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10 marzo 1972 L’istruttoria rapita. Controprocesso Valpreda (dal settimanale ABC)

14 agosto 2011

Controprocesso Valpreda

L’istruttoria rapita

Come annunciato ai lettori sul numero dello scorso settimana, «ABC» inizia il suo «contro processo» parallelamente a quello ufficiale che si sta celebrando in Corte di Assise a Roma. A questa prima tavola rotonda abbiamo invitato, assieme ad alcuni esponenti di «magistratura democratica», i registi Elio Petri e Giuliano Montaldo: sono gli autori di film come «Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto» e «Sacco e Vanzetti». Il primo ha mostrato con terribile efficacia il funzionamento dell’apparato poliziesco-giudiziario nel nostro Paese, il secondo ha rievocato la tremenda vicenda di due anarchici italiani stritolati dalla struttura di potere in America negli anni venti. Questi due «piani» si incrociano sulla figura del protagonista del processo: l’anarchico Pietro Valpreda. L’imputato non soltanto ha sempre professato la propria estraneità ai fatti ma ha già dimostrato nel corso del dibattimento di non voler essere una vittima rassegnata. In prima udienza ha gridato rivolto al Pubblico Ministero: «Boia! Assassino!».

PARTECIPANTI

ELIO PETRI regista cinematografico («Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto» e «La classe operaia va in paradiso»)

GIULIANO MONTALDO regista cinematografico («Sacco e Vanzetti» e «Gott mit uns»)

LUIGI SARACENI magistrato ( Magistratura democratica )

GABRIELE CERMINARA magistrato ( Magistratura democratica )

MARIO BARONE magistrato ( Magistratura democratica )

ANGIOLO BANDINELLI segretario nazionale del partito radicale

LAURA LILLI giornalista

VIOLA ANGELINI professoressa di lettere

BRUNELLA CHILLOTTI segretaria nazionale del movimento laico

MAURO MERLI del movimento laico

CARLO MARCHESE del movimento laico

MASSIMO TEODORI giornalista

Dalla redazione romana

«ABC» – Chiediamo a Elio Petri di fare una piccola introduzione, tanto per dare un quadro della situazione generale in cui è venuto a trovarsi l’inizio di questo processo.

PETRI – Comincio volentieri, ma non fatemi sentire il «presidente»: noi siamo qui per riflettere e non per giudicare… Vorrei parlare prima di tutto delle sfumature che in genere sfuggono al lettore, sfumature che nella maggior parte dei casi, anzi quasi sempre, sono della massima importanza. Per esempio chi ha seguito le prime udienze del processo Valpreda dovrebbe essersi reso conto che il processo è stato fissato in concomitanza col viaggio di Nixon in Cina, col festival di Sanremo. Anche il processo di Clementi, l’attore accusato di detenzione di droga, è stato fatto in questi giorni. Bisogna dire che queste cose non sono casuali, ma studiate e volute e poi messe in atto.

 Bisogna Sparare

BARONE – In questa sede, possiamo fare due cose: o una grossa analisi politica di tutto il fatto, oppure una specie di «tallonamento» al processo vero e proprio.

BANDINELLI – E’ impossibile scindere le due cose: automaticamente, parlando di una, si parla dell’altra.

MONTALDO – Le cose verranno fuori parlando. Tanto per continuare il discorso di Petri sul festival, non dimentichiamo il colpo di scena sul golpe di Borghese, né il caso Calzolari letteralmente sottratto a Vittozzi. Sono cose legate a Valpreda, ma alla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica sfuggono. Proprio l’altro giorno, un tassista romano al quale avevo chiesto chi era secondo lui Valpreda, mi ha detto: «A quell’assassino bisogna sparare». Allora ho cominciato a spiegare alcuni fatti, per esempio l’affascinante ipotesi del sosia: si è fermato e ha cominciato a fare domande, voleva sapere tutto.

