Posts Tagged ‘estradizione’

1973 03 31 Umanità Nova – Sospesa l’estradizione di Ivo Della Savia

20 maggio 2015

(Nostra nota: mancano alcune righe nella parte finale)

 

1973 03 31 Umanità Nova - Sospesa l'estradizione di Ivo Della Savia

 

Come annunciammo, dopo aver accolto la richiesta di estradizione di Ivo Della Savia, di fronte alla decisa opposizione degli avvocati e delle forze dell’estrema sinistra, la magistratura tedesca fu costretta ad accettare che il caso fosse dibattuto alla presenza della difesa e di testimoni da questa convocati.

Giovedì 22 scorso all’università di Francoforte si è tenuto un teach-in nel corso del quale hanno parlato gli avvocati Di Giovanni e Dominuco e diversi compagni tedeschi.

Venerdì il processo, al quale sono stati ammessi come testimoni il giornalista inglese Finer, i compagni Mander e Di Cola e gli avvocati Di Giovanni e Dominuco. La testimonianza di Valpreda era stata accettata ma le autorità tedesche, con una inqualificabile azione, hanno bloccato per quattro giorni il telegramma che gli avrebbe consentito di recarsi all’estero.

Mentre all’esterno del tribunale centinaia di compagni improvvisavano una manifestazione di solidarietà e premevano per essere ammessi in aula, Della Savia è stato portato di peso all’interno del tribunale dove ha chiesto che il pubblico fosse ammesso al dibattito; ciò non è stato concesso ed egli si è rifiutato di assistere al processo. E’ stato portato via ed alcuni compagni hanno visto degli agenti che lo picchiavano brutalmente.

L’avvocato Di Giovanni ha svolto una dettagliata relazione sulla strage di Stato mettendo in luce le varie fasi della montatura poliziesco-giudiziaria ed il tribunale, per non assumere direttamente la responsabilità di una qualsiasi decisione, ha rinviato ad altra seduta in attesa di ricevere una copia autenticata della sentenza di Cudillo perché, qualora il Della Savia non risulti implicato per «concorso» nella strage, dovrebbero rimetterlo in libertà, altrimenti rimetterebbero la pratica alla corte costituzionale lavandose dovrebbero rimetterlo in cedura segue il caso di Angelo Della Savia.

 

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1973 03 24 Umanità Nova – Per Della Savia calpestate le leggi

20 maggio 2015

1973 03 24 Umanità Nova - Per Della Savia calpestate le leggi

 

Ivo Della Savia, obiettore imputato nel processo per la strage di Stato per presunta detenzione e trasporto di esplosivi, latitante per non adempiere agli obblighi militari, ora corre il rischio di venire estradato dalla Germania, dove aveva regolare domicilio e lavoro, in base ad accuse false ed immotivate e violando completamente quelle che sono le leggi e le procedure italiane e tedesche.

Infatti le leggi che regolano le estradizioni risalgono al 1942, ad un accordo del 12 giugno tra il III Reich di Hitler ed il fascismo italiano, che sancisce che non vi possa essere estradizione nel caso che l’atto criminoso per cui viene richiesta sia di natura politica o preparatorio ad un atto politico; per di più deve essere ben specificato il motivo, ed uno solo, per cui si pretende l’estradizione e la nazione richiedente non deve interferire nelle decisioni della nazione alla quale la richiesta è rivolta.

L’avvocato tedesco di Della Savia, va  di Francoforte, in una conferenza al palazzo di giustizia di Roma, ha fatto notare le numerose irregolarità e violazioni che hanno finora caratterizzato la richiesta avanzata dalle autorità italiane.: innanzitutto, sorvolando sul fatto che Della Savia è ricercato in Italia per l’obiezione (fatto considerato politico sia in Germania che in Italia) e questo annullerebbe la richiesta di estradizione (a meno di garantire un salvacondotto, cosa illegale in Italia e quindi impossibile).

