Posts Tagged ‘Fabio Cuzzola’

Recensioni Libri

14 gennaio 2012

Recensioni

Recensioni al libro “Il segreto di piazza Fontana” di Paolo Cucchiarelli

Libertaria anno 11 n 3 2009 La strage e il suo doppio di Enrico Maltini

12 giugno 2009 IL SEGRETO DI PIAZZA FONTANA approfondimento bibliografico di Aldo Giannuli

“Il segreto di Piazza Fontana” e il dibattito sul doppio stato: un intervento di Fabio Cuzzola, insegnante di italiano e latino nei licei

19 giugno 2009 Un’occasione persa. “Il segreto di Piazza Fontana” di Paolo Cucchiarelli di Francesco “baro” Barilli e Saverio Ferrari

 10 febbraio 2010 Osservatorio democratico Cucchiarelli replica attraverso Facebook alla nostra nota Gli rispondiamo punto per punto Saverio Ferrari 

A rivista anarchica anno 39 n. 346 estate 2009 Pinelli “vittima due volte” ma Valpreda bombarolo di Luciano Lanza

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Umanità Nova n42 dicembre 2010 Piazza Fontana: salvati in 9 cd gli atti processuali digitalizzati di Angelo Pagliaro

21 novembre 2011
Noi credevamo e crediamo che si possa ancora arrivare alla verità sulla strage di Piazza Fontana e la notizia che ci giunge, da Catanzaro, ci riempie di fiducia.

Gli atti del processo per la strage alla Banca dell’Agricoltura (12 dicembre 1969) contenenti le deposizioni, le istruttorie, gli interrogatori e centinaia di foto conservati nella sezione C dell’Archivio del Tribunale di Catanzaro, sono stati sottratti alle muffe e alla polvere dei faldoni abbandonati all’umidità per oltre quarant’anni e raccolti e digitalizzati in 9 cd. Ci son voluti tre anni per catalogare milioni di pagine divise in quattro archivi, in centinaia di faldoni in cui i documenti erano stati inseriti senza alcun ordine. Il salvataggio degli atti, a rischio di deterioramento, è dovuto alla sensibilità di Maria Itri, una studentessa padovana che nel 2004, alle prese con la sua tesi di laurea, scoprì lo stato di disordine e di degrado in cui versavano gli atti processuali. La segnalazione della studentessa venne raccolta da “il Quotidiano della Calabria” e dall’associazione “Altra Catanzaro” che chiamarono alla mobilitazione intellettuali, giornalisti e storici in gran parte calabresi. Salvando le carte del processo si è salvato quello che gli studiosi definiscono il “vincolo archivistico”, ossia quel legame che rende il singolo documento parte di un mosaico, inserito in una rete di relazioni necessarie e significative per capire la realtà e le finalità per il quale è stato prodotto.

Finalmente un risultato positivo ottenuto scandagliando i sotterranei del Tribunale di Catanzaro vero e proprio “luogo della memoria”, in cui il processo venne trasferito, nel 1972, per motivi di ordine pubblico. In questi quarant’anni che ci separano dalla strage, sono state molteplici le iniziative e le richieste di aprire gli archivi e di sottrarre all’oblio la documentazione. Il “Corriere della Sera”, anni fa, aveva dichiarato la disponibilità a promuovere una sottoscrizione e l’associazione familiari delle vittime di Piazza Fontana si era impegnata ad acquistare i macchinari utili per informatizzare i documenti riguardanti tutte le altre stragi che hanno insanguinato l’Italia.

L’archivio digitale è stato presentato venerdì 26 novembre a Catanzaro in occasione del convegno “Da Piazza Fontana a oggi: i documenti, le trame, i processi”, organizzato dall’associazione forense “Diritto di difesa” e dal circolo culturale “Augusto Placanica”. All’iniziativa ha partecipato, tra gli altri, il giudice Guido Salvini, magistrato milanese che alla fine degli anni ottanta riaprì le indagini sulla strage. La restituzione alla collettività della memoria, “delle nostre radici” come le ha definite Fabio Cuzzola, consentirà le opportune verifiche su nuovi elementi forse in grado di riaprire il caso in questo Paese, dove archiviare è diventato sinonimo di insabbiare, di dimenticare.

