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26 febbraio 2014 Cucchiarelli ovvero la menzogna come strumento di distrazione di massa di Enrico Di Cola

26 febbraio 2014

Benchè sia stato costretto a pubblicare una rettifica e scusarsi pubblicamente con Paolo Finzi (vedi allegato 1), Paolo Cucchiarelli ha continuato a diffamare il compagno riproponendo la sua bislacca teoria che egli fosse “Paolo Erda”, colui che incontrò Pinelli il giorno della strage. Lo ha fatto in una intervista al sito http://www.Libreriamo.it pubblicata il 5 marzo 2013.

Dopo aver parlato di alcune denunce per il contenuto del suo libro aggiunge che: “C’è stata infine una richiesta di rettifica da parte di Paolo Finzi. Lui ha potuto difendere la sua tesi, io non ho potuto dimostrare la mia, perché il tribunale di Milano aveva mandato al macero il fascicolo processuale sul caso Pinelli: una scelta incomprensibile. Non ho potuto dunque raccogliere gli elementi utili a supportare la mia dichiarazione”.

Quando un compagno mi disse che Paolo Finzi aveva denunciato Cucchiarelli per le illazioni fatte su di lui, mi ricordai che leggendo i nostri atti processuali avevo trovato un documento che dimostrava in modo inequivocabile la falsità di tale ricostruzione. Dopo una breve ricerca trovai quello che cercavo e il 18 ottobre 2012 scrissi una email a Paolo Finzi mettendogli in allegato il suo verbale di interrogatorio. (vedi allegato 2)

Serebbe ben strano pensare che Finzi non abbia esibito a Cucchiarelli o al suo avvocato, tale documento.

Malgrado l’evidenza dei fatti, Cucchiarelli continua imperterrito a sostenere le sue false tesi. Se usasse il cervello con la stessa frequenza con cui spara teorie strampalate contro gli anarchici e la sinistra, non incorrerrebbe in tanti errori.

Secondo Cucchiarelli, al processo c’era la sua parola contro quella di Finzi e quindi non era in condizione di poter dimostrare la correttezza della sua ipotesi.

Cucchiarelli qui sostiene anche un’altra delle sue assurde fandonie: dice infatti che – siccome il fascicolo processuale sul caso Pinelli sarebbe stato mandato al macero – lui non avrebbe potuto raccogliere elementi a supporto della sua dichiarazione.

Però, visto che Paolo Finzi – come centinaia di altri compagni – fu sentito in relazione agli attentati di piazza Fontana, non si capisce cosa diavolo c’entri il fascicolo Pinelli con lui. Anche un idiota capirebbe che se tale documento esiste, allora deve trovarsi tra gli atti del processo Valpreda. E li infatti si trova!

Mi sembra ovvio che in questo caso – come in un’altra sterminata serie di affermazioni simili, Cucchiarelli, le cui tesi  già abbiamo smantellato –  dimostri la sua totale ignoranza degli atti e un’arroganza pari solo alla sua stupidità.

26 febbraio 2014 Cucchiarelli ALLEGATO 1

26 febbraio 2014 Cucchiarelli ALLEGATO 2

 

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Per chi fosse interessato può leggere l’intervista integrale a Cucchiarelli al seguente link:

http://www.libreriamo.it/a/3541/paolo-cucchiarelli-nel-mio-libro-dimostro-come-piazza-fontana-non-sia-un-mistero-irrisolvibile.aspx

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8 maggio 1974 Catanzaro – interrogatorio in aula di Salvatore Ippolito (poliziotto infiltrato nel 22 marzo)

6 dicembre 2013

8 maggio 1974 Catanzaro - Salvatore Ippolito DR: Ebbi incarico dal dott. Spinella, nonostante che in un primo tempo avessi cercato di non accettare l’incarico, di avvicinare il gruppo degli anarchici in occasione della annunciate venuta a Roma dell’anarchico Ivo Della Savia.

Riuscii ad entrare nel circolo Bakunin avendo conosciuto e fatto amicizia con Mander, Borghese ed altri giovani che frequentavano tale circolo. Mander, Valpreda ed altri furono i provocatori della scissione, benché poi il Mander continuò a frequentare il Circolo Bakunin.

La posizione di Merlino era quella di uno fra i più assidui frequentatori, anche per la sua preparazione. Il Merlino fu accusato che faceva parte di altro gruppo “il 22 marzo” . Dopo alcuni episodi (fermo degli appartenenti al gruppo sito nel negozio di Ivo Della Savia) cominciarono a predisporsi riunioni particolari alle quali non ho mai partecipato e che si svolgevano in Trastevere in una casa che mi era stato detto era stata presa in affitto dal Macoratti, ma non credo che questi vi abitasse.

DR: Non sono in grado di dire chi partecipasse a queste riunioni, certamente Di Cola, Valpreda, Borghese e lo stesso Macoratti; non sono in grado di ricordare altri nomi perchè queste erano notizie che mi venivano riferite.

