Posts Tagged ‘Paese-Sera’

Giornali Vari

14 gennaio 2012

 1969

22 ottobre 1969 Ciao2001 n.39 – Le guardie bianche di Hitler di Daniele Del Giudice

29 ottobre 1969 Ciao2001 n.40 – la smentita sul 22 marzo

19 novembre 1969 Ciao2001 n.43 – A come Anarchia. Il programma del Circolo 22 Marzo

1969 12 12 Paese Sera ore 21 – 13 morti a Milano. Una bomba in una banca

1969 12 13 Paese Sera p2 – Al di là dell’orrore di Publio

1969 12 13 Paese Sera p2 – Un indizio: una borsa in finta pelle di Giorgio Manzini

1969 12 13 Paese Sera p3 – Strage di stampo fascista di Giancesare Flesca

1969 12 13 Paese Sera p3 – Un marchio inconfondibile

1969 12 13 Paese Sera p3 – Milano indignata e sgomenta condanna l’efferato eccidio di G.C.F.

1969 12 13 Paese Sera p5 – «Retata» notturna: fermati 55 giovani

1969 12 13 Paese Sera p4 – Sospese domani le manifestazioni politiche (Il raduno fascista non sì farà)

1969 12 14 Messaggero p20 – L’attentato di Milano. Fermate e interrogate un centinaio di persone – Perquisite le sedi degli estremisti di Giuseppe Columba

1969 12 14 Messaggero p21 – L’attentato a Roma. Si cercano i dinamitardi nei circoli estremisti – Cento persone interrogate di Sandro Osmani

1969 12 14 Paese Sera p2 – Le Monde: attentati di estrema destra

1969 12 14 Paese Sera p2 – Proibite oggi tutte le manifestazioni politiche

1969 12 14 Paese Sera p3 – Anche il controspionaggio è impegnato nell’inchiesta. di Giorgio Manzini

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p1 – Mobilitazione democratica di Lucio de Caro

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p2 – Restivo alla Camera: «E’ un attentato criminale allo stato democratico»

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p3 – 7 Kg. Di tritolo hanno seminato la morte – 150 estremisti fermati e interrogati. Le indagini estese anche all’estero? di Claudio Sonzogno

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p3 – Il telegramma di Saragat. Il messaggio di Rumor

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p4 – Perquisiti circoli neo fascisti e di gruppi di estrema sinistra

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p5 – Emozione e sdegno di tutti i romani per i folli attentati dinamitardi

1969 12 15 Paese SeraIl massacro nella banca milanese è stato organizzato in Germania? -L’inchiesta sembra svolgersi soprattutto all’estero: nella Repubblica federale un «missione» della polizia italiana di Giorgio Manzini

1969 12 16 Paese SeraL’alibi del ferroviere Giuseppe Pinelli«Non era campato in aria»: dice il magistrato inquirente. Per il questore il suicida è adesso «quel poveretto…». di Giorgio Manzini

1969 12 16 Paese SeraScherzava con tutti, come un bambino. L’anarchico suicida era un tipo calmo, sempre allegro: adorava le due figliolette. di Giancesare Flesca

1969 12 16 Paese Sera«Una vittima in più» dicono gli anarchici su «Umanità nova»

1969 12 16 Paese SeraPer i 50 milioni della taglia parlerà qualche «confidente» dei terroristi?

1969 12 16 Paese SeraNon c’è bisogno dei colonnelli. di Giancesare Flesca

1969 12 16 Paese SeraScarcerati a Milano i «fermati» per la strage

1969 12 16 Paese SeraI magistrati si possono ingiuriare impunemente? Una protesta contro «Il Messaggero» da parte di alcuni aderenti a «Magistratura democratica»

1969 12 16 Paese Sera23 persone trattenute stanotte nelle camere di sicurezza. La polizia ritiene che tra i fermati qualcuno sappia chi ha messo le bombe all’Altare della Patria e alla Banca

1969 12 16 Paese SeraL’«operazione-taxista» è scattata dopo una telefonata Milano-Roma.

1969 12 16 Paese SeraScatenata la stampa di destra contro l’«Observer». Il settimanale ha collegato l’attuale crisi alla «strategia della tensione» del Presidente Saragat

1969 12 16 Il Giorno p3 – Bocche chiuse: l’indagine in fase delicata. Sono ventitré i fermati di Roma – Tre di essi considerati “qualificati” di Patrizio Fusar

1969 12 16 Il Giorno p3 – Non è roba di casa nostra. Un anarchico (al telefono) racconta la sua opinione…di Mario Coppelli

1969 12 17 MessaggeroA Milano la svolta decisiva nelle indagini di Giuseppe Columba

1969 12 17 MessaggeroArrestati i criminali. Sono estremisti di sinistra gli autori dell’eccidio

1969 12 17 MessaggeroIl drammatico confronto di Paolo Matricardi

1969 12 17 MessaggeroIl Questore: «Tutti bravi». Dopo l’incriminazione per concorso in strage di Pietro Valpreda, il questore di Roma dottor Parlato ha fatto ai giornalisti le seguenti dichiarazioni

1969 12 17 MessaggeroLe indagini a Roma. Altri nove fermati, tra cui due minori e una ragazza di Sandro Osmani.

1969 12 17 MessaggeroChi è Chi è «il Cobra» di Fabrizio Zampa

1969 12 17 MessaggeroGli anarchici di papà di Giancarlo Del Re

1969 12 17 MessaggeroI vicini di casa affermano: sembravano persone tranquille. Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda gli anarchici dinamitardi di Massimo Zamorani

1969 12 17 MessaggeroUn comunista anarchico. di Anarchici di Milano riuniti in assemblea straordinaria il 16-12-1969

1969 12 18 MessaggeroLa situazione

1969 12 18 MessaggeroIl racconto del tassista che trasportò Valpreda di G. Col.

1969 12 18 MessaggeroIl Questore di Milano: «Presto la conclusione» di Giuseppe Columba

1969 12 18 MessaggeroAltri 5 giovani sono stati fermati a Roma

1969 12 18 MessaggeroSi continua ad indagare di Fabrizio Menghini

1969 12 18 MessaggeroRoma: I due circoli anarchici dove si riunivano i fermati. Sono stati chiusi dalla polizia. di G. D. R

1969 12 18 MessaggeroRoma. Gli uomini di punta della «politica» che hanno bloccato i dinamitardi. di S. D. R.

1969 12 19 TempoFra pochi giorni tutta la verità. L’ombra dell’ergastolo sugli indiziati per concorso in strage

1969 12 19 TempoLe indagini su chi ha costruito i micidiali ordigni

1969 12 19 TempoIncidenti al Liceo frequentato da Mander

1969 12 19 TempoValpreda Era stato scritturato per «La forza del destino»

1969 12 19 TempoAd ogni contrarietà esclamava: «Bisogna mettere una bomba». di Danilo Maestosi

1969 12 19 TempoUna fossa per tutti

1969 12 19 MessaggeroSi estendono le ricerche. Milano L’inchiesta continua. di Giuseppe Columba

1969 12 19 Messaggero – Roma Oggi una decisione sulla proroga dei fermi.– Tredici i giovani che sono ancora trattenuti in Questura

1969 12 20 MessaggeroRoma Il pubblico ministero Vittorio Occorsio ha emesso nel pomeriggio di ieri altri cinque ordini di cattura di Fabrizio Menghini

1969 12 20 MessaggeroSono tutti anarchici romani i cinque arrestati per gli attentati

1969 12 21 Paese SeraFolla ai funerali di Pino Pinelli. Migliaia di persone hanno seguito il feretro.

1969 12 21 Paese SeraPolizia e A.G. non hanno dubbi e ora danno la caccia ai mandanti. di Franco Rossi

1969 12 21 Paese SeraIl giudice conferma non spiega gli «indizi» (su Feltrinelli) di Giorgio Manzini

1969 12 22 MessaggeroContestata a Mander la complicità nella strage di Fabrizio Menghini

1969 12 24 MessaggeroPer gli attentati istruttoria formale. Concluso l’interrogatorio degli imputati

1969 12 24 l’UnitàAnche «Cap» ha un alibi di ferro. Aniello D’Errico è stato fermato dalla polizia in Puglia e rilasciato in serata

28 dicembre 1969 L’Espresso – Dire anarchici non basta, a cura di Giuseppe Catalano, Paolo Mieli e Mario Scialoja

1970

 

 

1970 01 2 l’UnitàIl giudice interroga i sei per colmare troppe lacune. Ancora senza risposta gli interrogativi sulle indagini per gli attentati. di Marcello Del Bosco

1970 01 3 l’UnitàRidda di alibi per 5 imputati. di Marcello Del Bosco

1970 01 3 MessaggeroSi controlla l’alibi del Valpreda con la «zia Rachele». Si cerca nuovamente l’anarchico Enrico Di Cola già rilasciato.di Fabrizio Menghini

1970 01 3 Paese SeraIl giudice controlla gli alibi. Oggi sarà interrogata la zia di Pietro Valpreda. Aperta l’inchiesta formale per gli attentati dinamitardi

1970 01 4 l’UnitàVenti domande ancora senza risposta. di Marcello Del Bosco

1970 01 4 l’UnitàSpiccato un altro ordine di cattura. (ma non c’entra con gli attentati)

1970 01 6 l’UnitàLa versione del tassista sarà controllata dal giudice. di Paolo Gambescia

1970 01 6 Paese SeraIl giudice andrà a Milano per il controllo dei «tempi».La testimonianza del tassista Rolandi al vaglio del magistrato

1970 01 6 TempoSettimana decisiva per l’inchiesta Valpreda. Per giovedì mattina è stato convocato dal magistrato il professor Paolucci, il quale smentisce in parte il tassista Rolandi

1970 01 7 l’UnitàRicominciano daccapo le indagini per gli attentati del 12 dicembre. di Paolo Gambescia

1970 01 8 l’UnitàA quattro settimane dalla strage di Milano. di Sergio Segre

1970 01 8 l’UnitàAncora si cercano le prove per la strage. di Paolo Gambescia

1970 01 8 l’UnitàNessuno mi ha convocato per un confronto col taxista. Intervista col prof. Paolucci. di Marcello Del Bosco

1970 01 8 Paese SeraMolte deduzioni ma poche prove nei confronti degli arrestati per le bombe. L’istruttoria sugli attentati di Milano e Roma: aumentano dubbi e perplessità

1970 01 9 l’Unità Il giudice chiede spiegazioni alla polizia e interroga gli imputati a Regina Coeli. di Paolo Gambescia

1970 01 9 l’UnitàDal magistrato la vedova e la madre di Pinelli. (Hanno denunciato il questore di Milano)

