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1970 12 3 l’Unità – Smentito su Pinelli il questore riesce però a evitare il confronto. Anche un medico contraddice i poliziotti. di Pierluigi Gandini

10 novembre 2015

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Anche un medico contraddice i poliziotti

Smentito su Pinelli il questore riesce però a evitare il confronto

Il dottore che ricevette il corpo dell’anarchico al pronto soccorso anticipa ancora l’ora della morte – Nonostante da più parti la versione di Guida sia contrastata il tribunale rinuncia a interrogarlo – Respinti pure gli altri testi della difesa tra i quali il compagno Malagugini

di Pierluigi Gandini

 

Milano, 2 – Al processo Calabresi-«Lotta Continua», è avvenuto stamane un fatto di eccezionale gravità. Il tribunale ha praticamente ribadito ciò che già avevano implicitamente affermato la procura della Repubblica e l’Ufficio Istruzione milanesi e cioè che la polizia può far tutto quello che vuole e che i cittadini hanno solo il diritto di protestare (entro, s’intende, ben precisi e ristretti limiti). L’ex questore Guida infatti non verrà sentito e ciò proprio nel momento in cui risulta che o mentì spudoratamente lui o mentirono spudoratamente i suoi subordinati. Ma lasciamo parlare i fatti. Dalla apertura dell’udienza alle 9,30 fino alle 11,20 il tribunale delibera in camera di consiglio sull’ammissione dei testimoni richiesti dalla difesa di Lotta Continua e cioè appunto l’ex questore, il compagno deputato Alberto Malagugini, gli anarchici Braschi e Faccioli imputati degli attentati dinamitardi del 25 aprile.

Ed ecco il risultato; il Guida non può essere citato come testimone qui perché già imputato in un procedimento «connesso» e cioè quello intentato contro di lui dai Pinelli per diffamazione e violazione del segreto d’ufficio, quanto al compagno Malagugini egli è testimone in quel processo e potrebbe in ipotesi essere imputato a sua volta per aver «istigato o determinato» l’allora questore a violare il segreto d’ufficio (questa assurda quanto minacciosa ipotesi è ripresa pari pari dagli argomenti della parte civile), infine Braschi e Faccioli non possono essere al tempo stesso imputati del processo degli attentati e testimoni qui.

Tiriamo le somme. Guida non può essere testimone perché già imputato, però per tale imputazione il PM dottor Caizzi ha già chiesto il proscioglimento con formula piena in quanto l’ex questore, dichiarando alla stampa che l’anarchico era responsabile della strage di piazza Fontana, non avrebbe avuto volontà diffamatoria! E così il gioco è fatto. Il massimo responsabile sia del fermo illegale di Pinelli, sia della sua fine comunque avvenuta, sia dell’infamia gettata sulla sua memoria, esce intanto da la comune. Questi sono i diritti dei questori. Nessun diritto invece per i Pinelli, non le garanzie di legge quando l’anarchico fu fermato, non la partecipazione dei familiari all’istruttoria sulla sua morte, non la possibilità di ricorrere contro l’archiviazione, non la condanna del Guida per diffamazione e quindi la riabilitazione ufficiale del loro congiunto non infine il processo pubblico che oggi si celebra solo perché altri cittadini, gli autori di Lotta Continua, accusando il Calabresi di assassinio hanno costretto quest’ultimo a sporgere querela. I Pinelli dunque hanno solo il diritto di piangere e di tacere.

Si comprende a questo punto la sdegnosa protesta dei difensori «Constatiamo con profonda amarezza che il ripetuto impegno del tribunale ad accertare la verità sulla morte del Pinelli ha dei limiti».

