebbero stati arrestati 201. Inoltre tra il 12 e il 14 gennaio scorso, i servizi segreti avrebbero intercettato e neutralizzato una rete di guerriglia urbana, sequestrato una grossa quantità di armi. Si sono avuti anche una ventina di arresti tra studenti universitari e professionisti.

Popolorum Oppressio

Tre sottotenenti portoghesi, disertori e rifugiati in Belgio, hanno denunciato ultimamente la complicità della Chiesa cattolica portoghese nell’oppressione delle colonie africane. Secondo la loro testimonianza, i preti giungono a minacciare la dannazione eterna agli abitanti dei villaggi che si rifiutano di votare per il governo centrale. Rivolgendosi alle unità militari portoghesi anti-guerriglia, impegnate nella repressione delle lotte popolari, i medesimi preti le hanno invitate a proseguire la loro “santa crociata contro la barbarie”. Così, in nome di Cristo, continuano i bombardamenti al napalm sui villaggi delle foreste angolane, opera dei soldati imperialisti ed anche di alcuni preti arruolatisi volontari per difendere la civiltà occidentale ed il cattolicesimo.

Un pessimo servizio a Pino Pinelli

Sabato 6 marzo scorso Dario Fo giunge a Castelfranco Veneto, al termine di una serie di rappresentazioni di “Morte accidentale di un anarchico” tenute dalla compagnia teatrale “La comune” in varie sale delle Tre Venezie. Alcuni compagni (del gruppo “Pinelli” di Treviso) entrano senza pagare il biglietto e la tessera Arci ed iniziano la distribuzione di volantini in cui si parla chiaramente dell’omicidio di Pinelli e soprattutto di come la “sinistra” (PCI, Sindacati, ecc.) ha strumentalizzato per i suoi fini l’assassinio di Pinelli, di cui in realtà e politicamente corresponsabile.

Ad un certo punto entrano in funzione i gorilla del servizio d’ordine dell’Arci (funzionari del PCI locale) che agguantano i compagni e, dopo aver loro strappato di mano i volantini, li portano di peso fuori dalla sala, tacciandoli da “provocatori fascisti che si nascondono sotto l’emblema dell’anarchia”. Dario Fo in persona apostrofa uno dei compagni dicendogli che in quel modo “stava facendo un pessimo servizio al nome di Pinelli e dell’anarchia” ed afferma, in sede di presentazione dello spettacolo, “che erano stati individuati e cacciati dalla sala alcuni provocatori fascisti che, camuffati da anarchici, ecc….”

Qui vorremmo sottoporre una domanda a Dario Fo: vuoi o non vuoi fare del teatro rivoluzionario popolare? Perché i fatti sono due: o vai nelle fabbriche occupate, scendi nelle piazze, cerchi di metterti alla portata dei proletari, dei lavoratori, o fai del teatro con tema rivoluzionario, un bel teatro, all’avanguardia con tutti gli stratagemmi (ARCI) per evitare denunce e noie del genere. Puoi scegliere. Tu hai scelto la seconda strada. Il risultato: tratti temi che interessano i proletari, gli sfruttati, reciti bene, trascini la platea… solo che in questa platea i proletari non ci sono o ci sono in infima minoranza. La conclusione, fin troppo ovvia, è che tu non fai del teatro rivoluzionario (malgrado la tua aureola di “cacciato” dalla Televisione, dal PCI, dai sindacati). Pertanto, in attesa di una tua risposta, lascia che ti diciamo che se tu che fai un pessimo servizio a Pino Pinelli.

NOTA PER I COMPAGNI – I compagni nelle cui città è prevista la rappresentazione di Dario Fo “Morte accidentale di un anarchico” sono invitati ad entrare e a far entrare gratis i proletari, a distribuire volantini, a provocare, sì, a provocare i fascisti camuffati da “militanti di sinistra” che di solito assistano agli spettacoli di Dario Fo.

