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1969 12 17 Messaggero – Gli anarchici di papà di Giancarlo Del Re

23 ottobre 2015

1969 12 17 Messaggero - Gli anarchici di papà di Giancarlo Del Re

Gli anarchici di papà

di Giancarlo Del Re

 

Ineccepibile a scuola, insopportabile a casa: questo abbiamo sentito dalla madre e dal fratello maggiore di Roberto Mander, lo studente diciassettenne che si trova fra gli anarchici fermati dalla polizia nel corso delle indagini sugli attentati dinamitardi di Milano e Roma. Del gruppo fanno parte altri due teen-agers: una ragazza tedesca di 19 anni, che si chiama (o è soprannominata) Muky, e lo studente Emilio Borghese, di 18 anni, figlio del magistrato Soffo Borghese. Nessuno dei tre ragazzi è stato ancora incriminato, ci ha detto stanotte il questore di Roma, ma la polizia ha motivo di trattenerli in stato di fermo per completare gli accertamenti sul loro conto e vagliare gli indizi già raccolti.

Roberto Mander è figlio del musicista Francesco Mander che si trova attualmente in tournée in Olanda. La famiglia abita al viale Gorizia 25, in un appartamento arredato con quei mobili, quei quadri e quei tappeti che sono rivelatori di un gusto borghese solido e opulento. In questa casa, così improbabile per un anarchico, lo studente fu preso dalla polizia domenica mattina, cioè trentasei ore dopo quel tragico venerdì che fece inorridire il Paese. La polizia perquisì la stanza di Roberto e sequestrò alcuni manoscritti e certi manifesti ciclostilati. Anche la madre e il fratello del giovane furono interrogati prima a casa e poi in Questura. «Molto cortesemente – precisa la signora Anna Maria Mander, una donna dai grandi occhi azzurri e malinconici. – Gli agenti furono comprensivi e discreti. Procedettero rapidamente, badando a non mettere disordine. Ci raccomandarono di non riferire alla stampa le domande che ci avevano fatte».

Roberto qualche anno fa: eccolo in una fotografia incorniciata in tartaruga su una consolle che è sulla parete di fronte al divano. Un ragazzino biondo, pettinato con la riga da una parte, con gli occhi sgranati e la bocca che non riesce a sorridere. Adesso Roberto è un giovanotto con i capelli lunghi e la barba fluente, trasandato nel vestire fino a sembrare uno straccione. In casa, sono due anni che non parla se non per chiedere «a che ora si mangia?». Per lui suo padre è «l’oppressore», la madre «una cattolica che non capisce niente», il fratello Pietro «un socialdemocratico comodamente integrato nel sistema». A scuola è un altro. Frequenta il secondo liceo, sezione M. al «Giulio Cesare», e non c’è materia che non gli piaccia o nella quale non riesca. Pochi giorni fa, la madre andò a parlare con la professoressa di latino e greco di Roberto e le manifestò le sue preoccupazioni per questo figlio così taciturno e ostile. «Ma lei non esagera?». chiese l’insegnante, incredula.

Il più adorabile dei figlioli

Fino a due anni fa, il giovane era per sua madre il più adorabile dei figlioli. «Le madri dei suoi compagni si complimentavano con me per l’educazione e la gentilezza di Roberto. Alle feste fra ragazzi, per esempio, non è che lui non si divertisse come gli altri, ma era l’unico che non si scalmanava mai. Poi, non so precisamente quando e come, cambiò atteggiamento. Troncò tante amicizie, se ne fece delle nuove, diventò cupo, cominciò a esprimersi con termini complicati e per me incomprensibili. Ma chi ti ha insegnato a parlare così?, gli chiedevo, figlio mio non ti riconosco più. Forse fu quando cominciò a frequentare la libreria Feltrinelli, ma forse fu a scuola che incontrò chi me lo doveva portare via. Ci deve essere qualcuno che va nelle scuole a diffondere idee rivoluzionarie tra i giovani. Posso dirlo? Questo è plagio ».

