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1969 12 19 Messaggero – Roma Oggi una decisione sulla proroga dei fermi.- Tredici i giovani che sono ancora trattenuti in Questura

26 ottobre 2015

1969 12 19 Messaggero - Roma Oggi una decisione sulla proroga dei fermi

Le indagini sugli attentati dinamitardi

Oggi una decisione sulla proroga dei fermi

Il maggiore indiziato, Pietro Valpreda, aveva un contratto per ballare all’Opera di Cagliari – L’anarchico ha ricevuto a Regina Coeli l’ordine di cattura spiccato dal magistrato – Tredici i giovani che sono ancora trattenuti in Questura 

L’indagine in corso sui tredici giovani fermati dall’ufficio politico della questura e indiziati per la strage di Milano e per i gravi attentati avvenuti lo stesso giorno nella capitale prosegue a ritmo serrato.

Ieri il capo dell’ufficio politico della questura ha reso noto che è stato operato un nuovo fermo. Nel corso della notte, infatti, un giovane che era stato ricercato invano nei giorni scorsi, è stato fermato e condotto negli uffici di via San Vitale. Il numero dei fermati, dunque, è salito a quattordici; sempre ieri, però, uno dei fermati, una donna, è stata rilasciata ed il numero, perciò, si è stabilizzato nuovamente sul tredici.

La posizione di alcuni giovani appare piuttosto grave. Questa mattina il dr. Provenza chiederà alla procura della Repubblica la proroga del fermo. Gli elementi emersi sui giovani, gli indizi che indicano in questi «contestatori» una certa colpevolezza sono tali che il capo dell’ufficio politico ritiene necessario continuare le indagini per raccogliere altre prove.

Dei fermati, otto si trovano già in carcere (un minorenne è all’«Aristide Gabelli» e una donna è trattenuta a Rebibbia), mentre cinque sono ancora nelle celle di sicurezza della questura. Per costoro, stamane, scadono le 48 ore oltre le quali la polizia deve chiedere, come abbiamo detto, al magistrato che sovrintende alle indagini, dr. Occorsio, l’autorizzazione al fermo giudiziario. Nel caso che la richiesta venisse accolta i cinque verrebbero trasferiti dalle camere di sicurezza di San Vitale nel carcere di Regina Coeli.

La questura non ha ancora reso noti i nomi dei fermati. Sono trapelate, però, nel giorni scorsi, notizie su alcuni di essi. Non è possibile, per ora, conoscere la posizione di ognuno. Alcuni potrebbero venire rilasciati al termine delle indagini, altri saranno probabilmente incriminati. Sembra che si sia aggravata la posizione di Roberto Mander, 17 anni, figlio del famoso direttore d’orchestra.

Tra i fermati vi è Emilio Borghese, 22 anni, figlio di un noto magistrato, Mario Merlino di 25 anni, laureando in legge e uno dei fondatori del gruppo XXII Marzo ed Elga Borthe, amica del Valpreda. Il Merlino, come si sa proveniva dall’organizzazione di estrema destra «Avanguardia Nazionale». Anche un’altra persona che frequentava il gruppo «XXII Marzo» e che proveniva da «Avanguardia Nazionale» è stato fermato dalla polizia romana. Si tratta di Antonio Serventi, il quale è molto noto tra gli estremisti sia di destra che di sinistra. Ha una quarantina d’anni e fino a tre anni fa aveva militato nel MSI e poi nei gruppi dissidenti neo-fascisti. Il Serventi viene indicato dai giovani che frequentano piazza di Spagna, piazza Navona e piazza Santa Maria in Trastevere, come uno stravagante bevitore che andava in giro fino a qualche tempo fa con un cobra avvolto intorno a] corpo. Fu implicato, inoltre, in una denuncia per sevizie.

Non è improbabile che nei prossimi giorni il magistrato dottor Occorsio decida di mettere a confronto il Valpreda con alcuni fermati al fine di raccogliere altri elementi utili alle indagini.