SARACENI – Con un discorso molto semplice si possono spiegare tutte queste cose. La gente si chiede perché si fa tanto clamore, se portare o no il processo a Milano. Secondo me questo ha poca importanza, in questo momento. Sicuramente però si può affermare questo: l’istruttoria è stata fatta da un giudice incompetente. Il che non significa necessariamente che la Corte di Assise di Roma sia per forza incompetente. Ma una cosa è certa: il processo si è voluto fare a Roma e lo si è fatto a costo delle più clamorose e nelle stesso tempo elementari violazioni di legge. Cominciamo da capo. Fin dal 18 dicembre Occorsio contesta agli imputati anche la bomba della Comit, sicuramente collocata dopo le altre bombe, come fatto di strage. Formulando in questo modo l’imputazione, è Occorsio stesso a dire con molta chiarezza e senza ombra di dubbio che lui è incompetente, però il processo lo vuole fare lo stesso.

ANGELINI Però hanno rimediato dicendo che la bomba alla Comit di Milano non la consideravano più strage ma trasporto di materiale esplosivo.

SARACENI – Arriviamoci cronologicamente. Nel marzo il processo passa da Occorsio nelle mani del giudice istruttore Cudillo. Anche lui, il 17, fa il suo bravo, mandato di cattura e ribadisce ancora i famosi punti che erano stati messi in evidenza da Occorsio. Anche Cudillo in pratica dice: «Non sono competente, ma procedo io».

LILLI – Sempre definendo strage la bomba della Comit.

SARACENI – Sì, e come se non bastasse, la stessa cosa si ripete in luglio, con la stessa cronologia, salvo un errore materiale nel mandato di cattura che o è un lapsus oppure indurrebbe a ben altre valutazioni. Infatti, pur essendo pacifico negli atti che la bomba a Roma è stata collocata alle 16,15, nel mandato di cattura si indica come ora di collocamento le 16,35. Ma proprio in quei giorni Cudillo è investito dalla questione della competenza dai difensori dei parenti di Valpreda, che gli fanno un’eccezione. Cudillo risponde sibillinamente «… ricorrono pertanto tutti i presupposti di fatto e di diritto perché la competenza sia del tribunale di Roma», senza però specificare quali sono questi presupposti.

MERLI – Dopo l’eccezione della difesa, cambia qualcosa?

SARACENI – Niente, ma si corre ai ripari. Acquisite tutte le prove, al momento di emettere la sentenza, Occorsio e Cudillo capiscono che non possono insistere, e allora stranamente si inteneriscono nei confronti degli imputati. Per normalizzare la situazione quindi, Occorsio e Cudillo trasformano l’accusa di reato di strage a trasporto di materiale esplosivo. Così, secondo gli orari, eliminata la bomba della Comit, rimane quella della Banca Nazionale del Lavoro di Roma, e quindi la competenza è a Roma.

Perché Roma

CHILLOTTI – Ma Falco potrebbe mandare il processo a Milano?

CERMINARA – Secondo me, se lo manda a Milano glielo rimandano indietro. A meno che non lo mandi in Cassazione per il cosiddetto conflitto di competenza. Oppure potrebbe ricordarsi della bomba della Comit e decidere che l’istruttoria è nulla, ma anche qui le cose sono complicate.

MARCHESE – Quindi l’obiettivo era spostare il processo a Roma.

SARACENI – Ecco che saltano fuori i motivi politici. Se con l’intervento dell’avocato Spazzali la corte dichiarasse nulla l’istruttoria, questo significherebbe scarcerare gli imputati..

MONTALDO – Ma a questo non arriveranno mai, è un’ipotesi politica folle.

SARACENI – Ricordiamo ancora certi fatti. Isoliamo per un momento le bombe e parliamo solo di quelle a piazza Fontana. L’istruttoria resta formalmente a Milano fino al 22 dicembre, data in cui il procuratore della Repubblica di Milano, De Peppo, trasmette a Roma gli atti con una lettera: «… come da precedenti accordi telefonici con codesto ufficio, si trasmettono gli atti…» ecc.

«ABC» – Lo stesso De Peppo che il giorno dopo il «suicidio» di Pinelli appare in televisione per dire che la polizia ha agito sempre nel rispetto della legalità e che nel caso di Pinelli non c’era stato il tempo per trasmettere l’avviso di fermo, coprendo quindi le illegalità della polizia.

SARACENI – …Dicevamo che gli atti restano a Milano, nelle mani di Paolillo, fino al 22 dicembre. Ma il famoso confronto Valpreda-Rolandi si fa a Roma il 16 dicembre, quando Occorsio non è ancora formalmente investito.