Pietro Mander, il fratello maggiore di Roberto, «il socialdemocratico comodamente integrato», ha ventiquattro anni e studia orientalismo (lettere). In famiglia, Pietro fu l’ultimo ad avere un dialogo con Roberto, poi anche fra i due fratelli calò il mutismo. «Ultimamente, però, aveva ricominciato a parlare un po’ con me. S’era appassionato di religioni orientali e mi chiedeva informazioni e libri. Voleva trovare notizie sul dio Mitra, il dio testa d’asino, il dio dei poveri. Diceva che la Chiesa e lo Stato ancora lo considerano pericoloso, questo dio degli schiavi romani. S’era appassionato anche di speleologia e si era iscritto a una associazione che sta in via Varese. Studiava le caverne, andava con i suoi amici ad esplorarle. E’ un lettore insaziabile di Nietzsche: secondo me, è stato Nietzsche che lo ha fatto diventare anarchico. Io. invece, sono per Kierkegaard. Questa è la profonda differenza tra la sua e «la mia scelta».

Un giorno tornò e non disse nulla

Nell’ottobre scorso, Roberto si allontanò da casa. «Si allontanò», dice il fratello, non «scappò». Per due o tre settimane, i suoi non seppero niente di lui, poi un giorno tornò e non disse a nessuno dove era stato. In quel periodo, Pietro Mander andò a cercare notizie del fratello al circolo anarchico «Bacunin» in via Baccina. «Non riuscii a sapere niente, non mi fecero neppure salire nella stanza superiore che è una specie di “sancta sanctorum” degli anarchici. Debbo dire che mio fratello aveva stretto amicizia con gentaglia di infimo ordine e che si compiaceva di letture che io giudico idiote, ma debbo anche dire che si è sempre dichiarato contrario alla violenza. Un giorno, quando ancora ci parlavamo, mi portò a una conferenza sul libro di Masini. “La storia degli anarchici italiani”. Seguì una discussione e Roberto era fra quelli che più animatamente contestarono il sistema della violenza. Non sono mai riuscito a capire come un ragazzo intelligente come lui, uno che legge Nietzsche, potesse leggere anche certa robaccia grossolana che portava a casa e conservava gelosamente: opuscoli, libercoli, cose davvero ridicole».

Era ormai parecchio tempo che Roberto non frequentava più la libreria Feltrinelli: disprezzava quell’ambiente, lo giudicava «fasullo». La sua vita si svolgeva fra casa e scuola. Marinò le lezioni solo il giorno della manifestazione dei metalmeccanici a Roma, ma non lo nascose né ai genitori né agli insegnanti. Andò a scuola anche venerdì e sabato scorsi. Quando ieri sera abbiamo detto alla madre che Roberto è indiziato, lei non ha battuto ciglio. «Ma per la bomba al Vittoriano», ha aggiunto Pietro Mander. «E’ grave lo stesso», ha ribattuto la signora Anna Maria. Sia lei che il figlio Pietro non riescono tuttavia a credere che Roberto possa essersi macchiato di tanta vigliaccheria. «Conosce un sacco di gentaccia, conosce anche Valpreda, ma non è il tipo che si mette in imprese del genere», pensa il fratello.

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1970 01 11 Paese Sera – Bombe: senza volto il nuovo testimone. Riserbo assoluto sulla sua identità – L’accusa gli attribuisce «grande importanza»

19 ottobre 2015

1970 01 11 Paese Sera - Bombe senza volto il nuovo testimone

Bombe: senza volto il nuovo testimone

Riserbo assoluto sulla sua identità – L’accusa gli attribuisce «grande importanza» – Quali sarebbero le «ammissioni» fatte da Emilio Borghese e Roberto Mander. Una perizia collegiale sui reperti degli ordigni

 

Un nuovo testimone è entrato da ieri nella vicenda degli attentati di Milano e di Roma. E’ stato interrogato lungamente dal giudice istruttore, dott. Ernesto Cudillo, alla presenza anche del P.M., dott. Vittorio Occorsio (che peraltro si è limitato ad assistere alla verbalizzazione delle dichiarazioni fatte dal teste). Tutti i tentativi per cercar di dare un volto e un nome al personaggio sono riusciti vani. Manco a parlare, poi, di ciò che il testimone avrebbe detto. L’unica «indicazione» (se così può definirsi) raccolta negli ambienti giudiziari è una frase del P.M., il quale, pressato dalle insistenti richieste dei giornalisti si è limitato a dire che «si tratta di un testimone piuttosto importante». Tutto qui.