DR: Talvolta vi erano delle riunioni anche in via del Boschetto (negozio del Della Savia e Valpreda) ed a queste qualche volta ho partecipato anche io.

DR: Non so se vi erano altri luoghi di riunione particolari e non sono in grado di riferire la frequenza di tali riunioni.

DR: Frequentavo con una certa assiduità la sede del 22 marzo, ma non quotidianamente.

DR: Ebbi dei sospetti di essere sospettato prima della scissione in quanto tale Antonelli, moglie di Coari Raniero, che era una delle responsabili del Bakunin mi fece delle strane domande specifiche, quanto la polizia mi dava, se mi pagava ecc… Ma successivamente ricevetti comunicazioni del Borghese che mi tranquillizzarono.

DR: La sera dell 18/11 partecipai ad una riunione nel Circolo 22 marzo ed in quell’occasione, presenti Valpreda e Bagnoli, arrivò Merlino il quale ci chiese cosa bisognava fare il giorno successivo. Egli disse:«Avete preparato della roba?» il Valpreda R:«Caso mai ci si pensa domattina»; il Borghese aggiunse :«La benzina la si può prelevare nelle macchina di Piero o di Andrea». Oltre me vi erano: Merlino, Valpreda, Borgese e Bagnoli, a questa riunione; non ricordo che vi erano presenti anche altri ma non lo escludo.

DR: La sede di via del Governo Vecchio non era arredata nel senso che non vi erano comodità, ma solo un tavolo, una brandina e qualche sgabello ed anche la luce l’avevamo derivata da uno scantinato accanto.

In un secondo tempo, per incarico del Valpreda portai altra brandina e dei materassi cioè della roba che aveva nel quartiere di Prato rotondo

DR: L’unico contatto con l’Ufficio Politico della Questura era telefonico, non ho mai redatto rapporti.

DR: Parlavo sempre con dott. Spinella, due volte parlai col dott. Giacchi ed una col dott. Improta, anzi prima telefonai e poi ci incontrammo, altra volta parlai col dott. Provenza ed altra ancora col dott Noce

DR: In occasione di una protesta davanti carcere di Regina Coeli, Mander mi diede due fiaschi vuoti con uno straccio che dovevano essere riempiti di benzina ed usati come bombe molotov. Al di fuori di tali materiali esplodenti non ho mai visto altro in possesso degli appartenenti al gruppo, però come ho riferito nelle deposizioni alle quali mi riporto e che confermo, ne ho sentito parlare.

DR: Il gruppo doveva partecipare alla manifestazione per la casa ma fu bloccato dalla polizia, come ho riferito in precedenza; partecipò alla manifestazione per il Vietnam, a quella dei metalmeccanici, ma per per ogni particolare mi riporto a quanto dichiarato in precedenza.

DR: Non andai al convegno degli anarchici di Carrara né ricordo quali del gruppo vi andarono

DR: A quanto mi risulta non posso affermare che Gargamelli ha partecipato alle azioni programmate dal gruppo 22 marzo; certamente non ricordo di averlo visto, se si eccettua una sola volta, ma neppure sono sicuro, ho il dubbio se poteva essere lui o Di Cola.

DR: Mi trovai per caso presente alla conferenza del Cobra e mi ci trattenni dal principio alla fine, ma non sono in grado di dire quali degli appartenenti al gruppo 22 marzo sia stato presente dal principio alla fine: certamente fu sempre presente Bagnoli e Macoratti che però si allontanò poco prima della fine.

DR: Io ero in fondo alla sala, quasi vicino al conferenziere, lateralmente ad esso, ma comunque non sono stato sempre fermo allo stesso posto; mi era facile vedere l’ingresso e, come ho riferito, ricordo che vidi arrivare il Mander e andar via il Macoratti.

A questo punto, sull’accordo delle parti si procede alla lettura delle deposizioni rese dal teste in fase istruttoria.

DR: Aggiungo che in occasione della manifestazione dei metalmeccanici (fal. 103 retro) io la sera mi accompagnai sino alla sede del Messagero non solo col Bagnoli ma anche col Borghese.

Ricordo l’episodio in quanto nell’occasione mi congedai temporaneamente da loro per andare in una toilette di un bar. In effetti io dal bar stesso telefonai in ufficio.

A domanda dell’avv. Martorelli: Durante la suddetta manifestazione io mi limitavo a seguire il gruppo senza apportare alcun contributo

A domanda dell’avv.Gargiulo: Parlando di lavoro saltuario a proposito delle lampade, intendevo dire che Valpreda e Della Savia lavoravano poche ore al giorno e non tutti i giorni.

Successivamente alla partenza del Della Savia mi sono recato altre volte nel locale di via del Boschetto: nel locale vi erano delle cassette contenenti vetri, qualche lampada, qualche sedia e di più non sono in grado di precisare, anche perchè non c’era la luce.