Pietro Valpreda ieri ha ricevuto in carcere la notizia che il magistrato aveva deciso di emettere contro di lui l’ordine di cattura. Si trova in una cella d’isolamento di Regina Coeli sotto stretta sorveglianza. Si teme infatti che date le sue precarie condizioni psichiche possa compiere gesti avventati. Intanto affiorano nuovi particolari sulla personalità e sulla vita dell’indiziato numero uno. Pur non essendo mai stato un ballerino di valore il Valpreda avrebbe dovuto partecipare, quale ballerino di fila, alla stagione lirica cagliaritana organizzata dall’istituzione dei concerti e del teatro lirico del capoluogo sardo. Egli era stato scritturato assieme ad altri ballerini e ballerine con un impegno contrattuale dal 30 dicembre all’11 gennaio prossimi. Avrebbe dovuto partecipare alle tre rappresentazioni della «Forza del destino» di Verdi in programma a Cagliari il 4, l’8 e l’11 gennaio. Dopo le trattative intercorse tra il Valpreda e l’ente organizzatore, l’indiziato aveva firmato il contratto per una paga giornaliera di undici mila lire e lo aveva rispedito, per le formalità, a Cagliari.

Intanto si è appreso della singolare protesta degli anarchici romani. Gli aderenti alla FAI hanno infatti annunciato di aver compiuto un passo in questura per protestare contro la definizione di anarchici data dai funzionari dell’ufficio politico agli esponenti del gruppo «XXII Marzo». «Saremo costretti – ha detto un redattore di Umanità Nova, l’organo della FAI – a ricorrere alle vie legali contro la Questura di Roma se continuerà a chiamare anarchici persone che sono state espulse dalle nostre federazioni e che sono state allontanate da tutti i nostri circoli».

libertaria anno 11 n 4 2009 Due del 22 marzo Parlano Roberto Gargamelli e Roberto Mander. Nel 1969 erano militanti del circolo romano di via del Governo vecchio – di Giulio D’Errico, Martino Iniziato, Fabio Vercilli e Matteo Villa

16 dicembre 2010

libertaria anno 11 n 4  2009

Due del 22 marzo

di Giulio D’Errico,Martino Iniziato,Fabio Vercilli e Matteo Villa


Parlano Roberto Gargamelli, 59 anni, che si occupa di fotografia e grafica scientifica all’università La Sapienza di Roma, e Roberto Mander, 57 anni, psicologo. Nel 1969 erano militanti del circolo romano di via del Governo vecchio

Come sei diventato anarchico?

Roberto Mander. Durante il ‘68, intorno a «vecchi» anarchici come Aldo Rossi e la moglie Anna, che gestivano il settimanale Umanità Nova, iniziammo a radunarci noi ragazzi (all’epoca ero minorenne), sempre nella sede di via Baccina dove c’era anche la Fagi. Eravamo spinti da un grande fermento, una voglia di fare, di cambiare, di aiutare. Sono gli anni dell’immigrazione dal Meridione, e tra i primi interventi ci sono quelli a sostegno degli edili (aumentati in maniera vertiginosa all’ombra dei palazzinari romani, vivevano in pessime condizioni) e l’organizzazione di un doposcuola per i ragazzini. Dopo un po’ di tempo, andai a Reggio Calabria con Emilio Borghese (anche lui inquisito per la strage) a incontrare Luigi Casile e Gianni Aricò, due compagni che stavano facendo un prezioso lavoro in quella lontana città, e che poi moriranno in quello strano incidente stradale nel settembre 1970, mentre venivano a Roma a consegnare il risultato delle indagini sulle commistioni tra fascisti, ‘ndrangheta e politica durante la rivolta dei «boia chi molla».

Roberto Gargamelli. Frequentavo ancora le scuole superiori quando, insieme ad alcuni amici, andai a una manifestazione. C’era una vitalità impressionante, si parlava con tutti. Tra le centinaia di bandiere rosse scorgiamo un gruppo di bandiere nere. Ci incuriosiamo, ci avviciniamo e chiediamo chi fossero gli anarchici, cosa facevano; iniziamo così a leggere i testi fondamentali dell’anarchia e a frequentare la sede di via Baccina, dove si facevano sempre riunioni (ma non solo lì, ovviamente) e si discuteva di tutti i sogni, le speranze di ognuno.

Com’era il clima politico e sociale nell’anno della strage?

Mander. Il ’69 è un anno particolare. C’è una situazione molto mobile, tante cose in ballo, vogliamo intervenire come giovani in quello che succede, specialmente nel sociale, ed essere «protagonisti» del cambiamento. Il ‘69 è anche l’anno dell’arrivo di Pietro Valpreda a Roma.

