Posts Tagged ‘strage di stato’

1972 03 25 Umanità Nova – Scoperte altre prove contro i fascisti ma Occorsio difende l’assurda istruttoria

13 maggio 2015

1072 03 25 Umanità Nova - Scoperte altre prove contro i fascisti ma Occorsio difende l'assurda istruttoria

 

Nel momento in cui, con l’assassinio di Feltrinelli, coloro che da anni accarezzavano il sogno di poterlo incastrare al loro posto come ideatore, mandante e finanziatore di tutte le azioni dinamitarde effettuate dal 1969 ad oggi (e costoro – non ci stancheremo di ripeterlo – sono agli ordini delle centrali eversive internazionali KYP e CIA che hanno in Italia migliaia di agenti specializzati), la controinformazione trovava altre prove per inchiodare i fascisti come esecutori della strage di Stato.

Questa volta si tratta addirittura di colui che, nel momento di assoluto e grave silenzio che seguì l’esplosione di piazza Fontana fu visto da un industriale bergamasco e dalla sua moglie fuggire dalla banca della Agricoltura e sfrecciar via dalla piazza a bordo di una veloce «Giulietta» rossa. L’uomo della «Giulietta» rossa è da identificarsi nel fascista N.C., la cui presenza sul luogo della strage è certa e potrà essere confermata da diversi testimoni, oltre il succitato industriale e sua moglie. Di questo N.C. esistono vistose tracce negli atti dell’inchiesta sulla strage.

Precisi riferimenti sui suoi andirivieni tra le varie città italiane in concomitanza con gli attentati e sui suoi collegamenti con ben noti fascisti, sono stati ovviamente, pubblicati su «La Strage di Stato». Ma Occorsio e Cudillo, nella loro mastodontica e defatigante inchiesta, sorvolano elegantemente tutte le tracce del genere (anche se a tutti era chiaro fin da allora che ognuna di esse avrebbe potuto condurre ad una delle tante «cellule nere» che operavano agli ordini della centrale terroristica) per correre dietro alle amene ed idiote chiacchiere del poliziotto provocatore Salvatore Ippolito.

Quanto diciamo sull’uomo della «Giulietta» rossa è stato pubblicamente rivelato sabato scorso a Milano nel corso di una assemblea popolare svoltasi nella facoltà di Scienze ed ha destato enorme impressione. Ma la stampa, completamente frastornata dagli ultimi sconvolgenti avvenimenti culminati con lo assassinio di Feltrinelli, ha relegato la notizia in poche righe. Eppure si tratta di una delle tante «bombe» che erano destinate ad esplodere clamorosamente, giorno dopo giorno, nel corso del processo per la strage ed a far crollare l’equivoco castello dell’accusa. Se la difesa non avesse avuto armi sufficienti per ridicolizzare e stritolare l’istruttoria, il processo contro gli anarchici si sarebbe svolto da tempo e si sarebbe risolto con la condanna degli imputati innocenti. Nessuno ha smentito la notizia delle vergognose ed inammissibili pressioni di Andreotti sul procuratore De Andreis perché il processo venisse sospeso, notizia divulgata ben tre giorni prima della incredibile sentenza del tribunale presieduto da Falco con la quale, pur riconoscendo l’illegittimità della decisione di Occorsio e Cudillo di avocare a se stessi l’istruttoria strappandola al giudice di Milano, si è ritenuto di non poter sconfessare apertamente tutto il loro operato dichiarando nulla, come sarebbe stato logico e giusto, la sentenza istruttoria scaturita dall’inchiesta a senso unico condotta da due giudici «incompetenti».

Se gli strafalcioni, i cavilli procedurali ed i conflitti di competenza hanno caratterizzato il lunghissimo ed interminabile iter di questa sporca vicenda, a tal punto ingrovigliata che è lecito ogni dubbio sulla possibilità che il sistema riesca in qualche modo a risolverla, non poteva mancare, così come non è mancato per il caso Pinelli, un risvolto giudiziario che portasse in altra sede il dibattito sull’istruttoria

Nel caso Pinelli l’opportunità di mettere le mani nello scandalo fu imprudentemente offerta da quel Calabresi ormai a tutti noto con l’appellativo di assassinio. Calabresi denunciò Baldelli e Lotta Continua ed il processo si è rivelato un boomerang contro di lui ed i suoi accoliti.

Ora è la volta dell’istruttoria sulla strage ed è proprio uno dei suoi artefici, il giudice Occorsio, che, non riuscendo più a rimanere insensibile di fronte al dilagare delle accuse, con una denuncia a Camilla Cederna porta in tribunale un dibattito che, se non sarà «strozzato» da limiti ed opposizioni curialesche, potrà aprire grosse brecce e far saltare tutta la montatura dell’accusa a Valpreda e compagni.

Occorsio annunciando la sua decisione di denunciare la Cederna e L’Espresso ha ammesso che dovranno sedere sul banco degli imputati per aver rispettivamente scritto e pubblicato le stesse valutazioni sul suo operato che in precedenza erano state chiaramente ed energicamente espresse in tribunale dagli avvocati della difesa, ai quali aveva dovuto consentire, senza poter reagire, di dire tutto quello che dissero in virtù di un loro diritto sancito da un certo articolo del codice. Interessante, edificante, democratico!

Quando in aula Occorsio annunciò che avrebbe denunciato Valpreda perché lo aveva offeso rivolgendogli con linguaggio popolare giudizi simili a quelli espressi dagli avvocati, dicemmo che in questi casi la «giustizia» è una questione di «casta». Ora Occorsio, con questa brillante iniziativa ci spiega che è una questione di «ruolo», per cui esiste nel codice…fascista un preciso articolo di legge che discrimina i cittadini in barba all’assurda costituzione che sancisce la loro uguaglianza di fronte alla legge.

Ma che cosa ha scritto la Cederna per riuscire a scuotere il placido dott. Occorsio e strappargli una denuncia? Leggiamolo: «La accusa è stata messa con le spalle al muro, come schiacciata da 26 mesi di illegittimità, macchinazioni, falsificazioni, convinzioni ostinatamente preconcette, e lo accusatore, cioè il secondo grande personaggio del dramma, non ha saputo rispondere». Tutto qui, certo meno di quanto è stato detto contro l’operato dei giudici romani da ogni giornale non fascista. Dobbiamo quindi pensare che l’iniziativa di Occorsio si inquadri, forse involontariamente ma con sospetta puntualità e precisione, nella manovra che, con l’assassinio di Feltrinelli e con le continue e pressanti minacce al giudice Stiz, tendente ad accantonare e cancellare tutte le prove che inchiodano i fascisti e la CIA agli attentati ed alla strage per riaccreditare la balorda e insostenibile tesi di Valpreda pazzo dinamitardo?

Si, possiamo pensarlo ed abbiamo il dovere di dirlo; da una strage di Stato c’è da aspettarsi di tutto, c’è persino da supporre, con la convinzione che i fatti confermeranno ancora una volta le nostre previsioni, che Feltrinelli non sarà l’ultima vittima di questa tragica catena di delitti.

 

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1972 02 26 Umanità Nova – Anche il questore Parlato conferma: La strage è di Stato

8 maggio 2015

1972 02 26 Umanità Nova - Anche il questore Parlato conferma La strage è di Stato

 

 

Siamo in possesso di una fotocopia del documento eseguita dall’originale. Il passo che ci interessa dice testualmente «Gruppi anarchici romani, con sede presso il circolo “M. Bakunin” in via dei Taurini 27, habet comunicato aver indetto per ore 16,30 sabato 19 corr., manifestazione di solidarietà con i compagni accusati della strage di Stato».

Ritrovare su di un documento, sia pure riservato, del ministero degli Interni, la giusta definizione di «strage di Stato» in riferimento agli attentati fascisti del 12 dicembre non è cosa da trascurare. Soprattutto se si considera che il signor questore di Roma dott. Parlato (già questore a Milano, se non erriamo, nel periodo in cui iniziò, con le bombe del 25 aprile, la spirale del terrorismo fascista) è stato colui che, stando alla dichiarazione del questore fascista di Milano, suggerì di ricercare Valpreda e rilasciò alla stampa una dichiarazione nel corso della quale affermò: «…noi sapevamo già che Valpreda aveva la coscienza sporca. Gli abbiamo fatto il vestito addosso, ora mancano le rifiniture».

