Posts Tagged ‘Raniero Coari’

1970 06 6 Paese Sera – Liberati tre anarchici amici di Valpreda (Raniero Coari, Cosimo Caramia e Angelo Fascetti)

3 novembre 2015

1970 06 6 Paese Sera - Liberati tre anarchici amici di Valpreda

Liberati tre anarchici amici di Valpreda

 

In libertà provvisoria, da ieri pomeriggio i tre giovani anarchici che vennero arrestati durante il processo contro Pietro Valpreda, celebrato in pretura (per una storia di volantini non autorizzati) il 18 aprile. Raniero Coari di 24 anni, Cosimo Caramia di 20 anni e Angelo Fascetti di 17, alla fine dell’udienza applaudirono Valpreda. I carabinieri presenti nell’aula cercarono di allontanarli, poi li arrestarono per resistenza.

 

Annunci

1970 04 19 Paese Sera – Tre anarchici arrestati durante il processo a Valpreda. Tumulti ieri mattina in Pretura di Giuseppe Rosselli.

2 novembre 2015

1970 04 19 Paese Sera - Tre anarchici arrestati durante il processo a Valpreda (prima)

Tumulti ieri mattina in Pretura

Tre anarchici arrestati durante il processo a Valpreda

Mentre il pretore leggeva la sentenza hanno gridato: «Fuori Valpreda, basta con queste buffonate»

di Giuseppe Rosselli

 

Il grido: «Valpreda è innocente! Valpreda libero!» è echeggiato più volte, ieri mattina, nell’aula di udienza della V Sezione della Pretura penale, a piazzale Clodio, subito dopo l’epilogo dell’annunciato processo contro l’ex ballerino per diffusione di volantini dei quali era ignoto lo stampatore. La sentenza assolutoria del pretore, dott. Luciano Infelisi, ha dato il «là» a una manifestazione di protesta, da parte di un folto groppo di giovani anarchici, protesta, s’intende, non rivolta contro il verdetto, ma in dirette relazione con l’istruttoria sugli attentati di Roma e di Milano.

Il pretore ha ordinato lo sgombero dell’aula. Uno dei dimostranti si è rifiutato di ottemperare all’ordine. Molte persone hanno visto il giovane alle prese con un carabiniere che, a quanto sembra, lo ha trascinato per i capelli fuori dell’aula dichiarandolo poi in arresto per resistenza alla forza pubblica e oltraggio a magistrato in udienza. A Regina Coeli è stato identificato per lo studente di biologia Raniero Caori, 24 anni, abitante in via Siderno 14.

Intanto i giovani, raggruppatisi all’esterno della sala delle udienze, continuavano a scandire il grido: «Valpreda libero!», battendo ritmicamente i pugni contro le porte e le panche dei corridoi. I carabinieri hanno sciolto l’assembramento. Altri due dimostranti sono stati arrestati per resistenza: si tratta di Angelo Fascetti e di Cosimo Caramia.

E’ il caso di rilevare che non sarebbe avvenuto assolutamente nulla se il pretore non avesse ritenuto «indispensabile» la presenza in aula di Pietro Valpreda. L’ex ballerino, tramite i suoi difensori, aveva fatto sapere al giudice che rinunciava a presenziare al dibattimento. Erano stati il prof. Giuseppe Sotgiu e l’avv. Guido Calvi a consigliare Valpreda a restarsene al carcere, proprio nella previsione che la sua comparsa in aula avrebbe potuto dar luogo a qualche manifestazione (se non a incidenti). Questa preoccupazione degli avvocati non deve essere stata gradita al pretore, che pure (data la lievità del fatto da esaminare) non sembra avesse «assoluta necessità» di interrogare l’imputato; tantopiù che insieme a Valpreda figuravano accusati altri sette giovani che con lui presero parte, il 25 settembre del 1968, allo sciopero della fame indetto per protesta contro gli arresti di alcuni anarchici operati a Milano dopo l’attentato nel quartiere della Fiera campionaria. Per alcuni giorni, si ricorderà, Valpreda e i suoi amici rimasero in piazza Cavour, dinanzi al palazzo di Giustizia, inalberando cartelli che sollecitavano la scarcerazione degli arrestati. Poi qualcuno distribuì alla gente dei volantini ciclostilati che la polizia constatò essere sprovvisti delle indicazioni previste dalle legge (editore e stampatore) e di qui ebbe origine il processo celebrato ieri.