9 gennaio 1970 Paese Sera – Fu Di Cola a orientare le indagini della polizia? (della serie: giornalisti e veline della Questura)  

1970 01 10 l’UnitàAbbiamo ricostruito minuto per minuto le ultime ore di vita di Giuseppe Pinelli. Sempre più fitti gli interrogativi a un mese dalla strage di Milano e dagli attentati di Roma

1970 01 11 l’Unità – inchiesta I protagonisti. Ritratto dei personaggi che hanno un ruolo, più o meno «sotterraneo», nell’inchiestaDal «commissario-beat», alla «virago», al giudice anti-anarchico, ai nuovi punti oscuri della versione Rolandi

1970 01 11 Paese SeraBombe: senza volto il nuovo testimone. Riserbo assoluto sulla sua identità – L’accusa gli attribuisce «grande importanza»

1970 01 12 Stampa SeraI verbali degli interrogatori esaminati dai difensori. Inoltre, da domani, i patroni potranno parlare per la prima volta con gli arrestati. di Guido Guidi

1970 01 17 MessaggeroPer la strage forse altre incriminazioni. di Dino Cimagalli

1970 02 24 CorriereSi vaglia la posizione di Mander. L’editore Ventura per tre ore nell’ufficio del PM

1970 02 25 Corriere“Ho scoperto a Bruxelles Ivo Della Savia”. Intervista segreta con l’anarchico amico di Valpreda. di Giorgio Zicari

1970 02 25 CorriereInterrogati gli esponenti del XXII marzo. di Roberto Martinelli

1970 02 26 CorriereSecondo incontro con Della Savia. Il «corriere del tritolo» è ancora a Bruxelles braccato dalla polizia. di Giorgio Zicari

1970 02 27 CorriereRichiesta di cattura per Della Savia. E’ accusato di avere procurato l’esplosivo per i recenti attentati. di Giorgio Zicari

1970 03 24 l’UnitàMandati di cattura per Pietro Valpreda e gli altri cinque.

12 aprile 1970 l’Astrolabio – Ho sentito morire Pino Pinelli di Pasquale Valitutti

1970 04 1 l’UnitàQuando la verità su Pinelli? «Fare piena luce sulla morte dell’anarchico» ribadisce il giornale del PSI

1970 04 2 l’UnitàIstanza di scarcerazione per Valpreda. «Mancanza di indizi» sostengono gli avvocati – Un richiamo ai diritti della difesa

1970 04 2 Paese SeraContro Valpreda non ci sono indizi di colpevolezza. L’istanza di scarcerazione in favore dell’ex ballerino

1970 04 4 Paese SeraI testi diranno tutto su Pinelli. L’inchiesta sulla morte dell’anarchico milanese

1970 04 5 l’UnitàC’era una spia nel circolo 22 marzo. Confermato quello che scrisse Valpreda al suo avvocato due settimane prima degli attentati

1970 04 8 Paese seraNell’alibi di Pinelli non ci sono più «crepe». Smentito ancora una volta il rapporto della questura. di G.M.

1970 04 9 Paese SeraForse ricostruiranno il «volo» di Pinelli. Chiesto dagli avvocati un collegio peritale. di G.M.

1970 04 9 Paese SeraRolandi aveva già visto Valpreda in fotografia. Lo dichiarò il tassista, precisando che la foto gli era stata mostrata dalla polizia milanese. di Giuseppe Rosselli

1970 04 9 l’UnitàEcco quello che devi riconoscere… Dal verbale del tassista una carta preziosa per la difesa di Pietro Valpreda

1970 04 9 l’Unità p7 – Perché è lecito dubitare che Pinelli si sia ucciso di Pierluigi Gandini

1970 04 11 l’Unità«Nell’ufficio di Calabresi come una rissa: picchiavano Pinelli?». Sconcertante racconto di un anarchico all’«Astrolabio»

1970 04 12 l’UnitàI complici nascosti della strage di Milano. Quattro mesi dopo l’esplosione che ha ucciso sedici persone si moltiplicano gli interrogativi e si fa luce una grave verità. di Marcello Del Bosco

1970 04 17 Paese SeraProcesso a Valpreda (senza imputato?). Domani in Pretura (V sezione penale)

1970 04 17 l’Unità«Sevizie per i fermati del 25 aprile: Così anche Pinelli?». Gravissima denuncia dell’«Espresso» che pone un altro inquietante interrogativo

1970 04 19 Paese SeraValpreda davanti al pretore: assolto. L’ex ballerino, arrestato per l’attentato di Milano, era accusato, con altri 7 anarchici, di aver diffuso volantini non autorizzati.

1970 04 19 Paese SeraTre anarchici arrestati durante il processo a Valpreda. Tumulti ieri mattina in Pretura di Giuseppe Rosselli.

1970 04 23 MessaggeroAttentato dinamitardo. Depositati i verbali relativi alle perquisizioni compiute nelle abitazioni di tre imputati.

1970 04 28 Paese SeraValpreda: tre quesiti per l’indagine psico-fisica

1970 04 28 Paese SeraUna lettera sul processo in Pretura a Valpreda (di Paolo De Medio, Fernando Visonà, Franco Montanari e Giovanni Ferraro)

1970 05 2 Manifestazione di anarchici per Valpreda e Pinelli a Porta San Giovanni

1970 05 3 Protestano sulle mura. Anarchici a Porta San Giovanni

1970 05 3 Paese SeraSu Porta S Giovanni per Valpreda e Pinelli. Da venerdì pomeriggio alcuni giovani anarchici, arrampicati sulle mura di Porta San Giovanni, stanno manifestando in favore di Pietro Valpreda e contro la versione della polizia sulla morte di Giuseppe Pinelli.

1970 05 4 Conclusa la protesta dei giovani anarchici. Sono scesi dalle mura di Porta San Giovanni

1970 05 9 Paese SeraContro Valpreda testimoni-spie? Clamorose affermazioni dell’anarchico Della Savia. di G.M.

1970 05 19 Momento SeraCaso Valpreda: duro scontro tra il PM e il difensore dell’anarchico

1970 06 4 Paese SeraL’agente avrebbe fatto cadere l’alibi di Mander e Gargamelli. Determinante secondo l’accusa la deposizione del confidente che agiva nel «22 marzo»

1970 06 5 Paese SeraPer mesi nascosta al giudice l’identità dell’agente spia

1970 06 6 Paese SeraIl coraggio e lo 007 di Giancesare Flesca

1970 06 6 Paese SeraLa teste è la fidanzata di «Andrea» agente-spia? Un’altra superdeposizione che arriva a cinque mesi dal tragico attentato di Milano

1970 06 6 Paese SeraLiberati tre anarchici amici di Valpreda (Raniero Coari, Cosimo Caramia e Angelo Fascetti)

1970 06 7 Paese SeraLo 007 Politi risponderà di «falsa testimonianza»? O mente lui o mentono tutti gli «imputati minori» e i testimoni a proposito della conferenza del Cobra

1970 06 7 Paese SeraIl magistrato rifiuta di intervenire sull’accusa: “Calabresi è un assassino”. La Procura della Repubblica non ha voluto denunciare il settimanale «Lotta Continua» affermando che era «in gioco solamente l’onorabilità del dott. Calabresi»

1970 06 7 Paese SeraValpreda e Merlino non vogliono rispondere alle domande del giudice. Gli interrogatori degli imputati della strage dopo le rivelazioni di «Andrea 007»

1970 06 16 Giornale d’ItaliaNon sono una spia. Intervistato Enrico Di Cola. di Cesare Tocci (Intervista mai rilasciata e totalmente inventata)

1970 06 28 Secolo d’ItaliaCudillo a Milano per due interrogatori.

1970 07 7 Paese SeraPinelli: in archivio gli atti non i dubbi di G.M.

1970 08 31 MessaggeroIstruttoria conclusa sul caso Valpreda. Il giudice istruttore attende l’esito di due perizie

1970 09 14 Paese SeraEntro il mese le conclusioni del PM Occorsio

1970 09 28 TempoPer la strage di Milano non «risultano» mandanti. La requisitoria sugli attentati del 12 dicembre 1969. di Marcello Lambertini

1970 10 16 Paese SeraEcco come Pinelli si uccise testimonia un capitano dei CC. Ancora un’udienza infuocata al processo contro «Lotta continua». di G.M.

1970 10 28 Paese Sera Neanche Allegra spiega il «suicidio» di Pinelli. Al processo di Milano interrogato il capo dell’Ufficio Politico. di G.M

1970 10 29 Paese Sera«Non abbiamo concordato le versioni» dice candidamente il vice-Calabresi. Al processo contro «Lotta Continua» interrogato il brigadiere Panessa. di G. M.

1970 10 29 Paese SeraValpreda in Assise: vilipendio. L’episodio risale allo sciopero della fame del settembre 1969. Altri sette imputati 

1970 11 13 Paese SeraBombe: molte critiche contro l’istruttoria

1970 11 13 Paese SeraPinelli fu «ospite» della questura per tre giorni. di G.M

1970 11 16 MessaggeroSulla strage di Milano «memorie» della difesa. Prossima la sentenza di rinvio a giudizio

1970 11 25 Paese Sera«Non si è ucciso» afferma decisa la moglie di Pino Pinelli. Udienza significativa al processo Calabresi-«Lotta Continua»

1970 12 3 l’UnitàSmentito su Pinelli il questore riesce però a evitare il confronto. Anche un medico contraddice i poliziotti. di Pierluigi Gandini

 

1971

 

 

1971 02 28 l’UnitàSenza un perché le accuse agli anarchici. Al processo di Milano per gli attentati interrogato il commissario Calabresi

1971 03 21 l’UnitàValpreda in Assise ma per un volantino. E’ accusato di vilipendio alla magistratura

1971 03 22 l’UnitàProcesso a 6 anarchici per discutibili indizi. Inizia oggi il procedimento in Corte d’Assise a Milano

1971 03 23 l’UnitàMilano: anarchici sotto processo. Sono sei e tutti in galera da molto tempo per accuse indiziarie. di P.L.G.

1971 03 30 l’Unità«Calabresi mi picchiava durante l’interrogatorio». La deposizione di un anarchico al processo di Milano

1971 04 1 UnitàUn anarchico: «Il brigadiere mi spaccò le labbra». Drammatica deposizione al processo di Milano. di p.l.g.

1971 04 2 l’UnitàMai nessun confronto con la supertestimone di p.l.g

1971 04 6 l’Unità Anarchici: il giudice non trova l’esplosivo. di P. L. Gandini

1971 04 8 l’UnitàAnarchici: la superteste non ricorda di p.l.g.

