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1970 02 24 Corriere – Si vaglia la posizione di Mander. L’editore Ventura per tre ore nell’ufficio del PM

12 novembre 2015

1970 02 24 Corriere - Si vaglia la posizione di Mander

L’inchiesta per le bombe di Milano e Roma

Si vaglia la posizione di Mander

Sono stati interrogati la madre e un fratello – Entrambi hanno confermato che la miccia trovata in casa doveva servire per gli scoppi di Capodanno – Valpreda ha rivisto i familiari – L’editore Ventura per tre ore nell’ufficio del PM 

di R.Ma.

 

Roma 23 febbraio, notte.

Pietro Valpreda, il presunto esecutore materiale della strage di piazza Fontana, ha rivisto oggi i suoi familiari: i genitori e la zia Rachele Torri. Il colloquio era stato autorizzato ieri dal giudice istruttore Cudillo, il quale, nei giorni scorsi, aveva revocato l’isolamento dell’imputato. Durante l’incontro, Valpreda avrebbe ribadito la sua innocenza per la strage di Milano e comunque la sua estraneità agli attentati dinamitardi. L’istruttoria, intanto, continua a ritmo serrato. I due inquirenti hanno cominciato stamane ad interrogare una serie di testimoni per le posizioni degli altri imputati. Oggi, in particolare, è stata esaminata la posizione di Roberto Mander,

Sono stati interrogati la madre e uno dei fratelli di Mander. Il segreto istruttorio non consente di rivelare cosa i testimoni abbiano riferito al magistrato. Si ha tuttavia motivo di ritenere che uno degli argomenti principali sia stato il ritrovamento dello spezzone di due metri di miccia sequestrata nell’abitazione dello studente durante una delle tante perquisizioni che seguirono gli attentati. Il ritrovamento della miccia fu uno degli elementi sui quali la pubblica accusa motivò addirittura l’ordine di cattura, sottolineando che quel tipo di miccia poteva essere stato presumibilmente usato negli attentati di Roma. Si era ancora nella prima fase delle indagini e gli esperti non avevano escluso la possibilità dell’innesco a miccia. Il congegno a tempo fu scoperto dopo ed allora ci si rese conto che quello spezzone di miccia non aveva riferimento diretto con gli attentati. Roberto Mander ne spiegò l’esistenza dicendo che l’aveva in casa dal Natale precedente e se ne era servito per gli scoppi di fine d’anno. I suoi familiari hanno confermato ciò.

E’ stata interrogata anche una simpatizzante del XXII Marzo, Carla Ci., studentessa di filosofia, una delle invitate alla conferenza che il «Cobra» tenne il pomeriggio degli attentati, nel locali del circolo anarchico. Da questa testimone i giudici han voluto sapere notizie sui presenti, sulla durata del discorso, sul dibattito che seguì.

Nel pomeriggio invece, a palazzo di giustizia di piazza Cavour, il pubblico ministero Vittorio Occorsio, ha convocato nel suo studio Giovanni Ventura, l’editore di Treviso chiamato in causa dal professor Guido Lorenzon ed indicato come uno dei finanziatori degli attentati dinamitardi. Ventura si è trattenuto nell’ufficio del magistrato inquirente dalle 17 alle 20 ed è stato interrogato come denunciante e non come indiziato di reato. Ventura cioè è stato sentito in veste di accusatore del Lorenzon, già denunciato per calunnia, sia davanti all’autorità giudiziaria di Roma che davanti a quella di Treviso.

Vestito di scuro, cappotto e cappello nero, alto, aspetto giovanile, una borsa carica di documenti, l’editore ha confermato punto per punto la denuncia contro Lorenzon, ed ha fornito al magistrato tutta una serie di elementi obiettivi sui quali l’autorità giudiziaria dovrà indagare per valutare la fondatezza della presunta calunnia. L’avvio di questo procedimento penale è tuttavia subordinato all’altro già aperto contro Ventura quale indiziato di reato per le accuse rivoltegli dal Lorenzon. I fatti sono troppo noti per essere ancora rievocati. Ventura ha conversato a lungo col magistrato, gli ha consegnato tra l’altro la tesi di laurea del Lorenzon («La maledizione di Celine») ed ha chiesto che alla sua denuncia fossero allegate le dichiarazioni dei due testimoni i quali scagionano completamente l’editore da ogni accusa, riportando tra l’altro confidenze dello stesso Lorenzon, il quale successivamente riaffermò la convinzione dell’assoluta estraneità del Ventura ai fatti dinamitardi.

Ventura ha dato spiegazione anche del viaggio a Roma che, per assoluta coincidenza cadde proprio il 12 dicembre. L’editore venne a Roma perché uno dei suoi fratelli che studia nella capitale si era ammalato. Anche tale circostanza sarà controllata. Durante il suo lungo interrogatorio di stasera, Ventura ha riferito al dottor Occorsio nuovi particolari: tra l’altro, ha ricordato che il Lorenzon, oltre ad aver insinuato il dubbio che egli fosse il finanziatore degli attentati, parlò di un progetto di attentare alla vita di Nixon durante la sua ultima visita in Italia.

E’ lo stesso Ventura ché ci ha riferito ciò al termine del suo interrogatorio stasera: «Secondo Lorenzon avrei pensato di servirmi di uno di questi aeroplanini radiocomandati in vendita in tutti i negozi di giocattoli. Sul piccolo velivolo avrei caricato una certa quantità di esplosivo e poi, nascosto da qualche parte avrei indirizzato l’aeroplanino contro l’elicottero di Nixon… non sono favole, queste cose, purtroppo son scritte negli atti del processo».

Prima di essere interrogato, l’editore Ventura aveva presentato alla procura della Repubblica una querela per diffamazione contro il professor Lorenzon e il giornale l’Unità.