Organizzazione anarchica veneta

Sui soldi dei fascisti (l’ENI non finanzia solo “Il Giorno”)

MILANO. Pubblichiamo il testo di una dichiarazione firmata e depositata, relativa ai finanziamenti delle organizzazioni neofasciste e anche al caso del direttore di Candido, Giorgio Pisanò.

“Il giorno 25 gennaio 1969, sabato, accompagnai il signor Giorgio Pisanò nell’ufficio dell’on. Giorgio Almirante, allora capo del gruppo parlamentare del M.S.I. a Montecitorio.

“Io e il signor Pisanò ci eravamo recati a Roma per svolgere delle indagini giornalistiche inerenti alla vicenda Ghiani Sacchi.

“L’on.Almirante ci ricevette poco dopo le 10, 30. Poiché era in compagnia del Pisanò, che è un noto missino, l’on.Almirante credette che anch’io fossi un ‘camerata’ del M.S.I.: infatti, senza dimostrare la minima diffidenza, parlò liberamente di argomenti delicati riguardanti problemi di direzione del suo partito.

“Proprio in quei giorni negli ambienti politici si discuteva della grave malattia che aveva colpito l’on. Arturo Michelini, segretario del MSI, per cui all’interno del movimento neofascista l’argomento più discusso era la successione alla segreteria del partito nel caso in cui Michelini fosse venuto meno.

“Alla domanda del Pisanò su chi poteva succedere all’on. Michelini, Almirante rispose che era difficile fare pronostici in quanto i problemi finanziari del partito complicavano enormemente la questione.

“Ecco, comunque, come si espresse in proposito l’on. Almirante: ‘Fino a pochi mesi fa il M.S.I. contava su due entrate fisse, permanenti. La prima era di provenienza Assolombarda-Montedison e passava per le mani dell’on. Michelini. La seconda, di provenienza ENI-Cefis, passava per le mani del sen. Nencioni. Ora la prima entrata per le note vicende (Almirante si riferiva ovviamente alla ‘scalata’ dell’ENI alla Montedison dell’ottobre precedente: n.d.a.) è venuta meno. Resta in piedi soltanto il finanziamento dell’ENI che però, come ho detto, è controllato dal sen. Nencioni. E dato che, come diceva Machiavelli, chi ha la chiave del forziere ha la chiave del regno, non è da escludere che Nencioni, forte della sua posizione di arbitro finanziario del partito, possa porre la sua candidatura alla segreteria.

“Com’è noto l’on.Michelini registrò poi un lieve miglioramento per morire nel giugno seguente. Dopo il suo decesso l’on. Almirante e il sen. Nencioni giunsero a stabilire un ‘modus vivendi’ in base al quale la carica di segretario politico veniva assunta da Almirante mentre al sen. Nencioni restava affidata la guida del gruppo missino al Senato.

“Tutto quanto è sopra detto rispecchia fedelmente la verità dei fatti e, pertanto, sono pronto a testimoniare in merito sia davanti all’Autorità Giudiziaria sia davanti a un eventuale Commissione Parlamentare incaricata di indagare sui finanziamenti alle organizzazioni neofasciste”.

Insurrezione contadina in Libano

Proseguono le agitazioni nel nord del Libano e la cosa lascerebbe pensare ad una vera e propria rivolta contadina e difatti i recenti avvenimenti provano che i tumulti contadini nella piana di Akkar prendono un certo sviluppo. I grossi proprietari terrieri si sono già organizzati in gruppi armati.

Lo stato, invece, ha spiegato ingenti forze che si sono premurate di sparare durante una rivolta nel villaggio di Massoudieh uccidendo 27 persone. La situazione in questa regione, che è una delle più abbandonate di tutto il Libano, potrebbe evolversi rapidamente in senso rivoluzionario.

Lotta anti-militarista negli U.S.A.