1971 04 9 l’Unità Valpreda: «mi trovo in cella da 16 mesi per una provocazione» di p.l.g.

1971 04 21 l’UnitàAnarchici: accusato di falso il verbale della questura. di Pierlulgi Gandini

1971 04 23 l’UnitàUn anarchico confessò attentati mai commessi. Incredibile deposizione del poliziotto Calabresi. di Pierluigi Gandini

1971 04 27 l’UnitàMilano: il processo agli anarchici. La Zublena è mitomane. di Pierluigi Gandini

1971 04 28 l’UnitàSenza un perché le accuse agli anarchici. Al processo di Milano per gli attentati interrogato il commissario Calabresi

1971 04 29 l’UnitàLa Zublena definì come fascisti i giudici che le dettero credito. di Pierluigi Gandini

1971 04 30 l’UnitàContraddittori i testi della PS al processo degli anarchici

1971 04 30 l’UnitàCalabresi ricusa il tribunale: non vuole la perizia su Pinelli. di p.l.g.

1971 06 19 l’Unità p5 – Altro rinvio per la perizia su Pinelli. Si deciderà ad ottobre – Posizione del Consiglio superiore della magistratura sul caso Biotti

 

 

1972

2 marzo 1972 Europeo – Valpreda. Ritratto di un imputato intervista a Guido Calvi di Enzo Magrì 

1972 03 3 Paese SeraMario Merlino spia in conto terzi di Marco Fini

9 marzo 1972 Europeo – Il tassista Rolandi non ha detto la verità. Sensazionale intervista con un testimone-chiave

10 marzo 1972 L’istruttoria rapita. Controprocesso Valpreda (dal settimanale ABC)

17 marzo 1972 Perché gli anarchici? Controprocesso Valpreda(dal settimanale ABC)

13 aprile 1972 Europeo – La mia fuga dall’Italia. Enrico Di Cola il primo cittadino italiano che ha ottenuto «asilo politico» in Svezia di Sandro Ottolenghi  

1972 05 18 Paese SeraTante versioni su Pinelli per allontanare la verità. Le drammatiche udienze del processo contro «Lotta continua»

1972 10 22 l’EspressoNel nome della legge di Camilla Cederna

1972 10 22 l’EspressoSe poi qualche giudice non è d’accordo di Giuseppe Catalano

1972 10 22 l’EspressoUna lettera a Giovanni Leone

1972 10 22 l’EspressoUn messaggio di Valpreda. Subito dopo avere appreso la notizia del trasferimento del suo processo alla Corte d’Assise di Catanzaro

 

1974

1974 04 5 Paese SeraValpreda mette a nudo i vuoti dell’inchiesta. L’anarchico ancora interrogato in Corte d’Assise a Catanzaro

1974 04 7 Paese Sera Non dicemmo tutto ai giudici. Crollano i poliziotti che accusarono Valpreda

1974 04 7 Paese SeraChi si nasconde dietro i «falsi»? di A.Bar.

1974 05 9 Paese Sera – Si contraddice l’agente-spia. Salvatore Ippolito non ha fornito elementi di prova contro gli anarchici.

1974 06 1 Paese SeraUna trama che parte dal ’69. Allegra ex capo della «politica» di Milano interrogato ieri nega e poi si contraddice

1974 06 2 Paese SeraMerlino ritratta la storia che fece arrestare Valpreda di Giuseppe Rosselli

1974 06 7 Paese SeraCrolla la super-prova Rolandi. Guida smentito dai CC al processo Valpreda.

 

 

1980

 

 

1980 12 9 Paese SeraStrage di Milano Ultimo atto. Non si escludono sorprese rispetto al dibattimento di primo grado – Sarà chiesta la condanna per Valpreda?

1980 12 10 Paese Sera Il PG vuole una svolta a Catanzaro. Secondo indiscrezioni si arriverebbe all’incredibile decisione della richiesta di condanna per Valpreda di Giuseppe Rosselli

1980 12 12 Paese SeraGiannettini un provocatore? «Senza dubbio» di Giuseppe Rosselli

1980 12 13 Paese Sera«E dietro a tutti c’erano i servizi segreti infedeli». Il PG chiede l’ergastolo anche per Valpreda di Giuseppe Rosselli

1980 12 13 Paese Sera«Incredibile» per i difensori il comportamento del P.G.

1980 12 14 Paese SeraPer l’accusa Valpreda fu uno strumento dei fascisti: anche per lui l’ergastolo

1980 12 14 Paese Sera – Non basta un’opinione contro fatti incontrovertibili di Giuseppe Rosselli

1980 12 14 Paese Sera«Vogliono farci tornare al clima di undici anni fa». A Milano conferenza stampa di Valpreda di G.M.

1980 12 15 Paese SeraOgni conquista non è mai definitiva di Giorgio Manzini

1980 12 15 Paese SeraDelle Chiaie e Freda complici. Secondo il PG di Catanzaro sono gli strateghi della strage di Giuseppe Rosselli

 

dal 2000

5 maggio 2005 Un’altra bomba a piazza Fontana. I familiari delle vittime condannati a pagare le spese processuali di Barbara Fois 

Notizia del 12 dicembre 2006 Piazza Fontana, nessun imputato per l’anniversario di Sbancor (Franco Lattanzi)

Piazza Fontana 12 dicembre 1969 – 12 dicembre 2009 di Nicola Tranfaglia

7 maggio 2012 Trentino – Corriere delle Alpi Paolo Faccioli «Quando Calabresi mi accusava di strage» di Paolo Morando

27 gennaio 2012 il Venerdì di Repubblica – Intervista Curzio Maltese a Marco Tullio Giordana

 

Corriere della Sera 27 Luglio 2010 Carla Fracci: «Non aiutai Valpreda dopo il suo arresto. Provo ancora rimorso» di Alessandro Cannavò

Pisapia, D’Ambrosio e la lapide a Pinelli (articoli vari)

 

 

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Quaderno n 1 Iniziativa a Roma del 6 luglio 2011 per ricordare Pietro Valpreda

15 novembre 2011

(NOTA: le foto sono usate solamente a fine di illustrazione. Per accedere al testo integrale del documento – in formato PDF – bisogna CLICCARE al testo – LINK – sotto la foto.) 

Quaderno n 1 Memoria Resistente Pietro Valpreda e circolo 22 marzo COMP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quaderno n 1 (iniziativa 6 luglio 2011 per ricordare Pietro Valpreda)

Ma erano davvero soltanto gli anarchici del 22 marzo, così ingenui e creduloni, a ritenere Mario Merlino un “compagno” del movimento studentesco?

17 aprile 2011

Mario Merlino si era già intrufolato in diverse formazioni M.L. prima di arrivare al Bakunin e poi di qui al 22 marzo. Da queste organizzazioni fu allontanato solo DOPO che vennero alla luce le sue operazioni di provocazione. La vergogna di questi gruppuscoli di aver subito un’infiltrazione fascista gli ha impedito di denunciare pubblicamente tali fatti. E’ grazie a questo silenzio che Merlino ha potuto tranquillamente proseguire con il suo bieco lavoro di informatore e provocatore all’interno di altre formazioni della sinistra.

Se vediamo la stampa “comunista” – soprattutto l’Unità e Paese Sera – subito dopo gli attentati terroristici del 12 dicembre 1969 sembrerebbe invece che solo gli anarchici fossero “predisposti geneticamente” a subire infiltrazioni (anche se pochissimi mesi dopo, dal PCI, verranno espulsi, senza che se ne desse alcun rilievo, due alti funzionari/dirigenti al soldo dei servizi segreti).

A dimostrazione che detta stampa mentisse coscientemente, riteniamo utile riportare integralmente l’interrogatorio di un dirigente della FGCI romana (ex segretario federale) il prof. Marcello Lelli, che è lecito pensare riferì al suo partito in tempo reale quello che era di sua conoscenza, ma che venne ritenuto più utile ignorare.

Verbale del 6 aprile 1970 – Davanti il Giudice Istruttore Ernesto Cudillo

Verbale Marcello LELLI

Verbale Marcello LELLI

Compare LELLI Marcello, nato a Roma l’8 ottobre 1944 ed ivi residente …..

Quindi, opportunamente interrogato, risponde:

 ADR SONO assistente – borsista presso l’Istituto di Sociologia del1’Università di Roma.—

Ho conosciuto Merlino Mario alla scuola Media “Daniele Manin” in quanto abbiamo frequentato le stesse classi.—

Successivamente ho nuovamente incontrato il Merlino nel corso degli studi universitari, ma non siamo mai entrati in contatto perché militavamo in opposte organizzazioni politiche: il Merlino faceva parte di una organizzazione di destra ed io di sinistra.–

Nel 1969 poiché il Merlino era entrato a far parte del movimento studentesco, ci siamo incontrati molte volte ed abbiamo scambiato qualche idea o parola.–

Il 3 novembre 1969, mi ero recato alla sede del Partito Radicale di Via 24 maggio e al portone d’ingresso ho incontrato il Merlino in compagnia di altri giovani che non conosco.- In tale circostanza il Merlino mi disse se potevo fargli stampare dei volantini “anti militaristi” presso la mia sezione. Io gli risposi negativamente e lo indirizzai presso la sede del partito comunista di Monte Sacro oppure di Centocelle; mi invitò inoltre a recarmi la mattina successiva presso un locale di Via del Boschetto per partecipare alla distribuzione di tali volantini. Io non mi recai presso detto locale parchè la cosa non m’interessava po1iticamente.—

Preciso che verso il giugno del l969, il Merlino, venutomi a trovare presso l’Istituto, mi aveva invitato ad assegnargli la tesi di laurea, affermando che aveva già studiato un argomento concernente i rapporti tra Stato e società.—

Io lo invitai a farmi esaminare il lavoro giù espletato dal Merlino.—

Verso i primi di ottobre del 1969 almeno così mi sembra, il Merlino mi consegnò all’Istituto un suo elaborato che io mi riservai di leggere e di discutere.—

L’11 dicembre 1969, ricordo che si trattava del giorno precedente agli attentati dinamitardi di Milano e di Roma, verso le ore 9 o 10 della mattina, il Merlino mi telefonò a casa chiedendomi quando ci saremmo potuti vedere per discutere la tesi. Io gli fissai l’appuntamento per il pomeriggio del giorno successivo (12 dicembre), da1le ore 16 alle 18 presso l’Istituto di sociologia sito in Via Vittorio Emanuele Orlando,75.-

Attesi invano il Merlino sino alle ore 17,45 circa, ma il predetto non si presentò senza comunque avvertirmi sia all’Istituto che a casa.—

Subito dopo mi recai all’Università ove mi trattenni sin verso le ore 20,30 circa.