Tale dichiarazione, rilasciata prima che si sapesse quali pieghe potessero prendere le indagini in corso, dimostra che l’orientamento delle «autorità competenti», sulla scia di quello dell’ultracompetente giudice Amati, era già ben determinato.

1971 08 4 Solidarietà internazionale con i compagni arrestati. Mozione approvata all’unanimità, Parigi, 1-4 agosto 1971. Secondo Congresso Internazionale di Federazioni Anarchiche

2 maggio 2015

 

Le Federazioni, i gruppi e gli anarchici riuniti a Congresso mondiale di Federazioni Anarchiche, organizzato a Parigi dalla C.R.I.F.A.;

dopo aver ascoltato l’esposizione fatta dalla delegazione italiana sugli avvenimenti concernenti gli attentati commessi dai fascisti dal 1969, culminati nella strage di Stato del 12 dicembre 1969 – compiuta da formazioni paramilitari di estrema destra con la complicità di elementi vicini al governo fascista greco ed alla C.I.A., in vista di preparare un colpo di Stato in Italia – e nell’assassinio negli uffici della Questura di Milano del compagno Giuseppe Pinelli, defenestrato dal quarto piano;

s’impegnano di mantenere un contatto permanente con la Federazione Anarchica Italiana, durante tutta la campagna che il Movimento Anarchico Italiano nel suo insieme sta organizzando in Italia in previsione dei processi contro Valpreda, Gargamelli ed altri, incolpati senza prove di aver commesso i detti attentati, da due anni circa in prigione benché innocenti;

di riprodurre, nella lingua di ogni paese, i documenti che la F.A.Italiana invierà loro su richiesta;

di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale mediante manifestazioni di solidarietà con il Movimento Anarchico Italiano ed i suoi militanti perseguitati;

di denuncia del pericolo che il ritorno in Italia di un regime di oppressione, che ricorda il fascismo, rappresenta per tutti gli altri popoli di Europa e del mondo.

20 settembre 1971 Promemoria sulla Strage di Stato del Collettivo Politico Giuridico di Roma

10 agosto 2013

20 settembre 1971 opuscolo – Promemoria sulla Strage di Stato del Collettivo Politico Giuridico di Roma

 

20 settembre 1971 opuscolo - Promemoria sulla Strage di Stato del Collettivo Politico Giuridico di Roma COMP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(NOTA: le foto sono usate solamente a fine di illustrazione. Per accedere al testo integrale del documento – in formato PDF – bisogna CLICCARE al testo – LINK – sotto la foto.) 

 

20 settembre 1971 opuscolo – Promemoria sulla Strage di Stato del Collettivo Politico Giuridico di Roma

 

 

31 agosto 1972 Il Procuratore Generale della Repubblica di Milano Mauro Gresti concorda con De Peppo sulla rimessione del giudizio alla Corte di Assise di sede diversa

11 aprile 2012

I responsabili dello spostamento del processo per Piazza Fontana da Milano

31 agosto 1972 Il Procuratore Generale della Repubblica di Milano Mauro Gresti concorda con De Peppo sulla rimessione del giudizio alla Corte di Assise di sede diversa

Giornali Vari

14 gennaio 2012

 1969

22 ottobre 1969 Ciao2001 n.39 – Le guardie bianche di Hitler di Daniele Del Giudice

29 ottobre 1969 Ciao2001 n.40 – la smentita sul 22 marzo

19 novembre 1969 Ciao2001 n.43 – A come Anarchia. Il programma del Circolo 22 Marzo

1969 12 12 Paese Sera ore 21 – 13 morti a Milano. Una bomba in una banca

1969 12 13 Paese Sera p2 – Al di là dell’orrore di Publio

1969 12 13 Paese Sera p2 – Un indizio: una borsa in finta pelle di Giorgio Manzini

1969 12 13 Paese Sera p3 – Strage di stampo fascista di Giancesare Flesca

1969 12 13 Paese Sera p3 – Un marchio inconfondibile

1969 12 13 Paese Sera p3 – Milano indignata e sgomenta condanna l’efferato eccidio di G.C.F.

1969 12 13 Paese Sera p5 – «Retata» notturna: fermati 55 giovani

1969 12 13 Paese Sera p4 – Sospese domani le manifestazioni politiche (Il raduno fascista non sì farà)

1969 12 14 Messaggero p20 – L’attentato di Milano. Fermate e interrogate un centinaio di persone – Perquisite le sedi degli estremisti di Giuseppe Columba

1969 12 14 Messaggero p21 – L’attentato a Roma. Si cercano i dinamitardi nei circoli estremisti – Cento persone interrogate di Sandro Osmani

1969 12 14 Paese Sera p2 – Le Monde: attentati di estrema destra

1969 12 14 Paese Sera p2 – Proibite oggi tutte le manifestazioni politiche

1969 12 14 Paese Sera p3 – Anche il controspionaggio è impegnato nell’inchiesta. di Giorgio Manzini

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p1 – Mobilitazione democratica di Lucio de Caro

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p2 – Restivo alla Camera: «E’ un attentato criminale allo stato democratico»

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p3 – 7 Kg. Di tritolo hanno seminato la morte – 150 estremisti fermati e interrogati. Le indagini estese anche all’estero? di Claudio Sonzogno

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p3 – Il telegramma di Saragat. Il messaggio di Rumor

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p4 – Perquisiti circoli neo fascisti e di gruppi di estrema sinistra

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p5 – Emozione e sdegno di tutti i romani per i folli attentati dinamitardi

1969 12 15 Paese SeraIl massacro nella banca milanese è stato organizzato in Germania? -L’inchiesta sembra svolgersi soprattutto all’estero: nella Repubblica federale un «missione» della polizia italiana di Giorgio Manzini

1969 12 16 Paese SeraL’alibi del ferroviere Giuseppe Pinelli«Non era campato in aria»: dice il magistrato inquirente. Per il questore il suicida è adesso «quel poveretto…». di Giorgio Manzini

1969 12 16 Paese SeraScherzava con tutti, come un bambino. L’anarchico suicida era un tipo calmo, sempre allegro: adorava le due figliolette. di Giancesare Flesca

1969 12 16 Paese Sera«Una vittima in più» dicono gli anarchici su «Umanità nova»

1969 12 16 Paese SeraPer i 50 milioni della taglia parlerà qualche «confidente» dei terroristi?

1969 12 16 Paese SeraNon c’è bisogno dei colonnelli. di Giancesare Flesca

1969 12 16 Paese SeraScarcerati a Milano i «fermati» per la strage

1969 12 16 Paese SeraI magistrati si possono ingiuriare impunemente? Una protesta contro «Il Messaggero» da parte di alcuni aderenti a «Magistratura democratica»

1969 12 16 Paese Sera23 persone trattenute stanotte nelle camere di sicurezza. La polizia ritiene che tra i fermati qualcuno sappia chi ha messo le bombe all’Altare della Patria e alla Banca

1969 12 16 Paese SeraL’«operazione-taxista» è scattata dopo una telefonata Milano-Roma.

1969 12 16 Paese SeraScatenata la stampa di destra contro l’«Observer». Il settimanale ha collegato l’attuale crisi alla «strategia della tensione» del Presidente Saragat

1969 12 16 Il Giorno p3 – Bocche chiuse: l’indagine in fase delicata. Sono ventitré i fermati di Roma – Tre di essi considerati “qualificati” di Patrizio Fusar

1969 12 16 Il Giorno p3 – Non è roba di casa nostra. Un anarchico (al telefono) racconta la sua opinione…di Mario Coppelli

1969 12 17 MessaggeroA Milano la svolta decisiva nelle indagini di Giuseppe Columba

1969 12 17 MessaggeroArrestati i criminali. Sono estremisti di sinistra gli autori dell’eccidio

1969 12 17 MessaggeroIl drammatico confronto di Paolo Matricardi

1969 12 17 MessaggeroIl Questore: «Tutti bravi». Dopo l’incriminazione per concorso in strage di Pietro Valpreda, il questore di Roma dottor Parlato ha fatto ai giornalisti le seguenti dichiarazioni

1969 12 17 MessaggeroLe indagini a Roma. Altri nove fermati, tra cui due minori e una ragazza di Sandro Osmani.