A mia domanda Bagnoli rispose che la conferenza del Cobra si teneva nella sede del 22 marzo dicendo che aveva cambiato idea.

Valpreda lasciò il Bakunin, a quanto ricordo, per dissenzi avuti con alcuni dirigenti della FAI con i quali, se non erro, venne a vie di fatto

A domanda del PM:  Valpreda aveva contatti anche con altri gruppi della sinistra e ciò posso affermare in quanto egli mi disse che aveva bisogno di soldi per mantenere collegamenti con gruppi anche al di fuori di Roma. Posso aggiungere che la sera del 10/12 prima di partire per Milano si incontrò con rappresentanti di un gruppo di sinistra che non so precisare. Ero presente quando egli parlò con alcune persone, ma non sentii cosa dicessero.

Ciò avvenne in una specie di teatro nei pressi di Piazza Navona ove io mi recai col Valpreda, col Fascetti e col Bagnoli. Qui incontrarono quattro-cinque persone tra cui una donna. Non sentii nulla di quello che dicevano.

Nel pomeriggio il Valpreda disse che si doveva avere questo incontro con elementi di sinistra e fummo designati Fascetti ed io. All’ultimo momento, dopo la cena, si aggiunse anche Valpreda. Prima di recarci alla riunione ebbi una telefonata di Fascetti che mi invitò nella pizzeria ove trovai Rossana Rovere, Valpreda, Bagnoli, Fascetti e forse qualche altro. Dopo aver mangiato la pizza il Fascetti ed io, col Valpreda, ci recammo alla riunione.

Contestata la circostanza al Valpreda lo stesso R: E’ vero con Fascetti ed Ippolito ci siamo recati in un teatro nei pressi di Piazza Navona anche con la Rossana Rovere ed altre persone per incontrare l’avv Di Giovanni ed altri componenti del Comitato di controinformazione, che ha sede presso la Lega dei Diritti dell’Uomo.

Il teste dichiara: Conoscevo di vista l’avv. Di Giovanni e non ricordo se fosse o meno lui la persona con la quale si parlò.

A domanda del PM il teste R: “Ho frequentato il Bakunin che, a mio avviso, era più moderato come discorsi e come programmi rispetto al 22 marzo.

Alle manifestazioni di cui ho fatto cenno (metalmeccanici, casa, ecc.) ad eccezione del Mander rimasto fedele al Circolo, non partecipava nessuno dei frequentatori del Bakunin.

L’unico episodio in merito a scontri con fazioni opposte fu quello che poi non avvenne per intervento della polizia ed al quale seguì l’episodio di Colle Oppio.

Il Macoratti pur essendosi allontanato, nel senso che non frequentò più il circolo 22 marzo, rimase in buoni rapporti con gli aderenti al 22 marzo.

I componenti del 22 marzo non mi chiesero mai di procurare loro dell’esplosivo.

In mia presenza non si è mai parlato di assalto alle Banche ad eccezione di quanto ho riferito in merito al colloquio col Borghse.

Comunicai al dott. Spinella che doveva tenersi una conferenza al Circolo Bakunin, ma poiché in questo circolo vi erano persone per lo più anziane e poiché io non lo frequentavo più la cosa non ebbe un seguito.

Ricordo che tale conferenza era stata in un primo tempo fissata per qualche giorno prima rispetto a quello in cui fu poi effettuata, con cambiamento di sede di cui ho fatto cenno.

DR: La bottiglia molotov depositata sul davanzale della seda di via Colle Oppio non esplose in mia presenza, seppi successivamente che era esplosa, che aveva fatto pochi danni, che aveva cioè rotto solo qualche vetro, e tali furono i commenti che sentii fare nel circolo Bakunin.

A domanda dell’avv. Calvi: Incominciai ad occuparmi dei gruppi anarchici poco dopo il mio arrivo alla Questura di Roma e cioè verso la fine del 1968.

Se non ricordo male cominciai a frequentare il Bakunin nel luglio 1969 cioè poco tempo prima dell’arrivo del Della Savia a Roma.

Potrebbe anche darsi che abbia frequentato il circolo Bakunin nell’aprile 1969 nel senso che in passato sia entrato nello stesso.

Per quanto riguarda la data degli episodi nulla posso modificare o aggiungere a quanto già riferito.

Fu poco prima di partire per Milano che Valpreda mi disse di portare la sua roba dalla baracca di Prato rotondo alla sede del 22 marzo ed io tanto feci col Bagnoli. Non sono in grado di precisare la data.

La sera del 14 riferii telefonicamente al dott Spinella tutta la discussione che avevo avuto col Borghese ed i particolari da questi riferitemi in merito al fatto che Valpreda si trovava già all’estero e quanto altro riferitomi.

Ho appreso delle riunioni particolari, da componenti del gruppo stesso e ne avevo sentore nelle discussioni che tra di loro avvenivano, non sono quindi in grado di fare un nome specifico. A queste riunioni particolari partecipava anche il Borghese.

