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1970 01 6 Tempo – Settimana decisiva per l’inchiesta Valpreda. Per giovedì mattina è stato convocato dal magistrato il professor Paolucci, il quale smentisce in parte il tassista Rolandi

19 ottobre 2015

1970 01 6 Tempo - Settimana decisiva per l'inchiesta Valpreda

 

Settimana decisiva per l’inchiesta Valpreda

Per giovedì mattina è stato convocato dal magistrato il professor Paolucci, il quale smentisce in parte il tassista Rolandi

 

Stando al «calendario» degli interrogatori che il giudice istruttore Ernesto Cudillo ha deciso di effettuare, quella che è cominciata ieri si annuncia come una settimana particolarmente intensa per l’istruttoria sugli attentati dinamitardi di Milano e di Roma. Già è stato scritto che il magistrato ha intenzione di vagliare ogni testimonianza, riascoltando tutte quelle persone già sentite dai carabinieri, dalla polizia e dai colleghi magistrati dalle due città.

Sabato scorso, è stata la volta di Rachele Torre, la zia del principale imputato Pietro Valpreda, e di Umberto Macoratti, il frequentatore del circolo anarchico «22 Marzo» dove sarebbero stati organizzati gli attentati. Alcuni dei testimoni, naturalmente, dovranno giungere da Milano. Tra essi spicca per la sua posizione il prof. Lionello Paolucci, direttore generale del patronato scolastico di Milano, convocato per giovedì mattina. Stranamente, il prof. Paolucci non è stato mai interrogato, benché in sostanza egli smentisca il principale accusatore di Valpreda, il tassista milanese Cornelio Rolandi.

«La mattina del 15 dicembre – dice il prof. Paolucci – salii su un taxi, il taxi, come seppi poi, di Cornelio Rolandi. Il conducente era molto agitato e sbagliò strada più volte. Ma perché non fa attenzione?, gli chiesi. Rolandi non sì fece pregare per rivelare “quello che si sentiva dentro”. Raccontò di essere stato proprio lui a portare in piazza Fontana, davanti alla banca dell’Agricoltura, quello che aveva messo la bomba. Io dissi al tassista che era suo dovere raccontare alla polizia quanto sapeva. Lui mi sembrò titubante; cosicché, quando scesi, annotai il numero della vettura, chiamai il 113 e riferii quanto avevo appreso ».

Intanto, il tassista, evidentemente convinto dalle parole del professore, si era presentato ai carabinieri e aveva raccontato dello strano cliente portato in piazza Fontana, sceso con una borsa di pelle s tornato al taxi senza più la borsa. Immediatamente, Rolandi fu accompagnato a Roma e messo a confronto con Valpreda, che riconobbe a quanto pare senza esitazione.

A questo punto cominciano le «discrepanze» tra il racconto di Rolandi e quello di Paolucci. Al magistrato, il tassista ha riferito d’aver accompagnato il cliente «all’angolo di via Santa Tecla» e non proprio «davanti alla banca» come il prof. Paolucci ricordava di aver sentito. Il professore disse ai giornalisti che la cosa gli sembrava strana; Rolandi replicò sostenendo di non aver mai conosciuto né accompagnato il prof. Paolucci, di non aver mai confidato a nessuno il suo «dramma». Il professore controreplicò proponendo un confronto con il tassista. E tutto lascia supporre che il suo desiderio venga esaudito. Se il prof. Paolucci ripeterà al dott. Cudillo quanto ha già detto ai cronisti e che abbiamo riportato, certamente il magistrato avvertirà l’esigenza di porlo a confronto con il tassista.

E’ evidente, comunque, che ai fini dell’istruttoria e in particolare ai fini dell’accertamento della responsabilità di Pietro Valpreda, la disputa tra tassista e professore ha un valore soltanto marginale; c’è chi dice che al massimo la ragione dell’uno o dell’altro servirà per rassegnazione della taglia di cinquanta milioni posta dal Ministero dell’Interno.

Altre notizie riguardano una riunione avvenuta questa mattina a Palazzo di Giustizia tra gli avvocati della difesa per concordare una linea comune sul piano procedurale e il protrarsi della latitanza del settimo imputato, lo studente diciannovenne Enrico Di Cola, accusato soltanto di associazione a delinquere.

