Posts Tagged ‘l’Unità’

1971 12 4 Umanità Nova – Stuani parla ma non convince di Comitato Politico-Giuridico di Difesa

6 maggio 2015

1971 12 4 Umanità Nova - Stuani parla ma non convince

 

Umanità Nova ha abbondantemente parlato del caso Stuani-Ambrosini e non intendiamo ripeterci. Ma la lettera di Stuani del 14 corrente, che pubblichiamo in clichè, esige alcune considerazioni. Ogni qualvolta l’Unità ha accennato al caso, Stuani è stato citato come un ex deputato senza precisare che era stato eletto nella lista del partito comunista. Certe cose l’Unità non le dimentica a caso. Era evidente che, così facendo, l’organo ufficiale del PCI ignorava completamente Stuani per poterlo eventualmente scaraventare a mare, scindendo l’operato di Stuani da quello del PCI.

Nel corso di questa estate si era venuto a sapere che Stuani era stato fatto segno ad uno strano e misterioso attentato e, per quanto tale notizia sia circolata con abbondanza di particolari non si è trovato nessun organo di informazione disposto a diffonderla. La congiura del silenzio è l’ultima trovata del sistema per evitare che si scoprano le responsabilità politiche legate alla strage di Stato.

Quali erano le forze politiche interessate al suicidio di Stuani? E quali silenzi si volevano ottenere ricorrendo a tale suicidio?

Alla fine di ottobre altre notizie ufficiose facevano sapere che due deputati, di cui si indicavano nome e cognome, stavano premendo affinché si pubblicassero tutti gli incartamenti consegnati da Ambrosini a Stuani e che erano finiti in una certa cassaforte. Tale notizia, partita da Roma, riceveva una conferma «confidenziale» da parte di persone dell’ambiente politico milanese.

Ed ecco ora apparire la lettera di Stuani, lettera che è importante per quello che non dice e per quel poco che dice. Stuani evita ogni accenno ai documenti che dichiarò di aver ricevuto da Ambrosini e di aver in seguito consegnato «a qualcuno», dimenticanza gravissima che permette a questo «qualcuno» di cavarsela, al momento opportuno, con l’esibizione di una qualunque non compromettente lettera di Ambrosini. Da quello che scrive ora Stuani si possono trarre delle conclusioni politicamente esatte; si può accusare il PCI di aver taciuto sulla esistenza e sul contenuto della lettera di Ambrosini ma mancano però le pezze d’appoggio valide, le poche prove ancora rimaste in circolazione che tutti gli interessati, in attesa di essere suicidati, sono occupatissimi a far scomparire.

Inoltre la lettera di Stuani, se serve al PCI per la sua più recente tattica, può servire anche a far tacere i due deputati che stanno premendo affinchè si ponga fine ad ogni silenzio ed omertà che copre i responsabili politici e materiali della strage di Stato.

Quello che poi lo Stuani formato ’71 dice è interessante in altro modo.

Stuani afferma che consegnò una unica lettera ad un fantomatico ufficio controllo del PCI, come a dire che tale lettera, dopo un veloce accertamento burocratico, era stata depositata e dimenticata in un polveroso scaffale. Proprio come è accaduto per le lettere inviate a Restivo, al deputato fascista Caradonna ed ai misteriosi documenti. Purtroppo l’affare Ambrosini – Stuani non è cosi semplice come Restivo, Occorsio, il PCI ed ora persino Stuani cercano di far credere.

Si sa ciò che Ambrosini era: un provocatore politico rincretinito dalla età, ma nelle lettere che ha inviato a Restivo, tra le tante idiozie che vi riversa a piene mani (riesce persino a dire che Restivo è un genio politico di grandezza mondiale), l’Ambrosini lascia cadere dei dati di estrema importanza, il più interessante dei quali si riferisce al fatto che polizia e fascisti sapevano con anticipo delle bombe di Milano. Ambrosini cita nomi e non fantomatiche ombre e soltanto per aver citato tali nomi diventa un testimone pericoloso. Si fosse limitato ad accennare ad eventuali dati importanti in suo possesso, senza citare nomi, sarebbe stato facilissimo farlo passare per pazzo e non si sarebbe probabilmente ricorsi al suo «suicidio».

Ed ora che Ambrosini è stato fatto fuori, ecco farsi vivo Stuani – che evidentemente teme di non cavarsela da un altro attentato – per permettere a tutti di salvare la faccia e continuare le sporche manovre a livello governativo, rendendo nota, eventualmente, l’unica lettera che, secondo l’ultima versione, egli ha consegnato al PCI, lettera che – detto per inciso – non dice assolutamente nulla.

Ci complimentiamo con Stuani per lo scampato pericolo e per il modo furbo ed elegante al quale egli ricorre per tentare di salvare tutti: PCI, Restivo, Occorsio, i fascisti ed anche la propria pelle. Gli riuscirà?

Buon dodici dicembre, ex deputato Stuani.

Annunci

Lotta Continua 3 marzo 1971 Rapporto sullo squadrismo (sesta puntata)

4 ottobre 2012

Quando uscì il libro la “Strage di Stato“, l’Unità gli dedicò un commento su 4 colonne. Dopo l’omaggio di rito all’ampia documentazione in esso contenuta e agli «inquietanti interrogativi» che le circostanziate accuse ponevano «ad ogni democratico degno di questo nome», si passava al giudizio politico: «La controinchiesta – vi si leggeva in sintesi – fa il gioco dei padroni nella misura in cui attribuisce assurdamente al PCI un preciso ruolo di copertura nei confronti degli autori e dei mandanti della strage». A distanza di sette mesi la stessa Unità cita la «Strage di Stato», cui viene restituita improvvisamente ampia credibilità politica, ma a sostegno delle proprie tesi sulla presenza di provocatori fascisti in Lotta Continua. La cosa non ci indigna, ma ci induce alla riflessione e all’autocritica: vuol dire che la prossima volta staremo più attenti.

La seconda controinchiesta, che uscirà tra breve, documenterà tra l’altro in maniera inequivocabile l’uso fatto dal PCI di alcuni documenti giunti in suo possesso sin dal 16 gennaio 1970, sulla responsabilità del fascisti e della polizia nell’esecuzione materiale della Strage di Stato.

Forse allora per i revisionisti sarà più difficile cercare di strumentalizzare il nostro lavoro. Abbiamo deciso frattanto di anticipare parzialmente sul giornale alcuni degli argomenti trattati nel libro «Istruttoria per una Strage di Stato».