 

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1970 06 7 Paese Sera – Valpreda e Merlino non vogliono rispondere alle domande del giudice. Gli interrogatori degli imputati della strage dopo le rivelazioni di «Andrea 007»

31 ottobre 2015

1970 06 7 Paese Sera - Valpreda e Merlino non vogliono rispondere

Gli interrogatori degli imputati della strage dopo le rivelazioni di «Andrea 007»

Valpreda e Merlino non vogliono rispondere alle domande del giudice

Hanno chiesto di parlare prima con i loro avvocati – Gli altri imputati confermano i loro alibi e la loro versione dei fatti – Documento degli avvocati difensori

 

Il giudice istruttore Ernesto Cudillo ha contestato a Pietro Valpreda e agli altri cinque maggiori imputati per gli attentati dinamitardi di Roma e Milano del 12 dicembre scorso le dichiarazioni fatte circa 15 giorni fa da «Andrea Politi», lo 007 del Viminale.

Quando il giudice si è recato da Valpreda e Merlino, i due imputati hanno rifiutato di rispondere ad ogni domanda del magistrato chiedendo di poter parlare prima con i loro avvocati, cosa che la legge concede loro. Pare che ormai i due maggiori imputati abbiano perso ogni fiducia nell’operato del giudice istruttore.

Più lungo ed approfondito degli altri è stato l’interrogatorio di Roberto Mander. L’unico minorenne del processo, per dimostrare che non aveva piazzato la bomba all’altare della Patria, aveva sostenuto che mentre avveniva la deflagrazione stava uscendo dal circolo di via del Governo Vecchio e molti testimoni avevano confermato questo suo alibi.

Di fronte alle contestazioni che il magistrato gli ha fatto sulla base delle dichiarazioni di Andrea 007 ha ribadito quanto aveva dichiarato: «Fra i due tempi in cui la conferenza fu divisa mi allontanai per non più di tre minuti per andare in un bar e ritornai per ascoltare ancora «il cobra»: stavo uscendo, sempre con altri giovani anarchici, quando udii (l’udirono anche gli altri) lo scoppio all’Altare della Patria, a proposito del quale qualcuno disse: «Deve essere uno dei botti che fanno a Piazza Savona».

Mander ha descritto con molti dettagli al giudice gli spostamenti fatti quel pomeriggio e ha ricordato anche come erano disposte all’interno del Circolo «XXII Marzo» le persone che ascoltarono la conferenza sulle religioni di Serventi. Fra l’altro ha detto: «Andrea» era dietro di me, seduto su una brandina. Alla ripresa dell’interrogatorio Mander ha chiesto al giudice istruttore di essere messo a confronto con «Andrea Politi». Il dr. Cudillo si è riservato di prendere una decisione.

Ancora poco si sa su quanto hanno dichiarato al giudice gli altri imputati quando si sono sentiti contestare le rivelazioni dell’agente della questura che si era insinuato nel loro gruppo fingendo di essere un contestatario.

Sempre a proposito di questo testimone, hanno fatto una dichiarazione gli avvocati Giuliano Vassalli e Nicola Lombardi, difensori di Mander. Eccone il testo: «Abbiamo esaminato le notizie e siamo rimasti stupefatti tanto da decidere una immediata nostra risposta difensiva: infatti, se le vicende processuali rimanessero, come dovrebbero, segrete nell’istruttoria, nessun danno ne verrebbe agli imputati, né la opinione pubblica sarebbe dirottata verso opinioni spesso così contrastanti con la verità. Ma quando avviene, come in questo processo, che noi stessi difensori siamo costretti ad apprendere le notizie solo indirettamente, non possiamo né dobbiamo, proprio nell’interesse dei nostri assistiti, rimanere inerti. Per vari motivi abbiamo deciso di presentare al giudice istruttore una istanza, che tende a sottolineare l’assurdo atteggiamento di alcuni inquirenti della polizia che a loro criterio orientano le indagini del magistrato, rivelandogli, e neppure spontaneamente, ed a distanza di mesi, circostanze o testimonianze (vere o false, per ora non interessa) che conosciute immediatamente avrebbero risparmiato al magistrato ed agli imputati inutili e lunghe attese. Ma oltre che essere assurdo quello che avviene è anche palesemente illecito perché il segreto di polizia sui confidenti (sul quale ha deciso una recente sentenza della Corte costituzionale) non si riferisce a i pubblici ufficiali (ed il «Politi» è un pubblico ufficiale) ed essi quando non assolvono ai doveri di ufficio di riferire al magistrato compiono una gravissima violazione di legge.

 

1970 06 7 Paese Sera – Lo 007 Politi risponderà di «falsa testimonianza»? O mente lui o mentono tutti gli «imputati minori» e i testimoni a proposito della conferenza del Cobra

31 ottobre 2015

1970 06 7 Paese Sera - Lo 007 Politi risponderà di falsa testimonianza

Lo 007 Politi risponderà di «falsa testimonianza»?

O mente lui o mentono tutti gli «imputati minori» e i testimoni a proposito della conferenza del Cobra: c’era o non c’era Roberto Mander?

 

Nei prossimi giorni il magistrato che dirige l’inchiesta giudiziaria sugli attentati dello scorso dicembre dovrà prendere in esame una istanza – già preannunciata – dei due difensori del giovane Roberto Mander, prof. Giuliano Vassalli e avvocato Nicola Lombardi. Al magistrato toccherà il compito di decidere se non sono da ravvisarsi degli illeciti nel comportamento della polizia e, per essa, dell’agente della squadra politica Andrea Politi, introdotto come informatore negli ambienti dei circolo «22 Marzo».

In sostanza, i due penalisti solleciteranno la magistratura ad esprimere un parere su alcuni fatti determinatisi in questi ultimi giorni, e in primo luogo sull’incredibile ritardo con il quale è stato fornito ai giudici il nome di quell’informatore che, proprio perché agiva all’interno dell’ambiente sospettato per la strage di Milano, avrebbe potuto fornire determinati elementi sin dalle prime battute dell’inchiesta. «Andrea» – come l’agente era conosciuto al «22 Marzo» – con le sue dichiarazioni smonta per intero l’alibi fornito agli inquirenti da Roberto Mander, sostenendo che questi il giorno degli attentati non era – come lo informatore afferma – alla conferenza tenuta dal «Cobra» nei locali del circolo in via del Governo Vecchio. Questa dichiarazione dell’agente della «politica» è tuttavia in contrasto con le deposizioni rese da undici testimoni, tutti presenti alla ormai nota conferenza, i quali dicono sotto giuramento esattamente il contrario.