A disposizione i verbali

Qualche notizia più precisa su ciò che riguarda l’andamento dell’istruttoria si potrà, forse, avere domani. In mattinata, infatti – secondo quanto lo stesso giudice ha comunicato – saranno depositati, a disposizione dei difensori, i verbali d’interrogatorio, il che induce a ritenere che entro la prossima settimana gli avvocati potranno anche finalmente recarsi al carcere per prendere contatto con i propri assistiti.

Un’altra informazione appresa da fonti attendibili dà per certo che nei prossimi giorni il giudice istruttore disporrà una nuova perizia sui reperti degli ordigni. Si tratterà, stavolta, di un’indagine affidata a un collegio di periti e alla quale parteciperà anche la difesa con alcuni consulenti di parte.

Intanto, sia pure faticosamente, continuano a filtrare alcune indiscrezioni su ciò che gli inquirenti sarebbero riusciti a raccogliere interrogando i sei arrestati (il settimo imputato, Enrico Di Cola, è ancora latitante). Secondo queste notizie – peraltro ovviamente non ufficiali – due degli accusati, in particolare, avrebbero fatto delle ammissioni, che per l’accusa costituirebbero «elementi di notevole gravità e significato». I due sarebbero Emilio Borghese e Roberto Mander. Specialmente il primo – sempre stando alle voci – avrebbe in sostanza attribuito a Pietro Valpreda e al Mander di avere avuto nei giorni immediatamente precedenti il 12 dicembre (all’interno della sede del circolo «XXII marzo») molti «scambi di idee» non solo sull’opportunità di compiere delle azioni terroristiche, ma addirittura sulla «scelta» degli «obbiettivi».

Queste indiscrezioni hanno trovato qualche conferma anche negli ambienti della polizia, come quelle riguardanti Roberto Mander il quale, nell’apprendere da chi lo interrogava ciò che sarebbe stato dichiarato da Emilio Borghese, avrebbe replicato ritorcendo contro lo stesso Borghese e Valpreda la responsabilità dei «progetti» di attentato e della «designazione» dei luoghi in cui effettuarli.

Paolucci sarà interrogato

Naturalmente riferiamo tutto questo con le dovute riserve che la gravità del caso impone, anche se ci sembra opportuno sottolineare – come del resto facciamo in altra parte del giornale – che «discorsi» e «progetti» non sembrano oggettivamente sufficienti a dimostrare una diretta partecipazione agli attentati.

La settimana prossima, comunque, dovrebbe permettere di tracciare un quadro abbastanza esatto della situazione. Il giudice istruttore, come si è detto, depositerà domani i verbali d’interrogatorio, e presumibilmente martedì si recherà a Milano, con il pubblico ministero, per procedere – si è dichiarato negli ambienti giudiziari – ad alcuni «importanti accertamenti». Fra l’altro il magistrato procederebbe, nella città lombarda, anche all’interrogatorio del prof. Liliano Paolucci, direttore generale del Patronato Scolastico, che con ripetute dichiarazioni alla stampa ha smentito talune asserzioni fatte dal tassista Cornelio Rolandi.

Un’ultima notizia riguarda un personaggio il cui nome è venuto più volte alla ribalta in margine all’inchiesta sugli attentati. Si tratta di Ivo Della Savia, amico di Pietro Valpreda, che gli inquirenti vorrebbero interrogare perché, si dice, qualche volta sarebbe stato in possesso di esplosivi. Il Della Savia, renitente alla leva, si troverebbe però da qualche tempo in Belgio.

 

1973 03 31 Umanità Nova – Sospesa l’estradizione di Ivo Della Savia

20 maggio 2015

(Nostra nota: mancano alcune righe nella parte finale)

 

1973 03 31 Umanità Nova - Sospesa l'estradizione di Ivo Della Savia

 

Come annunciammo, dopo aver accolto la richiesta di estradizione di Ivo Della Savia, di fronte alla decisa opposizione degli avvocati e delle forze dell’estrema sinistra, la magistratura tedesca fu costretta ad accettare che il caso fosse dibattuto alla presenza della difesa e di testimoni da questa convocati.

