Posts Tagged ‘ufficio affari riservati del Viminale’

19 gennaio 1970 AARR – Su “riallaccio contatti” con Enrico ROVELLI (Anna Bolena)

10 agosto 2013

19 gennaio 1970 Appunto AARR – Su “riallaccio contatti” con Enrico ROVELLI (Anna Bolena). Da notare la correzione della data di questa nota, il fatto che si parla di “riallacciare” i contatti e quindi implicitamente si ammette che era già un confidente, e il particolare sulla somma da versargli per queste sue “collaborazioni”.

 

 

19 gennaio 1970 AARR - Enrico ROVELLI (Anna Bolena) COMP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(NOTA: le foto sono usate solamente a fine di illustrazione. Per accedere al testo integrale del documento – in formato PDF – bisogna CLICCARE al testo – LINK – sotto la foto.) 

19 gennaio 1970 AARR – Su riallaccio contatti con Enrico ROVELLI (Anna Bolena)

 

 

 

10 novembre 1970 AARR – fonte “Enrico” (Enrico Rovelli) su Enrico Di Cola a Milano per passaporto

10 agosto 2013

10 novembre 1970 AARR – fonte “Enrico” (Enrico Rovelli) su Enrico Di Cola a Milano per passaporto.  (“Enrico” è il nomignolo usato soprattutto dalla squadra politica di Milano e Calabresi). Notare che nei suoi due anni di latitanza Di Cola non ha mai messo piede a Milano.  La scritta a mano sull’appunto dell’Ufficio Affari Riservati indica che la “nota” è stata inserita nelle cartelle personali di Del Grande e Di Cola

 

10 novembre 1970 AARR fonte Enrico su Di Cola e pass COMP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTA: le foto sono usate solamente a fine di illustrazione. Per accedere al testo integrale del documento – in formato PDF – bisogna CLICCARE al testo – LINK – sotto la foto.) 

10 novembre 1970 AARR fonte Enrico su Di Cola e pass

 

9 gennaio 1970 AARR – inviata Enrico ROVELLI (Anna Bolena) in Francia e Belgio per trovare Ivo Della Savia

8 agosto 2013

9 gennaio 1970 AARR –  La Questura di Milano invia Enrico ROVELLI (Anna Bolena) in Francia e Belgio per rintracciare Ivo Della Savia. Secondo la velina avrebbe anche raccolto informazioni…sull’esplosivo (sic!)

 

9 gennaio 1970 AARR -  Enrico ROVELLI (Anna Bolena) COMP

(NOTA: le foto sono usate solamente a fine di illustrazione. Per accedere al testo integrale del documento – in formato PDF – bisogna CLICCARE al testo – LINK – sotto la foto.) 

9 gennaio 1970 AARR – invia Enrico ROVELLI (Anna Bolena) in Francia e Belgio per trovare Ivo Della Savia

14 dicembre 1969 Ufficio Affari Riservati Appunto riservato (prime “supposizioni” sulla composizione delle bombe)

9 maggio 2013

14 dicembre 1969 AARR appunto riservato COMP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

14 dicembre 1969 AARR appunto riservato

7 giugno 1974 AARR appunto per Russomanno da spia Enrico Rovelli su campeggio anarchico internazionale

7 maggio 2013

La spia Enrico Rovelli (Anna Bolena, Enrico , ER..) nel pieno delle sue sporche attività di agente provocatore.

 

 

7 giugno 1974 appunto per AARR Russomanno  da spia Enrico Rovelli su campeggio anarchico COMP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7 giugno 1974 appunto per AARR Russomanno da spia Enrico Rovelli su campeggio anarchico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

26 luglio 1973 “Anna Bolena” su campeggio anarchico in Francia e su Gianfranco Bertoli (da Squadra 54 di Milano a Russomanno)

3 maggio 2013

Silvano Russomanno era il riferimento diretto di Enrico Rovelli “Anna Bolena” con l’Ufficio Affari Riservati. La Squadra 54 era formata da un gruppo di agenti – che rispondevano direttamente all’Uff. AARR – che lavorava all’interno della Questura di Milano.  L’esistenza della Squadra 54 sarà rivelata solamente moltissimi anni dopo. Da tenere presente che era Russomanno  (inviato a Milano la sera stessa del 12 dicembre) a dirigere le indagini sia della Squadra 54 che dell’Ufficio Politico della Questura milanese.