Commento n. 4 – La nostra risposta alle diffamatorie affermazioni del libro “Il segreto di Piazza Fontana” di Paolo Cucchiarelli sul compagno Enrico Di Cola

5 marzo 2010

La nostra risposta alle diffamatorie affermazioni di Paolo Cucchiarelli su Enrico Di Cola.

Il nome Enrico Di Cola compare in sei delle 700 pagine del libro ‘’Il segreto di Piazza Fontana’’di Paolo Cucchiarelli.

A pag. 45 si riferisce che, come gli anarchici Nardella e Ardau, anche Di Cola andò  in Svezia.

A pag. 393 compare nell’elenco dei membri del circolo 22 marzo fornito dall’infiltrato di p.s., Salvatore Ippolito, ai suoi superiori.

A pag. 396 si segnala la presenza del Di Cola alla riunione durante la quale – secondo quanto scrive Cucchiarelli – si sarebbe consumata la “rottura definitiva fra Valpreda ed il circolo di Rossi”.

A pag .423 il nome compare nell’elenco degli imputati al processo di Catanzaro.

La citazione più lunga ed articolata avviene nelle pagine 399-400 (+ nota 78 a pag. 671) che – data la loro importanza – riportiamo integralmente qui sotto:

“Gli anelli della catena

L’11 dicembre, quando Valpreda lasciò la capitale, ci fu una telefonata – il ballerino lo sosterrà in uno scritto filtrato dalla censura carceraria – che avvertì qualcuno a Milano di agire per il giorno dopo. Chi fu a passare la voce? Merlino, Mander, Borghese, o anche Ivo Della Savia, Angelo Spanò, i già citati Claps ed Enrico Di Cola: che cosa sapeva ciascuno di loro del piano del 12 dicembre? Fino a che punto erano collegati i vari anelli?”

[….]

“Enrico Di Cola, rilasciato dopo ventiquattr’ore, fu al centro di uno scontro tra la polizia, che lo riteneva solo un testimone, e Occorsio, che lo riteneva un imputato. Sarebbe stato lui – si sostenne all’inizio del gennaio del ’70 – a indirizzare le indagini della polizia su Valpreda, con affermazioni fatte fuori verbale. La riprova del salvacondotto offertogli in cambio dalla polizia starebbe nel suo definitivo trasferimento in Svezia. (78) In effetti, Di Cola uscirà stabilmente dall’Italia e dall’inchiesta.”

Nota 78 : Fu Di Cola ad orientare le indagini della polizia?, Paese Sera, 9 gennaio 1970

*****

Oltre alla sciatteria editoriale di collocare il rinvio alla nota in una posizione tale da indurre il lettore a pensare che nell’articolo di Paese Sera si facesse anche riferimento al ‘trasferimento’ di Di Cola in Svezia, in queste otto righe di testo Cucchiarelli ci offre un saggio del suo metodo di lavoro: prende una fonte (se un articolo non firmato pubblicato da un giornale a meno di un mese dalla strage si può definire una fonte), evita qualsiasi verifica, ci aggiunge una falsità o una speculazione frutto della sua fantasia e tira fuori la sua verità.

L’articolo di Paese Sera (che riportiamo integralmente in altra parte di questo blog), sia pure fra molti condizionali e cautele, di fatto raccoglie ‘’indiscrezioni’’ di polizia presumibilmente fatte circolare all’epoca per proteggere l’infiltrato della Ps nel circolo 22 Marzo, Salvatore Ippolito, la cui identità verrà svelata ufficialmente solo il 9 maggio 1970.

Talvolta capita ai giornalisti di cadere in queste trappole, soprattutto ‘a caldo’. Ma 40 anni dopo è imperdonabile, soprattutto se oltre ad ispirarsi ad un articolo del genere, lo si manomette per renderlo funzionale alle proprie teorie come ha fatto Cucchiarelli.

Mettendo a confronto il testo di Paese Sera con quello di Cucchiarelli, l’operazione diventa lampante.

Paese Sera scriveva: “Lo studente, arrestato il giorno successivo alla strage di Milano e agli attentati di Roma, fu rilasciato dalla polizia dopo 24 ore. Secondo alcune voci – che ovviamente riferiamo a puro titolo di cronaca – nei confronti del Di Cola la polizia avrebbe usato, per cosi dire, un trattamento di favore. Ma perche? Anche lui faceva parte dei componenti del circolo «XXII marzo» e il suo rilascio, in una simile prospettiva, apparve piuttosto singolare. Qualcuno, addirittura, sostiene che proprio dopo l’interrogatorio di Enrico Di Cola, la questura romana fu in grado di trasmettere a Milano l’ordine di arrestare Pietro Valpreda. Un particolare (che, se vero, dovrebbe quantomeno ritenersi «strano») spiegherebbe perché il P.M., Vittorio Occorsio, in contrasto con la polizia, ritenne che lo studente non poteva essere considerato un testimone (sia pure «importante») ma un imputato. Nei verbali contenuti nel rapporto che la questura inviò al magistrato dell’interrogatorio di Enrico Di Cola ci sarebbero soltanto degli «stralci», e questo costituirebbe, in certo qual modo, la dimostrazione che lo studente potrebbe avere avuto nella vicenda un ruolo diverso da quello di un teste qualsiasi. Tanto più la sua provata appartenenza al circolo «22 marzo» legittimava, secondo il PM, l’estensione a suo carico dell’accusa di associazione per delinquere contestata a tutti gli altri arrestati. Il giudice istruttore condivise il parere del dott. Occorsio e il 2 gennaio ordinò l’arresto del Di Cola, che però si era già reso irreperibile”

Cucchiarelli scrive: “Enrico Di Cola, rilasciato dopo ventiquattr’ore, fu al centro di uno scontro tra la polizia, che lo riteneva solo un testimone, e Occorsio, che lo riteneva un imputato. Sarebbe stato lui – si sostenne all’inizio del gennaio del ’70 – a indirizzare le indagini della polizia su Valpreda, con affermazioni fatte fuori verbale”

Gli ‘stralcidi verbale di cui parla Paese Sera diventano per Cucchiarelli ben più gravi e pesanti “affermazioni fatte fuori verbale”. Complimenti all’autore….

L’uscita dall’Inchiesta

Quanto poi all’affermazione di Cucchiarelli secondo cui Di Cola uscì stabilmente dall’Italia e dall’inchiesta, vale la pena ricordare che effettivamente uscì dall’Italia, ma non certo dall’inchiesta.

Per evitare questo ulteriore errore, a Cucchiarelli sarebbe bastato leggere il dispositivo della sentenza del 23 febbraio 1979 (processo di Catanzaro) in cui si afferma: (pag. 1044) “Visti gli artt. 483-488-489 c.p.p. Dichiara Valpreda Pietro, Gargamelli Roberto e Di Cola Enrico colpevoli del delitto di associazione per delinquere come loro contestato al capo 1) della rubrica; …..condanna Gargamelli Roberto e Di Cola Enrico alla pena di anni uno e mesi sei di reclusione ciascuno …condanna, ancora, tutti i suddetti imputati al pagamento delle spese processuali cui hanno dato causa e di quelle della rispettiva custodia preventiva; …dichiara non doversi procedere…contro Di Cola Enrico, in ordine al reato previsto dallo art. 260 p.p. n.3 C.P. – così modificata l’originaria imputazione a lui ascritta al capo 8 dell’epigrafe – e con la diminuente di cui all’art. 311 C.P. – perché estinto per prescrizione;

Questa seconda parte della sentenza si riferisce ad un’ulteriore incriminazione di Di Cola.  Qualche mese dopo la strage, il 9 aprile 1970 (p.1000 capitolo XLV) venne eseguita  una nuova perquisizione in casa Di Cola dove venne trovato un quaderno con un elenco di alcune basi della NATO. Il Sid, interpellato, affermò che era stato preparato da uno specialista per cui i magistrati romani emisero un secondo mandato di cattura per “procacciamento e detenzione di notizie di cui è vietata la divulgazione”, come dire spionaggio.

Infine per smentire la fantasiosa e diffamante narrazione che vedrebbe il Di Cola suggeritore della pista Valpreda, basta leggere quello che scrive nello stesso libro una quarantina di pagine prima lo sbadato Cucchiarelli.

“Ippolito almeno da fine novembre sapeva che il ballerino stava per andare nel capoluogo lombardo…[…]  …L’11 dicembre, Ippolito era nella sede del circolo «22 marzo» quando Emilio Bagnoli riferì a Umberto Macoratti che Valpreda era appena partito per Milano con la sua Fiat 500. Ippolito telefonò immediatamente al suo capo, il commissario Domenico Spinella. Che fosse lui la fonte della prima segnalazione lo dirà il questore di Roma, Parlato, durante la conferenza stampa dopo il riconoscimento di Valpreda, il 16 dicembre. Naturalmente senza rivelare che si trattava di un poliziotto infiltrato nel gruppo anarchico. La polizia seppe quindi da subito che quella testa calda di Valpreda era a Milano: non dovette attendere soffiate o indicazioni esterne.”

IL RACCONTO DI DI COLA

Sulla vicenda giudiziaria che ha devastato la vita di quello che nel 1969 era un ragazzo di 18 anni e sulle spregiudicate teorie di Cucchiarelli abbiamo raccolto una dichiarazione dello stesso Di Cola che aggiunge alcuni particolari inediti a quello che già aveva raccontato in interviste rilasciate all’epoca.

‘’E così secondo Cucchiarelli, io sarei stato l’infame suggeritore della pista Valpreda? Un vero scoop….

Il fermo

‘’Intanto va rilevato che sia Paese Sera (giustificato perché ancora non erano noti gli atti giudiziari) che Cucchiarelli (senza giustificazione perché la cosa appare agli atti) riportano un dato errato: io, insieme al compagno Amerigo Mattozzi, venni fermato la sera stessa del 12 dicembre dai carabinieri e non dalla polizia.

‘’Fui rilasciato il 13 sera e, appena rilasciato, provvidi ad informare i compagni del circolo su cosa vertevano gli interrogatori e quello che i carabinieri volevano farmi dire, cioè che Valpreda era partito per Milano con una scatola di scarpe piena di esplosivi (vedi anche interviste di Di Cola a Umanità Nova e A rivista anarchica del 1972 pubblicate su questo blog,ndr).