Giovedì 22 scorso all’università di Francoforte si è tenuto un teach-in nel corso del quale hanno parlato gli avvocati Di Giovanni e Dominuco e diversi compagni tedeschi.

Venerdì il processo, al quale sono stati ammessi come testimoni il giornalista inglese Finer, i compagni Mander e Di Cola e gli avvocati Di Giovanni e Dominuco. La testimonianza di Valpreda era stata accettata ma le autorità tedesche, con una inqualificabile azione, hanno bloccato per quattro giorni il telegramma che gli avrebbe consentito di recarsi all’estero.

Mentre all’esterno del tribunale centinaia di compagni improvvisavano una manifestazione di solidarietà e premevano per essere ammessi in aula, Della Savia è stato portato di peso all’interno del tribunale dove ha chiesto che il pubblico fosse ammesso al dibattito; ciò non è stato concesso ed egli si è rifiutato di assistere al processo. E’ stato portato via ed alcuni compagni hanno visto degli agenti che lo picchiavano brutalmente.

L’avvocato Di Giovanni ha svolto una dettagliata relazione sulla strage di Stato mettendo in luce le varie fasi della montatura poliziesco-giudiziaria ed il tribunale, per non assumere direttamente la responsabilità di una qualsiasi decisione, ha rinviato ad altra seduta in attesa di ricevere una copia autenticata della sentenza di Cudillo perché, qualora il Della Savia non risulti implicato per «concorso» nella strage, dovrebbero rimetterlo in libertà, altrimenti rimetterebbero la pratica alla corte costituzionale lavandose dovrebbero rimetterlo in cedura segue il caso di Angelo Della Savia.

 

1972 04 29 Umanità Nova – Il procuratore ricorre contro scarcerazione di Roberto Mander

18 maggio 2015

1972 04 29 Umanità Nova - Il procuratore ricorre contro la scarcerazione di Mander

 

Il procuratore della repubblica Morfino, appigliandosi ad uno dei tanti cavilli giuridici in base ai quali è possibile esercitare con spirito e strumenti fascisti la «giustizia» di Stato per perseguire i compagni, ha presentato ricorso contro il decreto con cui si disponeva che la misura di sicurezza applicata a Roberto Mander avesse termine il prossimo 16 maggio. Quello che segue è un comunicato con il quale la difesa del compagno Mander chiarisce i termini giuridici della questione.

Il 19.4.1972, dinanzi alla sezione per i minorenni della corte di Appello dell’Emilia e Romagna, si è svolta l’udienza fissata nel procedimento di appello su ricorso del procuratore della Repubblica Morfino contro il decreto del 27.3 1972 del giudice di sorveglianza presso il tribunale dei minorenni Cividali. Questi aveva disposto che la misura di sicurezza del ricovero in riformatorio per tre anni applicata a Roberto Mander dal giudice istruttore di Roma Cudillo avesse termine il 16 maggio 1972. A fissare in tale giorno la scadenza della misura detentiva si giungeva traverso due strade:

1) Il termine di tre anni, dal quale vengono comunque detratti sei mesi di licenza esperimento ed un mese di licenza premio, scadrebbe il 16 novembre 1972. Il giudice Cividali ha ritenuto di dovere però detrarre dai tre anni, disposti dalla legge, il periodo di carcerazione preventiva già scontato dal Mander. Fungibilità questa, tra misura di sicurezza e pena, che, se può essere discussa per gli adulti, deve essere accettata senza esitazioni per i minori degli anni 18. Non solo la misura di sicurezza, ma anche la pena è esplicitamente volta nel nostro sistema (art. 31 e 27, 2. Cost.) alla rieducazione del minore. L’omogeneità, dunque, tra i due ordini di sanzioni è stata correttamente riconosciuta dal giudice Cividali nel suo provvedimento. E del resto fino ad una sentenza del 1962 la stessa Corte di Cassazione era consolidata nel riconoscere tale norma.