Angelo Pagliaro

5 anarchici del sud – Un viaggio durato 40 anni – Il 26 settembre 2010 a Frosinone cercheremo di raccontare la storia di Angelo, Annelise, Franco, Gianni e Luigi e di un viaggio mai terminato in cui avevano riposto aspettative e speranze.

9 settembre 2010

Il 26 settembre 1970 cinque anarchici calabresi morivano in un  incidente stradale sull’autostrada del sole, tra Napoli e Roma, all’altezza di Ferentino. Andavano a Roma per consegnare un dossier di controinformazione alla redazione del settimanale anarchico Umanità Nova.
L’incidente destò molti interrogativi già all’epoca data la stranezza della dinamica, la sparizione dei  documenti trasportati dai compagni e tantissime altre incongruenze e coincidenze. Nel corso degli anni i dubbi si sono rafforzati: periodicamente qualche pentito e qualche dossier trovato negli archivi dei servizi segreti confermano i sospetti sul fatto che si sia trattato di una strage mascherata da incidente stradale.
40 anni e ancora torniamo a ricordare questa storia che si è sempre tentato di far dimenticare.
E’ nostra intenzione denunciare pubblicamente l’omicidio dei compagni e ricostruire la loro vicenda, indissolubilmente legata agli avvenimenti dei quali furono testimoni e protagonisti: dal 1969 con gli attentati culminati con Piazza Fontana, inizio della stagione delle stragi, alla rivolta di Reggio Calabria.
Il 26 settembre 2010 a Frosinone cercheremo di raccontare la storia di Angelo, Annelise, Franco, Gianni e Luigi e di un viaggio mai terminato in cui avevano riposto aspettative e speranze.

Alle 17:00 Proiezione di un documentario sull’attentato alla Freccia del Sud a Gioia Tauro che causò 6 morti e 139 feriti e sull’omicidio dei compagni.

Alle 18:00 Dibattito.
Presiede:
Marco Tranquilli (del Gruppo Cafiero – FAI Roma)
Interverranno:
Tonino Perna e Antonella Scordo (parenti dei compagni assassinati)
Roberto Gargamelli (uno degli accusati della Strage di Stato)
Franco Schirone (Autore del libro “La gioventù anarchica”)
Fabio Cuzzola (Autore del libro “5 anarchici del sud”)
Daniele Di Giovanni (figlio di Eduardo: una “colonna portante” della Controinformazione)
Conclude:

Francesco Fricche (del Gruppo Cafiero – FAI Roma)

Alle 19:30 Contaminazioni teatrali
“Evviva Maria” di Ulderico Pesce, recita Lara Chiellino
“70 volte Sud” di Massimo Barilla, recita Salvatore Arena

Alle 21:00 Concerto dei Tetes de Bois

Appuntamento il 26 settembre a partire dalle ore 17:00 alla Cantina Mediterraneo, Via A. Fabi 341 Frosinone


Gruppo Anarchico “C. Cafiero“ – Fai Roma
Via Vettor Fausto 3 – Roma
fairoma@federazioneanarchica.org

Anarchiche e anarchici del Lazio

I cinque anarchici della Baracca: la memoria a quarant’anni dall’autotreno che li uccise

8 settembre 2010

Di Antonella Beccaria

8 SEP 2010

La storia degli anarchici della Baracca – morti non lontano da Roma il 26 settembre 1970 in uno scontro stradale con un camion su cui viaggiavano i fratelli Aniello, in rapporti di lavoro con Junio Valerio Borghese – era stata raccontata qui, recensendo il libro Cinque anarchici del Sud. Una storia negata, scritto da Fabio Cuzzola e pubblicato nel 2001 da Città del Sole Edizioni. E il prossimo 26 settembre, a quarant’anni da quell’impatto, ci sarà a Frosinone (Cantina Mediterraneo, via A. Fabi), una manifestazione per ricordare: Il 26 settembre 1970 cinque anarchici calabresi morivano in un incidente stradale sull’autostrada del sole, tra Napoli e Roma, all’altezza di Ferentino. Andavano a Roma per consegnare un dossier di controinformazione alla redazione del settimanale anarchico Umanità Nova. L’incidente destò molti interrogativi già all’epoca data la stranezza della dinamica, la sparizione dei documenti trasportati dai compagni e tantissime altre incongruenze e coincidenze. Nel corso degli anni i dubbi si sono rafforzati: periodicamente qualche pentito e qualche dossier trovato negli archivi dei servizi segreti confermano i sospetti sul fatto che si sia trattato di una strage mascherata da incidente stradale. Quarant’anni e ancora torniamo a ricordare questa storia che si è sempre tentato di far dimenticare. È nostra intenzione denunciare pubblicamente l’omicidio dei compagni e ricostruire la loro vicenda, indissolubilmente legata agli avvenimenti dei quali furono testimoni e protagonisti: dal 1969 con gli attentati culminati con Piazza Fontana, inizio della stagione delle stragi, alla rivolta di Reggio Calabria.