Ricordo che quando il 19 novembre fu fermato dalla polizia, il Valpreda, aveva un occhio tumefatto e tanto era dovuto, come mi fu riferito dagli amici, a seguito di uno scontro avvenuto in Trastevere in conseguenza del fatto che il gruppo di Valpreda, che commentava favorevolmente un attentato avvenuto a Madrid, ebbe uno scontro con altro gruppo di idee contrarie.

Fui chiamato dall’Ufficio Politico e mi fu detto che dovevo deporre pochi giorni prima della deposizione stessa e cioè nel maggio 70.

DR: Non ho nulla da aggiungere a quanto riferito nella deposizione in merito agli esplosivi da me fatti prevenire mediante tempestivo avviso alla polizia.

A domanda dell’avv Boneschi: la sera del 12/12 sono uscito dal Circolo 22 marzo verso le ore 18 ma mi intrattenni nelle vicinanze fino alle ore 19 con Cristus, poi presi l’autobus ed andai in pensione ma prima di arrivare seppi dell’attentato, mi fermai, telefonai in ufficio e mi si disse di tenermi a disposizione nella pensione. Nella telefonata dissi al dott Spinella se era vero ciò che avevo sentito in merito agli attentati, mi rispose di si e mi disse di tenermi a disposizione nella pensione che mi mandava a prendere. Non mi chiese se sapessi qualcosa in merito agli attentati. Sapevo che vi erano altre riunioni dai discorsi che sentivo fare dagli altri i quali con me parlavano soltanto di cose insignificanti ed è stato questo il motivo per cui, negli ultimi tempi, frequentavo di meno la sede del 22 marzo, anche per evitare che avessero dei sospetti su di me.

Non andavo alle riunioni di via del Boschetto anche per timor mio, a parte il fatto che evidentemente si riunivano e non mi facevano sapere niente; io per insistenza dell’ufficio ho continuato ad andare diversamente se fosse stato per idea mia, non sarei andato più per niente. Per questo ho tentato di allontanarmi e farmi vedere disinteressato all’attività del gruppo, per evitare che ci fossero dei sospetti sul mio conto perchè se io domani dovevo ritirarmi non sapevano che io ero ben sotto, per lo meno non avevano la certezza.

A domanda dell’avv Martorelli: Non so se i sospetti si appuntarono su di un solo od anche su altri appartenenti al gruppo. Voglio però aggiungere che anche sul conto del Merlino vi erano dei sospetti come fu affermato, se mal non ricordo, dal Borghese e dal Bagnoli.

Il Borghese si ricredette sul mio conto in modo particolare dopo che ero stato fermato dalla Questura e perciò nuovamente si confidò con me, come ho avuto modo di riferire.

Non ho mai avuto notizie che il gruppo fosse in possesso di timers, cassette juwall, borse né  se ne è mai parlato.

Continuai a frequentare, sia pure non con assiduità, il gruppo degli anarchici, fino all’aprile 70, e mi allontanai quando mi fu detto, mi pare da Mattozzi ma non sono sicuro, che dovevo presentarmi da un avvocato per parlare ed eventualmente per prepararmi la difesa.

Nessuna notizia di particolare rilievo raccolsi sul conto degli anarchici.

A domanda dell’avv. Armentano Conte: Ho conosciuto tutte le donne che frequentavano i circoli Bakunin e 22 marzo, ma non erano molte e non so precisare il numero.

Non è esatto che abbia cercato di avere od abbia avuto con alcuna di esse rapporti intimi.

27 gennaio 1970 Questura Roma – su Valpreda Di Cola Bagnoli congresso FAI

28 novembre 2013

27 gennaio 1970 Questura Roma – su Valpreda Di Cola Bagnoli congresso FAI

 

27 gennaio 1970 Questura Roma – su Valpreda Di Cola Bagnoli congresso FAI

14 dicembre 1969 Questura Roma – elenco fermati 22 marzo e Bakunin

28 novembre 2013

14 dicembre 1969 Questura Roma – elenco fermati 22 marzo e Bakunin. (in realtà ci sono persone che non appartengono a nessuno dei due circoli.) Divertente anche l’accenno a Di Cola – che secondo la nota risulta “ancora non rintracciato”. Di Cola infatti si trovava, dal 12 dicembre, fermato in una caserma dei carabinieri.

 

14 dicembre 1969 Questura Roma – elenco fermati 22 marzo e Bakunin

Uno scivolone passi, ma due… iniziano a diventare sospetti. di Enrico Di Cola

11 ottobre 2013

Recentemente mi ero permesso di criticare un blog – che peraltro segnalo come interessante  per alcuni suoi contenuti – per la loro scelta di pubblicare, in maniera totalmente acritica, un articolo del terrorista, fascista e assassino Vincenzo Vinciguerra. (per chi è interessato a questa polemica lo può leggere sul sito:  http://ioso.info/2013/09/21/le-ignobili-menzogne-che-vinciguerra-ha-scritto-su-di-noi-e-valpreda-di-enrico-di-cola-22-marzo/ )

Ora sono costretto a tornare a parlare di questo blog  (IoSo.info), per via di un loro commento sull’archiviazione dell’ultimo procedimento su piazza Fontana. (http://ioso.info/2013/09/30/opposizione-alla-richiesta-di-archiviazione-dellultimo-procedimento-su-piazza-fontana/)  I motivi di questa mia critica sono molteplici.