 

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1970 01 3 Messaggero – Si controlla l’alibi del Valpreda con la «zia Rachele». Si cerca nuovamente l’anarchico Enrico Di Cola già rilasciato.di Fabrizio Menghini

18 ottobre 2015

1970 01 3 Messaggero - Si controlla l’alibi del Valpreda con la «zia Rachele»

 

L’istruttoria per la strage di Milano

Si controlla l’alibi del Valpreda con la «zia Rachele»

La signora Torre affermò che il nipote, il 12 dicembre, era a letto malato – Si cerca nuovamente l’anarchico Enrico Di Cola già rilasciato

di Fabrizio Menghini

 

L’istruttoria formale affidata al consigliere Ernesto Cudillo dell’ottava sezione, per far luce sulla strage di Milano e sugli attentati terroristici di Roma, è in pieno sviluppo nonostante le festività ricorrenti. Il magistrato, ricevuti gli atti dell’inchiesta dal sostituto procuratore della Repubblica Vittorio Occorsio, ha dato precise disposizioni alle autorità di P.S. e ai carabinieri di Roma e di Milano per lo svolgimento di una serie di indagini, tra cui alcune intimamente collegate agli alibi forniti da Pietro Valpreda e dagli altri cinque studenti appartenenti al gruppo anarchico «XXII Marzo» di via del Governo Vecchio, dove, secondo l’accusa, sarebbe stato preparato il piano criminoso degli attentati dinamitardi. Si tratta di accertamenti complessi, dato il particolare ambiente in cui devono operare le forze dell’ordine e data l’altissima posta in giuoco per coloro che sono implicati nella vicenda giudiziaria. Non bisogna dimenticare, inoltre, che le modalità di esecuzione degli attentati fanno ritenere per certo che altri responsabili, sia come mandanti, sia come finanziatori, abbiano avuto una parte attiva nell’impresa. Costoro sono riusciti, finora, a farla franca, nonostante le febbrili indagini svolte dalla polizia. Stando in circolazione, quindi, sono particolarmente interessati a inquinare le prove della loro responsabilità, come di quelle degli arrestati. Allo scopo di assicurare all’istruttoria la massima segretezza, il giudice istruttore, avvalendosi di un suo potere discrezionale, non ha depositato in cancelleria a disposizione dei difensori i verbali degli interrogatori cui ha sottoposto gli imputati.

Nella mattinata di ieri, il dottor Cudillo ha frattanto interrogato a palazzo di giustizia il «super-testimone» Umberto Macoratti, un ragioniere di 30 anni che frequentava il gruppo anarchico «XXII Marzo». Il Macoratti, subito dopo la strage di Milano, interrogato da alcuni funzionari dell’Ufficio Politico della Questura di Roma, fece alcune dichiarazioni che consentirono di appurare importanti circostanze sui movimenti del Valpreda e di due dei cinque studenti arrestati, Emilio Borghese ed Emilio Bagnoli, nonché sull’attività «politica» del gruppo anarchico. Le dichiarazioni del Macoratti tendevano ad allontanare dalla sua persona l’accusa – soffiata alla polizia da qualcuno – di essere stato uno dei finanziatori del gruppo anarchico e quindi, direttamente o indirettamente implicato nella strage di Milano e negli altri attentati. Il rag. Macoratti, com’è risaputo, ha negato di essere stato il «finanziatore» degli anarchici: aveva fatto soltanto qualche «elargizione», per un ammontare di diecimila lire, soltanto perché una volta non si riusciva a raccogliere la somma necessaria per pagare l’affitto del locale. In altre occasioni aveva offerto uno spuntino al Valpreda, al Bagnoli, al Borghese, al Roberto Mander e al Gargamelli, perché erano sempre a corto di quattrini.