Cinque punti

TEODORI – Paolillo è stato letteralmente, clamorosamente defenestrato, perché aveva rifiutato la perquisizione in casa Feltrinelli, perché aveva ripetutamente scarcerato Claps e perché aveva rifiutato di sottoporre a intercettazione il telefono dell’avvocato Boneschi.

«ABC» – Se Claps non trovava Paolillo, adesso sedeva vicino a Valpreda.

SARACENI – Certo. Per neutralizzare Paolillo, allora si prende Valpreda e si porta a Roma, a sua insaputa.

«ABC» – Il motivo, secondo noi, sta in questi cinque fatti: 1) a Treviso c’è il giudice istruttore Stiz contro Ventura-Freda; 2) a Milano c’è il giudice istruttore D’Ambrosio per Pinelli; 3) a Roma, al giudice Vittozzi viene «carpita» la pratica Calzolari, e viene denunciato (questo giudice aveva creduto opportuno riaprire la pratica dopo che era stata archiviata); 4) sempre a Roma c’è l’istruttoria a carico di Borghese, il principe nero, che è finita, guarda caso, con la scarcerazione di tutti per mancanza di indizi. Borghese arriverà quanto prima vittorioso; 5) Ancora a Roma si procede contro i giornalisti Barberi e Fini, autori del più recente volume su Valpreda. Quindi a Roma le piste fasciste sono chiuse, mentre a Milano e a Treviso sono ancora aperte

MONTALDO – Ecco perché il processo Valpreda non si poteva fare a Milano. Il potere politico non si poteva permettere il lusso di tenere un processo di questo tenore lontano e in mano a un Paolillo. Ci voleva Occorsio. Non dimentichiamo che dopo l’autunno caldo Occorsio fu il primo magistrato che fece arrestare un giornalista, Tolin, per un reato di opinione.

ANGELINI – Perché proprio Occorsio?

«ABC» – Perché Occorsio è l’unico magistrato che ha letto integralmente il rapporto sul SIFAR, senza gli omissis di Moro. E Occorsio, guarda caso, il 12 dicembre 1969, quando scoppiarono le bombe, era di turno a Roma. Sarà una coincidenza, ma è molto strano. Significa che, coincidenza o no, i fatti gravi che succedono in quel giorno sono suoi

Individui istintuali

PETRI – Abbiamo, credo, messo in evidenza perché il processo Valpreda è stato voluto qui. Adesso mi chiedo: ma perché se Valpreda è innocente (e lo è) gli avvocati vogliono spostare il processo e quindi far perdere tempo? Questa è la domanda che si pone l’uomo comune che vuole semplicemente la verità. Qui bisogna far capire che le cose sono due: 1) un grosso risultato sarebbe certamente l’annullamento della sentenza istruttoria e quindi la scarcerazione degli imputati; 2) il trasferimento a Milano del processo significherebbe invece rinviare tutto di un anno. Ma Valpreda è innocente, lo predichiamo da due anni e sarebbe una sconfitta politica ritardare il giudizio di 1 anno.

SARACENI – Sono d’accordo con Petri. L’eccezione sulla competenza territoriale non bisognava farla. Più giusto è stato invece attaccare, anche sotto il profilo della competenza, l’istruttoria. E Spazzali, uno degli avvocati della difesa, ha proprio fatto questo.

PETRI – Valpreda è un uomo semplice ed è logico che dica «Sono innocente, adesso che posso provarlo, non voglio perdere tempo». Io farei come lui.

BANDINELLI – Non a caso è stato scelto Valpreda per le bombe, e non a caso è stato scelto Occorsio per lui. Infine, non a caso hanno scelto Falco: per lui, Braibanti e Valpreda appartengono alla società «istintuale», sono formiche, sono da schiacciare, da condannare.

PETRI – Sì, Valpreda è un ballerino, e i ballerini chi sono? Deviati, anormali, drogati, a meno che non siano Vassiliev, anzi Don Lurio, cioè gente di «successo».