1969 12 17 MessaggeroChi è Chi è «il Cobra» di Fabrizio Zampa

1969 12 17 MessaggeroGli anarchici di papà di Giancarlo Del Re

1969 12 17 MessaggeroI vicini di casa affermano: sembravano persone tranquille. Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda gli anarchici dinamitardi di Massimo Zamorani

1969 12 17 MessaggeroUn comunista anarchico. di Anarchici di Milano riuniti in assemblea straordinaria il 16-12-1969

1969 12 18 MessaggeroLa situazione

1969 12 18 MessaggeroIl racconto del tassista che trasportò Valpreda di G. Col.

1969 12 18 MessaggeroIl Questore di Milano: «Presto la conclusione» di Giuseppe Columba

1969 12 18 MessaggeroAltri 5 giovani sono stati fermati a Roma

1969 12 18 MessaggeroSi continua ad indagare di Fabrizio Menghini

1969 12 18 MessaggeroRoma: I due circoli anarchici dove si riunivano i fermati. Sono stati chiusi dalla polizia. di G. D. R

1969 12 18 MessaggeroRoma. Gli uomini di punta della «politica» che hanno bloccato i dinamitardi. di S. D. R.

1969 12 19 TempoFra pochi giorni tutta la verità. L’ombra dell’ergastolo sugli indiziati per concorso in strage

1969 12 19 TempoLe indagini su chi ha costruito i micidiali ordigni

1969 12 19 TempoIncidenti al Liceo frequentato da Mander

1969 12 19 TempoValpreda Era stato scritturato per «La forza del destino»

1969 12 19 TempoAd ogni contrarietà esclamava: «Bisogna mettere una bomba». di Danilo Maestosi

1969 12 19 TempoUna fossa per tutti

1969 12 19 MessaggeroSi estendono le ricerche. Milano L’inchiesta continua. di Giuseppe Columba

1969 12 19 Messaggero – Roma Oggi una decisione sulla proroga dei fermi.– Tredici i giovani che sono ancora trattenuti in Questura

1969 12 20 MessaggeroRoma Il pubblico ministero Vittorio Occorsio ha emesso nel pomeriggio di ieri altri cinque ordini di cattura di Fabrizio Menghini

1969 12 20 MessaggeroSono tutti anarchici romani i cinque arrestati per gli attentati

1969 12 21 Paese SeraFolla ai funerali di Pino Pinelli. Migliaia di persone hanno seguito il feretro.

1969 12 21 Paese SeraPolizia e A.G. non hanno dubbi e ora danno la caccia ai mandanti. di Franco Rossi

1969 12 21 Paese SeraIl giudice conferma non spiega gli «indizi» (su Feltrinelli) di Giorgio Manzini

1969 12 22 MessaggeroContestata a Mander la complicità nella strage di Fabrizio Menghini

1969 12 24 MessaggeroPer gli attentati istruttoria formale. Concluso l’interrogatorio degli imputati

1969 12 24 l’UnitàAnche «Cap» ha un alibi di ferro. Aniello D’Errico è stato fermato dalla polizia in Puglia e rilasciato in serata

28 dicembre 1969 L’Espresso – Dire anarchici non basta, a cura di Giuseppe Catalano, Paolo Mieli e Mario Scialoja

1970

 

 

1970 01 2 l’UnitàIl giudice interroga i sei per colmare troppe lacune. Ancora senza risposta gli interrogativi sulle indagini per gli attentati. di Marcello Del Bosco

1970 01 3 l’UnitàRidda di alibi per 5 imputati. di Marcello Del Bosco

1970 01 3 MessaggeroSi controlla l’alibi del Valpreda con la «zia Rachele». Si cerca nuovamente l’anarchico Enrico Di Cola già rilasciato.di Fabrizio Menghini

1970 01 3 Paese SeraIl giudice controlla gli alibi. Oggi sarà interrogata la zia di Pietro Valpreda. Aperta l’inchiesta formale per gli attentati dinamitardi

1970 01 4 l’UnitàVenti domande ancora senza risposta. di Marcello Del Bosco

1970 01 4 l’UnitàSpiccato un altro ordine di cattura. (ma non c’entra con gli attentati)

1970 01 6 l’UnitàLa versione del tassista sarà controllata dal giudice. di Paolo Gambescia

1970 01 6 Paese SeraIl giudice andrà a Milano per il controllo dei «tempi».La testimonianza del tassista Rolandi al vaglio del magistrato

1970 01 6 TempoSettimana decisiva per l’inchiesta Valpreda. Per giovedì mattina è stato convocato dal magistrato il professor Paolucci, il quale smentisce in parte il tassista Rolandi

1970 01 7 l’UnitàRicominciano daccapo le indagini per gli attentati del 12 dicembre. di Paolo Gambescia

1970 01 8 l’UnitàA quattro settimane dalla strage di Milano. di Sergio Segre

1970 01 8 l’UnitàAncora si cercano le prove per la strage. di Paolo Gambescia

1970 01 8 l’UnitàNessuno mi ha convocato per un confronto col taxista. Intervista col prof. Paolucci. di Marcello Del Bosco

1970 01 8 Paese SeraMolte deduzioni ma poche prove nei confronti degli arrestati per le bombe. L’istruttoria sugli attentati di Milano e Roma: aumentano dubbi e perplessità

1970 01 9 l’Unità Il giudice chiede spiegazioni alla polizia e interroga gli imputati a Regina Coeli. di Paolo Gambescia

1970 01 9 l’UnitàDal magistrato la vedova e la madre di Pinelli. (Hanno denunciato il questore di Milano)

9 gennaio 1970 Paese Sera – Fu Di Cola a orientare le indagini della polizia? (della serie: giornalisti e veline della Questura)  

1970 01 10 l’UnitàAbbiamo ricostruito minuto per minuto le ultime ore di vita di Giuseppe Pinelli. Sempre più fitti gli interrogativi a un mese dalla strage di Milano e dagli attentati di Roma

1970 01 11 l’Unità – inchiesta I protagonisti. Ritratto dei personaggi che hanno un ruolo, più o meno «sotterraneo», nell’inchiestaDal «commissario-beat», alla «virago», al giudice anti-anarchico, ai nuovi punti oscuri della versione Rolandi

1970 01 11 Paese SeraBombe: senza volto il nuovo testimone. Riserbo assoluto sulla sua identità – L’accusa gli attribuisce «grande importanza»

1970 01 12 Stampa SeraI verbali degli interrogatori esaminati dai difensori. Inoltre, da domani, i patroni potranno parlare per la prima volta con gli arrestati. di Guido Guidi

1970 01 17 MessaggeroPer la strage forse altre incriminazioni. di Dino Cimagalli

1970 02 24 CorriereSi vaglia la posizione di Mander. L’editore Ventura per tre ore nell’ufficio del PM

1970 02 25 Corriere“Ho scoperto a Bruxelles Ivo Della Savia”. Intervista segreta con l’anarchico amico di Valpreda. di Giorgio Zicari

1970 02 25 CorriereInterrogati gli esponenti del XXII marzo. di Roberto Martinelli

1970 02 26 CorriereSecondo incontro con Della Savia. Il «corriere del tritolo» è ancora a Bruxelles braccato dalla polizia. di Giorgio Zicari

1970 02 27 CorriereRichiesta di cattura per Della Savia. E’ accusato di avere procurato l’esplosivo per i recenti attentati. di Giorgio Zicari

1970 03 24 l’UnitàMandati di cattura per Pietro Valpreda e gli altri cinque.

12 aprile 1970 l’Astrolabio – Ho sentito morire Pino Pinelli di Pasquale Valitutti

1970 04 1 l’UnitàQuando la verità su Pinelli? «Fare piena luce sulla morte dell’anarchico» ribadisce il giornale del PSI

1970 04 2 l’UnitàIstanza di scarcerazione per Valpreda. «Mancanza di indizi» sostengono gli avvocati – Un richiamo ai diritti della difesa

1970 04 2 Paese SeraContro Valpreda non ci sono indizi di colpevolezza. L’istanza di scarcerazione in favore dell’ex ballerino

1970 04 4 Paese SeraI testi diranno tutto su Pinelli. L’inchiesta sulla morte dell’anarchico milanese

1970 04 5 l’UnitàC’era una spia nel circolo 22 marzo. Confermato quello che scrisse Valpreda al suo avvocato due settimane prima degli attentati

1970 04 8 Paese seraNell’alibi di Pinelli non ci sono più «crepe». Smentito ancora una volta il rapporto della questura. di G.M.

1970 04 9 Paese SeraForse ricostruiranno il «volo» di Pinelli. Chiesto dagli avvocati un collegio peritale. di G.M.