Si legge nella domanda di estradizione (che sta a dimostrare lo straordinario interesse che le autorità italiane hanno per poter avere Della Savia nelle proprie mani) che si vuole il Della Savia in Italia per «una serie di reati (??) e detenzione e trasporto di esplosivo…». Se non fosse già ridicola di per sé, ci sarebbe da commuoversi per lo sfoggio di astuzia che i nostri fanno per non dire assolutamente niente: «…una serie di reati…».

Per l’accusa di «…detenzione e trasporto di esplosivo…» è ancora tutto da dimostrare e, nel caso ipotetico che fosse reale – e qui sta la finezza delle nostre autorità -, l’esplosivo sarebbe servito, sempre secondo la ridicola versione che accusa gli anarchici della strage di Stato, a confezionare le bombe di Milano e Roma.

In questo modo, dando per scontata la versione poliziesca e statale della strage, a Della Savia non resterebbe che dichiarare di aver trasportato l’esplosivo per ricadere nella seconda parte del trattato in cui si nega l’estradizione per atti preparatorii ad un atto politico e quindi restare in Germania.

L’avvocato Di Giovanni ha fatto notare come questo metodo di pressione sia stato usato proprio sul fratello di Ivo, Angelo Piero Della Savia, che con la promessa di poter restare in Svizzera, dove si era rifugiato, dichiarò di aver compiuto numerosi attentati (naturalmente inventati di sana pianta): una volta firmata la dichiarazione venne immediatamente portato in Italia e ci vollero mesi per poter dimostrare che la dichiarazione era falsa.

Per aver prova di questo, basta leggere la richiesta di estradizione dove si pregano le autorità tedesche di essere «sollecite» perché Ivo deve essere «interrogato come testimone in alcuni processi molto importanti».

Per poter poi vedere la natura realmente politica della richiesta basta far notare alcune «coincidenze»: come nell’istruttoria Occorsio, Ivo sia considerato ottimo amico di Valpreda e responsabile con lui di un fantomatico deposito sulla Via Tiburtina, risultato inesistente; come in Germania Ivo sia stato visitato da un avvocato della parte civile nel processo per la strage, l’avvocato Ascari, per ottenere delle dichiarazioni da usare contro Valpreda e compagni; come la richiesta di estradizione sia stata presentata la vigilia stessa della scarcerazione di Valpreda, mentre da molto tempo tutti conoscevano il posto dove Ivo si trovava (prova ne è la visita di Ascari); il fatto che subito dopo la cattura del fratello Angelo Piero, su tutti i giornali sia apparsa la notizia dell’arresto del «noto anarchico Ivo Della Savia», amico di Pietro Valpreda, imputato per il deposito sulla Tiburtina (?); il fatto infine che sia stata contemporaneamente fissata la prima udienza dell’appello per le bombe del 25 aprile per il 2 luglio di quest’anno.

Le possibilità di riuscire a far rimanere Ivo in Germania sono perciò molto ridotte, data la vastità degli interessi e delle connivenze che spingono per l’estradizione: tuttavia il lavoro dei compagni in Germania ha permesso la concessione, in via del tutto straordinaria, di una specie di riunione tra tutte le parti in causa, con presentazione di testimoni e di documenti (si pensa di far intervenire anche il redattore dell’Observer Leslie Finer, che presentò il famoso «rapporto P.», che dimostrava l’esistenza di un piano eversivo di destra in cui erano complici vari servizi segreti di vari stati e importanti personaggi politici; l’ex ministro Pannelotis Cannellopulos ed altri) prima di decidere in merito.

P.S.