Intorno a lui si coagulano nuove persone, tra Fai, Fagi e il laboratorio di via del Boschetto (quello dove costruiva le lampade liberty che renderanno possibile la montatura dei vetrini colorati trovati nella borsa rinvenuta alla Comit). Io non aderisco al 22 marzo, ma il nostro era un ambiente più che contiguo e ci si conosceva tutti. Resta comunque il ricordo di un entusiasmo, di un andarivieni di persone, di idee che non ho mai più incontrato. Pensa: un entusiasmo e un’apertura tali da permettere a un ex fascista (o meglio, questo è ciò che dichiarava) come Mario Merlino di entrare a far parte del Circolo 22 marzo.

Gargamelli. Si viveva davvero in modo aperto, affrontando tutto nell’ottica del miglioramento. Addirittura, c’era anche collaborazione tra noi e i vecchi militanti del Pci, in particolare con quelli della sede di Alberone, che aveva le porte aperte a tutti, ma nell’estate del ‘69 arriva la decisione del Pci di “chiusura” ai movimenti. Tra l’altro c’erano degli screzi con i vecchi anarchici della Fai: noi volevamo fare lavoro sul territorio, nelle scuole, nei quartieri, coinvolgere le persone, parlare di idee, sogni da realizzare, vedevamo un momento di apertura. Però ci scontriamo sempre più con i vecchi che non vogliono muoversi, vogliono restare al di fuori di certi interventi, vogliono partecipare solo alle manifestazioni più grandi, mentre noi siamo anche in quelle più piccole. Tutto finisce con una rottura insanabile. Perciò ci trovammo a dover ricominciare tutto da capo: nacque così il Circolo 22 marzo.

Dov’eri il 12 dicembre? Cosa ricordi di quel giorno?

Mander. Beh, quel giorno lo ricordo bene. Attorno all’ora delle bombe (tra le 16,30 e le 17,30) ero proprio al 22 marzo, in una saletta di non più di 30 metri quadri, con vicino un certo Andrea. Personaggio che ci farà un brutto scherzo: era in realtà un agente di pubblica sicurezza infiltratosi tra noi, testimone diretto della nostra completa estraneità alle bombe romane e a qualsiasi progetto terrorista. Ma la sua mancata testimonianza a nostro favore converge con la nostra tesi, che ci fosse cioè un progetto predeterminato, costruito a tavolino, per far compiere a noi un determinato percorso al termine del quale sarebbe stato facile additarci come responsabili.

Gargamelli. Io invece stavo riparando la Vespa di un mio amico in piazza Re di Roma, molto lontana dalla Banca nazionale del lavoro e dall’Altare della patria. L’avevo rotta io, la Vespa, e mentre ero in questa piazza con metà dei pezzi sparsi per terra, mi accorgo di un elicottero dell’aeronautica militare che è costretto a fare ben tre giri sopra la piazza, prima di poter proseguire. Durante l’istruttoria cercai di far valere questa questione. Furono interrogati i tre comandanti di elicottero che quel giorno avevano sorvolato Roma. Due avevano orari incompatibili, il terzo invece affermò proprio di avere dovuto fare tre giri sulla piazza poiché aveva incontrato un vuoto d’aria e allora aveva dovuto aspettare prima di poter proseguire in linea retta. Ma questa testimonianza sparì materialmente dal rinvio a giudizio del sostituto procuratore Ernesto Cudillo… Inoltre, vengo accusato di avere materialmente deposto la valigia con l’ordigno nel sottopassaggio della Bnl. Perché? Mio padre lavora in quella banca, e io ero quindi il colpevole perfetto. Lui dichiarò la mia estraneità, ma ci fu poco da fare. Un altro episodio è significativo: anch’io, come Valpreda, vengo posto a confronto per permettere il riconoscimento da parte di un supertestimone. Nel mio caso, questi era un giovanissimo impiegato della Bnl che, vedendomi con indosso i vestiti del carcere tra quattro poliziotti con la cravatta, fiutò subito la trappola in cui stava per cadere e dichiarò che colui che pensava di aver visto in banca non era tra quei cinque soggetti. Altrimenti Valpreda sarebbe stato il mostro di Milano e io il mostro di Roma.

Oggi, a quarant’anni da piazza Fontana, che senso ha ricordare e continuare a studiare una pagina della nostra storia iniziata il 12 dicembre 1969?