 

 

26 luglio 1973 Anna Bolena su campeggio anarchico in Francia e su  Gianfranco Bertoli  COMP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

26 luglio 1973 Anna Bolena su campeggio anarchico in Francia e su Gianfranco Bertoli

16 dicembre 1969 Ministero Interno Affari Riservati su misure prese con anarchici dopo suicidio Pinelli – Milano ViceQuestore Francesco D’Agostino

19 aprile 2013

(Dopo aver assassinato Pino Pinelli, tanto per non smentirsi, viene scatenata una nuova caccia all’anarchico)

 

16 dicembre 1969 Ministero Interno AARR su misure prese con anarchici dopo suicidio Pinelli – Milano ViceQuestore Francesco D’Agostino

Cucchiarelli su antifascismo anarchici e ….gerarchia militare di Enrico Di Cola

8 aprile 2013

Le tesi contenute nel libro Il segreto di piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli, come abbiamo avuto modo di dire e dimostrare più volte in passato, sono basate essenzialmente su confidenze di terroristi e assassini fascisti (vedi il caso di Vinciguerra o del fantomatico mister X), di squallidi personaggi dei servizi segreti (quelli delle stragi e dei depistaggi oltre che pidduisti) come l’esimio Russomanno dell’Ufficio Affari Riservati, e sulle tesi esposte dai vari fascisti (travestiti da ex, post, e così via ingannando) che all’interno delle varie Commissioni stragi hanno cercato in tutti i modi di mescolare le carte per impedire l’accertamento della verità che portava a casa loro.

Dopo aver letto più volte il libro di Cucchiarelli (forse per una forma di masochismo senile) mi sono arrovellato il cervello per capire se l’autore si sia solamente fatto abbindolare dai sui nuovi amici in camicia nera o se invece si sia – più semplicemente – convertito a tale mentalità. Il suo lavoro di “ricostruzione storica” mi sembra troppo ricco di falsi, di manipolazioni, di “luoghi comuni” di destra, perchè si possa attribuire tutto ciò al solo  dilettantismo dell’autore.

Il primo errore e disinformazione è quello di sostenere che il Sessantotto avesse infranto le barriere ideologiche che resistevano dal dopoguerra, che si fossero aperti degli spazi per combattere assieme tra rossi e neri e che, addirittura, l’unità delle forze antisistema potesse venire prima della pregiudiziale antifascista. Noi anarchici ritenevamo, allora come oggi, che l’antifascismo sia una pregiudiziale insormontabile e che i fascisti non debbano trovare spazi in cui insinuarsi. Il fascismo è l’antitesi della libertà e come tale anche l’antitesi dell’anarchia e quindi nostro nemico giurato. Sia a livello politico-culturale che come spazio fisico, per intenderci.

Solamente i fascisti, (dopo che nel ‘68 li respingemmo nelle loro fogne) oggi che si fanno forza di essere arrivati nuovamente al potere per vie legali, continuano a sforzarsi per accreditare una loro presunta – se vi è stata è stata brevissima, super minoritaria rispetto al movimento, e sempre mascherata sotto altre vesti – partecipazione nel movimento del ’68.

All’epoca, quando in un corteo scorgevamo facce di fascisti noti, li allontanavamo immediatamente e spesso e volentieri lo facevamo con la forza. Noi anarchici eravamo, siamo e resteremo sempre orgogliosamente antifascisti.

Il secondo errore e disinformazione è consequenziale al primo. Fatto passare come vero il primo assunto, Cucchiarelli può sferrare il secondo attacco contro di noi tentando di far credere che il nostro circolo fosse una sorta di ibrido non solo teorico (“neoanarchici”… ma de che, e a chi?!)  ma anche a livello pratico di attività, e che il numero dei fascisti infiltrati o addirittura palesi al nostro interno fosse alto (praticamente metà e metà!). Abbiamo già smentito tali becere insinuazioni e mostrato come siano frutto della fantasia malata di Cucchiarelli (e dei suoi suggeritori)  e che sarebbe bastato leggere gli atti giudiziari – cosa che lui sostiene di aver fatto – per non incorrere in simili castronerie. Ma questo dimostra proprio come non vi sia buonafede nel suo mescolare nel torbido.

Il terzo errore è in parte alimentato dal primo e dal secondo e in parte dovuto alla più crassa ignoranza dello scrittore su cosa sia l’anarchia e gli anarchici. Tutto l’assunto che ci vedrebbe responsabili delle bombe di Roma e Milano, poggia su un modus operandi che è totalmente estraneo agli anarchici.

Secondo Cucchiarelli, Valpreda e noi a Roma come dei bravi soldatini (sembra di leggere lo scritto di un questurino o di un fascista)  saremmo andati a ritirare delle bombe fatte da persone a noi sconosciute e – senza farci domande o discutere sul come e perché – le avremmo  piazzate dove ci veniva ordinato. Valpreda addirittura avrebbe eseguito l’ordine più idiota di quelli possibili:  prendere un taxi… per farsi riconoscere!