Il 26 settembre 2010 a Frosinone cercheremo di raccontare la storia di Angelo, Annelise, Franco, Gianni e Luigi e di un viaggio mai terminato in cui avevano riposto aspettative e speranze.

Si inizierà alle 17 con la proiezione di un documentario sulla strage di Gioia Tauro e nel dibattito a seguire interverranno, tra gli altri, Tonino Perna e Antonella Scordo (familiari dei ragazzi assassinati),Roberto Gargamelli (uno degli anarchici accusati ingiustamente della strage di piazza Fontana) insieme agli autori Franco Schirone (La gioventù anarchica) e Fabio Cuzzola. Per maggiori informazioni: fairoma@federazioneanarchica.org

Commento n. 3 alle “verità” di Paolo Cucchiarelli. Sulla presunta stupidità degli anarchici e la ancor più presunta presenza di fascisti assieme a Valpreda al Congresso di Carrara del 1968 di Fabio Cuzzola (31 marzo 2010)

31 marzo 2010

Abbiamo pubblicato – qui sotto – una testimonianza sul passato anarchico (fin dai primi anni ’60) di Valpreda che smentisce categoricamente le diffamatorie teorie di Cucchiarelli. Qui riteniamo utile riproporre la parte della lettera di Fabio Cuzzola (già pubblicata da noi integralmente su questo blog) che riguarda la presunta stupidità degli anarchici e la ancor più presunta presenza di fascisti assieme a Valpreda al Congresso di Carrara del 1968.

Grazie alla collaborazione di Cuzzola siamo ora in grado di pubblicare gli estratti digitali della rivista Storia Ribelle che dimostrano la costruzione di castelli in aria dello “studioso” Cucchiarelli.

Tutto il libro di Cucchiarelli segue una linea ben definita: quella di instillare il dubbio che il circolo 22 marzo fosse un gruppo ibrido, formato da anarchici e fascisti Abbiamo già provveduto nelle nostre precedenti note a sgombrare il campo da tali false affermazioni. Qui ci limitiamo a smentire in maniera documentata le affermazioni che si trovano a pag 368. Su questo argomento avremo ancora occasione di tornare in maniera più articolata.

Gli ex del circolo 22 marzo

Estratti da “Il segreto di Piazza Fontana” di Paolo Cucchiarelli (pag. 368)

I primi rapporti tra i fascisti e Valpreda

Pietro [Valpreda, nostra nota] era davvero così convinto della nuova genuità anarchica di Merlino? Davvero non sapeva che tenesse contatti con i fascisti?

C’è un fatto importante che lega i due giovani già dal settembre del 1968, quando a Carrara, nel terzo Conngresso internazionale delle Federazioni anarchiche si manifestò la frattura tra la FAI e le nuove spinte che venivano dai gruppi di Roma. Valpreda giunse a Carrara con Pietro «Gregorio» Maulorico, Lucio Paulon, Augusto De Amicis, Aldo Pennisi, Alfredo Sestili e il già «convertito» anarchico Mario Merlino. Erano tutti fascisti del «XXII marzo».

Estratti da “Il segreto di Piazza Fontana” e il dibattito sul doppio stato: un intervento di Fabio Cuzzola, insegnante di italiano e latino nei licei

Ma andiamo ora alla parte secondo me più incerta, quella che riguarda il movimento anarchico.