Non è questione di mero dettaglio, la scelta da loro operata di pubblicare SOLAMENTE il documento di opposizione alla archiviazione della nuova inchiesta sulla strage di piazza Fontana,  redatto dall’ avv. Sinicato, ex difensore di parte civile nonchè attuale difensore delle menzogne del giornalista Paolo Cucchiarelli.

Dato che  questo blog viene gestito da giornalisti, mi sarei aspettato che avessero seguito almeno l’ABC del giornalismo e mantenuto un minimo di buona prassi  che vuole che prima si diano le notizie e poi si facciano i commenti.

In questo caso si è invece preferito dare spazio, e credito, ad una unica fonte. Si è quindi scelto di dare una informazione faziosa e di parte.

Non si è data una notizia, ma solo parte di questa. È evidente che se si  censurano (non pubblicandoli) alcuni documenti,  si esercita un filtro informativo – si nega l’opportunità per i lettori di farsi un’opinione propria e di capire su quali basi si fondino le eventuali critiche o le cose che sostiene l’autore.

Questo modo di agire “tradisce” anche la “ragione sociale” del loro stesso blog, dove affermano che “… i nostri archivi saranno messi a disposizione di chiunque voglia consultarli, in modo libero e senza filtri.”

Riportando una sola voce, omettendo- censurando quella contraria si fa una scelta.  Scelta la ritengo molto grave perchè può portare a pensare che si sia voluto scientemente manipolare la notizia.

Il sospetto di aver voluto “manipolare” l’informazione viene addirittura rafforzato nel loro commento di accompagno laddove si scrive che “Oggi sono stati archiviati gli ultimi filoni d’inchiesta sulla strage di piazza Fontana. Ecco il documento di opposizione redatto dalle parti civili, con tanto di nomi e cognomi: peccato che nessuno li andrà mai a cercare…”

Scrivendo queste parole si è infatti portati a credere che gli autori della nota condividano in toto le tesi del Cucchiarelli e del suo avvocato. E questo pone, almeno per me, anche un problema di relazione con alcune persone che gestiscono il sito e quindi attenderò un loro chiarimento pubblico sulla questione per decidere se continuare a mantenere dei rapporti con loro o meno.

Va chiarito che quello che non hanno pubblicato non è un documento qualsiasi o di poco interesse, ma si tratta addirittura della sentenza di archiviazione scritta DOPO la “opposizione” presentata da Sinicato. Si tratta di un importante atto giudiziario, non dimentichiamolo, perchè almeno pone la parola fine ad alcune invenzioni, speculazioni e assurde teorie complottistiche contro gli anarchici del gruppo 22 marzo ed in particolare Valpreda. Il documento di “opposizione” dell’avvocato Sinicato – che ha avvalorato acriticamente tutte le bugie, invenzioni e provocazioni del “giornalista” Paolo Cucchiarelli viene qui posto sotto il microscopio e ne esce fuori letteralmente frantumato e ridicolizzato dal GI D’Arcangelo che con estrema attenzione ha provato a seguire il filo logico (sic!) delle elecubrazioni del “giornalista” per arrivare a negarne ogni sia pur minimo valore “indiziario”. Le due bombe – per intenderci – non sono mai esistite, così come vengono a crollare le presunte testimonianze dei vari Russomanno di turno.

Pubblicheremo, appena saremo pronti, tutto il materiale con le nostre annotazioni per andare oltre quello che è stato scritto dai magistrati (anche questi non esenti da errori) e dare la nostra versione dei fatti. Per il momento invitiamo a leggere, in particolare, la parte della sentenza relativa al “filone investigativo originato dal libro del giornalista Paolo Cucchiarelli” (al link: https://stragedistato.files.wordpress.com/2013/10/filone-investigativo-originato-dal-libro-del-giornalista-p-38-67.pdf  ) e l’articolo che io e Gargamelli abbiamo pubblicato sull’ultimo numero di Umanità Nova (http://www.umanitanova.org/n-30-anno-93/noi-non-archiviamo )

10 novembre 1970 AARR – fonte “Enrico” (Enrico Rovelli) su Enrico Di Cola a Milano per passaporto

10 agosto 2013

10 novembre 1970 AARR – fonte “Enrico” (Enrico Rovelli) su Enrico Di Cola a Milano per passaporto.  (“Enrico” è il nomignolo usato soprattutto dalla squadra politica di Milano e Calabresi). Notare che nei suoi due anni di latitanza Di Cola non ha mai messo piede a Milano.  La scritta a mano sull’appunto dell’Ufficio Affari Riservati indica che la “nota” è stata inserita nelle cartelle personali di Del Grande e Di Cola

 

10 novembre 1970 AARR fonte Enrico su Di Cola e pass COMP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTA: le foto sono usate solamente a fine di illustrazione. Per accedere al testo integrale del documento – in formato PDF – bisogna CLICCARE al testo – LINK – sotto la foto.) 