Ma il questurino o il fascista suggeritore di tale assurde tesi davvero non lo sa che gli anarchici non sono usi ubbidire, che non hanno gerarchie al loro interno, che si fidano solo di loro stessi, e che non prendono le caramelle, pardon le bombe, dagli sconosciuti??

Cucchiarelli riesce addirittura a superare i suoi maestri complottardi che volevano gli anarchici colpevoli ad ogni costo: i vari Calabresi, Improta, Cudillo e Occorsio…!

Il mistero inesistente del numero 7 stampigliato sulla borsa contenente la bomba inesplosa alla Banca Commerciale

4 aprile 2012

Uno dei “punti di forza” dei vaneggiamenti di Cucchiarelli sulla teorizzazione del numero delle bombe – che lui vede doppie – del 12 dicembre sarebbe la presenza di un 7 stampigliato sulla borsa contenente la bomba inesplosa alla Banca Commerciale che il nostro “storico” ritiene si trattasse di un modo degli attentatori di numerare le loro bombe (si sa, gli anarchici oltre che stupidi non sanno contare e per evitare errori devono numerare le loro bombe).

Questa affascinante teoria viene però smentita e smantellata in modo netto da un appunto degli Affari Riservati, scaturita dal colloquio avuto con il sig. Weckmann della ditta tedesca che fabbricava le borse, e inviata per informazione al dott. Russomanno (una delle fonti del visionario Cucchiarelli)  in data 15 gennaio 1970. In questo documento, che si trova agli atti, al punto 6 si legge : “Il numero 7 stampigliato sulla fodera all’interno delle borse corrisponde al gruppo di operai che hanno finito e controllato la borsa stessa, ed ha la funzione di far identificare costoro in caso di reclami per qualsiasi imperfezione”

Capiamo che leggere quasi 800mila pagine di atti processuali sia una grossa fatica, ma per uno “studioso” come Cucchiarelli che ha impiegato 10 anni per scrivere il suo ignobile libro sarebbe dovuto essere un gioco da ragazzi trovare questo documento….a meno che non lo abbia  voluto ignorare appositamente per costruire la sua teoria antianarchica

(clicca il link qui sotto per andare al documento originale)

15 gennaio 1970 Appunto Affari Riservati su numero 7 nella borsa alla Banca Commerciale

Umanità Nova n22 6 luglio 1997 Strage di Stato e dintorni: Quando Anna Bolena cantava in questura di Luciano Lanza

2 ottobre 2011

Così Enrico Rovelli è diventato confidente del commissario Luigi Calabresi. E di Federico Umberto D’Amato. Il capo dell’ufficio affari riservati del Viminale

Nome in codice: Anna Bolena. Dietro questo schermo si nasconde una delle storie più intricate dell’intricata vicenda legata alla strage di piazza Fontana. Ecco i fatti.

Sono scoppiate da pochi mesi del bombe del 25 aprile 1969 a Milano (ufficio cambi della stazione Centrale e padiglione Fiat alla Fiera campionaria), quando vengono arrestati a Riccione due anarchici milanesi: Tito Pulsinelli ed Enrico Rovelli. È il 22 agosto. Per Pulsinelli inizia un lungo periodo di detenzione che si concluderà il 28 maggio 1971. È accusato di aver partecipato a quei due attentati assieme con Paolo Braschi, Paolo Faccioli e Angelo Piero Della Savia. Un’accusa che si rivelerà completamente inconsistente al processo e che li vedrà tutti assolti proprio nel 1971.

Diversa è la sorte di Rovelli. Esce subito dal carcere. Il commissario Luigi Calabresi con minacce e promesse di favori lo convince a diventare un suo informatore. Rovelli inizia la sua nuova carriera al servizio del commissario dell’ufficio politico della questura milanese.

Pur non facendo parte di alcun gruppo milanese, Rovelli è un frequentatore del Circolo Ponte della Ghisolfa. Un frequentatore saltuario: va al Ponte della Ghisolfa soprattutto quando ci sono conferenze o incontri pubblici. È in quelle occasioni che cerca di procurarsi informazioni e confidenze dai compagni milanesi. Tutte queste notizie vengono poi trasmesse a Calabresi o all’uomo di fiducia di Calabresi, il brigadiere Vito Panessa.

