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21 settembre 2013 Le ignobili menzogne che Vinciguerra ha scritto su di noi e Valpreda di Enrico Di Cola (22 Marzo)

13 gennaio 2015
NOTA: Essendo il blog ioSo.info scomparso, il relativo link a cui facevamo riferimento è con lui sparito. Per questo motivo e per rispondere a chi ci ha scritto in merito al contenuto della nostra nota, riteniamo utile pubblicare il testo sul nostro blog.

21/09/2013 Diritto di risposta Articolo 22, Di Cola, Strategia della tensione, Valpreda, Vincenzo Vinciguerra ioSo.info

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo messaggio di Enrico Di Cola, ex militante del gruppo anarchico 22 Marzo e compagno di Pietro Valpreda. Il neofascista Vincenzo Vinciguerra – di cui abbiamo pubblicato un vecchio articolo dal titolo “Noi in galera e loro al governo” – è effettivamente credibile?

«Caro Andrea, ho letto e leggo attentamente tutto quello che Vinciguerra scrive (oltre a molti dei suoi interrogatori) e che viene pubblicato in vari siti della destra estrema. Da alcuni anni vi è stato una specie di sdoganamento da parte di alcuni settori democratici e questo fatto mi ha allarmato. Capisco il meccanismo mentale che porta alcuni ad apprezzare le sue farneticazioni quando colpiscono persone molto compromesse e che anche noi disprezziamo e detestiamo. Ma proprio in questo vedo il rischio di fare un favore alla disinformazione. Perché se noi diamo credito a questo automaticamente siamo portati a credere che possa dire la verità anche quando parla di altre cose. Credo di averti già detto che io, con il mio lavoro, non aspiro a fare il “pistarolo” (non è mio compito nè vocazione di supplire alle “mancanze” – per essere buoni! – di polizia e magistratura) ma cerco solamente di di-mostrare alcune falsificazioni e portare a galla la verità Storica (consentimi il parolone). E per fare questo mi attengo solamente a cose da me conosciute in prima persona o a testimonianze e documentazioni che possono provare inequivocabilmente quanto vado sostenendo. In questo mio percorso, anche grazie al romanzo di Cucchiarelli e agli atti processuali, non potevano sfuggirmi le ignobili menzogne e sozzerie che Vinciguerra ha scritto su di noi e in particolar modo sulla figura di Valpreda. Cose scritte su veline dei vari servizi e rigorosamente provenienti da fonti anonime o da fascisti. Alcune di queste veline le ho già trovate ma aspettavo di aver spulciato tutte le pagine processuali (circa 800mila) prima di scrivere in modo particolareggiato su Vinciguerra. Evidentemente ho sottovalutato la portata della sua opera di devastazione storica rimanendo in silenzio in attesa di avere tutti i tasselli al loro posto. Forse lo hai (avete) già fatto ma ti/vi invito a rileggere alcune perle di questo signore su di noi e poi alcuni accenni a questa figura da noi scritti o riportati. Come risulterà evidente le cose scritte da questo verme sono una mescola di verità, bugie e veri e propri atti di disinformazione: è questo mix che rende il tutto pericoloso e allo stesso tempo difficile da confutare perché richiederebbe scrivere decine e decine di pagine solo per smascherare ogni singola menzogna. Con rinnovata stima per il vostro lavoro. Enrico.»

Links segnalati da Enrico Di Cola:

«Su o di Vinciguerra:»

http://www.fondazionecipriani.it/12_dicembre.htm

http://andreacarancini.blogspot.co.uk/2013/02/la-prima-apparizione-di-valpreda-nella.html

http://www.brogi.info/2012/03/meli-laltro-ferroviere-anarchico-orsi-il-sosia-di-valpreda-le-storie-che-non-stanno-in-piedi-nel-libro-di-cucchiarelli-gia-noto-per-la-bufala-su-rostagno-purtroppo-consulente-di-tullio-gio.html

http://www.archivioguerrapolitica.org/wp-content/uploads/2012/08/18-linfiltrato.pdf

http://andreacarancini.blogspot.it/2013/08/da-ambrogio-fusella-mario-merlino.html

http://fncrsi.altervista.org/Piazza_Fontana_L_unica_verita.htm

http://www.archivioguerrapolitica.org/wp-content/uploads/2013/02/una-diversione-strategica-il-circolo-22-marzo.pdf