E’ per questo motivo che il prof. Vassalli e l’avv. Lombardi, nella loro istanza preannunciata ieri, chiederanno che venga stabilita una volta per tutte una sola verità su questa circostanza. Perché, evidentemente, preso atto delle discordanti affermazioni, o è nel falso l’agente di polizia o lo sono gli undici testimoni della difesa.

L’istanza dei legali di Mander, impostata in questi termini, tende chiaramente a spingere il magistrato a decidere o la incriminazione per falsa testimonianza di tutti i testi che confermano la presenza di Roberto Mander al circolo per il pomeriggio del 12 dicembre, o quella di Andrea Politi. Quest’ultimo – sempre in via del tutto ipotetica – potrebbe anche lui essere imputato di falsa testimonianza, oppure di omissione di atti d’ufficio in quanto, trattandosi di un pubblico ufficiale, avrebbe dovuto immediatamente informare il magistrato di ciò che sapeva circa il «22 Marzo ». Questo, molto in sintesi, lo spirito della Istanza che i due difensori di Mander presenteranno – stando a quanto è stato annunciato – la prossima settimana.

Intanto, il giudice istruttore dott. Ernesto Cudillo, dopo avere interrogato il 21 maggio scorso Emilio Borghese, ha sentito in questi ultimissimi giorni anche tutti gli altri imputati di questa vicenda (Pietro Valpreda, Emilio Bagnoli, Mario Merlino, Roberto Mander e Roberto Gargamelli), ai quali ha contestato le affermazioni recentemente fatte da «Andrea». Roberto Mander, a quanto si è potuto apprendere, ha violentemente respinto i nuovi fatti che gli sono stati contestati chiedendo al giudice di essere posto, al più presto, a confronto con Andrea Politi. Il magistrato si è riservato di decidere in merito.

Ieri mattina i due difensori di Mander hanno preannunciato l’istanza di cui si è detto in principio rilasciando una dichiarazione che riportiamo:

«Abbiamo deciso di presentare al giudice istruttore una istanza che tende a sottolineare l’assurdo atteggiamento di alcuni inquirenti della polizia, che a loro criterio orientano le indagini del magistrato, rivelandogli, e neppure spontaneamente, a distanza di mesi, circostanze o testimonianze (vere o false, per ora non interessa) che, conosciute immediatamente, avrebbero risparmiato al magistrato e agli imputati inutili e lunghe attese. Ma oltre che essere assurdo quel che avviene, è anche palesemente illecito, poiché il segreto di polizia sui confidenti (sul quale ha deciso una recente sentenza della Corte costituzionale) non si riferisce ai pubblici ufficiali – e il Politi è un pubblico ufficiale. Inoltre gli stessi pubblici ufficiali, quando non assolvono ai doveri di ufficio, quale quello di riferire al magistrato, compiono una gravissima violazione della legge.

«Nel merito – concludono i due legali – dobbiamo anche sottolineare che la testimonianza dell’ultim’ora circa l’assenza del Mander alla conferenza del “Cobra”, contrasta con quella di tutti coloro che alla conferenza parteciparono e che hanno confermato che il Mander ivi rimase sino alla fine. Dovrà essere il giudice a rispondere giuridicamente a questo contrasto».

1969 12 20 Messaggero – Roma Il pubblico ministero Vittorio Occorsio ha emesso nel pomeriggio di ieri altri cinque ordini di cattura di Fabrizio Menghini

28 ottobre 2015

1969 12 20 Messaggero - Roma di Fabrizio Menghini

Il pubblico ministero Vittorio Occorsio ha emesso nel pomeriggio di ieri altri cinque ordini di cattura 

di Fabrizio Menghini

 

Il pubblico ministero Vittorio Occorsio ha emesso nel pomeriggio di ieri altri cinque ordini di cattura nei confronti di altrettanti complici di Pietro Valpreda, ritenuti responsabili di strage continuata, di associazione per delinquere, pubblica intimidazione col mezzo di materie esplodenti, di violazione della legge sulle armi e gli esplosivi. L’accusa è uguale per tutti, dal momento che il piano criminoso fu ideato, preparato e attuato con la partecipazione di un ben individuato nucleo del gruppo anarchico «XXII Marzo», con sede in via del Governo Vecchio. Le persone colpite dal provvedimento del magistrato, sono: Emilio Borghese, di 18 anni, studente dell’Istituto tecnico di via dei Colli Portuensi: il padre è il noto magistrato di Cassazione Sofo Borghese; Mario Merlino, di 25 anni, quarto anno della Facoltà di lettere; è uno dei fondatori del gruppo anarchico «XXII Marzo»; Emilio Bagnoli, 24 anni, studente del terzo anno alla Facoltà di architettura: la madre, vedova di un ingegnere del Genio Civile, è nipote di un senatore del Regno; fu arrestato lunedì nella sua abitazione e gli agenti trovarono nella sua stanza solo un Vangelo, una storia dell’America e «Topolino»;. Roberto Gargamelli, 19 anni, studente, figlio di un cassiere della Banca Nazionale del Lavoro, Tiberio Gargamelli: il padre lavora alla cassa assegni e vaglia dell’Istituto di credito in via San Basilio, dove esplose uno degli ordigni; infine Roberto Mander, 17 anni, minorenne rinchiuso al «Gabelli», figlio del compositore di musica.

Gli ordini di cattura sono stati smessi quasi allo scadere del fermo di polizia che era stato peraltro autorizzato dallo stesso magistrato istruttore e successivamente prorogato quando i sospetti a carico di ciascun indiziato avevano acquistato maggiore consistenza. Quanto agli altri fermati, accertata la loro estraneità alle delittuose imprese, il dottor Occorsio ha disposto l’immediato rilascio.