E subito dopo ecco l’unico teste della giornata sbugiardare proprio il Guida e i suoi gregari, il medico dr. Nazzareno Fiorenzano che di guardia al «Fatebenefratelli» prese le prime e purtroppo inutili cure all’anarchico agonizzante. Dopo aver riferito in proposito egli afferma testualmente quanto segue: I carabinieri e poliziotti che avevano accompagnato il Pinelli all’ospedale e successivamente il questore Guida in persona, rifiutarono di fornirgli le generalità del ferito sostenendo che non le avevano. Alle domande del medico su come fosse avvenuto il ferimento, risposero che nel corso di un interrogatorio all’anarchico era stata contestata una precisa imputazione (evidentemente la falsa confessione del Valpreda – NdR), che allora egli aveva esclamato «E’ la fine del movimento!» e si era gettato dalla finestra. Il Guida inoltre raccomandò al medico di salvare il ferito, in quanto questi era «importante» per le indagini sulla strage di piazza Fontana.

Ora per rendersi conto della gravità di questa dichiarazione, occorre ricordare che fino ad ora, Calabresi, Allegra e tutti i poliziotti testimoni oculari, hanno sostenuto che il «suicidio» avvenne non durante, ma alla fine dell’interrogatorio e che la famosa contestazione «Valpreda ha confessato» con la risposta del Pinelli «E’ la fine dell’anarchia!» erano avvenute ben quattro ore prima della caduta. Non basta. Il segretario di Allegra, appuntato Antonio Quartirolo, aveva affermato di essersi recato all’ospedale e di essere rimasto nella stanza di PS fino alla morte di Pinelli, «per fornire le generalità del ferito». Ebbene il medico come abbiamo visto ha decisamente smentito.

Ora siccome il dottor Florenzano, non ha ragione di mentire è chiaro che i poliziotti hanno deposto il falso. Ma il PM dott. Guicciardi non batte ciglio, non chiede neppure un confronto e il presidente consigliere Biotti, che ha già ammonito il teste ad attenersi ai fatti (unico monito rivolto fino ad ora) sembra quasi seccato e chiede al dottor Fiorenzano «Ma chi precisamente le disse le cose che ci ha riferito?» e il teste «Il dottor Guida che conoscevo di vista e che mi fece chiamare e gli accompagnatori giunti prima di lui usarono quasi le stesse parole».

Non basta ancora. Arriva in aula un documento della procura della Repubblica, il quale conferma che la convalida del fermo (mai segnalato) del Pinelli fu chiesta dalla questura alla stessa procura il 14 dicembre e cioè due giorni dopo che l’anarchico era stato prelevato e un giorno e mezzo prima che morisse, e quindi che il fermo era illegale. Fu quindi fatto un rapporto alla procura generale di cui la procura della Repubblica non conosce l’esito. E la procura generale benché da dieci giorni ormai sollecitata dal tribunale a far conoscere tale esito non ha ancora risposto. Così come non ha risposto il ministero degli Interni su quella inchiesta amministrativa sulla morte di Pinelli che non interrogò nessuno degli agenti testimoni oculari.

E l’udienza si chiude con l’esibizione da parte dei difensori di Lotta Continua di un parere dei professori Benedetto Terracini di Torino e Enrico Turolla di Milano sull’accertamento medico legale compiuto sul cadavere del Pinelli nel corso dell’inchiesta del PM dott. Caizzi conclusasi con l’archiviazione. I professori affermano che quell’accertamento è del tutto insufficiente per stabilire le cause della morte.

 

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1970 04 9 l’Unità p7 – Perché è lecito dubitare che Pinelli si sia ucciso di Pierluigi Gandini

15 ottobre 2015

1970 04 9 Unità Perché è lecito dubitare che Pinelli si sia ucciso

Circostanziato documento dei patroni dei familiari dell’anarchico indirizzato alla Procura di Milano

Perché è lecito dubitare che Pinelli si sia ucciso

Sottolineate le carenze e le ambiguità dell’istruttoria in corso – Chiesti nuovi e precisi accertamenti e l’autorizzazione alla costituzione di parte civile

Pierluigi Gandini

 

L’atteggiamento sempre più sconcertante della Procura milanese nelle indagini sul caso Pinelli ha provocato una nuova iniziativa dei patroni della famiglia dell’anarchico. Si tratta di un documento che, criticando gli accertamenti già svolti, proponendone altri e più seri, chiedendo infine che venga data una risposta esplicita all’istanza di costituzione di parte civile, pone praticamente la Procura con le spalle al muro. Se questa, infatti, si trincererà nei dinieghi e nei ripieghi, tutti gli italiani avranno il diritto di pensare che in questura sia avvenuto qualcosa di diverso da un suicidio.