«Vinciguerra visto da noi o da altri di sinistra:»

https://stragedistato.wordpress.com/2011/05/12/settembre-2010-la-collaborazione-tra-la-fondazione-cipriani-e-vincenzo-vinciguerra/

https://stragedistato.wordpress.com/2013/04/08/cucchiarelli-su-antifascismo-anarchici-e-gerarchia-militare-di-enrico-di-cola/

https://stragedistato.wordpress.com/2011/02/21/pietro-valpreda-anarchico-a-milano-ancora-su-valpreda-e-presunti-rapporti-con-i-fascisti-prima-della-nascita-del-circolo-22-marzo-a-roma/

https://stragedistato.wordpress.com/2010/03/28/pietro-valpreda-testimonianza-di-un-compagno/

http://www.carmillaonline.com/2012/04/02/il-segreto-di-piazza-fontana-unoccasione-persa/

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Carancini e Cucchiarelli provocatori e bugiardi. di Enrico Di Cola e Roberto Gargamelli

28 marzo 2014
Si fa disinformazione, inoculando false informazioni, screditando informazioni che possono essere dibattute o conflittuali, proponendo false conclusioni, oppure, proponendo visioni plausibili basate su informazioni singolarmente vere ma la cui unione rende assolutamente falso l’assunto.

Probabilmente il nome di Andrea Carancini ai più non dirà niente, e anche a noi non diceva nulla fino a non molto tempo fa. Abbiamo cercato di sapere qualcosina di più su questo signore ma non siamo riusciti trovare quasi nulla. Tranne un breve accenno (vedi http://www.fascinazione.info/2010/10/carancini-e-lanima-cattolica-del.html), ma francamente possiamo dire che quello che traspare dal suo blog è più che sufficiente per poterlo etichettare come negazionista e revisionista storico. Anche lui, come il famigerato Archivio Guerra Politica, sembra avere predilezione nel pubblicare le menzogne del terrorista fascista e assassino Vinciguerra contro gli anarchici ed in special modo contro Pietro Valpreda.

Se abbiamo deciso di buttare un po’ del nostro tempo dietro a questo personaggio ciò è dovuto al fatto che abbiamo trovato sul suo blog un articolo del 13 agosto 2013 sulla strage di Piazza Fontana e sul Circolo 22 marzo (http://andreacarancini.blogspot.co.uk/2013/08/da-ambrogio-fusella-mario-merlino.html). Articolo che merita attenzione ed una adeguata risposta.

L’articolo di Carancini inizia con un sensazionale “ scoop”: egli ci rivela che un suo amico, un “noto giornalista d’inchiesta”, gli ha inviato le foto – fino ad allora inedite su internet, dice – dei locali del “famigerato Circolo 22 Marzo, quello dei finti anarchici Merlino e Valpreda” dicendogli che era un regalo e che poteva anche pubblicarle sul suo sito. Suggerimento al quale il Carancini ha immediatamente dato seguito pubblicando su Scribd queste sensazionali foto (http://www.scribd.com/doc/124329752/Le-foto-inedite-del-Circolo-22-marzo-Valpreda-fascisti).

L’argomento e le foto, gli hanno fatto, guarda il caso, tornare alla mente che tempo prima aveva ricevuto un articolo di Vinciguerra che riguardava proprio quel circolo, e quindi decide di pubblicare anche questo scritto.(http://andreacarancini.blogspot.it/2013/02/vincenzo-vinciguerra-una-diversione.html)

Guardando con più attenzione le foto, racconta di essere stato colpito in particolare da un disegno: è un lampo di genio, può anche lui fare uno scoop come i suoi amichetti di merende.

