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1970 06 6 Paese Sera – Liberati tre anarchici amici di Valpreda (Raniero Coari, Cosimo Caramia e Angelo Fascetti)

3 novembre 2015

1970 06 6 Paese Sera - Liberati tre anarchici amici di Valpreda

Liberati tre anarchici amici di Valpreda

 

In libertà provvisoria, da ieri pomeriggio i tre giovani anarchici che vennero arrestati durante il processo contro Pietro Valpreda, celebrato in pretura (per una storia di volantini non autorizzati) il 18 aprile. Raniero Coari di 24 anni, Cosimo Caramia di 20 anni e Angelo Fascetti di 17, alla fine dell’udienza applaudirono Valpreda. I carabinieri presenti nell’aula cercarono di allontanarli, poi li arrestarono per resistenza.

 

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1970 04 19 Paese Sera – Tre anarchici arrestati durante il processo a Valpreda. Tumulti ieri mattina in Pretura di Giuseppe Rosselli.

2 novembre 2015

1970 04 19 Paese Sera - Tre anarchici arrestati durante il processo a Valpreda (prima)

Tumulti ieri mattina in Pretura

Tre anarchici arrestati durante il processo a Valpreda

Mentre il pretore leggeva la sentenza hanno gridato: «Fuori Valpreda, basta con queste buffonate»

di Giuseppe Rosselli

 

Il grido: «Valpreda è innocente! Valpreda libero!» è echeggiato più volte, ieri mattina, nell’aula di udienza della V Sezione della Pretura penale, a piazzale Clodio, subito dopo l’epilogo dell’annunciato processo contro l’ex ballerino per diffusione di volantini dei quali era ignoto lo stampatore. La sentenza assolutoria del pretore, dott. Luciano Infelisi, ha dato il «là» a una manifestazione di protesta, da parte di un folto groppo di giovani anarchici, protesta, s’intende, non rivolta contro il verdetto, ma in dirette relazione con l’istruttoria sugli attentati di Roma e di Milano.

Il pretore ha ordinato lo sgombero dell’aula. Uno dei dimostranti si è rifiutato di ottemperare all’ordine. Molte persone hanno visto il giovane alle prese con un carabiniere che, a quanto sembra, lo ha trascinato per i capelli fuori dell’aula dichiarandolo poi in arresto per resistenza alla forza pubblica e oltraggio a magistrato in udienza. A Regina Coeli è stato identificato per lo studente di biologia Raniero Caori, 24 anni, abitante in via Siderno 14.

Intanto i giovani, raggruppatisi all’esterno della sala delle udienze, continuavano a scandire il grido: «Valpreda libero!», battendo ritmicamente i pugni contro le porte e le panche dei corridoi. I carabinieri hanno sciolto l’assembramento. Altri due dimostranti sono stati arrestati per resistenza: si tratta di Angelo Fascetti e di Cosimo Caramia.

E’ il caso di rilevare che non sarebbe avvenuto assolutamente nulla se il pretore non avesse ritenuto «indispensabile» la presenza in aula di Pietro Valpreda. L’ex ballerino, tramite i suoi difensori, aveva fatto sapere al giudice che rinunciava a presenziare al dibattimento. Erano stati il prof. Giuseppe Sotgiu e l’avv. Guido Calvi a consigliare Valpreda a restarsene al carcere, proprio nella previsione che la sua comparsa in aula avrebbe potuto dar luogo a qualche manifestazione (se non a incidenti). Questa preoccupazione degli avvocati non deve essere stata gradita al pretore, che pure (data la lievità del fatto da esaminare) non sembra avesse «assoluta necessità» di interrogare l’imputato; tantopiù che insieme a Valpreda figuravano accusati altri sette giovani che con lui presero parte, il 25 settembre del 1968, allo sciopero della fame indetto per protesta contro gli arresti di alcuni anarchici operati a Milano dopo l’attentato nel quartiere della Fiera campionaria. Per alcuni giorni, si ricorderà, Valpreda e i suoi amici rimasero in piazza Cavour, dinanzi al palazzo di Giustizia, inalberando cartelli che sollecitavano la scarcerazione degli arrestati. Poi qualcuno distribuì alla gente dei volantini ciclostilati che la polizia constatò essere sprovvisti delle indicazioni previste dalle legge (editore e stampatore) e di qui ebbe origine il processo celebrato ieri.