Ora, dunque, il bilancio della situazione è questo: considerato che i fermati erano, in tutto, quattordici, e che di questi il Valpreda e gli altri cinque anarchici sono stati colpiti dall’ordine di cattura, sarebbero otto le persone indiziate rimesse in libertà. Naturalmente questi calcoli non sono definitivi, perché anche a Milano, dove le indagini sono in pieno sviluppo, ci sono dei fermati (alcuni anarchici del gruppo «Bakunin», i quali erano in stretti rapporti con i loro colleghi romani.

Inchiesta formale

L’inchiesta giudiziaria, che sarà a breve scadenza devoluta al giudice istruttore, seguirà cioè il rito «formale», rimarrebbe affidata a Roma, nonostante la netta presa di posizione del procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Milano, che l’altro ieri rivendicava al suo ufficio la competenza territoriale ad occuparsi della strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana. Parliamo al condizionale, perché ancora non è arrivata la risposta alla «informativa» con cui il magistrato romano ha reso edotto il suo collega del capoluogo lombardo che procede anche per i fatti di Milano (cioè per la strage e per la deposizione di una seconda bomba da dieci chili nei locali della Banca Commerciale di via Caserotte 1).

A questo punto sarà opportuno precisare che la strage è continuata in quanto per la norma penale, che la punisce con l’ergastolo, è indifferente se viene cagionata la morte di più persone o di una sola persona. Anche se l’attentato causa solo feriti, o nessun ferito, ma si ritiene che poteva causarli, l’accusa di strage rimane. Per tale motivo, rispondono di strage anche gli attentatori della Banca Nazionale del Lavoro di Roma, dove, per fortuna, si sono avuti soltanto dei feriti. Per i due attentati al Milite Ignoto, invece, essendo apparso evidente che mancava negli attentatori il fine di uccidere, è scattato l’articolo 420 che punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni «chiunque, al solo fine di incutere pubblico timore o di suscitare tumulto o pubblico disordine, fa scoppiare bombe, mortaretti o altre macchine o materie esplodenti».

Per concludere il discorso sulla competenza, occorre attendere la decisione del P.M. di Milano: se anche lui dovesse attribuirsi la competenza a istruire il processo, allora sorgerebbe un «conflitto di competenza attiva» che la Cassazione dovrà risolvere.

I problemi della competenza, ma soprattutto quelli relativi ai nuovi ordini di cattura emessi ieri sera, erano stati discussi, in mattinata, nel corso di una riunione nell’ufficio del procuratore capo della Repubblica Augusto De Andreis, con l’intervento del procuratore aggiunto Alberto Antonucci del sostituto Vittorio Occorsio. Al termine della riunione, il dottor Occorsio, avvicinato dai giornalisti, ha dato questo annuncio: «Alcuni degli ultimi fermati saranno immediatamente rilasciati. Per quanto riguarda gli altri non posso fare anticipazioni. Posso solo dire che nelle prossime ore saranno emessi altri ordini di cattura». Successivamente il magistrato inquirente ha ricevuto nel proprio ufficio il prof. Guido Calvi, difensore di fiducia dell’anarchico Pietro Valpreda, ritenuto l’esecutore materiale della strage di Milano, il quale ha chiesto un permesso di colloquio con il suo patrocinato. Il permesso è stato negato, nella considerazione che l’imputato non era stato ancora interrogato dopo la contestazione formale dell’accusa, notificatagli l’altra sera al carcere di Regina Coeli dal capitano dei Carabinieri Antonio Varisco, latore, per incarico del magistrato, dell’ordine di cattura. Il difensore, allora, ha raccomandato al magistrato ogni cautela, in quanto l’anarchico Valpreda è affetto dal morbo di Bürger o «tromboangioite obliterante», da una malattia, cioè, che provoca dolori atroci. Si tratta di un male caratterizzato da una infiammazione delle tuniche delle arterie, che si estende progressivamente a diversi livelli del sistema vascolare. La causa dell’affezione, che colpisce prevalentemente le persone in giovane età – la si può considerare una malattia caratteristica dei giovani – è ancora, come si è detto, sconosciuta. Vari elementi portano a pensare a cause di origine infettiva: si parla addirittura di un’infezione dovuta ai funghi (i miceti) che si annidano fra le dita dei piedi. Infezione che poi risalirebbe lungo i vasi linfatici per andarsi a localizzare nelle pareti arteriose.

Pietro Valpreda, al quale sono già state amputate due dita del piede destro, era ed è un accanito fumatore. E’ questo uno degli elementi-chiave del morbo della malattia di Bürger che è stata anche detta «artrite da nicotina». Il tabagismo, infatti, favorisce l’insorgenza della malattia, che colpisce per prime le arterie delle gambe ostruendole progressivamente con la formazione di coaguli. La nicotina, con la sua azione vasocostrittrice, viene considerata come il principale elemento causale del morbo, il quid che fa scattare tutta una serie di meccanismi di spasmi arteriosi, la chiusura delle piccole arterie delle dita e poi, in un secondo tempo, la compromissione di tratti arteriosi più importanti.

Condizioni psichiche

Se il paziente, alle prime avvisaglie (formicolii, intorpidimento, deambulazione difficoltosa nelle crisi del male con claudicazione intermittente) smette immediatamente di fumare, ha delle speranze di salvare il piede e la gamba. Altrimenti, se insiste nel suo vizio, la malattia si accende con sempre maggior violenza assumendo un carattere così maligno, da provocare cancrena, e quindi amputazioni sempre più estese.

Il prof. Calvi dopo aver illustrato tutto ciò al magistrato, ha sollecitato un accertamento sanitario per controllare le condizioni psichiche dell’imputato il quale, in passato, sarebbe stato curato con sostanze medicamentose a base di morfina. Calvi ha poi detto al dott. Occorsio di aver associato, nella difesa di Pietro Valpreda. il collega prof. Giuseppe Sotgiu che ha accettato. Incontrato dai giornalisti a Palazzo Giustizia, il prof. Sotgiu, nel confermare di aver accettato il mandato difensivo, ha detto: «Tanto più grave è il delitto, più scrupolosa e serena deve essere la raccolta e la valutazione delle prove, e tanto più alta e nobile appare la funzione del difensore, garantire per tutti gli imputati dalla Costituzione e dalla civiltà giuridica del nostro Paese.