Sorge spontanea una domanda: perchè mai un “noto” giornalista d’inchiesta avrebbe regalato a Carancini delle foto ancora inedite in internet? Un giornalista che regala, getta via, uno scoop ancora non ci era capitato! Purtroppo Carancini non dice esplicitamente il nome di questo magnanimo “donatore sano” di scoop, anche se più avanti nel suo scritto, parlando proprio del disegno che lo aveva colpito, ci racconta che il giornalista d’inchiesta Paolo Cucchiarelli gli avrebbe rivelato che tale disegno era opera, nientepopodimeno che di “Anna Bolena, il famigerato informatore/provocatore dell’epoca”.

A questo punto non è difficile immaginare chi sia stato a fargli quel ghiotto “regalo” fotografico.

Ormai siamo abituati a questo tipo di attacchi: quando si scrivono infamie su di noi, quando uno scritto imbastisce ignobili menzogne su di noi e sulla nostra storia, si può essere certi che dietro – per un verso o per l’altro – troviamo il nome di Paolo Cucchiarelli.

Come è noto noi siamo per la libera circolazione e diffusione di tutti i documenti, i materiali, che mettiamo in rete. Proprio perchè vogliamo verità e chiarezza stiamo facendo questo lavoro sul nostro blog, per consentire a tutti – non solo ai così detti esperti – di conoscere gli atti originali del nostro processo e di formarsi un’opinione in base agli atti e non per aver letto elucubrazioni dei vari “esperti” che scrivono sulla base delle loro supposizioni complottiste e sporche fantasie invece di attenersi a quanto gli atti processuali, verificati e certi, dicono e dimostrano senza ombra di dubbio. E naturalmente ci sono anche le nostre testimonianze dirette, di chi quella esperienza ha vissuto sulla sua propria pelle, e non per sentito dire!

Riguardo le cosiddette “foto inedite in internet”, possiamo affermare senza tema di essere smentiti che tali foto non erano affatto inedite, ma che erano state pubblicate nel nostro blog fin dal 17 gennaio 2012 (quindi quasi un anno prima di Carancini!) e più volte rilanciate anche nelle nostre pagine di FB oltre che in quelle di tanti altri compagni che ci seguono. Quindi possiamo tranquillamente affermare che Carancini su questo punto ha scritto una notizia falsa. Così come è falso e parto di pura fantasia (malata) quello che gli avrebbe detto il suo amico Cucchiarelli: ossia che il nome all’autore dell’opera sarebbe “Anna Bolena” cioè Enrico Rovelli, la spia dell’Ufficio Affari Riservati. Il disegno si trovava nella sede del circolo 22 marzo di Roma e non certo a Milano dove vive(va) Rovelli, il quale non ha mai messo piede della sede del 22 marzo! Ma come si sà per certa gente se i fatti non tornano…tanto peggio per i fatti!

D’altronde la disinformazione e la menzogna funzionano così: si dicono cose false tanto si è certi che nessuno si prende la briga di smentirle e poi, comunque vada, le smentite non hanno mai la stessa forza e circolazione per farle tornare nella spazzatura da dove provengono e il tarlo del dubbio, gettato nella rete, rimane.

Dobbiamo riconoscere che Carancini è sicuramente un vero genio perchè vede cose (chi sarà il suo spacciatore?) che le persone normali non vedono, e neppure riescono ad immaginare. La sua musa ispiratrice è stata questa foto.

 GV10

“L’emblematico “murales” del Circolo 22 marzo”

Lasciamo quindi parlare il nostro genio:

“Riguardo alle foto inedite, una su tutte mi colpisce: l’ultima, quella col disegno sul muro di quello strano personaggio sul cui cappello è stampata la lettera A (anarchia) e che reca in mano una bomba. Quello accompagnato da un fumetto con il seguente messaggio: “NO ALLA CULTURA”. Un particolare, soprattutto, non cessa di intrigarmi: il fatto che il detto personaggio indossi, oltre al poncho, anche una gorgiera [1], il tipico colletto pieghettato indossato dagli aristocratici del ‘500-‘600. Che c’entra la gorgiera con un bombarolo (presuntamente) anarchico? Ne riparleremo tra breve.”.