L’apparizione di Valpreda in Pretura ha colto di sorpresa un po’ tutti. I giornali, infatti, annunciando il dibattimento, avevano escluso – per quanto già si è detto – l’eventualità di una presenza del principale indiziato nell’istruttoria sugli attentati del 12 dicembre. E del resto chi è accusato di aver compiuto una strage come quella di Milano ha ben altro di che preoccuparsi che non di un’imputazione per aver stampato e diffuso un volantino non autorizzato.

Di avviso diverso, però, il pretore, dott. Infelisi, il quale, nell’apprendere che l’ex ballerino non voleva presentarsi, ha emesso un’ordinanza disponendone la traduzione immediata dal carcere. L’esecuzione del provvedimento è stata affidata al capitano Antonio Varisco, comandante del gruppo carabinieri dei Tribunali, e cosi poco prima delle 10 Valpreda ha lasciato Regina Coeli. Lo aspettava un furgone con quattro carabinieri, che è partito subito alla volta di piazzale Clodio tallonato da una «Giulia» con a bordo il cap. Varisco e tre dei suoi uomini.

Naturalmente, dopo la decisione del giudice, si è reso necessario anche un rafforzamento del servizio d’ordine all’interno della Pretura, mentre un pubblico numeroso accorreva nell’aula della quinta sezione penale, per vedere dal «vivo» il personaggio numero uno delle cronache giudiziarie di questi ultimi mesi.

Valpreda, in completo grigio azzurro, maglia celeste, scarpe nere; ben rasato e con i capelli neri abbastanza pettinati, ha pazientemente subito il fuoco di fila degli obiettivi dei fotografi. Il suo aspetto è apparso sereno, riposato: evidentemente il giovane non si è lasciato logorare i nervi dallo stillicidio dei giorni che sta trascorrendo in carcere sotto la terribile accusa che potrebbe farlo finire all’ergastolo.

Al processo di ieri, oltre a Valpreda, figuravano imputati: Paolo De Medio, Fernando Visona, Maurizio Di Mario, Rossella Palaggi, Franco Montanari, Giovanni Ferraro, Leonardo Claps e Giorgio Spanò: sette ragazzi la cui età varia fra i 17 e i 21 anni che il 25 settembre 1968, insieme a Valpreda, si riunirono dinanzi al Palazzo di Giustizia inalberando dei cartelli per protestare contro l’arresto di alcuni anarchici milanesi. I nomi, di Claps e di Spanò figurano anche negli atti dell’istruttoria sugli attentati, ma fra quelli dei testimoni.

Ieri, a difendere Valpreda c’era un sostituto del prof. Sotgiu, l’avv. Nino Marazzita; gli altri imputati erano difesi dagli avvocati Franco Patané, Bruno Andreozzi, Edoardo Di Giovanni e Aldo Lania.

Naturalmente il clou del processo era costituito dall’interrogatorio di Valpreda avvenuto dopo che alcuni degli imputati avevano indicato in lui l’ispiratore della protesta.

Valpreda, quando è stato interrogato dal Pretore, ha detto fra l’altro: «Noi facemmo vedere i cartelli di protesta alla polizia, e credo che li abbia visionati anche un giudice. Ci fu permesso quindi di svolgere la manifestazione…».

PRETORE – Io però vorrei sapere se il volantino in questione l’aveva stampato, o meglio ciclostilato lei.

La risposta di Valpreda è stata negativa.

PRETORE – Ma insomma lei sa chi lo ha pubblicato questo volantino?

VALPREDA — Non so perché dovrei rispondere io e indicare chi ha pubblicato i volantini. Lo chieda agli interessati.

La parola è poi passata al Pubblico Ministero che sostenendo la colpevolezza di tutti gli accusati ha chiesto la condanna di ciascuno di essi a un mese di carcere. Una sentenza di piena assoluzione è stata invece sollecitata dai difensori. Il Pretore ha mandato assolti Valpreda e gli altri per insufficienza di prove. Già abbiamo riferito quel che è accaduto dopo.

 

1970 04 19 Paese Sera – Valpreda davanti al pretore: assolto. L’ex ballerino, arrestato per l’attentato di Milano, era accusato, con altri 7 anarchici, di aver diffuso volantini non autorizzati.

