2019 10 25 Piazza Fontana: un articolo su Il Giorno di Mario Corsani banalità, confusione e qualche falsità

La nostra attenzione è oggi caduta su un articolo di un “prestigioso” giornalista, uno di quelli che scrive libri, uno di quelli che addirittura insegna ai giovani come fare “giornalismo”: stiamo parlando di Mario Corsani de “Il Giorno”.

L’articolo – per essere precisi la prima puntata di una serie di articoli – di cui parliamo è stato pubblicato il 19 ottobre. Qui di sotto le parti che ci interessano:

Per gli ordigni scoppiati il 25 aprile a Milano era stata arrestata anche una coppia di anarchici, gli uomini del commissario Luigi Calabresi puntavano su di loro per arrivare al noto editore di sinistra Giangiacomo Feltrinelli. Ma a ottobre è su un altro anarchico che si spostano le attenzioni della polizia: Pietro Valpreda. Ballerino trentacinquenne di alterne fortune, testa calda poco apprezzata anche dai compagni milanesi del circolo Ponte della Ghisolfa, piccoli precedenti, ma parole di fuoco e frasi non certo pacifiste anche stampate su volantini. A metà ottobre Valpreda, che vive tra Milano e Roma, esce dal circolo anarchico Bakunin per fondare nella capitale un gruppo che fa capo a lui, il “22 Marzo”.

In base a quali elementi Corsani deduce che solo a partire da ottobre l’attenzione dell’ufficio politico si sarebbe spostato su Valpreda non ci viene detto. Valpreda in realtà era “attenzionato” dalla questura (assieme a Pinelli) da molto prima, fin dagli attentati del 25 aprile come minimo. Tanto è vero che questo era uno dei motivi che lo avevano portato a lasciare Milano per Roma. Giunto a Roma era stato perseguitato dall’ufficio politico fin da subito, aveva persino dovuto abbandonare la pensione in cui viveva per le continue “visite” che riceveva. Così come risalgono a questo periodo i vari tentativi di costringerlo a diventare un collaboratore al soldo degli affari riservati. Tutte cose queste che chiunque abbia letto anche solo di sfuggita gli atti del primo processo dovrebbe conoscere.

Che Valpreda fosse davvero “poco apprezzato dai compagni del Ponte della Ghisolfa” è cosa discutibile e tutta da verificare. Sia Di Cola che Gargamelli sono stati testimoni di ben altra cosa quando si recarono con Valpreda al Ponte. Se il nostro allude all’ “allontanamento” di Valpreda (in una occasione) dai locali del Ponte – cosa di cui molti, anche pseudo anarchici amano parlare pur senza conoscere i fatti – la cosa in parte è vera e in parte no. Facciamo parlare un compagno presente ai fatti per capire cosa veramente avvenne in quella occasione.

(intervista rilasciata nel 2011 da Paolo Braschi ad un compagno) 

A marzo o ai primi di Aprile, si tenne un convegno degli studenti anarchici a Milano al Ponte della Ghisolfa dove vennero compagni da varie parti d’Italia. Io mi ricordo di Valpreda, perché l’ho conosciuto in quell’occasione. Lui assieme ad altri ragazzi milanesi, volevano andare a fare un’azione di ritorsione contro i fascisti perché pochi giorni prima questi avevano fatto un attentato contro l’hotel Commercio. In Piazza Fontana, di fronte alla banca c’era questo Albergo occupato. Fu la prima occupazione di rilievo penso anche in Italia. E per quasi un annetto c’erano compagni di tutte le estrazioni e c’erano anche gli anarchici, con le loro bandiere.

Fuori dell’hotel c’erano dei tazebao per dare notizie, spiegazioni e annunci politici. Un paio di passanti che si erano fermati a leggere questi tazebao furono presi di mira con delle molotov che gli tirarono addosso i fascisti provocandogli ustioni in tutto il corpo. Siccome era la prima vicenda del genere fece parecchia impressione a Milano

In quell’occasione Valpreda e gli altri volevano andare nella sede del MSI a Porta Vittoria a tirare una molotov come ritorsione. Pinelli li sentì, perchè loro discutevano dentro la sede, e affrontò il Valpreda e gli disse: te vai fuori, se volete organizzare queste cose noi siamo contrari, qui non organizzate niente, fatevele fuori. Allora il Valpreda, assieme a quest’altri stettero tutto il giorno a varie riprese, a discutere su chi andava su cosa facessero e non si riuscivano a decidere. Nessuno aveva il coraggio di andare in poche parole. A fine sera, partirono, invece di andare alla sede del MSI e la Molotov che avevano ormai preparato la tirarono al portone di una chiesa….”