Un teste volontario

Nel tardo pomeriggio del 12 dicembre 1969, un paio d’ore dopo le esplosioni all’altare della patria, un giovane tedesco si presentava al comando dei carabinieri in Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma, affermando di essere in possesso di informazioni relative agli attentati: veniva verbalizzato come UDO LEMKE, di 23 anni, studente in chimica. Con un italiano approssimativo, ma abbastanza comprensibile, raccontò di essere stato in Italia una quindicina di giorni prima, proveniente dalla Svizzera, e di essersi recato fino a Palermo in autostop. Qui aveva girovagato per un paio di giorni finché in un bar del centro, abituale luogo di raduno di hippies di passaggio e di sottoproletari, aveva fatto la conoscenza di tre giovani i quali si erano dimostrati particolarmente sensibili ai suoi problemi di turista squattrinato in cerca di espedienti per sbarcare il lunario. Lo avevano invitato a cena e nel corso della serata gli avevano promesso il loro interessamento. Erano in contatto con una persona residente in un’altra città che forse poteva aiutarlo. Attirato dalla prospettiva di un lavoro, il Lemke accettava il giorno successivo di recarsi in auto, la Fiat 124 bianca di uno dei suoi nuovi amici, a Catania per essere presentato alla persona in questione. Questi, un uomo di mezza età (che egli descrive con precisione), lo aveva accolto con molta cordialità: si era informato sulle conoscenze da lui fatte durante il viaggio in Italia, sulla durata del soggiorno futuro, e in particolare sulla sua disponibilità ad eseguire un lavoretto delicato, ma ben retribuito: si trattava, più in particolare, di portare un paio di borse nel posto che all’ultimo momento gli sarebbe stato indicato, un cinema o un supermercato, e di lasciarle li, andandosene alla svelta. Che cosa contenevano le borse? Nulla di particolarmente pericoloso, qualcosa che sarebbe esploso facendo molto rumore, ma nessun danno, alle persone, una specie di scherzo insomma, che però poteva fruttargli un bel po’ di soldi con i quali magari ritornarsene velocemente in Germania.

Continuando nella sua deposizione, Lemke affermava di aver rifiutato la proposta ritenendola rischiosa, e, per quanto superficiale fosse la propria conoscenza delle leggi italiane, decisamente illegale. L’uomo non aveva insistito e anzi aveva fasciato cadere il discorso, ma durante il viaggio di ritorno a Palermo i tre giovani erano tornati sull’argomento. Al nuovo e più deciso rifiuto da parte del tedesco, la loro gentilezza era improvvisamente venuta meno: gli avevano fatto capire che sarebbe stato molto più igienico interrompere il giro turistico e tornarsene al paese d’origine. Poiché gli sembrava che l’invito fosse stato espresso in forma ultimativa, egli si affrettava a lasciare la Sicilia, diretto ufficialmente in Germania. In realtà si era diretto a Roma dove contava di fare qualche amicizia meno compromettente. Aveva vivacchiato alla meglio contando sulla solidarietà di altri «capelloni» e dormendo con il sacco a pelo nei ruderi sottostanti le gradinate dell’Ara Coeli, uno dei tanti ricoveri per pellegrini sprovvisti di mezzi e di pretese. Era appunto nel suo alloggio di fortuna quando, verso le ore 17 del 12 dicembre, ad una settimana dal suo arrivo nella capitale, sentì esplodere, a breve distanza l’uno dall’altro, i due ordigni dell’attentato all’altare della patria. Uscito all’aperto vide alcuni passanti correre in preda al panico ed in piazza Venezia, accanto ad una delle fontane del monumento, tre giovani che riconobbe come coloro che lo avevano contattato «durante il suo breve soggiorno siciliano»; istintivamente si era avvicinato, ma questi, accortosi della sua presenza si dirigevano correndo verso un’auto parcheggiata al Centro della piazza, salivano a bordo e si allontanavano velocemente. L’auto era una Fiat 124 bianca, la stessa, gli era parso, con la quale aveva fatto il viaggio a Catania.

Fin qui i fatti raccontati da Udo Lemke ai carabinieri romani. C’è in più nel suo verbale d’interrogatorio la descrizione dettagliata degli altri protagonisti della storia: l’uomo della proposta e i tre giovani intermediari. Di questi ultimi egli è in grado di fornire anche alcuni particolari relativi ai loro nomi. Si tratterebbe di un certo Salvatore e di tal Nino Machino e di Stefano, soprannominato «Dente d’oro».

I primi accertamenti

Il colonnello Vitali, che dirige il comando C.C. in piazza S. Lorenzo in Lucina, è un uomo di temperamento. Non per nulla deve la promozione a un’entusiastica campagna di massa promossa dal quotidiano fascista Il Tempo, il quale, in occasione della cattura del famoso Cimino, magnificò le doti di tiratore del nostro eroe, definendolo «degno d’uno sceriffo del glorioso West». (Il colpo spezzo la spina dorsale e le speranze di fuga del rapinatore). Udo Lemke, molto sbrigativamente e con una procedura alquanto inedita, fu dichiarato «teste a disposizione» e trattenuto. Probabilmente non fu estranea a tale decisione la tradizionale signorilità dell’arma benemerita: anche se per soli 10 giorni, il disagiato Lemke ebbe la fortuna di essere ospitato gratuitamente nei locali del comando. Contrariamente al colonnello Vitali, il giudice istruttore Ernesto Cudillo, il magistrato che a Mantova si fece un’esperienza sifaristica, a parte le indagini e relativa archiviazione del «caso Rocca», non dà eccessiva importanza alla testimonianza del tedesco. Inoltra la richiesta d’un rapporto informativo alla questura di Palermo, la quale dopo alcuni giorni comunica che «nulla è dato sapere su tali Salvatore e Nino Machino, che risultano sconosciuti a questo ufficio, mentre il nominato Stefano detto «Dente d’oro» risulterebbe essere, secondo la descrizione fisica pervenuta, tale Galatà Stefano, di anni 25, studente, abitante a Catania in Vico Carrata. Il dottor Cudillo non ritiene però opportuno sentirlo personalmente, né tantomeno disporre un confronto tra costui e Udo Lemke. Impegnato com’è con Valpreda e compagni, si limita a far citare il Galatà come teste dall’ufficio politico della questura di Palermo, affinché lo interroghino sulle circostanze riferite dal tedesco. La risposta è rassicurante: lo studente siciliano nega recisamente di aver mai conosciuto il Lemke o un qualsiasi altro turista tedesco. Aggiunge di non sapere chi siano Nino e Salvatore, e conclude affermando che il suo ultimo viaggio a Roma risale al settembre del ’69. Il dottor Cudillo passa e avanza, tanto più che non gli risulta che il «XXII marzo», abbia propaggini nell’isola. Ogni ulteriore indagine in questa direzione sarebbe senz’altro superflua.