Inizialmente il tutto muove, interpellando vari testimoni presenti all’epoca, della conferenza stampa tenuta dai giovani anarchici, spesso appellati erroneamente “neoanarchici”, per distinguerli dai “vecchi”, subito dopo la strage. Viene virgolettata la frase che parla di altre bombe, ma non si riesce ad attribuire con certezza a nessuno dei presenti tale affermazione. Il tentativo di attribuire agli anarchici la scia degli attentati del 1969 non è nuovo nella storiografia, è certo però che il movimento anarchico non aveva la struttura per architettare l’ondata di attentati dell’epoca. In tal senso invece una tra le poche certezze processuali a nostra disposizione è che per gli attentati del 25 aprile del ’69 a Milano è stato condannato nel processo di Catanzaro del 1981 il neofascista Giovanni Ventura!

Non è chiara poi all’autore la distanza politica tra Feltrinelli e gli anarchici, forse accomunati solo in quanto responsabili di attentati, ma Feltrinelli era marxista e fliocastrista, anni luce dall’anarchia.

Come ancora meno plausibile il ruolo di Roberto Mander descritto trait d’union fra Pinelli e Valpreda, Mander all’epoca aveva solo diciassette anni!

Il nome di Mander riporta al circolo del “22 marzo”, al quale viene dedicato ampio spazio, perché nel libro protagonista degli attentati romani del 12 dicembre. Se è vero che il gruppo, nel quale era stato accolto il milanese Valpreda, venne costituito nel giorno della famosa intervista a Ciao 2001, il 19 novembre del ’69, meno di un mese prima degli attentati, risulta improbabile l’organizzazione di attentati di tale portata. Il “22 marzo” nasce già con il “virus” di Merlino e Ippoliti al suo interno, ed è falso che Valpreda abbia intrattenuto rapporti politici precedenti a quella data con neofascisti o agenti infiltrati.

A supporto della sua tesi, Cucchiarelli cita il convegno internazionale degli anarchici tenutosi a Carrara nel settembre del ’68, sostenendo di una nutrita presenza di neofascisti infiltrati all’evento. Aggiunge inoltre che fra questi molti avevano partecipato al famoso “viaggio–premio” organizzato dall’estrema destra in Grecia nell’aprile del ’68.3 Sarebbe bastato paragonare l’elenco degli anarchici presenti a Carrara, con quello dei giovani neofascisti in Grecia per verificare l’infondatezza della prova. Presente era Valpreda con il gruppo di Milano; Merlino aveva già avuto mandato di infiltrarsi fra i maoisti dopo la spaccatura dovuta agli di Valle Giulia. Valpreda sbandato e hippie venditore di collanine viene paragonato da Cucchiarelli a Lee Oswald, ma non sono sicuro che gli Stati Uniti abbiano fatto i conti fino in fondo con il caso Kennedy

“Il segreto di Piazza Fontana” e il dibattito sul doppio stato: un intervento di Fabio Cuzzola, insegnante di italiano e latino nei licei

30 novembre 2009

http://www.aldogiannuli.it/?p=593#more-593

“Il segreto di Piazza Fontana” e il dibattito sul doppio stato: un intervento di Fabio Cuzzola, insegnante di italiano e latino nei licei

L’intervento di Fabio Cuzzola, insegnante di italiano e latino nei licei

Ho letto e studiato alacremente l’ultima fatica di Paolo Cucchiarelli; complice lo scarso coinvolgimento che vivo per l’ordinaria burocrazia degli esami di stato e l’interesse che nutro per le vicende in questione sin dai tempi della mia formazione universitaria. Ho utilizzato il verbo “studiare”, perché come tento di insegnare ai giovani, qualsiasi cosa vogliamo scoprire e criticare, è necessario prima esaminarla, conoscerla e poi giudicarla.

Premetto inoltre, che non avendo vissuto quella stagione politica, non porto gli “occhiali” deformanti dell’ideologia manichea, anzi nella mia quotidianità educo a liberarsi da ogni dogmatismo per ricercare da sè libertà e giustizia.

Alla chiusura del libro le prime considerazioni sono legate ad un vecchio adagio filosofico: “La creatura ha finito per divorare il creatore!”.

Come tutte le opere storiche, che hanno la pretesa di essere monumentali, il libro di Cucchiarelli finisce per snocciolare materiali su materiali, a dir vero molto interessanti nella prima parte del volume, senza però badare all’impianto delle fondamenta rappresentato dalle fonti.