‘’Chiarito questo punto ben difficilmente rimane credibile la tesi che potesse esserci stato un contrasto (o uno “scontro” come suggerisce Cucchiarelli)  tra la polizia ed Occorsio sul ruolo da attribuirmi,  di “testimone” o di “imputato”, visto che non era la polizia responsabile del mio fermo e tantomeno del mio rilascio. Vorrei anche sottolineare che ero già attivamente ricercato fin dalle prime ore del 17 dicembre, anche se il mandato di cattura ufficiale sarà emesso solamente il 2 di gennaio (cioè una settimana prima dell’articolo di Paese Sera), e quindi lo “scontro” diviene davvero una teoria demenziale.

‘’Del resto polizia e carabinieri non mi cercavano come testimone, ma perché – anche questo si può evincere dalle carte giudiziarie – i magistrati inquirenti stavano cercando di incastrarmi come uno dei responsabili delle bombe all’altare della patria! Fallito miseramente questo tentativo, il mio nome rimase in secondo piano, tanto è vero che fui – almeno inizialmente – l’unico membro del circolo incriminato per il solo reato di “associazione per delinquere”.

La latitanza

‘’Quanto alla mia latitanza, cominciò del tutto casualmente. Tornando a casa la sera del 16 dicembre, e avendo visto i titoli cubitali di un giornale serale di destra, ero davvero sconvolto e spaventato. L’arresto di Pietro e soprattutto la morte di Pinelli avevano risvegliato in me l’eco delle minacce fattemi solo alcuni giorni prima dai carabinieri che mi interrogavano  (‘possiamo ucciderti senza che nessuno mai lo possa scoprire’). Non riuscivo proprio a capire cosa stesse succedendo.

‘’Pochi minuti dopo il mio rientro a casa ricevetti la telefonata di C.V, una compagna del Pci, che mi chiese di raggiungerla nella redazione di Paese Sera a via dei Taurini dove lei si trovava insieme a N.V. Entrambi li conoscevo dal ’68 e lavoravo con loro nel coordinamento degli studenti medi e universitari e quindi accettai l’invito ad incontrare un giornalista di Paese Sera (del quale purtroppo non ricordo il nome) per  dare un’intervista su chi era Valpreda e su quel che sapevo del circolo.. Raccontai   la nostra storia chiedendo in cambio di poter passare la notte nella redazione. Il giornalista in un primo momento acconsentì, ma dopo qualche ora mi disse che stavano arrivando moltissime foto che mi ritraevano (ovvio, erano quelle dello sciopero della fame!) assieme a Valpreda e quindi mi chiese di lasciare immediatamente i loro locali.

‘’Data l’ora tarda e la pesante atmosfera che regnava in quelle ore, N.V. mi invitò ad andare a casa sua a dormire per quella notte, cosa che accettai con piacere anche perché sentivo la necessità di parlare ancora con qualcuno per cercare di capire cosa stesse succedendo. La mattina dopo, quando telefonai a casa per dire che stavo tornando, mi avvertirono che la polizia mi aveva cercato all’alba. Da quel momento, e per i successivi due anni, rimasi latitante in Italia, prima di decidere di andare all’estero’’.

(Sulla latitanza vedi racconto di Gaetano Luciano, riportato in altra parte del blog, ndr)

L’uscita dall’Italia

‘’Per quanto riguarda la mia uscita dall’Italia non fu certo grazie ad un “salvacondotto” della polizia che arrivai in Svezia. Dopo tanti anni credo di poter rivelare che furono alcuni compagni anarchici di Roma (Fai) e Milano (Crocenera) che mi aiutarono a lasciare l’Italia verso la fine del 1971. Avevo discusso – separatamente – con Aldo Rossi, con Eduardo Di Giovanni che era il mio avvocato, e con un compagno di crocenera anarchica di Milano, spiegandogli che dopo due anni di latitanza avevo bisogno di un breve periodo di “libertà” o, se non altro, di un breve periodo di “vita normale” per riprendermi dallo stress a cui ero sottoposto.

‘’All’epoca era mia intenzione costituirmi all’inizio del processo, ma di questo non se ne vedeva ancora neanche l’ombra. L’idea era quindi di andare in Svezia per sollevare pubblicamente il “caso Valpreda” agli occhi di tutto il mondo. Pensavamo che l’Italia avrebbe chiesto l’estradizione e che avremmo potuto in questo modo far sapere a tutti quello che accadeva in Italia in un pubblico dibattimento. Insomma era un tentativo di fare all’estero quello che si aveva paura di fare in Italia: un processo per dimostrare che era in atto una mostruosa trappola contro delle persone innocenti.

‘’In Svezia fui intervistato da molti quotidiani e settimanali svedesi, organizzai la prima manifestazione degli anarchici e del sindacato rivoluzionario SAC davanti all’ambasciata italiana di Stoccolma, riuscii a sensibilizzare anche Amnesty International al “caso Valpreda” (Amnesty inviò due osservatori a seguire il primo processo di Roma ed in seguito scrisse una lettera di sostegno alla mia richiesta di asilo politico in Svezia), feci molti interventi in assemblee pubbliche – tra cui ne ricordo una alla quale prese parte anche Dario Fò – per raccontare quello che stava avvenendo in Italia e della persecuzione contro gli anarchici. Ma, nonostante tutto ciò e le mie lettere pubbliche inviate alla stampa e alla magistratura – per sfidarla a chiedere la mia estradizione -, l’Italia non fece mai questa richiesta.

‘’Una piccola “rivincita” la ottenni qualche anno dopo quando – dopo aver ottenuto l’asilo umanitario della Svezia – mi venne riconosciuto lo status di rifugiato politico e mi venne consegnato il passaporto Nansen – quello delle Nazioni Unite – che decretava formalmente ed ufficialmente che ero un perseguitato e rifugiato politico’’: sono stato il primo – ed unico – cittadino europeo ad ottenere tale riconoscimento. Anche questo sarebbe stato ottenuto grazie i favori della polizia italiana? Come direbbe Totò…ma mi faccia il piacere!

Paese Sera venerdì 9 gennaio 1970 – Fu Di Cola a orientare le indagini della polizia? (della serie: giornalisti e veline della Questura)

5 marzo 2010

Paese Sera venerdì 9 gennaio 1970 (articolo non firmato)

Lo studente sarebbe un personaggio chiave nella vicenda degli attentati

Fu Di Cola a orientare le indagini della polizia?

Il giudice istruttore attribuisce al giovane latitante un ruolo di eccezionale importanza nell’istruttoria.

La zia di Valpreda insiste nell’innocenza del giovane. In un’intervista dichiara che il nipote non poteva vestire nel modo descritto da Rolandi.

Pietro Valpreda, il giorno 12 dicembre, era a letto con la febbre o in piazza con le bombe? Alcuni giornali ripropongono stamani l’interrogativo. Una persona, non appartenente al nucleo familiare dell’ex ballerino, sostiene di aver dato alla zia di Valpreda una bustina di chinino per curare il giovane. La signora Rachele Torri, zia del giovane, ha inoltre dichiarato che suo nipote era vestito in maniera completamente diversa da quella dichiarata dal tassista Rolandi, l’autista che avrebbe trasportato l’attentatore fino nei pressi di Piazza Fontana. Innanzitutto – ha detto la zia, senza diffondersi in troppi particolari, dato che il giudice istruttore gliel’ha vietato – il Valpreda il pomeriggio della strage era senz’altro a letto e quindi indossava un pigiama. Comunque, avendo sempre odiato cravatte e camicie, non poteva rispondere alla descrizione fatta dal tassista che aveva parlato di un uomo sui 35 anni, con soprabito, abito scuro, camicia bianca e cravatta. Il cappotto con cui il giovane venne arrestato (e che tuttora avrà in carcere) non appartiene all’ex ballerino, ma al padre. L’indomani Valpreda, come e’ noto, doveva recarsi dal giudice e la zia, a sera, dopo le 19, era andata dal vecchio Valpreda a farsi prestare il cappotto per il figlio: non certo un indumento grigio come ha dichiarato il Rolandi, ma sportivo, marrone, con cintura e fodera scozzese. Di più la donna non ha voluto né potuto dire.

Lungo colloquio, ieri al palazzo di giustizia, fra il giudice istruttore, il dott. Cudillo, e il dirigente dell’ufficio politico della questura, dottor Provenza, che era accompagnato dal commissario, dott. Improta. Secondo attendibili indiscrezioni, i due funzionari avrebbero consegnato al magistrato un rapporto riguardante alcune indagini svolte per incarico dello stesso giudice. Ci sarebbe, quindi, da presumere che l’istruttoria abbia acquisito nuovi elementi.

Nel pomeriggio il dott. Cudillo si è recato a Regina Coeli, per interrogare alcuni dei sei arrestati. Avrebbe raccolto a verbale le dichiarazioni di Pietro Valpreda e di Roberto Gargamelli. Il magistrato comunque, tornerà al carcere oggi per terminare gli interrogatori, ultimo indispensabile atto che dovrebbe preludere all’atteso deposito dei verbali a disposizione dei difensori.

La conclusione di questa prima fase dell’istruttoria, sembra comunque «condizionata» dalla importanza (si direbbe addirittura decisiva) che il giudice istruttore attribuisce al settimo imputato, Enrico Di Cola, latitante, contro il quale è stato emesso mandato di cattura anche se limitatamente all’accusa di associazione per delinquere.

Lo studente, arrestato il giorno successivo alla strage di Milano e agli attentati di Roma, fu rilasciato dalla polizia dopo 24 ore. Secondo alcune voci – che ovviamente riferiamo a puro titolo di cronaca – nei confronti del Di Cola la polizia avrebbe usato, per così dire, un trattamento di favore. Ma perche? Anche lui faceva parte dei componenti del circolo «XXII marzo» e il suo rilascio, in una simile prospettiva, apparve piuttosto singolare. Qualcuno, addirittura, sostiene che proprio dopo l’interrogatorio di Enrico Di Cola, la questura romana fu in grado di trasmettere a Milano l’ordine di arrestare Pietro Valpreda. Un particolare (che, se vero, dovrebbe quantomeno ritenersi «strano») spiegherebbe perché il P.M., Vittorio Occorsio, in contrasto con la polizia, ritenne che lo studente non poteva essere considerato un testimone (sia pure «importante») ma un imputato. Nei verbali contenuti nel rapporto che la questura inviò al magistrato dell’interrogatorio di Enrico Di Cola ci sarebbero soltanto degli «stralci», e questo costituirebbe, in certo qual modo, la dimostrazione che lo studente potrebbe avere avuto nella vicenda un ruolo diverso da quello di un teste qualsiasi. Tantopiù la sua provata appartenenza al circolo «22 marzo» legittimava, secondo il PM, l’estensione a suo carico dell’accusa di associazione per delinquere contestata a tutti gli altri arrestati. Il giudice istruttore condivise il parere del dott. Occorsio e il 2 gennaio ordinò l’arresto del Di Cola, che però si era già reso irreperibile.