L’apparizione di Valpreda in Pretura ha colto di sorpresa un po’ tutti. I giornali, infatti, annunciando il dibattimento, avevano escluso – per quanto già si è detto – l’eventualità di una presenza del principale indiziato nell’istruttoria sugli attentati del 12 dicembre. E del resto chi è accusato di aver compiuto una strage come quella di Milano ha ben altro di che preoccuparsi che non di un’imputazione per aver stampato e diffuso un volantino non autorizzato.

Di avviso diverso, però, il pretore, dott. Infelisi, il quale, nell’apprendere che l’ex ballerino non voleva presentarsi, ha emesso un’ordinanza disponendone la traduzione immediata dal carcere. L’esecuzione del provvedimento è stata affidata al capitano Antonio Varisco, comandante del gruppo carabinieri dei Tribunali, e cosi poco prima delle 10 Valpreda ha lasciato Regina Coeli. Lo aspettava un furgone con quattro carabinieri, che è partito subito alla volta di piazzale Clodio tallonato da una «Giulia» con a bordo il cap. Varisco e tre dei suoi uomini.

Naturalmente, dopo la decisione del giudice, si è reso necessario anche un rafforzamento del servizio d’ordine all’interno della Pretura, mentre un pubblico numeroso accorreva nell’aula della quinta sezione penale, per vedere dal «vivo» il personaggio numero uno delle cronache giudiziarie di questi ultimi mesi.

Valpreda, in completo grigio azzurro, maglia celeste, scarpe nere; ben rasato e con i capelli neri abbastanza pettinati, ha pazientemente subito il fuoco di fila degli obiettivi dei fotografi. Il suo aspetto è apparso sereno, riposato: evidentemente il giovane non si è lasciato logorare i nervi dallo stillicidio dei giorni che sta trascorrendo in carcere sotto la terribile accusa che potrebbe farlo finire all’ergastolo.

Al processo di ieri, oltre a Valpreda, figuravano imputati: Paolo De Medio, Fernando Visona, Maurizio Di Mario, Rossella Palaggi, Franco Montanari, Giovanni Ferraro, Leonardo Claps e Giorgio Spanò: sette ragazzi la cui età varia fra i 17 e i 21 anni che il 25 settembre 1968, insieme a Valpreda, si riunirono dinanzi al Palazzo di Giustizia inalberando dei cartelli per protestare contro l’arresto di alcuni anarchici milanesi. I nomi, di Claps e di Spanò figurano anche negli atti dell’istruttoria sugli attentati, ma fra quelli dei testimoni.

Ieri, a difendere Valpreda c’era un sostituto del prof. Sotgiu, l’avv. Nino Marazzita; gli altri imputati erano difesi dagli avvocati Franco Patané, Bruno Andreozzi, Edoardo Di Giovanni e Aldo Lania.

Naturalmente il clou del processo era costituito dall’interrogatorio di Valpreda avvenuto dopo che alcuni degli imputati avevano indicato in lui l’ispiratore della protesta.

Valpreda, quando è stato interrogato dal Pretore, ha detto fra l’altro: «Noi facemmo vedere i cartelli di protesta alla polizia, e credo che li abbia visionati anche un giudice. Ci fu permesso quindi di svolgere la manifestazione…».

PRETORE – Io però vorrei sapere se il volantino in questione l’aveva stampato, o meglio ciclostilato lei.

La risposta di Valpreda è stata negativa.

PRETORE – Ma insomma lei sa chi lo ha pubblicato questo volantino?

VALPREDA — Non so perché dovrei rispondere io e indicare chi ha pubblicato i volantini. Lo chieda agli interessati.

La parola è poi passata al Pubblico Ministero che sostenendo la colpevolezza di tutti gli accusati ha chiesto la condanna di ciascuno di essi a un mese di carcere. Una sentenza di piena assoluzione è stata invece sollecitata dai difensori. Il Pretore ha mandato assolti Valpreda e gli altri per insufficienza di prove. Già abbiamo riferito quel che è accaduto dopo.