Gli anarchici, leggendo quanto detto da Braschi, non hanno difficoltà a capire che Pinelli mandò fuori Valpreda solamente perché non voleva che fosse coinvolto anche il Ponte. Tanto è vero che, una volta lanciata la molotov Valpreda e gli altri compagni rientrarono nella sede. Nel mondo anarchico, abituato da sempre al rischio di infiltrazioni, si chiama agire con prudenza per non compromettere quelli che non partecipano all’azione stessa e nello stesso tempo impedire che chi non partecipa all’azione possa poi andare in giro a spiattellare i nomi dei partecipanti!

Spiegato questo invitiamo il Corsani a leggere almeno l’ABC di cosa sia l’anarchismo prima di scrivere baggianate del tipo: “… per fondare nella capitale un gruppo che fa capo a lui, il “22 Marzo”. Solo gli idioti e gli ignoranti (e sono molti!) non sanno che gli anarchici non hanno ne capi ne gerarchie interne. Inoltre – come abbiamo scritto più volte – il “22 marzo” era un gruppo eterogeneo, in cui i compagni avevano differenti posizioni politiche (simpatizzanti FAI FAGI, GIA, GAF, anarco-comunisti, individualisti ecc) per cui ben difficilmente Valpreda poteve esssere a “capo” di qualsivoglia gruppo!

Corsani sostiene anche che:“…Lo segue uno sparuto numero di ragazzi, una decina in tutto compresi i minorenni e un giovanissimo Mario Merlino, anarchico debuttante, visto che è sempre stato neofascista e allievo del romano Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, gruppo di estrema destra. Ma la vera stranezza è che in quel circolo di spiantati con la sede in un buio garage di via Governo Vecchio, la questura di Roma “infiltra”, apparentemente senza motivo, un proprio agente che assume le sembianze del “compagno Andrea”. Non l’unico corpo estraneo, in realtà, visto che insieme a Merlino era entrato nel circolo anche un suo amico neofascista e un altro confidente dei servizi segreti.”

Probabilmente Corsani non si è preso il disturbo di leggere gli atti istruttori, i verbali degli interrogatori ma si è solamente limitato a leggere qualche libro – o romanzo meglio detto – su piazza Fontana. La “decina di ragazzi” in realtà è solo il numero approssimativo di coloro che furono indagati più a fondo, non degli aderenti al gruppo. Noi eravamo circa una ventina di anarchici ed attorno a noi ruotava un eguale numero di “simpatizzanti” non anarchici ma che condividevano le nostre posizioni politiche e le nostre attività.

Corsani sembra anche ignorare che l’agente infiltrato, “Andrea” fu infiltrato prima di tutto nel Bakunin e questo mesi prima della apparizione di Valpreda. Va rilevato che la spia “Andrea” durante il dibattimento di Catanzaro, sostenne di aver iniziato a “frequentare” gli ambienti anarchici fin dal ’68: testimonianza questa interessante ma che nessuno – nemmeno gli avvocati difensori all’epoca del processo – sembra aver colto. Secondo la Questura romana l’infiltrazione doveva servire per seguire le mosse di Ivo Della Savia (arrivato a Roma prima di Valpreda) e solo in un secondo momento gli fu assegnato il compito di seguire anche le mosse di Pietro Valpreda.

Invitiamo Corsani a fare il nome e cognome dell’altro fascista che faceva parte del nostro gruppo se ne è capace! Infine rimane il solito problema del “confidente dei servizi segreti” (immaginiamo Serpieri altrimenti faccia anche qui nomi e cognomi) anche lui avrebbe fatto parte del “22 marzo”. Questa emerita stronzata è totalmente falsa, come ormai anche il più idiota dei pistaroli dovrebbe sapere.

L’equivoco della partecipazione di Serpieri al “22 marzo” nasce dal fatto che il 12 dicembre, come altri provocatori e spie, fu convocato in questura e messo nello stanzone dove stavano compagni di tutti i gruppi.

Nei numerosi atti e interrogatori di questo fascista – nei decenni e nei diversi processi -, non vi è mai stato nessun accenno, nessuna domanda che riguardasse una sua eventuale conoscenza degli anarchici del “22 marzo”, esclusa la sua conoscenza con Merlino, e questa esclusivamente in relazione alle confidenze che Merlino gli fece sul suo alibi e che portarono alla famosa nota dei servizi. Non sarebbe ora che dei “giornalisti professionisti” prima di scrivere qualcosa andassero a verificare le fonti invece di affidarsi a cazzate scritte da loro colleghi 50 anni fa?


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