L’autore stesso in fase introduttiva comunica al lettore le sue scelte in questo campo, sottolineando di aver preferito le fonti archivistiche, documentali-giornalistiche a quelle orali.

Tuttavia alla fine, l’impianto del “radoppio dell’attentato” è verificabile sulle dichiarazioni rese allo stesso autore dal dottor Russomanno e da un tale “Mister X”.

Il primo, mio conterraneo, nato a Reggio Calabria nel 1924, ha trascorso tutta la sua vita a depistare e creare, come lui stesso ha affermato in passato, elementi di deviazione come “il Grande Vecchio”; penso non sia credibile un agente dei servizi segreti che ancora oggi afferma, riferendosi agli storici che: “la strategia della tensione e’ una invenzione vostra”.1

La seconda fonte orale di peso è quella rappresentata da una persona della quale non si vuol far conoscere l’identità; questo può andare bene per il giornalismo, ove la deontologia professionale suggerisce la riservatezza delle fonti, non dovrebbe essere così per lo storico.

Per chi si cimenta con la storia le fonti più sono condivisibili, più gli studi hanno credibilità.

In tal senso mentre il giornalista deve fare lo “scoop”, lo storico deve suscitare interesse, stimolare altre ricerche, inaugurare altri filoni di studio. Il giornalista lavora sull’oggi, lo storico per il domani. A questo proposito anche la scelta del titolo sensazionalistico dell’opera: “Il segreto di Piazza Fontana. Finalmente la verità sulla strage……”, avrebbe la pretesa di mettere il punto esclamativo in materia, se Bloch avrebbe avuto la stessa pretesa di verità, nessuno di noi negli ultimi sessantenni avrebbe mai scritto nulla sulla società feudale. L’approccio alla ricerca da parte dell’autore e “milanocentrico” ovvero, non credendo alla strategia della tensione, e basandosi molto su quella degli opposti estremismi, sfronda molti elementi utili per ricostruire il contesto del prima e del dopo.

In particolare viene espunto tutto quello che è lo scenario meridionale.

Solo qualche esempio.

I timers di Freda, arrivano in quantità in Calabria; parte di essi vengono utilizzati per gli attentati ai treni dei sindacati del 22 ottobre del ’72; un’altra partita verrà scoperta dalla guardia di finanza in un deposito clandestino di Avanguardia Nazionale a Reggio ancora nel 1976.2

Lo stesso Freda che in pieno processo a Catanzaro verrà aiutato nella sua fuga-latitanza dalla ‘ndrangheta, a conferma che i rapporti nord-sud esistevano a cominciare dal ’68, passando per la rivolta di Reggio.

Per ritornare a Milano quei giorni, così come ricostruiti da Cucchiarelli, sembrano più la cronaca di una maratona.

Ventura gira con due borse da portare ai coniugi Corradini, Pinelli corre per bloccare la trappola tesa agli anarchici, l’agente segreto Fusco corre da Roma per bloccare la strage, insomma quanti sapevano e non hanno fermato quest’orrendo misfatto??!!

Il tutto poi per che cosa? Per incastrare Feltrinelli! Già sembra dalla ricostruzione del libro che la strage di Piazza Fontana sia stata ordita per incastrare Feltrinelli! E’ vero che rileggendo le carte delle mie ricerche per i libro: “Cinque anarchici del Sud”, tutti gli interrogatori dei fermati anche a Reggio partivano con la domanda: “Conosci Feltrinelli??”, ma pensare che il raddoppio sia stato effettuato per incastrare l’editore rivoluzionario mi sembra una reductio.

Ma andiamo ora alla parte secondo me più incerta, quella che riguarda il movimento anarchico.

Inizialmente il tutto muove, interpellando vari testimoni presenti all’epoca, della conferenza stampa tenuta dai giovani anarchici, spesso appellati erroneamente “neoanarchici”, per distinguerli dai “vecchi”, subito dopo la strage. Viene virgolettata la frase che parla di altre bombe, ma non si riesce ad attribuire con certezza a nessuno dei presenti tale affermazione. Il tentativo di attribuire agli anarchici la scia degli attentati del 1969 non è nuovo nella storiografia, è certo però che il movimento anarchico non aveva la struttura per architettare l’ondata di attentati dell’epoca. In tal senso invece una tra le poche certezze processuali a nostra disposizione è che per gli attentati del 25 aprile del ’69 a Milano è stato condannato nel processo di Catanzaro del 1981 il neofascista Giovanni Ventura!