A Madison, Wisconsin, negli Stati Uniti, è iniziato a metà febbraio il processo a tre soldati accusati di aver compiuto attentati nella base di Camp McCoy, nello stesso stato del Wisconsin, il 26 luglio dello scorso anno, in occasione del 17° anniversario dell’inizio della rivoluzione cubana (26 luglio 1953, attacco alla caserma Moncada). Furono danneggiate la centrale elettrica, una cabina dei trasformatori e gli impianti idrici; i telefoni, inoltre, restarono fermi un mese. I tre sono: Dennie Kreps, Steven Gedden (reduce dal Vietnam) e Thomas Chase, tutti e tre dell’organizzazione di lotta ASU (American Servicemen’s Union). La condanna, se il processo va male, può essere molto pesante: fino a 35 anni di galera e 30.000 dollari di multa.

Primula Rossa e Mestatori Neri

SONDRIO. Carlo Fumagalli, la cosiddetta “primula rossa” della Valtellina, ufficialmente latitante ricercato ma che, di fatto, nessuno cerca, dopo un lungo soggiorno a Monaco si è rifatto vivo a Milano, a Sondrio e dintorni, riconoscibilissimo nonostante i ritocchi ai connotati. La sua presenza è da porre in relazione alla ripresa dell’attività politica del MAR che opera in collegamento con gli altri gruppi della destra estrema coagulati attorno allo MSI. Qui, nel quadro dei loro programmi eversivi, questi gruppi hanno assunto come motivo agitatorio di massa il problema della “Statale 36”, una via di comunicazione essenziale per l’economia della Valtellina e della Val Chiavenna.

Lo “Specchio” indica i bersagli ai mazzieri

ROMA. Lo Specchio, il settimanale fascista-americano di Nelson Page, ha completato nel numero del 7 marzo, dedicato ai “terroristi conciliari” la pubblicazione dei gruppi della sinistra extraparlamentare “responsabili della rivolta alle autorità religiose, di sobbillazione contro le forze armate e di incitamento alla violenza negli atenei e nelle fabbriche”. Regione per regione, città per città, vengono indicati gli indirizzi delle sedi dei vari movimenti e dei diversi centri culturali insieme con gli indirizzi di molti dirigenti. Gli elenchi hanno tutta l’aria di una lista di obiettivi additati ai mazzieri e ai dinamitardi fascisti per le loro scorrerie notturne.

Libri all’indice in Cecoslovacchia

“Epurazioni”, “Pressioni”, “Repressioni”: tutto questo continua ed è sempre più duro. Ormai su ordine del ministro ceco della cultura, ogni biblioteca dovrà disporre di una cassaforte nella quale saranno rinchiuse tutte le opere “politicamente errate” o “che possono esercitare un’influenza antisociale”. È già stata stabilita una prima lista degli autori e delle opere messe all’indice. D’altronde, non solo non saranno ammessi alla lettura di queste opere “individui politicamente sicuri” e “muti come una tomba”, ma il bibliotecario dovrà inoltre “operare una selezione severissima a fra i lettori”.

Meningite al CAR di Bari

Al C.A.R. (Centro Addestramento Reclute) di Bari si è registrato un caso di meningite. Isolamento per tutta la compagnia, teoricamente chiusa giorno e notte nelle camerate per non diffondere l’infezione (in pratica uno che aveva da fare in un ufficio è stato trovato subito influenzato ed è stato trasferito in infermeria, così può lavorare). Disinfezione delle camerate (dopo quattro giorni) e due pillole al giorno di sulfamidici più due di vitamina C, sono tutti i provvedimenti igienici presi. A chi gli chiede quanto durerà questa situazione assurda il capitano risponde cambiando il discorso. Come sta quello ricoverati in ospedale che ha originato il caso? Boh, non si può sapere, anche qui deviano il discorso, non sanno, è in osservazione. L’anno scorso, al C.A.R. di Casale, una recluta è morta per meningite.