All’ultimo momento apprendiamo che la magistratura tedesca, dietro oscure pressioni da parte di non individuati «centri di potere» italiani, calpestando precise norme procedurali e particolari accordi con la difesa, ha approfittato del viaggio a Roma dell’avv. Demski per decidere, a porte chiuse e senza il suo intervento, di sottostare alla illegittima pretesa delle autorità italiane. Solo la minaccia di uno scandalo ha fatto rientrare, per ora, la infame ed arbitraria decisione, che è rimandata ad altra riunione della corte alla quale sarà ammessa la difesa.

 

 

1972 02 12 Umanità Nova – Frenesie giudiziarie contro il nostro giornale

4 maggio 2015

1972 02 12 Umanità Nova - Frenesie giudiziarie contro il nostro giornale

 

Stando al significato che può avere un certo via vai di ufficiali giudiziari carichi di avvisi di comparizione, sembrerebbe che una delle tante autorità dello Stato od addirittura tutte insieme (polizia, carabinieri, magistrati ecc.) improvvisamente abbiano deciso di negarci la libertà di stampa, di critica, di opinione, di informazione.

Tutto questo perchè dei solerti funzionari, stipendiati anche con i soldini che l’erario ci rapina su ogni sudata lira, dovendo pur far qualcosa per guadagnarsi la pagnotta e la sospirata promozione, si sono messi a leggere accanitamente questo settimanale anarchico ed hanno scoperto inorriditi che osiamo escogitare e pubblicare ogni 10 e 12 righe una notizia «falsa e tendenziosa…». La «dritta» per le indagini, di solito, è qualche «soffiata» di confidenti spie e canaglie prezzolate.

Nel nostro caso diversi luridi fogli fascisti da tempo hanno preso a cuore la faccenda, denunciando con accenti feroci l’inerzia delle autorità di fronte al cumulo di reati che settimanalmente collezioniamo nelle nostre pagine. Il lurido quotidiano del massacratore e torturatore onorevole Almirante giunse, un mese fa, a ripubblicare quasi intieramente, foto compresa, una nostra pagina ed elencare, scandalizzatissimo, una lunga serie di violazioni del codice fascista, incitando le autorità a procedere nei nostri confronti. Un altro fogliaccio di Napoli (tanto per citarne più di uno) fiancheggiatore dei reazionari fascisti, nel suo numero del 30 gennaio scorso, dedica una trentina di righe angosciate per il nostro antimilitarismo ed antistatalismo sovversivo e lancia la sua incitazione alle forze della repressione: «Alle corte: perchè si consente a “Umanità Nova” di pubblicare…»

Noi sappiamo che la libertà di stampa, come ogni libertà sotto qualsiasi Stato, è conculcata da leggi assurde e liberticide. Sappiamo che la verità è una potente arma rivoluzionaria e che la menzogna è lo strumento più efficace di ogni autorità, di ogni dispotismo. Ma non siamo disposti a tollerare senza reagire che la repressione tenti di strangolare la nostra voce prevaricando le stesse leggi fasciste che consentono, sia pur limitatamente, il diritto di informazione.

Non sappiamo ancora con esattezza quanti e quali siano i capi di imputazione, sembra però che riguardino i due documenti inviati a noi ed a tutte le autorità interessate della Repubblica italiana dal compagno Enrico Di Cola che, nel momento in cui scriviamo, secondo quanto dichiara il suo avvocato, non sarebbe stato convocato in giudizio.

Risulterebbe invece che, oltre al responsabile legale del nostro giornale, è stato «incriminato» anche Di Cola senza però essergli stata inviata alcuna notifica in quanto «irreperibile». Un tale procedimento nei riguardi di un «imputato » che compie volontariamente e pubblicamente una serie di reati e ne informa immediatamente l’ambasciata italiana, la procura della repubblica di Roma e Milano, nonché le più alte autorità del paese in cui risiede con la scopo dichiarato di ottenere che la magistratura italiana ordini la sua estradizione, è assurdo e ridicolo oltre che arbitrario ed illegale.