Mander. Credo che dobbiamo impegnarci per impedire che certe notizie false vengano diffuse ancora oggi. Non si sono fatti i conti con quella pagina così ancora oggi dobbiamo parlare di elicotteri e infiltrati, quando la verità si sarebbe potuta trovare molto tempo prima. Per questo è importante studiarla: per evitare che tutta quella vicenda venga sepolta nell’oblio e nell’indeterminatezza.

Gargamelli. Sicuramente è importante ricordare, tenendo presente che l’attuale governo è legato a doppio filo a quel periodo, alla strategia delle stragi, sia perché frutto di quel periodo così cupo e devastane della nostra storia recente sia perché varie figure-chiave di questa legislatura sono state esponenti del «no alla libertà, sì al colpo di stato».

Ha ancora senso pensare a un’ennesima riapertura delle indagini, o a una sorta di «commissione di riconciliazione» che tenti di ricostruire le responsabilità storico-politiche?

Mander. Penso che ancora oggi sussista un infido gioco di ricatti e complicità. A quarant’anni dai fatti, parliamone in termini politici. Ognuno dica quello che sa, perché mi sembra che ci siano sempre dei «non detti». In Italia non si riesce a chiudere quella stagione, Come non si chiuse il periodo fascista in maniera definitiva dopo il 1945. Basta con la dietrologia che non fa altro che confondere. Raccontiamo e parliamo tutti.

Gargamelli. Secondo me bisogna lavorare su un piano di verità storico-politica, non giudiziaria. Processualmente ritengo la vicenda chiusa, ma si potrebbe fare molto per scoprire l’area grigia in cui si è sviluppata la vicenda.

Umanità Nuova 29 Giugno 1997 – Strage di Stato e dintorni. Una testimonianza sul movimento anarchico a Roma all’epoca della Strage di Stato. Nostra intervista a Raniero Coari

28 novembre 2009
Umanità Nuova 29 Giugno 1997
Strage di Stato e dintorni
Una testimonianza sul movimento anarchico a Roma all’epoca della Strage di Stato. Nostra intervista a Raniero Coari
– Tu eri a Roma negli anni sessanta, facevi parte di un gruppo?