I contro accertamenti

Chi è questo Stefano Galatà, identificato come «studente venticinquenne», senz’altre qualifiche o aggettivazioni, dall’ufficio politico della questura di Palermo? Se il dottor Cudillo è ancora interessato alla cosa può servire il metodo che abbiamo usato noi: è poco faticoso e dà ottimi risultati. E’ sufficiente che la stessa domanda, anziché alla polizia, la rivolga a un qualsiasi cittadino catanese, in possesso di licenza elementare, requisito fondamentale per la lettura di un giornale. Si tratta infatti di personaggio assai noto alle cronache locali. Responsabile dei «volontari del MSI» di Catania. e provincia, organizzatore di innumerevoli azioni squadristiche,  accoltellatore di uno studente di sinistra nell’estate del 1968, Stefano Galatà ha avuto l’onore di essere più volte citato dalla stampa fascista come «valente camerata» e di beneficiare nel novembre del 1969 di un «premio» di 50.000 lire da parte del soccorso tricolore, il fondo di incentivazione e promozione dello squadrismo istituito dal direttore del Borghese, l’ex-repubblichino di Salò Mario Tedeschi. Quello stesso soccorso tricolore, guarda caso, che fino al dicembre distribuiva soldi ai fascisti meritevoli su segnalazione di Giancarlo Cartocci, dirigente di Ordine Nuovo, intimo di Mario Merlino, indicato nella Strage di Stato come l’esecutore materiale degli attentati all’altare della patria. Se poi il dottor Cudillo volesse approfondire, a scopi puramente accademici, la ricerca su Galatà, basterebbe rivolgersi anziché al semplice lettore di giornali a qualcuno che sia anche superficialmente a conoscenza dell’ambiente politico catanese. Scoprirebbe che Stefano «Dente d’oro», in prima linea fino al dicembre del 1969, ha improvvisamente dato segni di stanchezza ritirandosi dalla militanza attiva, anzi sparendo addirittura dalla circolazione dopo la comparsa in libreria della Strage di Stato. C’è chi dice che si trova a Pronte, una cittadina della provincia e che mantenga contatti saltuari soltanto con alcuni conoscenti, casualmente impiegati all’ufficio politico della questura di Catania, tra i quali il commissario capo dottor Riggio. Se il dottor Cudillo fosse davvero intenzionato a cercarlo, potremmo persino fornirgli delle foto, scattate col teleobiettivo, ma sufficientemente chiare. Sono a sua disposizione, magari potrebbe mostrarle a Udo Lemke.

Il teste sfortunato

Già, che fine ha fatto Udo Lemke, testimone volontario nell’indagine sugli attentati del 12 dicembre? La sua è una storia sfortunata, anche se senza confronto con quella di Armando Calzolari, il fascista del Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese, trovato annegato in 80 centimetri d’acqua, dodici giorni dopo la strage; con quella di Casile e Aricò, i due compagni anarchici di Reggio Calabria, testi a discarico di Valpreda, schiantatisi contro un camion all’altezza della tenuta agricola di Valerio Borghese e con quella degli altri testimoni misteriosamente scomparsi, dei quali parleremo più diffusamente in un’altra occasione. Date le circostanza c’è da concludere che, tutto considerato, al giovane tedesco poteva andare anche peggio. Dopo 10 giorni di ospitalità forzata nel comando dei carabinieri di San Lorenzo in Lucina, il Lemke, nonostante il suo breve soggiorno italiano si fosse rivelato così emozionante, decise di cambiare aria. Il dicembre si aggrega ad una comitiva di «cappelloni» e parte per Creta. Ritornerà dopo una quarantina di giorni, esattamente l’8 febbraio del 1970. Benché qualcuno gli avesse ancora «consigliato» di partire, forse pensava che ormai, passato il peggio, l’aria romana fosse tornata respirabile. S’ingannava.

Tre giorni dopo il suo rientro nella capitale Udo Lemke viene avvicinato, in un bar di piazza di Spagna, da un giovane austriaco male in arnese, un certo Wolfang, che gli chiede se può ospitarlo per un paio di notti, finché, gli dice, non saranno arrivati i soldi che stava, aspettando da casa. Al momento dell’approccio è presente anche una ragazza canadese di 17 anni che Udo ha conosciuto durante il viaggio. I due si consultano e decidono di dare una mano all’austriaco. C’è un solo problema. Al «Sole», l’alberghetto scalcinato dove sono alloggiati, fanno delle difficoltà. Non avevano voluto affittare alla coppia una camera matrimoniale, perché la ragazza è minorenne e oltrettutto non permettono che una stanza singola venga usata da più persone. Udo non ce la fa a pagare, l’affitto di tre stanze e decide di cambiare albergo; vanno all’Hotel Flora, dove per 1.300 lire affittano una stanza a tre letti. La mattina successiva verso le 9 il tedesco esce lasciando Wolfang e la ragazza ancora addormentati. Dopo mezz’ora quest’ultima si sveglia ed esce per fare delle compere, lasciando il suo orologio. Tornerà in albergo dopo un’ora circa, trovando l’austriaco ancora sdraiato sul letto. A mezzogiorno bussano alla porta della stanza, la ragazza va ad aprire e si trova davanti due brigadieri del commissariato di PS Castro Pretorio, i quali le esibiscono un mandato di perquisizione. Nel frattempo sopraggiunge Lemke; nell’atrio dell’albergo qualcuno lo avverte che su c’è la polizia, ma lui scrolla le spalle, è convinto di non avere problemi del genere. Ancora una volta si sbagliò. Da un comodino della stanza, durante la perquisizione, salta fuori un sacchetto di cellophane contenente 10 chilogrammi di hascisc. I brigadieri invitano Udo, la ragazza e Wolfang a seguirli in questura. I primi due, pur dichiarandosi all’oscuro dell’esistenza della droga, li seguono; il terzo, giunto nell’atrio, chiede di risalire per soddisfare un bisogno fisiologico. Incredibilmente, trattandosi di un fermato per un reato del genere, il permesso viene concesso. Solo dopo un quarto d’ora il brigadiere Pedini fa mostra d’insospettirsi e va a scuotere la maniglia del gabinetto: l’austriaco Wolfang, l’occasionale compagno della coppia, si è eclissato. A questo punto la storia di Udo Lemke, testimone volontario dell’attentato del 12 dicembre, assume le caratteristiche dell’incubo. Contro di lui viene spiccato un mandato di cattura per detenzione di stupefacenti e viene associato alle carceri di Regina Coeli. Il suo nuovo compagno di cella è Mario Merlino. Dopo quattro mesi viene celebrato il processo. Il pubblico ministero è Vittorio Occorsio, lo stesso che ha «inchiodato» Valpreda alle sue responsabilità. Sul banco degli imputati Udo Lemke e la ragazza canadese protestano la propria innocenza, l’austriaco Wolfang (si chiamerà davvero così?) è scomparso nel nulla. Udo Lemke viene condannato a tre anni per detenzione a scopo di spaccio di sostanze stupefacenti; la ragazza viene prosciolta per insufficienza di prove. Due mesi più tardi il giovane studente tedesco vien trasferito nella clinica neuro-psichiatrica di Perugia per «disturbi del contegno». E’ la formula ufficiale. La sua storia, per ora, finisce qui.