Ora, polizia e carabinieri lo stanno attivamente ricercando e anzi, stando a talune voci che circolavano ieri sera con una certa insistenza, sarebbero riusciti ad individuare il «rifugio» dello studente.

La necessità (per il giudice «inderogabile») di rintracciare Enrico Di Cola sarebbe strettamente legata, quindi, all’oggettiva esigenza di controllare le «basi» dell’accusa contri i sei arrestati.

E’ certo, comunque, che la istruttoria – forse anche per quanto è stato scritto in questi giorni da parecchi organi  di stampa – sta accelerando i tempi, e che al massimo entro la metà della settimana prossima, depositati gli interrogatori, il giudice concederà finalmente agli avvocati difensori la possibilità di prendere finalmente contatto con i propri assistiti.

Giornata di intenso lavoro, ieri, anche da parte della magistratura di Milano. Si è appreso, infatti, che nella città lombarda il sostituto procuratore della Repubblica, dott. Caizzi, ha interrogato lungamente, nel pomeriggio, Rosa Malacarne e Licia Rognini, cioè la madre e la vedova dell’anarchico «suicida» Giuseppe Pinelli, che tre giorni dopo la strage di piazza Fontana morì (in circostanze ancora tutt’altro che chiare) cadendo da una finestra della questura. Le due donne sono state ascoltate separatamente dal magistrato, e gli interrogatori si sono protratti per più di quattro ore. E’ noto che Rosa Malacarne e Licia Rognini hanno presentato una denunzia- querela contro il questore di Milano, dott. Guida, per diffamazione aggravata e per rivelazione di segreti d’ufficio, in relazione alle dichiarazioni che l’alto funzionario rilasciò alla stampa dopo la tragica fine di Giuseppe Pinelli.

Sempre nella giornata di ieri il magistrato milanese ha anche interrogato Cornelio Rolandi, il tassista che riconobbe in Pietro Valpreda l’uomo che nel pomeriggio del 12 dicembre si fece condurre in taxi da piazza Beccaria a via Santa Tecla, presso la sede della banca nazionale dell’agricoltura dove poi si verificò l’esplosione che causò 16 morti e 80 feriti. Il tassista, comunque, è stato sentito solo in relazione ad alcune lettere minatorie che gli sarebbero state inviate nei giorni scorsi.

A Milano è atteso, intanto, nella prossima settimana, il giudice istruttore, dott. Cudillo, per l’annunciato sopralluogo (con relativo controllo dei «tempi» riguardanti la testimonianza-Rolandi) al quale parteciperanno anche il P.M. dott. Occorsio e alcuni degli avvocati difensori.

14 Aprile 1970 Carcere di Regina Coeli Testo della lettera inviata da Pietro Valpreda alla Redazione di “Umanità Nova”

19 dicembre 2009

Giacomo Pacini http://www.facebook.com/profile.php?id=1507934871

Ricercatore Storia Contemporanea. Ha appena pubblicato per PROSPETTIVA EDITRICE, il suo primo libro dal titolo “Le organizzazioni paramilitari segrete nell’Italia Repubblicana”.

Ha scritto:

http://www.facebook.com/group.php?gid=111480141059

Di Cola, se posso permettermi una domanda; ma perchè Valpreda, anche a Catanzaro, ha sempre continuato a difendere Merlino?

Ieri alle 0.15 ·

La mia risposta:

da Strage di Stato, APPENDICE I

1) lettera di Pietro Valpreda dal carcere

Testo della lettera inviata da Pietro Valpreda alla Redazione di “Umanità Nova” (85)

Carcere di Regina Coeli

14 Aprile 1970

Cari compagni,

vi accludo queste note che credo vi potranno servire, anche perché‚ vedo da “Umanità Nuova” che dovete spulciare notizie da altri giornali… Fatene l’uso che credete meglio. In carcere per ora, malgrado la grande repressione, vedo solo anarchici.

Saluti e anarchia.

Pietro

A più di cinque mesi dall’inchiesta precostituita dagli organi del sistema nei nostri riguardi, vorrei puntualizzare alcuni punti e renderne noti altri alla parte più sensibile e cosciente dell’opinione pubblica, anche se credo doveroso aggiungere che diversi organi di stampa, che ci hanno affiancati e che potrei chiamare innocentisti, hanno abbracciato tale tesi più ai fini di una certa strumentalizzazione politica che per amore di verità o di giustizia. Ed è un certo settore della stampa, che il buon senso ed il pudore mi impediscono di chiamare organi di informazione, servi obbedienti dei vari gruppi di potere più reazionari del sistema, che hanno gettato il fango, il livore, la menzogna, l’odio, la diffamazione, con articoli da trivio, diretti contro i morti, contro di noi ed i nostri familiari, amici e compagni, onde screditare, con noi, il movimento anarchico in modo specifico e di riflesso tutta la sinistra in generale; vista fallita la loro manovra di manipolazione e di discredito, con l’infantilismo politico che li ha sempre contraddistinti, da bravi servi striscianti e obbedienti, tacciono.

Dove la strumentalizzazione politica è stata subito palese, fu nel cercare di provare nell’insinuazione che il nostro “gruppo anarchico 22 Marzo” era un gruppo ibrido, con elementi di destra. Si avanzò addirittura l’ipotesi di una… simbiosi fra anarchici e fascisti (si scrisse che gli estremi si toccano) come se si potessero fondere e conciliare la libertà e la dittatura. Tutta questa strumentalizzazione, solo ed esclusivamente per la premessa che un componente del gruppo, di provenienza fascista, frequentava ancora, a nostra insaputa, i suoi ex camerati: pertanto la tanto decantata simbiosi si risolve ad un contatto che era a noi tutti sconosciuto.

Dove la strumentalizzazione politica è ancora più evidente, è nei termini in cui si attaccano gli organi inquirenti che conducono (inteso nel senso di… manovrare) l’istruttoria nei nostri riguardi: attacchi portati non nel senso che l’accusa cercherebbe ogni mezzo legale e illegale per incriminare degli innocenti, ma che agirebbe in questa maniera per tendere a colpire i mandanti; è una disquisizione sottile, ma di importanza fondamentale; si passa perciò sulle nostre teste (con una chiara manovra politica) ipotizzando che potremmo anche essere colpevoli, ma, che saremmo solo dei semplici… pazzi esecutori.

Questa istruttoria, precostituita ad arte, copre non solo i mandanti, ma gli esecutori, i finanziatori, gli artificieri ed altri palesi interessati e… interessi. Perché se si sostiene e si scrive che su tutta l’inchiesta vi sono dubbi, ombre che fu quantomeno affrettata, unidirezionale, precostituita dall’inizio, condotta avanti stancamente con il riconoscimento falso, la delegazione di spie, l’intimidazione di testi, e pure con un buon margine di illegalità; ora essendo gli organi inquirenti autori di tutto questo, essendo pertanto i medesimi perfettamente al corrente di aver potuto incriminare degli innocenti, ricorrendo all’artifizio, non vedo come possano risalire ai mandanti partendo da noi. Mi sembra perciò abbastanza palese e logico che stiamo facendo solo da capro espiatorio: non si è voluto arrestare questi… per non risalire a quelli; tranne che non sia un nuovo metodo di indagine arrestare degli innocenti per risalire ai colpevoli.

Tutti sono unanimi nel sostenere la necessità di fare luce completa… sulla oscura morte del compagno Pinelli: tutti concordi che il nocciolo, che il marcio della questione sta là, che non si saprà mai la verità sugli attentati dinamitardi di Milano e Roma se prima non si saprà la verità sulla caduta di Pino. Ma i responsabili… della caduta, sono ancora ai loro posti, nessuna misura è stata presa nei loro confronti, l’omertà è stata tale da dare dei punti alla stessa mafia; si è praticamente permesso che i sospettati svolgessero una specie di indagine su loro stessi. Non solo, si è pure permesso, e si permette tutt’oggi, che i medesimi partecipassero all’indagine nei nostri confronti (ora si sa come) proprio a loro, che allontanare da sé i pesanti dubbi e indizi che li devono dimostrare a qualsiasi costo e con ogni mezzo che sia Pinelli sia noi siamo colpevoli; solo provando questo troverebbe un certo credito la tesi del suicidio di Pinelli. Se Pino è innocente, loro sono colpevoli, non esiste alternativa, e in tal senso hanno agito, hanno diffamato e accusato un morto, con dichiarazioni e comunicati che si sono dimostrati, alla prova dei fatti, completamente falsi; hanno costruito la falsa deposizione e il falso riconoscimento di Rolandi nei loro uffici, ed in seguito caduti e scoperti i loro falsi, hanno gettato, levandoselo di tasca, un vetrino il quale avrebbe dovuto apporre la mia firma sugli attentati; ma anche il sunnominato vetrino, come è stato ampiamente dimostrato era in loro possesso da molti mesi prima degli attentati, anzi avevano chili di vetrini colorati, con ampie libertà di scelta. Si vede che di fronte alla legge democratica, uguale per tutti, i nostri integerrimi poliziotti sono più uguali degli altri cittadini italiani: perché se nella loro identica situazione con le prove, gli indizi, le contraddizioni e le assurdità che vi sono state nel loro operato e nelle loro dichiarazioni si fossero invece trovati quattro impiegati o quattro metalmeccanici sarebbero stati immediatamente incriminati e incarcerati.

Ma forse il passato di sbirro al servizio della dittatura fascista, in quel di Ventotene, dei camerata Guida e e le specializzazioni, acquisite nelle scuole dei gorilla della C.I.A del socialdemocratico Calabresi, sono una garanzia sufficiente, tale da sollevare loro ed i loro accoliti da ogni ulteriore sospetto. Forse la nostra situazione può anche dipendere in parte dal fatto che nè dietro, nè sopra di noi, abbiamo o notabili, o gruppi o altro che ci appoggino.