Rivoltelle fumanti

MONTALDO – Questa è anche la storia degli anarchici. Come si fa a non ricordare certe cose? Sono passati 50 anni, e adesso si dice finalmente che le bombe di Wall Street erano bombe fasciste. Sempre 50 anni ci sono voluti per riconoscere che Sacco e Vanzetti furono il pretesto per scatenare le razzie contro gli emigranti, contro i rossi. Come si fa a non ricordare l’incendio del Reichstag a Berlino, incendio nazista e attribuito a un comunista? E le bombe del cinema Diana a Milano? Curiosamente, abbiamo sempre dovuto aspettare 50 anni per addebitare alle destre quello che si attribuiva sempre agli anarchici. Ma chi sono gli anarchici? Sono quelli che hanno ucciso solo i tiranni, come teste esemplare e che, appunto per questo, si fanno trovare dalla polizia con la rivoltella fumante ancora in mano, con le mani nel sacco insomma. Questo è il panorama, oggi, del processo Valpreda. Non aspettiamo cinquant’anni per dimostrare che Valpreda e l’anarchia non c’entrano.

PETRI – Il giudice che crede di potersi porre di fronte a una vicenda del genere al di sopra delle parti in causa, che sono le classi sociali, in realtà soggiace alle tendenze e ai condizionamenti della «maggioranza silenziosa». Per la «maggioranza silenziosa» Braibanti, Clementi, e ora Valpreda sono il frutto dei disordini, delle lotte sindacali, delle rivendicazioni della classe operaia. Per loro, dove non c’è il padrone, c’è disordine, bombe… Valpreda. Ma il giudice, se vuole arrivare veramente alla verità, deve essere non al di sopra delle parti in causa, ma al di sopra di questo tipo di condizionamento. Anche quando deve giudicare il ladro di un chilo di arance.

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I protagonisti in toga

Giuliano Spazzali

L’avvocato nativo di Trieste ma milanese di adozione che per primo ha scoperto le batterie sparando a zero sulla sentenza istruttoria del processo Valpreda è noto negli ambienti giudiziari del capoluogo lombardo per essere stato il difensore degli anarchici accusati ingiustamente degli attentati dinamitardi alla Fiera di Milano. Durante quel processo, Spazzali riuscì a demolire le affermazioni della principale teste d’accusa, la maestra Zublema, rivelando e provando come la stessa fosse una mitomane. Anche nel processo Capanna-Trimarchi l’avvocato Spazzali ha brillato per la sua vivace polemica e per la limpidezza con la quale ha criticato i sistemi giudiziari.

Oggi Spazzali torna alla ribalta difendendo Enrico Di Cola nel processo Valpreda: con un lungo intervento ha dimostrato alla Corte di Assise romana come questo processo è stato rapito al giudice naturale. Una sua polemica affermazione durante l’esposizione delle eccezioni procedurali è stata particolarmente significativa. «Se la causa fosse spostata a Milano mi dispiacerebbe molto non avere contro il dottor Occorsio perché questa è davvero la sua causa» ha affermato Spazzali. Questa dichiarazione ha fatto sobbalzare sulla sua poltrona il PM che ha chiesto al presidente di far verbalizzare le parole del suo contraddittore.

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Udo Lemke estradato

Noi avevamo per prima volta dato la notizia che Udo Lemke era scomparso («ABC» numero 8 del 25 febbraio). Il giovane tedesco hippy aveva raccontato ai carabinieri di aver visto in Piazza Venezia tre fascisti di sua conoscenza fuggire dopo l’attentato all’Altare della Patria. Poi era praticamente scomparso. Oggi si è saputo che Lemke, accusato di detenzione di ben nove chili di hashish, è stato accompagnato alla frontiera e rispedito in Germania con il divieto di rientrare in Italia. Così il tredicesimo testimone del processo Valpreda è stato messo nell’impossibilità di testimoniare, sempre nell’affannosa ricerca della verità

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Umanità Nova 19 febbraio 1972 La difesa attacca Falco

30 aprile 2011

Se si fosse trattato di un delitto comune non c’è dubbio che l’inchiesta sulla strage del 12 dicembre ’69 – data l’assoluta e clamorosa inconsistenza degli elementi d’accusa – non avrebbe trovato alcun giudice disposto a richiedere il rinvio a giudizio degli indiziati.

Ci troviamo di fronte alla criminale montatura per il più efferato delitto di Stato dell’ultimo ventennio ed una irremovibile quanto spietata volontà politica che, nel caso specifico, si identifica in una precisa « ragion di Stato» ha trovato disposti a tutto gli strumenti necessari per portare avanti, fino alle estreme conseguenze, il disegno infame con il quale si è tentato di strangolare il Movimento.