Giornali Vari

14 gennaio 2012

 1969

22 ottobre 1969 Ciao2001 n.39 – Le guardie bianche di Hitler di Daniele Del Giudice

29 ottobre 1969 Ciao2001 n.40 – la smentita sul 22 marzo

19 novembre 1969 Ciao2001 n.43 – A come Anarchia. Il programma del Circolo 22 Marzo

1969 12 12 Paese Sera ore 21 – 13 morti a Milano. Una bomba in una banca

1969 12 13 Paese Sera p2 – Al di là dell’orrore di Publio

1969 12 13 Paese Sera p2 – Un indizio: una borsa in finta pelle di Giorgio Manzini

1969 12 13 Paese Sera p3 – Strage di stampo fascista di Giancesare Flesca

1969 12 13 Paese Sera p3 – Un marchio inconfondibile

1969 12 13 Paese Sera p3 – Milano indignata e sgomenta condanna l’efferato eccidio di G.C.F.

1969 12 13 Paese Sera p5 – «Retata» notturna: fermati 55 giovani

1969 12 13 Paese Sera p4 – Sospese domani le manifestazioni politiche (Il raduno fascista non sì farà)

1969 12 14 Messaggero p20 – L’attentato di Milano. Fermate e interrogate un centinaio di persone – Perquisite le sedi degli estremisti di Giuseppe Columba

1969 12 14 Messaggero p21 – L’attentato a Roma. Si cercano i dinamitardi nei circoli estremisti – Cento persone interrogate di Sandro Osmani

1969 12 14 Paese Sera p2 – Le Monde: attentati di estrema destra

1969 12 14 Paese Sera p2 – Proibite oggi tutte le manifestazioni politiche

1969 12 14 Paese Sera p3 – Anche il controspionaggio è impegnato nell’inchiesta. di Giorgio Manzini

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p1 – Mobilitazione democratica di Lucio de Caro

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p2 – Restivo alla Camera: «E’ un attentato criminale allo stato democratico»

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p3 – 7 Kg. Di tritolo hanno seminato la morte – 150 estremisti fermati e interrogati. Le indagini estese anche all’estero? di Claudio Sonzogno

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p3 – Il telegramma di Saragat. Il messaggio di Rumor

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p4 – Perquisiti circoli neo fascisti e di gruppi di estrema sinistra

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p5 – Emozione e sdegno di tutti i romani per i folli attentati dinamitardi

1969 12 15 Paese SeraIl massacro nella banca milanese è stato organizzato in Germania? -L’inchiesta sembra svolgersi soprattutto all’estero: nella Repubblica federale un «missione» della polizia italiana di Giorgio Manzini

1969 12 16 Paese SeraL’alibi del ferroviere Giuseppe Pinelli«Non era campato in aria»: dice il magistrato inquirente. Per il questore il suicida è adesso «quel poveretto…». di Giorgio Manzini

1969 12 16 Paese SeraScherzava con tutti, come un bambino. L’anarchico suicida era un tipo calmo, sempre allegro: adorava le due figliolette. di Giancesare Flesca

1969 12 16 Paese Sera«Una vittima in più» dicono gli anarchici su «Umanità nova»

1969 12 16 Paese SeraPer i 50 milioni della taglia parlerà qualche «confidente» dei terroristi?

1969 12 16 Paese SeraNon c’è bisogno dei colonnelli. di Giancesare Flesca

1969 12 16 Paese SeraScarcerati a Milano i «fermati» per la strage

1969 12 16 Paese SeraI magistrati si possono ingiuriare impunemente? Una protesta contro «Il Messaggero» da parte di alcuni aderenti a «Magistratura democratica»

1969 12 16 Paese Sera23 persone trattenute stanotte nelle camere di sicurezza. La polizia ritiene che tra i fermati qualcuno sappia chi ha messo le bombe all’Altare della Patria e alla Banca

1969 12 16 Paese SeraL’«operazione-taxista» è scattata dopo una telefonata Milano-Roma.

1969 12 16 Paese SeraScatenata la stampa di destra contro l’«Observer». Il settimanale ha collegato l’attuale crisi alla «strategia della tensione» del Presidente Saragat

1969 12 16 Il Giorno p3 – Bocche chiuse: l’indagine in fase delicata. Sono ventitré i fermati di Roma – Tre di essi considerati “qualificati” di Patrizio Fusar

1969 12 16 Il Giorno p3 – Non è roba di casa nostra. Un anarchico (al telefono) racconta la sua opinione…di Mario Coppelli

1969 12 17 MessaggeroA Milano la svolta decisiva nelle indagini di Giuseppe Columba

1969 12 17 MessaggeroArrestati i criminali. Sono estremisti di sinistra gli autori dell’eccidio

1969 12 17 MessaggeroIl drammatico confronto di Paolo Matricardi

1969 12 17 MessaggeroIl Questore: «Tutti bravi». Dopo l’incriminazione per concorso in strage di Pietro Valpreda, il questore di Roma dottor Parlato ha fatto ai giornalisti le seguenti dichiarazioni

1969 12 17 MessaggeroLe indagini a Roma. Altri nove fermati, tra cui due minori e una ragazza di Sandro Osmani.

1969 12 17 MessaggeroChi è Chi è «il Cobra» di Fabrizio Zampa

1969 12 17 MessaggeroGli anarchici di papà di Giancarlo Del Re

1969 12 17 MessaggeroI vicini di casa affermano: sembravano persone tranquille. Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda gli anarchici dinamitardi di Massimo Zamorani

1969 12 17 MessaggeroUn comunista anarchico. di Anarchici di Milano riuniti in assemblea straordinaria il 16-12-1969

1969 12 18 MessaggeroLa situazione

1969 12 18 MessaggeroIl racconto del tassista che trasportò Valpreda di G. Col.