2 novembre 2015

1970 04 19 Paese Sera - Pretura assoluzione Valpreda di F.N

Valpreda davanti al pretore: assolto

L’ex ballerino, arrestato per l’attentato di Milano, era accusato, con altri 7 anarchici, di aver diffuso volantini non autorizzati. Alla lettura della sentenza un gruppo di giovani ha gridato: «Valpreda è innocente!, Valpreda libero!»; il pretore ne ha fatti arrestare tre.

di F.N.

 

La presenza di Pietro Valpreda in un’aula della pretura di Roma, dove l’ex ballerino
anarchico è comparso con altri otto giovani per rispondere di aver diffuso, nel settembre dello scorso anno, un manifestino senza i nomi dell’editore e del tipografo, è servita di pretesto ad alcuni suoi compagni di fede per inscenare un’indecorosa manifestazione che si è conclusa con tre arresti per resistenza alla forza pubblica e oltraggio a magistrato.

E’ accaduto al termine del processo. Il pretore dott. Luciano Infelisi, della quinta sezione penate, aveva appena letto la sentenza (assoluzione con formula dubitativa per tutti gli imputati), quando dal settore del pubblico alcuni giovani, evidentemente in attesa di questo momento, alzando il braccio destro con il pugno chiuso, hanno cominciato a gridare: «Fuori Valpreda! Fuori Valpreda!». Mentre i carabinieri di servizio cercavano di individuare i disturbatori, uno dei manifestanti ha aggiunto: «Basta con queste buffonate!» ed ha cercato di raggiungere rapidamente l’uscita, inseguito dal capitano Antonio Varisco, che è riuscito a bloccarlo dopo averlo rincorso per una ventina di metri.

Ma la manifestazione non era finita: i dimostranti, infatti, continuando a gridare, cominciavano a battere con i pugni sulla porta di ferro dell’aula, che nel frattempo era stata chiusa. Un usciere giudiziario veniva stretto contro il muro e riportava una leggera ferita al polso sinistro. Carabinieri e agenti dovevano faticare non poco per disperdere i manifestanti, tre dei quali, come si è detto, venivano tratti in arresto. Si tratta di Raniero Coari, accusato di resistenza e oltraggio a magistrato, di Cosimo Corania e Angelo Fascetta, denunciati entrambi per resistenza.

Fascetti è il giovane che l’11 dicembre dello scorso anno, cioè il giorno prima degli attentati, si incontrò a Roma con Pietro Valpreda, che era in partenza per Milano. L’arresto del Coari, studente di scienze biologiche ed iscritto alla federazione anarchica giovanile italiana, invece è stato ordinato dallo stesso pretore, dopo che il giovane aveva gridato: «Basta con queste buffonate!». Del provvedimento, il dott. Infelisi ha dato atto nel verbale di udienza, dove ha precisato anche di aver diffidato i giovani presenti in aula dal persistere nel loro atteggiamento irriguardoso. Alcuni avvocati hanno chiesto al magistrato di giudicare Coari per direttissima, in modo da consentirgli di tornare in libertà, ma il pretore è stato di diverso avviso ed ha continuato la udienza, affrontando altri processi.

Pietro Valpreda, ritenuto dalla accusa il responsabile della strage di Milano, che provocò sedici morti e il ferimento di ottanta persone, si è presentato in aula in completo grigio, con una maglietta celeste a collo alto, apparentemente abbastanza sicuro di sé.

Interrogato dal pretore, l’ex ballerino si è protestato innocente. L’accusa, come si è detto, era quella di aver diffuso un manifestino senza i nomi dell’editore e dello stampatore (in violazione dell’articolo 16 della legge 8 febbraio 1948, n. 47), per protestare contro l’arresto di alcuni anarchici a Milano.

Ma ecco le battute salienti dell’interrogatorio:

Pretore: Fu lei a far pubblicare i manifestini

Valpreda: Noi facemmo vedere i cartelli di prova alla polizia. Credo che li abbia visti anche un giudice, che ci permise di dar vita alla manifestazione.

Pretore: Io volevo sapere se i manifestini li ha fatti stampare lei.

Valpreda: No. Io agivo come partecipante al digiuno di protesta davanti a palazzo di giustizia stavo davanti a palazzo di giustizia, a piazza Cavour, e non mi sono allontanato giorno e notte dal luogo della manifestazione. Lo sciopero della fame è durato sette giorni.