2) Il minore fra i 14 e i 18 anni che venga prosciolto per incapacità di intendere e volere, viene obbligatoriamente sottoposto a misura di sicurezza per un periodo minimo di tre anni. Medesimo trattamento veniva previsto per i minori degli anni 14 finchè la Corte costituzionale con la sentenza n. 1 del 1971 non ha ritenuto che la presunzione di pericolosità che faceva scattare comunque per legge tale misura violasse l’art. 3 Cost. Caduta la norma che imponeva la prescrizione per i minori degli anni 14 (art. 224, 2. C.P.) che costituiva il presupposto della norma che concerne i minori fra i 14 e i 18 anni, il giudice Cividali ha ritenuto che anche per questi ultimi fosse caduta l’obbligatorietà della misura. Non più obbligatorio dunque tenere ristretto in riformatorio Mander per un minimo di tre anni, ma facoltativo a seconda che il giudice con un accertamento concreto ed individuale, e non presuntivo operato dalla legge, ritenga pericoloso o meno il giovane.

Giustizia tardiva e parziale, perchè Mander è tuttora sottoposto ad una misura di sicurezza detentiva, e ne è presupposto che egli sia l’autore degli attentati all’Altare della Patria del 12 dicembre 1969. Prosciolto in istruttoria per immaturità, è stato escluso dal processo e privato persino delle «garanzie» borghesi del pubblico dibattimento, il che ha suscitato le critiche del giudice Cividali. Mentre ora anche ufficialmente è stata smentita la sicurezza con cui la magistratura romana aveva individuato negli anarchici i responsabili della strage e la tranquillante certezza con cui Cudillo aveva di conseguenza applicato tre anni di riformatorio a Roberto Mander. Benché Stiz già avesse fornito precisi elementi sulle responsabilità dei fascisti, il procuratore della Repubblica Morfino non ha avuto il minimo dubbio ed ha appelato contro il decreto del giudice di sorveglianza. Ricorso, si noti bene, con effetto sospensivo, cioè tale che la sua sola proposizione impedisce a Mander di uscire il 16 maggio

E per di più le motivazioni addotte da Morfino si aggrappano alle interpretazioni più formaliste e retrive di norme sulle misure di sicurezza di cui oggi sono a tutti evidenti i profili di palese incostituzionalità – i relativi giudizi pendono infatti tutti dinanzi alla Corte Costituzionale – e che tuttavia la difesa non ha potuto sottolineare per evitare che una remissione degli atti alla Corte Costituzionale sospendesse – come legge impone – il giudizio della Corte d’Appello che deve decidere se confermare o meno il provvedimento di Cividali che rimetterebbe in libertà Mander il 16 maggio 1972.

 

 

 

1972 04 1 Umanità Nova – Contro una certa magistratura. di Roberto Mander

17 maggio 2015

1972 04 1 Umanità Nova - Contro una certa magistratura di Roberto Mander

 

Compagni dei gruppi anarchici bolognesi riuniti nella sede del Circolo «C. Cafiero» fanno proprie le seguenti dichiarazioni del compagno Roberto Mander:

Alla incriminazione del gruppo fascista di Rauti, Freda e Ventura per la criminale serie di attentati del 1969 culminata nella strage di Piazza Fontana, lo Stato ha risposto, approfittando dello assassinio di Feltrinelli e con una mastodontica montatura poliziesca per tentare nuovamente di mettere sotto accusa tutta la sinistra extra-parlamentare e togliere ogni spazio politico.

La monovra elettorale della D.C. è fin troppo evidente:

1) Dapprima, tramite Andreotti, ordina la sospensione del processo contro Gargamelli, Valpreda e Borghese. Lo Stato si rende conto che non c’è un tribunale in grado di contenere le accuse che gli imputati e la loro difesa muovono a ben individuati gruppi di potere come responsabili diretti per gli attentati del 12 dicembre del ’69 e, in periodo elettorale, tali provate accuse avrebbero dato fastidio a chi tanto parla di «ordine pubblico» e di dilagante criminalità.