Il Macoratti è un personaggio che gli inquirenti non hanno ancora messo completamente a fuoco. Ora che l’istruttoria è nelle mani del consigliere Cudillo, sarà quest’ultimo a valutare il «supertestimone» e il suo quoziente di attendibilità. Il ragioniere, ad ogni modo, non trascura la lettura attenta dei giornali e, naturalmente, di quanto si riferisce alla sua persona. Così, ieri, prima di fare il suo ingresso nell’ufficio del magistrato, ha voluto fare ad un’agenzia di stampa questa precisazione: «Mi è stata attribuita da qualcuno una dichiarazione secondo la quale io avrei detto che il Valpreda partì giovedì mattina per Milano e che, in tal modo, avrei fatto cadere in contraddizione lo imputato il quale aveva riferito di aver lasciato Roma nel pomeriggio. Non ricordo di aver detto ai funzionari di polizia o ai giornalisti che la partenza avvenne nella mattinata: quando giunsi alle 17,30 di giovedì in via del Governo Vecchio per consegnare cinquemila lire al Valpreda che me le aveva chieste in prestito, qualcuno, mi pare il Bagnoli, mi disse che il Valpreda era partito, ma non mi precisò a che ora, né io mi preoccupai di chiederglielo. Può darsi che fosse partito nella tarda mattinata o nel primo pomeriggio». Fin qui la precisazione del ragioniere sui movimenti del Valpreda alla vigilia della strage di Milano (che, come si ricorderà, avvenne poco prima delle 16,30 di venerdì 12 dicembre nella banca di piazza Fontana).

L’esame dell’importante testimone è durato alcune ore e, a quanto pare, non è stato completato. Il consigliere istruttore, infatti, intende appurare altri elementi riguardanti gli studenti Emilio Bagnoli ed Emilio Borghese. I due giovani, secondo il rag. Macoratti, nelle ore in cui a Milano e a Roma avvenivano gli attentati, si trovavano nella sede del gruppo anarchico in via delle Botteghe Oscure ad ascoltare una conferenza di Antonio Serventi. Fra i presenti – avrebbe precisato il ragionier Macoratti – si trovava anche il giovane Enrico Di Cola. Il Di Cola, fermato due giorni dopo gli attentati, venne rilasciato nel giro di ventiquattro’ore. Perché fu rilasciato? A che si dovette un certo trattamento di riguardo? E’ lui che mise la polizia sulla pista, poi seguita dal magistrato Occorsio, che ha portato alla incriminazione formale del Valpreda, quale esecutore materiale della strage? E’ difficile dire quale consistenza abbiano queste supposizioni. Certo è che il giudice istruttore vuole fare la conoscenza diretta di questo personaggio. Ma il Di Cola è scomparso e vane sono state le ricerche della polizia.

Mentre ci si attende un chiarimento sulla posizione che ha assunto il Di Cola nella complessa vicenda, c’è da registrare un altro fatto di rilievo nell’inchiesta: l’interrogatorio, previsto per questa mattina, della signora Rachele Torre, zia di Pietro Valpreda. Al sostituto procuratore della Repubblica di Milano, dottor Paolillo, che la interrogò il 17 dicembre dello scorso anno, la donna disse che il giorno dell’esplosione nella banca di piazza Fontana il nipote era rimasto a letto nella sua abitazione milanese in via Pietro Orsini 9, perché affetto da influenza.

A proposito dell’«alibi della zia», il pubblico ministero Vittorio Occorsio ebbe a dire che si trattava di un alibi compiacente e che, in ogni caso, la zia Rachele aveva reso un pessimo servigio al nipote ballerino. Evidente, il Valpreda, nel presentare il suo alibi, aveva detto cose completamente diverse da quelle riferite dalla zia Rachele, che nel giovare al nipote lo ha forse irrimediabilmente compromesso. Se la signora – come la pubblica accusa sospetta – ha fatto una testimonianza compiacente, rischia un’incriminazione e fors’anche l’arresto.