Pretore: Ma sa chi ha pubblicato i manifestini

Valpreda: Non so perché dovrei
rispondere io e indicare chi ha
pubblicato i volantini. Lo chieda
agli altri imputati.

Gli altri imputati erano Paolo De Medio, Fernando Visona, Maurizio Di Mario, Rossella Palaggi, Leonardo Claps, Giorgio Spano, Franco Montanari e Giovanni Ferraro, tutti giovani sui venti anni.

Dopo la breve requisitoria del pubblico ministero, che ha concluso chiedendo la condanna ad un mese di arresto per tutti gli accusati, e le arringhe dei difensori, il pretore ha emesso la sentenza di assoluzione per insufficienza di prove. A questo punto gli anarchici presenti hanno cominciato a gridare, provocando i disordini che hanno portato all’arresto di tre giovani.

 

 

1970 06 6 Paese Sera – Il coraggio e lo 007 di Giancesare Flesca

31 ottobre 2015

1970 06 6 Paese Sera - Il coraggio e lo 007 di Giancesare Flesca B

Il coraggio e lo «007»

di Giancesare Flesca

 

 

L’Improvvisa e improbabile comparsa del «super-teste» poliziotto nell’affare delle bombe di Milano non poteva non suscitare almeno qualche interrogativo. Il nostro giornale, nel darne notizia, sottolineò la singolarità di questa apparizione così tardiva, resa ancor più sospetta dalla vigilia elettorale. Simili considerazioni valgono, ovviamente, per il nuovo e fantomatico superteste che ci viene annunciato adesso, un giorno prima del voto. Né siamo i soli a pensarla così: certe «stranezze» che accompagnano fin dall’inizio l’istruttoria sugli attentati (stranezze tali da far dubitare che essa venga condotta con criteri eminentemente politici, utilizzando un «filtraggio» delle notizie «sensazionali» destinato a rendere più credibili le tesi accusatorie presso l’opinione pubblica) sono state puntualmente registrate da altri giornali democratici.

In un «fondo» significativamente intitolato «Lo scandalo dello 007», l’Avanti! di ieri osserva che se lo 007 Andrea Politi ha detto la verità, ne consegue:

1) che la polizia ha fatto sparire il teste chiave, quello che avrebbe consentito un processo per direttissima, e ha lasciato il magistrato a lavorare sul tassista Rolandi e su indizi assai labili per alcuni mesi;

2) che la polizia era informata di tutti i colpi progettati dal gruppo fin dal settembre ’69: un’attività che – sostiene il quotidiano socialista – integrava il reato di «associazione per delinquere». Perché la polizia non denunciò gli attentatori alla magistratura? «E’ un interrogativo tragico – afferma testualmente l’Avanti! – il ministro degli Interni deve rispondere lui, se altri non lo fanno».

3) che la polizia, avendo un suo uomo fra gli associati a delinquere, diede prova per lo meno di straordinaria inefficienza, non impedendo (e non scoprendo se non a posteriori) gli attentati del 12 dicembre;

4) che tutti i diritti degli imputati sono stati e continuano ad essere violati in ogni stato e grado del processo, poiché Valpreda ancora oggi non conosce il suo accusatore principale, né ha avuto modo di difendersi da questa accusa che nessuno gli ha contestato (come invece prevedeva il codice);

5) che il paese ha il diritto di sapere chi e quanto in alto sia l’autorità che ha consentito a 007 prima di sparire e di tacere per lunghi mesi, poi di presentarsi nella veste di supertestimone.

Osservazioni giuste e sensate, queste del quotidiano socialista, su cui non si può che concordare largamente: ci troviamo in un paese civile, non nella Grecia dei colonnelli o nel Portogallo di Caetano, dove i processi vengono istruiti dalla polizia segreta. C’è da stupirsi piuttosto che i socialisti, così sensibili alla questione delle bombe sul loro giornale, non abbiano avvertito l’esigenza di porla chiaramente, e in tutte le sue implicazioni, di fronte al governo di cui fanno parte (un governo, non dimentichiamolo, che nacque proprio sulle ceneri di piazza Fontana) chiedendo una risposta pubblica e precisa.