Se nel gruppo di Valpreda, eterogeneo ed autoemarginato, gli organizzatori degli attentati e gli inquirenti – con sospetto tempismo e unità di intenti e di azione – avevano scovato gli assassini «ideali », coloro che « dovevano» essere contro ogni logica ed ogni evenienza offerti al linciaggio dell’opinione pubblica come gli esecutori della strage, in un ben determinato gruppo di magistrati – la cui fedeltà al sistema, spinta al fanatismo, era stata precedentemente collaudata in numerosi procedimenti repressivi contro presunti (o reali). nemici della « democrazia» – fu facile trovare gli elementi adatti per sostenere l’assurda-montatura dell’accusa.

Nessun dubbio che una precisa volontà politica ha strappato alla magistratura milanese un’inchiesta ed un processo che le competevano. Da quel .momento ci apparve chiaro il ruolo che una certa magistratura romana era -chiamata a svolgere nella vicenda e fummo in grado di prevedere e di scrivere su questo giornale che il processo sarebbe stato affidato a Falco. Questo dimostra che il sistema è sempre in grado di gestire le faccende che lo riguardano nel modo che gli è più conveniente.

Le oscure contorsioni giuridiche che portarono alla ricusazione di -Biotti nel processo Baldelli-Calabresi, senza dilungarsi sul ruolo determinante svolto dal giudice Amati in tutta la montatura antianarchica, stanno a comprovarlo. Ma se ciò è vero, se siamo (e lo siamo) convinti che la «giustizia» è amministrata dallo Stato sempre e solo in difesa della classe egemone, padronale e sfruttatrice che esso sempre, sotto qualsiasi bandiera, rappresenta e difende, allora è evidente che le scelte degli strumenti che debbono applicare questo tipo di «giustizia» sono legate ad un meccanismo che ne garantisce a priori la assoluta fedeltà.

E’ per questo che a noi la mentalità del giudice e la personalità dell’uomo Falco ci interessano nella misura in cui ci aiutano a capire di quali deformazioni psichiche, professionali può essere oggetto un individuo preposto ad una determinata funzione.

Sì, lo sappiamo, Falco, è stato accusato di aver condotto il processo Braibanti con astio preconcetto ed ossessivo contro le idee … «anarchicheggianti» dell’imputato, in un marasma di «abusi, violazioni, irregolarità, miserabili astuzie, illegalità varie, compiute sia nella fase istruttoria che in quella dibattimentale». Per il processo Braibanti si è parlato di «ignobile linciaggio» di «processo aberrante». Ma a che serve scandalizzarsi sul serio se la funzione del giudice, soprattutto nei procedimenti a sfondo politico, è legata alle esigenze del potere costituito?

Non abbiamo dimenticato i tribunali fascisti e soprattutto non dimentichiamo che la logica a cui l’amministrazione della «giustizia» di Stato risponde è sempre ed ovunque la stessa. Per noi Falco od un altro qualsiasi giudice è lo stesso. La nostra sfiducia nella giustizia di Stato è totale, non si perde in scelte assurde ed insignificanti; rifiutiamo il sistema e qualsiasi corso giudiziario verrà dato al processo e qualsiasi sentenza da esso scaturirà non avrà nulla a che fare con le nostre aspirazioni sociali e le nostre idee sulla giustizia.

E’ con questa premessa che pubblichiamo qui di seguito un documento di alcuni avvocati della difesa.

Il documento

Il dottor Orlando Falco è stato il presidente della Corte di assise di Roma elle il 14 luglio 1968 emise sentenza contro Aldo Braibanti. Condannandolo per il reato di plagio alla pena di 9 anni di reclusione e dichiarandolo tra l’altro interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Il dottor Orlando Falco è anche stato l’estensore della motivazione di quella sentenza depositata il 30.12.1968, il cui testo è di pubblico dominio perché fu pubblicata negli «Atti». Dello editore De Donato.