Per non tenervi troppo sulle spine quale sia il finale di tali alte riflessioni, salto alcuni paragrafi e torno alla citazione del racconto:

Torniamo ora all’enigmatico disegno di cui parlavamo all’inizio: Paolo Cucchiarelli mi dice essere opera di “Anna Bolena”, un famigerato informatore/provocatore dell’epoca.” [….]

La sua caratteristica [quella del disegno. Ndr] è quella di essere composto di elementi eterogenei solo all’apparenza, ma che in realtà costituiscono una sorta di ideogramma del perfetto provocatore: il poncho, la gorgiera e il cappello.

Il poncho, indumento tradizionale dell’America latina, è da sempre emblema dei colonizzati e degli sfruttati del medesimo continente (e, per estensione, dei poveri di tutto il mondo): in questo caso costituisce l’apparenza di “sinistra” del provocatore.

La gorgiera invece sta a significare: a parole stiamo con gli sfruttati, ma nei fatti lavoriamo per mantenere (e per estendere) i privilegi dei dominanti.

Certo, è curioso che i neofascisti dell’epoca abbiano pensato proprio alla Spagna coloniale, come simbolo del potere (anche se è noto che la Spagna di Franco fu un punto di riferimento per tutti costoro): non escludo che “Anna Bolena” si sia ispirato proprio allo sceneggiato di Bolchi, che in quegli anni ebbe un enorme successo!

Da notare anche il cappello, che assomiglia proprio al tipico cappello a punta del mago: ecco, tra i corsi e i ricorsi della storia, proprio la magia e l’esoterismo potrebbero essere visti come l’elemento – il valore aggiunto – che differenzia i moderni agenti provocatori dal manzoniano Fusella. È ben noto infatti, seppur solo agli addetti ai lavori, l’importanza dell’esoterismo nella formazione dei neofascisti atlantici “di servizio” (come li ha definiti Vinciguerra).

Quanto al messaggio “NO ALLA CULTURA”, è chiaro che uno degli strumenti per mantenere (e estendere) i privilegi dei dominanti è proprio quello di impedire la crescita culturale complessiva della nazione, che renderebbe evidenti (e insopportabili) a tutti i detti privilegi.

Questo è, purtroppo, il lascito più persistente dei vecchi arnesi della strategia della tensione, come si vede dalla politica dei tagli alla cultura dei governi degli ultimi decenni, anche dei più recenti.

Scusate se abbiamo riportato quasi tutto l’articolo, ma lo meritava davvero! Riuscire a vedere, a “leggere”, tanti particolari e significati in quel disegno non è certo cosa da tutti.

Abbiamo già detto che “Anna Bolena” non ha nulla a che fare con il disegno e abbiamo deciso di fare anche noi uno scoop, rivelando il nome del vero autore di quel disegno sul muro del 22 marzo: fu eseguito materialmente dal nostro compagno Emilio Bagnoli, ispirato da alcuni disegni già da anni circolanti in volantini e stampe anarchiche. Anche due emeriti cretini come Cucchiarelli e Carancini avrebbero potuto fare una semplice ricerca in internet per sapere la storia di quel personaggio raffigurato.

Ad esempio andando a http://anarchicipistoiesi.noblogs.org…leggiamo questa storia:

Anarchik, figura auto-ironica, nata a Milano (e Torino) alla metà degli anni Sessanta ha avuto un notevole successo d’immagine, negli ambienti libertari, dapprima come fumetto e poi come personaggio di volantini, T-shirt…soprattutto in Italia e negli anni Settanta ma anche in altri Paesi e sporadicamente fino ai nostri giorni. Questa è la sua veridica storia, scritta dal suo primo autore, responsabile del personaggio fino ai primi anni Settanta, sostituito poi da autori anonimi più o meno fedeli nell’immagine e nello spirito.

Anarchik è forse il primo tentativo di dare alla propaganda anarchica un tono meno paludato e serioso di quello tradizionale, almeno dal dopoguerra in poi. Sua madre quindi è certa, l’anarchia. Il disegnatore è Roberto Ambrosoli, anarchik nasce all’epoca del depliant “Chi sono gli anarchici”, prodotto nel 1966 dal gruppo Gioventù Libertaria di Milano. Qui, a corredo dello scritto, compare un tizio già dotato di quegli elementi che poi caratterizzeranno il personaggio, cappellaccio a falda larga e ampio mantello, il tutto rigorosamente nero, come nera è la mise (non chiaramente definita) che sta sotto.