La vicenda infatti, come scrive l’Avanti!, «non è più un caso giudiziario», ma «un caso di civiltà di cui Parlamento e paese debbono occuparsi». Ancora, vorremmo aggiungere per parte nostra, è un caso politico su cui occorre far luce politicamente attraverso iniziative coraggiose, capaci di individuare autori e mandanti dell’orribile strage e di altri episodi delittuosi avvenuti a Milano negli ultimi mesi del ’69. Non si può dimenticare, ad esempio, la tragica morte dell’anarchico Pinelli; né quella, altrettanto misteriosa, dell’agente di P.S. Antonio Annarumma, morto il 19 novembre scorso a Milano in circostanze su cui la magistratura non ha saputo – o non ha voluto – esprimere un giudizio coincidente con l’ipotesi di «barbaro assassinio» avventatamente prospettata da qualcuno all’indomani. Su tutti questi fatti (e su quelli, più lontani, delle bombe alla Fiera del 25 aprile e degli attentati ai treni) i comunisti hanno chiesto che si formi una commissione d’inchiesta parlamentare, in grado di integrare la ricerca del potere giudiziario, dimostratosi in quest’occasione più che zoppicante.

E’ una proposta tanto più significativa in questo momento che vede il ritorno – in chiave pre-elettorale ma con intenzioni che vanno ben oltre il 7 giugno – di quella «strategia della tensione», sviluppatasi durante l’autunno sindacale, una strategia cui vanno ricondotti direttamente o indirettamente, i delittuosi episodi milanesi.

Su questa proposta, non c’è dubbio, si pronuncerà l’opinione pubblica democratica, il cittadino sensibile ai problemi di una giustizia severa e imparziale, anche con il voto di domani. E su di essa dovrebbero prendere posizione al più presto anche quelle forze politiche che hanno dimostrato una continua attenzione critica alla vicenda: perché adesso le parole non bastano più.

======

Liberati tre anarchici amici di Valpreda

In libertà provvisoria, da ieri pomeriggio i tre giovani anarchici che vennero arrestati durante il processo contro Pietro Valpreda, celebrato in pretura (per una storia di volantini non autorizzati) il 18 aprile. Raniero Coari di 24 anni, Cosimo Caramia di 20 anni e Angelo Fascetti di 17, alla fine dell’udienza applaudirono Valpreda. I carabinieri presenti nell’aula cercarono di allontanarli, poi li arrestarono per resistenza.

29 settembre 1969 Questura di Roma Appunto Spinella su volantino anarchico distribuito il 27 settembre 1969 durante lo sciopero della fame (volantino allegato)

25 aprile 2013

La Questura romana non solo collezionava i nostri volantini durante lo sciopero della fame, ma sapeva pure dove venivano stampati. In questo caso (i volantini venivano stampati quotidianamente) il volantino reca la firma Circolo di studi sociali “M. Bakunin” V.Baccina 35 e è stato stampato a casa del compagno Raniero Coari.

 

29 settembre 1969 appunto Spinella con volantino allegato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

29 settembre 1969 appunto Spinella con volantino allegato

27 ottobre 1969 Questura di Roma Uff. Pol. Appunto Spinella su scissione FAGI del Bakunin di Roma (fonte Salvatore Ippolito)

23 aprile 2013

Questa velina è particolarmente interessante perchè vi si trovano i germi delle menzogne che successivamente saranno utilizzate sia da destra che da sinistra per etichettarci e isolarci. La “scissione” della FAGI (come abbiamo già detto in altra parte nessuno di noi “aderiva” alla FAI o alla FAGI per cui non potevamo certo “scinderci” da un’organizzazione che non era nostra) viene attribuita al fascista Merlino che – addirittura – ci avrebbe fatto “aderire” al “movimento 22 marzo” (in realtà con le lettere romane XXII marzo) di cui era stato uno degli animatori.  All’epoca noi, essendo un gruppo di individualità anarchiche, firmavamo le nostre azioni o volantini in modi diversi a seconda del nostro estro. Il volantino antimilitarista, ad esempio, lo firmammo come Gruppo Durruti, mentre e il volantino dello sciopero della fame con un anonimo “Gli Anarchici”, così come lasciammo delle semplici  A-cerchiate sulle pareti dell’immobiliare dove costruimmo un muretto. Ci definimmo “22 marzo” con la rivista Ciao2001 solamente per poter ottenere le 40mila lire che ci servivano per le nostre attività. Solo alcune settimane dopo decidemmo di mantenere la sigla 22 marzo come nostro nome.  Da notare anche che la Questura già era al corrente di dove si fosse rifugiato Ivo Della Savia per evitare il militare.