2) Quando poi si rende conto che l’incriminazione dei fascisti, ad opera del giudice Stiz, per la strage di Milano è questione di giorni, provoca gli scontri di Milano prima, poi uccide (tramite chi?) Feltrinelli con tutta quella messa in scena che sappiamo, per rilanciare, così, la teoria tanto cara a Saragat e a certa stampa sedicente libera sugli opposti estremismi.

Dopo ventotto mesi la verità sulla strage di Milano comincia ad essere riconosciuta ufficialmente, ma dobbiamo lo stesso fare attenzione a come il potere tenterà di rigirare questi dati obiettivamente certi. Fino ad oggi Freda, Rauti e Ventura sono indicati come gli ideatori, organizzatori e finanziatori per le bombe del 12 dicembre ’69: mancano ancora i nomi degli esecutori materiali che pure già da tempo sono stati identificati dalla Controinformazione. Esiste anche il pericolo che la Magistratura milanese insista con la formula degli opposti estremismi ed indichi come esecutori degli attentati i compagni Gargamelli, Valpreda e Borghese abbracciando così la tesi di Cudillo e del P.M. Occorsio (che pure definì, a termine di un breve interrogatorio, Ventura come «un galantuomo calunniato»).

Oggi, come due anni fa, affermiamo che la violenza delle bombe e degli attentati è soltanto fascista ed è propria di un sistema che si regge sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Denunciamo alla opinione pubblica l’operato dei magistrati Amati, Cudillo e Occorsio che accusiamo di aver sequestrato e trattenuto in carcere, per mesi, oltre il sottoscritto, i compagni Braschi, Della Savia, Faccioli, Pulsinelli, Valpreda, Borghese, Bagnoli e Gargamelli perché è stato tramite loro che le indagini ufficiali hanno seguito una sola pista, già precostituita, contro gli anarchici innocenti; e di concorso in strage per avere con il loro operato assicurato l’immunità a ben note figure dell’estrema destra.

14 dicembre 1969 Questura Roma – elenco fermati 22 marzo e Bakunin

28 novembre 2013

14 dicembre 1969 Questura Roma – elenco fermati 22 marzo e Bakunin. (in realtà ci sono persone che non appartengono a nessuno dei due circoli.) Divertente anche l’accenno a Di Cola – che secondo la nota risulta “ancora non rintracciato”. Di Cola infatti si trovava, dal 12 dicembre, fermato in una caserma dei carabinieri.

 

14 dicembre 1969 Questura Roma – elenco fermati 22 marzo e Bakunin

22 settembre 1969 Questura di Roma Appunto Spinella su riunione a porte chiuse anarchici gruppo Bakunin (fonte l’infame infiltrato Salvatore Ippolito)

23 aprile 2013

Velina del 19 settembre  (fonte l’infame infiltrato Salvatore Ippolito) in cui si imbastiscono sospetti di presunti programmi violenti di compagni che frequentavano il circolo Bakunin.  Notare che il nome Valpreda ancora non compare (infatti non frequentava la sede) e non vi è nessun indizio per identificare i misteriosi interlocutori  (altre 5 persone di organizzazioni politiche diverse) che parteciparono alla riunione. Non è inutile ricordare che il provocatore Merlino non era in grado di organizzare nessun tipo di riunione all’interno del Bakunin – di cui nessuno possedeva le chiavi e che bisognava chiedere il permesso con giorni di anticipo – , e che tale riunione “segreta” appare ben strana in quel momento visto che Di Cola, Valpreda, Claps e altri compagni stavano nelle stesse ore preparando l’organizzazione dello sciopero della fame (che inizia il 25 settembre), a cui daranno supporto compagni di varie provenienze politiche (soprattutto studenti medi).

 

22 settembre 1969 Appunto Spinella su riunione  a porte chiuse anarchici gruppo Bakunin (fonte l'infame infiltrato Salvatore Ippolito)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

22 settembre 1969 Appunto Spinella su riunione a porte chiuse anarchici gruppo Bakunin (fonte l’infame infiltrato Salvatore Ippolito)

 

Smentiamo noi. Sul presunto rapporto tra Mander, gli anarchici romani e quei timer così particolari.