«E’ mio intendimento contribuire e collaborare, quale difensore, e nel solco della gloriosa tradizione dell’avvocatura penale italiana, a un’opera di giustizia e ad impedire deformazioni e debordamenti probatori e processuali, che potrebbero determinare un tragico errore giudiziario».

Sotgiu e Calvi, nella giornata
di oggi, avranno copia dell’ordine
di cattura emesso contro Valpreda, ma fin da ieri hanno avuto
conferma dei reati contestati: concorso «con altri» in strage continuata; associazione per delinquere; pubblica intimidazione col
mezzo di materie esplodenti; violazione della legge del 1967 sulle
armi; recidiva specifica infraquin
quennale.

Nella tarda serata, si sono conosciuti i nominativi di alcuni fermati che, riconosciuti estranei ai fatti, sono stati rimessi in libertà. Fra i rilasciati sono il ragioniere Umberto Macoratti e Antonio Serventi. In particolare, è stato accertato che il Serventi, nel pomeriggio del 12 dicembre, quando furono compiuti gli attentati, stava tenendo una conferenza nel circolo «XXII Marzo» in via del Governo Vecchio.

La pena prevista per i reati contestati al Valpreda. come per quelli contestati agli altri cinque presunti correi è la stessa: l’ergastolo. Ne erano tutti consapevoli quando ieri, a Regina Coeli, al carcere dei minorenni di Porta Portese e a Rebibbia il capitano dei carabinieri Antonio Varisco ha notificato gli ordini di cattura.

Il dott. Sturniolo. direttore dell’Istituto per i minorenni di Porta Portese, ha preso ogni precauzione quando Varisco è giunto al carcere con l’ordine di cattura. Ha chiamato Mander nel suo ufficio, ha conversato per un poco con lui su problemi filosofici e sociali, senza però parlare dei motivi dell’arresto. Roberto Mander ha dimostrato una notevole preparazione culturale per la sua età ed ha accettato un contraddittorio su alcune teorie filosofiche con il dott. Sturniolo.

Il giovane ha detto anche di non condividere le idee della propria famiglia, né sul piano politico né su quello sociale; non ha manifestato particolari esigenze, sul piano pratico. Ha chiesto soltanto al direttore di poter leggere e tra i libri della biblioteca del «Gabelli » ha scelto due volumi di Shakespeare e i «Corsi e ricorsi storici» del Vico. Quando gli è stato poi notificato l’ordine di cattura non ha battuto ciglio. Ha chiesto soltanto se il documento era stato consegnato anche ai suoi difensori, avvocati Nicola Lombardi e Giuliano Vassalli (psiuppino, il primo; deputato socialista per il PSI, il secondo). Roberto Mander è stato informato che il padre, il noto direttore d’orchestra Francesco Mander, rientrerà a Roma il 24 dicembre da Amsterdam, dove il giorno prima terrà l’ultimo concerto di una «tournée» fatta nei Paesi Bassi.

L’altro minorenne incriminato per la strage, Emilio Borghese, figlio del magistrato, quando gli hanno letto e notificato l’ordine di cattura era in condizioni di estrema prostrazione. Sia lui, sia Mander sono rinchiusi in cella di isolamento e sono guardati a vista ventiquattrore su ventiquattro.

 

1972 03 4 Umanità Nova – Ventura implicato sempre più nella strage

19 maggio 2015

1972 03 4 Umanità Nova - Ventura implicato sempre più nella strage

 

 

Nella udienza del processo di Bologna, conclusosi con l’assoluzione di Fini, non si è arrivati a quei risultati che si speravano anche perchè la corte ha fatto di tutto per non permettere che si approfondisse il discorso sulle responsabilità di Ventura e Di Luia per gli attentati del 12 dicembre ’69. In ogni modo è stato Serafino Di Luia a definire nella sua deposizione il Delle Chiaie «ideologo della strategia della tensione».

Il nome di Di Luia è tornato alla ribalta nella cronaca del febbraio 1970 quando la polizia lo cercava ed arrivò all’abbaino di via Tamagno 43 a Milano che era abitato anche da Nino Sottosanti e Giorgio Chiesa. Sono proprio questi i nomi che Fappani, spia del SID, indica come autori degli attentati sui treni ed è proprio una strana coincidenza ritrovarli tutti e tre nello stesso appartamento a Milano.

Di Luia con Delle Chiaie è il fondatore del movimento «lotta di popolo», ultima espressione del neofascismo italiano che si nasconde dietro una terminologia falsamente rivoluzionaria. Grottesche sono state le argomentazioni di Bizzicari, ex consigliere del MSI e difensore di Di Luia per dimostrare che «lotta di popolo» non è un movimento di destra. Interessante è stata pure la deposizione di Zicari che sostenne di aver intervistato Di Luia in Spagna, quando invece sappiamo che tale intervista si fece a Milano, ma a parte questo Serafino Di Luia dichiarò che durante l’occupazione dello ex albergo Commercio in piazza Fontana un gruppo di agrari milanesi propose a «lotta di popolo» di farlo saltare.

L’ultima udienza è stata tutta occupata dalle deposizioni di Ventura che ha parlato per ore per dimostrare che non è più un fascista ma si è visto in difficoltà quando il P.M. gli ha chiesto dove fosse il 12 dicembre ’69 e si è rifiutato di rispondere. Piero Gamacchio, l’attuale direttore delle edizioni RAI e nel ’69 amministratore della Lerici e socio di Ventura nella Litopress, ha negato di aver trascorso il pomeriggio del 12 dicembre con Ventura negli Uffici della Lerici, avendolo trascorso invece fuori Roma. Ecco allora che Ventura trova una nuova conferma al suo alibi nella persona di Nino Massari, personaggio anche questo ambiguo. Massari ha più volte garantito Ventura presso case editrici di sinistra, riuscendo a fargli affidare la distribuzione per il Veneto di riviste come IdeologieChe fare e le edizioni de Il comunista. In questo modo e grazie anche alle conferenze organizzate nella sua libreria di Treviso da Franzin con esponenti marxisti, Ventura si è creato una copertura a sinistra. Franzin e Quaranta sono gli autori di un comunicato stampa di fine dicembre che difendeva Ventura dalle accuse allora mossegli da Lorenzon, riprodotto nel libro «Gli attentati e lo scioglimento del parlamento» edito da Ventura, libro che è un abile ricalco di analisi marxiste-leniniste sul regime di repubblica presidenziale. Di Massari sappiamo che nell’autunno del ’69, mostrandosi simpatizzante anarchico, entrò in contatto con alcuni compagni di Roma, tra cui Mander, ma nel processo di Bologna ha negato tutto questo presentandosi soltanto con una copertura di vago democraticismo.