Sì, assieme ad altri giovani avevamo costituito un gruppo aderente alla Federazione anarchica giovanile . Avevamo anche l’incarico della C.di Relazioni della federazione giovanile ed eravamo inoltre impegnati a livello locale nel lavoro di propaganda e di azione politica, nelle manifestazioni che in una città come Roma erano frequenti. Riuscimmo pure a fondare un circolo anarchico assieme ai compagni della FAI di Roma: il “Bakunin” che ebbe una sua sede dagli inizi del 1969 fino all’assalto della polizia la notte della Strage di Stato.
Personalmente collaboravo con altri compagni anche al settimanale Umanità Nova che veniva stampato a Roma diretto da Mario Mantovani ed Umberto Marzocchi.
– Quale relazione esisteva tra il gruppo dei compagni calabresi periti nell’incidente sull’autosole nell’estate del 1970 di cui Umanità Nova ha dato testimonianza anche ultimamente e la Strage di Stato?
I compagni calabresi erano tenuti d’occhio dalla polizia politica. Il 20 aprile 1969 Angelo Casile ed Arico’ subiscono un’irruzione della polizia alla ricerca di armi ed esplosivi a Reggio Calabria, da notare la data così prossima al 25 aprile , Umanità Nova dopo aver riportato il fatto ritorna con un commento del compagno Placido la Torre la settimana successiva. Pochi giorni dopo la Strage di Stato Casile, Arico’ e la sua compagna Annalise vengono detenuti per una settimana a Regina Coeli e pesantemente interrogati, ma non risposero nemmeno alle domande, solo rivendicarono la completa estraneità del movimento anarchico alle bombe di qualsiasi tipo. Il resto della loro storia è noto.
– Qual’era il clima politico dell’epoca ?
Spesso sento evocare il ’68 e dintorni come un periodo di esaltanti manifestazioni, di occupazioni prolungate e tranquille e così via. Ma non fu tutto così facile e semplice dato che il potere spesso colpiva brutalmente ed indiscriminatamente senza parlare poi degli sgherri di Almirante sempre pronti specie a Roma e nel meridione ad intervenire. Nel 1969 la repressione incrudelì, basti ricordare che quell’anno si aprì con la notizia dei fatti della Bussola a Viareggio con il grave ferimento di Soriano Ceccanti ad opera delle forze di polizia, ferimento che porterà il ragazzo su una sedia a rotelle, e poi Avola e Battipaglia con i loro morti, a Roma continua la pesante opera repressiva nelle manifestazioni studentesche, i primi attentati sui treni, le bombe di Milano del 25 Aprile…. Si puo’ dire che da lì inizia la strategia della tensione, oltre all’attacco ed alla repressione diretta il potere inizia ad incolpare gli anarchici per dividere ed isolare la parte libertaria della sinistra che rischiava di influenzare tutto un movimento e di radicarsi nella società.
La sinistra ufficiale come al solito fa finta di non capire. Gli anarchici a Milano ed a Roma in special modo conducono una campagna per la liberazione dei compagni ingiustamente detenuti per le bombe del 25 Aprile, molti i giovani che effettuano dei digiuni di protesta davanti ai Palazzi di Giustizia. I coniugi Corradini verranno scarcerati dopo sette mesi, gli altri compagni dovranno attendere molto di più.
– Quali erano i gruppi anarchici operanti a Roma in quel periodo?
Oltre ai gruppi FAI e FAGI prima ricordati esisteva il Circolo Bakunin al quale facevano riferimento molti compagni e simpatizzanti, inoltre la presenza della redazione di Umanità Nova faceva sì che a Roma arrivassero di continuo militanti e compagni da tutte le parti. Marzocchi era spesso a Roma per il giornale, così pure Pino Pinelli, i compagni calabresi e tanti altri.
Il circolo Bakunin oltre all’attività normale di propaganda svolgeva azione di proselitismo e sostegno in alcune zone disagiate di Roma e gestiva la sede in un rione centrale. Dal circolo si staccarono alcuni compagni, tra cui Valpreda all’epoca a Roma, che formarono per brevissimo tempo il famoso 22 Marzo.
– Si è scritto di un gruppo anarco-fascista da parte della stampa di regime anche per la presenza di Mario Merlino…
La realtà è stata che alcuni compagni intesero svolgere un’attività politica autonoma non riconoscendosi nelle posizioni della FAI-FAGI e formarono un gruppo più movimentista rispetto al nostro e tutto si sarebbe in seguito chiarito se il potere non avesse predestinato il 22 Marzo a pedina principale del suo gioco. Difatti l’agente della squadra politica che si era avvicinato al Bakunin si sposto’ al gruppo di Valpreda mentre invece Merlino frequento’ per due o tre volte i nostri gruppi per poi sparire verso ottobre causa esami…
Merlino viene poi ripescato ed inserito quale militante del 22 Marzo solo per avallare la tesi degli opposti estremismi che anche la sinistra ufficiale spesso ebbe modo di ripetere stupidamente. Ricordo che alla morte dei compagni calabresi la stampa di sinistra parlo’, imbeccata dalle veline della polizia politica, di anarco-fascisti.
– Veniamo ora alla Strage di Piazza Fontana.