In quella sentenza, Falco più volte sottolinea che nel processo Braibanti non sono state giudicate le idee dello imputato ma le sue azioni; principio che, così enunciato, difficilmente potrebbe essere ritenuto errato. Ma altrettante volte egli si compiace di esprimersi sulle idee dell’imputato, giudicandole del tutto negative, e; in quanto eversive, degne di pesanti considerazioni. Più volte inoltre si ripete che comunque le idee (quelle idee) sono state lo strumento idoneo per compiere un’opera testualmente definita diabolica, di asserita violentazione della personalità della parte lesa.

Un esempio (le citazioni testuali sono tolte dal volume): «… Idee che rivelano anomia, ripudio dei valori sociali comuni e dei valori ideali tradizionali, rinnegamento totale della scuola e della famiglia, dell’etica e dello Stato …(pag, 129). Ancora: « Non è negabile che un certo tipo di cultura… (possa) fungere da concausa materiale di evento penalmente apprezzabile e proibito» (ibid). E poi: «…Distruggere ogni tessuto morale e sommuovere ogni ideale,  ogni valore etico, ogni principio d’ordine … » (pag. 170).

L’ideologia del dottor Falco è dunque quella che si contrappone ad ogni «anomia», ligia ai valori tradizionali di ogni tipo, al principio d’ordine. E sappiamo che per lui, contrariamente a quanto egli sembra affermare altrove, le idee fungono da «concause». Quali erano le idee così aspramente condannate? Eccole a pag. 145 esposte in una forma che non sarà filosoficamente corretta ma che lascia intendere senza equivoco quel che si vuol dire. «.. Le sue idee (di Braibanti) evolvono verso un cosiddetto marxismo marcusianistico» che per il dottor Falco è «in certo modo una tendenza libertaria e individualistica della anarchia». Naturalmente per Falco il pensiero dell’imputato è «pseudofilosofico» ( pagina 167), come non può non essere tutto .quello che diverge dalla «normalità» (termine caro all’estensore della sentenza).

Questo dunque per 1’«anarchia». Ma si veda ancora alla pag. 160, quando il giudice vuole dipingere un quadro efficace dell’imputato diabolico: «E’ preda di sete di potere, di dominio, di rivincita, professa monismo e “anarchismo”, combatte famiglia sociètà e Stato, disprezza la scuola, e la morale, ripudia il conformismo dei più, perché i più sono la gente “fisicamente psichicamente e sessualmente sana, normale”».

In- questi giudizi c’è già tutto l’uomo Orlando Falco, anche senza, bisogno di ricorrere ad altre -citazioni ed anche se sarebbe estremamente interessante riportare qui i giudizi entusiastici che sui principii informatori del codice penale fascista dà questo giudice, sfiorando il grottesco di certi accostamenti ideologici (come ad esempio la persuasione che la migliore lezione di Freud sia stata recepita dal legislatore nel 1930), e tralasciando tutti gli esempi di come i giudizi di valore nella sentenza Braibanti siano sempre ancorati a quelli della più gretta conservazione sociale e ideologica.

Ciò premesso, noi avvocati difensori, nel processo contro Valpreda ed altri credemmo di venir meno a un preciso obbligo della nostra coscienza, anche professionale, nel non denunciare la estrema delicatezza di una situazione che vede ancora il dottor Falco presidente di un processo in cui la ideologia è praticamente tutto, e proprio quella ideologia che già suscitava una guerra senza quartiere al tempo della condanna di Braibanti e della stesura della sentenza. Anzi, la situazione oggi è ancora più grave, perché il processo che si aprirà a Roma il 23 febbraio è un processo indiziario e quindi a maggior ragione influenzato e influenzabile dall’ideologia.

E’ in corso in questi giorni avanti al Tribunale dell’Aquila il processo contro tre giornalisti, tratti sul banco degli imputati per aver espresso le loro opinioni negative sulla ideologia del dott. Falco. Tale iniziativa è la prova di come vengono tenuti in considerazione tanto il diritto di critica da parte di ogni cittadino quanto il diritto di informazione, prerogativa della libera stampa. E’ estremamente preoccupante che principii di questo tipo vengano messi in discussione e in particolare quando vi è coinvolto un alto magistrato a cui è affidato il processo della «strage di Stato», un processo che vede in gioco tutti i cosiddetti valori tradizionali e tutti quelli cosiddetti eversivi, mentre dovrebbe tendere come fine all’accertamento il più serenamente obiettivo e indipendente della verità, della terribile verità che sta sotto il processo.