10 novembre 1970 AARR fonte Enrico su Di Cola e pass

 

17 aprile 2011 Il segreto …di Paolo Cucchiarelli. Comunicato n 1 degli ex del circolo 22 marzo di Roma

20 Mag 2013

LA “STRATEGIA DELLA CONFUSIONE”

http://www.facebook.com/notes/laboratorio-lapsus/la-strategia-della-confusione/10150214108043782

[…]La nostra impressione è che su fatti così importanti e decisivi per la storia d’Italia regni una grande confusione, non del tutto casuale: un meccanismo comunicativo che tende a mettere sullo stesso piano terrorismi di destra e di sinistra, in realtà nati da contesti storici diversi.

Attraverso una miscela di confusione e rimozione, le nuove generazioni identificano fatti, personaggi, nomi e organizzazioni lontani tra loro, sotto la generica definizione di “terrorismo” o “anni di piombo”.

Questa “strategia della confusione” è determinata da diversi fattori: la mancanza di ricerca storica all’interno delle università su quegli anni; la conseguente assenza di questi argomenti dalle scuole medie e superiori; la vulgata, volutamente superficiale, diffusa dai mezzi di comunicazione di massa.

Tutto viene relegato per sempre nell’oscurità dei “misteri d’Italia”, fatti troppo torbidi per essere compresi e analizzati a pieno: la memoria nazionale si vorrebbe aggregata intorno alla condivisa condanna degli anni ’70, cancellando colpe e ruoli di singoli e istituzioni.

All’interno di questa prospettiva crediamo che il concetto di memoria condivisa non sia un efficace strumento per superare tale “confusione”. Non può esistere condivisione e pacificazione su quegli anni di aspro conflitto. Un Paese che voglia fare davvero i conti col proprio passato, potrà farlo solo attraverso un profonda ricostruzione e divulgazione di fatti e responsabilità, perché conoscere quelle storie nel profondo, significa capire le ragioni dell’oggi. Solo in questo modo potremo saldare il doloroso debito con le vittime di quegli anni, tenere viva la loro memoria e comprendere il nostro presente.”

Il testo di Laboratorio-Lapsus qui sopra riportato sembra scritto apposta per illustrare il lavoro che stiamo portando avanti. Ormai da due anni, da quando è stato dato alle stampe dal Ponte alle Grazie il libro Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli, abbiamo iniziato ad analizzare e smantellare le manipolazioni e falsità di questo giornalista, presunto storico e novello inquisitore.

La prima cosa che balza agli occhi è che tutta la costruzione del suo libro revisionista è imperniata sui racconti fantasiosi di vari squallidi personaggi di estrema destra e dei servizi segreti. Cioè le stesse persone, gli stessi ambienti, che hanno costruito su noi anarchici la strage o che l’hanno coperta.

Se Cucchiarelli avesse scritto questo libro in buona fede, magari manipolato nelle sue convinzioni ma senza rendersene conto, allora ci saremmo aspettati che – come anche i giornalisti principianti sanno – almeno il principio base, deontologico di ogni giornalista, e cioè che una fonte, per essere valida, deve essere controllata e verificata, venisse applicato. Ma questo nel libro di Cucchiarelli non avviene mai, neppure quando una verifica sarebbe molto semplice da fare.

Il tentativo di riscrittura della storia messa in atto dal Cucchiarelli si basa essenzialmente sulla quantità di “documentazione” che butta alla rinfusa nel libro, per creare confusione e allo stesso tempo per dare l’impressione di aver svolto un grande lavoro di ricerca.

Interessante notare anche l’utilizzo disinvolto dei giornali dell’epoca – quelli delle primissime settimane dopo gli attentati, quelli del mostro Valpreda, degli anarco-fascisti bombaroli e assetati di sangue, – che il Cucchiarelli assume come fossero atti processuali, invece che indecenti falsità scritte da giornalisti imboccati dalle veline delle Questure. Oppure come, partendo da sue (?) ipotesi interpretative si assista, nel corso della lettura del libro, alla trasformazione di queste teorie in ..fatti accertarti!

Il libro, alla sua uscita, ha ricevuto delle pesanti stroncature da parte di importanti studiosi (primo per importanza sicuramente Aldo Giannuli) o da parte di chi si occupa da anni, e da sinistra, della materia (come Luciano Lanza, Saverio Ferrari…). Nonostante ciò, ed il chiaro contenuto revisionista del libro, abbiamo assistito in questi anni ad un fenomeno importante che ha visto oltre a organi di stampa apertamente “di parte”, anche molti siti web “neutrali” abbracciare acriticamente le tesi di riscrittura storica di Cucchiarelli espandendo così tali disinformazione di massa sui fatti di Piazza Fontana, con un mezzo particolarmente sensibile perché fruibile soprattutto dai giovani.