1969 12 18 MessaggeroIl Questore di Milano: «Presto la conclusione» di Giuseppe Columba

1969 12 18 MessaggeroAltri 5 giovani sono stati fermati a Roma

1969 12 18 MessaggeroSi continua ad indagare di Fabrizio Menghini

1969 12 18 MessaggeroRoma: I due circoli anarchici dove si riunivano i fermati. Sono stati chiusi dalla polizia. di G. D. R

1969 12 18 MessaggeroRoma. Gli uomini di punta della «politica» che hanno bloccato i dinamitardi. di S. D. R.

1969 12 19 TempoFra pochi giorni tutta la verità. L’ombra dell’ergastolo sugli indiziati per concorso in strage

1969 12 19 TempoLe indagini su chi ha costruito i micidiali ordigni

1969 12 19 TempoIncidenti al Liceo frequentato da Mander

1969 12 19 TempoValpreda Era stato scritturato per «La forza del destino»

1969 12 19 TempoAd ogni contrarietà esclamava: «Bisogna mettere una bomba». di Danilo Maestosi

1969 12 19 TempoUna fossa per tutti

1969 12 19 MessaggeroSi estendono le ricerche. Milano L’inchiesta continua. di Giuseppe Columba

1969 12 19 Messaggero – Roma Oggi una decisione sulla proroga dei fermi.– Tredici i giovani che sono ancora trattenuti in Questura

1969 12 20 MessaggeroRoma Il pubblico ministero Vittorio Occorsio ha emesso nel pomeriggio di ieri altri cinque ordini di cattura di Fabrizio Menghini

1969 12 20 MessaggeroSono tutti anarchici romani i cinque arrestati per gli attentati

1969 12 21 Paese SeraFolla ai funerali di Pino Pinelli. Migliaia di persone hanno seguito il feretro.

1969 12 21 Paese SeraPolizia e A.G. non hanno dubbi e ora danno la caccia ai mandanti. di Franco Rossi

1969 12 21 Paese SeraIl giudice conferma non spiega gli «indizi» (su Feltrinelli) di Giorgio Manzini

1969 12 22 MessaggeroContestata a Mander la complicità nella strage di Fabrizio Menghini

1969 12 24 MessaggeroPer gli attentati istruttoria formale. Concluso l’interrogatorio degli imputati

1969 12 24 l’UnitàAnche «Cap» ha un alibi di ferro. Aniello D’Errico è stato fermato dalla polizia in Puglia e rilasciato in serata

28 dicembre 1969 L’Espresso – Dire anarchici non basta, a cura di Giuseppe Catalano, Paolo Mieli e Mario Scialoja

1970

 

 

1970 01 2 l’UnitàIl giudice interroga i sei per colmare troppe lacune. Ancora senza risposta gli interrogativi sulle indagini per gli attentati. di Marcello Del Bosco

1970 01 3 l’UnitàRidda di alibi per 5 imputati. di Marcello Del Bosco

1970 01 3 MessaggeroSi controlla l’alibi del Valpreda con la «zia Rachele». Si cerca nuovamente l’anarchico Enrico Di Cola già rilasciato.di Fabrizio Menghini

1970 01 3 Paese SeraIl giudice controlla gli alibi. Oggi sarà interrogata la zia di Pietro Valpreda. Aperta l’inchiesta formale per gli attentati dinamitardi

1970 01 4 l’UnitàVenti domande ancora senza risposta. di Marcello Del Bosco

1970 01 4 l’UnitàSpiccato un altro ordine di cattura. (ma non c’entra con gli attentati)

1970 01 6 l’UnitàLa versione del tassista sarà controllata dal giudice. di Paolo Gambescia

1970 01 6 Paese SeraIl giudice andrà a Milano per il controllo dei «tempi».La testimonianza del tassista Rolandi al vaglio del magistrato

1970 01 6 TempoSettimana decisiva per l’inchiesta Valpreda. Per giovedì mattina è stato convocato dal magistrato il professor Paolucci, il quale smentisce in parte il tassista Rolandi

1970 01 7 l’UnitàRicominciano daccapo le indagini per gli attentati del 12 dicembre. di Paolo Gambescia

1970 01 8 l’UnitàA quattro settimane dalla strage di Milano. di Sergio Segre

1970 01 8 l’UnitàAncora si cercano le prove per la strage. di Paolo Gambescia

1970 01 8 l’UnitàNessuno mi ha convocato per un confronto col taxista. Intervista col prof. Paolucci. di Marcello Del Bosco

1970 01 8 Paese SeraMolte deduzioni ma poche prove nei confronti degli arrestati per le bombe. L’istruttoria sugli attentati di Milano e Roma: aumentano dubbi e perplessità

1970 01 9 l’Unità Il giudice chiede spiegazioni alla polizia e interroga gli imputati a Regina Coeli. di Paolo Gambescia

1970 01 9 l’UnitàDal magistrato la vedova e la madre di Pinelli. (Hanno denunciato il questore di Milano)

9 gennaio 1970 Paese Sera – Fu Di Cola a orientare le indagini della polizia? (della serie: giornalisti e veline della Questura)  

1970 01 10 l’UnitàAbbiamo ricostruito minuto per minuto le ultime ore di vita di Giuseppe Pinelli. Sempre più fitti gli interrogativi a un mese dalla strage di Milano e dagli attentati di Roma

1970 01 11 l’Unità – inchiesta I protagonisti. Ritratto dei personaggi che hanno un ruolo, più o meno «sotterraneo», nell’inchiestaDal «commissario-beat», alla «virago», al giudice anti-anarchico, ai nuovi punti oscuri della versione Rolandi

1970 01 11 Paese SeraBombe: senza volto il nuovo testimone. Riserbo assoluto sulla sua identità – L’accusa gli attribuisce «grande importanza»

1970 01 12 Stampa SeraI verbali degli interrogatori esaminati dai difensori. Inoltre, da domani, i patroni potranno parlare per la prima volta con gli arrestati. di Guido Guidi

1970 01 17 MessaggeroPer la strage forse altre incriminazioni. di Dino Cimagalli

1970 02 24 CorriereSi vaglia la posizione di Mander. L’editore Ventura per tre ore nell’ufficio del PM

1970 02 25 Corriere“Ho scoperto a Bruxelles Ivo Della Savia”. Intervista segreta con l’anarchico amico di Valpreda. di Giorgio Zicari

1970 02 25 CorriereInterrogati gli esponenti del XXII marzo. di Roberto Martinelli

1970 02 26 CorriereSecondo incontro con Della Savia. Il «corriere del tritolo» è ancora a Bruxelles braccato dalla polizia. di Giorgio Zicari

1970 02 27 CorriereRichiesta di cattura per Della Savia. E’ accusato di avere procurato l’esplosivo per i recenti attentati. di Giorgio Zicari

1970 03 24 l’UnitàMandati di cattura per Pietro Valpreda e gli altri cinque.

