Spazzali e Calvi: lingua lunga e memoria corta Enrico Di Cola (ex circolo 22 Marzo)


Ci è recentemente capitato di assistere alla trasmissione televisiva ”L’inchiesta” curata da  Maurizio Torrealta su Rainews. Gli  ospiti in studio erano gli avvocati Guido Calvi e Giuliano Spazzali, il magistrato Guido Salvini e Carlo Arnaldi dell’Ass. familiari vittime Piazza Fontana che discutevano  del libro di Cucchiarelli, del film di Giordana e dell’attinenza o meno di questo ai fatti.

http://www.youtube.com/watch?v=73wXdcMVHvU&feature=player_embedded

Ovviamente assente chi di quei fatti fu protagonista e vittima diversa dai morti e dai feriti, ma comunque vittima.

Copione ed ospiti sono sempre gli stessi. Dopo tanti anni ognuno continua a  ripetere le stesse cose senza curarsi di andare a rileggere almeno qualche atto per rinfrescarsi la memoria, cosa che sarebbe utile vista l’età dei convenuti. D’altronde ormai l’importante è raggiungere la pacificazione (della mente) e poco importa se si dice qualche strafalcione o se non ci si cura di rettificare le inesattezze degli altri ospiti.

Non avremmo ritenuto necessario intervenire se non fosse che i due legali presenti furono i nostri avvocati difensori e che il programma di Rainews è finito  su youtube moltiplicando all’infinito, a “futura memoria”, le stupidaggini dette.

Non ci interessa discutere delle tesi o delle opinioni degli intervenuti, ognuno è libero di pensare o credere a ciò che vuole. Quello che ci interessa è contestare la validità delle affermazioni che l’avvocato Spazzali ha fatto su di noi, proprio per il peso che possono assumere, in quanto essendo stato un nostro difensore si presuppone abbia raccolto le nostre “confidenze”.

Veniamo subito al punto.

Durante la trasmissione il conduttore dice  a Spazzali: ”Lei si è occupato del circolo del Ponte della Ghisolfa e, almeno nel film, si vede che c’erano parecchi infiltrati. Lei si ricorda appunto che una delle caratteristiche di questo circolo era quello di essere pesantemente infiltrato da membri della destra eversiva? ”

Probabilmente- risponde l’avvocato – anche il circolo della Ghisolfa. Ma in realtà la vera infiltrazione c’era stata nel circolo 22 marzo di Roma, quello frequentato da Valpreda. Supponiamo che quel circolo avesse sette membri beh, almeno quattro erano fra poliziotti, carabinieri, confidenti di vario titolo del SID.

La questione dunque dell’infiltrazione apparve abbastanza rapidamente ed il primo ad accorgersene di questa infiltrazione guarda caso fu proprio Pinelli che aveva un rapporto non buono bisogna dire con Valpreda.  Valpreda non c’entra niente con la strage, Valpreda non ha messo le bombe, sicuramente è così. Tuttavia Valpreda agli occhi di Pinelli non era certamente il migliore  e più sobrio degli anarchici nel senso che frequentava un circolo con il quale il Pinelli non aveva rapporti particolarmente buoni.

Spazzali non smentendo un dato certo e documentato, e cioè che non era assolutamente vero che il circolo della Ghisolfa fosse “pesantemente infiltrato da membri della destra eversiva”, alimenta di fatto il sospetto nei confronti di un circolo che non merita di essere insultato con questo marchio di ambiguità. L’unico elemento ambiguo che era passato qualche volta per il Ponte,  era il Sottosanti che non era membro del circolo, ma lo frequentava solo in quanto testimone a discarico di un compagno accusato di un attentato che non aveva commesso.

Certa è invece la presenza nel circolo di un anarchico –  Enrico Rovelli, alias “Anna Bolena” – “convertito”  per soldi al lavoro di infame e spia al servizio sia dell’Ufficio Affari Riservati che del commissario Calabresi. E’ questo il personaggio che indirizzerà le indagini di polizia contro Pinelli.

Se Spazzali avesse ricordato il ruolo giocato da Rovelli nella trappola che portò alla morte di Pinelli avrebbe potuto dare un interessante contribuito alla storia e alla verità.

Spazzali, dopo aver alzato le spalle e non risposto alla domanda del giornalista, si getta invece a capofitto nella diffamazione del  circolo romano 22 marzo. Sostiene infatti che fosse un circolo formato da sette membri (ma li ha mai letti gli interrogatori della ventina di compagni del circolo,  di alcuni dei quali fu anche avvocato difensore?) e di questi sette membri …ALMENO quattro erano poliziotti, carabinieri e confidenti del SID!!