Né si può dire che altro è l’uomo Falco, col quale ovviamente non abbiamo niente in comune, e altro è il giudice Falco: a parte la grottesca ipocrisia della distinzione, abbiamo dimostrato che il giudice Falco ha almeno il grosso pregio di scrivere ufficialmente quel che gli detta dentro l’uomo Falco. Non è certo senza significato che questo magistrato sia stato chiamato a presiedere il processo Valpreda: un magistrato che si è già chiaramente espresso su alcuni tra i più fondamentali principii ideologici che sono comuni al processo Valpreda. Perciò non consideriamo Falco il magistrato idoneo a presiedere il processo; ciò che ci preme soprattutto è che la opinione pubblica sappia con chiarezza qual è il metodo con cui si amministra la giustizia in Italia.

Luca Boneschi

Sandro Canestrini

Francesco Fenghi

Ferdinando Giacomini

Marco Janni

1969-2009 DOPO 40 ANNI NON DIMENTICHIAMO PIAZZA FONTANA STRAGE DI STATO PINELLI ASSASSINATO VALPREDA INNOCENTE

30 novembre 2009

Pino Pinelli

Pino Pinelli

1969-2009 DOPO 40 ANNI NON DIMENTICHIAMO

LA VERITÀ DELLA MEMORIA STORICA

PIAZZA FONTANA STRAGE DI STATO

PINELLI ASSASSINATO VALPREDA INNOCENTE

SABATO 12 DICEMBRE ALLE 21

AL LEONCAVALLO SPA

PARTECIPANO

FRANCESCO BARILLI E MATTEO FENOGLIO

AUTORI DEL LIBRO A FUMETTI

“PIAZZA FONTANA”

ED BECCO GIALLO

PIERO SCARAMUCCI COAUTORE DEL LIBRO

“UNA STORIA QUASI SOLTANTO MIA”

ED FELTRINELLI

ROBERTO GARGAMELLI

AMICO E COMPAGNO DI VALPREDA

MAURO DECORTES

CIRCOLO ANARCHICO PONTE DELLA GHISOLFA

SAVERIO FERRARI

OSSERVATORIO DEMOCRATICO

SULLE NUOVE DESTRE

INTERVENTI E FILMATI DI

DARIO FO, LUCARELLI, PAOLO ROSSI, MONI OVADIA

LELLA COSTA, LICIA PINELLI, LELLO VALITUTTI, SABINA GUZZANTI, ASCANIO CELESTINI, VALERIA FERRARIO, PATRIZIO ESPOSITO

PROIEZIONE DELLA INEDITA E RECENTISSIMA INTERVISTA

AL GENERALE MALETTI DIRIGENTE DEI SERVIZI SEGRETI

ALL’EPOCA DI PIAZZA FONTANA

REALIZZATA A.SCERESINI, M.E. SCANDAGLIATO, N.PALMA

PRODOTTO DA MIRCINEMATOGRAFICA FRANCESCO VIRGA E GIANFILIPPO PEDOTE

A CURA DEL CIRCOLO ANARCHICO

PONTE DELLA GHISOLFA

1969/2009 A QUARANT’ANNI DALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

DALL’INGIUSTA INCARCERAZIONE DI VALPREDA, RICORDANDO PINELLI

NEL GIORNO DEL SUO ASSASSINIO.

15 DICEMBRE ORE 21

TEATRO DELLA COOPERATIVA VIA HERMADA 8

ORGANIZZATO DAL CIRCOLO ANARCHICO

PONTE DELLA GHISOLFA IN COLLABORAZIONE CON

TEATRO DELLA COOPERATIVA, PARTECIPAZIONE DELLA

FAI – MILANO E DEL C.S. TORCHIERA

INTERVENTI TEATRALI DI

PAOLO ROSSI E RENATO SARTI

CON LUCA BONESCHI, GIGI MARIANI

( AVVOCATI DI VALPREDA )

MAURO DECORTES ( CIRCOLO ANARCHICO PONTE DELLA GHISOLFA )

SAVERIO FERRARI ( OSSERVATORIO DEMOCRATICO SULLE NUOVE DESTRE )

LELLO VALITUTTI ( ULTIMO A VEDERE PINELLI )