A questo tentativo di attacco alla verità storica – accertata oltretutto anche in sede giudiziaria – la sinistra e gli anarchici in particolare – cioè la parte più direttamente interessata – non hanno saputo dare, a nostro modesto parere, una risposta adeguata, immediata e articolata a livello nazionale.

Questo spazio aperto lasciato al diffamatore Cucchiarelli ha portato ad una serie di atti volti alla chiusura definitiva del capitolo “strage di Stato” (inteso come occultamento degli organizzatori ed esecutori) come momento saliente della strategia della tensione, che scaricava sulla teoria degli opposti estremismi i sanguinosi attentati programmati da uno Stato complice di precisi interessi tesi a mantenere e consolidare quella “democrazia” Occidentale voluta dagli Stati Uniti.

In questo quadro si inseriscono fatti in apparenza umanamente comprensibili, quali i libri di Gemma Capra Calabresi ed ancor più di Mario Calabresi, l’incontro in Quirinale di parti tra loro incompatibili quali Licia Rognini Pinelli (vittima) e Gemma Calabresi (moglie del carnefice!), o decisamente inaccettabili come il libro di Cucchiarelli e il film-romanzo, in lavorazione, su Piazza Fontana del regista Marco Tullio Giordana basato sulle nuove “rivelazioni-verità” di quest’ultimo, o i reiterati tentativi da parte di storici compiacenti di sostenere la necessità di una memoria condivisa su quegli anni e del superamento del discrimine dell’antifascismo su cui poi i fascisti, con nuove casacche e travestimenti, cercano di infiltrarsi culturalmente e politicamente.

Da tempo i compagni dell’ex 22 marzo, il circolo a cui apparteneva PietroValpreda, sono impegnati singolarmente (con denunce, querele, diffide), unitariamente (con un proprio Blog e documenti https://stragedistato.wordpress.com/), e collettivamente, grazie all’assistenza dei compagni dei circoli Carlo Cafiero di Roma e Ponte della Ghisolfa di Milano, a denunciare e mettere in guardia su questa mostruosa manovra.

E’ chiaro che con le nostre sole forze non potremo vincere questa battaglia politica e culturale. Lanciamo quindi un appello a tutti i compagni, alle strutture di movimento, alle associazioni antifasciste, a tutti i sinceri democratici e agli uomini di cultura e intellettuali che non hanno mai abbandonato il sogno di una società più giusta e libera ad aiutarci in questa nostra battaglia di giustizia e verità.

Roma 17 aprile 2011

Primi firmatari:

Per gli ex del circolo 22 marzo di Roma:

Roberto Gargamelli

Emilio Bagnoli

Emilio Borghese

Enrico Di Cola

Cosimo Caramia

Marco Pacifici

Per i compagni di Milano:

Lello Valitutti

Paolo Braschi

15 maggio 1971 lettera movimento anarchico ai compagni imputati per la strage del 12 dicembre 1969

18 Mag 2013

Quello che segue è un documento particolarmente interessante per capire come le varie componenti del movimento anarchico si organizzarono e le condizioni che posero per assumere la difesa dei compagni del gruppo 22 marzo. Torneremo su questo tema in maniera più approfondita quando tratteremo la questione dei “diritti e garanzie” alla difesa nello svolgimento del processo di Catanzaro. (Consigliamo di rileggere sul blog l’articolo “5 settembre 1977 Lettera dell’avvocato Luca Boneschi a Valpreda di autocritica su conduzione processo di Catanzaro“)

15 maggio 1971 lettera movimento anarchico a compagni imputati per la strage del 12 dicembre 1969 COMP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

15 maggio 1971 lettera movimento anarchico a compagni imputati per la strage del 12 dicembre 1969

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Umanità Nova 26 febbraio 1972 Dichiarazione politica dei compagni difensori di E. Di Cola ed E. Bagnoli nel processo per la strage.

18 Mag 2013

Gli avvocati Eduardo Di Giovanni, Francesco Piscopo, Rocco Ventre, Giuliano Spazzali, difensori degli imputati Enrico Di Cola ed Emilio Bagnoli, annunziando di costituirsi in collegio, hanno reso pubblica la seguente dichiarazione di linea nel processo per la strage di Stato:

 

Sotto la specie del caso giudiziario si sono compiuti atti politici di estrema gravità. Sotto la specie di risposte processuali questi difensori replicheranno con nuovi ed altri atti politici, senza però nasconderne la sostanza.