12 ottobre 2012

Cucchiarelli ovvero come  la verità possa essere manipolata a proprio uso e consumo.

Il segreto di Piazza Fontana pag. 325-6 (seconda edizione)

Tra le migliaia di pagine dell’inchiesta romana, c’è un documento di un solo foglio, datato 5 novembre 1975. Il giudice istruttore del Tribunale di Roma, riferendosi anche a Mander, si rivolgeva al giudice istruttore presso il Tribunale di Catanzaro perché «gli imputati erano stati trovati in possesso di timer Diehl 60/m/n/d a deviazione (venduti in Italia dalla Ditta Gavotti di Milano, via Washington 83)». Era proprio il raro modello di timer usato il 12 dicembre 1969, e il giudice istruttore stesso lo sottolineava.

Il gruppo di Roma aveva gli stessi timer usati a Milano, gli stessi acquistati dagli ordinovisti veneti? Si noti che anni prima, nella ditta di via Washington, aveva lavorato l’anarchico Ivo Della Savia. Nessuno ha mai chiarito o smentito questo presunto rapporto tra Mander, gli anarchici romani e quei timer così particolari. Valpreda e i suoi amici del «22 marzo» erano solo i manovali che avevano posizionato le bombe, o erano coinvolti anche nella loro preparazione?

Non abbiamo ancora trovato il “foglio datato 5 novembre 1975” e quindi su questo particolare “documento” – che Cucchiarelli cita senza darne gli estremi per rintracciarlo – torneremo a tempo debito. Quello che possiamo dire con certezza è che Mander non è mai stato trovato in possesso (l’insinuazione è “riferendosi anche a Mander”) di timer Diehl 60/m/n/d a deviazione, come Mander stesso ha scritto nella sua denuncia penale contro il libro di Cucchiarelli. E quindi il “gruppo di Roma” non è mai stato trovato in possesso di quel particolare timer come il provocatore Cucchiarelli insinua. Se è vero che un giudice istruttore romano (chi di grazia?) così ha scritto ai colleghe di Catanzaro, vuol dire solo che tale giudice ha mentito spudoratamente e/o si è reso servo sciocco di qualche velina dei servizi.

D’altronde la stessa insinuazione che il nostro “giornalista investigativo” rivolge contro Ivo Della Savia è un esempio eclatante di come una notizia vera possa venire trasfigurata al punto di diventare un autentico falso. Vediamo più da vicino come è stata realizzata questa “manipolazione genetica”.

Ivo Della Savia, dal 7 luglio del 1959 al 23 novembre 1960, ha lavorato presso la ditta “Thermostick” Italiana con sede a via Washington numero 105, che fabbricava apparecchiature elettriche di vario tipo. Inoltre, secondo il titolare della società ing. Antonio Marsi, il Della Savia non avrebbe mai messo mani a queste apparecchiature.

Sarebbe dunque interessante sapere dal Cucchiarelli se la Ditta Gavotti (in realtà si chiama G.P.U. Gavotti, ma su questi errori non ci formalizziamo più di tanto) di Milano in via Washington 83 sia la stessa cosa della  Thermostick” Italiana con sede a via Washington numero 105. Due nomi diversi, due indirizzi diversi e…il miracolo dei raddoppi continua!

C’è poi un particolare a cui bisognerebbe porre particolare attenzione: che l’impiego del Della Savia risale al 1960. Forse la matematica (ci si permetta questa insinuazione, ma d’altronde noi lo conosciamo solo come affermato scrittore) non è il forte di Cucchiarelli, ma se Della Savia è nato nel 1945 e questo lavoretto avviene nel 1960, noi possiamo con modestia affermare che Ivo aveva solo 15 anni. E’ vero che gli anarchici sono strani animali, ma che il 15enne Della Savia avesse anche il dono della chiaroveggenza e progettasse di compiere attentati una volta raggiunta la maggiore età ci riesce davvero difficile da credere.

Ma il vero miracolo non sarebbe stato tanto quello della chiaroveggenza di Ivo bensì quello di una ditta elettronica che in 10 anni non modifica i suoi prodotti!