La settimana entrante sarà in ogni caso decisiva ai fini del controllo di tutte le deposizioni testimoniali rese a Milano e a Roma subito dopo gli attentati. Se il controllo non darà luogo a sorprese, il giudice istruttore aderirebbe ad alcune richieste del pubblico ministero Vittorio Occorsio in merito alla precisazione dei capi d’accusa ai sei arrestati ed anche all’eventuale emissione di altri due mandati di cattura. Solo allora si potrà dire una parola sicura sull’istruttoria nel suo complesso. Chi conosce il consigliere istruttore Ernesto Cudillo afferma che un’indagine di tanta delicatezza non poteva capitare in mani migliori. Cudillo, infatti, è noto oltre che per la sua profondità di pensiero e per lo scrupolo professionale, anche per il suo equilibrio e per la sua indipendenza. Notevole il bagaglio delle sue esperienze in materia di istruttorie penali: si tratta del magistrato più anziano dell’Ufficio e, quindi, il più elevato in grado – se cosi si può dire – rispetto agli altri giudici istruttori. E’, anzi, il capo virtuale dell’Ufficio Istruzione dal momento che il consigliere Antonio Brancaccio, che lo ha diretto fino ad ora, è stato promosso e trasferito alla Cassazione civile. Entro il corrente mese prenderà possesso dell’Ufficio il nuovo dirigente, dottor Achille Gallucci.

8 maggio 1974 Catanzaro – interrogatorio in aula di Salvatore Ippolito (poliziotto infiltrato nel 22 marzo)

6 dicembre 2013

8 maggio 1974 Catanzaro - Salvatore Ippolito DR: Ebbi incarico dal dott. Spinella, nonostante che in un primo tempo avessi cercato di non accettare l’incarico, di avvicinare il gruppo degli anarchici in occasione della annunciate venuta a Roma dell’anarchico Ivo Della Savia.

Riuscii ad entrare nel circolo Bakunin avendo conosciuto e fatto amicizia con Mander, Borghese ed altri giovani che frequentavano tale circolo. Mander, Valpreda ed altri furono i provocatori della scissione, benché poi il Mander continuò a frequentare il Circolo Bakunin.

La posizione di Merlino era quella di uno fra i più assidui frequentatori, anche per la sua preparazione. Il Merlino fu accusato che faceva parte di altro gruppo “il 22 marzo” . Dopo alcuni episodi (fermo degli appartenenti al gruppo sito nel negozio di Ivo Della Savia) cominciarono a predisporsi riunioni particolari alle quali non ho mai partecipato e che si svolgevano in Trastevere in una casa che mi era stato detto era stata presa in affitto dal Macoratti, ma non credo che questi vi abitasse.

DR: Non sono in grado di dire chi partecipasse a queste riunioni, certamente Di Cola, Valpreda, Borghese e lo stesso Macoratti; non sono in grado di ricordare altri nomi perchè queste erano notizie che mi venivano riferite.

DR: Talvolta vi erano delle riunioni anche in via del Boschetto (negozio del Della Savia e Valpreda) ed a queste qualche volta ho partecipato anche io.

DR: Non so se vi erano altri luoghi di riunione particolari e non sono in grado di riferire la frequenza di tali riunioni.

DR: Frequentavo con una certa assiduità la sede del 22 marzo, ma non quotidianamente.

DR: Ebbi dei sospetti di essere sospettato prima della scissione in quanto tale Antonelli, moglie di Coari Raniero, che era una delle responsabili del Bakunin mi fece delle strane domande specifiche, quanto la polizia mi dava, se mi pagava ecc… Ma successivamente ricevetti comunicazioni del Borghese che mi tranquillizzarono.

DR: La sera dell 18/11 partecipai ad una riunione nel Circolo 22 marzo ed in quell’occasione, presenti Valpreda e Bagnoli, arrivò Merlino il quale ci chiese cosa bisognava fare il giorno successivo. Egli disse:«Avete preparato della roba?» il Valpreda R:«Caso mai ci si pensa domattina»; il Borghese aggiunse :«La benzina la si può prelevare nelle macchina di Piero o di Andrea». Oltre me vi erano: Merlino, Valpreda, Borgese e Bagnoli, a questa riunione; non ricordo che vi erano presenti anche altri ma non lo escludo.

DR: La sede di via del Governo Vecchio non era arredata nel senso che non vi erano comodità, ma solo un tavolo, una brandina e qualche sgabello ed anche la luce l’avevamo derivata da uno scantinato accanto.

In un secondo tempo, per incarico del Valpreda portai altra brandina e dei materassi cioè della roba che aveva nel quartiere di Prato rotondo

DR: L’unico contatto con l’Ufficio Politico della Questura era telefonico, non ho mai redatto rapporti.