 

1970 04 19 Paese Sera – Valpreda davanti al pretore: assolto. L’ex ballerino, arrestato per l’attentato di Milano, era accusato, con altri 7 anarchici, di aver diffuso volantini non autorizzati.

2 novembre 2015

1970 04 19 Paese Sera - Pretura assoluzione Valpreda di F.N

Valpreda davanti al pretore: assolto

L’ex ballerino, arrestato per l’attentato di Milano, era accusato, con altri 7 anarchici, di aver diffuso volantini non autorizzati. Alla lettura della sentenza un gruppo di giovani ha gridato: «Valpreda è innocente!, Valpreda libero!»; il pretore ne ha fatti arrestare tre.

di F.N.

 

La presenza di Pietro Valpreda in un’aula della pretura di Roma, dove l’ex ballerino
anarchico è comparso con altri otto giovani per rispondere di aver diffuso, nel settembre dello scorso anno, un manifestino senza i nomi dell’editore e del tipografo, è servita di pretesto ad alcuni suoi compagni di fede per inscenare un’indecorosa manifestazione che si è conclusa con tre arresti per resistenza alla forza pubblica e oltraggio a magistrato.

E’ accaduto al termine del processo. Il pretore dott. Luciano Infelisi, della quinta sezione penate, aveva appena letto la sentenza (assoluzione con formula dubitativa per tutti gli imputati), quando dal settore del pubblico alcuni giovani, evidentemente in attesa di questo momento, alzando il braccio destro con il pugno chiuso, hanno cominciato a gridare: «Fuori Valpreda! Fuori Valpreda!». Mentre i carabinieri di servizio cercavano di individuare i disturbatori, uno dei manifestanti ha aggiunto: «Basta con queste buffonate!» ed ha cercato di raggiungere rapidamente l’uscita, inseguito dal capitano Antonio Varisco, che è riuscito a bloccarlo dopo averlo rincorso per una ventina di metri.

Ma la manifestazione non era finita: i dimostranti, infatti, continuando a gridare, cominciavano a battere con i pugni sulla porta di ferro dell’aula, che nel frattempo era stata chiusa. Un usciere giudiziario veniva stretto contro il muro e riportava una leggera ferita al polso sinistro. Carabinieri e agenti dovevano faticare non poco per disperdere i manifestanti, tre dei quali, come si è detto, venivano tratti in arresto. Si tratta di Raniero Coari, accusato di resistenza e oltraggio a magistrato, di Cosimo Corania e Angelo Fascetta, denunciati entrambi per resistenza.

Fascetti è il giovane che l’11 dicembre dello scorso anno, cioè il giorno prima degli attentati, si incontrò a Roma con Pietro Valpreda, che era in partenza per Milano. L’arresto del Coari, studente di scienze biologiche ed iscritto alla federazione anarchica giovanile italiana, invece è stato ordinato dallo stesso pretore, dopo che il giovane aveva gridato: «Basta con queste buffonate!». Del provvedimento, il dott. Infelisi ha dato atto nel verbale di udienza, dove ha precisato anche di aver diffidato i giovani presenti in aula dal persistere nel loro atteggiamento irriguardoso. Alcuni avvocati hanno chiesto al magistrato di giudicare Coari per direttissima, in modo da consentirgli di tornare in libertà, ma il pretore è stato di diverso avviso ed ha continuato la udienza, affrontando altri processi.

Pietro Valpreda, ritenuto dalla accusa il responsabile della strage di Milano, che provocò sedici morti e il ferimento di ottanta persone, si è presentato in aula in completo grigio, con una maglietta celeste a collo alto, apparentemente abbastanza sicuro di sé.

Interrogato dal pretore, l’ex ballerino si è protestato innocente. L’accusa, come si è detto, era quella di aver diffuso un manifestino senza i nomi dell’editore e dello stampatore (in violazione dell’articolo 16 della legge 8 febbraio 1948, n. 47), per protestare contro l’arresto di alcuni anarchici a Milano.