 

 

27 ottobre 1969 appunto Spinella su scissione FAGI del Bakunin di Roma (fonte Ippolito)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

27 ottobre 1969 appunto Spinella su scissione FAGI del Bakunin di Roma (fonte Ippolito)

19 gennaio 1970 SID (da fonte fiduciaria) su anarchici Gallieri, Casile, Aricò, Della Savia e Coari

22 aprile 2013

Interessante velina su Pinky per due motivi: il primo perchè viene descritto come  persona “senza meno” a conoscenza dei preparativi degli attentati del 12 dicembre; e poi per il collegamento che ne viene fatto con “due stranieri” di nome Jerome e Goddard. Su questi due infatti era già in atto un tentativo di provocazione (sempre grazie alle informative della stessa “fonte” fiduciaria, come vedremo più tardi)

P.S.

Una fonte fiduciaria è tale soprattutto quando mente spudoratamente: per inciso vale la pena di ricordare che Casile e Aricò il 12 dicembre si trovavano a Roma e saranno tra i fermati delle prime ore

 

19 gennaio 1970 SID fonte su Gallieri Casile Aricò Della Savia e Coari Pagina_1

19 gennaio 1970 SID (da fonte fiduciaria) su anarchici Gallieri, Casile, Aricò, Della Savia e Coari

Umanità Nuova 29 Giugno 1997 – Strage di Stato e dintorni. Una testimonianza sul movimento anarchico a Roma all’epoca della Strage di Stato. Nostra intervista a Raniero Coari

28 novembre 2009
Umanità Nuova 29 Giugno 1997
Strage di Stato e dintorni
Una testimonianza sul movimento anarchico a Roma all’epoca della Strage di Stato. Nostra intervista a Raniero Coari
– Tu eri a Roma negli anni sessanta, facevi parte di un gruppo?