Ed ecco il testo del documento, indirizzato al Sostituto Procuratore dottor Caizzi, al Procuratore Capo della Repubblica dottor De Peppo e al Procuratore Generale dott. Riccomagno: «I sottoscritti prof. Carlo Smuraglia e procuratore Domenico Contestabile, difensori delle parti civili Rognoni Licia vedova Pinelli e Malacarne Rosa, sono costretti ad esprimere le più vive perplessità di fronte all’atteggiamento assunto dal magistrato inquirente. E’ vero che alcune istanze istruttorie delle parti civili sono state accolte; ma non si vuole ancora riconoscere la legittimità della costituzione di parte civile, ammettendo la difesa a prendere visione della relazione peritale depositata in atti.

«Attraverso due memorie si è illustrata, in termini rigorosamente giuridici, l’ammissibilità della costituzione di parte civile, sia perché non è dubbio che ormai trattasi di una vera istruttoria, sia perché la dottrina predominante ammette anche la costituzione di parte civile contro ignoti. Si può aggiungere oggi, sciogliendo una riserva fatta in una delle predette memorie, che, in altri casi, la costituzione di parte civile è stata ammessa proprio dalla Procura di Milano..».

E qui i legali recano due esempi. Poi il documento prosegue: «Questa disparità di trattamento e le resistenze del magistrato inquirente a consentire alla parte civile di svolgere il suo compito in un processo di tanta delicatezza, suscitano – lo ripetiamo – le più vive perplessità.

«A prescindere dall’infondatezza delle tesi giuridiche che il magistrato inquirente enuncia (a voce peraltro, perché non esiste alcun provvedimento scritto), quale danno potrebbe derivare alla giustizia dalla partecipazione effettiva della parte civile a questa istruttoria? Dobbiamo credere che sia molto maggiore il danno che deriva dalla sua esclusione, che può alimentare la perplessità e la sfiducia dei cittadini.

«E perché poi rifiutare il contributo che la parte civile può recare, se la preoccupazione è quella di ricercare la verità? Quanto più i processi sono delicati, tanto maggiori devono essere le garanzie della difesa di ognuna delle parti. La Procura milanese teme che, ammettendo la parte civile, si finisca per riconoscere che ci sono sospetti di reato.

«La verità è che tali sospetti circolano ampiamente nella opinione pubblica e sono stati abbondantemente accolti dalla stampa quotidiana e settimanale. E allora? Ci si può nascondere sotto l’ala, come lo struzzo, per ignorare una realtà che è dimostrata dallo stesso fatto che la Procura continua ad indagare al di là di ogni limite di tempo normale per gli altri casi di “suicidio”?

«Sottoponiamo questo considerazioni e queste perplessità all’attenzione delle SS. VV. affinché valutino se è opportuna (oltreché giuridicamente corretta), 1’insistenza di un atteggiamento come quello più sopra citato. Ad ogni modo il magistrato inquirente dice di essere pronto a compiere ogni indagine che tenda all’accertamento della verità. Ebbene, sottoponiamo alla sua attenzione alcuni accertamenti tecnici, sicuramente densi di rilievo:

1) Non risulta sottoposto specificamente ai periti il quesito se le circostanze e le modalità della morte del Pinelli si accordino con 1’ipotesi del suicidio e quello più generale relativo alle modalità con le quali a Milano almeno dal dopoguerra ad oggi, i suicidi si sono verificati. Abbiamo acquisito la certezza, attraverso informazioni direttamente assunte che “nessun” suicidio si è realizzato, negli ultimi 20 anni, con le caratteristiche di quello – preteso – del Pinelli. Un collegio peritale potrà esperire le opportune indagini anche presso l’obitorio di Milano per stabilire quali siano state le modalità dei suicidi e quali le lesioni presentate dai deceduti. Insiste particolarmente perché del collegio dei periti faccia parte anche uno specialista neurologo, dato che è in questo settore della medicina che il fenomeno del suicidio è stato particolarmente analizzato e studiato.