E’ vero, e non ne abbiamo mai fatto mistero, che nel circolo 22 marzo,  come in TUTTI i gruppi e partiti della sinistra dell’epoca (compreso quello frequentato allora dal nostro esimio avvocato), vi fossero degli infiltrati (fascisti o dei servizi poco importa). Nel nostro caso vi era il fascista e provocatore Merlino. Costui si era presentato a noi come un ex fascista.  Ignoravamo che mantenesse contatti e passasse informazioni su di noi al suo capo Stefano Delle Chiaie.  A questo proposito, cioè del passaggio di ex fascisti a sinistra, non dovrebbe mai essere dimenticato  – soprattutto da chi ha vissuto attivamente la politica di quegli anni – che con il vento del ’68 furono centinaia, forse migliaia, i giovani di destra che acquisirono coscienza politica e di classe e che si collocarono in modo definitivo e senza ripensamenti, nel campo della sinistra. Come si sa il nostro caso non fu questo, ma noi non avevamo elementi per dubitare della “buona fede” della conversione di Merlino. Non dovrebbe neppure essere dimenticato che Merlino, prima di arrivare da noi, era passato per DIVERSI  gruppi della sinistra marxista leninista,  che lo avevano accolto e lo avevano allontanato solo DOPO che questi aveva svolto azioni  di provocazione ed era stato scoperto. Naturalmente nessuno di questi gruppi aveva denunciato pubblicamente l’infiltrazione subita e così facendo gli avevano permesso di  proseguire il suo percorso di provocatore.

L’altro infiltrato (che avevamo trovato e poi ereditato da un circolo anarchico tradizionale come il Bakunin della FAI) era il poliziotto Salvatore Ippolito, alias  “Andrea Politi”.

Stando così le cose, chiediamo a Spazzali  di fare i nomi e cognomi degli altri presunti infiltrati o confidenti che sarebbero stati tra di noi e se non è in grado di farlo ci chieda pubblicamente scusa per averci diffamato.

Spazzali sostiene anche che il primo ad accorgersi di questa  “pesante infiltrazione” del circolo 22 marzo fosse stato proprio Pinelli e che per questa ragione non considerava Valpreda  il migliore  e il più sobrio degli anarchici nel senso che frequentava un circolo con il quale il Pinelli non aveva rapporti particolarmente buoni.

Qui Spazzali entra nel campo della fantasia. Ci dovrebbe infatti spiegare come avrebbe potuto  Pinelli (“il primo ad accorgersi..”) scoprire la presenza di infiltrati in un circolo che si trovava a 600 chilometri di distanza, circolo che mai aveva visto o frequentato. Dei membri del 22 marzo Pinelli, oltre al milanese Valpreda, aveva conosciuto solo altri tre compagni, incontrati a Milano ed Empoli, cioè Di Cola, Gargamelli e Bagnoli,  e non ci sembra proprio che tra questi ci siano gli infiltrati.

Ma ancora più incredibile in questa “ricostruzione” del nostro  avvocato è che arriva  a capovolge tutte le cose dette e teorizzate fino ad oggi: cioè che Valpreda sarebbe stato in qualche modo malvisto da Pinelli perché….frequentava il 22 marzo!!!  Ma stiamo scherzando, non era stato forse Valpreda uno dei fondatori del circolo che prima del suo arrivo ancora non esisteva?!

L’avvocato difensore degli anarchici nel processo per Piazza Fontana dovrebbe essere a conoscenza del fatto che Pinelli del circolo 22 marzo doveva in qualche modo fidarsi se gli inviava materiali anarchici tra cui il bollettino di crocenera anarchica? (agli atti ci sono testimonianze in tal senso)

A Spazzali vogliamo quindi rivolgere un appello: se non ricorda o non sa le cose è meglio che taccia piuttosto che dica fesserie che, purtroppo, pesano più di quelle dette da altri in quanto fu il nostro avvocato e qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che parla a nome nostro.

Per concludere,  speriamo definitivamente, questo “capitolo della diffidenza” – che abbiamo già spiegato ab nauseam –  ricordiamo ancora una volta quello che è veramente accaduto. E’ vero che vi era stata della diffidenza  di Pinelli verso Valpreda. Questa diffidenza fu causata da una frase, inserita ad arte dai questurini milanesi, nel verbale di un giovane compagno che sotto botte e minacce lo aveva firmato. Questa frase aveva fatto sospettare che Valpreda potesse essere un “canterino”, cioè uno che parlava troppo con la polizia. E’ la stessa frase che poi Pinelli scriverà nelle lettere inviate ai compagni anarchici Pio Turroni e Aldo Rossi.  In esse non parlò certo  di infiltrati, di fascisti o di un Valpreda “bombarolo”.

Non crediamo sia troppo azzardato ipotizzare che tutta questa storia delle diffidenze tra Pinelli e Valpreda – ricordiamolo, create ad arte dalla polizia – avessero lo scopo di dividere gli anarchici, di isolare il circolo 22 marzo. Isolamento  che doveva servire per evitare che – una volta scoppiate le bombe – ci potesse essere un movimento di solidarietà con gli arrestati. Arrestati che probabilmente erano stati predestinati a restare sepolti vivi nel carcere per coprire la mano degli assassini di stato.

Non neghiamo che vi fu uno sbandamento iniziale, anche tra i compagni anarchici, sbandamento dovuto alle “voci” e al veleno buttato al loro interno per far scattare questa micidiale trappola. Si persero giorni e settimane preziose prima di poter dissipare ogni dubbio sulla nostra innocenza e ricompattare tutto il movimento anarchico sulla battaglia per la nostra liberazione.