1970 04 9 Paese SeraRolandi aveva già visto Valpreda in fotografia. Lo dichiarò il tassista, precisando che la foto gli era stata mostrata dalla polizia milanese. di Giuseppe Rosselli

1970 04 9 l’UnitàEcco quello che devi riconoscere… Dal verbale del tassista una carta preziosa per la difesa di Pietro Valpreda

1970 04 9 l’Unità p7 – Perché è lecito dubitare che Pinelli si sia ucciso di Pierluigi Gandini

1970 04 11 l’Unità«Nell’ufficio di Calabresi come una rissa: picchiavano Pinelli?». Sconcertante racconto di un anarchico all’«Astrolabio»

1970 04 12 l’UnitàI complici nascosti della strage di Milano. Quattro mesi dopo l’esplosione che ha ucciso sedici persone si moltiplicano gli interrogativi e si fa luce una grave verità. di Marcello Del Bosco

1970 04 17 Paese SeraProcesso a Valpreda (senza imputato?). Domani in Pretura (V sezione penale)

1970 04 17 l’Unità«Sevizie per i fermati del 25 aprile: Così anche Pinelli?». Gravissima denuncia dell’«Espresso» che pone un altro inquietante interrogativo

1970 04 19 Paese SeraValpreda davanti al pretore: assolto. L’ex ballerino, arrestato per l’attentato di Milano, era accusato, con altri 7 anarchici, di aver diffuso volantini non autorizzati.

1970 04 19 Paese SeraTre anarchici arrestati durante il processo a Valpreda. Tumulti ieri mattina in Pretura di Giuseppe Rosselli.

1970 04 23 MessaggeroAttentato dinamitardo. Depositati i verbali relativi alle perquisizioni compiute nelle abitazioni di tre imputati.

1970 04 28 Paese SeraValpreda: tre quesiti per l’indagine psico-fisica

1970 04 28 Paese SeraUna lettera sul processo in Pretura a Valpreda (di Paolo De Medio, Fernando Visonà, Franco Montanari e Giovanni Ferraro)

1970 05 2 Manifestazione di anarchici per Valpreda e Pinelli a Porta San Giovanni

1970 05 3 Protestano sulle mura. Anarchici a Porta San Giovanni

1970 05 3 Paese SeraSu Porta S Giovanni per Valpreda e Pinelli. Da venerdì pomeriggio alcuni giovani anarchici, arrampicati sulle mura di Porta San Giovanni, stanno manifestando in favore di Pietro Valpreda e contro la versione della polizia sulla morte di Giuseppe Pinelli.

1970 05 4 Conclusa la protesta dei giovani anarchici. Sono scesi dalle mura di Porta San Giovanni

1970 05 9 Paese SeraContro Valpreda testimoni-spie? Clamorose affermazioni dell’anarchico Della Savia. di G.M.

1970 05 19 Momento SeraCaso Valpreda: duro scontro tra il PM e il difensore dell’anarchico

1970 06 4 Paese SeraL’agente avrebbe fatto cadere l’alibi di Mander e Gargamelli. Determinante secondo l’accusa la deposizione del confidente che agiva nel «22 marzo»

1970 06 5 Paese SeraPer mesi nascosta al giudice l’identità dell’agente spia

1970 06 6 Paese SeraIl coraggio e lo 007 di Giancesare Flesca

1970 06 6 Paese SeraLa teste è la fidanzata di «Andrea» agente-spia? Un’altra superdeposizione che arriva a cinque mesi dal tragico attentato di Milano

1970 06 6 Paese SeraLiberati tre anarchici amici di Valpreda (Raniero Coari, Cosimo Caramia e Angelo Fascetti)

1970 06 7 Paese SeraLo 007 Politi risponderà di «falsa testimonianza»? O mente lui o mentono tutti gli «imputati minori» e i testimoni a proposito della conferenza del Cobra

1970 06 7 Paese SeraIl magistrato rifiuta di intervenire sull’accusa: “Calabresi è un assassino”. La Procura della Repubblica non ha voluto denunciare il settimanale «Lotta Continua» affermando che era «in gioco solamente l’onorabilità del dott. Calabresi»

1970 06 7 Paese SeraValpreda e Merlino non vogliono rispondere alle domande del giudice. Gli interrogatori degli imputati della strage dopo le rivelazioni di «Andrea 007»

1970 06 16 Giornale d’ItaliaNon sono una spia. Intervistato Enrico Di Cola. di Cesare Tocci (Intervista mai rilasciata e totalmente inventata)

1970 06 28 Secolo d’ItaliaCudillo a Milano per due interrogatori.

1970 07 7 Paese SeraPinelli: in archivio gli atti non i dubbi di G.M.

1970 08 31 MessaggeroIstruttoria conclusa sul caso Valpreda. Il giudice istruttore attende l’esito di due perizie

1970 09 14 Paese SeraEntro il mese le conclusioni del PM Occorsio

1970 09 28 TempoPer la strage di Milano non «risultano» mandanti. La requisitoria sugli attentati del 12 dicembre 1969. di Marcello Lambertini

1970 10 16 Paese SeraEcco come Pinelli si uccise testimonia un capitano dei CC. Ancora un’udienza infuocata al processo contro «Lotta continua». di G.M.

1970 10 28 Paese Sera Neanche Allegra spiega il «suicidio» di Pinelli. Al processo di Milano interrogato il capo dell’Ufficio Politico. di G.M

1970 10 29 Paese Sera«Non abbiamo concordato le versioni» dice candidamente il vice-Calabresi. Al processo contro «Lotta Continua» interrogato il brigadiere Panessa. di G. M.

1970 10 29 Paese SeraValpreda in Assise: vilipendio. L’episodio risale allo sciopero della fame del settembre 1969. Altri sette imputati 

1970 11 13 Paese SeraBombe: molte critiche contro l’istruttoria

1970 11 13 Paese SeraPinelli fu «ospite» della questura per tre giorni. di G.M

1970 11 16 MessaggeroSulla strage di Milano «memorie» della difesa. Prossima la sentenza di rinvio a giudizio

1970 11 25 Paese Sera«Non si è ucciso» afferma decisa la moglie di Pino Pinelli. Udienza significativa al processo Calabresi-«Lotta Continua»

1970 12 3 l’UnitàSmentito su Pinelli il questore riesce però a evitare il confronto. Anche un medico contraddice i poliziotti. di Pierluigi Gandini

 

1971

 

 

1971 02 28 l’UnitàSenza un perché le accuse agli anarchici. Al processo di Milano per gli attentati interrogato il commissario Calabresi

1971 03 21 l’UnitàValpreda in Assise ma per un volantino. E’ accusato di vilipendio alla magistratura

1971 03 22 l’UnitàProcesso a 6 anarchici per discutibili indizi. Inizia oggi il procedimento in Corte d’Assise a Milano

1971 03 23 l’UnitàMilano: anarchici sotto processo. Sono sei e tutti in galera da molto tempo per accuse indiziarie. di P.L.G.

1971 03 30 l’Unità«Calabresi mi picchiava durante l’interrogatorio». La deposizione di un anarchico al processo di Milano

1971 04 1 UnitàUn anarchico: «Il brigadiere mi spaccò le labbra». Drammatica deposizione al processo di Milano. di p.l.g.

1971 04 2 l’UnitàMai nessun confronto con la supertestimone di p.l.g

1971 04 6 l’Unità Anarchici: il giudice non trova l’esplosivo. di P. L. Gandini

1971 04 8 l’UnitàAnarchici: la superteste non ricorda di p.l.g.

1971 04 9 l’Unità Valpreda: «mi trovo in cella da 16 mesi per una provocazione» di p.l.g.

1971 04 21 l’UnitàAnarchici: accusato di falso il verbale della questura. di Pierlulgi Gandini

1971 04 23 l’UnitàUn anarchico confessò attentati mai commessi. Incredibile deposizione del poliziotto Calabresi. di Pierluigi Gandini

1971 04 27 l’UnitàMilano: il processo agli anarchici. La Zublena è mitomane. di Pierluigi Gandini

1971 04 28 l’UnitàSenza un perché le accuse agli anarchici. Al processo di Milano per gli attentati interrogato il commissario Calabresi

1971 04 29 l’UnitàLa Zublena definì come fascisti i giudici che le dettero credito. di Pierluigi Gandini

1971 04 30 l’UnitàContraddittori i testi della PS al processo degli anarchici

1971 04 30 l’UnitàCalabresi ricusa il tribunale: non vuole la perizia su Pinelli. di p.l.g.