Il comportamento di Massari può essere dettato da motivi opportunistici che ci sfuggono ma che indubbiamente non giovano a smascherare le complicate trame che legano Ventura ai vari attentati succedutisi in Italia nel 1969 e culminati con la strage di Milano, tutti ideati ed attuati in base ad un preciso piano terroristico.

Ventura era a Roma il 12 dicembre ’69 ed a più riprese ha rifiutato di fornire un alibi convincente e, quando lo ha fatto, è stato smentito. Massari asserisce di averlo incontrato non prima delle ore 17,15; avrebbe avuto, quindi, tutto il tempo per partecipare in qualche modo, sia pure come elemento direttivo, agli attentati. Di ciò se ne ebbe clamorosa conferma quando – appena due giorni dopo e quando ancora i particolari dell’esplosione non erano stati resi pubblici – il Ventura spiegò a Lorenzon: «E’ stato molto difficile collocare la bomba alla banca del Lavoro, il muro era liscio e si è dovuto sistemarla su dei tubi in alto».

Ma su Ventura gravano ben più precisi e seri indizi tutti convergenti nel collocare questo astuto e prezioso elemento del nazifascismo nostrano a quella centrale terroristica alla quale, prima o poi, dovranno essere attribuite le responsabilità degli attentati.

Certamente il gruppo di Ventura non era che una delle cellule in cui, per sua stessa ammissione, si articolava l’organizzazione terroristica, ma indagando con un minimo di impegno è possibile risalire a certe canaglie come Valerio Borghese ed i colonnelli greci, nonché ad elementi come Pozzan, a sua volta legato al misterioso affare Juliano, uno degli scandali più clamorosi di questi tempi legati agli attentati fascisti.

Nel processo per la strage di Stato in corso a Roma, si riesca o meno ad ottenere l’acquisizione degli atti riguardanti il procedimento in corso contro Ventura, questo personaggio occuperà diverse udienze e dovrà emergere tutta intera la responsabilità degli inquirenti nell’aver trascurato una pista che avrebbe sicuramente portato l’inchiesta su un altro binario.

Per il momento dobbiamo registrare l’ultimo vergognoso tentativo di accreditare autorevolmente «l’estraneità di Ventura da movimenti fascisti» da parte dei suoi avvocati di sinistra (Capraro del PSI e Ghidoni del PRI) che hanno fatto pervenire un lungo telegramma a tutti gli avvocati del processo per la strage con il quale suggeriscono di chiedere il rinvio del processo a dopo la chiusura dell’istruttoria a carico del loro cliente e ciò per consentire l’acquisizione di tutti gli atti relativi al caso Ventura.

Una manovra assurda e provocatoria resa possibile dalle incredibili omissioni dell’inchiesta sulla strage. Anche di questo dovrà rispondere il giudice Occorsio.

 

8 maggio 1974 Catanzaro – interrogatorio in aula di Salvatore Ippolito (poliziotto infiltrato nel 22 marzo)

6 dicembre 2013

8 maggio 1974 Catanzaro - Salvatore Ippolito DR: Ebbi incarico dal dott. Spinella, nonostante che in un primo tempo avessi cercato di non accettare l’incarico, di avvicinare il gruppo degli anarchici in occasione della annunciate venuta a Roma dell’anarchico Ivo Della Savia.

Riuscii ad entrare nel circolo Bakunin avendo conosciuto e fatto amicizia con Mander, Borghese ed altri giovani che frequentavano tale circolo. Mander, Valpreda ed altri furono i provocatori della scissione, benché poi il Mander continuò a frequentare il Circolo Bakunin.

La posizione di Merlino era quella di uno fra i più assidui frequentatori, anche per la sua preparazione. Il Merlino fu accusato che faceva parte di altro gruppo “il 22 marzo” . Dopo alcuni episodi (fermo degli appartenenti al gruppo sito nel negozio di Ivo Della Savia) cominciarono a predisporsi riunioni particolari alle quali non ho mai partecipato e che si svolgevano in Trastevere in una casa che mi era stato detto era stata presa in affitto dal Macoratti, ma non credo che questi vi abitasse.

DR: Non sono in grado di dire chi partecipasse a queste riunioni, certamente Di Cola, Valpreda, Borghese e lo stesso Macoratti; non sono in grado di ricordare altri nomi perchè queste erano notizie che mi venivano riferite.

DR: Talvolta vi erano delle riunioni anche in via del Boschetto (negozio del Della Savia e Valpreda) ed a queste qualche volta ho partecipato anche io.

DR: Non so se vi erano altri luoghi di riunione particolari e non sono in grado di riferire la frequenza di tali riunioni.

DR: Frequentavo con una certa assiduità la sede del 22 marzo, ma non quotidianamente.

DR: Ebbi dei sospetti di essere sospettato prima della scissione in quanto tale Antonelli, moglie di Coari Raniero, che era una delle responsabili del Bakunin mi fece delle strane domande specifiche, quanto la polizia mi dava, se mi pagava ecc… Ma successivamente ricevetti comunicazioni del Borghese che mi tranquillizzarono.

DR: La sera dell 18/11 partecipai ad una riunione nel Circolo 22 marzo ed in quell’occasione, presenti Valpreda e Bagnoli, arrivò Merlino il quale ci chiese cosa bisognava fare il giorno successivo. Egli disse:«Avete preparato della roba?» il Valpreda R:«Caso mai ci si pensa domattina»; il Borghese aggiunse :«La benzina la si può prelevare nelle macchina di Piero o di Andrea». Oltre me vi erano: Merlino, Valpreda, Borgese e Bagnoli, a questa riunione; non ricordo che vi erano presenti anche altri ma non lo escludo.