Non è chiara poi all’autore la distanza politica tra Feltrinelli e gli anarchici, forse accomunati solo in quanto responsabili di attentati, ma Feltrinelli era marxista e fliocastrista, anni luce dall’anarchia.

Come ancora meno plausibile il ruolo di Roberto Mander descritto trait d’union fra Pinelli e Valpreda, Mander all’epoca aveva solo diciassette anni!

Il nome di Mander riporta al circolo del “22 marzo”, al quale viene dedicato ampio spazio, perché nel libro protagonista degli attentati romani del 12 dicembre. Se è vero che il gruppo, nel quale era stato accolto il milanese Valpreda, venne costituito nel giorno della famosa intervista a Ciao 2001, il 19 novembre del ’69, meno di un mese prima degli attentati, risulta improbabile l’organizzazione di attentati di tale portata. Il “22 marzo” nasce già con il “virus” di Merlino e Ippoliti al suo interno, ed è falso che Valpreda abbia intrattenuto rapporti politici precedenti a quella data con neofascisti o agenti infiltrati.

A supporto della sua tesi, Cucchiarelli cita il convegno internazionale degli anarchici tenutosi a Carrara nel settembre del ’68, sostenendo di una nutrita presenza di neofascisti infiltrati all’evento. Aggiunge inoltre che fra questi molti avevano partecipato al famoso “viaggio–premio” organizzato dall’estrema destra in Grecia nell’aprile del ’68.3 Sarebbe bastato paragonare l’elenco degli anarchici presenti a Carrara, con quello dei giovani neofascisti in Grecia per verificare l’infondatezza della prova. Presente era Valpreda con il gruppo di Milano; Merlino aveva già avuto mandato di infiltrarsi fra i maoisti dopo la spaccatura dovuta agli di Valle Giulia. Valpreda sbandato e hippie venditore di collanine viene paragonato da Cucchiarelli a Lee Oswald, ma non sono sicuro che gli Stati Uniti abbiano fatto i conti fino in fondo con il caso Kennedy.

Risibile è infine la storia di Pinelli che informa la polizia della strage; s’immagini la scena: “Pronto polizia!?? Sono Pinelli, abbiamo messo due bombe, correte a disinnescarle!!”, il virgolettato è mio, ma potrebbe essere una battuta degna del miglior Dario Fo se non si stesse trattando di una ricostruzione storica e non satirico-romanzesca!

Ed è così che a furia di una verità tra mille piste di ricerca e di confronti incrociati che nasce l’incertezza del libro; nei paragrafi concernenti la figura di Pinelli e il “doppio” ferroviere, ho contato, sarà per deformazione professionale, venticinque proposizioni interrogative ed altrettanti periodi ipotetici, il che mi fa pensare più ad una ricostruzione di Carlo Lucarelli, che onestamente pone dubbi nelle sue trasmissioni divulgative, piuttosto che ad un lavoro storico.

Se cadiamo e crediamo in queste sabbie mobili, la deriva è quella di cancellare il confine tra vittime e carnefici, preparandoci ad un quarantesimo anniversario della strage, più lontano dalla verità e dalle responsabilità.

Mi piace ricordare una frase di Vittorini che uno studente anonimo ha scritto in una classe della mia scuola: “Non ogni uomo è uomo, allora. Uno perseguita e uno è perseguitato; e genere umano non è tutto il genere umano, ma quello soltanto del perseguitato.”

Fabio Cuzzola, docente di Italiano e Latino nei licei, 8 luglio ‘09

P.S. La storia della vicenda di Piazza Fontana, vera cesura storica della nostra storia contemporanea, ha catturato l’attenzione di numerosi studiosi e credo continuerà a farlo per molto tempo, proprio perché credo che la storia sia una verità sempre aperta, e con il passare degli anni, l’apertura di nuovi archivi, e speriamo la fine del “segreto di stato”, molto ancora ci toccherà in dono da studiare.