Abbiamo pubblicato, per dovere di informazione, documenti inviati dall’interessato ad agenzie di stampa, ad organismi dello Stato italiano e svedese, documenti in cui si chiedeva esplicitamente alla magistratura italiana di procedere a termine di legge.

Siamo certi di aver fatto il nostro dovere che, come rivoluzionari, è quello di perseguire a tutti i costi la verità. Facciano altrettanto i nostri accusatori: raccolgano la sfida del compagno Di Cola e chiedano la sua estradizione al governo svedese.

Noi intanto, memori di quanto scrivemmo su «Umanità Nova» del 4 dicembre scorso: «Il processo per la strage di Stato si farà… ma con i vari Allegra e Calabresi sul banco degli imputati», come prima risposta e per dimostrare che i falsificatori vanno ricercati tra chi ordisce le trame per puntellare il potere, pubblichiamo in questo stesso numero del giornale un documento che è agli atti del processo per la strage e che costituisce un clamoroso «falso in atto pubblico», commesso scientemente per danneggiare un innocente.

1972 04 15 Umanità Nova – Processo a Umanità Nova (e Enrico Di Cola)

29 aprile 2015

 

1972 04 15 Umanità Nova - Processo a UN e Di Cola 01

 

Processo a Umanità Nova

Lunedì 24 corr., di fronte alla seconda sezione del Tribunale penale di Roma, avrà inizio un importante processo contro il direttore responsabile di «Umanità Nova», Alfonso Failla, per la pubblicazione di un documento che il giovane anarchico espatriato in Svezia con passaporto falso, Enrico Di Cola, imputato insieme a Valpreda e compagni per la strage del 12 dicembre ’69, inviò in data 10 gennaio all’ambasciata di Italia ed al consolato italiano di Stoccolma nonché alle procure della repubblica di Roma e Milano e al governo svedese.

Nella citazione del tribunale vengono elencati ben dieci capi di imputazione che investono sostanzialmente le assurde indagini a senso unico e predeterminato sulla strage e la conseguente incredibile istruttoria dei giudici Occorsio e Cudillo.

Qualora l’inevitabile eccezione di incostituzionalità del famigerato articolo 656 del codice Rocco non venisse accolta ed il dibattimento dovesse svolgersi regolarmente, per dimostrare l’assoluta infondatezza dell’accusa – dato che le notizie contenute nel documento di Enrico Di Cola sono autentiche e vere e per nulla esagerate e tendenziose – saranno necessariamente rievocati ed esaminati tutti gli scandalosi atti polizieschi e giudiziari che hanno costretto a definire «aberrante» l’inchiesta sulla strage di Milano contro gli anarchici innocenti.

E’ da rilevare inoltre che nel documento incriminato Enrico Di Cola sfidava, con puntigliose e documentate argomentazioni, la magistratura italiana a chiedere la sua estradizione oltre che per i reati in base ai quali pendevano su di lui due mandati di cattura anche per altri undici reati da lui commessi eventualmente per espatriare. Ma le autorità italiane si sono rifiutate di chiedere l’estradizione asserendo che lo statuto dell’Interpol vieta che siano promosse azioni contro persone accusate di reati che hanno risvolti politici, mentre è noto che i reati attribuiti a Di Cola siano da considerarsi «comuni» e che in altri casi analoghi, come per le bombe del 25 aprile ’69 alla Fiera ed alla stazione di Milano, fu chiesta ed ottenuta l’estradizione di Angelo Della Savia.

Il processo, se non verrà sospeso, avrà certamente la stessa risonanza e le stesse ripercussioni politiche e giuridiche sulla vicenda della strage che ebbe quello di Baldelli-Calabresi per la morte dell’anarchico Pinelli. Il pubblico dibattito sull’istruttoria di Occorsio e Cudillo che si è voluto evitare con la nota sentenza di incompetenza territoriale esploderebbe ora con tutte le sue gravi implicazioni.

 

1972 04 15 Umanità Nova - Processo a UN e Di Cola 02