Il petrolio e il Vietnam

“Va cercata nel petrolio la ragione dell’invasione della Cambogia e del Laos?”. Questa domanda, ripetuta in 8.600 lettere spedite alla commissione esteri del Senato americano dalle aderenti al gruppo pacifista californiano “Un’altra madre per la pace”, ha spinto il senatore William Fulbright, presidente della commissione, a chiedere spiegazioni al dipartimento di Stato sui rapporti fra petrolio e guerra americana in Indocina. Dato che la risposta si è rivelata “insoddisfacente”, Fulbright ha scritto una seconda lettera al segretario di Stato William Rogers. È probabile che la seconda risposta non sarà più soddisfacente. Ma ormai la macchia di petrolio lungo le coste dell’Indocina è diventata troppo larga perché bastino le cortine fumogene del dipartimento di Stato a nasconderla.

Il 1° dicembre scorso è stata promulgata a Saigon la legge numero 011/70 intitolata “esplorazione e sfruttamento del petrolio e relativo regime giuridico e fiscale”. Contemporaneamente, è stato istituito un comitato per il petrolio in seno al ministero dell’Economia nazionale. Entro la fine di marzo, il governo del Sud-Vietnam bandirà un’asta internazionale per la concessione dei diritti di ricerca e sfruttamento del petrolio su 18 lotti nella piattaforma continentale del golfo del Siam e del mar cinese meridionale, a sud-est di Saigon. Ventidue società petrolifere, americane (17), giapponesi e canadesi si contenderanno le concessioni la cui assegnazione è prevista per la seconda metà del 1971.

“Può verificarsi uno sviluppo molto, molto grosso”, disse l’ambasciatore americano in Thailandia Leonard Unger testimoniando di fronte a una commissione parlamentare di Washington l’11 novembre 1969. “Si tratta delle esplorazioni petrolifere in corso nel golfo del Siam. Se ci sarà questo sviluppo, si creeranno le condizioni per enormi investimenti nel Paese”.

Non sono mai stati resi noti ufficialmente i risultati delle esplorazioni condotte dagli americani negli ultimi due anni, sotto gli auspici della commissione economica per l’Asia e l’Estremo Oriente delle Nazioni Unite, non solo nel golfo del Siam ma anche nel delta del Mekong (Sudan-Vietnam) e nelle pianure alluvionali della Thailandia. Ma David Rockefeller, presidente della Chase Manhattan Bank e legato a doppio filo con la Standard Oil (ESSO) del New Jersey, doveva saperne qualcosa se nel maggio 1970, in un discorso a Singapore, previde che le società petrolifere americane avrebbe reinvestito 35 miliardi di dollari in Asia e nel Pacifico occidentale nei prossimi 12 anni. Alla fine di quello stesso maggio 1970 scattò l’invasione americana nella Cambogia. E il regime del generale Lon Nol, che aveva destituito dal potere il principe Sihanouk nel marzo precedente, stava intrecciando strette relazioni economiche con la Tailandia: uno dei principali accordi raggiunti riguarda un programma comune di esplorazioni petrolifere nel golfo del Siam su cui si affacciano entrambi i Paesi. Pochi mesi dopo (il 22 novembre) il quotidiano finanziario “The Wall Street Journal” riferì “una voce” secondo cui la ESSO aveva scoperto un giacimento petrolifero al largo della costa della Malaysia, in una sua concessione confinante con i lotti che stanno per essere messi all’asta dal governo di Saigon. La ESSO non diramò alcun comunicato, probabilmente per non influire sull’andamento dell’imminente asta vietnamita. Ma il 19 febbraio 1971 ha inaugurato a Singapore una nuova raffineria.

È possibile che le società petrolifere americane rischino milioni di dollari, forse miliardi, in una zona dove i Vietcong hanno 30 anni di esperienze di guerriglia e sabotaggi, senza ottenere garanzie dal governo di Washington? È ovvio che le garanzie del presidente sudvietnamita Nguyen Van Thieu e del suo vice Cao Ky non sono sufficienti. Di certo ci sono soltanto le trattative in corso fra le società che intendono partecipare all’asta sudvietnamita e la Overseas Private Investment Corporation (OPIC), un ente semipubblico che assicura gli investimenti privati americani all’estero contro i rischi di esproprio e contro i danni provocati da forze ostili. “Non abbiamo pregiudizi, né in un senso né nell’altro, sul problema di assicurare gli investimenti petroliferi nel Sud-Vietnam”. Ha detto recentemente un funzionario dell’OPIC confermando l’esistenza delle trattative. Ci sarà un giudizio puramente tecnico, insomma. Nessuna conferma, invece, sue eventuali assicurazioni politiche e militari che solo il governo di Washington potrebbe dare. Negli ambienti petroliferi di New York circolano solo voci: “si dice che altissimi esponenti dell’amministrazione Nixon avrebbero assunto l’anno scorso un impegno preciso nei confronti dei petrolieri. Tale impegno non potrebbe essere altro che la continua presenza di truppe americane nel Vietnam”.