DR: Parlavo sempre con dott. Spinella, due volte parlai col dott. Giacchi ed una col dott. Improta, anzi prima telefonai e poi ci incontrammo, altra volta parlai col dott. Provenza ed altra ancora col dott Noce

DR: In occasione di una protesta davanti carcere di Regina Coeli, Mander mi diede due fiaschi vuoti con uno straccio che dovevano essere riempiti di benzina ed usati come bombe molotov. Al di fuori di tali materiali esplodenti non ho mai visto altro in possesso degli appartenenti al gruppo, però come ho riferito nelle deposizioni alle quali mi riporto e che confermo, ne ho sentito parlare.

DR: Il gruppo doveva partecipare alla manifestazione per la casa ma fu bloccato dalla polizia, come ho riferito in precedenza; partecipò alla manifestazione per il Vietnam, a quella dei metalmeccanici, ma per per ogni particolare mi riporto a quanto dichiarato in precedenza.

DR: Non andai al convegno degli anarchici di Carrara né ricordo quali del gruppo vi andarono

DR: A quanto mi risulta non posso affermare che Gargamelli ha partecipato alle azioni programmate dal gruppo 22 marzo; certamente non ricordo di averlo visto, se si eccettua una sola volta, ma neppure sono sicuro, ho il dubbio se poteva essere lui o Di Cola.

DR: Mi trovai per caso presente alla conferenza del Cobra e mi ci trattenni dal principio alla fine, ma non sono in grado di dire quali degli appartenenti al gruppo 22 marzo sia stato presente dal principio alla fine: certamente fu sempre presente Bagnoli e Macoratti che però si allontanò poco prima della fine.

DR: Io ero in fondo alla sala, quasi vicino al conferenziere, lateralmente ad esso, ma comunque non sono stato sempre fermo allo stesso posto; mi era facile vedere l’ingresso e, come ho riferito, ricordo che vidi arrivare il Mander e andar via il Macoratti.

A questo punto, sull’accordo delle parti si procede alla lettura delle deposizioni rese dal teste in fase istruttoria.

DR: Aggiungo che in occasione della manifestazione dei metalmeccanici (fal. 103 retro) io la sera mi accompagnai sino alla sede del Messagero non solo col Bagnoli ma anche col Borghese.

Ricordo l’episodio in quanto nell’occasione mi congedai temporaneamente da loro per andare in una toilette di un bar. In effetti io dal bar stesso telefonai in ufficio.

A domanda dell’avv. Martorelli: Durante la suddetta manifestazione io mi limitavo a seguire il gruppo senza apportare alcun contributo

A domanda dell’avv.Gargiulo: Parlando di lavoro saltuario a proposito delle lampade, intendevo dire che Valpreda e Della Savia lavoravano poche ore al giorno e non tutti i giorni.

Successivamente alla partenza del Della Savia mi sono recato altre volte nel locale di via del Boschetto: nel locale vi erano delle cassette contenenti vetri, qualche lampada, qualche sedia e di più non sono in grado di precisare, anche perchè non c’era la luce.

A mia domanda Bagnoli rispose che la conferenza del Cobra si teneva nella sede del 22 marzo dicendo che aveva cambiato idea.

Valpreda lasciò il Bakunin, a quanto ricordo, per dissenzi avuti con alcuni dirigenti della FAI con i quali, se non erro, venne a vie di fatto

A domanda del PM:  Valpreda aveva contatti anche con altri gruppi della sinistra e ciò posso affermare in quanto egli mi disse che aveva bisogno di soldi per mantenere collegamenti con gruppi anche al di fuori di Roma. Posso aggiungere che la sera del 10/12 prima di partire per Milano si incontrò con rappresentanti di un gruppo di sinistra che non so precisare. Ero presente quando egli parlò con alcune persone, ma non sentii cosa dicessero.

Ciò avvenne in una specie di teatro nei pressi di Piazza Navona ove io mi recai col Valpreda, col Fascetti e col Bagnoli. Qui incontrarono quattro-cinque persone tra cui una donna. Non sentii nulla di quello che dicevano.

Nel pomeriggio il Valpreda disse che si doveva avere questo incontro con elementi di sinistra e fummo designati Fascetti ed io. All’ultimo momento, dopo la cena, si aggiunse anche Valpreda. Prima di recarci alla riunione ebbi una telefonata di Fascetti che mi invitò nella pizzeria ove trovai Rossana Rovere, Valpreda, Bagnoli, Fascetti e forse qualche altro. Dopo aver mangiato la pizza il Fascetti ed io, col Valpreda, ci recammo alla riunione.