Il sostituto procuratore della Repubblica Occorsio è la prima figura di «consulente politico» che si incontra nell’istruttoria. E’ sua l’invenzione della competenza romana del processo. Interpretando le norme che fissano la competenza e distorcendole con procedimenti logico-giuridici apparentemente «legittimi», Occorsio ha imposto sin dall’inizio una soluzione politica del caso collaborando dunque attivamente con chi (dal ministero degli Interni agli uffici di polizia), senza proporsi problemi giuridici, aveva già stabilito che Valpreda e gli altri compagni anarchici prescelti come imputati dovessero essere giudicati a Roma, luogo questo ritenuto per molte ragioni più «sicuro».

Ciò dovrà essere denunciato sollevando a piazzale Clodio la questione della competenza prima di qualsiasi altra questione. In tal modo si entrerà subito nel cuore del processo e si affronteranno subito i primi nodi politici del caso. Chi si oppone e non vuole affrontare questo primo scontro processuale, accampando ragioni di opportunità, è obiettivamente uno stretto collaboratore dell’accusa.

Con ciò, sia ben chiaro, questi difensori non ritengono che restituendo il processo alla sua sede naturale, Milano, cambi sostanzialmente qualche cosa nel senso che per la difesa la sede milanese sia più «sicura» come per l’accusa è più «sicura» la sede romana. No: per questo processo non esiste sede competente, poiché questo processo coinvolge in maniera totale tutti gli organi istituzionali dello Stato, perché coinvolge lo Stato in prima persona. In questa situazione, chiunque sia il rappresentante dell’accusa, chiunque sia il giudice, egli sarà sempre soggetto ad un margine ampio di sospetto preventivo. Ciò significa, processualmente, che i sottoscritti difensori rifiuteranno in ogni caso la loro collaborazione alla «giustizia» e rifiuteranno il ruolo di parti necessarie. Si è infatti parti necessarie solo quando si riconosca che l’istituzione è necessaria: questo caso esclude invece che per dibattere dell’innocenza di Valpreda e per giudicare su di essa i tribunali siano ambiti necessari che ad essi possa essere devoluta la competenza specifica di rendere giustizia per tutti.

Il giudice prescelto, Falco, è la seconda figura di «consulente politico» del processo. Egli è fortemente indiziato di nutrire un netto dissapore nei confronti degli anarchici in particolare e di tutti i comunisti in generale. Egli è uomo di «idee» e lo ha dimostrato nella nota sentenza Braibanti: per la sua fedeltà alle «idee» che professa è, fra tutti, il più idoneo a rappresentare il tramite tra l’accusa, che per definizione è parziale, e la sentenza, che per definizione è «imparziale». Il giudice Falco ha tutte le capacità ideali per emanare una parzialissima sentenza imparziale. Inutile chiederne la ricusazione. La ricusazione deve manifestarsi nei fatti.

E’ bene che egli sappia che i difensori non credono minimamente nella sua imparzialità, nel suo desiderio di comprendere a fondo la natura di questo caso, di andare oltre i limiti segnati dalla istruttoria dell’accusa. Fra tutti i giudici, egli è dunque quello che è in grado di meglio accogliere e mantenere per buona la tesi colpevolista di Occorsio. Ma è bene che egli sappia che non solo i difensori ma una quantità sempre più grande di cittadini di questo nostro paese non sono più disposti a prendere per vera nessuna delle parole che, su questo caso, dirà o scriverà egli o un altro giudice di questo Stato.

E tuttavia il processo i difensori lo faranno ugualmente. Essi si sforzeranno di servire le verità già ampiamente acquisite dalle masse popolari sul caso Valpreda e sulla strage di Stato, utilizzando anche questi accusatori e questi giudici. Dopo tutto nessuno sforzo di costoro riuscirà a far mutare il corso della storia: come potrebbero allora far deviare la forza e l’impegno politico di tutto un popolo?

Già i nostri maestri elementari ci insegnarono a scrivere come si parla e a parlare come si scrive. Più tardi ci è stato detto: parla come ti viene prescritto e scrivi ripetendo parole altrui. Occorsio e Falco fanno parte di coloro che hanno fatto questi «studi superiori»; i difensori sono rimasti a quell’insegnamento elementare. Con questo spirito e in questo contrasto questi difensori si accingono ad affrontare il processo. Che non sarà dunque «franco e leale e cavalieresco dibattito» ma guerra guerreggiata.

21 gennaio 1972 SID su esposto Enrico Di Cola ad Ambasciata italiana di Stoccolma e magistratura Roma e Milano (testo originale completo)

22 aprile 2013

 

 

lettera di autodenuncia scritta da Enrico Di Cola il 10 gennaio 1972 all’Ambasciata italiana di Stoccolma e alla magistratura di Roma e Milano per sfidarli a chiedere la sua estradizione.

 

 

21 gennaio 1972 SID su esposto Di Cola ad Ambasciata italiana di Stoccolma

 

21 gennaio 1972 SID su esposto Di Cola ad Ambasciata italiana di Stoccolma e magistratura Roma