Fascisti silenziosi

Una manifestazione “silenziosa anticomunista” a Milano ce la dovevamo aspettare, prima o poi. Una vera manifestazione fascista, anche se sotto mentite spoglie, e per nulla silenziosa. Una regia centralizzata, perfetta; striscioni tutti eguali, tricolori a profusione, i giovani picchiatori in testa alla sfilata con moto rombanti e magnifici caschi. Nei giorni precedenti la città era stata invasa da migliaia di manifesti e da decine di migliaia di manifestini, gettati con noncuranza a mucchi dalle automobili anche nelle zone solitamente trascurate dalla propaganda politica. I soldi devono essere molti. Lo scenario: una stretta ma lunga ala di borghesi plaudenti, troppo vili per “esporsi” direttamente. Fra i partecipanti, coloro che non potevano mancare: le signore modernamente impellicciate, gli austeri signori con baffi bianchi e l’aria del giudice istruttore a un processo politico.

Molti hanno sorriso, fra i compagni che guardavano passare il corteo, molti si sono scordati che il fascismo è questo, non sono gli squadristi, che si limitano ad esserne gli strumenti iniziali. Il fascismo è la “sacra unione” fra sfruttatori, relitti del passato patriottardo e militaresco e marionette col manganello o la cartella del primo ministro. Queste squallide parate servono a chi di dovere per il complesso gioco di equilibri di uno stato borghese. È un sostegno per colpire a sinistra dopo aver “colpito” a destra (paragonare le 14.000 denunce dell’autunno caldo con quelle contro i “congiurati” di Borghese o anche contro tutti fascisti in 26 anni di “antifascismo”).

Al tempo stesso però è l’indice della radicalizzazione in atto di una società in crisi; e, in certa misura, la conseguenza della lotta politica condotta da certe “sinistre”: una lotta fatta molto più di manifestazioni “unitarie” che non di sostegni a chi combatte la destra economica nelle fabbriche e nelle campagne, con meno rumore e con più efficacia.

Dopo Burgos

Ora che il processo di Burgos è finito, i sedici processati devono affrontare la loro nuova situazione, quella cioè di uomini condannati. Le loro nuove dimore sono già state preparate per loro dalla Direzione delle Prigioni, che in questa occasione si è comportata in modo diverso dal solito. Generalmente i prigionieri vengono mandati a Segovia, e le prigioniere ad Alcala de Henares; questa volta invece sono stati sparpagliati in diverse carceri spagnole. Questa è la lista:

Victor Arana Bilbao – Prison Central de Puerto de Santa Maria

Jose Maria Dorrensoro – Prison Central de Puerto de Santa Maria

Mario Onaindia – Prison Central de Caceres

Jesus Abriskets – Prison Central de Caceres

Gregorio Lopez Irasuegui – Prison Central de Cordoba

Francisco Izco – Prison Central de Cordoba

Yokin Gorostidi – Prison Central de Cartagena

Eduardo Uriarte – Prison Central de Alicante

Xabier Larena – Prison Central de Alicante

Julen Kalzada – Prison Central de Zamora

Jon Etxabe – Prison Central de Zamora

Antonio Karrera – Prison Central de Burgos

Enrique Guesalaga – Prison Central de Burgos

Itziar Aizpurua – Prison de Mujeres de Madrid

Jone Dorronsoro – Prison de Mujeres de Madrid

Arantza Arruti – Prison de Mujeres de Madrid

La Redazione