DR: La sede di via del Governo Vecchio non era arredata nel senso che non vi erano comodità, ma solo un tavolo, una brandina e qualche sgabello ed anche la luce l’avevamo derivata da uno scantinato accanto.

In un secondo tempo, per incarico del Valpreda portai altra brandina e dei materassi cioè della roba che aveva nel quartiere di Prato rotondo

DR: L’unico contatto con l’Ufficio Politico della Questura era telefonico, non ho mai redatto rapporti.

DR: Parlavo sempre con dott. Spinella, due volte parlai col dott. Giacchi ed una col dott. Improta, anzi prima telefonai e poi ci incontrammo, altra volta parlai col dott. Provenza ed altra ancora col dott Noce

DR: In occasione di una protesta davanti carcere di Regina Coeli, Mander mi diede due fiaschi vuoti con uno straccio che dovevano essere riempiti di benzina ed usati come bombe molotov. Al di fuori di tali materiali esplodenti non ho mai visto altro in possesso degli appartenenti al gruppo, però come ho riferito nelle deposizioni alle quali mi riporto e che confermo, ne ho sentito parlare.

DR: Il gruppo doveva partecipare alla manifestazione per la casa ma fu bloccato dalla polizia, come ho riferito in precedenza; partecipò alla manifestazione per il Vietnam, a quella dei metalmeccanici, ma per per ogni particolare mi riporto a quanto dichiarato in precedenza.

DR: Non andai al convegno degli anarchici di Carrara né ricordo quali del gruppo vi andarono

DR: A quanto mi risulta non posso affermare che Gargamelli ha partecipato alle azioni programmate dal gruppo 22 marzo; certamente non ricordo di averlo visto, se si eccettua una sola volta, ma neppure sono sicuro, ho il dubbio se poteva essere lui o Di Cola.

DR: Mi trovai per caso presente alla conferenza del Cobra e mi ci trattenni dal principio alla fine, ma non sono in grado di dire quali degli appartenenti al gruppo 22 marzo sia stato presente dal principio alla fine: certamente fu sempre presente Bagnoli e Macoratti che però si allontanò poco prima della fine.

DR: Io ero in fondo alla sala, quasi vicino al conferenziere, lateralmente ad esso, ma comunque non sono stato sempre fermo allo stesso posto; mi era facile vedere l’ingresso e, come ho riferito, ricordo che vidi arrivare il Mander e andar via il Macoratti.

A questo punto, sull’accordo delle parti si procede alla lettura delle deposizioni rese dal teste in fase istruttoria.

DR: Aggiungo che in occasione della manifestazione dei metalmeccanici (fal. 103 retro) io la sera mi accompagnai sino alla sede del Messagero non solo col Bagnoli ma anche col Borghese.

Ricordo l’episodio in quanto nell’occasione mi congedai temporaneamente da loro per andare in una toilette di un bar. In effetti io dal bar stesso telefonai in ufficio.

A domanda dell’avv. Martorelli: Durante la suddetta manifestazione io mi limitavo a seguire il gruppo senza apportare alcun contributo

A domanda dell’avv.Gargiulo: Parlando di lavoro saltuario a proposito delle lampade, intendevo dire che Valpreda e Della Savia lavoravano poche ore al giorno e non tutti i giorni.

Successivamente alla partenza del Della Savia mi sono recato altre volte nel locale di via del Boschetto: nel locale vi erano delle cassette contenenti vetri, qualche lampada, qualche sedia e di più non sono in grado di precisare, anche perchè non c’era la luce.

A mia domanda Bagnoli rispose che la conferenza del Cobra si teneva nella sede del 22 marzo dicendo che aveva cambiato idea.

Valpreda lasciò il Bakunin, a quanto ricordo, per dissenzi avuti con alcuni dirigenti della FAI con i quali, se non erro, venne a vie di fatto

A domanda del PM:  Valpreda aveva contatti anche con altri gruppi della sinistra e ciò posso affermare in quanto egli mi disse che aveva bisogno di soldi per mantenere collegamenti con gruppi anche al di fuori di Roma. Posso aggiungere che la sera del 10/12 prima di partire per Milano si incontrò con rappresentanti di un gruppo di sinistra che non so precisare. Ero presente quando egli parlò con alcune persone, ma non sentii cosa dicessero.

Ciò avvenne in una specie di teatro nei pressi di Piazza Navona ove io mi recai col Valpreda, col Fascetti e col Bagnoli. Qui incontrarono quattro-cinque persone tra cui una donna. Non sentii nulla di quello che dicevano.

Nel pomeriggio il Valpreda disse che si doveva avere questo incontro con elementi di sinistra e fummo designati Fascetti ed io. All’ultimo momento, dopo la cena, si aggiunse anche Valpreda. Prima di recarci alla riunione ebbi una telefonata di Fascetti che mi invitò nella pizzeria ove trovai Rossana Rovere, Valpreda, Bagnoli, Fascetti e forse qualche altro. Dopo aver mangiato la pizza il Fascetti ed io, col Valpreda, ci recammo alla riunione.

Contestata la circostanza al Valpreda lo stesso R: E’ vero con Fascetti ed Ippolito ci siamo recati in un teatro nei pressi di Piazza Navona anche con la Rossana Rovere ed altre persone per incontrare l’avv Di Giovanni ed altri componenti del Comitato di controinformazione, che ha sede presso la Lega dei Diritti dell’Uomo.

Il teste dichiara: Conoscevo di vista l’avv. Di Giovanni e non ricordo se fosse o meno lui la persona con la quale si parlò.

A domanda del PM il teste R: “Ho frequentato il Bakunin che, a mio avviso, era più moderato come discorsi e come programmi rispetto al 22 marzo.

Alle manifestazioni di cui ho fatto cenno (metalmeccanici, casa, ecc.) ad eccezione del Mander rimasto fedele al Circolo, non partecipava nessuno dei frequentatori del Bakunin.