Lo stile del disegno è di evidente derivazione fumettistica, sintetico ed essenziale nel tratto, molto contrastato, un po’ “americano” ma ancora tendenzialmente “naturalistico”, nel drappeggio del mantello, nei pantaloni spiegazzati, nelle scarpe deformate da piedi fuori misura. L’approccio è comunque caricaturale, e ironizza sullo stereotipo anarchico della vulgata reazionaria: sotto il cappellaccio il tizio esibisce un nasone e una barba mal curata (altri elementi destinati a rimanere, in seguito) e guarda il lettore con un sorrisetto complice, estraendo dal mantello parzialmente aperto il gadget tipico dell’anarchicità banalizzata, la bomba. Una bomba “classica” e dunque antiquata, sferica, anch’essa nera, con tanto di miccia già pericolosamente accesa e relativo filo di fumo.Dopo l’esordio su Il Nemico dello Stato, Anarchik, vive nel 1968 e nel 1969 una vita precaria su volantini e opuscoletti (ma anche su manifesti seriografati), per approdare poi, nel 1971, sulle pagine di A-Rivista anarchica, dove rimane più a lungo, con una presenza all’inizio relativamente stabile e la funzione, nelle intenzioni del disegnatore, di fare del semplice “umorismo libertario”. L’impostazione del fumetto si fa leggermente più complessa, evolvendo dalla singola striscia al modello a nove vignette (tre file di tre) e grazie alla maggiore disponibilità di spazio le storie diventeranno meno verbali e più dinamiche. Vi compare, a volte, un tipico “antagonista-vittima”, il prete, grasso e un po’ patetico (niente a che vedere con gli omoni grotteschi e bestiali de L’Asino), che fugge con la tonaca alzata di fronte alla minaccia della bomba di Anarchik.

Tale periodo spensierato termina presto. Il maggio ’68, la strage di Stato e tutto ciò che ne segue, impongono un atteggiamento più consapevole e il nostro si dedica, sempre a modo suo, a commentare o sottolineare aspetti considerati importanti di quanto va accadendo. Si sveglia da un incubo in cui alcuni leader rivoluzionari svelano le proprie intenzioni autoritarie (allusione a certe componenti marx-leniniste delle lotte studentesche e operaie), oppure si presenta alla polizia munito di certificato medico, per giustificare con motivi di salute l’esigenza di essere interrogato a finestre chiuse (allusione al volo di Pinelli dalla finestra della Questura milanese).

E’ la fase certamente più intensa della vita pubblica di Anarchik, durante il quale l’accresciuto impegno politico determina la scomparsa della bomba, dimenticata in giro, o nascosta nell’attesa di tempi migliori, come preferite. In un momento segnato dalla ricorrente presenza di altre bombe, non anarchiche e assolutamente non umanitarie, l’uso di un simile strumento per scopi ludici appare inopportuno.”

Nel nostro blog abbiamo anche pubblicato l’opuscolo “Chi sono gli anarchici” di cui si parla nel pezzo, essendo parte del materiale sequestrato a casa di alcuni nostri compagni, la cui copertina qui vi riproponiamo:

 Chi sono gli anarchici

Carancini sembra ignorare anche che i contadini italiani usassero indossare un ampio tabarro con il cappello di feltro. Anche qui una semplice ricerca avrebbe aiutato il nostro eroe a non sparare cazzate sul presunto… poncho latinoamericano! :

http://it.wikipedia.org/wiki/Tabarro_(abbigliamento)

Nel campo dell’abbigliamento, la parola tabarro indica un mantello a ruota da uomo che ha lontanissime origini. Realizzato in panno, grosso e pesante, di colore scuro, solitamente nero, ha un solo punto di allacciatura sotto il mento e viene tenuto chiuso buttando un’estremità sopra la spalla opposta in modo da avvolgerlo intorno al corpo. Vi erano due modelli: quello classico lungo fino al polpaccio, e quello, usato per andare a cavallo e poi in bicicletta, più corto.