Ma ecco le battute salienti dell’interrogatorio:

Pretore: Fu lei a far pubblicare i manifestini

Valpreda: Noi facemmo vedere i cartelli di prova alla polizia. Credo che li abbia visti anche un giudice, che ci permise di dar vita alla manifestazione.

Pretore: Io volevo sapere se i manifestini li ha fatti stampare lei.

Valpreda: No. Io agivo come partecipante al digiuno di protesta davanti a palazzo di giustizia stavo davanti a palazzo di giustizia, a piazza Cavour, e non mi sono allontanato giorno e notte dal luogo della manifestazione. Lo sciopero della fame è durato sette giorni.

Pretore: Ma sa chi ha pubblicato i manifestini

Valpreda: Non so perché dovrei
rispondere io e indicare chi ha
pubblicato i volantini. Lo chieda
agli altri imputati.

Gli altri imputati erano Paolo De Medio, Fernando Visona, Maurizio Di Mario, Rossella Palaggi, Leonardo Claps, Giorgio Spano, Franco Montanari e Giovanni Ferraro, tutti giovani sui venti anni.

Dopo la breve requisitoria del pubblico ministero, che ha concluso chiedendo la condanna ad un mese di arresto per tutti gli accusati, e le arringhe dei difensori, il pretore ha emesso la sentenza di assoluzione per insufficienza di prove. A questo punto gli anarchici presenti hanno cominciato a gridare, provocando i disordini che hanno portato all’arresto di tre giovani.

 

 

1970 06 6 Paese Sera – Il coraggio e lo 007 di Giancesare Flesca

31 ottobre 2015

1970 06 6 Paese Sera - Il coraggio e lo 007 di Giancesare Flesca B

Il coraggio e lo «007»

di Giancesare Flesca

 

 

L’Improvvisa e improbabile comparsa del «super-teste» poliziotto nell’affare delle bombe di Milano non poteva non suscitare almeno qualche interrogativo. Il nostro giornale, nel darne notizia, sottolineò la singolarità di questa apparizione così tardiva, resa ancor più sospetta dalla vigilia elettorale. Simili considerazioni valgono, ovviamente, per il nuovo e fantomatico superteste che ci viene annunciato adesso, un giorno prima del voto. Né siamo i soli a pensarla così: certe «stranezze» che accompagnano fin dall’inizio l’istruttoria sugli attentati (stranezze tali da far dubitare che essa venga condotta con criteri eminentemente politici, utilizzando un «filtraggio» delle notizie «sensazionali» destinato a rendere più credibili le tesi accusatorie presso l’opinione pubblica) sono state puntualmente registrate da altri giornali democratici.

In un «fondo» significativamente intitolato «Lo scandalo dello 007», l’Avanti! di ieri osserva che se lo 007 Andrea Politi ha detto la verità, ne consegue:

1) che la polizia ha fatto sparire il teste chiave, quello che avrebbe consentito un processo per direttissima, e ha lasciato il magistrato a lavorare sul tassista Rolandi e su indizi assai labili per alcuni mesi;

2) che la polizia era informata di tutti i colpi progettati dal gruppo fin dal settembre ’69: un’attività che – sostiene il quotidiano socialista – integrava il reato di «associazione per delinquere». Perché la polizia non denunciò gli attentatori alla magistratura? «E’ un interrogativo tragico – afferma testualmente l’Avanti! – il ministro degli Interni deve rispondere lui, se altri non lo fanno».

3) che la polizia, avendo un suo uomo fra gli associati a delinquere, diede prova per lo meno di straordinaria inefficienza, non impedendo (e non scoprendo se non a posteriori) gli attentati del 12 dicembre;

4) che tutti i diritti degli imputati sono stati e continuano ad essere violati in ogni stato e grado del processo, poiché Valpreda ancora oggi non conosce il suo accusatore principale, né ha avuto modo di difendersi da questa accusa che nessuno gli ha contestato (come invece prevedeva il codice);

5) che il paese ha il diritto di sapere chi e quanto in alto sia l’autorità che ha consentito a 007 prima di sparire e di tacere per lunghi mesi, poi di presentarsi nella veste di supertestimone.