Sì, assieme ad altri giovani avevamo costituito un gruppo aderente alla Federazione anarchica giovanile . Avevamo anche l’incarico della C.di Relazioni della federazione giovanile ed eravamo inoltre impegnati a livello locale nel lavoro di propaganda e di azione politica, nelle manifestazioni che in una città come Roma erano frequenti. Riuscimmo pure a fondare un circolo anarchico assieme ai compagni della FAI di Roma: il “Bakunin” che ebbe una sua sede dagli inizi del 1969 fino all’assalto della polizia la notte della Strage di Stato.
Personalmente collaboravo con altri compagni anche al settimanale Umanità Nova che veniva stampato a Roma diretto da Mario Mantovani ed Umberto Marzocchi.
– Quale relazione esisteva tra il gruppo dei compagni calabresi periti nell’incidente sull’autosole nell’estate del 1970 di cui Umanità Nova ha dato testimonianza anche ultimamente e la Strage di Stato?
I compagni calabresi erano tenuti d’occhio dalla polizia politica. Il 20 aprile 1969 Angelo Casile ed Arico’ subiscono un’irruzione della polizia alla ricerca di armi ed esplosivi a Reggio Calabria, da notare la data così prossima al 25 aprile , Umanità Nova dopo aver riportato il fatto ritorna con un commento del compagno Placido la Torre la settimana successiva. Pochi giorni dopo la Strage di Stato Casile, Arico’ e la sua compagna Annalise vengono detenuti per una settimana a Regina Coeli e pesantemente interrogati, ma non risposero nemmeno alle domande, solo rivendicarono la completa estraneità del movimento anarchico alle bombe di qualsiasi tipo. Il resto della loro storia è noto.
– Qual’era il clima politico dell’epoca ?
Spesso sento evocare il ’68 e dintorni come un periodo di esaltanti manifestazioni, di occupazioni prolungate e tranquille e così via. Ma non fu tutto così facile e semplice dato che il potere spesso colpiva brutalmente ed indiscriminatamente senza parlare poi degli sgherri di Almirante sempre pronti specie a Roma e nel meridione ad intervenire. Nel 1969 la repressione incrudelì, basti ricordare che quell’anno si aprì con la notizia dei fatti della Bussola a Viareggio con il grave ferimento di Soriano Ceccanti ad opera delle forze di polizia, ferimento che porterà il ragazzo su una sedia a rotelle, e poi Avola e Battipaglia con i loro morti, a Roma continua la pesante opera repressiva nelle manifestazioni studentesche, i primi attentati sui treni, le bombe di Milano del 25 Aprile…. Si puo’ dire che da lì inizia la strategia della tensione, oltre all’attacco ed alla repressione diretta il potere inizia ad incolpare gli anarchici per dividere ed isolare la parte libertaria della sinistra che rischiava di influenzare tutto un movimento e di radicarsi nella società.
La sinistra ufficiale come al solito fa finta di non capire. Gli anarchici a Milano ed a Roma in special modo conducono una campagna per la liberazione dei compagni ingiustamente detenuti per le bombe del 25 Aprile, molti i giovani che effettuano dei digiuni di protesta davanti ai Palazzi di Giustizia. I coniugi Corradini verranno scarcerati dopo sette mesi, gli altri compagni dovranno attendere molto di più.
– Quali erano i gruppi anarchici operanti a Roma in quel periodo?
Oltre ai gruppi FAI e FAGI prima ricordati esisteva il Circolo Bakunin al quale facevano riferimento molti compagni e simpatizzanti, inoltre la presenza della redazione di Umanità Nova faceva sì che a Roma arrivassero di continuo militanti e compagni da tutte le parti. Marzocchi era spesso a Roma per il giornale, così pure Pino Pinelli, i compagni calabresi e tanti altri.
Il circolo Bakunin oltre all’attività normale di propaganda svolgeva azione di proselitismo e sostegno in alcune zone disagiate di Roma e gestiva la sede in un rione centrale. Dal circolo si staccarono alcuni compagni, tra cui Valpreda all’epoca a Roma, che formarono per brevissimo tempo il famoso 22 Marzo.
– Si è scritto di un gruppo anarco-fascista da parte della stampa di regime anche per la presenza di Mario Merlino…
La realtà è stata che alcuni compagni intesero svolgere un’attività politica autonoma non riconoscendosi nelle posizioni della FAI-FAGI e formarono un gruppo più movimentista rispetto al nostro e tutto si sarebbe in seguito chiarito se il potere non avesse predestinato il 22 Marzo a pedina principale del suo gioco. Difatti l’agente della squadra politica che si era avvicinato al Bakunin si sposto’ al gruppo di Valpreda mentre invece Merlino frequento’ per due o tre volte i nostri gruppi per poi sparire verso ottobre causa esami…
Merlino viene poi ripescato ed inserito quale militante del 22 Marzo solo per avallare la tesi degli opposti estremismi che anche la sinistra ufficiale spesso ebbe modo di ripetere stupidamente. Ricordo che alla morte dei compagni calabresi la stampa di sinistra parlo’, imbeccata dalle veline della polizia politica, di anarco-fascisti.
– Veniamo ora alla Strage di Piazza Fontana.