1971 06 19 l’Unità p5 – Altro rinvio per la perizia su Pinelli. Si deciderà ad ottobre – Posizione del Consiglio superiore della magistratura sul caso Biotti

 

 

1972

2 marzo 1972 Europeo – Valpreda. Ritratto di un imputato intervista a Guido Calvi di Enzo Magrì 

1972 03 3 Paese SeraMario Merlino spia in conto terzi di Marco Fini

9 marzo 1972 Europeo – Il tassista Rolandi non ha detto la verità. Sensazionale intervista con un testimone-chiave

10 marzo 1972 L’istruttoria rapita. Controprocesso Valpreda (dal settimanale ABC)

17 marzo 1972 Perché gli anarchici? Controprocesso Valpreda(dal settimanale ABC)

13 aprile 1972 Europeo – La mia fuga dall’Italia. Enrico Di Cola il primo cittadino italiano che ha ottenuto «asilo politico» in Svezia di Sandro Ottolenghi  

1972 05 18 Paese SeraTante versioni su Pinelli per allontanare la verità. Le drammatiche udienze del processo contro «Lotta continua»

1972 10 22 l’EspressoNel nome della legge di Camilla Cederna

1972 10 22 l’EspressoSe poi qualche giudice non è d’accordo di Giuseppe Catalano

1972 10 22 l’EspressoUna lettera a Giovanni Leone

1972 10 22 l’EspressoUn messaggio di Valpreda. Subito dopo avere appreso la notizia del trasferimento del suo processo alla Corte d’Assise di Catanzaro

 

1974

1974 04 5 Paese SeraValpreda mette a nudo i vuoti dell’inchiesta. L’anarchico ancora interrogato in Corte d’Assise a Catanzaro

1974 04 7 Paese Sera Non dicemmo tutto ai giudici. Crollano i poliziotti che accusarono Valpreda

1974 04 7 Paese SeraChi si nasconde dietro i «falsi»? di A.Bar.

1974 05 9 Paese Sera – Si contraddice l’agente-spia. Salvatore Ippolito non ha fornito elementi di prova contro gli anarchici.

1974 06 1 Paese SeraUna trama che parte dal ’69. Allegra ex capo della «politica» di Milano interrogato ieri nega e poi si contraddice

1974 06 2 Paese SeraMerlino ritratta la storia che fece arrestare Valpreda di Giuseppe Rosselli

1974 06 7 Paese SeraCrolla la super-prova Rolandi. Guida smentito dai CC al processo Valpreda.

 

 

1980

 

 

1980 12 9 Paese SeraStrage di Milano Ultimo atto. Non si escludono sorprese rispetto al dibattimento di primo grado – Sarà chiesta la condanna per Valpreda?

1980 12 10 Paese Sera Il PG vuole una svolta a Catanzaro. Secondo indiscrezioni si arriverebbe all’incredibile decisione della richiesta di condanna per Valpreda di Giuseppe Rosselli

1980 12 12 Paese SeraGiannettini un provocatore? «Senza dubbio» di Giuseppe Rosselli

1980 12 13 Paese Sera«E dietro a tutti c’erano i servizi segreti infedeli». Il PG chiede l’ergastolo anche per Valpreda di Giuseppe Rosselli

1980 12 13 Paese Sera«Incredibile» per i difensori il comportamento del P.G.

1980 12 14 Paese SeraPer l’accusa Valpreda fu uno strumento dei fascisti: anche per lui l’ergastolo

1980 12 14 Paese Sera – Non basta un’opinione contro fatti incontrovertibili di Giuseppe Rosselli

1980 12 14 Paese Sera«Vogliono farci tornare al clima di undici anni fa». A Milano conferenza stampa di Valpreda di G.M.

1980 12 15 Paese SeraOgni conquista non è mai definitiva di Giorgio Manzini

1980 12 15 Paese SeraDelle Chiaie e Freda complici. Secondo il PG di Catanzaro sono gli strateghi della strage di Giuseppe Rosselli

 

dal 2000

5 maggio 2005 Un’altra bomba a piazza Fontana. I familiari delle vittime condannati a pagare le spese processuali di Barbara Fois 

Notizia del 12 dicembre 2006 Piazza Fontana, nessun imputato per l’anniversario di Sbancor (Franco Lattanzi)

Piazza Fontana 12 dicembre 1969 – 12 dicembre 2009 di Nicola Tranfaglia

7 maggio 2012 Trentino – Corriere delle Alpi Paolo Faccioli «Quando Calabresi mi accusava di strage» di Paolo Morando

27 gennaio 2012 il Venerdì di Repubblica – Intervista Curzio Maltese a Marco Tullio Giordana

 

Corriere della Sera 27 Luglio 2010 Carla Fracci: «Non aiutai Valpreda dopo il suo arresto. Provo ancora rimorso» di Alessandro Cannavò

Pisapia, D’Ambrosio e la lapide a Pinelli (articoli vari)

 

 

Umanità Nova 13 dicembre 2009 Strage di Stato di Massimo Varengo

9 novembre 2011

In occasione del 40° anniversario della strage di Piazza Fontana avvenuta il 12 dicembre 1969 a Milano molte saranno le iniziative, sia istituzionali che di denuncia. Credo che da parte anarchica l’intenzione che si manifesterà non avrà nulla di sottinteso: l’obiettivo sarà quello di rendere visibile la continuità di una politica che ha al centro del proprio interesse il mantenimento di prerogative e poteri dei ceti dominanti, per garantire il quale nulla è precluso.

Non a caso abbiamo scritto “40 anni di stragi, menzogne e repressione” perché è proprio a partire dalla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 che si dipana con maggior forza l’operazione politica che, con stragi, minacce di colpi di stato, leggi eccezionali, provocazioni, manipolazioni mediatiche, è riuscita a garantire, almeno fino ad oggi, gli assetti di potere, ridisegnando il sistema dei partiti, cloroformizzando e recuperando le organizzazioni sindacali maggioritarie, emarginando e criminalizzando i ‘non sottomessi’.

Infatti, dalla stagione delle stragi e delle minacce golpiste, alla dura repressione dei movimenti di questi anni, alla ripresa dell’attività nazifascista, alla sindrome securitaria con la sua legislazione d’emergenza e la criminalizzazione dei migranti, un filo si snoda ininterrottamente fino ad oggi: il filo di una politica che, al di là di alcuni aggiustamenti di facciata, mantiene inalterato il suo carattere autoritario e classista.

La spinta proletaria e la contestazione giovanile, che dal luglio del 1960 in un crescendo continuo fino alle lotte operaie e studentesche del 1968/’69, avevano scosso dalle fondamenta il potere borghese, si dovettero misurare con una reazione belluina che non ebbe alcun timore di ricorrere alle bombe pur di fermare il movimento – nel quale gli anarchici avevano una presenza significativa – e di riportarlo all’ordine.

Le prime bombe sono quelle del 25 aprile 1969 a Milano: una al padiglione della Fiat della Fiera campionaria e l’altra all’Ufficio cambi della Banca nazionale delle comunicazioni della Stazione ferroviaria centrale. I feriti, non gravi, sono alcune decine. Accusati ed arrestati un gruppo di sei anarchici, che solo nel 1971 vedranno riconosciuta la loro estraneità ai fatti.

Altre bombe, dieci, vengono piazzate il 9 agosto su altrettanti treni: otto scoppiano provocando 12 feriti. Cresce la campagna di stampa individuando negli anarchici i responsabili di tali azioni criminali. Per inciso: per tali bombe verrà poi incriminato un gruppo di neonazisti.

Il 12 dicembre 1969 avviene poi quella che sarà definita “la madre di tutte le stragi”: in piazza Fontana nel centro di Milano, all’interno della Banca dell’Agricoltura, una bomba esplode dilaniando 14 persone e ferendone 78. Un’altra bomba viene ritrovata alla Banca Commerciale di Milano ed altre ancora esplodono all’Altare della patria a Roma. Immediatamente le indagini si dirigono contro gli anarchici e la grande stampa borghese scatena una campagna d’ordine. Avvengono centinaia di fermi, di perquisizioni e di interrogatori di militanti anarchici e della sinistra rivoluzionaria.