2) Non risulta sottoposto specificamente ai periti un quesito relativo alla personalità bio psicologica del Pinelli. Secondo i neurologi nessuno si suicida per caso; il suicida reca in sé, già da tempo le caratteristiche predisponenti, salvo i casi in cui sopravvengano fattori patologici degenerativi o vi siano circostanze di tale eccezionalità da indurre a tale atto un uomo normale. Un collegio di periti – esperto di neurologia, di psicologia, di psicoanalisi – potrà ricostruire la personalità del Pinelli attraverso tutte le opportune indagini, che il magistrato inquirente – nel conferire l’incarico – potrà espressamente autorizzare ai sensi dell’art. 317 del Codice di Procedura penale.

3) Non risulta che sia stata effettuata alcuna indagine tecnica relativa alle modalità della caduta e del decesso di Pinelli. Non si sa se siano state misurate le distanze, valutata la parabola di caduta, in rapporto alla presumibile spinta che il corpo ricevette per impulso proprio o altrui. Eppure si tratta di un dato estremamente importante per valutare l’attendibilità dell’ipotesi di caduta da suicidio o di quella del cosiddetto defenestramento. Si ritiene che questo elemento potrà essere agevolmente acquisito attraverso la nomina di un collegio peritale (di cui deve fare parte almeno un ingeniere), il quale accerti esattamente: il punto in cui cadde il corpo del Pinelli, la distanza dalla finestra, la parabola compiuta, la spinta necessaria e così via. Perché il collegio possa svolgere adeguatamente il suo lavoro, bisognerà che il magistrato inquirente lo autorizzi: a) a prendere cognizione degli atti dell’istruzione; b) ad accedere sul posto, compiendo tutti gli accertamenti occorrenti; c) ad assistere all’esperimento giudiziale di cui appresso, nonché a fornirvi il proprio contributo tecnico.

4) Appare non solo opportuno, ma necessario che il magistrato inquirente proceda ad esperimento giudiziale ai sensi degli articoli 312 e 313 C.P. per riprodurre le condizioni in cui si assume che il fatto si svolse. Basterà disporre la costruzione di un manichino, della statura e del peso del Pinelli, da gettare – con varie modalità di caduta e di spinta – dalla ben nota finestra, traendo poi tutti i rilevamenti del caso dalle modalità e dal luogo di caduta.

5) Risulta che finalmente si è deciso, su espressa istanza delle parti civili, di interrogare il medico di guardia all’ospedale Fatebenefratelli, che accolse Pinelli morente. Dopo la deposizione di questo medico sembra necessario disporre supplemento di perizia per stabilire se la descrizione delle condizioni in cui il Pinelli giunse in ospedale si accordi con quanto già opinato dai consulenti di ufficio.

6) Risulta infine che è stata disposta – sempre su istanza delle parti civili – l’audizione dei testi Malagugini, Bottarelli e Cederna, che ebbero un colloquio con il questore di Milano subito dopo il fatto. Se questi testi confermeranno quanto risulta dalla stampa (che cioè il questore avrebbe dichiarato che dai colloqui con il Pinelli nulla era stato verbalizzato) si confida che il magistrato inquirente vorrà accertare se per caso agli atti risulti un verbale sottoscritto dal Pinelli; in tale ipotesi vorrà disporre perizia grafica per accertare se la firma sia davvero del Pinelli, avvalendosi di scritture di comparazione che i familiari potranno all’occorrenza esibire»

Conclusione: come si vede, le questioni proposte sono serie e gravi. Ora la parola è alla Procura. L’opinione pubblica, sempre più preoccupata ed allarmata, attende una risposta chiara, precisa e che, soprattutto, dimostri, da parte della giustizia, la volontà di fare giustizia.