Nell’incriminare tutti i familiari miei, hanno veramente toccato il fondo, incriminazione effettuata in spregio ad ogni obiettiva valutazione, valutazione mai applicata nei nostri confronti, ma tale prassi nazista non è stata usata neppure nei processi imbastiti dai colonnelli fascisti greci, nemmeno loro erano arrivati ad un tale grado di efferata infamia. Prima di incriminare, avrebbero dovuto appurare l’unica prova reale, la mia macchina, prima di dare credito a delle chiacchiere da caffè, ed assurgerle a dogma, avrebbero dovuto effettuare la perizia sulla macchina ed avrebbero avuto la dimostrazione tecnica che il mezzo meccanico non avrebbe potuto effettuare un tragitto così lungo e nel tempo addebitatomi (due periti della FIAT si sono rifiutati di partecipare alla loro commedia). Il mio meccanico di Roma, ha dichiarato che la mia 500 si trovava in pessimo stato, che la coppa dell’olio perdeva, che non aveva il motore truccato. Se a loro non bastavano le circostanziate e precise deposizioni dei miei familiari, per onestà professionale avrebbero dovuto, prima di prendere una decisione, effettuare tale perizia e possiamo essere certi che se avessero avuto solo una probabilità che tale perizia potesse risultare a loro favorevole, l’avrebbero richiesta subito e non avrebbero atteso cinque mesi. Non hanno tenuto in alcuna considerazione le dichiarazioni a loro contrarie, e cioè testimonianze di diversi miei colleghi del Jovinelli, i quali deposero o di non avermi visto, il giorno in cui l’accusa mi contesterebbe il viaggio a Roma, o di avermi notato in epoca poco precedente, come io sostenevo e sostengo. Angelo Fascetti si recò due volte per testimoniare a mio favore, davanti al giudice Cudillo, ma non riuscì a farsi ricevere.(86) Il Fascetti sarebbe il giovane moro, notato con me al bar Jovinelli, il 13 o il 14 dicembre ’69. Egli perciò voleva testimoniare quanto io sostenevo, che tale incontro avvenne diversi giorni prima di tale data, che i testimoni dell’accusa si erano sbagliati di data. A titolo di cronaca, debbo anche dire che uno dei tre testi dell’accusa, aveva alcuni contatti con la polizia, contatti che derivavano dal fatto che egli si interessava a procurare a terze persone, con una certa facilitazione e celerità, passaporti ed altri documenti.(87) Ermanna Ughetto, altro loro super teste (chissà poi perché tutti i testi dell’accusa sono super, quelli a difesa, o non sono credibili, o mentono, o vengono incriminati), colei che io avrei accompagnato a cena, in macchina, sempre la sera del 13 o del 14: dunque il loro ennesimo super teste, dopo gli attentati ai treni dell’agosto 1969. essendo una mia conoscente, fu interrogata diverse volte dalla polizia di Roma, subì diverse pressioni, fu minacciata che se non avesse collaborato e detto tutto ciò che sapeva su di me, le avrebbero reso la vita difficile tramite la squadra del buon costume.

Tale circostanza, l’affermò l’Ughetto medesima, in presenza di alcuni nostri comuni colleghi di teatro, i quali sicuramente potranno testimoniare in tal senso.(88)

Tralascerò di accennare alle pressioni che dovetti subire io. E’ però abbastanza sintomatico che tale teste abbia deposto quello che faceva comodo all’accusa ed in più ad oltre due mesi di distanza. Chiamai altri testimoni che potevano confermare le mie affermazioni, ma non mi risulta che siano stati citati. Accantonando le loro valutazioni sempre pregiudiziali, un fatto è positivo, io a Roma sarei stato visto prima in un bar e poi a un ristorante, questo è tutto, niente altro mi è stato contestato: pertanto il 13 e 14 dicembre scorso, io ero completamente libero di andare dove e con chi avessi voluto, non avrei commesso nessun reato a ritornare a Roma, con relativa cenetta a due, non sarei stato incriminato per questo; per quale assurda ragione avrei dovuto negare? (sono pure scapolo), che motivo avrei. avuto di crearmi un alibi a Milano in tal senso? Se mi fossi comportato come sostiene l’accusa. l’avrei dichiarato dall’inizio, era tutto nel mio interesse non dare adito a dubbio o altro. Invece tutto questo è solo un’altra prova che dimostra che ai miei moderni inquisitori non interessa per nulla la verità e la giustizia, ma solo riuscire a puntellare ad ogni costo con macroscopici indizi, le loro tesi da fantascienza. La loro manovra è servita solo ed esclusivamente ad incriminare un teste a mia difesa che diceva la verità, e cioè mia zia Torri Rachele.

Non potendo assassinare la verità di fronte, l’hanno colpita alle spalle, come è loro abitudine, questo e il loro contorto e viscido disegno cercano di dimostrare che i familiari di Valpreda possono aver mentito nei giorni 13 o 14 e di conseguenza potremmo sostenere che possono aver mentito anche il 12. Perché bisogna tener presente che mia zia conferma il mio alibi per il giorno 12, il quale non è per nulla in contrasto con le dichiarazioni dei testimoni del Jovinelli che riguardano invece il 13 o il 14… Anche qui l’accusa si è mostrata perfettamente coerente con i suoi metodi.

Passiamo ora al fantomatico deposito sulla via Tiburtina.(89) Deposito che consisterebbe in un buco. lo non sono responsabile di un sentito dire, o di una semplice dichiarazione fattami a voce che potrebbe risolversi solo in una chiacchiera, come in effetti avvenne. Sulla scorta di tale aleatoria affermazione, la polizia effettuò in mia presenza, un sopralluogo all’ottavo chilometro della via Tiburtina, nella notte dei 15 dicembre 1969. Tale sopralluogo dette esito negativo, ed in tale senso firmai un verbale negli uffici della questura politica: a tale riguardo vorrei precisare che la polizia affermò, abbastanza seccamente, che li avevo presi per i fondelli, che li avevo fatti girare a vuoto di notte, che li avevo condotti in un luogo dove io sapevo a priori che non vi era nulla, che loro non erano dei cretini e le solite frasi di circostanza che dicono tutti i poliziotti in tali situazioni. Poi invece diramarono ed allegarono agli atti un verbale di un commissario che aveva partecipato al sopralluogo notturno, in cui dichiarava di aver trovato un buco (allegata relativa foto del buco). Ora si cade nel ridicolo: sulla Tiburtina vi erano diversi buchi, me ne ricordo un paio, di cui uno quasi colmo di bottiglie vuote e di cocci di vetro. Sic.

La perizia balistica effettuata sui resti delle bombe, ha dimostrato che i congegni erano a tempo, con una specie di accensione a molla e per nulla a miccia: ma l’accusa strombazza su un pezzo di miccia reperito nell’abitazione di un compagno indiziato, e richiesta di perizia sulla medesima; (90) come dire che trovando un uomo colpito da una pallottola sparata da una rivoltella… effettuerebbe una perizia su di un coltello.

Ha fatto pure capolino lo spionaggio finché anche questo ennesimo bluff si è risolto con l’acclusione agli atti di… alcune poesie ed alcuni indirizzi di caserme, senz’altro reperibili su ogni guida telefonica.(91) Come sempre. l’insinuazione falsa è stata pubblicata a caratteri cubitali in prima pagina, e chiamiamola la smentita… due righe nelle pagine interne.

E vediamo per ultima la loro ulteriore scaltrissima mossa, che avrebbe dovuto, in parte, riuscire a puntellare e colmare in parte i loro vuoti e le loro ipotesi scaturite su premesse assurde: la cosiddetta perizia psico fisica nei miei, riguardi, onde appurare in primo luogo le mie capacità deambulatorie ed eventualmente giustificare l’assurdo… con la pazzia. Detta perizia è stata a me favorevole ed ha confermato la mia integrità psico-fisica: per cui eventualmente di tarate rimangono le sopraddette ipotesi e le loro origini. Ed è nuovamente sintomatico conoscere chi sia l’individuo che anche in questa circostanza avrebbe dichiarato che io soffrivo di crampi alle gambe.(92) Io frequentavo il sindacato ballerini e le regolari lezioni giornaliere di danza classica: decine di miei colleghi studiavano con me; il mio maestro da oltre un anno era Sabino Riva. Ebbene, tale dichiarazione l’accusa non l’ottenne da nessuno di loro, ma da un certo Andres, che aveva sostituito temporaneamente, negli ultimi tempi, il mio maestro. effettivo. Ora il sunnominato Andres è un profugo dell’Est, un rumeno il quale si trovava in Italia in una situazione precaria sia finanziariamente che legalmente, ed attendeva, fra l’altro, il visto d’ingresso negli Stati Uniti; ed è abbastanza strano che una parvenza di dichiarazione a loro favorevole sia stata rilasciata da un individuo che per la situazione sopraddetta, era idoneo ad essere maneggiato, a subire pressioni senza poter dire no, ed eventualmente ad altro. Un fatto è certo, che se il killer che effettuò la strage di P.zza Fontana usufruì veramente del taxi del super teste Rolandi, lo fece sapendo a priori che sarebbe stato ben coperto da alcuni organi, che non aveva nulla da temere a farsi riconoscere, perché un altro sarebbe stato riconosciuto e identificato al suo posto. Infatti si è dimostrato, con il suo comportamento, cinico, freddo, spietato, fors’anche paranoico… ma non un mongoloide mentale come a loro farebbe comodo.

Al rimanente dei compagni incriminati ingiustamente, non hanno potuto nemmeno contestare uno dei loro indizi fasulli; li hanno incriminati con delle supposizioni costruite su ipotesi: i compagni hanno alibi che li scagionano, non un solo indizio è emerso a loro carico: ma sono stati incarcerati perché così era stato deciso dall’alto, perché erano e sono anarchici. E gli organi inquirenti si sono affannati a indagare su chi pagava la pizza, su chi aveva contatti sessuali con una certa donna, su chi partecipava alle manifestazioni, come facevamo a pagare l’affitto della sede, in quale trattoria ci si recava a bere a Trastevere, chi scriveva sui muri, perché il tale non si è recato a un dato appuntamento, quanti gettoni occorrevano per telefonare a Milano. Non esisteva più la proporzione nè dei fatti, nè degli oggetti. A me personalmente sono arrivati a contestare pure due nomi di organi sessuali che avevano trovato scritti sul taccuino magnetico della mia macchina (era palese lo scherzo, non era nemmeno la mia grafia), sostenendo convinti che erano nomi convenzionali con cui si denominava… l’esplosivo. Qui siamo addirittura nella neurosi da sogno. Ma su tutti i loro interrogatori, che ho subito (credo di aver passato le 100 ore) dominava un interrogativo, la domanda sempre presente, ciò a cui premevano, perché si è ammazzato Pinelli? Sempre Pinelli… gli ipocriti.