Si tratta di una provocazione ordita ad arte sulla pelle dei componenti di un circolo anarchico romano costituitosi da poco, il 22 marzo, pesantemente infiltrato da poliziotti, carabinieri e fascisti il cui esponente di spicco è l’anarchico milanese Pietro Valpreda, che in quel giorno si trovava nella sua città natale, convocato per un processo per un volantino anticlericale! La provocazione, che doveva innescare una reazione fascista di piazza tale da giustificare il ricorso a misure eccezionali quali la sospensione delle libertà costituzionali e l’intervento dell’esercito, trovò però un primo ostacolo nel muro di popolo accorso ai funerali delle vittime. Non solo: le contraddittorie versioni date dalla polizia e dal potere politico sulla morte dell’anarchico milanese Giuseppe Pinelli, avvenuta nella notte tra il 15 ed 16 dicembre, dopo essere precipitato dal quarto piano della questura di Milano, durante il suo interrogatorio ad opera del commissario Calabresi e della sua squadra, contribuirono a mettere in crisi il velo di menzogne che stava alla base dell’intera operazione costringendo l’opinione pubblica a misurarsi con la realtà delle cose al di là delle manipolazioni del potere. La versione del ‘suicidio’ di Pinelli non resse alla prova dei fatti ed il suo assassinio divenne successivamente un dato acquisito nella maggior parte dell’opinione pubblica.

Il 17 dicembre una conferenza stampa degli anarchici milanesi che si ritrovavano nel ‘Circolo Ponte della Ghisolfa’ denunciò la strage come ‘Strage di Stato’, un’espressione che successivamente divenne patrimonio pubblico, rivendicò la libertà per Valpreda e compagni e accusò la polizia della morte di Pinelli, un vero e proprio assassinio.

Furono anni quelli di mobilitazione continua contro nemici potenti ed agguerriti, interni ed esterni, in un mondo segnato dalla divisione in blocchi, dalla guerra cosiddetta fredda, da un susseguirsi di colpi di stato – dalla Grecia nel 1967, alla Cecoslovacchia nel 1969, al Cile nel 1973 – dal sedicente confronto tra capitalismo e ‘comunismo’, che mascherava in realtà un’unitarietà d’azione contro gli sfruttati e gli oppressi di tutti i paesi.

Smascherare le menzogne di Stato divenne una necessità assoluta, non tanto e non solo riguardo al fatto specifico, ma per conquistarsi un’agibilità sociale che veniva ridotta e negata dalla sua azione manipolatoria e repressiva.

Gli anarchici, dapprima soli, trovarono al loro fianco intellettuali progressisti, esponenti onesti della società civile, giornalisti, e progressivamente le forze della sinistra rivoluzionaria e persino settori di quella riformista ed istituzionale.

La strage di piazza Fontana sarà oggetto di indagini varie, di inchieste giornalistiche, di speculazioni di vario tipo e di manovre politiche, originando processi interrotti, ripetuti, spostati, caratterizzati dall’occultamento deliberato della verità attraverso protezioni, silenzi, menzogne, in un contesto di bombe e stragi, come quelle del 22 luglio 1970 e del 4 agosto 1974 ai treni (complessivamente 18 morti e 187 feriti), del 31 maggio 1972 (Peteano, autobomba contro i carabinieri, della quale si autoaccuserà un militante neonazista), del 28 maggio 1974 (Brescia, bomba contro una manifestazione sindacale, 8 morti ed un centinaio di feriti), del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna (85 morti e 200 feriti), di assassinati durante le manifestazioni di denuncia come quella del 12 dicembre 1970 (Milano, lo studente Saverio Saltarelli da parte della polizia), di atti controversi come quello dell’assassinio del commissario Luigi Calabresi (17 maggio 1972) per il quale verranno accusati nel 1988 militanti del gruppo dell’estrema sinistra Lotta Continua.

Valpreda e compagni verranno scarcerati il 30 dicembre 1972 dopo tre anni di carcere ed una legge approvata in Parlamento dietro l’impulso dell’indignazione popolare: verrà poi riconosciuta la loro totale estraneità ai fatti in un successivo processo. I neonazisti Franco Freda e Giovanni Ventura, insieme ad agenti e dirigenti del servizio segreto, verranno prima condannati e poi definitivamente assolti in una sequenza di ben sei processi che si terranno in varie città (Roma, Milano, Catanzaro, Bari) dal 1972 al 1991.

Intanto una nuova inchiesta verrà aperta a Milano nel 1989 e si concluderà con il rinvio a giudizio di un gruppo di neonazisti facenti capo ad Ordine Nuovo del Veneto in combutta con servizi segreti americani e italiani. Condannati all’ergastolo in prima istanza verranno successivamente e definitivamente prosciolti da una sentenza della Corte di Cassazione che pur riconoscendo la matrice neonazista della strage non ne individuò gli esecutori materiali. Per concludere, i familiari delle vittime della strage avrebbero dovuto anche pagare le ingenti spese processuali! Lo Stato non condanna se stesso. E’ il 3 maggio 2005.

Per quanto riguarda la vicenda di Giuseppe Pinelli registriamo subito l’archiviazione della sua morte come ‘fatto accidentale’ da parte del giudice istruttore e la riapertura del caso grazie alla martellante campagna di stampa del settimanale ‘Lotta Continua’ che indicando nel commissario Calabresi il principale responsabile dell’assassinio di Pinelli lo costringe, di fatto, a querelare il direttore responsabile del periodico, Pio Baldelli. Nel processo che seguirà, si evidenzieranno le palesi contraddizioni dei poliziotti presenti nella stanza a tal punto da far sospendere il processo con scuse risibili. Sarà la vedova di Pinelli a riportare in tribunale il commissario ed i suoi sottoposti nell’ottobre del 1971, accusandoli dell’assassinio del nostro compagno, ma il processo verrà interrotto con l’omicidio del commissario nel maggio del 1972.

L’inchiesta giudiziaria proseguirà ed il 27 ottobre 1975 il giudice progressista Gerardo D’Ambrosio, diventato poi famoso per ‘Mani pulite’ e successivamente parlamentare per il Partito Democratico, la chiuderà con una sentenza paradossale: per non incolpare i poliziotti e non riconoscere la loro versione del suicidio si inventerà un ‘malore attivo’, un malore cioè che, causato dallo stato di stress in cui si trovava, avrebbe spinto Pinelli a saltare la balaustra della finestra e cadere nel vuoto. Una sentenza scandalosa che si può capire solo con il clima politico di allora caratterizzato dal compromesso storico teorizzato dal Partito Comunista Italiano interessato ad un rapporto di collaborazione con il partito dominante, la Democrazia Cristiana, nel cui seno si trovavano gli ispiratori delle stragi. Il caso Pinelli avrebbe potuto disturbare i manovratori.

Ed è forse per il disagio che questa vicenda ha lasciato in molti protagonisti di allora che questa primavera il presidente della Repubblica, Napolitano, già prestigioso militante del PCI, ha voluto invitare la vedova Pinelli ad una cerimonia pubblica in ricordo delle vittime del terrorismo, annoverando quindi il nostro compagno tra le vittime di quella strategia stragista antipopolare.

Noi continueremo comunque nel nostro impegno nel ricordare che ‘la strage fu di Stato’ e per rivendicare la verità sull’assassinio di Pinelli in sintonia con l’impegno totale del movimento anarchico di allora teso a spezzare l’isolamento politico in cui la manovra stragista voleva metterlo.  Un impegno che nella sua sostanza si ricollega a grandi linee con quanto è successo nei confronti del movimento cosiddetto no-global, con l’uso della provocazione e della repressione dura rispetto alle manifestazioni di piazza. Quanto è successo a Napoli e a Genova nel 2001 durante le manifestazioni contro il G8 e le cui dinamiche si sono evidenziate nei processi in corso, la dicono lunga sulla volontà politica di garantire lo status quo, a costo di spargere menzogne e falsità.

Gli armadi della Repubblica sono pieni di queste menzogne e di queste operazioni speciali, ma anche la nostra memoria è piena dei fatti ad essi collegati.

La necessità di riproporre il senso ed il significato di quella storia, almeno in alcuni dei suoi punti salienti, appare quindi centrale in questa fase con l’obiettivo non solo di ricordare alcuni fatti e alcune figure che hanno segnato il nostro tempo, ma di delineare una cornice di riferimento dalla quale far ripartire una critica radicale sempre più condivisa in un contesto dominato dalla sindrome securitaria figlia della guerra infinita e della grande menzogna che le sta a monte, funzionale alla strumentalizzazione dei fatti e all’annichilimento delle coscienze. In sostanza al mantenimento dello sfruttamento e dell’oppressione.