A distanza di 43 anni sarebbe opportuno che questi dati di fatto siano una volta per tutte acquisiti almeno nella memoria collettiva dei compagni  e che si parta da qui, magari, per cercare di comprendere meglio gli avvenimenti che ne seguirono.

Se ci siamo indignati per quello che ha detto Spazzali, non siamo certo rimasti indifferenti al silenzio di Guido Calvi, l’avvocato di Valpreda, che non ha corretto Spazzali sulle cose che oggi siamo stati costretti a scrivere. A lui rivolgiamo anche un appello affinché – dopo aver taciuto per 43 anni – oggi parli. E non si tratta di cose piccole o leggere da spiegare.

Vediamo di cosa si tratta. Prendiamo il seguente testo da Wikipedia ma lo potremmo prendere da molte decine di altri siti web o libri “In data 19 dicembre 1969 Sergio Camillo Segre ad una riunione del Pci, presente Berlinguer riferisce che Guido Calvi – allora avvocato d’ufficio di Valpreda ed iscritto allo Psiup (Partito Socialista Italiano di Unità proletaria n.d.a ) , aveva svolto una sua indagine tra gli anarchici; Segre riporta quanto dettogli da Calvi: “L’impressione è che Valpreda può averlo fatto benissimo. Gli amici hanno detto: dal nostro gruppo sono stati fatti attentati precedenti. Ci sono contatti internazionali. Valpreda ha fatto viaggi in Francia, Inghilterra, Germania occidentale. Altri hanno fatto viaggi in Grecia. Alle spalle cosa c’è? L’esplosivo costa 800 mila lire e c’è uno che fornisce i quattrini. I nomi vengono fatti circolare. 

In quel momento, dunque, persino l’avvocato Guido Calvi non era convinto dell’innocenza di Valpreda e pensava di rimettere il mandato (questo si ricava dalle dichiarazioni di Sergio Segre alla direzione nazionale del Pci del 19 dicembre 1969, Archivio dell’Istituto Gramsci di Roma, bobina 006, pp.2298-2332, ftg 466).

Se Calvi avesse avuto dei dubbi, più che legittimi ovviamente, su l’assumere o meno la difesa di Valpreda la cosa non ci riguarda più oggi. Quello che invece ci riguarda è sapere se quanto riportato da Segre in direzione nazionale del Pci corrisponda o meno al vero.

Se è falso chiediamo a Calvi  di dirlo ufficialmente.

Se invece quelle parole fossero vere allora Calvi deve dirci, sempre pubblicamente perché di chiacchiere al “buio” stile cospiratori ne abbiamo piene le scatole e non temiamo la verità:

1- quale indagine avesse condotto e tra quali anarchici. Ricordiamo che il 19 dicembre tra fermi ed arresti c’erano ben pochi compagni anarchici romani in libertà. Di chi (nome e cognome, please!) era l’impressione che Valpreda potesse aver compiuto un atto tanto aberrante.

2- Chi sono gli “amici” che gli avrebbero detto che dal “nostro gruppo” (quale gruppo?) sarebbero stati fatti “attentati precedenti”. E quali sarebbero stati questi attentati.

3- Chi sarebbero gli “altri” – oltre al Merlino – ad aver fatto viaggi nella Grecia della dittatura dei colonnelli?

4- Da dove esce fuori il “tariffario” del costo degli esplosivi?

5- Chi sarebbe stata la persona che “fornisce i quattrini?

6- Ci dica quali sono i nomi che venivano “fatti circolare”.

Noi attendiamo una risposta su queste cose.

Lo abbiamo già detto: non permetteremo più a nessuno di parlare a nostro nome e non lasceremo più senza risposta questioni che riguardano la nostra storia. Lo dobbiamo al movimento anarchico e libertario e ai giovani  di oggi e di domani. Ma ancor di più lo dobbiamo ai compagni che ci hanno lasciato e non possono più difendersi.       n

Enrico Di Cola (ex circolo 22 Marzo) 

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2 Risposte to “Spazzali e Calvi: lingua lunga e memoria corta Enrico Di Cola (ex circolo 22 Marzo)”

  1. Circolo 22 marzo ieri e oggi « 12 dicembre 1969 – Strage di Stato Says:

    […] Spazzali e Calvi: lingua lunga e memoria corta Enrico Di Cola (ex circolo 22 Marzo) […]

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  2. Marco Pacifici Says:

    Sottoscrivo ogni parola Di Enrico Di Cola in quanto(anche se da pochi giorni prima delle bombe fasciste e dei servizi segreti) Compagno del 22 Marzo, e per sfortuna degli infami stragisti coautore del libro “La strage di stato” con Marco Ligini Edoardo Gi Giovanni Edgardo Pellerini e decine di altri Compani del movimento. Marco Pacifici. (Una piccola nota:non mi sarei mai aspettato da Giuliano Spazzali e Guido Calvi tanta vigliaccheria:eppur non credo abbiano bisogno di un posticino in parlamento…vecchi infami pezzidi merda. mi viene da vomitare, se anche loro si son venduti la storia non ha futuro)

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