Che la polizia avesse una spia nel gruppo, l’avevo non solo detto ma pure scritto diversi giorni prima degli attentati, però nè i compagni nè io eravamo riusciti ad individuarla.(93) Almeno su questo fatto assodato, non dovrebbero esistere speculazioni politiche di sorta, anche se ne sono state ventilate alcune. La spia non poté riferire nulla ai suoi degni padroni perché nulla vi era da riferire. La spia non riferì nulla, non perché non ne era al corrente, ma perché non vi era nulla di cui essere al corrente. Agì in seno al gruppo senza venire scoperta, fino al nostro arresto (e pure dopo) la polizia fu sempre al corrente di tutto, non solo dei nostri gesti, ma pure dei nostri discorsi: era al corrente della ragione di tale viaggio; e questo mi fu confermato da Improta, braccio destro di Provenza, lunedì 15 dicembre, quando fui tradotto da Milano a Roma, mediante un sequestro di persona. Appena giunto in questura mi interpellò con queste parole “Sapevamo, Pietro, che stamattina a Milano saresti andato al palazzo di giustizia per farti interrogare dal giudice Amati”. Non vi era proprio niente che loro non sapessero sul nostro gruppo.

Da quanto mi risulta, la polizia ebbe informazioni ben precise su quali erano le forze politiche da sorvegliare. La sinistra extraparlamentare era al corrente che vi era stata una riunione ad alto livello di estremisti di destra per azioni ben programmate, io ne accennai in una lettera all’avvocato Boneschi per cui un fatto del genere non potevano assolutamente ignorarlo.

Credo inutile ripetere a chi servivano le bombe, chi aveva interesse a gettare il discredito sulla sinistra, chi voleva spezzare le contestazioni, le rivendicazioni salariali, ecc., sono ormai argomenti detti, scritti e riscritti.

Come l’opinione pubblica ha potuto intravedere attraverso la cortina fumogena di falsità creata deliberatamente all’inizio dell’inchiesta, almeno una parte della verità, ne ha tratte subito le debite e logiche conclusioni: gli organi inquirenti di tali verità (e di molte altre) ne erano in possesso subito dopo i fatti di Roma e Milano, e poco tempo dopo. Hanno proseguito e proseguono in una direzione che sanno sbagliata. Perché?

NOTE:

(85) Chi è Pietro Valpreda? Per il “Secolo d’Italia” (19 dicembre) “una belva oscena e ripugnante, penetrata fino al midollo dalla lue comunista”; per “il Messaggero” (17 dicembre) “una belva umana mascherata da comparsa da quattro soldi”; per “La Nazione” (18 dicembre) “un mostro disumano”; per l’organo del PSU, L'”Umanità” (18 dicembre) “uno che odiava la borghesia al punto da gettare rettili nei teatri per terrorizzare gli spettatori”; per “Il Tempo” (18 dicembre) ” un pazzo sanguinario senza nessuno alle spalle”; ecc. Questo per la stampa di destra.

Per l'”Avanti!” (18 dicembre) è invece “un individuo morso dall’odio viscerale e fascistico per ogni forma di democrazia”; per “l’Unità” (19 dicembre) “un personaggio ambiguo e sconcertante dal passato oscuro, forse manovrato da qualcuno a proprio piacimento”.

Va detto, a parziale giustificazione dei due quotidiani di sinistra, che, subito dopo il suo arresto, da ambienti anarchici qualificati fu diffusa la notizia che da tempo si dubitava di lui: sul finire dell’estate al circolo Bakunin era giunta da Milano la segnalazione di tenerlo d’occhio. A quell’epoca alcuni anarchici milanesi del “Ponte della Ghisolfa” erano venuti a conoscenza del verbale d’interrogatorio di un loro compagno accusato degli attentati del 25 Aprile. Tra le varie domande rivoltegli dagli inquirenti una suonava presso a poco così: “E’ vero, come ci ha detto Valpreda, che una volta gli hai chiesto degli esplosivi?”. La cosa – con l’aggravante di una sospetta provocazione dovuta all’assoluta estraneità dell’anarchico ai fatti addebitatigli – venne segnalata a Roma. Solo a molti mesi di distanza, nel gennaio del ’70, gli anarchici milanesi – venuti a conoscenza di un secondo verbale – scopriranno che si era trattato di un equivoco. Il verbale si riferiva all’interrogatorio di A.D.E., svoltosi subito dopo gli attentati del 25 Aprile. Vi compariva la frase: “Valpreda una volta mi disse che x gli aveva chiesto se conosceva il modo di procurarsi degli esplosivi”. La dichiarazione di A.D.E., personaggio ambiguo che già gli anarchici consideravano con sospetto, venne attribuita dagli inquirenti, nel corso delle contestazioni mosse da x, a Pietro Valpreda, ed iscritta a verbale. Un vecchio trucco della polizia, che comunque, in questo caso, fece nascere sul conto di Valpreda una “voce” che, mai efficacemente smentita, ha ingenerato equivoci anche tra i militanti di sinistra. Alcuni dei quali sono tuttora convinti che egli, opportunamente “manovrato” dall’apparato, sia davvero l’esecutore materiale della strage di Piazza Fontana.

Chi è Pietro Valpreda non sta a noi giudicare. In una vicenda che coinvolge profondamente la classe operaia e i militanti rivoluzionari del nostro paese di lui c’interessa il ruolo che occupa nel disegno reazionario complessivo: e, più in particolare – come già per Giuseppe Pinelli nel contesto dell’inchiesta e dell’istruttoria, che di esso sono parti organiche e inalienabili. Per questo, dal momento che si tenta – con un’ultima grottesca scappatoia – di farlo passare per pazzo, ci sembra opportuno allegare a questa contro-indagine un documento da cui – se non altro si può evincere che le facoltà mentali di Pietro Valpreda – come del resto le sue capacità deambulatorie – sono in perfette condizioni.

Questa lettera è uscita da Regina Coeli clandestinamente, scavalcando la censura carceraria.

(86) Angelo Fascetti, nell’Aprile del ’70, è stato arrestato e incarcerato al termine di una manifestazione di solidarietà con Valpreda. I poliziotti lo hanno “selezionato” tra una ventina di altri anarchici presenti.

(87) Allude probabilmente a Armando Gageggi, un vecchio attore d’avanspettacolo che svolge questa attività per arrotondare la pensione.

(88) Esistono quattro testimonianze al proposito.

(89) L’esistenza del deposito di esplosivi fu segnalata alla polizia da Mario Merlino, il quale affermò di averne sentito parlare da Roberto Mander ed Emilio Borghese.

(90) La “miccia”, rinvenuta in casa di Roberto Mander durante una requisizione, è in realtà una di quelle cordicelle cerate che si usano per i “botti” di Capodanno.

(91) Allude al “quaderno musicale” sequestrato in casa di Enrico Di Cola, l’anarchico del 22 Marzo che, imputato di “associazione a delinquere”, ha preferito rendersi latitante. Su una pagina del quaderno erano stati segnati i nomi di alcune notissime basi NATO in Italia.

Quando la notizia fu comunicata alla stampa il quotidiano di sinistra “Paese-Serapubblicò un titolo a quattro colonne in prima pagina in cui si preannunciava, come probabile, un’inchiesta del S.I.D. in merito alla scoperta. Il 4 Gennaio 1970, dopo l’annuncio da parte del magistrato inquirente dott. Occorsio dell’incriminazione del Di Cola, il quotidiano dei M.S.I “Il Secolo d’Italia” scrisse: “Il passato criminale di Enrico Di Cola può essere sintetizzato nei seguenti punti:

1) andava spesso con Valpreda in pizzeria;

2) partecipò ad uno sciopero della fame davanti al Palazzo di Giustizia per protestare contro l’arresto di alcuni anarchici;

3) il pomeriggio dei 12 Dicembre ascoltò una conferenza nel circolo 22 Marzo.

Con simili prove il Di Cola può essere incriminato senza ombra di dubbio di concorso in strage o almeno di associazione a delinquere”.

(92) Com’è noto, subito dopo l’arresto di Valpreda e l'”uscita” del taxista Rolandi che dichiarò di averlo accompagnato davanti alla Banca dell’Agricoltura con la valigetta dell’esplosivo, fu diffusa immediatamente la voce dagli ambienti polizieschi che il ballerino era afflitto dal “morbo di Burger”. La malattia. che comporta la necrosi progressiva degli arti inferiori, lo avrebbe costretto a percorrere in taxi i 147 metri che separano l’edificio della banca dal punto dove Cornelio Rolandi afferma di averlo preso a bordo. I giornali scrissero che le malattia era “all’ultimo stadio”, che egli aveva già subito. “l’amputazione di varie dita dei piedi”, che di notte, in cella, “si rotolava gridando per il dolore agli arti inferiori”. Il 17 Dicembre “Il Messaggero” scrisse: “… minato dal morbo di Burger, che aveva stroncato le sue ambizioni di ballerino, Valpreda era un disperato che ha finito per trascinare e travolgere nel mostruoso disegno i compagni più giovani e inesperti”. Due persone – un anarchico che aveva partecipato con lui ad una marcia della pace di 70 km ed una, sua amica che aveva avuto occasione di osservarne poco tempo prima le dieci dita dei piedi – si recarono in questura per testimoniare ma gli dissero di ripassare. Un commissario della squadra politica, in vena di confidenze, disse ad un suo conoscente: “E’ una storia ridicola! Gli agenti che lo pedinavano tornavano in questura sfiancati”.

(93) Quando VaIpreda ha scritto la lettera, il nome dei poliziotto Salvatore Ippolito “in arte” anarchica Andrea Politi non era ancora stato reso noto. In varie occasioni, parlandone con il proprio avvocato o nelle lettere spedite dal carcere ai compagni, egli aveva espresso il dubbio che all’interno dei “22 Marzo” si fosse infiltrata una spia anche se non era in grado d’identificarla. L'”anarchico di Stato” dirà invece di non esser stato in grado di segnalare i preparativi della strage perché Valpreda e C., sospettando di lui, lo avevano emarginato e tenuto all’oscuro. In realtà egli continuerà a frequentare il circolo fino alla vigilia degli attentati ed anche in seguito. Quanto alle sue dichiarazioni relative all’incontro del 14 dicembre con Emilio Borghese, durante il quale questi gli avrebbe “confessato” la propria responsabilità, va messo in rilievo il comportamento improvviso dei giovane che, dopo aver tramato stragi alle sue spalle, una volta placata la sete di sangue si sarebbe affrettato a restituirgli piena fiducia. In realtà l’Ippolito era riuscito a mimetizzarsi egregiamente, e, semmai l’unica cosa che i suoi superiori potrebbero imputargli è l’eccesso di zelo. Infatti – a parte le proposte di attentati che, spesso e volentieri, rivolgeva ai “compagni” del 22 Marzo – il 15 novembre, nel corso della manifestazione antimperialista che si svolse a Roma, due militanti del Movimento Studentesco lo disarmarono mentre. impugnando una sbarra di ferro, si accingeva a sfasciare la vetrina di un negozio di abbigliamento.