Massimo Varengo

Umanità Nova 20 dicembre 2009 Gianadelio Maletti. Il generale lancia messaggi

6 novembre 2011
Come anticipato, con una breve nota dell’ultima ora sul numero scorso, ritorniamo sulle vicende della strage di Piazza Fontana e sulla strategia della tensione che quella strage inaugurò, pur se i prodromi del 25 aprile e dell’agosto ’69 la lasciavano già presagire.

Dalle anticipazioni che avevamo avuto ci potevamo aspettare qualcosa di più. Nell’intervista rilasciata all’Espresso del 9 dicembre ultimo scorso, il generale Gianadelio Maletti, ha detto delle verità parziali.

Evidentemente richiederà dei salvacondotti per vuotare definitivamente il sacco.

La notizia è stata comunque di rilievo. Il massimo responsabile operativo delle strutture di polizia dello stato italiano in carica in quegli anni, conferma la verità “storica” ben consapevole che per quella giudiziaria non vi è “storia”. E’ vero che i reati di strage non vanno in prescrizione e quindi, nuovi processi possono essere istruiti, come chiedono i familiari delle vittime di Piazza Fontana, ma è altrettanto vero che sul piano processuale quando mai vi si dovesse ritornare le carte potrebbero essere, ancora una volta, mescolate.

Conferma, il generale, che la strategia c’era. Fino a quando è rimasto in Italia (1980, dopo essersi sottratto all’arresto per aver depistato le indagini sulle stragi) aveva sempre ribadito che strategia non c’era e che, al massimo, qualche sottoposto aveva mal compreso le direttive impartite.

Non ci dilunghiamo oltre anche perché diamo per letto l’ampio inserto sulla Strage di Stato che abbiamo pubblicato nel numero scorso. Nel quale i vari interventi ribadivano la nostra verità che è quella storica.

Pubblichiamo invece una ulteriore cronologia di eventi connessi; per contribuire, ad uso dei più giovani, alla ricostruzione dello scenario e delle connessioni.

Maletti ci dice, oggi, che il governo italiano e gli alleati internazionali (la “mitica” NATO) erano preoccupati dell’avanzare del comunismo. Un comunismo, sia ben inteso, che non era quello dell’URSS, ma delle masse operaie e dei giovani che contestavano il sistema dalle sue fondamenta; i capi, le gerarchie, il conformismo, lo sfruttamento, l’oppressione, la famiglia e tutte le istituzioni.

Un comunismo molto simile all’anarchia per la quale ancora oggi si lotta in tutto il mondo.

Ma allora il “pericolo rosso” era ben consistente. Allora il mettere in atto «…la guerra civile in Italia; nella lotta contro il comunismo tutti i mezzi sono giustificabili, per cui non ci deve più essere distinzione tra misure civili e misure militari.. » come indicava il segretario del MSI (repubblichino, fucilatore di partigiani) Giorgio Almirante [vedi cronologia], era “difendere le istituzioni dalla loro sovversione”.

Per cui ordire colpi di stato, assecondare e coprire (nonché finanziare e addestrare, fornendo supporto logistico, armamenti e coperture) i “patrioti” fascisti, depistare, arrestare, provocare incidenti di piazza, era l’estrema ratio per salvare lo stato, le alleanze internazionali, il sistema.

Maletti non ci dice, invece, come si svilupparono le vicende, chi prese le decisioni, chi avallò. Anzi su questo alza la cortina di fumo dietro a rivelazioni di facciata: il connubio Andreotti-Gelli che rimanda alla figliolanza berlusconiana, lo scomodo cadavere di Pecorelli, il mondo degli immondi spioni e intrallazzatori. Mette quindi in secondo piano le responsabilità della classe dirigente di allora che è poi quella di oggi. Come farebbe il “sinistro” Fini a spiegare alla nazione il suo ruolo; come farebbe il “moderato” Casini che incarna l’eredità democristiana a continuare con la sua “faccia d’angelo”; come farebbero i Sacconi, gli Scajola, a rimanere beati. Spesso questi ci dicono che allora erano fanciulli; peccato che le loro biografie ce li documentano come militanti attivi già nei primi anni ’70 in quelle formazioni politiche che sostenevano il sistema e che negavano con forza una qualsiasi strategia della tensione, una qualsiasi responsabilità dello stato, che sostenevano la credibilità dei Maletti di allora in buona compagnia dei Giannettini, dei Freda, dei Ventura.

Immancabile, poi, la chiosa: il terrorismo non ha colore, dietro al caso Moro (il cui ruolo viene riportato alle scelte del ’69) c’è ancora un’ombra oscura. Se vuole Maletti può fare luce. Forse in punto di morte.

A rivista anarchica n79 Dicembre 1979 Gennaio 1980 Dieci anni dopo di Luciano Lanza

27 ottobre 2011

La forza della disperazione compensò la nostra esiguità numerica, la nostra mancanza di mezzi. Da oggetto della repressione ci trasformammo in promotori della campagna di agitazione e di controinformazione. Il disegno che con le bombe del 12 dicembre e con l’assassinio di Giuseppe Pinelli voleva liquidare la sinistra rivoluzionaria e annullare le conquiste operaie del famoso autunno caldo non giunse a compimento. Noi anarchici, scelti come capro espiatorio per giustificare la repressione eravamo riusciti a inceppare (anche se solo parzialmente) il meccanismo repressivo del potere. Subito ci ponemmo due obiettivi: da un lato dimostrare l’innocenza degli anarchici e ottenere la scarcerazione dei compagni arrestati, dall’altro ritorcere la manovra provocatoria/repressiva contro i provocatori/repressori, capovolgere la situazione e mettere sotto accusa gli accusatori, contrattaccando lo stato.

Il più clamoroso successo di quella campagna fu la scarcerazione di Valpreda e degli altri anarchici. Un successo che faceva seguito ad una serie continua di piccoli successi, registrabili nel diverso atteggiamento che la cosiddetta “opinione pubblica” aveva dovuto prendere nei confronti degli anarchici e della strage. Certo la liberazione degli anarchici fu decisa dal governo sotto la pressione di questa opinione democratica, ma fu una vittoria nostra, perché noi abbiamo smosso i “democratici” dal loro abituale torpore, noi li abbiamo costretti a scandalizzarsi ed indignarsi. Fu una vittoria nostra perché, nonostante tutto le strutture repressive dello stato “democratico” uscirono malconce dalla faccenda nell’immagine pubblica, anziché ridipinte a nuovo di democraticità.

Tutto questo accadeva però sette anni fa. Da allora molte cose sono cambiate e non certo in meglio.

In quegli anni abbiamo, con tutta probabilità, toccato il livello più alto di discredito delle istituzioni. A quel punto l’azione antistatale doveva fornirsi di altri strumenti, non bastava continuare l’opera intrapresa, doveva esserci un salto qualitativo che sapesse collegare quella campagna con le altre forme di intervento, proprio nel momento in cui l’agitazione tendeva a spogliarsi dei suoi contenuti innocentisti per accentuare il suo carattere “politico”. Era un collegamento inevitabile data la sua natura di lotta allo stato, ma che doveva avere una coerenza organica tra temi diversi di un’unica tematica rivoluzionaria, un collegamento che nasce dal legame altrettanto organico che vi è tra sfruttamento economico ed oppressione politica. Tutto questo non avvenne. Il collegamento risultò essere una meccanica sovrapposizione di slogans propagandistici che artificialmente cercavano di ricondurre ad un unico disegno repressivo aspetti e momenti tra loro troppo differenziati.

Il salto qualitativo non ci fu e rivisitando criticamente quegli anni possiamo ritenere che anche da questa carenza prende l’avvio la crisi della sinistra rivoluzionaria. Per di più le istituzioni, lentamente ma progressivamente, recuperarono il terreno perduto. Da un lato, con astuzia bizantina, dilatando i tempi processuali, rinviando, attuando furbeschi ammiccamenti, dall’altro dando l’impressione di sapersi rinnovare, di espellere gli “elementi inquinanti”, ammettendo verità parziali per poter dire colossali falsi.

In questo modo lo stato è riuscito a stemperare la carica antiistituzionale che si era creata, mentre il movimento rivoluzionario perdeva la sua capacità propositiva e ripeteva quasi meccanicamente i temi degli anni precedenti. Il processo di recupero è arrivato al punto che la strage del 12 dicembre viene definita “strage di stato” anche dai mass-media, ma tutto questo (non avendo più quelle connotazioni antiistituzionali) non solo non produce tensione rivoluzionaria, ma paradossalmente assume una funzione stabilizzante per il sistema.