In Italia, durante il fascismo, viene considerato un elemento d’ispirazione anarchica, e soprattutto in città è praticamente proibito portarlo. Sopravvive fino agli anni cinquanta del XX secolo, usato in ambiente rurale e montanaro, viene descritto anche nelle opere di Giovannino Guareschi e nei film dell’epoca.

Credo che anche il lettore più distratto guardando il disegno possa intuire che la famosa gorgiera di cui farnetica Carancini non è altro che una banale… barba. E ci vuole una bella fantasia o tanto vino per trovare una somiglianza tra il cappello indossato da Anarchik con “il tipico cappello a punta del mago”!!

Ultimo appunto. Il “No alla cultura” per noi ragazzi del ’68 aveva solamente un significato ben preciso, quello di dire No alla cultura dei Padroni! Siamo convinti che la conoscenza, la cultura generale siano – ieri come oggi – delle armi necessarie per la liberazione dall’oppressione dell’uomo sull’uomo. Così come siamo altrettanto convinti che ci sia una una cultura di Classe, cultura usata dai potenti per perpetuare il loro dominio. E ci permettiamo anche di dubitare – in base agli scritti di questi signori – che la cultura abbia trovato spazio nel cervello dei vari Cucchiarelli, Carancini o Vinciguerra.

Cucchiarelli su antifascismo anarchici e ….gerarchia militare di Enrico Di Cola

8 aprile 2013

Le tesi contenute nel libro Il segreto di piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli, come abbiamo avuto modo di dire e dimostrare più volte in passato, sono basate essenzialmente su confidenze di terroristi e assassini fascisti (vedi il caso di Vinciguerra o del fantomatico mister X), di squallidi personaggi dei servizi segreti (quelli delle stragi e dei depistaggi oltre che pidduisti) come l’esimio Russomanno dell’Ufficio Affari Riservati, e sulle tesi esposte dai vari fascisti (travestiti da ex, post, e così via ingannando) che all’interno delle varie Commissioni stragi hanno cercato in tutti i modi di mescolare le carte per impedire l’accertamento della verità che portava a casa loro.

Dopo aver letto più volte il libro di Cucchiarelli (forse per una forma di masochismo senile) mi sono arrovellato il cervello per capire se l’autore si sia solamente fatto abbindolare dai sui nuovi amici in camicia nera o se invece si sia – più semplicemente – convertito a tale mentalità. Il suo lavoro di “ricostruzione storica” mi sembra troppo ricco di falsi, di manipolazioni, di “luoghi comuni” di destra, perchè si possa attribuire tutto ciò al solo  dilettantismo dell’autore.

Il primo errore e disinformazione è quello di sostenere che il Sessantotto avesse infranto le barriere ideologiche che resistevano dal dopoguerra, che si fossero aperti degli spazi per combattere assieme tra rossi e neri e che, addirittura, l’unità delle forze antisistema potesse venire prima della pregiudiziale antifascista. Noi anarchici ritenevamo, allora come oggi, che l’antifascismo sia una pregiudiziale insormontabile e che i fascisti non debbano trovare spazi in cui insinuarsi. Il fascismo è l’antitesi della libertà e come tale anche l’antitesi dell’anarchia e quindi nostro nemico giurato. Sia a livello politico-culturale che come spazio fisico, per intenderci.

Solamente i fascisti, (dopo che nel ‘68 li respingemmo nelle loro fogne) oggi che si fanno forza di essere arrivati nuovamente al potere per vie legali, continuano a sforzarsi per accreditare una loro presunta – se vi è stata è stata brevissima, super minoritaria rispetto al movimento, e sempre mascherata sotto altre vesti – partecipazione nel movimento del ’68.

All’epoca, quando in un corteo scorgevamo facce di fascisti noti, li allontanavamo immediatamente e spesso e volentieri lo facevamo con la forza. Noi anarchici eravamo, siamo e resteremo sempre orgogliosamente antifascisti.