Infatti quel particolare modello di timer usato per la strage di piazza Fontana ha iniziato ad essere prodotto solo nel ‘67 (quindi molti anni dopo che il ragazzo Della Savia aveva terminato il suo lavoro di garzone di bottega) e poi subì  delle  modifiche nei due anni successivi.

Insomma, che Ivo avesse lavorato o meno in quella particolare ditta, non riveste alcun rilievo particolare, ed  il solo nominare questo lavoro per destare sospetti sulla sua persona, e quindi sul nostro gruppo, dimostra il modo disinvolto, vergognoso e provocatorio utilizzato da certi giornalisti per riscrivere la storia al servizio dei potentati di turno.

  P.S.

Stavamo per dimenticare di dire la nostra fonte:

Strage piazza fontana – 6071-95 ATTI PM CONSERVATI IN PROCURA DI MILANO. Faldone (46) XLVI. Parte851

 

RISERVATA Milano 26 febbraio 1970 APPUNTO PER IL DOTT. RUSSOMANNO

 Ivo Della Savia e i presunti timer

Quaderno n 1 Iniziativa a Roma del 6 luglio 2011 per ricordare Pietro Valpreda

15 novembre 2011

(NOTA: le foto sono usate solamente a fine di illustrazione. Per accedere al testo integrale del documento – in formato PDF – bisogna CLICCARE al testo – LINK – sotto la foto.) 

Quaderno n 1 Memoria Resistente Pietro Valpreda e circolo 22 marzo COMP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quaderno n 1 (iniziativa 6 luglio 2011 per ricordare Pietro Valpreda)

A rivista anarchica n63 Marzo 1978 Gulag a cura della Redazione

26 ottobre 2011

All’inizio erano solo cinque: Cuneo, Fossombrone, Trani e le isole di Favignana e dell’Asinara. Poi, progressivamente, l’arcipelago gulag delle carceri “speciali” si era allargato e altre mura di cinta sono state innalzate, altri vetri hanno isolato nelle sale-colloquio i detenuti dai loro familiari in visita, altre sbarre hanno isolato i reclusi, altri mitra sono stati puntati contro di loro. Anche le donne hanno ormai i loro lager di Stato: quello di Messina è stato riadattato proprio per loro.

Il compromesso storico, rappresentato in campo repressivo dal duo Cossiga/Pecchioli, sta dando i suoi primi frutti. Per i “criminali politici” le carceri normali non bastavano più, erano troppo insicure (per lo Stato) e “comode” (per loro): da qui l’esigenza di isolarli, di spezzarne la volontà di resistenza e di stroncarne la speranza di riacquistare la libertà. Ecco così, sulla scia dell’esempio tedesco (Stammheim insegna), che il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa ha preparato il gulag italiano.

Contemporaneamente, ecco rispuntare il confino. Come ai tempi di Crispi, come ai tempi di Mussolini, il regime relega sulle isole i suoi oppositori. Ed il compagno Roberto Mander, arrestato diciassettenne nel ’69 dopo la strage (fascista/statale) di Piazza Fontana e poi rilasciato dopo due anni e mezzo di carcere, si ritrova sulla sperduta Linosa, come i coatti del 1899, come gli antifascisti durante il nero ventennio.

Legge Reale, super-carceri, “criminalizzazione”, confino: contro chi non è disposto subire la politica dei sacrifici, contro chi lotta per approfondire il solco tra sfruttati e (vecchi e nuovi) padroni, il regime appronta le sue armi: e, come sempre, nel sistema repressivo-carcerario lo Stato prefigura l’organizzazione e la “stabilizzazione” della vita sociale. Occuparsi dell’argomento non può mai limitarsi – per i rivoluzionari – alla denuncia delle “illegalità”, dei soprusi e delle violenze commesse oltre i muri di cinta. È necessario cercare di analizzare e di comprendere il ruolo più generale svolto dal sistema carcerario nel contesto dell’organizzazione statale.

Pubblicando nelle pagine seguenti alcune testimonianze ed opinioni di compagni carcerati – oltre ad un articolo sulla funzione del lavoro carcerario – intendiamo fornire materiali per l’analisi, la comprensione e la lotta.