Dico sempre che chi come noi non ha vissuto quei giorni non potrà mai capire bene e fino in fondo quanto sia giusto parlare di Strage di Stato. Poco importa se a mettere l’esplosivo sia stato uno dei servizi segreti od un fascista prezzolato, tutta la preparazione tecnica, gli appostamenti, i pedinamenti, le campagne di stampa contro gli anarchici ed i sovversivi, la campagna per la morte accidentale del poliziotto Annarumma a Milano durante una manifestazione, l’azione combinata dei magistrati, il far scoppiare delle bombe minori a Roma su misura del 22 Marzo…infine l’aver concentrato solo sugli anarchici l’azione repressiva della notte e dei giorni successivi in tutta Italia non risparmiando nemmeno l’abitazione di Marzocchi a Savona, ci danno la misura di un’azione statale concertata al fine di eseguire e coprire mandanti ed esecutori della Strage.
Ritengo che lavorassero a questa idea geniale da parecchio tempo forze interne allo Stato probabilmente dietro suggerimento NATO o CIA, forze statali di funzionari vecchi come il questore Guida di Milano carceriere di antifascisti nel ventennio oppure nuovi come il commissario Calabresi giovane rampante dell’Ufficio politico…Così l’indagine venne spostata a Roma, mentre a Milano si insabbiava l’affare Pinelli.
Parlo di azione concertata di diverse forze burocratiche clerico-fasciste perchè dopo la Strage si scateno’ un’ondata repressiva anche contro i militanti operai più attivi con licenziamenti e condanne.
Inoltre il compagno Valpreda viene indicato volutamente ed indebitamente da parte di un giudice in un verbale della magistratura di Milano che indagava sulla bomba del 25 Aprile come latore di una confidenza al giudice stesso, una cosa banale ma che mette in allarme i compagni della Croce Nera di Milano che, attraverso Pinelli, informano i compagni responsabili di altri gruppi e quindi anche noi a Roma che cerchiamo di chiarire. Il potere riesce quindi a dividerci o comunque a mettere in atto un atteggiamento di diffidenza nei confronti della vittima predestinata. Di questo episodio rimane traccia anche nell’interessante ricostruzione a pochi giorni dai fatti che Mario Mantovani fa su Umanità Nova del 17 gennaio 1970 dove pure mette in risalto l’assassinio di Giuseppe Pinelli e l’inconsistenza delle prove a carico di Valpreda. L’azione di controinformazione parte e subito dopo, leggendo centinaia e centinaia di pagine di interrogatorio ci si renderà conto che non esiste la benchè minima prova a carico degli imputati. Valpreda e compagni diverranno quindi, soprattutto grazie all’azione ed alla propaganda dei militanti anarchici, le vittime del sistema statale, gli innocenti da scarcerare, dopo essere stati trattati da fascisti sanguinari, o da belve anarchiche a secondo dei gusti…
Per ultimo ricorderei anche che i vari super-testi, allora non esistevano i pentiti, alcuni dei quali semplici simpatizzanti, in realtà non testimoniarono su un benchè minimo indizio, figuriamoci poi la spia della questura…. A Roma l’attività di contro-informazione venne portata avanti soprattutto dal Collettivo politico-giuridico in cui erano presenti compagni della FAI. Devo qui ricordare purtroppo i miei genitori prematuramente scomparsi nell’aprile 1974: Aldo Rossi ed Anna Pietroni, instancabili animatori del Collettivo Politico Giuridico di Difesa, ed organizzatori dei gruppi romani della FAI. Il movimento anarchico, nelle sue varie componenti, fu capace di coordinare gli sforzi e le azioni in una efficace campagna di propaganda e di contro-informazione.
In che modo venivano letti gli avvenimenti che hai ricordato alla luce della strategia della tensione che poi è venuta fuori chiaramente negli anni settanta con le successive stragi ?
Da parte del movimento anarchico credo ci fu una prima lettura, grosso modo, classica. Non bisogna dimenticare che poco tempo prima in Grecia si era istallata la dittatura dei colonnelli e che in Italia il fascismo si giovo’ anche del massimalismo parolaio di parte della sinistra, di un anti-parlamentarismo bolscevico ed autoritario oltre che della violenza squadrista e che come anarchici temevamo il riproporsi di un attentato tipo “Diana” del 1920 magari fatto da fascisti a fini eversivi. Certamente nello Stato italiano erano presenti forze che venivano dallo stesso fascismo e che essendo bravi servitori dello Stato erano stati riassunti nell’immediato dopoguerra, specialmente nei servizi,e che erano ben collegate con i gruppi di destra.
Di fatto dopo la Strage di Piazza Fontana il temuto colpo di Stato delle destre non avverrà, molti, dando retta alla sinistra ufficiale, attenderanno come Drogo del “Deserto dei Tartari” il profilarsi della reazione all’orizzonte….Ma lentamente da slogan, la Strage di Stato, si rivela esattamente per quello che è, ossia una strategia che facendo leva sugli opposti estremismi tende a rafforzare lo Stato…democratico a colpi di bombe o di mitra BR poco importa . Dopo poco comunque appare chiaro, anche costatando la pervicace azione della magistratura nel voler tenere in galera i nostri compagni, che il potere statale è il mandante della Strage.
A distanza di così tanti anni mi dà quasi un senso di vertigine il riproporsi ora dell’affare Calabresi, dell’informatore “Anna Bolena” a Milano, fatto che forse potrebbe spiegare il movente dell’eliminazione di Pino Pinelli il quale avrebbe potuto capire qualcosa di troppo dietro le domande degli sbirri, l’incriminazione di fascisti come esecutori della Strage e così via.
Troppa grazia, nevvero?