12 aprile 1970 l’Astrolabio – Ho sentito morire Pino Pinelli di Pasquale Valitutti

1970 04 1 l’UnitàQuando la verità su Pinelli? «Fare piena luce sulla morte dell’anarchico» ribadisce il giornale del PSI

1970 04 2 l’UnitàIstanza di scarcerazione per Valpreda. «Mancanza di indizi» sostengono gli avvocati – Un richiamo ai diritti della difesa

1970 04 2 Paese SeraContro Valpreda non ci sono indizi di colpevolezza. L’istanza di scarcerazione in favore dell’ex ballerino

1970 04 4 Paese SeraI testi diranno tutto su Pinelli. L’inchiesta sulla morte dell’anarchico milanese

1970 04 5 l’UnitàC’era una spia nel circolo 22 marzo. Confermato quello che scrisse Valpreda al suo avvocato due settimane prima degli attentati

1970 04 8 Paese seraNell’alibi di Pinelli non ci sono più «crepe». Smentito ancora una volta il rapporto della questura. di G.M.

1970 04 9 Paese SeraForse ricostruiranno il «volo» di Pinelli. Chiesto dagli avvocati un collegio peritale. di G.M.

1970 04 9 Paese SeraRolandi aveva già visto Valpreda in fotografia. Lo dichiarò il tassista, precisando che la foto gli era stata mostrata dalla polizia milanese. di Giuseppe Rosselli

1970 04 9 l’UnitàEcco quello che devi riconoscere… Dal verbale del tassista una carta preziosa per la difesa di Pietro Valpreda

1970 04 9 l’Unità p7 – Perché è lecito dubitare che Pinelli si sia ucciso di Pierluigi Gandini

1970 04 11 l’Unità«Nell’ufficio di Calabresi come una rissa: picchiavano Pinelli?». Sconcertante racconto di un anarchico all’«Astrolabio»

1970 04 12 l’UnitàI complici nascosti della strage di Milano. Quattro mesi dopo l’esplosione che ha ucciso sedici persone si moltiplicano gli interrogativi e si fa luce una grave verità. di Marcello Del Bosco

1970 04 17 Paese SeraProcesso a Valpreda (senza imputato?). Domani in Pretura (V sezione penale)

1970 04 17 l’Unità«Sevizie per i fermati del 25 aprile: Così anche Pinelli?». Gravissima denuncia dell’«Espresso» che pone un altro inquietante interrogativo

1970 04 19 Paese SeraValpreda davanti al pretore: assolto. L’ex ballerino, arrestato per l’attentato di Milano, era accusato, con altri 7 anarchici, di aver diffuso volantini non autorizzati.

1970 04 19 Paese SeraTre anarchici arrestati durante il processo a Valpreda. Tumulti ieri mattina in Pretura di Giuseppe Rosselli.

1970 04 23 MessaggeroAttentato dinamitardo. Depositati i verbali relativi alle perquisizioni compiute nelle abitazioni di tre imputati.

1970 04 28 Paese SeraValpreda: tre quesiti per l’indagine psico-fisica

1970 04 28 Paese SeraUna lettera sul processo in Pretura a Valpreda (di Paolo De Medio, Fernando Visonà, Franco Montanari e Giovanni Ferraro)

1970 05 2 Manifestazione di anarchici per Valpreda e Pinelli a Porta San Giovanni

1970 05 3 Protestano sulle mura. Anarchici a Porta San Giovanni

1970 05 3 Paese SeraSu Porta S Giovanni per Valpreda e Pinelli. Da venerdì pomeriggio alcuni giovani anarchici, arrampicati sulle mura di Porta San Giovanni, stanno manifestando in favore di Pietro Valpreda e contro la versione della polizia sulla morte di Giuseppe Pinelli.

1970 05 4 Conclusa la protesta dei giovani anarchici. Sono scesi dalle mura di Porta San Giovanni

1970 05 9 Paese SeraContro Valpreda testimoni-spie? Clamorose affermazioni dell’anarchico Della Savia. di G.M.

1970 05 19 Momento SeraCaso Valpreda: duro scontro tra il PM e il difensore dell’anarchico

1970 06 4 Paese SeraL’agente avrebbe fatto cadere l’alibi di Mander e Gargamelli. Determinante secondo l’accusa la deposizione del confidente che agiva nel «22 marzo»

1970 06 5 Paese SeraPer mesi nascosta al giudice l’identità dell’agente spia

1970 06 6 Paese SeraIl coraggio e lo 007 di Giancesare Flesca

1970 06 6 Paese SeraLa teste è la fidanzata di «Andrea» agente-spia? Un’altra superdeposizione che arriva a cinque mesi dal tragico attentato di Milano

1970 06 6 Paese SeraLiberati tre anarchici amici di Valpreda (Raniero Coari, Cosimo Caramia e Angelo Fascetti)

1970 06 7 Paese SeraLo 007 Politi risponderà di «falsa testimonianza»? O mente lui o mentono tutti gli «imputati minori» e i testimoni a proposito della conferenza del Cobra

1970 06 7 Paese SeraIl magistrato rifiuta di intervenire sull’accusa: “Calabresi è un assassino”. La Procura della Repubblica non ha voluto denunciare il settimanale «Lotta Continua» affermando che era «in gioco solamente l’onorabilità del dott. Calabresi»

1970 06 7 Paese SeraValpreda e Merlino non vogliono rispondere alle domande del giudice. Gli interrogatori degli imputati della strage dopo le rivelazioni di «Andrea 007»

1970 06 16 Giornale d’ItaliaNon sono una spia. Intervistato Enrico Di Cola. di Cesare Tocci (Intervista mai rilasciata e totalmente inventata)

1970 06 28 Secolo d’ItaliaCudillo a Milano per due interrogatori.

1970 07 7 Paese SeraPinelli: in archivio gli atti non i dubbi di G.M.