Contestata la circostanza al Valpreda lo stesso R: E’ vero con Fascetti ed Ippolito ci siamo recati in un teatro nei pressi di Piazza Navona anche con la Rossana Rovere ed altre persone per incontrare l’avv Di Giovanni ed altri componenti del Comitato di controinformazione, che ha sede presso la Lega dei Diritti dell’Uomo.

Il teste dichiara: Conoscevo di vista l’avv. Di Giovanni e non ricordo se fosse o meno lui la persona con la quale si parlò.

A domanda del PM il teste R: “Ho frequentato il Bakunin che, a mio avviso, era più moderato come discorsi e come programmi rispetto al 22 marzo.

Alle manifestazioni di cui ho fatto cenno (metalmeccanici, casa, ecc.) ad eccezione del Mander rimasto fedele al Circolo, non partecipava nessuno dei frequentatori del Bakunin.

L’unico episodio in merito a scontri con fazioni opposte fu quello che poi non avvenne per intervento della polizia ed al quale seguì l’episodio di Colle Oppio.

Il Macoratti pur essendosi allontanato, nel senso che non frequentò più il circolo 22 marzo, rimase in buoni rapporti con gli aderenti al 22 marzo.

I componenti del 22 marzo non mi chiesero mai di procurare loro dell’esplosivo.

In mia presenza non si è mai parlato di assalto alle Banche ad eccezione di quanto ho riferito in merito al colloquio col Borghse.

Comunicai al dott. Spinella che doveva tenersi una conferenza al Circolo Bakunin, ma poiché in questo circolo vi erano persone per lo più anziane e poiché io non lo frequentavo più la cosa non ebbe un seguito.

Ricordo che tale conferenza era stata in un primo tempo fissata per qualche giorno prima rispetto a quello in cui fu poi effettuata, con cambiamento di sede di cui ho fatto cenno.

DR: La bottiglia molotov depositata sul davanzale della seda di via Colle Oppio non esplose in mia presenza, seppi successivamente che era esplosa, che aveva fatto pochi danni, che aveva cioè rotto solo qualche vetro, e tali furono i commenti che sentii fare nel circolo Bakunin.

A domanda dell’avv. Calvi: Incominciai ad occuparmi dei gruppi anarchici poco dopo il mio arrivo alla Questura di Roma e cioè verso la fine del 1968.

Se non ricordo male cominciai a frequentare il Bakunin nel luglio 1969 cioè poco tempo prima dell’arrivo del Della Savia a Roma.

Potrebbe anche darsi che abbia frequentato il circolo Bakunin nell’aprile 1969 nel senso che in passato sia entrato nello stesso.

Per quanto riguarda la data degli episodi nulla posso modificare o aggiungere a quanto già riferito.

Fu poco prima di partire per Milano che Valpreda mi disse di portare la sua roba dalla baracca di Prato rotondo alla sede del 22 marzo ed io tanto feci col Bagnoli. Non sono in grado di precisare la data.

La sera del 14 riferii telefonicamente al dott Spinella tutta la discussione che avevo avuto col Borghese ed i particolari da questi riferitemi in merito al fatto che Valpreda si trovava già all’estero e quanto altro riferitomi.

Ho appreso delle riunioni particolari, da componenti del gruppo stesso e ne avevo sentore nelle discussioni che tra di loro avvenivano, non sono quindi in grado di fare un nome specifico. A queste riunioni particolari partecipava anche il Borghese.

Ricordo che quando il 19 novembre fu fermato dalla polizia, il Valpreda, aveva un occhio tumefatto e tanto era dovuto, come mi fu riferito dagli amici, a seguito di uno scontro avvenuto in Trastevere in conseguenza del fatto che il gruppo di Valpreda, che commentava favorevolmente un attentato avvenuto a Madrid, ebbe uno scontro con altro gruppo di idee contrarie.

Fui chiamato dall’Ufficio Politico e mi fu detto che dovevo deporre pochi giorni prima della deposizione stessa e cioè nel maggio 70.