L’unico episodio in merito a scontri con fazioni opposte fu quello che poi non avvenne per intervento della polizia ed al quale seguì l’episodio di Colle Oppio.

Il Macoratti pur essendosi allontanato, nel senso che non frequentò più il circolo 22 marzo, rimase in buoni rapporti con gli aderenti al 22 marzo.

I componenti del 22 marzo non mi chiesero mai di procurare loro dell’esplosivo.

In mia presenza non si è mai parlato di assalto alle Banche ad eccezione di quanto ho riferito in merito al colloquio col Borghse.

Comunicai al dott. Spinella che doveva tenersi una conferenza al Circolo Bakunin, ma poiché in questo circolo vi erano persone per lo più anziane e poiché io non lo frequentavo più la cosa non ebbe un seguito.

Ricordo che tale conferenza era stata in un primo tempo fissata per qualche giorno prima rispetto a quello in cui fu poi effettuata, con cambiamento di sede di cui ho fatto cenno.

DR: La bottiglia molotov depositata sul davanzale della seda di via Colle Oppio non esplose in mia presenza, seppi successivamente che era esplosa, che aveva fatto pochi danni, che aveva cioè rotto solo qualche vetro, e tali furono i commenti che sentii fare nel circolo Bakunin.

A domanda dell’avv. Calvi: Incominciai ad occuparmi dei gruppi anarchici poco dopo il mio arrivo alla Questura di Roma e cioè verso la fine del 1968.

Se non ricordo male cominciai a frequentare il Bakunin nel luglio 1969 cioè poco tempo prima dell’arrivo del Della Savia a Roma.

Potrebbe anche darsi che abbia frequentato il circolo Bakunin nell’aprile 1969 nel senso che in passato sia entrato nello stesso.

Per quanto riguarda la data degli episodi nulla posso modificare o aggiungere a quanto già riferito.

Fu poco prima di partire per Milano che Valpreda mi disse di portare la sua roba dalla baracca di Prato rotondo alla sede del 22 marzo ed io tanto feci col Bagnoli. Non sono in grado di precisare la data.

La sera del 14 riferii telefonicamente al dott Spinella tutta la discussione che avevo avuto col Borghese ed i particolari da questi riferitemi in merito al fatto che Valpreda si trovava già all’estero e quanto altro riferitomi.

Ho appreso delle riunioni particolari, da componenti del gruppo stesso e ne avevo sentore nelle discussioni che tra di loro avvenivano, non sono quindi in grado di fare un nome specifico. A queste riunioni particolari partecipava anche il Borghese.

Ricordo che quando il 19 novembre fu fermato dalla polizia, il Valpreda, aveva un occhio tumefatto e tanto era dovuto, come mi fu riferito dagli amici, a seguito di uno scontro avvenuto in Trastevere in conseguenza del fatto che il gruppo di Valpreda, che commentava favorevolmente un attentato avvenuto a Madrid, ebbe uno scontro con altro gruppo di idee contrarie.

Fui chiamato dall’Ufficio Politico e mi fu detto che dovevo deporre pochi giorni prima della deposizione stessa e cioè nel maggio 70.

DR: Non ho nulla da aggiungere a quanto riferito nella deposizione in merito agli esplosivi da me fatti prevenire mediante tempestivo avviso alla polizia.

A domanda dell’avv Boneschi: la sera del 12/12 sono uscito dal Circolo 22 marzo verso le ore 18 ma mi intrattenni nelle vicinanze fino alle ore 19 con Cristus, poi presi l’autobus ed andai in pensione ma prima di arrivare seppi dell’attentato, mi fermai, telefonai in ufficio e mi si disse di tenermi a disposizione nella pensione. Nella telefonata dissi al dott Spinella se era vero ciò che avevo sentito in merito agli attentati, mi rispose di si e mi disse di tenermi a disposizione nella pensione che mi mandava a prendere. Non mi chiese se sapessi qualcosa in merito agli attentati. Sapevo che vi erano altre riunioni dai discorsi che sentivo fare dagli altri i quali con me parlavano soltanto di cose insignificanti ed è stato questo il motivo per cui, negli ultimi tempi, frequentavo di meno la sede del 22 marzo, anche per evitare che avessero dei sospetti su di me.

Non andavo alle riunioni di via del Boschetto anche per timor mio, a parte il fatto che evidentemente si riunivano e non mi facevano sapere niente; io per insistenza dell’ufficio ho continuato ad andare diversamente se fosse stato per idea mia, non sarei andato più per niente. Per questo ho tentato di allontanarmi e farmi vedere disinteressato all’attività del gruppo, per evitare che ci fossero dei sospetti sul mio conto perchè se io domani dovevo ritirarmi non sapevano che io ero ben sotto, per lo meno non avevano la certezza.

A domanda dell’avv Martorelli: Non so se i sospetti si appuntarono su di un solo od anche su altri appartenenti al gruppo. Voglio però aggiungere che anche sul conto del Merlino vi erano dei sospetti come fu affermato, se mal non ricordo, dal Borghese e dal Bagnoli.

Il Borghese si ricredette sul mio conto in modo particolare dopo che ero stato fermato dalla Questura e perciò nuovamente si confidò con me, come ho avuto modo di riferire.

Non ho mai avuto notizie che il gruppo fosse in possesso di timers, cassette juwall, borse né  se ne è mai parlato.

Continuai a frequentare, sia pure non con assiduità, il gruppo degli anarchici, fino all’aprile 70, e mi allontanai quando mi fu detto, mi pare da Mattozzi ma non sono sicuro, che dovevo presentarmi da un avvocato per parlare ed eventualmente per prepararmi la difesa.

Nessuna notizia di particolare rilievo raccolsi sul conto degli anarchici.

A domanda dell’avv. Armentano Conte: Ho conosciuto tutte le donne che frequentavano i circoli Bakunin e 22 marzo, ma non erano molte e non so precisare il numero.

Non è esatto che abbia cercato di avere od abbia avuto con alcuna di esse rapporti intimi.