Dieci anni dopo il bilancio per il movimento rivoluzionario è purtroppo passivo, anche se all’attivo possiamo segnare una diffusa consapevolezza della criminalità del potere. Purtroppo questa consapevolezza oggi rimane allo stato passivo: la gente sa, ma ha perduto la volontà di agire. Si è generalizzato (pur con poche, anche se significative eccezioni) un senso di sfiducia nella possibilità rivoluzionaria. Quale senso ha allora per noi parlare ancora della strage di stato? Qualcuno potrebbe obiettare che se non altro si contrasterà la versione di regime, si farà udire una voce diversa nella marea di voci che reciteranno una versione addomesticata. Vero, verissimo, ma troppo poco.

Purtroppo non è obsoleta la tematica, ma è il movimento che ha perduto l’iniziativa e vive ripiegato su se stesso. Ma forse è proprio per questa ragione che noi dobbiamo andare controcorrente, non accettando la passività e la rinuncia. Allora con più impegno dobbiamo far sì che questo “anniversario” non passi sotto silenzio, perché la potenzialità sovversiva dimostrata da questo “caso” è norme. Esso è riuscito ad implicare direttamente od indirettamente quasi tutte le strutture statali a tutti i livelli, è riuscito a dimostrare praticamente quanto “ideologica” sia l’indipendenza della magistratura, quanto disprezzo criminale per la verità e la vita umana possa esprimere la giustizia di stato, è riuscito ad approfondire il solco di credibilità tra le istituzioni statali e i “sudditi”. Le bombe del 12 dicembre e l’assassinio del compagno Pinelli non sono un episodio di ingiustizia, ma un caso esemplare dell’ingiustizia generalizzata, sistematica e per questo nella coscienza popolare sono divenuti “la strage di stato” e “l’assassinio di stato”.

A rivista anarchica n53 Febbraio 1977 Strage di stato A Catanzaro come a Casablanca per rifarsi la verginità di L. L.

24 ottobre 2011

Dopo oltre sette anni dalla strage di Piazza Fontana si è nuovamente riaperto il processo dei silenzi, delle omissioni, dei rinvii. Spostato di città in città, sospeso, riaperto, nuovamente sospeso, oggi a Catanzaro la democrazia italiana celebra, non senza qualche vergogna, il processo più importante dal dopoguerra ad oggi.

Valpreda e gli altri anarchici non sono più i soli imputati; accanto a loro in una apoteosi della teoria degli opposti estremismi vengono processati i fascisti Freda e Ventura, il tutto amalgamato con una salsetta piccante rappresentata dagli uomini del S.I.D.: Miceli, Maletti e La Bruna. Lo stato italiano con questo processo (che non dovrebbe più essere ostacolato dal segreto militare come affermato da Andreotti) tenta di rifarsi una verginità democratica che francamente fa sorridere. Sette anni di rinvii sono veramente troppi, molti testimoni sono morti sia naturalmente che accidentalmente, la verità è sepolta sotto le migliaia di pagine dell’istruttoria e nessuno in tribunale la potrà riportare alla luce.

In quanto rivoluzionari non ci interessa la “verità ufficiale” determinata dagli equilibri politici. La verità della strage è ormai un dato acquisito dalla coscienza popolare e questo è quanto ci interessava raggiungere. L’obiettivo è stato perseguito già diversi anni fa e la bizantina rappresentazione che si svolge a Catanzaro è estranea ai lavoratori, agli sfruttati, agli emarginati, ai ribelli, ai rivoluzionari. Tutto il processo si muove nella logica del sistema e non ha più alcun carattere dirompente. Quando sette anni fa gridavamo nelle piazze, scrivevamo sui muri e sui nostri giornali la verità sulla strage, allora questa aveva un significato rivoluzionario che rompeva la manovra antioperaia messa in atto. Oggi tutto il clamore sollevato dalla stampa serve solo a ridare fiducia nelle istituzioni. Serve, incriminando elementi ormai troppo compromessi, a rilanciare l’immagine di uno stato che nonostante ritardi e omissioni arriva ad espellere dal suo corpo gli elementi inquinanti e a presentarsi, nonostante tutto, come il male minore.

I giornalisti democratici oggi profondono la loro arte nel mettere sotto accusa i servizi segreti perché hanno travalicato le loro funzioni. Ma chi è così ingenuo da credere che Miceli agisse in nome proprio e non per conto e in stretta collaborazione con il ministro della Difesa, quindi in definitiva con il governo?

Oggi si fanno servizi televisivi che parlano di “Strage di Stato”, in cui si afferma che la campagna di diffamazione contro gli anarchici e la sinistra rivoluzionaria ha fatto parte di una strategia intesa a creare una situazione di tensione per arrestare e far arretrare le grandi lotte sociali dell’autunno ’69. A parte la vergogna che i giornalisti dovrebbero sentire, perché sono in sostanza gli stessi che all’epoca contribuirono a creare quella campagna diffamatoria, rimane il fatto che quelle lotte furono duramente represse e parlarne oggi non serve a rimediare al danno prodotto.

È divertente (anche se un po’ tragico) assistere alla sfilata di personaggi che, sperando nella poca memoria della gente, affermano senza il minimo pudore frasi del tipo: “… allora noi tutti si comprese che gli anarchici erano innocenti e si stava preparando una grossa montatura antioperaia”.

Credono questi signori che la gente non ricordi? In quei giorni il desiderio di pararsi il culo era fortissimo e tutti ingenuamente pensarono che forse il potere avrebbe colpito solo gli anarchici. A noi che andavamo ripetendo che dopo gli anarchici sarebbe toccata a tutta la sinistra rivoluzionaria e alle frange più avanzate del movimento operaio, si facevano orecchie da mercante: “i soliti anarchici vittimisti”. Poi la repressione investì tutta la sinistra rivoluzionaria, gli operai più combattivi furono incriminati e finalmente i “professori della rivoluzione” compresero e cominciarono a gridare “la repressione non passerà” quando la repressione aveva già investito il movimento operaio.

In questi tempi di memoria corta non sarà inutile ricordare due fatti. Il 16 dicembre 1969 quei pochi compagni che non erano stati arrestati prepararono un comunicato che accusava la polizia e lo stato dell’uccisione del compagno Pinelli, lo diffusero alla stampa (che lo ignorò) e si recarono all’università Statale dove era in corso un’assemblea per organizzare una risposta collettiva. Ma, cosa ridicola o tragica, i “rivoluzionari” non erano in assemblea per i fatti del 12 dicembre e per l’uccisione di Pinelli, ma per discutere i nuovi piani di studio e gli anarchici dovettero fare un’ora di anticamera prima di poter parlare della morte del loro compagno e della necessità di organizzarsi per contrastare la manovra in atto. Queste esortazioni caddero nell’indifferenza generale, anzi i dirigenti del movimento studentesco di allora (Banfi, Toscano, Capanna, Cafiero) tentarono di sdrammatizzare la situazione quasi a voler esorcizzare con le loro parole il pericolo che ci sovrastava e che loro non avevano ancora compreso.

Il 17 dicembre gli anarchici del Circolo Ponte della Ghisolfa tennero una conferenza stampa. Ai moltissimi giornalisti presenti gli anarchici dichiararono che la strage era opera quasi sicuramente di fascisti ma che la responsabilità era da far risalire alle alte sfere del potere politico, che quella era una strage di stato. Affermarono inoltre che Pinelli non poteva essersi suicidato e che si trattava di assassinio. Ebbene, il giorno dopo il titolo più benevolo fra gli altri ancora più schifosi era “Delirante conferenza stampa degli anarchici del Ponte della Ghisolfa”. Crediamo che questi fatti non abbiano bisogno di commenti.

Tutti oggi invece sembrano sdegnarsi per quello che successe, per le menzogne che vennero inventate e siccome non si trova più nessuno che voglia riconoscere la propria parte di colpa si è tentati di credere che quei giornali, quei servizi radio televisivi, siano stati scritti e redatti da extraterrestri cattivi.

Ma le misere manovre sia dello stato sia dei suoi servitori non reggono così come non regge questo nuovo processo discreditato agli occhi di tutti coloro che non accettano la verità del regime.