DR: Non ho nulla da aggiungere a quanto riferito nella deposizione in merito agli esplosivi da me fatti prevenire mediante tempestivo avviso alla polizia.

A domanda dell’avv Boneschi: la sera del 12/12 sono uscito dal Circolo 22 marzo verso le ore 18 ma mi intrattenni nelle vicinanze fino alle ore 19 con Cristus, poi presi l’autobus ed andai in pensione ma prima di arrivare seppi dell’attentato, mi fermai, telefonai in ufficio e mi si disse di tenermi a disposizione nella pensione. Nella telefonata dissi al dott Spinella se era vero ciò che avevo sentito in merito agli attentati, mi rispose di si e mi disse di tenermi a disposizione nella pensione che mi mandava a prendere. Non mi chiese se sapessi qualcosa in merito agli attentati. Sapevo che vi erano altre riunioni dai discorsi che sentivo fare dagli altri i quali con me parlavano soltanto di cose insignificanti ed è stato questo il motivo per cui, negli ultimi tempi, frequentavo di meno la sede del 22 marzo, anche per evitare che avessero dei sospetti su di me.

Non andavo alle riunioni di via del Boschetto anche per timor mio, a parte il fatto che evidentemente si riunivano e non mi facevano sapere niente; io per insistenza dell’ufficio ho continuato ad andare diversamente se fosse stato per idea mia, non sarei andato più per niente. Per questo ho tentato di allontanarmi e farmi vedere disinteressato all’attività del gruppo, per evitare che ci fossero dei sospetti sul mio conto perchè se io domani dovevo ritirarmi non sapevano che io ero ben sotto, per lo meno non avevano la certezza.

A domanda dell’avv Martorelli: Non so se i sospetti si appuntarono su di un solo od anche su altri appartenenti al gruppo. Voglio però aggiungere che anche sul conto del Merlino vi erano dei sospetti come fu affermato, se mal non ricordo, dal Borghese e dal Bagnoli.

Il Borghese si ricredette sul mio conto in modo particolare dopo che ero stato fermato dalla Questura e perciò nuovamente si confidò con me, come ho avuto modo di riferire.

Non ho mai avuto notizie che il gruppo fosse in possesso di timers, cassette juwall, borse né  se ne è mai parlato.

Continuai a frequentare, sia pure non con assiduità, il gruppo degli anarchici, fino all’aprile 70, e mi allontanai quando mi fu detto, mi pare da Mattozzi ma non sono sicuro, che dovevo presentarmi da un avvocato per parlare ed eventualmente per prepararmi la difesa.

Nessuna notizia di particolare rilievo raccolsi sul conto degli anarchici.

A domanda dell’avv. Armentano Conte: Ho conosciuto tutte le donne che frequentavano i circoli Bakunin e 22 marzo, ma non erano molte e non so precisare il numero.

Non è esatto che abbia cercato di avere od abbia avuto con alcuna di esse rapporti intimi.

17 dicembre 1969 Questura Roma – elenco fermati 22 marzo e Bakunin

28 novembre 2013

17 dicembre 1969 Questura Roma – elenco fermati 22 marzo e Bakunin. (nota: Antonio Serventi non ha mai fatto parte dei due circoli anarchici)

17 dicembre 1969 Questura Roma – elenco fermati 22 marzo e Bakunin

27 ottobre 1969 Questura di Roma Uff. Pol. Appunto Spinella su scissione FAGI del Bakunin di Roma (fonte Salvatore Ippolito)