1970 08 31 MessaggeroIstruttoria conclusa sul caso Valpreda. Il giudice istruttore attende l’esito di due perizie

1970 09 14 Paese SeraEntro il mese le conclusioni del PM Occorsio

1970 09 28 TempoPer la strage di Milano non «risultano» mandanti. La requisitoria sugli attentati del 12 dicembre 1969. di Marcello Lambertini

1970 10 16 Paese SeraEcco come Pinelli si uccise testimonia un capitano dei CC. Ancora un’udienza infuocata al processo contro «Lotta continua». di G.M.

1970 10 28 Paese Sera Neanche Allegra spiega il «suicidio» di Pinelli. Al processo di Milano interrogato il capo dell’Ufficio Politico. di G.M

1970 10 29 Paese Sera«Non abbiamo concordato le versioni» dice candidamente il vice-Calabresi. Al processo contro «Lotta Continua» interrogato il brigadiere Panessa. di G. M.

1970 10 29 Paese SeraValpreda in Assise: vilipendio. L’episodio risale allo sciopero della fame del settembre 1969. Altri sette imputati 

1970 11 13 Paese SeraBombe: molte critiche contro l’istruttoria

1970 11 13 Paese SeraPinelli fu «ospite» della questura per tre giorni. di G.M

1970 11 16 MessaggeroSulla strage di Milano «memorie» della difesa. Prossima la sentenza di rinvio a giudizio

1970 11 25 Paese Sera«Non si è ucciso» afferma decisa la moglie di Pino Pinelli. Udienza significativa al processo Calabresi-«Lotta Continua»

1970 12 3 l’UnitàSmentito su Pinelli il questore riesce però a evitare il confronto. Anche un medico contraddice i poliziotti. di Pierluigi Gandini

 

1971

 

 

1971 02 28 l’UnitàSenza un perché le accuse agli anarchici. Al processo di Milano per gli attentati interrogato il commissario Calabresi

1971 03 21 l’UnitàValpreda in Assise ma per un volantino. E’ accusato di vilipendio alla magistratura

1971 03 22 l’UnitàProcesso a 6 anarchici per discutibili indizi. Inizia oggi il procedimento in Corte d’Assise a Milano

1971 03 23 l’UnitàMilano: anarchici sotto processo. Sono sei e tutti in galera da molto tempo per accuse indiziarie. di P.L.G.

1971 03 30 l’Unità«Calabresi mi picchiava durante l’interrogatorio». La deposizione di un anarchico al processo di Milano

1971 04 1 UnitàUn anarchico: «Il brigadiere mi spaccò le labbra». Drammatica deposizione al processo di Milano. di p.l.g.

1971 04 2 l’UnitàMai nessun confronto con la supertestimone di p.l.g

1971 04 6 l’Unità Anarchici: il giudice non trova l’esplosivo. di P. L. Gandini

1971 04 8 l’UnitàAnarchici: la superteste non ricorda di p.l.g.

1971 04 9 l’Unità Valpreda: «mi trovo in cella da 16 mesi per una provocazione» di p.l.g.

1971 04 21 l’UnitàAnarchici: accusato di falso il verbale della questura. di Pierlulgi Gandini

1971 04 23 l’UnitàUn anarchico confessò attentati mai commessi. Incredibile deposizione del poliziotto Calabresi. di Pierluigi Gandini

1971 04 27 l’UnitàMilano: il processo agli anarchici. La Zublena è mitomane. di Pierluigi Gandini

1971 04 28 l’UnitàSenza un perché le accuse agli anarchici. Al processo di Milano per gli attentati interrogato il commissario Calabresi

1971 04 29 l’UnitàLa Zublena definì come fascisti i giudici che le dettero credito. di Pierluigi Gandini

1971 04 30 l’UnitàContraddittori i testi della PS al processo degli anarchici

1971 04 30 l’UnitàCalabresi ricusa il tribunale: non vuole la perizia su Pinelli. di p.l.g.

1971 06 19 l’Unità p5 – Altro rinvio per la perizia su Pinelli. Si deciderà ad ottobre – Posizione del Consiglio superiore della magistratura sul caso Biotti

 

 

1972

2 marzo 1972 Europeo – Valpreda. Ritratto di un imputato intervista a Guido Calvi di Enzo Magrì 

1972 03 3 Paese SeraMario Merlino spia in conto terzi di Marco Fini

9 marzo 1972 Europeo – Il tassista Rolandi non ha detto la verità. Sensazionale intervista con un testimone-chiave

10 marzo 1972 L’istruttoria rapita. Controprocesso Valpreda (dal settimanale ABC)

17 marzo 1972 Perché gli anarchici? Controprocesso Valpreda(dal settimanale ABC)

13 aprile 1972 Europeo – La mia fuga dall’Italia. Enrico Di Cola il primo cittadino italiano che ha ottenuto «asilo politico» in Svezia di Sandro Ottolenghi  

1972 05 18 Paese SeraTante versioni su Pinelli per allontanare la verità. Le drammatiche udienze del processo contro «Lotta continua»

1972 10 22 l’EspressoNel nome della legge di Camilla Cederna

1972 10 22 l’EspressoSe poi qualche giudice non è d’accordo di Giuseppe Catalano

1972 10 22 l’EspressoUna lettera a Giovanni Leone

1972 10 22 l’EspressoUn messaggio di Valpreda. Subito dopo avere appreso la notizia del trasferimento del suo processo alla Corte d’Assise di Catanzaro

 

1974

1974 04 5 Paese SeraValpreda mette a nudo i vuoti dell’inchiesta. L’anarchico ancora interrogato in Corte d’Assise a Catanzaro

1974 04 7 Paese Sera Non dicemmo tutto ai giudici. Crollano i poliziotti che accusarono Valpreda

1974 04 7 Paese SeraChi si nasconde dietro i «falsi»? di A.Bar.

1974 05 9 Paese Sera – Si contraddice l’agente-spia. Salvatore Ippolito non ha fornito elementi di prova contro gli anarchici.

1974 06 1 Paese SeraUna trama che parte dal ’69. Allegra ex capo della «politica» di Milano interrogato ieri nega e poi si contraddice

1974 06 2 Paese SeraMerlino ritratta la storia che fece arrestare Valpreda di Giuseppe Rosselli

1974 06 7 Paese SeraCrolla la super-prova Rolandi. Guida smentito dai CC al processo Valpreda.

 

 

1980

 

 

1980 12 9 Paese SeraStrage di Milano Ultimo atto. Non si escludono sorprese rispetto al dibattimento di primo grado – Sarà chiesta la condanna per Valpreda?