Osservazioni giuste e sensate, queste del quotidiano socialista, su cui non si può che concordare largamente: ci troviamo in un paese civile, non nella Grecia dei colonnelli o nel Portogallo di Caetano, dove i processi vengono istruiti dalla polizia segreta. C’è da stupirsi piuttosto che i socialisti, così sensibili alla questione delle bombe sul loro giornale, non abbiano avvertito l’esigenza di porla chiaramente, e in tutte le sue implicazioni, di fronte al governo di cui fanno parte (un governo, non dimentichiamolo, che nacque proprio sulle ceneri di piazza Fontana) chiedendo una risposta pubblica e precisa.

La vicenda infatti, come scrive l’Avanti!, «non è più un caso giudiziario», ma «un caso di civiltà di cui Parlamento e paese debbono occuparsi». Ancora, vorremmo aggiungere per parte nostra, è un caso politico su cui occorre far luce politicamente attraverso iniziative coraggiose, capaci di individuare autori e mandanti dell’orribile strage e di altri episodi delittuosi avvenuti a Milano negli ultimi mesi del ’69. Non si può dimenticare, ad esempio, la tragica morte dell’anarchico Pinelli; né quella, altrettanto misteriosa, dell’agente di P.S. Antonio Annarumma, morto il 19 novembre scorso a Milano in circostanze su cui la magistratura non ha saputo – o non ha voluto – esprimere un giudizio coincidente con l’ipotesi di «barbaro assassinio» avventatamente prospettata da qualcuno all’indomani. Su tutti questi fatti (e su quelli, più lontani, delle bombe alla Fiera del 25 aprile e degli attentati ai treni) i comunisti hanno chiesto che si formi una commissione d’inchiesta parlamentare, in grado di integrare la ricerca del potere giudiziario, dimostratosi in quest’occasione più che zoppicante.

E’ una proposta tanto più significativa in questo momento che vede il ritorno – in chiave pre-elettorale ma con intenzioni che vanno ben oltre il 7 giugno – di quella «strategia della tensione», sviluppatasi durante l’autunno sindacale, una strategia cui vanno ricondotti direttamente o indirettamente, i delittuosi episodi milanesi.

Su questa proposta, non c’è dubbio, si pronuncerà l’opinione pubblica democratica, il cittadino sensibile ai problemi di una giustizia severa e imparziale, anche con il voto di domani. E su di essa dovrebbero prendere posizione al più presto anche quelle forze politiche che hanno dimostrato una continua attenzione critica alla vicenda: perché adesso le parole non bastano più.

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Liberati tre anarchici amici di Valpreda

In libertà provvisoria, da ieri pomeriggio i tre giovani anarchici che vennero arrestati durante il processo contro Pietro Valpreda, celebrato in pretura (per una storia di volantini non autorizzati) il 18 aprile. Raniero Coari di 24 anni, Cosimo Caramia di 20 anni e Angelo Fascetti di 17, alla fine dell’udienza applaudirono Valpreda. I carabinieri presenti nell’aula cercarono di allontanarli, poi li arrestarono per resistenza.

17 aprile 2011 Il segreto …di Paolo Cucchiarelli. Comunicato n 1 degli ex del circolo 22 marzo di Roma

20 maggio 2013

LA “STRATEGIA DELLA CONFUSIONE”

http://www.facebook.com/notes/laboratorio-lapsus/la-strategia-della-confusione/10150214108043782

[…]La nostra impressione è che su fatti così importanti e decisivi per la storia d’Italia regni una grande confusione, non del tutto casuale: un meccanismo comunicativo che tende a mettere sullo stesso piano terrorismi di destra e di sinistra, in realtà nati da contesti storici diversi.

Attraverso una miscela di confusione e rimozione, le nuove generazioni identificano fatti, personaggi, nomi e organizzazioni lontani tra loro, sotto la generica definizione di “terrorismo” o “anni di piombo”.

Questa “strategia della confusione” è determinata da diversi fattori: la mancanza di ricerca storica all’interno delle università su quegli anni; la conseguente assenza di questi argomenti dalle scuole medie e superiori; la vulgata, volutamente superficiale, diffusa dai mezzi di comunicazione di massa.