Dalle prime indiscrezioni raccolte, risulta che l’interesse di Calabresi è concentrato su Giuseppe Pinelli, il membro più anziano del gruppo Bandiera nera. Ma la curiosità su Pinelli non è un’esclusiva di Calabresi. C’è un personaggio più in alto del commissario che vuole sapere che cosa fa, con chi si vede l’anarchico milanese. Chi è? Silvano Russomanno, responsabile nel capoluogo lombardo dell’ufficio affari riservati del ministero dell’interno. Cioè l’ufficio che è di fatto guidato da Federico Umberto D’Amato (nel 1069 il direttore formalmente è ancora Elvio Catenacci). Calabresi, interfaccia dell’ufficio affari riservati nella questura milanese, non tiene solo per sé il confidente Rovelli, ma lo cede in “condominio” a Russomanno. Questo ruolo di Calabresi serve anche a spiegare il prestigio di cui godeva il commissario in questura e che in pratica lo faceva contare di più del suo diretto superiore: Antonino Allegra, capo dell’ufficio politico.

Elemento nuovo. L’ufficio affari riservati, vale a dire la centrale della strategia della tensione e dei depistaggi, manifesta un particolare interesse per Pinelli. Una così insistente curiosità solleva anche un importante interrogativo. L’anarchico milanese è stato prescelto come capro espiatorio per i prossimi attentati che, sotto la regia del Viminale e del Sid, devono compiere i nazisti del gruppo di Franco Freda, Giovanni Ventura e quello di Delfo Zorzi? A questa domanda non è ancora possibile dare una risposta certa. Però l’ipotesi che Pinelli dovesse rivestire un ruolo di primo piano nella montatura contro gli anarchici per la strage di piazza Fontana non appare infondata.

Così accanto a quello che sarà l’accusato principale per quella strage, Pietro Valpreda, emerge anche una possibile manovra nei confronti di Pinelli. Una manovra che si chiude con un evento drammatico: il volo di Pinelli dalla finestra del quarto piano della questura nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969. Un volo che avviene dopo che il fermo di polizia è scaduto da circa 24 ore. Cioè è illegale.

Ed è proprio nei giorni che vanno dall’esplosione alla Banca nazionale dell’agricoltura fino alla morte di Pinelli che emerge con maggiore evidenza il ruolo di Rovelli. In quel breve lasso di tempo entra ed esce più volte dalla questura milanese. Dopo ogni convocazione si presenta al Ponte della Ghisolfa con aria apparentemente sempre più preoccupata. “Non capisco che cosa vogliano da me i poliziotti”, dice Rovelli con insistenza agli anarchici del Ponte. Che però cominciano a insospettirsi. Quasi tutti sono stati fermati, però salvo alcuni trattenuti al carcere di san Vittore, gli altri sono stati rilasciati e mai più fermati. Perché Rovelli, che risulta elemento marginale nell’anarchismo milanese, ha un trattamento così particolare? Questa è la domanda che sorge spontanea in quei giorni non certo tranquilli. Sospetti che si rafforzano quando Rovelli ottiene con facilità la licenza per un locale da ballo, la Carta vetrata a Bollate (nell’hinterland milanese). Sospetti che verranno definitivamente confermati quando si potranno leggere i verbali di interrogatorio di Rovelli con il giudice Antonio Lombardi che indaga sull’attentato alla questura milanese del 17 marzo 1973. Lo stesso Rovelli ammette, infatti, di essere un informatore del commissario Calabresi. Così per far conoscere al maggior numero possibile di persone il ruolo di Rovelli (gli anarchici dei gruppi milanesi sono già da tempo informati) nell’estate del 1975 questo settimanale pubblica un comunicato su Rovelli con la sua foto: Attenti a costui , è l’esplicito titolo della nota su “Umanità Nova”.

La carriera del confidente Rovelli, a quel punto, è finita anche presso i meno informati. Ma non termina certo la sua carriera di impresario. Dopo la Carta vetrata, Rovelli diventa gestore di un locale molto più famoso: il Rolling Stones nel centro di Milano. Attività a cui affianca, oggi in modo esclusivo, quella di organizzatore di concerti rock: da Claudio Baglioni a Vasco Rossi, passando per tutti i nomi più famosi della musica leggera italiana.

Rovelli è infatti uno dei pochi manager musicali che riesce a ottenere i luoghi più ambiti per tenere concerti. Se un cantante vuole una piazza importante o uno stadio deve rivolgersi a Rovelli. Lui può avere i permessi dalle questure delle varie città italiane. Permessi che quasi sempre vengono negati ad altri impresari.

È la ricompensa per i servizi che Enrico Rovelli ha reso a D’Amato, poliziotto di vasta cultura, che per lui aveva scelto il nome di una moglie di Enrico VII. Anna Bolena, appunto.

Luciano Lanza

(Della vicenda, tornata alla ribalta alcune settimane fa, Umanità Nova si è occupata nel numero 17/1997 con l’articolo di prima pagina “Attenti a costui” di M. V.

 

Luciano Lanza è autore del recente libro “Bombe e segreti – Piazza Fontana 1969”, Eleuthera ed., recensito da Salvo Vaccaro sul n.20/1997 di UN. – NdR)