1980 12 10 Paese Sera Il PG vuole una svolta a Catanzaro. Secondo indiscrezioni si arriverebbe all’incredibile decisione della richiesta di condanna per Valpreda di Giuseppe Rosselli

1980 12 12 Paese SeraGiannettini un provocatore? «Senza dubbio» di Giuseppe Rosselli

1980 12 13 Paese Sera«E dietro a tutti c’erano i servizi segreti infedeli». Il PG chiede l’ergastolo anche per Valpreda di Giuseppe Rosselli

1980 12 13 Paese Sera«Incredibile» per i difensori il comportamento del P.G.

1980 12 14 Paese SeraPer l’accusa Valpreda fu uno strumento dei fascisti: anche per lui l’ergastolo

1980 12 14 Paese Sera – Non basta un’opinione contro fatti incontrovertibili di Giuseppe Rosselli

1980 12 14 Paese Sera«Vogliono farci tornare al clima di undici anni fa». A Milano conferenza stampa di Valpreda di G.M.

1980 12 15 Paese SeraOgni conquista non è mai definitiva di Giorgio Manzini

1980 12 15 Paese SeraDelle Chiaie e Freda complici. Secondo il PG di Catanzaro sono gli strateghi della strage di Giuseppe Rosselli

 

dal 2000

5 maggio 2005 Un’altra bomba a piazza Fontana. I familiari delle vittime condannati a pagare le spese processuali di Barbara Fois 

Notizia del 12 dicembre 2006 Piazza Fontana, nessun imputato per l’anniversario di Sbancor (Franco Lattanzi)

Piazza Fontana 12 dicembre 1969 – 12 dicembre 2009 di Nicola Tranfaglia

7 maggio 2012 Trentino – Corriere delle Alpi Paolo Faccioli «Quando Calabresi mi accusava di strage» di Paolo Morando

27 gennaio 2012 il Venerdì di Repubblica – Intervista Curzio Maltese a Marco Tullio Giordana

 

Corriere della Sera 27 Luglio 2010 Carla Fracci: «Non aiutai Valpreda dopo il suo arresto. Provo ancora rimorso» di Alessandro Cannavò

Pisapia, D’Ambrosio e la lapide a Pinelli (articoli vari)

 

 

Ma erano davvero soltanto gli anarchici del 22 marzo, così ingenui e creduloni, a ritenere Mario Merlino un “compagno” del movimento studentesco?

17 aprile 2011

Mario Merlino si era già intrufolato in diverse formazioni M.L. prima di arrivare al Bakunin e poi di qui al 22 marzo. Da queste organizzazioni fu allontanato solo DOPO che vennero alla luce le sue operazioni di provocazione. La vergogna di questi gruppuscoli di aver subito un’infiltrazione fascista gli ha impedito di denunciare pubblicamente tali fatti. E’ grazie a questo silenzio che Merlino ha potuto tranquillamente proseguire con il suo bieco lavoro di informatore e provocatore all’interno di altre formazioni della sinistra.

Se vediamo la stampa “comunista” – soprattutto l’Unità e Paese Sera – subito dopo gli attentati terroristici del 12 dicembre 1969 sembrerebbe invece che solo gli anarchici fossero “predisposti geneticamente” a subire infiltrazioni (anche se pochissimi mesi dopo, dal PCI, verranno espulsi, senza che se ne desse alcun rilievo, due alti funzionari/dirigenti al soldo dei servizi segreti).

A dimostrazione che detta stampa mentisse coscientemente, riteniamo utile riportare integralmente l’interrogatorio di un dirigente della FGCI romana (ex segretario federale) il prof. Marcello Lelli, che è lecito pensare riferì al suo partito in tempo reale quello che era di sua conoscenza, ma che venne ritenuto più utile ignorare.

Verbale del 6 aprile 1970 – Davanti il Giudice Istruttore Ernesto Cudillo

Verbale Marcello LELLI

Verbale Marcello LELLI

Compare LELLI Marcello, nato a Roma l’8 ottobre 1944 ed ivi residente …..

Quindi, opportunamente interrogato, risponde:

 ADR SONO assistente – borsista presso l’Istituto di Sociologia del1’Università di Roma.—

Ho conosciuto Merlino Mario alla scuola Media “Daniele Manin” in quanto abbiamo frequentato le stesse classi.—

Successivamente ho nuovamente incontrato il Merlino nel corso degli studi universitari, ma non siamo mai entrati in contatto perché militavamo in opposte organizzazioni politiche: il Merlino faceva parte di una organizzazione di destra ed io di sinistra.–

Nel 1969 poiché il Merlino era entrato a far parte del movimento studentesco, ci siamo incontrati molte volte ed abbiamo scambiato qualche idea o parola.–

Il 3 novembre 1969, mi ero recato alla sede del Partito Radicale di Via 24 maggio e al portone d’ingresso ho incontrato il Merlino in compagnia di altri giovani che non conosco.- In tale circostanza il Merlino mi disse se potevo fargli stampare dei volantini “anti militaristi” presso la mia sezione. Io gli risposi negativamente e lo indirizzai presso la sede del partito comunista di Monte Sacro oppure di Centocelle; mi invitò inoltre a recarmi la mattina successiva presso un locale di Via del Boschetto per partecipare alla distribuzione di tali volantini. Io non mi recai presso detto locale parchè la cosa non m’interessava po1iticamente.—

Preciso che verso il giugno del l969, il Merlino, venutomi a trovare presso l’Istituto, mi aveva invitato ad assegnargli la tesi di laurea, affermando che aveva già studiato un argomento concernente i rapporti tra Stato e società.—

Io lo invitai a farmi esaminare il lavoro giù espletato dal Merlino.—

Verso i primi di ottobre del 1969 almeno così mi sembra, il Merlino mi consegnò all’Istituto un suo elaborato che io mi riservai di leggere e di discutere.—

L’11 dicembre 1969, ricordo che si trattava del giorno precedente agli attentati dinamitardi di Milano e di Roma, verso le ore 9 o 10 della mattina, il Merlino mi telefonò a casa chiedendomi quando ci saremmo potuti vedere per discutere la tesi. Io gli fissai l’appuntamento per il pomeriggio del giorno successivo (12 dicembre), da1le ore 16 alle 18 presso l’Istituto di sociologia sito in Via Vittorio Emanuele Orlando,75.-

Attesi invano il Merlino sino alle ore 17,45 circa, ma il predetto non si presentò senza comunque avvertirmi sia all’Istituto che a casa.—

Subito dopo mi recai all’Università ove mi trattenni sin verso le ore 20,30 circa.