23 aprile 2013

Questa velina è particolarmente interessante perchè vi si trovano i germi delle menzogne che successivamente saranno utilizzate sia da destra che da sinistra per etichettarci e isolarci. La “scissione” della FAGI (come abbiamo già detto in altra parte nessuno di noi “aderiva” alla FAI o alla FAGI per cui non potevamo certo “scinderci” da un’organizzazione che non era nostra) viene attribuita al fascista Merlino che – addirittura – ci avrebbe fatto “aderire” al “movimento 22 marzo” (in realtà con le lettere romane XXII marzo) di cui era stato uno degli animatori.  All’epoca noi, essendo un gruppo di individualità anarchiche, firmavamo le nostre azioni o volantini in modi diversi a seconda del nostro estro. Il volantino antimilitarista, ad esempio, lo firmammo come Gruppo Durruti, mentre e il volantino dello sciopero della fame con un anonimo “Gli Anarchici”, così come lasciammo delle semplici  A-cerchiate sulle pareti dell’immobiliare dove costruimmo un muretto. Ci definimmo “22 marzo” con la rivista Ciao2001 solamente per poter ottenere le 40mila lire che ci servivano per le nostre attività. Solo alcune settimane dopo decidemmo di mantenere la sigla 22 marzo come nostro nome.  Da notare anche che la Questura già era al corrente di dove si fosse rifugiato Ivo Della Savia per evitare il militare.

 

 

27 ottobre 1969 appunto Spinella su scissione FAGI del Bakunin di Roma (fonte Ippolito)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

27 ottobre 1969 appunto Spinella su scissione FAGI del Bakunin di Roma (fonte Ippolito)

Della serie… il Cucchiarelli furioso – Dal blog dei fans del libro di Cucchiarelli un piccolo botta e risposta tra l’autore del libro e Enrico Di Cola 26 febbraio 2010

26 febbraio 2010

Della serie… il Cucchiarelli furioso

Dal blog dei fans del libro di Cucchiarelli un piccolo botta e risposta

http://www.facebook.com/group.php?gid=111480141059

22 febbraio alle ore 8.20 ·  Paolo Cucchiarelli

Caro Di Cola, ho solo spiegato quello che la signora Pinelli ha scritto anni fa nel libro “Una storia soltanto mia”. Sono disponibile per un pubblico dibattito dove, come e quando vuoi. Voglio fatti e non ricordi: personalmente o gia’ pronte un centinaio di domande da rivolgerti. Fammi sapere oppure smettila.
paolo cucchiarelli

22 febbraio alle ore 17.02 ·  Paolo Cucchiarelli
Naturalemnte Di Cola puo’ anche non smetterla ma allora diventera’ chiaro a tutti che si tratta di una difesa di bandiera. Quindi: a quando il confronto caro Di Cola?

22 febbraio alle ore 17.34 ·  Enrico Di Cola
Fatti e non ricordi? Bene. Ecco qui un fatto, magari piccolo, ma rivelatorio dell’accuratezza con la quale Cucchiarelli ha costruito il suo libro.
Nelle pagine 399-400 (+ nota 78 a pagina 671) scrive: “Enrico Di Cola, rilasciato dopo ventiquattr’ore, fu al centro di uno scontro tra la polizia, che lo riteneva solo un testimone, e Occorsio, che lo riteneva un imputato. Sarebbe stato lui – si sostenne all’inizio del gennaio del ’70 – a indirizzare le indagini della polizia su Valpreda, con affermazioni fatte fuori verbale. La riprova del salvacondotto offertogli in cambio dalla polizia starebbe nel suo definitivo trasferimento in Svezia. (78) In effetti, Di Cola uscirà stabilmente dall’Italia e dall’inchiesta.”
Peccato però che soltanto un’ottantina di pagine prima (pag. 321) si legge tutta un’altra storia: “Ippolito almeno da fine novembre sapeva che il ballerino stava per andare nel capoluogo lombardo…[…] …L’11 dicembre, Ippolito era nella sede del circolo «22 marzo» quando Emilio Bagnoli riferì a Umberto Macoratti che Valpreda era appena partito per Milano con la sua Fiat 500. Ippolito telefonò immediatamente al suo capo, il commissario Domenico Spinella. Che fosse lui la fonte della prima segnalazione lo dirà il questore di Roma, Parlato, durante la conferenza stampa dopo il riconoscimento di Valpreda, il 16 dicembre. Naturalmente senza rivelare che si trattava di un poliziotto infiltrato nel gruppo anarchico. La polizia seppe quindi da subito che quella testa calda di Valpreda era a Milano: non dovette attendere soffiate o indicazioni esterne.”
Questa è solo una prima notazione sul metodo Cucchiarelli, la risposta completa e circostanziata sulle sue diffamatorie affermazioni e speculazioni sul mio conto, la pubblicherò quanto prima nel blog “Strage di Stato”

Ieri alle 10.41 ·