Il secondo errore e disinformazione è consequenziale al primo. Fatto passare come vero il primo assunto, Cucchiarelli può sferrare il secondo attacco contro di noi tentando di far credere che il nostro circolo fosse una sorta di ibrido non solo teorico (“neoanarchici”… ma de che, e a chi?!)  ma anche a livello pratico di attività, e che il numero dei fascisti infiltrati o addirittura palesi al nostro interno fosse alto (praticamente metà e metà!). Abbiamo già smentito tali becere insinuazioni e mostrato come siano frutto della fantasia malata di Cucchiarelli (e dei suoi suggeritori)  e che sarebbe bastato leggere gli atti giudiziari – cosa che lui sostiene di aver fatto – per non incorrere in simili castronerie. Ma questo dimostra proprio come non vi sia buonafede nel suo mescolare nel torbido.

Il terzo errore è in parte alimentato dal primo e dal secondo e in parte dovuto alla più crassa ignoranza dello scrittore su cosa sia l’anarchia e gli anarchici. Tutto l’assunto che ci vedrebbe responsabili delle bombe di Roma e Milano, poggia su un modus operandi che è totalmente estraneo agli anarchici.

Secondo Cucchiarelli, Valpreda e noi a Roma come dei bravi soldatini (sembra di leggere lo scritto di un questurino o di un fascista)  saremmo andati a ritirare delle bombe fatte da persone a noi sconosciute e – senza farci domande o discutere sul come e perché – le avremmo  piazzate dove ci veniva ordinato. Valpreda addirittura avrebbe eseguito l’ordine più idiota di quelli possibili:  prendere un taxi… per farsi riconoscere!

Ma il questurino o il fascista suggeritore di tale assurde tesi davvero non lo sa che gli anarchici non sono usi ubbidire, che non hanno gerarchie al loro interno, che si fidano solo di loro stessi, e che non prendono le caramelle, pardon le bombe, dagli sconosciuti??

Cucchiarelli riesce addirittura a superare i suoi maestri complottardi che volevano gli anarchici colpevoli ad ogni costo: i vari Calabresi, Improta, Cudillo e Occorsio…!

Quaderno n 1 Iniziativa a Roma del 6 luglio 2011 per ricordare Pietro Valpreda

15 novembre 2011

(NOTA: le foto sono usate solamente a fine di illustrazione. Per accedere al testo integrale del documento – in formato PDF – bisogna CLICCARE al testo – LINK – sotto la foto.) 

Quaderno n 1 Memoria Resistente Pietro Valpreda e circolo 22 marzo COMP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quaderno n 1 (iniziativa 6 luglio 2011 per ricordare Pietro Valpreda)

settembre 2010 La collaborazione tra la Fondazione Cipriani e Vincenzo Vinciguerra.

12 Mag 2011

Sul ruolo del fascista e assassino Vinciguerra  – come depistatore accreditato anche da quella che una volta si chiamava “sinistra” – torneremo in maniera circostanziata per quanto riguarda le menzogne e infamità che ci riguardano direttamente.

Gli ex del circolo 22 marzo    

La Nuova Alabarda http://www.nuovaalabarda.org/index.php

Vinciguerra e Fondazione Cipriani.

La Fondazione Cipriani è stata creata in memoria del parlamentare Luigi Cipriani, che fu rappresentante dei lavoratori nel CUB della Pirelli, poi funzionario a tempo pieno di Avanguardia operaia ed in seguito di Democrazia proletaria, per la quale fu eletto deputato nel 1987.

Quando fu istituita la Commissione parlamentare stragi Cipriani entrò a farne parte, ma morì prematuramente nel 1992, lasciando incompiuti molti lavori; ed in seguito la sua compagna, Michela Maffezzoni, diede vita alla Fondazione Cipriani per proseguire il lavoro di informazione iniziato dal marito.