Tutto viene relegato per sempre nell’oscurità dei “misteri d’Italia”, fatti troppo torbidi per essere compresi e analizzati a pieno: la memoria nazionale si vorrebbe aggregata intorno alla condivisa condanna degli anni ’70, cancellando colpe e ruoli di singoli e istituzioni.

All’interno di questa prospettiva crediamo che il concetto di memoria condivisa non sia un efficace strumento per superare tale “confusione”. Non può esistere condivisione e pacificazione su quegli anni di aspro conflitto. Un Paese che voglia fare davvero i conti col proprio passato, potrà farlo solo attraverso un profonda ricostruzione e divulgazione di fatti e responsabilità, perché conoscere quelle storie nel profondo, significa capire le ragioni dell’oggi. Solo in questo modo potremo saldare il doloroso debito con le vittime di quegli anni, tenere viva la loro memoria e comprendere il nostro presente.”

Il testo di Laboratorio-Lapsus qui sopra riportato sembra scritto apposta per illustrare il lavoro che stiamo portando avanti. Ormai da due anni, da quando è stato dato alle stampe dal Ponte alle Grazie il libro Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli, abbiamo iniziato ad analizzare e smantellare le manipolazioni e falsità di questo giornalista, presunto storico e novello inquisitore.

La prima cosa che balza agli occhi è che tutta la costruzione del suo libro revisionista è imperniata sui racconti fantasiosi di vari squallidi personaggi di estrema destra e dei servizi segreti. Cioè le stesse persone, gli stessi ambienti, che hanno costruito su noi anarchici la strage o che l’hanno coperta.

Se Cucchiarelli avesse scritto questo libro in buona fede, magari manipolato nelle sue convinzioni ma senza rendersene conto, allora ci saremmo aspettati che – come anche i giornalisti principianti sanno – almeno il principio base, deontologico di ogni giornalista, e cioè che una fonte, per essere valida, deve essere controllata e verificata, venisse applicato. Ma questo nel libro di Cucchiarelli non avviene mai, neppure quando una verifica sarebbe molto semplice da fare.

Il tentativo di riscrittura della storia messa in atto dal Cucchiarelli si basa essenzialmente sulla quantità di “documentazione” che butta alla rinfusa nel libro, per creare confusione e allo stesso tempo per dare l’impressione di aver svolto un grande lavoro di ricerca.

Interessante notare anche l’utilizzo disinvolto dei giornali dell’epoca – quelli delle primissime settimane dopo gli attentati, quelli del mostro Valpreda, degli anarco-fascisti bombaroli e assetati di sangue, – che il Cucchiarelli assume come fossero atti processuali, invece che indecenti falsità scritte da giornalisti imboccati dalle veline delle Questure. Oppure come, partendo da sue (?) ipotesi interpretative si assista, nel corso della lettura del libro, alla trasformazione di queste teorie in ..fatti accertarti!

Il libro, alla sua uscita, ha ricevuto delle pesanti stroncature da parte di importanti studiosi (primo per importanza sicuramente Aldo Giannuli) o da parte di chi si occupa da anni, e da sinistra, della materia (come Luciano Lanza, Saverio Ferrari…). Nonostante ciò, ed il chiaro contenuto revisionista del libro, abbiamo assistito in questi anni ad un fenomeno importante che ha visto oltre a organi di stampa apertamente “di parte”, anche molti siti web “neutrali” abbracciare acriticamente le tesi di riscrittura storica di Cucchiarelli espandendo così tali disinformazione di massa sui fatti di Piazza Fontana, con un mezzo particolarmente sensibile perché fruibile soprattutto dai giovani.

A questo tentativo di attacco alla verità storica – accertata oltretutto anche in sede giudiziaria – la sinistra e gli anarchici in particolare – cioè la parte più direttamente interessata – non hanno saputo dare, a nostro modesto parere, una risposta adeguata, immediata e articolata a livello nazionale.

Questo spazio aperto lasciato al diffamatore Cucchiarelli ha portato ad una serie di atti volti alla chiusura definitiva del capitolo “strage di Stato” (inteso come occultamento degli organizzatori ed esecutori) come momento saliente della strategia della tensione, che scaricava sulla teoria degli opposti estremismi i sanguinosi attentati programmati da uno Stato complice di precisi interessi tesi a mantenere e consolidare quella “democrazia” Occidentale voluta dagli Stati Uniti.