Dico sempre che chi come noi non ha vissuto quei giorni non potrà mai capire bene e fino in fondo quanto sia giusto parlare di Strage di Stato. Poco importa se a mettere l’esplosivo sia stato uno dei servizi segreti od un fascista prezzolato, tutta la preparazione tecnica, gli appostamenti, i pedinamenti, le campagne di stampa contro gli anarchici ed i sovversivi, la campagna per la morte accidentale del poliziotto Annarumma a Milano durante una manifestazione, l’azione combinata dei magistrati, il far scoppiare delle bombe minori a Roma su misura del 22 Marzo…infine l’aver concentrato solo sugli anarchici l’azione repressiva della notte e dei giorni successivi in tutta Italia non risparmiando nemmeno l’abitazione di Marzocchi a Savona, ci danno la misura di un’azione statale concertata al fine di eseguire e coprire mandanti ed esecutori della Strage.
Ritengo che lavorassero a questa idea geniale da parecchio tempo forze interne allo Stato probabilmente dietro suggerimento NATO o CIA, forze statali di funzionari vecchi come il questore Guida di Milano carceriere di antifascisti nel ventennio oppure nuovi come il commissario Calabresi giovane rampante dell’Ufficio politico…Così l’indagine venne spostata a Roma, mentre a Milano si insabbiava l’affare Pinelli.
Parlo di azione concertata di diverse forze burocratiche clerico-fasciste perchè dopo la Strage si scateno’ un’ondata repressiva anche contro i militanti operai più attivi con licenziamenti e condanne.
Inoltre il compagno Valpreda viene indicato volutamente ed indebitamente da parte di un giudice in un verbale della magistratura di Milano che indagava sulla bomba del 25 Aprile come latore di una confidenza al giudice stesso, una cosa banale ma che mette in allarme i compagni della Croce Nera di Milano che, attraverso Pinelli, informano i compagni responsabili di altri gruppi e quindi anche noi a Roma che cerchiamo di chiarire. Il potere riesce quindi a dividerci o comunque a mettere in atto un atteggiamento di diffidenza nei confronti della vittima predestinata. Di questo episodio rimane traccia anche nell’interessante ricostruzione a pochi giorni dai fatti che Mario Mantovani fa su Umanità Nova del 17 gennaio 1970 dove pure mette in risalto l’assassinio di Giuseppe Pinelli e l’inconsistenza delle prove a carico di Valpreda. L’azione di controinformazione parte e subito dopo, leggendo centinaia e centinaia di pagine di interrogatorio ci si renderà conto che non esiste la benchè minima prova a carico degli imputati. Valpreda e compagni diverranno quindi, soprattutto grazie all’azione ed alla propaganda dei militanti anarchici, le vittime del sistema statale, gli innocenti da scarcerare, dopo essere stati trattati da fascisti sanguinari, o da belve anarchiche a secondo dei gusti…
Per ultimo ricorderei anche che i vari super-testi, allora non esistevano i pentiti, alcuni dei quali semplici simpatizzanti, in realtà non testimoniarono su un benchè minimo indizio, figuriamoci poi la spia della questura…. A Roma l’attività di contro-informazione venne portata avanti soprattutto dal Collettivo politico-giuridico in cui erano presenti compagni della FAI. Devo qui ricordare purtroppo i miei genitori prematuramente scomparsi nell’aprile 1974: Aldo Rossi ed Anna Pietroni, instancabili animatori del Collettivo Politico Giuridico di Difesa, ed organizzatori dei gruppi romani della FAI. Il movimento anarchico, nelle sue varie componenti, fu capace di coordinare gli sforzi e le azioni in una efficace campagna di propaganda e di contro-informazione.
In che modo venivano letti gli avvenimenti che hai ricordato alla luce della strategia della tensione che poi è venuta fuori chiaramente negli anni settanta con le successive stragi ?
Da parte del movimento anarchico credo ci fu una prima lettura, grosso modo, classica. Non bisogna dimenticare che poco tempo prima in Grecia si era istallata la dittatura dei colonnelli e che in Italia il fascismo si giovo’ anche del massimalismo parolaio di parte della sinistra, di un anti-parlamentarismo bolscevico ed autoritario oltre che della violenza squadrista e che come anarchici temevamo il riproporsi di un attentato tipo “Diana” del 1920 magari fatto da fascisti a fini eversivi. Certamente nello Stato italiano erano presenti forze che venivano dallo stesso fascismo e che essendo bravi servitori dello Stato erano stati riassunti nell’immediato dopoguerra, specialmente nei servizi,e che erano ben collegate con i gruppi di destra.
Di fatto dopo la Strage di Piazza Fontana il temuto colpo di Stato delle destre non avverrà, molti, dando retta alla sinistra ufficiale, attenderanno come Drogo del “Deserto dei Tartari” il profilarsi della reazione all’orizzonte….Ma lentamente da slogan, la Strage di Stato, si rivela esattamente per quello che è, ossia una strategia che facendo leva sugli opposti estremismi tende a rafforzare lo Stato…democratico a colpi di bombe o di mitra BR poco importa . Dopo poco comunque appare chiaro, anche costatando la pervicace azione della magistratura nel voler tenere in galera i nostri compagni, che il potere statale è il mandante della Strage.
A distanza di così tanti anni mi dà quasi un senso di vertigine il riproporsi ora dell’affare Calabresi, dell’informatore “Anna Bolena” a Milano, fatto che forse potrebbe spiegare il movente dell’eliminazione di Pino Pinelli il quale avrebbe potuto capire qualcosa di troppo dietro le domande degli sbirri, l’incriminazione di fascisti come esecutori della Strage e così via.
Troppa grazia, nevvero?