Nel sito della Fondazione troviamo, tra l’altro, una ricca e corposa “Cronologia” della storia italiana dal 1943 ad oggi, un lavoro che, leggiamo nel sito, è “frutto dell’ingegno e degli studi storici di Vincenzo Vinciguerra , prigioniero politico condannato al carcere a vita per la sua rivendicazione dell\’attentato di Peteano di Sagrado; ma da molti anni noto soprattutto per le sue coraggiose denunce delle trame di Stato e per le sue analisi, che fanno di lui il più lucido storico italiano della guerra politica”.

Ora (sempre a parer nostro ovviamente) ci sembra un po’ una forzatura definire “prigioniero politico” una persona come Vinciguerra, che non è detenuto per reati di opinione ma per essere stato un terrorista ed assassino confesso. Così come ci sembrano un po’ esagerate le sperticate lodi al lavoro di Vinciguerra, portato avanti, leggiamo “in condizioni improbe” che lo hanno ciononostante portato a “partorire un miracolo di creatività e resistenza umana”.

Ed infine non ci sembra positivo dare spazio in un sito di sinistra ad un terrorista neofascista come Vinciguerra, che non ha mai fatto autocritica per i propri crimini, che ha denunciato “le trame di Stato” non perché si è reso conto di avere commesso delle azioni abiette ma per avere capito di essere stato usato dal potere e le sue azioni criminali non erano servite alla sua “guerra” fascista ma alla “ragion di stato”. Si può obiettare che la storia è storia e non ha importanza chi la scrive, se è scritta bene, ma conoscendo Vinciguerra a noi resta comunque il dubbio se quello che lui scrive è scritto bene o no.

Come esempio di un paio di cose scritte male, ne citiamo due, per fatto personale.

“7 giugno 1945

A Trieste, le autorità jugoslave procedono all’arresto di 8 componenti di una ‘squadra volante’, tra i quali Nerino Gobbo, Edoardo Musina e Teodoro Cumar, che installatasi a villa Segre e autoproclamatasi ‘guardie del popolo’ aveva proceduto a 18 infoibamenti. Il Musina sarà poi condannato all’ergastolo dal tribunale di Belgrado”.

Così Vinciguerra nella sua Cronologia. Ma noi sappiamo, perché risulta da documenti, dalla stampa e soprattutto dalla testimonianza di Nerino Gobbo, che fu lui a fare arrestare i componenti della cosiddetta “squadra volante”, e NON fu arrestato.

“27 maggio 2008

A Roma, alla Sapienza, si scontrano armati di mazze e cinghie studenti dei Collettivi di sinistra e di Forza nuova che hanno organizzato iniziative di opposto contenuto sulle foibe, con diversi feriti e contusi. La polizia ferma 6 persone fra i due gruppi. L’iniziativa ostile è partita dagli “antifascisti” che pretendono la negazione di spazi ai rivali”.

Si tratta della nota questione dell’iniziativa di un gruppo vicino a Forza Nuova che voleva imporre un’iniziativa dall’illuminante titolo “Foibe l’unica verità”, in risposta alla presentazione del libro “Operazione foibe tra storia e mito“, di Claudia Cernigoi, edito dalla KappaVu di Udine, avvenuta qualche settimana prima. Mentre “Operazione foibe” era stato presentato da alcuni storici, ancorché “di sinistra”, la “risposta” dei forzanovisti si sarebbe basata sulle relazioni del dirigente di Forza Nuova Roberto Fiore, del biologo triestino votato alla polemica storica Giorgio Rustia, e del medico sedicente ricercatore storico Vincenzo Maria De Luca. Date le proteste della comunità studentesca per questa iniziativa chiaramente politica e non culturale (che Vinciguerra dipinge sbrigativamente come “negazione di spazi ai rivali”), un gruppo di neofascisti ha pensato bene di rispondere con la violenza aggredendo altri studenti che affiggevano manifesti antifascisti. Si può leggere una cronaca dei fatti a questo link:

http://www.ecn.org/antifa/article/2106/scontri-alla-sapienza-5-note-per-una-controinchiesta

Ma appunto, come accennavamo prima, la descrizione dei fatti riportata da Vinciguerra nella cronologia della Fondazione Cipriani non è rispondente al vero. Quindi, gli altri fatti che lui cita, sono attendibili o no?

settembre 2010