In questo quadro si inseriscono fatti in apparenza umanamente comprensibili, quali i libri di Gemma Capra Calabresi ed ancor più di Mario Calabresi, l’incontro in Quirinale di parti tra loro incompatibili quali Licia Rognini Pinelli (vittima) e Gemma Calabresi (moglie del carnefice!), o decisamente inaccettabili come il libro di Cucchiarelli e il film-romanzo, in lavorazione, su Piazza Fontana del regista Marco Tullio Giordana basato sulle nuove “rivelazioni-verità” di quest’ultimo, o i reiterati tentativi da parte di storici compiacenti di sostenere la necessità di una memoria condivisa su quegli anni e del superamento del discrimine dell’antifascismo su cui poi i fascisti, con nuove casacche e travestimenti, cercano di infiltrarsi culturalmente e politicamente.

Da tempo i compagni dell’ex 22 marzo, il circolo a cui apparteneva PietroValpreda, sono impegnati singolarmente (con denunce, querele, diffide), unitariamente (con un proprio Blog e documenti https://stragedistato.wordpress.com/), e collettivamente, grazie all’assistenza dei compagni dei circoli Carlo Cafiero di Roma e Ponte della Ghisolfa di Milano, a denunciare e mettere in guardia su questa mostruosa manovra.

E’ chiaro che con le nostre sole forze non potremo vincere questa battaglia politica e culturale. Lanciamo quindi un appello a tutti i compagni, alle strutture di movimento, alle associazioni antifasciste, a tutti i sinceri democratici e agli uomini di cultura e intellettuali che non hanno mai abbandonato il sogno di una società più giusta e libera ad aiutarci in questa nostra battaglia di giustizia e verità.

Roma 17 aprile 2011

Primi firmatari:

Per gli ex del circolo 22 marzo di Roma:

Roberto Gargamelli

Emilio Bagnoli

Emilio Borghese

Enrico Di Cola

Cosimo Caramia

Marco Pacifici

Per i compagni di Milano:

Lello Valitutti

Paolo Braschi

Ricordando Giovanni Ferraro (Circolo 22 Marzo) assassinato nel 1982

23 agosto 2012

Giovanni Ferraro

nato a Polistena 2 gennaio 1949, ferito mortalmente dalla polizia il 24 maggio 1982 morirà dopo alcuni giorni di agonia.

 

Giovanni Ferraro

Giovanni Ferraro del circolo 22 Marzo

Il ricordo:

Un Compagno

Il ricordo di Giovanni mi porta indietro di 30 anni, in una stanza dell’ospedale di Trastevere (Regina Margherita). Disteso sopra il marmo, con una “sventagliata” di pallottole che andavano dall’inguine x tutto il corpo.

Qualche giorno prima, risvegliandosi dall’operazione, nei suoi momenti lucidi, raccontò di un giovane in divisa che prima di dichiararsi fece partire dei colpi. Lui era solito parcheggiare la propria vettura a ridosso della caserma. Nei giorni a seguire subentrò una forte setticemia che lo portò alla morte. Nel giorno del funerale la famiglia volle un funerale religioso. Amici e compagni “col mal di pancia” all’uscita di Giovanni, col pugno chiuso, cantarono x lui.

Giovanni ciao.

Mino 

1969 Roma, sciopero della fame (25 sett. – 2 ott.) Amerigo Mattozzi, Pietro Valpreda, Leonardo Claps, “Mino” Cosimo Caramia e Sebastiano Messina

29 novembre 2009

1969 Roma, Sciopero della fame (25 sett. – 2 ott.)

1969 sciopero fame anarchici a Roma

1969 sciopero fame anarchici a Roma

Nella foto, da sinistra a destra: Amerigo Mattozzi (er mandrillo), Pietro Valpreda, Leonardo Claps (Stive), Cosimo Caramia (Mino), e Sebastiano Messina

Stiamo cercando di contattare (e dare un nome) ai compagni che giravano intorno ai circoli romani. Aiutateci se potete.